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DELL' I. R.
ISTITUTO VENETO
SCIENZE, LETTERE ED ART1
A T T I
DELL I. R.
ISTITITO VENETO
SCIENZE, LETTERE EL) ARTI
DAL NOVEMBRE 1855 ALL' OTTORRE 4856
V E \ E Z I A
PRESSO LA SEGRETERIA DELL ISTITITO
N E I. PlI.AIZO DUCAI.r
1888-56
>TEL PRIV. STABIL. ANTONELLI ED
AVVEKTIMENTI
i
In esecuzione dell' articolo 134 degli Stat uti
interni si dichiara che o^ni autore e particolar-
mente risponsabile delle opinioni e dei fatti esposti
ne' proprii scritti.
2,
Per affrettare la stampa delle Memoric £;ia
lette e non ancora pubblicate, 1' I. \\. Istituto de-
libero che lo siano in ordine di data, parte nel
Vol. degli Atti e parte in quello delle Meniorie
pel quale erano ^ia slate approvate.
AXNOACCAD. I.8S5-56 D1SPENSA PRIM
SULL' INFLUENZA DEI 8EGNI
NELL A FORMAZIONE DELLE IDEE
1IE1I01I1A
DEL DOTT. AMBROGIO FUS1N1EIU
Lclht nell' adunanza 50 dicembre 1850.
CAPO I
L
Come si eanosca /' anima c le sue modificazioni,
U uomo conosce ad ogni istante di esscre conscit*
a se medesimo di moltc sue modificazioni. L' atto di eo-
scienza e una propriety esclusiva di eio chc si chiama
anima, spirito, merit e. Non si puo in altra maniera cono-
scerc T anima, ossia lo spirito, se nonche per mezzo della
sua coscienza. Se all' uomo si tolga la eoscienza di se stes-
so, resta una macehina tutto al piii organizzata, ehe vive
come i vegetabili. I bruti, secondo la opinione di Cartesio,
sarebbero privi di eoscienza, bruta agunt sicut oroloyia, il
che per altro non e vcro trattandosi di esscri organizzati
viventi e scmoventi.
In ogni modo la coscienza e il earattere essenziale
dell 1 anima. Di la questa conseguenzn, die nello spirito
nienle piii esisle di quelle modilieazioni ed operazioni delle
quali e eonscio a se stesso. L' alto di coscienza essendo il
— 8 —
suo carattere cssenziale, tuttocio chc in quell' atlo non 6
compreso, alio spirito non appartiene. In una parola, la
modificazione dell' anima non e altro che la modificazione
della propria coscienza.
Qualche filosofo ha sostcnuto chc nelf anima csista una
grande quantita di modificazioni, delle quali alcunc soltanto
dcllc piii marcate vengano elevate al grado di coscienza,
mentretutte lealtrc rimangonoperfettamente occulte. Ma Ic
modificazioni dello spirito, delle quali non fosse consapevole,
riguardo a lui non sarcbhero modificazioni. Siccome lo
spirito senza coscienza non sarebbe spirito, cd ogni modi-
ficazione di cui non fosse conscio, a lui non apparterrebbe:
una modificazione dello spirito, senza che lo spirito nc fos-
se conscio, sarebbe una contraddizione.
Malamentc si giudica di eio die nell' anima e passato
durante il sonno dopo essersi svegliati. E nella stessa ve-
glia malamente si giudica di quelle languide affezioni che
non lasciano traccia di memoria quando sono trascorse.
Se vi fossero interruzioni nell' atlo di coscienza., con-
verrebbe dire che lo spirito fosse soggctto a perire cd a
rinascere ; il che e assurdo.
Essendo lo spirito un soggetto attivo perinanenle e
modilicabile, gli appartiene il vero carattere di sostanza,
di cni la essenza eonsiste ad essere conscio di se stesso.
Questo suo carattere cssenziale ci conduce alia impor-
lantc conclnsione che lo spirilo conosce se medesimo nella
maniera la piii immediata e la piii perfetta delle possibili.
Essendo suo carattere cssenziale 1' alto di coscienza,
tuttocio chc in quell' alto e compreso gli e perietlamentc
cognito ; e tuttocio chc in quell' alio non e compreso gli
c affatto straniero.
E pert) notabile chc I' alto di coscienza c soggctto ad
— 9 —
aumeato e diminuzione, socondo il grado di attcnzione e
cli riflessione che lo spirito esorcila sopra se medesimo col
concorso anche della volonta. Da cio le differenze fra I'uo-
mo selvaggio e 1' uomo colto ; da cio il progresso nella
perfezione degli uomini civilizzati. Da cio la immeasa dif-
ferenza fra la mente di Newton e quelia di un selvaggio
dell' America. Vi sono insieme gli ajuti dei segni e delle
lingue che estendono indefinitameute la forza dell' intellet-
to, ossia la intelligenza, del che si parlera in appresso.
II principio che sia assolutamente perfetta la eognizio-
ne dell' interno dello spirito ci assieura che un' altenta
considerazione di quanto avviene nella nostra coscienza
ci discoprira le vere leggi che eseguisce lo spirito nelle sue
operazioni.
Provveduto 1" uomo dei cinque sensi che gli recano le
impressioni degli oggetti esterni ; il suo spirito ne riceve
cio che si chiama sensazioni. Per una specie d'istinto in-
vincibile lo spirito riporta fuori di se quello che sente co-
me esistente simile, anzi identico, alle sue sensazioni. Quello
che i sensi ci rappresentano come esistente all' esterno
dello spirito si chiama fenomeno (I). Quindi i corpi che
sono esseri fuori di noi non si conoscono che come feno-
meni. L' alto di riferire fuori di se quello che si sente co-
me simile, anzi identico alle nostre sensazioni, fu conside-
rate dai filosoii un atto meraviglioso del quale nessuno
fin' ora ha reso ragione.
Finche lo spirito contempla le sue interne modifteazio-
ni come sue proprie e senza riferirle fuori di se, non com-
mette errore alcund, perche la cognizione di se stesso e
(1) Lemedesime idee sulle sensozioni e sni fenomeni furono espres-
sse nella Filosofia della fisica. Vol. Ill dello Memorie dell' I. R. Istitulo
Veneto, pag. 3 e 4.
Scrie 111. T I -J-
— 10 —
immediata e perfetta. Ma quando riferisce come esistenle
luori di so quello che sente, e come aft'atto simile anzi idoit-
tico alle sue sensazioni, commetle errore, perche non e
possibile sentire le cose esterne in se stesse come sono.
Quindi gli errori ilei sensi. Per eonoscere intimamenle una
cosa estcrna, converrebbe essere la stessa cosa, ed averne
la coscienza.
Ci mancano le vero idee delle cose estenie tanto quan-
lo ad un uomo manea la idea dell' interno di un altro uo-
mo. Quell' io, per cui ciascuno e couscio di se stesso, e im-
percettibile ad un altro. E soltanto per analogia della co-
scienza die ognuno lia di se slesso, die la suppone negli
allri uomini senza esserne a parte. Tale supposizione, senza
essere a parte dell' interno di un altro uomo, imporla die
un uomo per un altro uomo nun e altro che un fenomeno.
Cosi in genere parlando dei sensi, se vediamo un corpo
in distanza e da vicino, le sensazioni sono differenti. Un
globo, per esempio, a certa distanza ci sembra un piano
eircolare. Se armiamo I' ocebio di mieroscopio, vediamo
in un corpo eio ebe sfuggiva all' ocebio nudo. Quanto pill
forte e il mieroscopio, ci vediamo sempre delle cose nuove,
e sempre ne restano di non vedule. Inoltre, le idee che ci
danno i corpi per mezzo delle sensazioni sono idee di su-
perlicie. Per quanto si prosegua a dividerli e suddividerli,
le idee restano sempre superliciali. Niente di cio cb' e ve-
ramente interno ossia dei corpi in se stessi. Per avere idea
vera ed esatta di un corpo converrebbe essere Io stesso
corpo, ed avere inoltre la coscienza di se stesso.
Ma con lutto questo le leggi dei fenomeni sono tanto
analogbe alle leggi della coscienza, che riescono infallibili
D'onde hanno origine le scienze che versano sui fenomeni
c<>me esistenti fuori di noi, o che trattate colic resole Io-
— 11 —
giche sono inlallibili. Cosi la lisica e lutle le verity die
banno per basi i due principj di contraddizione e di ragio-
ne sufficienle che da quello dipeude, i quali sono applicabili
tanto ai fmomeni, ossia alle rappresentazioni delle cose
eslcrne, quanto alle interne nostre modificazioni. Sono due
generi di verita analoghe fra di Ioro, restando seinpre vero
che quello ch' e fuori di noi non e concepibile in se slesso.
E da notarsi cbe 1' uomo e talraente composto, che
oltre T atto di coscienza di se stesso, ha sensazioni delle
varie parti del suo corpo, le quali sono esterne alia co-
scienza, e quindi sono fenomeni. Ciascun membro avra
anche un interno senso di se stesso, ma eonfuso, e nienle
analogo a quel dettaglio di parti organiehe che ci vien nia-
nifestato dall' anatomia col mezzo della vista. Sono questi
tutli oggetti stranieri all* alto di coscienza, e sono da ri-
guardarsi come fenomeni. Se dobbiamo riferire la coscien-
za ad un organo del corpo, allora e nella testa. Ma tanto
e differente 1' organo dall' atto di coscienza, quanto lo e il
fenomeno dall 1 atto in se stesso. Cosi le pretese circonvo-
iuzioni cerebrali sono tanto different! dai pensieri e dalla
intelligenza, quanto lo sono i movimenti corporei in gene-
re, ossia quei fenomeni dall' atto di coscienza di se stesso.
Locke, nel suo Entendement humain, Libro II, Cap. I,
§ 3, ha detto che i nostri sensi percossi da certi oggetti
esterni {anno entrare nella nostra anima motte percezioni
dUlinte dalle cose, secondo le diverse maniere con cui que-
sti oggetti agiscono sui nostri sensi. Nel Capitolo VIII del-
lo stesso Libro, Locke distingue nei corpi qualitd prime,
come cstensionc, solidita, figura, mobilitd, e qualita seeon-
de, le quali nei corpi non sono effettivamente altra cosa
che la potenza di produrre in noi diverse sensazioni col
mezzo delle loro qualita prime: come le sensazioni dei co-
— 12 —
Ion, degli odori, del calore, ecc. E nel § 15 ne trae questa
conseguenza che le idee (telle prime qualitd del corpi ras-
somigliano a queste qualitd .... ma le idee prodotte in not
dalle seconde qualitd non rassomigliano laro in nessuna
man i era.
Altri autori non sono d' accordo in quelle distinzioni.
E di fatti, la sensazione di flgura dello stesso corpo e varia.
Una torre a distanza sembra rotonda. In vicinanza si vede
quad rata, o per meglio dire si vede con degli angoli. In
ogni modo i sensi hanno la forza rappresentativa di cui
sopra ; e la rappresentazione interna di cose esterne con-
siste nel riferire fuori di noi cose simili alle nostre sensa-
zioni. In quanlo poi alle qualita prime dei corpi, delle quali
Locke ha parlato, bisogna in prinio luogo eccepirne le (igu-
re, delle quali le sensazioni son varie^ come si e detto. In
quanto alia solidita e questa una idea relativa non assolu-
ta^ quando non si consideri la impenetrabilita che ho con-
siderata in altro mio scrilto, come causa necessaria della
comunicazione di moto da un corpo all' altro.
Restano quindi da considerare nelle qualita prime dei
corpi che Locke considera simili alle nostre sensazioni quel-
le della estensione e del moto. Ma la estensione in astratto
non esisle, e non e rappresentabile dalle nostre sensazioni,
le quali ci rappresentano delle estensioni individuali dotate
di qualita diverse, e dissimili certamente, come si e detto,
dalle cose esislenti fuori di noi. Quello che si e detto della
estensione si dica anche del moto, il quale e vario secondo
i diversi corpi che si muovono e secondo le diverse loro
celerita e direzioni.
La estensione ed il moto sono idee aslratte non rap-
presenlabili se non che per mezzo di simboli, dei quali si
dira in appresso.
— 13 —
K pero molto seducente la supposizionc di avere idee
dcllo spazio vuoto e del tempo. Qualche filosofo senza la-
sciarsi sedurre da tale supposizione ba delinito lo spazio
1' ordine dei eoesistenti, ed il tempo T ordine dei successi-
ve Senza cose eoesistenti non vi sarebbe spazio, e senza
cose successive non vi sarebbe tempo. Lo spazio vuoto
non e allro che una idea negativa, e lo stesso die il niente.
Cosi e niente il tempo senza successioni. Sarebbe annichi-
lato, inconcepibile ; cioe non vi sarebbe ne prima ne dopo,
il cbe e contraddiltorio colla supposizione del tempo.
Lo spazio senza corpi, ed il tempo senza successioni
sono cose inconcepibili, assurdc ; sono simboli senza idee
corrispondenti ; ossia accompagnati da idee negative, le
quali non hanno nessuna realta.
Se si considera lo spazio vuoto dei cieli cbe vada al-
1' infinito, e lo stesso che considerare un niente infinito.
Alcuni matematici hanno riempito lo spazio di un ilui-
do sottilissimo elastico che chiamavano etere; e del quale ho
dimostrato in altri miei scritti 1' assurdita. Cosicche sono
passati dal niente all' assurdo.
CAPO II.
Sulla origine e sulla natura delle idee singolari, e mil' uso
dei segni o simboli anche nella loro formazione.
La cognizione di noi medesimi non puo essere fondata,
come abbiamo veduto, che sulla nostra coscienza. Per co-
noscere le leggi dei nostri pensieri conviene confroutare
fra di loro molti stali successivi.
Lo stato momentaneo dcllo spirito presenta sempre
una moltitudine di affezioni fra loro diverse. E inutile ogni
— 14 —
sforzo per ridurre affatto semplice lo stato dello spirito in
raodo die comprenda una sola affezione.
Qualunque sia la moILitudiue e la diversita delle modi-
ficazioni clie costituiscono lo stato momenta neo dello spi-
rito, sono bensl discernibili, ma non sono fra di loro se-
parate o disgiunte. Gostituiscono un tutto reale, I' atto di
coscienza unico e indiviso. L' io non e gia diviso in parti ;
ma tutto V io e affetto da cadauna delle sue modilieazioni.
Si supponga, per esempio, clie io eonlemporaneamente
vegga il sole, senta un suono, tocchi una pietra, gusti un
frutlo, odori un liore. Sono tutto io che vede, tutto io che
tocca, tutto io ehe ascolta, tutto io che gusta, tutto io che
odora. La coscienza e dunque sempre unica e semplice ; e
siccome costituisce T essenza dell' anima, ne segue che
1' anima e un soggetto unico affetto non per parti, ma per
intiero, da cadauna delle sue arttuali modiflcazioni.
Le diverse attuali modilieazioni sono divise nei loro
oggetli che rappresentano, non gia esislenli in soggetti di-
versi. Sono come assieme eompenetrate. Se ognuna esi-
stesse fuori delle altre, sarebbero altrettanti spiriti, altret-
tante coscienze. Io non sarei piu uno, ma molti.
L' atto della menle, in quanto rappresenta una cosa
esterna, si chiama idea. La cosa riferita al di fuori che si
suppone simile alia idea si chiama oggctto. Percio alia idea
si attribuisce una realta ocjgettiva. E se la idea si riguarda
semplicemente come una modificazione dell' anima, se le
attribuisce una realta subbiettiva. Ma questa distinzione
non esiste in natura. Le due realta oggettiva e subbiettiva
non esprimono esseri differenti, ma soltanto due different!
relazioni fra le nostre modilieazioni e la sostanza dello
spirito.
Tutti quelli che meditarono sull ! anima pensante sco-
— 15 —
[irirono iii essa due forze : I' una di conoscere, per cui si
formano le idee delle cose, I' altra di appetire o di avver-
sare per cui tende o alio stato di piacere, od a sfuggire
quello di dolore. La facolta di appetire e di avversare ci
avvicina ai bruti piu di quello che faccia la facolta cono-
scitiva.
Ognuno esperimenta in se stesso una forza di ripro-
durre le immagini ricevule dalle sensazioni ; e questa for-
za si chiama immaginazione. Se vengono riprodotle anche
le immagini delle circostanze in cui ebbe luogo la sensa-
zione, allora la immaginazione diventa memoria. Peru la
immaginazione e la memoria sono sempre piu o meno im-
perfette ; perche lo stato primo della sensazione non puo
mai essere esattamente riprodotto.
Alle volte importa alio spirito di supporre la riprodu-
zione affatto identica, quando cioc gl' importa di conser-
vare la memoria agli usi fuluri.
Allora v' interviene un atto della mente di supporre
quella identita esatla che manca, e cio tanlo se si tratta di
sensazione quanto se si tratta d' immaginazione. In mezzo
alia continua fluttuazione delle sensazioni e delle immagi-
nazioni, tluttuazione per cui una immagine non dura iden-
tica ollre un istante, lo spirito assume 1' ultimo stato di
sensazione o d' immaginazione, e riferendolo al passato lo
ritiene come identico. Vale a dire, atlribuisce alia imma-
gine ultima il valorc di rappresentarc tutte le altre imma-
gini trascorse che piii non esistono. Quest 1 atto di dare a
un' immagine attuale il valorc di rappresentare tutte le al-
tre immagini trascorse^ e un atto simholico, ossia un se-
gno rappresentativo del passato che piu non esiste.
Ecco 1' arlifizio con cui le idee singolari variabili e
ilutluanti diveneono tissc. stabili e tlclerminate.
— 16 —
Nel die e da considerare che i' atto rappresentativo
dellc passato sensazioni o immaginazioni, e piuttosto un
compendio die un dettaglio. Tali compendj imperfetti, auzi
sfigurati e fuggitivi in gran numero,ognuno gli esperimenta
in se stesso massime quando usa un linguaggio per espri-
merc Ie proprie idee. E anche da considerare in che con-
sisla la similitudine di due idee. La similitudine non e una
qualita identica in due individui ; perche una qualita indi-
viduate, ch'e in ogni modo determinata, non puo essere la
stessa in due. La similitudine non e altro die una equiva-
lenza a qualche riguardOj sicche F una possa sostituirsi al-
1' altra senza die la sostituzione sia calcolabile. Veggo, per
esempio, due finestre di una facciata, sostituendo quella a
sinistra a quella a destra, trovo incalcolabile la varieta. In
cio sta la similitudine. E facendo die una rappresenti 1' al-
tra, in cio sta il simbolo. Sicche due cose sono simili in
quanto possono scanibievohuente simboleggiarsi. Ma seni-
pre due cose simili per certi riguardi, non sono piu simili
per altri riguardi. Da cio la impossibility di un carattere
affatto identico in piu individui.
Credo di avere dimoslrato die anche Ie idee singolari,
in quanto si voglia considerarle durabili e permanenti
identicbe sono lutte simboliclie. Per simbolo s' intende un
segno accompagnato dalla supposizione che rappresenti la
possibility di una idea non esistente.
Nessuno, per quanto mi e noto, di quellichehanno scrit-
to sulle idee singolari ha avvertito die siano simboliclie.
Tutti hanno supposto una durata affatto identica che non
esiste. Senza parlare degli altri, mi limitero a Deyerando
che ha tanto scritto prolissamente sul problema proposto
dall' Istituto di Francia, sulla influenza dei segni nella for-
mazione delle idee
— 47 —
CAPO III.
Sutla origine e sulla natura dellc idee gene rati (l)
Se neppure Ic idee singolari esistono intuitive fuorche
iiell' ultimo stato momentaneo di sensazione o di immagi-
nazione ; se prese in un tempo dato sono sempre variabili
Outtuanti e nulla in se stesse hanno di Csso e di determi-
nate ; se a renderle fisse, determinate si adoprano dei com-
pendj e dei segni rappresentativi una loro permanenza, ed
una loro identita anche in passalo, molto mono possiarao
avere idee intuitive quando si tratta d' idee general! ed
astralte.
II segno o simbolo e un mezzo virluale di rappresen-
tazione. Col simbolo viene Judicata la possibility ossia la
potenza della mente di rappresentarsi gl' individui di un
dato gencre. E una specie di vessillo sotto il quale si rac-
colgono non in atto, ma in possibility lutlo le rappresen-
taziom individual! die hanno una certa somiglianza fra di
loro. Ma non si possono distaccare le somiglianze dalle
cose simili. Quindi le idee general! o astralte realmente
non es.stono, perche non esistono ne possono esistere og-
gett. generali. Come non e possibile che esista un triangolo
in genere senza determinazione ne di lati ne di angoli
cosi non e possibile rappresenlarselo nella mente ; come
non e possibile che esista un circolo che non abbia un
d.amelro determinalo, cosi non c neppure possibile con-
cepirlo colla mente. Quelli che hanno supposla la csistenza
delle idee generali hanno versalo in grandissimo errore.
(1) Le segued considerazloni suite idee generali e sui simboli
" 011 ll-!r/// sp !r e T neUa Filos " fi " r,eUa fisica - Vo ' m cif - ? pag - 4 e !;
— 18 —
E da notarsi principalmente die quella potenza virluale
dell' anima di rappresentarsi gl' individui di un dato gene-
re, senza che sia accompagnata dall 1 effetto di un atto rap-
presentativo, si pu6 assimigliare in qualchemodo alle for-
ze virtuali della meccanica, a cio ehe si chiama conato, sen-
za che segua in effetto il movimento per essere impedito
da una forza in contrario.
Vi sono poi due specie di simboli. Per esempio, in geo-
metria adopriamo delle figure individuali come simboli dei
generi. Un triangolo, un circolo come simboli di tulti i
triangoli e di tutti i circoli possibili. Altra specie di simboli
ed affatto arbitraria, e si adopera per segnare cose che non
hanno somiglianza veruna coi segni adoperati. Cost in tutta
T analisi malematica.
Le idee contradditorie non si possono esprimere se
non che colla seconda specie di simboli. Cosi, per esempio,
il bilineo rettilineo. E tanto inconcepibile, come e impos-
sibile che esista. Sono tanto iinpossibili due immagini con-
tradditorie quanto e impossibile che una cosa sia enon sia
nello stesso tempo.
Circa la forza virtuale della seconda specie di simboli
abbiamo grandi e numerosissimi esempj uell' analisi mate-
matica. Si rappresentano con dei segni arbitrarj le quan-
tity tutte, le somme, le sottre, le moltipliche, le divisioni, le
estrazioni di radici, le elevazioni a potenze, ecc. Nelleequa-
zioni oltre i segni arbitrarj delle quantita si esprime con
segni arbitrarj la loro eguaglianza, il piii ed il meno. Nella
analisi malematica nulla vi e di intuitive Anzi spesso una
serie di quantita simbolicamente espresse, si raccoglie sot-
to un segno che fa le veci di tulti gli altri. Cosieche vi so-
no segni di segni di secondo ordine, di terzo ordine, di
quarto, e cosi di seguito. Ma sempre il valore di un segno
— 19 —
si riduce ad una potenza virtuale di rappresentazione in-
tuitiva, senza di che non avrebbe nessun valore. E senza
quel valore potenziale si ridurrebbe il segno ad un puro
meccanismo materiale senza significato. II valore potenzia-
le cbe banno i segni nelle matematiche, ove si tratta di
quantita, lo banno pure i segni nel comune linguaggio ove
si tratta di tante cose diverse dalle quantita. Sono tutto al
piu accompagnati da quei compendj fuggitivi d' idee in-
tuitive, dei quali si e parlato di sopra nel Capo II ; com-
pendj fuggitivi cbe sono sempre simboli di prima specie
delle idee intuitive piu deltagliate, possibili e non attuali.
Per dare un esempio del valore virtuale dei segni ar-
bitrary nelle matematiche, cominciando dall' aritmetica, si
esprimano mille unita colla cifra 1000. E impossibile avere
un' idea intuitiva di tante unita. Ma quel segno ha il suo
valore virtuale, in quanto alia possibility di rappresentarci
intuitivamente tulte quelle unita se non contemporanea-
mente almeno successivamente. Lo stesso dicasi di un mi-
lione, di dieci milioni, ecc.
Si pretende da alcuno cbe lo spirito non possa conce-
pire intuitivamente se non cbe il numero di cinque, cb' e
quello delle dita di una mano. Ma allora si parla d' idee
intuitive contemporanee e non di successive.
Negli scritti di Leibnitz ho trovato che qualche volta
parla d' idee simboliche, come sono tanto evidenti senza le
intuitive nelle matematiche ; ma egli non ha precisato che
anche fuori delle matematiche, quando cioe si tratta di
qualita e non di quantita, i segni tengono le veci di rappre-
sentazioni intuitive.
Condillac ha penetrato un poco piii avanti circa la in-
fluenza dei segni nella formazione delle idee. Ma non ab-
bastanza, sicche 1' Istituto di Francia ha proposto il suo
- 20 —
problemadarisolvere. Degerando, die fu premiato,ha com-
posto un libro voluminoso e prolisso, dove in mezzo ad
una folia di dettagli, di dislinzioni e d' idee indeterminate,
ha mancato, a mio credere, in alcuni punti principali.
I ° Egli non ha fatla distinzione marcala e preeisa,
benche naturalissima, fra le idee intuitive e le idee sim-
boliche.
2.° Egli ha supposto che senza simboli esistano le idee
singolari; ed io ho dimostralo ehe senza simboli non si ot-
lengono neppurc le idee singolari precise e determinate, e
che si formano invece dei compcndj fuggitivi, come, per
esempio, nella rapidita del discorso, i quali sono veri sim-
boli delle idee singolari non attuali, ma potenziali.
5.° Egli non ha precisato che idee generali intuitive
non esistono, come non esistono i loro oggetti, e che anzi
sono impossibili. Invece in molti luoghi ha ammesse espres-
samentc, come tanti altri hanno ammesso, che esistano
idee intuitive di caratteri generali e comuni ; e basti il dire
ehe le dichiaro frammenti dislaccati per decomposizione
delle idee scnsibili. Bensi in una sua conclusione dichiaro
necessarj i segni per ottenere delle idee astratte, ma il di-
re per ottenerle e lo stesso che accordar loro esistenza,
come in tanti luoghi del suo libro ha supposto che le idee
astratte esistano intuitive, il ehe e un errore come ho di-
mostrato.
4.° Egli non ha ravvisato ne precisato il valore vir-
tuale o potcnziale dei segni com' e di sopra deflnito in que-
sto Capo III.
Che se si spogliano i segni dei loro valori potenziali,
massime quelli della seconda specie che non hanno somi-
glianza veruna colle cose segnale, restano pure voci o suo-
ni o caratteri materiali senza significato
— M —
E da notarsi infine, die i simboli o vocali o seritti ser-
vono anche di comunicazionc fra gli uomini delle loro idee,
col mezzo dei loro valori virtuali.
CAPO IV.
Delia origine e delta natura dei giudizj e dei
ragionamenti.
DalP esposto nel Capo III si scorge che nello spirito
nulla esiste di fisso e di determinate fuorche il valore al-
tribuito ai segni, e che il valore dei segni consiste non in
rappresentazioni attuali, ma in potenze virtuali di rappre-
sentazione, del che continui esempj distintissimi abbiamo
nelle matematiche.
La potenza virtuale di rappresentazione, che sta in luo-
go d' infinite rappresentazioni e variabili all' inflnito, e la
potenza piu ammirabile dello spirito, non abbastanza no-
tata in passato, e che viene esercitata col mezzo di segni.
Con quella potenza virtuale esercitata per mezzo di segni
si formano non solo le idee astratte o generali, ma ben
anco i giudizj ed i ragionamenti, dei quali mi propongo di
spiegare in questo Capo la vera indole.
Fu supposto in passato che ciascuna delle nostre idee
intuitive singolari sia un risultato composto di una molti-
tudine di caratteri o di qualita fra loro separabili in modo
che di ciascuna si possa avere una particolare idea intui-
tiva affatto solitaria. Si e ritenuto inoltre che I' anima ab-
bia una forza o facolta chiamata di astrazione, di separare
dagli altri un carattere della idea intuitiva, e dopo tale se-
parazione di riferirlo di nuovo a tutta la idea, come in
essa compreso. Ecco la operazione che viene chiamata
— 22 —
giudizio intuitivo; dando il nome di soggetto alia totalita
della idea intuitiva, e il nome di predicate al carattere che
vi si scorge come disgiunto dal rimanente, ma pure com-
preso nella totalita.
Tutti gli altri giudizj prodotti da pin lunghe operazio-
ni, come sono i ragionamenti e le dimostrazioni, non furo-
no chiamati intuitivi, e si e eonsiderato che differiscano
dagli intuitivi, perche I' idea del predicato non si manifesta
nella idea del soggetto, ma vi esista come inclusa ed invo-
luta. sicche abbia bisogno di certi artifizj per isvilupparsi
e sortire. Si e detto, per esempio, che la idea del sole si
puo decomporre nella idea del suo intenso splendore, del
suo calore e della sua rolondila, e che per questa via si
compongono i giudizj ; il sole e intensamente lucido, il sole
manda calore, il sole e di figura rolonda. Al contrario, il
giudizio che in ogni triangolo la somma degli angoli sia
eguale ai due retti non e giudizio intuitivo, perche la egua-
glianza dei tre angoli ai due retti non si manifesta nella
idea dei tre angoli, ma ha bisogno d' inter medie operazioni
per manifestarsi.
Si rifletta intanto che i giudizj intuitivi non sono altro
che una ripetizione della stessa idea del soggetto nel pre-
dicato, sicche tutta la differenza sta soltanto nei due sim-
boli del soggetto e del predicato, oppure una ripetizione
nel predicato di una parte della idea del soggetto, sicche il
simbolo del predicato e una parte del simbolo del soggetto.
Una volta che sono stabiliti i giudizj lanto singolari
quanto generali usciti immediatamente dalle nostre idee,
ossia intuitivi, accade che il predicato di uno si trovi sog-
getto dell' altro ; cosi pure che il predicato del secondo sia
soggetto di un terzo giudizio, e cosi che il predicato del
terzo giudizio sia soggeltn di un quarto giudizio e cosi di
— 23 —
seguito. In questo modo la mente forma uu eomposlo di
tutti questi giudizj, ossia una serie d' idee ordinate in ma-
niera che ognuna sia predicalo della piu vieina die prece-
de, e soggetto della piu vieina che segue. In questa com-
posizione di giudizj, ossia in questa serie cosi ordinata di
idee, consiste il ragionamento. Compiuto il ragionamento,
al primo soggetto si unisce 1' ultimo predicato, e si forma
un nuovo giudizio che ne e risultato, e che si chiama con-
clusione.
Ogni predicato essendo o equivalente al suo soggetto,
o compreso in questo come parte, ne segue che so tutti i
giudizj di un ragionamento sono veri, e se 1' ordine con cui
sono distribuiti e legittimo, anche la conclusione che ne
risulta dev' essere vera. In conseguenza il giudizio che si
forma ragionando ripete tutta la sua forza dai giudizj che
sono premessi e dall' ordine della loro disposizioue. Tutto
cio essendo stato ahhastanza sviluppato dai logici, e sin-
golarmente da Cristiano Wolff, che fra tutti si e distinto,
io mi ritengo dispensato dai trattare diffusamente questa
materia.
Quello che fraltanto risulta di nuovo e questo : che
ogni ragionamento e una operazione simholica della mente,
perchc non e allro che una serie continua di giudizj, ognu-
no dei quali e un atto simbolico per mezzo dei segni come
si c dimostrato.
La catena dei noslri raziocinj essendo tutta simholica,
ne avendo hisogno di essere seguita dalla nostra forza in-
tuitiva, il che non sarehhe neppure possihile, percio siamo
condotti a delle conclusioni tanto lontane dai nostri sensi,
che spesso racchiudono delle cognizioni di oggetti affatto
insensibili, come superiori alia nostra capacita intuitiva.
Tutta I' analisi matemalica ce ne porge dei saggi continui
— 24 —
Lc cognizioni di un' indole cosi recondita ai sensi, die
si possono anche chiamare trascendenti, non solo non si
possono ridurre intuitive nella loro generality ma nem-
meno possono verificarsi intuitivamente in nessun caso
singolarc ; attesoche ognuna delle idee intuitive corrispon-
denti ai segni ci sfuggc del tulto ed e assolutamentc supc-
riore alia nostra capacita. Ancora esempj continui di que-
sts verita abbiamo nel trattare 1' analisi matematica. Cosi
anclie in geometria la iperbola continuata all' inflnito si av-
vicina sempre piu all' assinlolo senza mai toccarlo. Nel
mondo fisico troviamo osgetti superiori alia nostra facolla
intuitiva, tanto cogli oggetti minimi, ai quali non arriva la
forza dei microscopj, quanto ncgli oggetti grandi terrestri
e celesti. Cbe la materia sia divisibile all' infinito, cbe la
luee sia un aggregato di eorpuseoli in moto, e singolar-
mentc in chimica, ebe i corpi, i quali appariscono ai sensi
non solo, ma anclie alio analisi chimicbe i piu semplici ed
i piii omogenei, siano eomposti di corpi fra loro eterogenei ;
sono verita eosi recondite ai nostri sensi, ed alia nostra
immaginazione cbe s' intendono a perfezione col mezzo di
simboli senza poterle mai verifieare intuitivamente. E le
medesime cognizioni simbolicbe non possono risultare cbe
da lungbi e complicali rag ion amen ti.
Cbe la terra, per esempio, sia un gran glubo in gior-
naliera rotazione attorno il suo asse, e descrivente un' or-
uita annua attorno al sole, e una verita superiore ai no-
stri sensi ed alia nostra capacita intuitiva. Si deduce in
astronomia dai fenomeni, ma non si puo concepire intui-
tivamente. Non potremo avere giammai 1 immagine della
terra, ne del suo moto ; ma sollanlo delle piccolo immagi-
ni di analogia proporzionate all' attitudine dei sensi. I ca~
ratleri intelleltuali in grande sono lutli simbolici.
— 25-
L' uso dei segni nei raziocinj e di un effetto ben piii
grande o sorprendente di quello che si e notato riella for-
mazionc delle idee, c nei giudizj primitivi. I segni rendono
fisse Ie nostre idee singolari, le generalizzano, estendono
la nostra inlelligenza dall' atluale finito al possibile infinite-,
servono alia memoria, dirigono 1' altenzione, decompon-
gono lo idee, ne riuniscono lc parti senza piu eonfonderle.
Ma nei raziocinj danno, per cosi dire, una nuova potenza
alia mente d' intendere quello ch' e tanto esteso c recon-
dite) che trascende assolutamente la nostra indole rappre-
sentativa. E tutto per mezzo della potenza virtuale e non
attuale di rappreseiitazionc per mezzo dei segni.
C A P V.
Deli arte caratteristica.
I due casi di commettere errore sono o componendo
una idea contraddittoria fra le sue parti, o ibrmando un
falso giudizio. Nell' uno e nell' altro caso 1 J atto della men-
te e simbolico, cioe a dire, una pura eombinazione dei
segni. Al contrario, I' atto intuitivo non puo mai racchiu-
dere nessun errore. Regola sicura per evitarlo e quella di
non comporre alcuna idea, e di non formare alcun giudi-
zio primitivo se un atto intuitivo della mente non vi cor-
risponde. Quando son vere le prime idee, le prime proposi-
zioni, la connessione dei ragionamenti nei modo spiega-
to, secondo Ie regole logiche, non puo mai condurre al-
I'errore.
Ma la capacita intuitiva della mente e troppo limitala
per poter con quella regola esaurire tutti gli oggetti che ha
bisogno di conoscere. Sarebbe costretta ad occuparsi di
Serie III. T. I. i
— 20 —
pochi, c dovrebbe ommettere una grandissima parte di
quello che ha bisogno di conoscere. Cosi, per evitare 1' er-
rore, sarebbe condannata ad una profonda ignoranza.
Se e possibile un metodo di non errare, non pud esser
fondato che sopra una tale coslruzione e eombinazione di
segni, per cui lo lore- apparenze in mancanza delle idee in-
tuitive non siano fallaci.
Se la costruzione materiale dei segni rappresentasse
per esatta analogia gli oggetti segnati, allora le idee simbo-
liche potrebbero cssere adopcrate in luogo delle idee intui-
tive nella ricerca della verita. Allora le idee siraboliche non
servirebbero piu per un valore arbitrario ad esprimere le
idee intuitive, ma bensi per un loro valore naturale ; e
percio le loro apparenze non riuscirebbero piu fallaci. E
siceome i segni per esprimere gli oggetti possono essere
scclti ad arbitrio, e indubitabile ciie possano avere tale
costruzione, la quale esprima per analogia cio che con essi
si vuole indicare. Ecco dimostrata la possibility dell' arte
caratlerisiica, cioe di quell' arte con cui, mediante un ma-
neggio di caratteri, si possa rendere certe le nostre cogni-
zioni e promoverle. Non no possediamo ancora che una
specialc per le seienze matematiche ; cd e gran tempo che
da questa per imitazione i filosofi banno pensato alia pos-
sibility della caratterislica universale. Ma finora questa
non e altro che una possibilila, la quale non si poteva ren-
dere dimostrata che coi nostri principj.
Fratlanto, parlando ancora di quella possibility, e da
riflettersi che le classificazioni possono considerarsi come
decomposizioni delle idee che ci fanno risalire ad alcuni
primitivi elementi, coi quali le idee generali e singolari
vengono poi composte. Se alio idee elementari si slabilisco-
no dei segni primitivi arbitrarj, possono da questi essere
— 27 —
dedotti dei segni derivativi per Ic altrc idee che da quelle
vengono composte. E possibile, in conseguenza, un sistema
di segni ehe nelle loro forme inateriali rappresentino le
eomposizioni ossia la natura delle idee eorrispondenti. I
mezzi che conducono a piantare questo sistema sono indi-
cati nelle regole seguenti : 1 .° Fra tutte le possibili classi-
ficazioni si scelgano quelle ehe servono piu direttamentc
alia nostra utilila. 2.° Dopo avere subordinate le idee in-
tuitive a generi inferiori, questi si rendono subordinati a
generi superiori ; e questi ad altri piu elevati, tinche l'uso
non richiede un' analisi ulteriore. 5.° Ai generi piu ele-
vati si stabiliscauo dei segni primitivi arbitrarj semplici e
fra loro differenti. 4.° Questi segni si compongano assie-
me nello stesso modo con cui dalle idee che esprimono
sono composte le altre. Vale a dire, prima si stabiliscono
i segni dei generi superiori ; con questi si compongono i
segni dei generi inferiori, e cosi successivamente fino ai
generi piu inferiori, ed alle idee singolari. Tuttocio opera-
te, la costruzione materiale di ogni segno saru analoga al-
1' oggetto corrispondente, perche dedotta dalla sua natura.
I segni cosi formati si possono chiamare rappresentativi
delle idee intuitive, perche appunto esprimono natural-
mente, e non piu per atto del tutto arbitrario, le idee che
vi corrispondono. II sistema di questi segni e la prima
parte dell' arte caratteristica, ossia della lingua fdosofica,
se sono desunti dalle articolazioni della voce e dalla scrit-
tura. La seconda parte e 1' arte di maneggiarli e di combi-
narli assieme per la cognizione della verita. Tal parte devc
essere dedotta dalle operazioni dell' anima che nel Capo
precedente^abbiamo spiegale parlando dei giudizj e dei ra-
gionamenti. Senza entrare ora in dettagli ulteriori sopra
quest' arte, che non e mio scopo in presente di scoprire
— 28 —
iici suoi dcttagli, contcnto di avernc mostrata In possibili-
In, io frattanto mi trovo in grado di conchiudere che in
tiilte le operazioni dell' anima V vso dei segni rappresenta-
tivi assicura la cognizione certa delta verita, eche col loro
mezzo tulte le scienze si possono rendere esatte. Perehe
ho abbastanza dimostrato che le false apparenze dei segni
arbitrarj c privi di analogia colle idee intuitive sono Ic
prime cause dei nostri errori.
II vantaggio recato dall' analisi, ossia dall' arte carat-
tcristica, nella sun applicazione alle scienze, e berisi in pri-
mo luogo la certezza, ma inoltre vi e la loro eslensione al
di In immensamenle delta capacita intuitiva dello spirito.
In queste tali scienze la certezza vi era anche prima del-
I' applicazione dell' analisi. Le scienze sono esatte in quan-
to vi e certezza di cognizioni ; sono analiliche in quanto s-i
tratlano con un' arte caratleristica.
IIo dimostrato nel capo precedente che dalle idee si
fnnno sorlire immediatamente dei gimlizj primitivi, la veri-
ta dei quali si conosce inluitivamenle^ e che da questi col
mezzo di un retto raziocinio se ne ricavano degli altri con
eguale certezza. In conseguenza, sopra gli oggetti che sono
rappresentati alle nostre idee intuitive si possono formare
delle scienze esnlte, com' e, per esempio, la geometria ele-
mentare, senza il mezzo dei segni rnppresentalivi e senza
1' arte caratteristica. Tali sono anche lutte le parti delta
fisica che versano sulle qualita sensihili dei corpi. In tali
scienze la certezza si puo ottenere, fino a un certo limite,
col mezzo delta forza intuitiva delta mente e del retto ra-
gionamento. Ma i segni rappresentativi e I' arte caratteri-
stica estendono la certezza delle cognizioni al di la di quel
limite ; cioe accrescono e reudono analitica la scienza che
era gin nalurahnente esalta. Cosi si e fatto delta geome-
— 29 —
tria, e di tuttc le parti della fisica chc sono suscettibili del-
I'analisi matcmatica.
Nella chimica si 6 cominciato da molto tempo un lin-
guaggio che rappresenta la composizione dei corpi col
mezzo di formule. E quello un principio di arte caratte-
ristica.
Oltre le scienze matematiche, che sono esalle per la na-
tura dei loro oggetti, per la forza dei ragionamenti, e che
sono estese per 1' applicazione dell' analisi, vi sono dellc al-
tre scienze che versano sopra oggetti non soggetti ai sensi,
percio non intuitivi, per le quali non e ancora trovata
I' arte caralteristica. In tali scienze non puo esservi dun-
que certezza di cognizioni, perche abbiamo vedoto che la
certezza deriva o dalla forza intuitiva della mente, o dalla
natura rapprcsentativa dei segni. Nel numero di queste
scienze vi e principalmente la fisica speculativa, nella quale
si ricercano le qualita dei corpi che sono occulte ai sensi
come cause delle qualita sensibili. ossia dei fenomeni.
Nelle scienze morali e politiche, il grande oggetto e di
determinare le azioni volontarie dello spirito, in modo chc
tendano al bene dell' individuo e della societa con cui e le-
gato. E, secondo che hanno o non hanno questa tendenza,
si giudica della loro bonta o della loro malizia. Per cono-
scere dunque le veriti morali e politiche, bisogna conside-
rare gli effelli dello azioni volontarie, che ricadono sul-
P individuo, e quelli che riguardano la inlera societa. Ma
poiche tali oggetti superano la capaciu'i intuitiva, e non vi
ha tinora alcun mezzo di trattarli col mezzo di un' arte ca-
ratteristica, perci6 la morale e la politica non sono finora
scienze esatte.
Lo spirito ha un bisogno continuo di conoscere le re-
gole morali e politiche per determinare le proprie azioni
— 30 —
volontarie. Queste cognizioni non possono cssero di loro
natura die simboliche, cioe raffermate nei scgni. E perche
manca la relativa arte caratteristica, i segni non rappre-
sentano raaterialmente I' indole degli oggetti. Quindi in tali
matcrie lo spirito e condannato con ircquenza all' errore.
Ma 1' errore non e la sola fnnesta consegucnza die deriva
in tali oggetti dalla loro indole e dalla imperfezionc dei se-
gni. Vi sono inoltre le discordie e le questioni inlcrmi-
nabili.
Dal fin qui detto sopra I' uso dei segni nel trattare le
scienze, si puo faeilmente rispondere ad altre questioni
ebc furon proposfe nella materia dall' Istituto di Francia.
Fu proposlo : Se nelle scienze, ove la veriid vicne riccvuta
senza contrasto, si riconosca questo dalla pcrfezione dei
segni.
Queste sono le scienze csatte di cui abbiamo di sopra
parlato. Sirispondc adunque che in tali scienze la certezza
dipende da due cause. i.° Dalla natura degli oggetti cbc si
prendono a trattare, la quale per essere rappresentata nolle
noslrc idee intuitive, assicura la verita dei nostri primitivi
giudizj, c di tutti gli altri che da quelli possono dedursi per
mezzo di ragionamenti. 2." Dalla natura dei senni con cui
si esprimono gli oggetti, i quali per essere rappresentativi
possono essere trattati in sostituzione alle idee intuitive
con tutta la sicurezza; e per essere faeilmente combinabili
estendono la certezza dellc nostre cognizioni sopra oggetti
che superano la nostra capacita intuitiva.
La prima causa di certezza si puo avere in molle scien-
ze, ma molto limitata. La seconda causa finora non si ha
che col mezzo dell' analisi matemalica, cd e molto estesa.
Colla medesima facilita si risponde ancbe all' altra que-
stione proposla dall' Istituto di Francia : Se nelle scienze
— 34 —
che porgono un etcmo alimento allc questioni, sin questo
un effetto necessario delta inesattezza dei segni. Le scien-
ze ove le questioni si perpetuano son quelle dove gli og-
getti che si vuole conoseere non sono raffermati nelle no-
strc idee intuitive o per essere reconditi, o per essere troppo
complicati ed estesi, o per essere troppo lontani di spazio
e di tempo ; e frattanto manca il soccorso dell' arte carat-
teristica per esprimere e trattare quesli oggetti col mezzo
di segni rappresentativi. La divisione dunque delle opi-
nioni in questc scienze dipende da due cause. I .° Dalla
natura dei loro oggetti, i quali non potendo essere rappre-
scntati intuilivamentc, si esprimono con delle immagini
arbitrarie ed imperfette che alimentano le questioni e con-
ducono all' errore. 2.° Dalla natura dei segni, i quali per
essere affatto arbitrarj e non analoghi agli oggetti segnati,
non possono servirc in luogo delle idee intuitive che man-
cano alia cogniziono della verita, ne hanno un valore vir-
tuale ben determinate e costante, ma bensi mutabilc nello
stesso spirito e differente nei varj spirili, dal che nasce la
incostanza c la divisione delle opinioni. E certo che qua-
lunque cognizione di un oggetto non fondata ne sopra una
rappresentazione intuiliva, ne sopra una rappresentazione
analoga dei segni, non puo essere conforme alia verita che
per azzardo ; e dev' essere tanto varia nelle varie menti
che no nasca il contrasto e la discordia. Si ritenga sempre
quello che si e detto superiormente, che quelle che chia-
miamo idee intuitive sono in grandissima parte non al-
tualij ma potenziali per una facolta che abbiamo notala
nella mente, di prendcre per altuale quello ch'e soltanto in
potenza rappresentativa e che anche questa facolta viene
esercitala con dei segni,
Finalmenle una ultima questione proposta e questa. S<
— 32 —
vi sia quale he mezzo di / • ■ /■/// ///s ■///<-■ ?//. y/}//,///r /A'J/
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DELLE LEGGI AGRARIE
CoNTENlTE
NEGLI ANTICHI STATOTI MUNICIPALI
E DEM,' L'SO
CHE SE NE PUO FARE NELLA COMPILAZIONE
DEL COD1CE RURALE,
MEMORIA
DEL M. E. CAV. AGOSTIINO D.» FAPAIVNI,
Leila neWadunansa 18 maggio 1851.
S^3
Q,
'uando sorivcndo io la storia tlella giurisprudenza
agraria (della quale ebbi I' onore di leggerne un prospetto,
cd una parte a questo I. R. Istituto) portai il mio lavoro
al secolo XII, mi venne 1' opportunity di ragionare degli
anticbi staluti municipali, e ritenni col consenso di accre-
ditali storici e giureconsulti, die la loro origine si dovesse
stabilire intorno a quell' epoca.
II secolo dodicesimo, che nella sua prima eta avea pro-
dotto la ristaurazione del jus romano e 1' ordinamento
delle leggi canoniche,, maturava nel suo linire strepitosi av-
venimenti e grandi mutazioni nell' ordine sociale. L'impe-
ratore Federico I, dctto Barbarossa, venuto in Italia per
aggravare la mano sopra le suddite citta, forzolle ad agire
contro di lui, a stringere quella famosa alleanza detta la
lega lombarda, e a contrapporre alle armateimperiali calate
— 52 —
giii per opprimerle, ultreltante legioni coraposte de'pro-
prj loro ligli. Lc quali cosi valorosamente si difesero, da
rimanere vincitrici nella grande lotta. Frutto di si bclla
yittoria per le collegato cilia lombarde fu la famosa pace da
esse con tanta gloria e tanto vantaggio fermata coll'impe-
ratore nella cilia di Costanza, correndo gli anni 1185.
Stabilitasi per questo memorando Irattalo la liber la
di molte citta d' Italia, lepiu ragguardevoli fra le medesimc
ordinarono il loro governo a modo di repubbliea, e cia-
scbeduna, conquistato il dirilto di autonomia, intese a rac-
cogliere in un volume le leggi, che andava di tempo in
tempo promulgandOj a seconda dellc peculiari circostanze
e degli emergenti bisogui.
Di qui ebbero origine i municipali statuti ilaliani ; e
non vi fu in appresso citta, terra o borgata, per quantun-
que piccola che si fosse, che gelosa della propria indipen-
denza non volesse avere leggi sue proprie. Nelle sole pro-
vincie del venelo antico dominio vi erano piu di quaranta
statuti vigenti al tempo di quella repubbliea: Milano, e
tutle le citta lombarde, quelle del Piemonte, di Genova,
della Toscana, dello Stalo ponliiicio^ dei regni di Napoli,
di Sicilia, di Sardegna c delle isole adjacenti cominciaro-
no pur esse in quel torno a regolarsi con particolari leggi
municipali, cosicebe a piu di cento polei annoverare gli
statuti di citta e terre italiane, che io vidi ed esaminai pub-
blicati gia posteriormente colle stampe (I), senza porre a
calcolo quelli, che rimasero manoscritti negli arcbivj di
molti municipj.
(I) Nella precitala mia storia deUa giurisprudenza agraria ho dato
la serie cronologica si delle citta, die turono le prime a compilare i pro-
prj statuti, e si di quelle die furortu le prime a pubbliearli al prinio dif-
fondersi dell' invenzione della stampa.
— 53 —
Non ando lungo tempo, clie alcune provincie e citta
di Francia imitarono I'esempio dclle nostre, ed intraprese-
ro di mettere in iscritto le loro consuetudini, o Droit cou-
lumier, com 1 esse le chiamano nel loro linguaggio, e che i
Romani appellavano Jus non scriplum. Queste compilazio-
ni statutarie ordinate posteriormente dai re di Francia
Carlo VII, Carlo VIII c da Francesco I, crebbero in
nimlo, al dire di M.r Ilenrion (I), da snperare il nuinero
di sessanta, parlando delle generali, vale a dire di quelle
osservate in un J intiera provincia, ed a piii di trecenlo am-
montavano le particolari, ch'' erano quelle osservate nel
territorio di una sola citta o distretto.
Lo stesso avvenne della successiva compilazione degli
statuli municipali in Ingliilterra (2), in Germania (5) ed in
Ispagna (4), come ebbi inolivo di riconoscere nelle parziali
biblioteche legali di dette nazioni.
Questi patrj ordinamenli, parlando pin particolarmente
de' nostri italiani, venivano di mano in mano stanziati ora
per sopperire al silenzio del jus comune, ora per inter pre-
tarne ed applicarne il senso, ove V espressioni del mede-
simo erano inestricale, o dubbiose, o troppo concise. Quin-
di una grande parte delle ordinazioni contenute negli sta-
tuti nostrali erano leggi georgicbe^ accomodate a quell'or-
dine di tempi, e di costumanze. Consegue da ci6, che le
stesse contengano assai acconci provvedimenti al buon
andamento di presso che ogni ramo di economia rusticale,
(1) Encyclopedic metkodique, Jurisprudence. Tom. II. artic. Cou-
tumes.
(2) Bibliotheca juridica Martini Lipeiiii. Lipsiae 17o7, in fol.
(3) Langhornius Dan. Chronicun Legum Anglorum. Londini 1670, 8.'
(4) Azevedo (de) Alphonsns. Commenfaria Juris Civilis in Hispa-
nia. Antuerpiae 1613, fol
— 54 —
e molto opportuni a impedire e conciliare le questioai tra
gli agricoltori.
Mi e avvcnuto di osservare sovente, che quanto piu le
citla, le provincie, i territorj erano dedicati alia coltura
de' campi, e quest'arle forniava la principale loro industria,
lanto piii gli statuti, che i singoli paesi andavano di tempo
in tempo emanando, si estendevano sopra 1'agricoltura, a
preferenza d'ogni allro argomento. Di ci6, per tacere di
varj altri, ne sicno esempio gli statuti di Venezia e di Ge-
nova, citla e repubblicke tutt'affatto ncgozialrici, in con-
fronto di Milano, di Brescia, di Verona, di Padova, di Tre-
vigi, citla principalmente agricultrici. INegli statuti delle
prime, parlando di Venezia, che non ebbe possedimenti in
terraferma se non dopo la mela del secolo \IV, e che era
in superior grado mercatantesca, non si Irova alcuna or-
dinazione in proposito di beni rustici, come non se ne
Irova neppure nelle costituzioni municipali di Genova :
mentre negli statuti delle citla, che aceennai da ultimo, vi
si leggono in copia le piii belle ordinazioni di georgico di-
ritto, che desiderare si possano.
INon si puo dire pero che questi agro-economici prov-
vedimenti fossero complessi di Ieggi, composte con un in-
lento generale, ma sibbene nuove disposizioni provocate
dai bisogni, che tratto tralto svolgevansi, e dai disordini
che si andavano inlroduccndo: erano talvolta riforme, tal
altra supplemenli ed appcndici al diritto comune, riducen-
dosi sovente in iscritto cio che di meglio era fondato sulla
pratica, sulle tiadizioni e sidle consuetudini de'luoghi.
Semhra che al chiudersi del secolo XV abbia avuto
line la formazione degli statuti municipali, mentre ne' se-
coli susseguenti non vi si fecero che riformazioni cd ag-
giunte: ed anche in queste aggiunzioni si opero senza ade-
— 55 —
renza di principj e senza scoria di sislcmi. Precipuo scopo
delle comunita o provincie stalucnti era di mantenere fcr-
ma l'osservanza di quegli ordini, e di quelle agrarie con-
suetudini, che la lunga esperienza avea diraostrato prolicue
e consentanee alio condizioni de' Ioro elimi e delle induslrie
agricole, che vi si esercilavano.
Se coirenianarsi de' nuovi codici generali civili, dopo
la meta del secolo XVIII e sul principio del corrente, de-
caddero grandementc le antiche legislazioni muoicipali, tut-
tavia non si puo dire, che rirnanessero abolite cd estinte :
poiche ad esse si ebbe anche posteriorinente ricorso, come
vi si ricorre al di d' oggi, peculiarmente in oggetti di pra-
tica economia rusticale, in tulli quei casi, in cui i nuovi
codici generali non provvedono speeificatamenle.
E qui me d'uopo indicarc in succinlo quali leggi ordi-
nariamentc si contengano negli antiehi piu accreditati sta-
tuti municipali, ehe riguardano e regolano di proposito le
piii rilcvanli materie delta mstica economia. Quesle leggi.
io sono d' avviso che si possano accennare solto i segucnti
dodici tiloli :
l.° Delle regole da osservarsi nello slahilire e man-
tenere i confini che separano nolle campagne i posscssi di
on proprietario dall' altro ;
2." delle vane servitii rustiche;
5.° delle locazioni e conduzioni tanto di fondi rustici,
quanto di opere ed induslrie agrarie;
4." dei contra ttidi compra e vendita ili propriela cam-
pestri, nonche di soccida di animali inservicnti all agri-
coltura ;
5." delle discipline pel huon governo delle strade pub-
bliche e private nelle campagne;
(>." dei diritli ed usi di aequo di ogni natura inser-
— 50 —
vienti nc' fundi rustici ad abbeverameato di uomini e di
bestiami, ad irrigazione di terre, a movimento di opificj, a
navigazione ed a pesca ;
7." dci beni comunali;
8.° dei diritti e dovei'i del vago pascolo, e del pensio-
natico ;
9.° del governo dci bosehi ;
t0.° dei diritti dicaccia;
II." della polizia rurale politico-araministrativo-sani-
laria ;
12.° della polizia giudiziaria per danoi dati ai fondi, ai
prodolli cd animali campestri, e per ogni trasgressione e
delitto commesso a earico della proprieta e sicnrezza per-
sona le nelle campagne.
Ora mi si diinandera, se io creda utile, o no, it valersi
di queste statularie ordinazioni nella compilazione del co-
dice rustico ? Alia quale dimanda io sono di riverente pa-
rcre di rispoudere afferinativamente, osservatc pero le
modalita che verro esponendo in apjiresso.
Le ragioni poi, per le quaii opino, che sia da valersi
delle leggi agrarie contenute negli anlichi statuti municipali
sono le segneuLi :
l.° Uno dei principali caralleri assegnaii da san Tom-
maso d'Aquino alio leggi uinane, aflinche rispondano vera-
mente al loro ihtenlo, si e quello, che sicno adatte alia
qualita varia deiclimi, dei luoghi, dei costumi, degli usi
delle rispeltive popolazioni. Ora le dette anliche leggi sta-
tutarie, esseudo il risullamento di lante osservazioni fatte
per lungo periodo di tempo sul luogo, awalorale da molte
esperienze, couvalidale dai volo dei molli interessati rac-
colli in forma I i adunanze, e statuenti di proprio diritto e
di propria indipendente aulorila, conlengono senza dubbio
— 57 -
la caratteristica richicsta dal teologo aquinale; e percio
sara grandemenle utile il valersi di esse, nella corapilazione
del codice rurale.
2.° Perche cssendo i proprietarj ed i coltivatori dei
singoli territorj assuefatti ab immemorabili all'osservanza
dei predetti Iocali ordinamenti, die tuttora sono in vigore,
ove tacquero le moderne legislazioni, diffieilmente ed a mal
in cuore si assoggetterebbero essi a disposizioni, che si al-
lontanassero sensibilmente, senza un'evidente utilita, dalle
regole e consuetudini a cui sempre si attennero.
5.° Perche Pautorita di sommi agronomi e di riputali
giureconsulti si nostra li che forestieri avvalorano la mia
opinione. Citero fra gli agronomi il piii benemerito ristau-
ratore della ilaliana agronomia nel principio di qucsto se-
colo, il eonte Filippo Re, il quale ne' suoi Annali d' agri-
coltura lasciava scritto (i): « lo desiderai molte volte di
avere ozio bastante e di possedere la serie de' varj statuti
antichi d' Italia, che avrei voluto formare la sloria della
nostra agraria legislazione ; e cosi avrei fatto vedere, die
gl'Italiani mai sempre favorirono lagricoltura, ed emana-
rono leggi che mostrano la loro intelligenza. » E qui m' e
grato il riferire, che in eguale considerazione ed onore te-
neansi i venerandi dettati della statutaria legislazione ru-
rale italiana dal rinomato giurisperito vivente professore
e consigliere prussiano Federico Carlo Savigny, il quale
nella sua storia del Diritto romano del medio evo (2) non
dubito di affermare, « che gli statuti delle citta italiane,
che cominciarono nella meta del secolo XI, ed il cui mime-
ro e l'impoi'tanza si accrebbero nei due secoli seguenti.
(J) Tomo IV, pas. 12. Milano 1809, in 8. J
(2);Vol. 11, pag. 508, troduziuiie di Firenze, 1844. 8"
Serie III. T. I
— 58 —
offrono un tale interessc per la storia, ohe un prospetto
comparato di qucsti statuli sarebbe una sorgente feconda
d' istruzione. »
All' autorita, quantunque gravissima di per se stcssa,
di qucsti due chiari ingegni piacemi aggiungerc quella di
un terzo non meno chiaro scrittore vivente, per convali-
dare l'assunlo, che Io studio dclle antiche agrarie costitu-
zioni municipali puo, anzi deve tornare prolicuo alia retta
compilazione del nuovo codice rustico. E qucsti l'autorc
della storia della legislazione italiana, il piemontcse contc
Filippo Sclopis (I) che dice: * La parte economica degli
statuli composta a seconda della condizione del comunc,
comprendeva rcgolamenti di commercio, tariffe di dazj e
bandi di polizia rurale. Questa e la parte che piii di tutte
puo giovarc agli studj presenti di economia polilica c di
statistica, pcrchc non e raro che dalle passate esperienze
si cavino frutli di presente applicazione: e le sorgenti di
una ricchezza antica non sono sempre affatto inaridite. »
4.° Ed egli e appunto, che oltrc le riportatc autorita
io chiamo 1' esperienza ed il fatlo a raffermare 1' utilita di
valersi delle antiche rurali ordinazioni nella compilazione
del codice campestre.
Nessuna nazione nel periodo di 55 anni, vale a dire
dal 1789 al 1824, ha abolilo o riformato tante vecchie leg-
gi, e ne ha composto tante di nnove, quanlo la Francia ; di
modo che una cominissione incarieala dal re Luigi Filippo
della revisione di dctte leggi ebbc ad affermare in agosto
1 844 (2), che le due prime assemblee c la convenzione cma-
narono nel sovra indicato periodo ringente numero di oltrc
(1) Vol. II, pa^ 107. Torino 1844. 8.'
(2) Vol. suddetto. pu^. 110.
— 59 —
ventimiia leggi ; alia qual congerie di ordinamenti si po-
trebbero applicare le espressioni, eon cui Tito Livio dino-
tava 1'aumentata farraggine delle leggi romane: Immensum
aliarum super alias coacervatamm legum cumulum (1).
Questo impulse* violento, questa smania frenetica di tutto
distruggere senza peosare a stabilire le basi d' un nuovo
edifizio, questo istinto distruggitore, che nianifestossi da
poi ovunque scoppiarooo gl' impeti delle rivoluzioni, do-
mino ancbe nel primo progetto del codiee rurale fatto
estendere dal celebre minislro Chaptal, ed assoggettato per
decreto 19 maggio 1808 chill' impcralore Napoleone al
voto consultivo di tante Commissioni, quanle erano le cor-
ti d' Appello dell' impero francese (2). Questo progetto di
codiee rustico, portando I' impronta dell' epoca in cui na-
sceva, nou faceva verbo degli antichi slatuti municipali, pei
quali questo silenzio era consono a quella assoluta aboli-
lizione contenuta nell' artieolo III del decreto imperiale 16
gennaio!80G, premcssoallapubblicazione del Codiee Napo-
leone, ove e detto « che le consuetudini generali o locali,
» gli staluti o regolamenti cessano di aver forza di legge. »
Le appellatorie Commissioni consultive nell' esame del
progetto del codiee agrario, su cui erano chiamate a dar
parere, trovarono assai manchevole quella proposta ; per-
che basandosi essa su principii generali, non dava disposi-
zioni bastanti a regola de' coltivatori de' beni rustici nelle
different circoslanze di climi, di luogbi, di consuetudini,
di usi, di rapporti sociali, che diver sifica no grandemente
da provincia a provincia, da dipartimento a dipartimento.
Quindi ogni Commissione propose di aggiungere o di rifor-
(1) Lib. Ill, cap. 3i.
(2) Observations des Commissions donsultalives siw le projet
o non si coltivavano in grande ; come pu6 dirsi della cul-
tura dc' gclsi e del governo de' bachi da seta, cbe sebbene
non ignoti a Crescenzio, ne agli agronomi di quell' epoca,
non formavano pert), come in presente, la maggior rendita
di alcune provincie, e percid la dilatata loro cultura influi-
sce non poco sopra i patti delle altuali contra ttazioni dei
litti. E non lascia altresi d' intluire sopra i patti medesimi
I'introdotto utile sis tenia delle coltivazioni alterne, dette
rolazioni agrarie, cbe gli agronomi antichi non praticavano
cosi estesamente, come si pralicano presentcmente da noi.
Che se si dia un' occhiata al vecchio sistema di leggi sulfa
costruzione e conservazione delle slrade campestri, quanto
rilevanti mutazioni non vi produssero i moderni regola-
menti ! Parlando poi delle pene, con cui le antiche leggi
municipali punivano i danueggianti e i derubatori degli
alberij dei prodolti della campagna, degli animali inservienti
all' agricoltura, le quali in alcuni vecchi statuti risultano
troppo aspre, feroci e sproporzionate ai delitti che mirano
a castigare o impedire, sara da mitigarne grandemente I'a-
trocita^ liglia de' secoli, in cui ebbero oriigine, riducendo
— 63 —
tlette punizioni in consonanza ed in giusta proporzione con
quelle de' vigenti codici criminali.
Ho detto di sopra, che I' intendimento si della potesta
imperanle in Francia, che ordino il progetto del codice ru-
rale e si de' giurisperiti, che lavorarono intorno al medesi-
mo, era sempre quello di puhhlicare un codice, che nel ter-
ritorio francese fosse il solo e 1'unico direltivo in materia
di agraria legislazione, e che la proposta di esso non avendo
riscossa l'approvazione delle Commissioni consultive, chia-
mate a darne parere, perche mancante delle pecultari dispo-
sizioni, che ogni singola provincia o dipartimento credeva
necessarie a ben dirigere, seeondo le locali consueludini,
I' andamento della rispetliva economia campestre, si era
riconosciuto il hisogno di ricorrere agli antichi slatuti
municipali in tutto ci6, in cui gli stessi non fossero in
aperta opposizione co' nuovi ordinamenti politici e civili.
Ma non essendosi da alcuno di essi suggerito ne il modo
di riparare a questo mancamento, ne quello di richiamare
in vigore la parte de' vecchi statuti municipali da rendersi
accomodata e confacevole alle circostanze de' tempi cor-
renti, io mi permetterei di suggerirne una, che mi sembra
di assai facile ed agevole esecuzione.
Stia pur ferma 1' adottata disposizione, che unico debha
essere il Codice agrario di un intero regno, come sarebbe
a dire pel Lombardo-Veneto. Siccome poi per la sua uni-
cita e conscguente generality di principj non potrebbe que-
sto Codice discendere alle particolarita degli usi, delle con-
sueludini e delle leggi statutarie richiestedai varj raetodi e
sistemi di coltivazione vigenti nelle singole provincie, cosi
parrebbemi che sipotcsse soddisfare ai bisogni, alle esigenze
ed ai voti delle singole parti costituenti la totalita del re-
gno, qualora oltre questo unico Codice agrario ogni pro-
— 64 —
vincia avessc mi peeuliare staccato suo regolamento, rac-
chiudente le leggi e eonsuetudini patrie attenenti all' agri-
coltura e derivanti da particolari invariabili sue eondizioni,
pei*ci6 nou comuni con altri tcrrilorj e paesi.
Delia compilazione di questo provinciate, o per meglio
dire col nuovo vocabolo, circolare regolamento, racchiu-
dente le sole leggi e consueludini agrarie vigenti ne' singoli
territorj, io opinerei, che fosse incarieala una Giunta com-
posta di due consiglieri del tribunale di prima istanza della
provincia,di due dislinti avvocati, di due accreditati ingegneri
civili, di due posscssori di terre nella provincia qualificati
per cognizioni tcoriclie e pratiche in agronoinia,presieduta
dal magislralo politico-amminislrativo della provincia, dan-
do facolta alia Giunta di scegliere e colle norme di sopra
indicate riformare quelle leggi statularic e quelle consue-
tudini locali, che risultassero evidcntemcnte opportune al
rispettivo paese. Questo regolamento dovrebbesi in appres-
so sottoporre all' esame ed alle discussioni di una Giunta
centrale formata di due consiglieri di Appello, di due mem-
bri effeltivi dell' I. R. Istituto di scienze, lettere ed arli, di
due assennati giureconsulti, di due ingegneri civili addetli
alle pubbliche costruzioni aventi il grado d' ingegneri in
eapO; di due proprietarj di latifondi nel regno, ragguarde-
voli per sapere ed aniore agli studii georgici, presieduta
dal vicc-presideate dell' I. R. Luogotenenza, la quale ne
assoggcttasse le prese deliberazioni alia sovrana approva-
zione. E qui non lascio di osservare, che questa mia propo-
sta sarebbe consona a quanto dispone il § I 1 del Godice civi-
le generale austriaco, che dice: « Que' soli statu li di singole
» provincic e di singoli distretti avranno t'orza di legge, che
» dopo la promulgazione del prescnte codice saranno stali
» dal legislatorc espressamente confermati. »
— 65 —
Per tal modo, senonm'inganno, coll'ajuto delle patrie
!eggi statutarie si vcrrebbe a compilare un' opera, die riu-
nendo ai principj della scienza le regole dell' applicazione,
formerebbe per cosi esprimermi, un Corpus juris gcorgici,
utile non menu ad istruire i proprietarj e gli agricoltori,
quanto a dirigere i magistrati e gli ufticiali incaricati di
giudicare le questioni e sopravvegliare 1' ordine pubblico
nelle campagne. E in questo tempo, in cui si tralta di ri-
fondere in molte parti, e naigliorare la legislazione, vorrei
poter richiamare 1' attenzipne de' riformatori sui bisogni
deli'agricoltura. Siccome il concorde parere di uomini sag-
gi e la slessa esperienza ammaestrano, die sono durevoli
quelle istituzioni cbe si fondano sidle anticlie originate
dall' indole e dal lungo spontaneo consentimento de' popoli ;
eosi per le sopra enunciate ragioni non esilo a eoneliiu-
dere, die lornera assai utile alia nostra campestre econo-
mia, solto per6 1 osservanza delle regole preavvisate, il va-
lersi nella eonipilazioue del Codiee rustieo delle anliebe leg-
gi georgicbe statutarie lasciateci in legato da'noslri mag-
giori.
Laonde, se eolle norme die mi sono ingegnato di espor-
re, e eon quelle cbe ad agrononii e giureconsulti valenti
piacesse di aggiungere, si effettuasse la compilazione del
tanto desiderato Codiee rustieo, io porterei fidueia, die
della nostra nuova legislazione agraria si potrebbe dire
cid ♦ lie si racconta aver detto Solone, quando vennc inter-
rogato: Se avesse fatto le niigliori leggi ; si, rispose, le nii-
gliori pegli Ateuiesi.
Serie 111. T I
ADHMSZA DEL 610110 25 NOVEIBKE 4855
11 M. e. professore Zambelli lcgge una sua Me-
moria in cui si propose di rispondere al quesito : Se
nei popoli la miseria si leghi a cause ingenite e fatali;
e percib superiori a forza d'uomini e di governi.
I progressi dell' economia pralica presso le mag-
giori nazioni d' Europa, i fatti principal che li atte-
stano, da nessuno oggi contrastati, aprirono il campo
al suo discorso.
Lamcnto dappoi quella funesta antitesi, che e il
pauperismo, contrapposto alia ridente ricchezza nei
diversi stati d' Europa.
Disse come lo sconforto di tale antitesi special-
mente si palesi nelle grandi citta industrial^ dove il
proletariate delle otticine e condannato a sopportare
il grave pondo della poverty delle privazioni, e perfi-
no della intellettuale e morale degradazione.
Accenno agli scrittori filantropi, che in diversi
— (58 —
tempi, e prcsso diverse nazioni sparsero lagrime sui-
1' infausto argomento, e con animo generoso ne stu-
diarono le cause, gli andamenti, i danni ed i rimedii,
e promettendo di seguirli con altra Memoria, in quc-
sta prima laulorc si limitava a piendere in esame la
teorica di un inglese, sir Morton Eden, il quale nella
sua Opera: « sUito dei poveri » porto un'opinionc (i/~
fermativa intorno al proposto quesito, e si studio di
sostenere come la miseria sia una specie di tristo fe-
decommesso tram andato dalle antiche alle gencrazioni
presenti, siccome queste sono e saranno obbligate a
trasmetterlo alle future.
H professore Zambclli espose i Ire periodi peiqua-
li passu la miseria, secondo Morton, unicamenfc cam-
biando di forma, cioe il periodo : 1.° di proprieta sul-
l'uomo; 2. di vassallasdo alia fileba: 3.° di liberta
da questo vincolo die in mutato in quello di presta-
zioni manuali. E noto, come in questa e per questa
concatenazionc di avvenimenti, Morton stabilisca la
ferrca legge, da cui e soggiogata 1 umanita, o almeno
una parte di essa.
Sorsc il professore ZambeSli a combattere questa
dottrina : osservo, che quasi nessun economista oso
di abbracciarla: la chiamo contraria al principio etico
della umana perfettibiiita, al principio giuridico, che
sempre e ad invocarsi, per non solievare societa e
governi dalla malleveria ad essi attribuita : disse per
quella dottrina ottenebrato tutto ravvenire della spe-
cie umana : avversate le speranzc che ci vengono dal-
la religionc.
— 69 —
Conchiuse col dipartirsi risolutamente da quclla
tcorica, e promise di ritornare in altra memoria in piii
largo modo snl proposto tenia per rintracciare le
cause pin ef'ficaci del male e ad un tempo i migliori
possibili rimedii per mitigarlo.
Poi il M. e. conte Fcrdinando Gavalli legge un
suo scritto intitolato : Studii sui monti di pietd.
Dopo alcuni cenni intorno l'usura ed i provvcdi-
menti con cui le Ieggi ecclesiastiche e civili tentarono
frenarla,rautore discorre l'origine dei monti di pietii,
mostra la parte che vi ebbe la religione dei Minori, le
riforme adottate dai Capitoli di Firenze e Milano, i ri-
chiami che ne derivarono, il decreto del Concilio late-
ranense V, che li dcfini. Quindi passa a narrare come
e quando la pia opera si stabili nei Paesi Bassi, nella
Spagna, in Germania, Francia, Irlanda. .4 qucsto ab-
bozzo storico succede 1' inda^ine economica della uti-
lita della instituzione ; l'autore riferisce sommaria-
mente gli argomenti che in i'avore o contro si adducono,
e conchiude che abusi ve ne sono, ma per questi non
poter convenire il distruggere l'istituto_, si far d'uopo
emendarlo: cosi si apre ladito a prendere in esamc
i piani economico-disciplinari dei monti di pieta degli
otto capoluoghi delie provincie venete, nota di ca-
dauno di essi le imperfezioni, e avvisa i modi per ri-
mediarvi.
Riunitosi 1' Istituto, dopo questo letture, a tratla-
re d'aflari interni, si stabiliscono i giorni per le adu-
nanze dell' anno 1855-5(3, che sono i seguenti:
70
TABELL4
dei giorni in ctti si faranno le Adunanze ordinarie nell'anno
accademico 1855-56.
at
>
o
9
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09
o
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Q
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27
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27
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20
47
20
30
28
25
17
28
29
30
23
21
18
~
Adu-
II presidente legge il dispaccio dell'I. R. Luogo-
tenenza 3 settembre p. p. j\. 7144, con cui e parteci-
pato alia presidcnza dell' I. R. Istituto che S. M.
I. SI. A. si e graziosamcnte degnata di nominarc a
segretario dell 1 Istituto mcdesimo il dott. Giacinlo l\a-
mias, e di permettere che al cessante segretario dott.
Girolamo Vcnanzio sia manifestata la sovrana soddi-
sfazionc per li distinti servigi da lui prestati. L' Isti-
tuto fa susseguire a questa lettura i proprj ringrazia-
menti al cessato segretario medesimo.
Indi il M. E. e vice-presidente prof. Menin, rela-
tore della Commissionc, che in ordine al dispaccio
2(1 ottobre 4855, N. 2958, dell' I. R. Luogotcncnza
— 74 —
iii norainata per dare il suo avviso inlorno al musaico
non e guari scoperto nella citta di Adria, legge il se-
guente rapporto:
Da circa un anno in un i'ondo suburbano d' Adria i'u
disseppellito un musaico coramesso di pietruzze bianche e
nere, disposte in regolare disegno di circoli cbe fra di loro
s' intcrsecano formando quella spezic di decorazione die
volgarmente si denomina a mandorla. L' opera si vede ter-
minata da un lato soltanlo, per lo che dovette una volta
eccedere Ie dimensioni attuali. Nondimeno presenta una
superlicie di 2'<0 metri quadrati, contandosene diciolto in
lungbezza e quattordici in altezza.
II sig. Bocchi, il quale come ognun sa possiede in Adria
celebrata collezione di iiguline etrusche dissotterrate qua e
cola nei contorni di (juella citta, e cbe non e meno ama-
tore di si fatte anticaglie, che coltivatore degli studii arcbeo-
logici, venne richiesto dall' I. R. Commissario del distretto
del suo avviso intorno alia nuova scoperta.
La risposta del sig. Bocchi riconosce nel musaico un
lavoro romano, cbe per altro non reputa anteriore al terzo
secolo dell' era volgare, lasciando desiderare gl J indizii che
lo determinarono a defraudare il monumento d' una eta
piii reverenda.
Ouantunque un notabile avvallamento nel mezzo abbia
ridolto il musaico ad una forma concava, tuttavia il sig.
Bocchi lo reputa senza esitanza un pavimento, essendosi
convinto, merce Ie screpolature degli orli, che la concavita
s' 6 lormata per lento cediincnto del suolo.
Passando a deciderc sul pregio, il sig. Bocchi non ne
fa gran conto, c perche il musaico adriese non c storiato,
e perche iratnmenti di musaici in pietre nere e bianche
— 72 —
sonosene gia trovatiin ogni parte d' Italia. Tuttavolta Don
gli nega un' importanza relativa rispetto alia cilia presso
alia quale fa rinvenuto.
In conseguenza cli tale importanza, il sig. Bocchi pro-
pone la conservazione tie I monumenlo, ma si spaventa
air idea delle difficolla die si opporrebbero al trasporto
del medesimo e del poco vantaggio che si ritrarrebbe da
una tettoja, molto piu per essere divisa la proprieta del
fondo ove il musaico giace presentemente. Suggerisce in
conseguenza, che qualche pezzo nelle maggiori dimensioni
possibili, siane asportato in luogo di sicura conservazione,
p. e. ncl locale del Municipio.
1/ I. R. Commissario dando conlezza della scoperla
all' E. I. Ii. Luogotenenza, accompagno alia sua relazione
la lettera del sig. Bocchi ed il disegno del musaico in pic-
cola scala. L' I. II. Luogotenenza poi diresse e nota e let-
tera e disegno al nostro Istilulo, ond' averne 1' avviso sul
trasporto dal sig. Bocchi proposlo.
La Commissione eletta a riferire su questo argomento
i proprii pensamenti concorda col sig. Boeclii sulla poca
importanza del musaico adriese, perche egli e vero abbon-
dare in lutta Italia frammenli di pari lavoro, ma soggiunge
die le dimensioni del musaico d' Adria essendo uniche
nelle nostre provincie merilano particolare riguardo.
Sulla forma concava non puo la Commissione pronun-
ziare verun giudizio, conciossiache il solo esame sul luogo
possa condurre a stabilire se a bella posta sia slato in lal
guisa fabbricato il musaico, o veramente se per cedimenlo
del sottoposto terreno siasi incurvato. Nel primo caso gli
eruditi avrebbero di che occuparsene e converrebbe cou-
servarlo intero ad ogni costo.
La Commissione non si lascia intimidire dalle dillieolla
— 73 —
clic spaventarond il sig. Bocchi quando pensava al tras-
porto del musaico da luogo a luogo, anzi crede che qua-
Iora v' abbia nel palazzo municipale d' Adria stanza abba-
stanza capacc, il musaico vi giungera e vi si adagera non
avendo sofferto il rainimo danno. La Datura dell' opera
musaica e tale, che pu6 dividersi seguendo I' andamento
delle pietruzze in porzioni piu o mono estese c ricomporsi
da poi, senza ehe eseguita la generale ripulitura resti trac-
cia visibile dell' avvenuto sraeinbramento. Ne percio richie-
desi erculea fatiea, od esorbitante dispendio. Bastera poco,
purche non manebi pazienza e scrupolosa attenzione.
Hanvi nel piano nobile del palazzo Torlonia in Roma
parecehie stanze pavimentate con bellissimi musaici antichi
rinvenuti fra le rovine delle terme Diocleziane, e presso
al circo di Caracalla. Spaziose sono le stanze e quali con-
vengono a principesca abitazione. Ne di fermo que'preziosi
musaici salirono interi la marmorea scalea, ne'interi var-
carono gl' ingressi, o s' introdussero per le finestre. Esst
vi fui'ono recati a brani, e ricongiunti poscia con tanto di
maestria, che non v' e linea, non figura che si rimarchi
spostata d' un capello. Nella stessa guisa aveva deciso la
Corte di Napoli di far trasportare agli Studii od in altra
particolare ediflcazione della capitale il grande musaico
scoperto entro la casa del pretore in Pompei.
In questa guisa opina la Commissione deva riporsi in
luogo di sicurezza il musaico d' Adria, non perche rivaleggi
con quello di Pompei o cogli altri delle terme Diocleziane
e del circo di Caracalla, ma perche unico lavoro anlico di
tal fatta e di lanta estensione nclle provincie lombardo-
venete.
La Commissione insiste sul trasporto anche per un
altro motivo. II sig. Bocchi avvcrli che, battendo in alcune
Serk III. T. I. 10
— 7-4 —
parti del rausaico, suonava al di sotlo quel rimbombo cupo
che manda 1' aria mossa in luoghi vuoti. Importerebbe co-
noscere se quei vuoti realinente esistono e diligentemente
perlustrarli. Non si puo supporre che un tanto pavimento
ivi si trovi a caso. Doveva far parte o di pubblico ediiizio o
abitazione magnatizia, per la qual cosa, rirausso che sia, dara
occasione d' utili ricerche e fors' anche d' importantissime
scoperte.
Quest' e quanto la Commissione ha creduto di esporre
sul conto del musaico adriese a Iume dell'Islituto. Scarso
lume, perche senza 1' ispezione del monumento, la Commis-
sione stessa dovette andarsi tentone.
L' I. R. Istitulo approva il presente rapporto,
che viene quindi accompagnato all' I. R. I^uogote-
nenza.
ADIINANZA DEL HOMO 26 50IMBRI 1855
JLJopo 1' atto verbale della precedente adunanza
privata 13 agosto, il prof. Bellavitis nota che in essa
il dott. Nardo non aveva detta neppur una parola della
risposta la quale apparisce dal letto processo verbale
aver egli fatta a lui, mentre si era anzi riservato di
rispondere appresso ; che ove l'avesse veramente fatta,
egli, Bellavitis, avrebbe replicato : che esscndovi una
inconciliabile distanza fra quei fisiologi, i quali snp-
pongono dubbioso il dipingersi capovolto dell'immagine
nella retina, ed i fisici che lo ritengono fuor di ogni
dubbio, era impossible qualunque discussione.
A cio il dott. Nardo rispose : che avendo veduto
mandata dal Bellavitis per islamparsi nel processo
verbale qualche cosa che gli pareva non aver detta
nella ricordata adunanza. ha creduto pur egli di ag-
giungere quel tanto che fu inserito nei processo ver-
bale medesimo ; che del resto riteneva esser egli d ac-
cordo. 11 Bellavitis soggiunse ripetendo che niuna
delle cose stampate nella risposta del iXardo furono
— 7(i —
da lui dette nell " adunanza : ch' egli, Uellavitis, non
mando in iscritto niente pin di quanto aveva esposto
a voce; e che, ben lungi di trovarsi d'accordo, la di-
scnssione gli sembrava impossibilc.
Dopo cid la presidenza si e creduta in debito d'an-
nunciare all'Islituto che per ragioni dipendenti da on
particolare contrattocol tipograib Antonelli, di cui gli
dara notizia, essa stimo conveniente per questa sola
volta, ed in via di eccezionc, di far precedere la stampa
alia lettura dei due processi vcrbali 42 e 13 agosto.
II processo verbale e quindi appro vato. e sotto-
scritto da! prcsidente e dal segretario.
II s. c. dott. Gera (4) torno a intratlenere 1' I.R.
Istituto sn la ben nota e funesta nialattia che domina
nei bachi da seta, e ch' egli chiama atrofia contagio-
sa offerendo ragguagli snlle osservazioni e sugli studj
da esso intrapresi.
Ei sospetta che Y atrofia dominante non si possa
appellar nuova ; perche forse da molt'anni se ne sono
veduti qui e qua i tristissimi effetti, specialmente dopo
l'anno 1830. E crede che nulla di nuovo abbian detto
gli scritlori da Dandolo e da Lomeni in poi ; e che noi
italiani da molto tempo prccedemmo i t'rancesi nelle
opinioni da essi oggidi esposte ed abbracciate.
Primo scopo delle sue ricerche furono la qualita
della foglia di gelso, la natura delle razze di filugelli,
non che la influenza su di esse esercitata dai diversi
nietodi di allevamento. E vide manifesto che, anche
(1) Questo sunln t'u compilalo e presentato dnl medesimo antore.
— 77 —
la ove piu regna la malattia in discorso, la i'oglia era
veramcnte squisita e scevra dagli ordinarj parassiti ;
gracili e deboli lc razze di filugelli; copioso l'alimento
ad esse somministrato., ma non sempre opportune le
cure di allevamento.
E passando alia descrizione ed agli eflfetti del mor-
bo, il dott. Gera ne ricorda i segni caratteristici; e
specialmente che il baco prossinio a filare presenta,
entro lultima parte dell' intestino, un pigmento o sia
una sostanza particolare alterata o prodotta, la quale,
mano mano che il baco stesso si contrae e tesse il
bozzolo, si porta fiiori dello intestino. e si raccoglie
fra la nuova pelle e quella che va ad allontanarsi dal
corpo. Guardata aHesterno, tale sostanza si presenta
sotto forma di un fjlobetto azzurrognolo simile ad una
coccola di caflfe naturale. Ma, aperta la cute, essa si
mostra di tinta ciliegio profondo ed anche nerastro,
consistente come il cerume ; e quando e secca si fa
nera e lucente come pece o catrame.
Mentre tale sostanza va raccogliendosi fra le due
pelli. tal fiata viene disciolta dagli umori nutritizj che
la circondano; e tal altra si addossa tutta o in parte o
sulla esterna superficie della nuova pelle o su la inter-
na di quella pelle che si allontana: ne manca il caso
che si depositi su la interna parete del bozzolo. E vide
egli che, ove non venga assorbita, e tutta si depositi
o nella pelle che si allontana, o sul bozzolo, la crisa-
lide e la farfalla, in cui il baco si cangia, escono belle
e senza traccia di malattia.
II dott. Gera si mostra sempre piu convinto che
— 78 —
r atrofia in discorso partecipi della natura del ne-
grone, o meglio sia una varieta di esso, e che
come questo sia afline alcalcino: e che giovi rite-
nerla conic malattia eredilaria e contagiosa. E par-
gli che debbasi considerare sotlo due aspetti diversi :
cioe quando il contagio si apprende direttamente
alio membrane villosa e ghiandolare, o quando esso
circola insieme agli umori nulrilizj. i\el primo caso
la sostanza mucosa si avvinghia alia membrana inte-
s tin ale dei bachi o delle farfalle sane, specialmente
al momento della nascita dei bachi, e quando. appena
mutati di peile. si trovano con essa sostanza in con-
tatto, forse anche quando essi camminano su le feccie
emessc dagli individui ammalati. E passa dal baco alia
crisalide e da quesla alia farfalla mentre avvengono
le metamorfosi, e da farfalla a farfalla durante la co-
pula, cosicche la maggior diffusione avviene da padre
in figlio, merce le ova che nel deporsi riescono a con-
tatto della sostanza nerastra, che trovasi presso l'ano.
Quando il contagio limita la sua azione alle membrane
intestinali. i bachi della terza e della quarta muta
non mostrano soffrire gran fatto; essendo che circo-
scritta e la lesione e la forza della potenza morbosa,
la quale tende phi che sia a moltipiicarsi, per quindi
meglio diflfondersi. Ma nei bachi appena nati o fino
alia seconda muta, e quando il contagio venga assor-
bito e portalo in circolazionc fra gli umori nutritizj
(com' e nei bachi mentre cangiano di pelle) allora le
funzioni vilali si alterano rapidamente. Una materia
nera si deposita nei condolli aerei. e ne difficulta la
— 79 —
rospirazione. Le lorze digerenti si mostrano fiacche,
perche la membrana ghiandolare presto appalesa una
certa inattitudine a svolgere la quantita e la qualita di
succo gastrico necessario ad apparecchiare 1 alimen-
to; i vasi assorbenti funzionano tardi. e male si ela-
bora il chilo; Tumor nulrilizio e nerastro; lie manca
il caso die alcuni punti o macchie gangrenose speci-
fiche si presentino qua e la sulla pelle. Da tulto que-
sto il dott. Gera crede, che Yatrofia contagiosa rechi
la morte appunto dietro cosi fatto assorbimento. E
vede fenomeni distinti j^iusta il modo e n\i ortfani lesi
dal contagio ; non altrimenti vediamo nella sifilide o
pin precisamente nella tisi tubercolare.
Da quivi il nosho socio corrispondcnte scese ai
mezzi per opporsi alia diffusione del morbo e per nie-
nomarne i tristissimi effetti. A quest' uopo. die' egli,
non sara mai bastantemente inculcato quanto importi
che gli educatori de' bachi scelgano razze non sola-
mente libere da malattia. ma eziandio le pin robuste
ed allevate ad ordinaria temperatura. ISe'luoghi in-
feslati dalla malattia, il mezzo che mostrasi meno
incerto, o di scegliere i bozzoli da destinarsi a se-
mente mentre il baco li tesse, di aprirli ed escludere
assolutamente quegl' individui che presentano di sotto
le piegature dell' ano un globetto cinereo. o sia la rac-
colta della materia nerastro-mucosa sopra ricordata.
E meglio di ogni altra cosa e non valersi minima-
mente delle partite, le quali abbiano in so qualche
baco, qualche crisalide o qualche farfalla ammalata. e
ficorrere a quelle allevate in paesi assolutamente sani.
— 80 —
Nell'attuale stadio dellc sue indagini,, il dolt. Gera
non pud assegnarc tulto il valorc che la sopraccennata
materia nerastro-mucosa puo avere o come parte es-
senziale, o come prodotto delta malattia^ o come causa
di uuove irritazioni nel haco da seta : ne osa affer-
mare che levandola al baco, si possa quindi ottenere
ova scevre da iufezione. Tuttavolta ei spera che ,
asporlaudola per tempo e accuratamente. cioe innanzi
che venga assorbita, e tutta togliendola al baco, cio pos-
sa giovare, almeuo quando il morbo presentasi appeua
entro le bigattiere, ne abbia assunto la forzaepidemica.
E percio, quando il baco abbia emesso quattro
quinti circa dell'umor serico di cui e ripieno, allora ei
consiglia ad aprire il bozzolo. Se il baco e ammalato,
mostra evidentemente il elobetlo o sia la macchia li-
vidastra fra le duplicative della pelle dell' ano e le
ultime zampe. Allora con una forbicc adunca e ta-
glicnte si fenda la pelle tra le ricordate duplicature,
tenendo lo strumento ben lontano dalla nuova cute
dorsale. Fatla cosi 1" apertura, la sostanza nerastro-
mucosa. mediante leggera trazione esce non diilicil-
mente. — JNotisi quivi che questa operazione non
disturba menomamente le metamorfosi del baco; il
quale si cangia egualmente in crisalide, poi in farfalla
e depone sue ova, come se non avesse sofferto. La
Commissione nominata dalle Auiorita regie in Cone-
gliano confermo questa e le altre osservazioni del
Gera: solo attende il nuovo raccolto per verificare
1' efficacia della operazione stessa sulla generazione
avvenire.
— m —
A menomare la sciagura varranno poi le buone
cure di allevamento, comunemente ahi troppo trascu-
rate ! E innanzi tutto il disinfettare opportuncmentc
locali c utensili., il mantcncrc ncll' ambiente una co-
stantc ventilazione, una certa quantita di i'umo di
legna verdi, moltissima luce e la piii scrupolosa net-
tezza, pasli regolari non tanto 1'requenti ed eziandio
la foglia unita. anzi che staccata dal ramo e tagliuz-
zata come si usa. E abbandonare il metodo accelera-
te, nei casi in cui sia mestieri procacciarsi ova per
semente.
Indi il s. c. dott. Pietro Ziliotto legge il seguente
rapporto :
L' Istituto mi commetteva di i'argii un rapporto sull'o-
pera del dott. Francesco Freschi, la quale s' intitola: Storia
documentata deW epidemia di cnlera-morfnis in Genova
net 1854.
10 trassi da questo libro vokiminoso le cose che ho sli-
mato le piu importanli, ed ora mi onoro di leggerne una
relazione che sara breve, e di darne un parere del cui va-
lore F Istituto giudichera.
11 dott. Freschi ragiona innanzi tutto e lungainente di
quattro casi di colera per tali notificati dal corpo medico
dello spedale di Pammatone in Genova, nessuno dei quali
per altro, a suo credere, fu di vero colera.
Egli narra quindi che trentotto giorni dal prime di
questi casi, e tre dalf ultimo, e propriamente il 21 luglio,
ne furono cola denunciati altri quattro sospetti ; che il co-
lera colpi effettivamente il 22 successivo tredici individui ;
cbe 1' epidemia ebbe la massima sua forza il primo agosto
Serie III. T I 1 1
— 82 —
assalendo ducentosessantacinque persone, c ehe I ultimo
caso del morbo fu notiiicalo il 16 novembre.
Riferiscc il dolt. Freschi, come sopra una popolazione
stabile di 100096 abitanti, i colerosi siano stali 53 1 8, dei
quali 2468 curat] negli spedali civili o inilitari ; eonie la
malallia abbia pigliati piu uomini (21)98) ehe donne, e piu
la gentc adulta (5896) ehe d' altre eta, e come il numero
dei morti sia stato di 2936.
Si ha da questa sloria, cbe la forma, il corso e il line
del morbo non diedero materia, dal lato clinico, a speciali
e nolevoli osservazioni ; ehe la terapia fu varia, tanto negli
spedali, quanto nella pratica medica a domicilio, e ehe
sopra 61 easi di colera grave, trattati col solfato di stricni-
na senz' altri farmacij furono 58 le guarigioni.
II dott. Freschi diseorre distesamcnle intorno alio prov-
videnze adottale in Genova per iofrenare ed estinguere la
epidemia,e numera le varie spese ehe a tale scopo sostenne
quel niunicipio. Quindi l'annona e la nettozza stradale ri-
gorosaniente sopravvegliale ; quindi comilati di soeeorso
e di benelieenza, spedali sussidiarii, vitlo, vestito, medico e
medicine ai poveri ; quindi vietate le fesle,, le sagre, le
processioui, i cilladini esortati al buon governo del corpo
e alia tranquillita dello spirito, incoraggiati i pusillanimi,
intimoriti i tristi e i cerretani perseguilati ; quindi le fa-
miglie miserabili dei colerosi trasferite in abitazioni salu-
bri, le case dcgl' infermi saniticate, le biancherie mondatc
in pubblici lavatoi, e i cadaveri inline custoditi e sepolti in
luoghi e tempi determinati. I quali ordinamenti ed opere
coslarono 600000 franchi, parte pagati dall' erario comu-
nale, parte donati dalla carila ciltadina.
E il dolt. Freschi, temendo a ragione non fosse il colera
per assalire Genova un' altra volla, raccomanda i prov-
— 83 —
vcdimenli Bella passala epidemia gia posli in opera o ini-
maginati, primi fra i quali il risanamento dei luoghi di
patento insalubrila, le visite e cure mediche a domicilio
coniro le frequenti diarree cosi detle premonitorie, e il
trasferimento in luoghi salubri delle famiglie povere dei
colerosi.
Da questo sunlo risultano quattro fatti distinti, e sono:
Primo : la mortalita grande di colerosi in Genova, se,
in generale, 1' intensity del morbo e in ragione inversa
della sua estensione.
Secondo : 1' utilita prevalenle della cura slimolante, se
il solfato di stricnina usato in soli casi gravi diede appena
58 morti su cento infermi, mentre con altre cure in casi
gravi e leggieri la mortalita e giunta al 55 per cento.
Terzo: la Iarghezza del municipio e dei eitladini di Ge-
nova in quella pubblica calamita.
Quarto infine : la diligenza, I 1 esattezza e 1' ingegno del
dott. Freschi nel raccogliere, discernere e commentare
tanta materia per la sua storia.
Ma questa storia non avrebbe in se stessa che una se-
condaria importanza se un elemento lilosofico di grande
valore non la informasse. E questo elemento, non die non
mancare nel libro scrilto dal Freschi, fa duopo dirlo,
vi sovrabbonda. Esso e continuo dalla prima allullima sua
parola, onde tutte, e pure ve ne son tante, le corieatena.
Questo elemento, o principio, o doltrina e 1' epidemia nel
significato puro e semplice di opposizione al contagio.
Un tempo, il doll. Freschi affermava il colera essere con-
tagioso: ora lo nega, e la nuova sua professione di fede egli
la inviscera nella storia documentata di cui favello. Anchc
il giudizio del Freschi in siffatta materia era altera auto-
revole : cangialo, io non so bene se tale possa piu essere o
— 84 —
diyenire, e cio per due ragioni : la prima, perche due opi-
nion'! opposle proferile dalla stessa persona suit' idenlico
oggelto non possono essere egualmentc eredibili ed auto-
revoli ; la seconda, perch e i fatti e gli argomenli portati
in eampo dal Freschj per 1' epidemia non dislruggono,
per quanto io penso, ne indeboliscono quelli addotli da al-
tri niediei per il contagio. Ed e propriamente su queslo
punto die e mio proposito di Iratlenermi.
II dolt. Fresehi, allegando il fatto che, quale.be tempo
prima e durante l'epidemia di colera, le popolazioni e prin-
cipalnienle i poveri patiscono di basso ventre, ne Irae la
conseguenza che il colera sia di nalura epidemico.
Qui fa di meslieri distinguere due eose, e sono : il do-
minio delle sofferenze addominali, e il piedominio di que-
sts sofferenze nei poveri.
Rispetlo alle dominant! sofferenze addominali, parlando
dell 1 epidemia di Genova in luglio, agostoe setlembre 1854,
io osserverd, che come V ordinaria inlluenza delta stagione
estiva avrebbe potuto indurle, cost esse non valgoao, nel
eonereto easo, a dimostrare la tesi del Fresehi. Ne var-
rebbero, a mio credere, quand' anche il eolera vi fosse
scoppiato in altra stagione, per esempio in inverno, durante
il quale sogliono regnare le malattie del petto, e quasi tace-
re quelle del basso ventre. Imperciocche non puo esclu-
dei'si in generale :
Primo, che alcuni individui temendo di non essere presi
dal colera esagerino certi lurbamenti gastrici, i quali in al-
tri tempi e sotto altre circostanze sarebbcro corsi inosser-
vati, od almeno non medicati.
Secontlo, die tali altri per la trista impressione fatta
nel loi-o aninio dalla nozione volgare del morbo vicino, mi-
nacciante o prosenle, riferiscano al cenlro epigaslrieo il
— 85 —
loco d' ogni qualunquc sofferenz;i anche affatlo straniera
;illo stomaco e agl 1 inteslini.
Terzo, die sia veramente la diffusione del contagio,
anzichr 1' influenza epidemica, la causa de' loro patimenli
bencho leggieri.
Che poi, a prefcronza, la gente povera sia molestata da
lurbamcnti gastrici, o presa da eolera, non e un fallo che
oppugni la natura conlagiosa cli questo morbo, sia perehe
la gente povera, in generale, costituisce la pluralita A' una
popolazione, sia perche predilella mai semprc dalle ma-
lattie contagiose. Si obbicttera forse die i poveri, o per-
chi' men difesi, o perche piu iucauli, banno una mag-
gior disposizione che non gli agiati ed i ricchi a solto-
stare alle inOueuze epidemicbe ; ma facihnenle con cio si
conl'uta I obbiezione, che per soggiacere ad una malaltia
di natura epidemica e necessaria una disposizione princi-
palmente intrinseca o propria del corpo, mentrc per con-
trarre una malaltia di natura contagiosa occorre una
disposizione od un concorso di condizioni estrinseche al
coiqio ed intrinseche. Sotto questo punto di vista, i poveri
per le condizioni del loro organismo sono presso a poco tan-
to disposti ad un morbo epidemico quanto lo sono le allre
classi della popolazione ; ma le superano di gran lunga nella
c;ipacita esterna a conlrarre una malaltia contagiosa; im-
perciocfbc i mcstieri die li portano in lanli luogbi, le ne-
cessila cbe li prcmono, le immondezze che li circondano,
e le impriulenze inline, che sono loro counaturali, li espon-
gono a pericolosi contalti.
A sostenere la propria proposizione, il dolt. Freschi ag-
giunge, che il colera al primo suo manitestarsi in Genova
altacco conlemporaneamente jtarecchi individui. nuesto
lallo pero, essendo un'eccezionc alia regola, non c valevole
— 8(> —
a dimostrare la Datura epidemica del colera. Dissi eccezio-
ne alia regola, perche quasi in ogni luogo e in ©gni lempo
questo morbo s'appiglio prima a uno o due individui, quin-
di a piu, poscia a molti. E rimane poi sempre a conoscere
se in Genova quesla eccezione abbia realmente avuto luogo,
se cioe la malattia dalla quale furono colpiti alcuni indivi-
dui nei trentasette giorni obc precedetlero il 22 luglio, e
della quale si occuparono e raedici e magistrati, non sia
stata colera. II Freschi nega, che eerto Villantroy, pro-
veniente da Marsiglia, ove infieriva il colera, sia morto in
Genova da questo morbo. « I fatti anatomici » sono que-
ste le parole del dott. Freschi; le quali mi giova qui riferire
« i fatti anatomici parvero non lasciar dubbio sulla eselu-
» sione del colera asiatico ». Ed altrove « contutloche la
i) morte del Villantroy paresse doversi attribuire ad anti-
» cbe affezioni gastro-inleslinali ben piu che a colera asia-
» tico, ecc. » La parola parere, non a caso ripetuta, addita
certamente ad un' incertezza ; e poi se il Villantroy, come
asserisce il Freschi medesimo, e morto piu per antiche
affezioni gaslro-intestinalicbe per colera, cio vuol dire al-
meno che anche il colera ha avuta in quella morte una
qualche parte.
E non e punto provato che certo Gatti Francesco morto
in Genova il 19 luglio, dopoun decubito di circa quattro
giorni, non sia caduto vittima del colera. II Freschi, va-
lutati i necroscopici risultamenti, afferma che quest' uomo
sia morto di peritonite indotta da invaginamenti. Ma se lo
stesso dott. Freschi ammctte la possibility, che nel colera
avvenga l'invaginamento per causa dei vomiti ripetuti, e
se anzi egli cila due colerosi nei cui cadaveri si trovarono
degl' invaginamenti, perche dall' invaginamento del Gatti
dedurre die questo uomo non sia stato preso da colera? La
— 87 —
causa prossima della sua morte, 6 d' uopo pur convcnirnc,
fu'la peritonite ; ma cio non toglie, che la causa remota di
quest' inliamuiazioue sia stato il colera, e tanto menu in—
quanloche non e per anco dimoslrato, che questa malaltia
faccia morire sempre in un modo.
Ma dato anche e non concesso, che i due nominati in-
dividui non siano stati colpiti da colera, egli e certo, che
gli altri sei di cui fa parola il Freschi, additano chiara-
mente, che Genova, anche prima del 22 luglio, abbia avuto
dei colerosi.
Dice il dott. Freschi, che se il colera fosse effettivamente
contagioso e per cio stesso impor labile, la sua introduzione
in Genova avrebbe dovuto aver luogo prima del 22 luglio,
perche quella citta era in libera comnnicazione molto tem-
po innanzi con paesi infetti dalla malaltia. Ma, primaj co-
me io gia dissi, non e provato che il colera siasi fatto ve-
dere in Genova soltanto il 22 luglio ; e poi, fosse anche
stato eosi, cio non deporrebbe contro la nalura contagiosa
di questo morbo ; imperciocche se talora qualche paese
non fu assalito dal colera, quantunque circondato e non
difeso da altri che ne erano infetti, l'esserne stato preso un
terzo piii tardi, non e accidente dal quale sia lecilo d' ar-
gomentare, che la malattia, anziche di natura contagiosa,
sia di epidemica.
II colera infieri nei luoghi piii insalubri di Genova e ia-
scio intalti quasi tutti i salubri ; ed anzi, se qualche luogo
creduto salubre ne fu colpito, si e poi scoperto che effetti-
vamente tale non era. II dott. Freschi allega anche questo
fatto a prova, che il colera non sia contagioso. Ma poiche
il rapporto di questo morbo coi luoghi insalubri non e co-
stante, si come ne fanno fede le storie delle varie sue epi-
demic, e poiche le condizioni Gsiche d' insalubrita si asso-
— 88 —
ciano, getieralmente parlando, a quelle sociali di poverta e
d' iiuligenza, io credo, che questo argomenlo, dopo quanto
io dissi intorno alia maggior attitudine del volgo a con-
trarrc le malattie contagiose, non meriti una seria con-
futazione.
Ne dall' altro fatto, die nessuno degl' individui appar-
tenenti alio famiglie povere dei colerosi fu colpito dalla
malattia, dopochc tutti furono trasferiti in abitazioni salu-
lubri, parmi si possa inferire la Datura epidemica del co-
lcra. L' induzione, in questo caso, deriverebbe dalla sola
presunzione, cbc se non si fosse effeltuato il trasferimenlo,
taluno di quegP individui, pel continuato soggiorno sotto le
identicbe eondizioni, avrel)be avulo il eolera. Ma ancbe te-
nuta questa presunzione per un fatto, cio non basterebbe
a legittimare I' induzione del Frescbi ; percioeche si po-
Irebbe sempre opporgli, cbe il prolungaraento della pcrma-
nenza a contatto diretto o indiretto di colerosi o . Dal sig. dolt. Giovanni liizio.
Sopra vn fenomeno presentato dalla slearina del burro
di cocco net rappigliarsi dopo la fusione. Notu. — Di pag. 5
in 4° Venezia, 1855.
37. Dal s. c. prof. Abr. Massalongo.
Zoophicos novum genus plantaruni fossilium. Monogra-
phia. Verona, 1855, di pag. 52, in 8° con 5 lav. annesse.
38. Dal s. c. nob. Luigi Parravicini.
I'rospetlo dell' 1. R. Scuola reale, e naiilica di Venezia
per I' anno 1854-55. Venezia, 1855, di pag. 54, in 4.°
31). Dal sig. ing. Francesco Formenlon.
Progcllo delta piazza Palladia sull' Isola in Vicenza, e
progcllo di ricostruzione delta piazza maggiore. Vicenza,
1855, di pag. 50, in 8."
40. Dall Accademia Pontificia dei Nuovi Lincei.
Alii dell' Accademia Pontificia dei Nuovi Lincei. — Ro-
ma, 1855 ; Sezione I, del 19 dicembre 1852.
4d. Dal sig. prof. Vinccnzo Gallo, di Trieste.
Pilotaggio. Analisi completa del mclodo con cui si de-
lermina la lat Undine delta nave e I' an goto orario, per
mezzo di due allezze del sole prese fuori del meridiano, e
dell' inlervallo di tempo die divide le due osscrvazioni,
Mcmorie. -- Trieste, 1855, di pag. 50, in 8."
— 104 —
42. Dai in. e. cav. Emmanuele Cicogna.
Dellc Iscrizioni veneziane per esso raccolte ed illu-
strate. Vol. I al V. (Venezia i 824-1812, in 4." ) c fasci-
eoli 2 del Vol. VI.
43. Dair I. 11. Ministero doll' interno in Francia
( presentati dal prof. Zantcdeschi ).
Exposition universelle de 1851. Travaux tic la Com-
mission frangaise sur ^Industrie des nations. — Paris, in 8."
-1854 Tonic III, 2." Partie.
» Tome IV.
» Tome V.
» Tome VI.
» Tome VII.
I. R. ISTffliTO LOMMRDO
1) 1 S C I E N Z E, L E T T E R E E I) A R T 1
PRO GRAMMA
PRE.lllU DELLA FOPiDAZIORE CAGNOLA.
±j' I. R. Istituto propone il seguente quesito per il premio
fondato dal fu dottore Antonio Cagnola, da aggiudicarsi nell'adu-
nanza solenne dell'anno 4858 :
Dimostrare storicamente se la malattia scrofolare era co-
» mune presso gli antichi, o se realmenteil suo maggior dominio
» abbia cominciato in tempi a noi piu vicini.
» Descrivere i caratteri dell' abito o della diatesi scrofolosa,
» e precisare le forme morbose che si possono strettamente rite-
it nere come dipendenti dalla malattia scrofolare.
b Determinare, giusta lo stato attuale della scienza, quali si-
» stemi organici prediliga essa malattia, quale relazione patolo-
» gica abbiano tra loro le sue diverse manifestazioni, e quali
» siano le cause che ne promovono lo sviluppo e la rendono si
» comune.
» Esporre i mezzi igienici piu opportuni a prevenirla. ed i
» metodi curativi che meglio valgano sia a correggere 1' abito
» scrofoloso, sia a guarire le forme morbose piu pronunciate .»
II premio da aggiudicarsi alia Memoria riconosciuta degna e
migliore consistera in una medaglia d' oro del valore di Lire COO,
c nella somma di Lire 1800 in denaro.
1 dotti uazionali e stranieri, eccettuati i Membri effetti\i del-
1' I. R. Istituto, possono aspirarvi, e servirsi indislintamente nei
loro scritti delle lingue italiana, latina o francese.
Serie J J J. T. I J \
— JOG —
Le Memorie, senza indicazione dell autore, dovranno, entro
tutto dicembre 1857, trasmettersi fraache di porta alb Segrete-
iia dell' Istituto stesso in Milano nell' I. It. Palazzo di Brera, con-
traddistinte con epigrafe posta loro in fronte e ripetuta poi sulla
scheda suggellata, pine da unirsi, e contenente il nome, il co-
gnoine ed il domicilii) dell'autore. — Si raccomanda I'osservanza
delle notate discipline affinche le Memorie possano essere prese
in considerazione.
Esauriti i giudizj, si apiira la sola scheda unita alio scritto
degno di premio e le altre schede si abbruceranno ; i manoscritti
rimarranno nell'Archivio dell' Istituto medesimo a giustificazione
dei proferiti giudizj.
La IVIemoria premiata restera di propriety dell' autore : ma
quest i sara obbligato a pubblicarla tnlro un anno, prendendo
all' uopo i concerti colla Segreteriu dell' 1. It. Istituto per il for-
mato ed i earatteri. e consegnando alia inedesima cinquanta
useiiiplari della Memoria stampata, dopo di che soltanto potra
conseguire il premio in denaro.
Mil. inn, il ;S settembre 1855.
// Presidente
ROSSI.
// Seyrblario
Pro!'. Gio. Yklauim.
ASSOACCAD. ISob-iifi DISPEMSA SECOKDA
SILLE UNITl DELLE VARIE QUANTITA PISIGHE
SULL' IMPORTANZA ED USO DELLE T'EORlE
PER RACCOGLIERE
E tiOOKDINAHE 1 FENOMENI FIS1GI
D1SC0RS0
DEL M. E. PIIOF. GIUSTO BELLAVITIS
hello
nelle adunanzc del 20 luglio J851 e 21 marzo 1852.
belle principali unita.
1. liella massima parte delle nostre coguizioni e delle
nostre idee entra neeessariamenle la nozione di piii o di
meno, la nozione cioe della quantita. E quelle cognizioni,
quelle idee non sono bene definite e determinate se non sia
determinata quesla quantita, il che richiede che siasi stabi-
lity una unita, a cui riferire tutte le cose della sua mede-
sima specie.
2. Egii 6 criterio non dubbio per riconoscere se in
qualcbe ramo di scienza possa sperarsi precisionedi linguag-
gio, esattezza di risultamenti, I' esaminare se siasi potato
stabilire precise unita, e se ad esse possano riferirsi le cose,
che formano il soggetto della scienza.
5. Scorrcte alcune opere dei tempi andati. e vi vedrete
Serie III. T. I. IS
— 108 —
spicgali i fenomeni lisici, Iracciali i circoli lungo i quafi
si vuole che si muovano i corpi celesti, descritti i vortici
della materia, spiegato il come siasi formato I' universo ;
di lutto resa ragionc, enumerate tulle le cause, indicati gii
effetti. i\Ia quelle spiegazioni si riferivano desse ad uuila
ben definite? No. Si parlava di furze, si parlava di modi-
ficazioni, s' immaginavano iluidi continuamente movenlisi;
nessuna unila si stabiliva, nessun numero si pronunciava.
Quelle pretese spiegazioni di lutto, nulla spiegavano, per-
che di nulla precisavano la quantity. Esse caddero lultc
nel meritalo obblio.
i. Si comineio a misurare la gravila, e qualche altra
forza, e si ebbe la meccanica : si misuro V attrazione uni-
versale, e si ebbe una vera astronomia. Lavoisier sollo-
pose Ic analisi e le sintesi alio sperimento della bilaneia, e
si ebbe la chimica.
5. Anclte in tempi a noi piu vicini abbiamo escmpj di
teorie, colle quali inulilmenle si tenlo di spicgare i fenomeni
lisici; perche non avendo slabilila alcuna misura alia
causa, maneo ogni misura anche agli effetti : e le spiega-
zioni fondale soltanto sopra un vago, e non ben determi-
nate* ragionamento, valgono bene spesso lanto a rendere
ragione del fenomeno reale, quanto valerebbero a dimo-
strare il suo opposto. — Cosi il Nobili credette forse imitare
il Newton ammeltendo un'altrazione Ira la materia ordina-
ria ed un fluido soltilissimo destinato a spiegare i fenome-
ni calorilici, luminosi, eleltrici e magnetici, ed ammettendo
una repulsione tra le parti di questo fluido. Ma vi fu questa
differenza, che il Newton stabili una precisa misura del-
1' attrazione universale; il Nobili lascio indeterminate le
misure delle sue atlrazioni e repulsioni ; cosi il primo fece
opera, die passera inconcussa alia piu tarda posterita ; il
— 109 —
secondo non appena ebbe compiuta la sua meccanica della
materia, ei suoi tratlati sulla luce, sul calorico, sull' elet-
tricismo e sul magnetismo, eh' cgli stesso li lascio in quel-
I'obblio, in cui li seguira ogni allra opera, che seuza sta-
bilii e precise unita, senza dare le misure delle cause e degli
effetli, creda spiegare i fenomeni, menlre nemmeno giunge
a descriverli.
0. Egli e quindi argomento importantissimo vedere
come si possano misurare le cose lutte, che formano l'og-
getto delle nostre considerazioni ; e per misurare, la prima
ricerca si e quella di stabilire delle precise unita a cui
riferirle.
7. Le unita allre sono fondamcnlali, altrc sono com-
plesse e riducibili a quelle prime : lo scomporre queste
ultime e spesso cosa utile, poiehe vale a schivare qualche
grave errore il notare se le formule soddisfacciano alia
legge d' omogeneita. E, per esempio, un' unita complessa
quella, che con poco feliee denominazione dicesi chilogram-
melro, e che contieneinse 1' unita di massa, I' unita di lun-
ghezza ed una unita di forza.
8. La prima delle unita fondamentali e il metro. Perche
il lipo ne fosse egualmenle comune a lulti i popoli, esso fu
tolto dalla terra. Ma veramente il quarto del meridiano
supera i dieci milioni di melri di parecchie migliaja; sicche
il nostro metro b minore di quello che doveva essere di
quasi un millimetre Inesattezza enorme ove si considerino
i dispendii fatli per avere esalla quests unita fondamen-
tale; ed inesattezza tanto piu dispiacevole, quanto ch' essa
non fu conseguenza delle inevitabili imperfezioni di osser-
vazionc, bensi dipendette da due ^rossolani errori di ra-
ziocinio commessi da quelli, die presiedettero alia gran-
diosa operazione di misurare una base per dedurne la
— 110 —
grandezza del meridiano terrestre. E fu anche buona ven-
tura che i due errori in parte si conipensassero, perche se
si fossero sommali insieme avrebbero portato l'inesattezza
del metro a due millimctri. Del resto, il metro e ormai le-
galmenle stabilito, e niuno vorra mutarlo per porlo d' ac-
cordo colla grandezza delta terra, cosa di una importanza
affatto seeondaria.
9. Quando sara poi adottata questa misura da tutti i
popoli? Nulla ci fa sperare che tat cosa sia vicina. — Bi-
sogna cont'essare cbe quelli, che stabilirono le norme pel
sistema metrico, passarono troppo leggermente sopra al-
cune considerazioni, bensi accessorie, ma che pur molto
avrebbero contribuito a farlo adottare: il metro e una
units troppo grande:, negli usi comuni non basla tener
conto dei suoi decimi, bisogna discendere ai centesimi, ed
allora il calcolo menlale diviene incomodo. Se il metro
fosse stato la centomilionesima parte deH'inlero meridiano,
sarebbe riuscito un'unita piu comoda, e meno differente
dai piedi e dalle braccia gia sussistenti.
10. Che se il popolo e ritroso ad adottare una nuova
unita di misura, e pur troppo vero che i dotti,ed in ispecie
i niatematici, gli diedero il cattivo esempio. — Invano furono
calcolate estesissime tavole, invano at matematici ed agli
astronomi doveva riuscir palese piu che ad ogni altro il
vantaggio del calcolo decimale : la divisione nonagesimale
e sessagesimalc rimase vincitrice; e dopoquesto fallilo ten-
tativo di toglierle I'antico dominio, cade ogni speranza che
il calcolo decimale le sia mai piu sostituito. Sicche forse
avverra che il popolo abbandoni i suoi soldi, le sue on-
cie, ece., e che intanto il malematico conservi i suoi 90
gradi.
1 1. Niuna difficolta presentano le misure dell'estensione
— 114 —
di superlicie o di volume. — Passando alia misura della
massa, bisogna da prima stabilise che cosa s 1 inlenda per
massa di un corpo: se si dieesse ch' essa ne e la quantity
di materia, nulla si direbbe di preciso e di suscettibile
d'osservazione. La sola idea che si possa attribuire a que-
sta frase si e che, qualunque eangiamento si faeeia subire
ad una unione di corpi, la loro quantita di malcria non
verra mai a cangiare. Ma quesla sola idea non sarebbe
sufliciente a misurare la massa, a stabilire, per esempio,
quando un pezzo d'oro ed uno di ferro abbiano egual
massa. Bisogna trovare una proprieta misurabile, che sia
proporzionale a questa immaginata massa. — - Ora la velo-
eita che una forza in un dalo tempo puo imp rimer e ad un
corpo e differenle secondo la grandezza e la nalura di
questo corpo; potremo dunque stabilire che due corpi sono
di egual massa se in egual tempo ricevono eguali velocita
da una stessa forza; cost la proprieta che serve a misurare
la massa si e quella che (con denominazione die fu origine
di molte malintelligenze) fu detta inerzia.
12. Che poi veramenle niuna rautazione nei corpi valga
a cangiarne 1' inerzia; quesla e una di quelle molte leggi,
che si ammettono guidati dall' analogia, e da quella conse-
guente predisposizione a credere che nella natura tutto sia
semplice, cioe conforme alio nostre idee; del resto, poche
dirette sperienze si potrel)bero citare per comprovare tal
legge, la quale piuttosto risulta da un insieme di fatti
complessi.
15. La massa dei corpi polrebbc misurarsi eol mezzo
delta bilancia di torsione, che dal rallentamento delle sue
oscillazioni potrebbe dedursi la misura della massa, che si
movesse insieme coH'astadi ta! bilancia. — Del resto, il
peso ci da un mezzo mollo pin comodo per misurare la
— 412 —
massa ; dacche I'egual caduta dei gravi, c (molto meglio) le
oscillazioni isocrone di pendoli formati di sostanze diverse,
ci hanno assicurato che in ciaschedun luogo lo sforzo della
gravita sui corpi, ossia il peso, e proporzionale alHnerzia,
ossia alia massa. E I'astronomia meglio ancora ci assicura
della generality di questa legge.
14. L' unita di massa dicesi c kilo gramma, ed e quella
di un litro d'acqua alia massima densita. La scelta del-
l'acqua fu certamente opportunissima, ma arbitraria. — La
natura ci avrebbe dessa presentato un'altra unita di massa
indipendente dalla scelta di un corpo, piuttostoche di un
altro? Mi pare di si; purche pero si scegliesse da prima
T unita di tempo. — Infatti e da tutti ammesso essere una
propriety della materia proporzionale alia sua massa quella
di attrarsi secondo la legge Newtoniana, quindi poleva
prendersi per unita di massa quella die agendo per una
unita di tempo sopra un punto materiale posto sempre ad
un metro di distanza gli comunichercbbe la velocita di un
metro. — Scelto il giorno per unita del tempo, questa ra-
zionale unita della massa sarebbe all' incirca di due cbilo-
grammi.Del resto, questa determinazione e imperfettissima,
percbe per oltenerla direttamente occorre la celebre spe-
rienza del Cavendisb sull'attrazione di masse conosciute.
15. La naturale unita del tempo e il giorno solare me-
dio, che colla sua centesima parte darebbe pegli usi co-
muni una comodissima unita (cronoj, la quale si suddivi-
derebbe poi in millesimi. Ma probabilmente rimarra sempre
la meno comoda divisione in 24 ore ed in 86 500 minuli-
secondi ; ad onta dclle riduzioni die per tal modo si ren-
dono necessarie.
16. Dalla unita di lunghezza <• dall' unita di tempo na-
scc I' unita di velocita, che e una di quelle unita, che di-
— 113 —
ciamo complesse, perche risultuno dalla combinazione delle
unita fondamentali. Ne viene pure I' unita di quella forza,
die dicesi acceleralricc, e clie, mirando all' effetlo piutto-
stoche alia causa, meglio direbbesi turbazione del movi-
mento. — Col linguaggio matematico la velocita e la deri-
vata prima dello spazio rispelto al tempOj e la turbazione
ne e la derivala seconda. Egli e sollanto sviluppando l'idea
contenula in questa frase cbc si puo dare la vera defini-
zione della velocita nel moto vario.
17. Segnando con [m] il metro e con [l"] il
minuto secondo, 1' unita della velocita dee segnarsi con
|m: I"! per indicare cli' essa dipende da quelle due unita
fondamentali, ed e in ragione diretta della prima ed inversa
della seconda. — Per le medesime ragioni, l'unita di turba-
zione del movimento sara espressa da [mil'V] ; indi-
candosi cosi che in \" si lia un accrescimento di velo-
cita — [m: I "| .
18. Una forza acceleratrice e per noi sopra ogni altra
interessanlissima, poicbe vi siamo continuamente sottopo-
sti. Essa e la gravity, il cui effetlo corrisponde a circa
9,8 delle precedenti unita di turbazione del movimento.
Porremopcr brevita 9,805 [m: rVj = [g] ; il qualvalore
e relativo alia latitudine di mezzo retto.
^9. Parmi cbe come la terra presenta colla sua rota-
zione la nalurale unita di tempo, cosi pure desse colla gra-
vita la nalurale unita di forza, e quindi anche di lunghez-
zo. — Invece si voile prendere quest' ultima da una dimen-
sione della terra (molto laboriosamente c molto inesalla-
mente misurala), c non e di alcun vantaggio clie il quarto
del meridiano si accordi coll' unita di lungbezza ; menlre
nella meccanica tornerebbe comodo clie la gravita ( alia
latitudine media ed al livedo del mare ) fosse espressa da
— m —
una o da dieci unita. — Per lal inaniera la piCi naluralo
units di lungliezza sarebbe di circa 75 centimetri ; espri-
mendo il giorno con 100000 unita di tempo, e la gravila
col numero 10.
20. L' unita di forza motrice risulta dalT unita di massa
moltiplicala per I' unita di turbazione del movimento.
L* unita di massa everamenle quclla di uno stereo o metro-
cubo tY acqua purissima ; noi la scgneremo con |s| : ma
il piu spesso prendesi per unita di massa quella di un Utro
d' acqua |l] , cioe il cbilogramma. La razionale unita
di forza e espressa da [Im : \ "\ "\ . II peso e la forza
motrice prodotta dalla gravita, quindi la sua unita c
9,805 [ImH' / 4 // ]—tgl] . — Molti intcndono per chilogram-
ma questa quantita di peso ; ma invece il cbilogramma e
propriamente Y unita di massa: poich6 la massa e cosa
assoluta, die non rauta, come il peso, al passare da uno in
altro luogo.
21. La vera forza o la forza motrice: la parola forza
fu adoperata in pareccbi significati, il cbe produsse lalvolla
qualebe confusionc e malinlelligenza. — Le forze motrici,
secondo cbe o sono tra loro equilibrate, o producono una
turbazione nel movimento, possono dar origine ad essen-
ziali differenze. — La stessa regola del nolo parallelogram-
mo serve a comporre tanlo due movimenti, quanto due
velocita, oppure due turbazioni di movimento; ed.eziandio
si compongono nello stesso modo tanto le forze tra loro
equilibrate e cbe producono soltanto pressioni, quanto le
forze cbe producono turbazioni di movimento.
22. Per mostrare collesperienza la composizione dellc
forze, si adoperano talvolta tre funicelle insieme unite in
un nodo, le quali dopo essersi distese in piano orizzontale
accavallano tre carrucole, e discendono verlicalmenlc por-
— 115 —
tando tre pesi, per esempio di 8,di 1 5 e di 17 graimni. So
le due prime funi sieno ( nei loro tratti orizzoululi ) Ira
loro perpendieolari, e la direzione delta terza sia la pro-
lungazione della diagonale del parallelogrammo rellangolo,
clie ba i lati lungo le prime funi proporzionali ai numeri 8
e 15, il nodo reslera fermo e le forze in equilibrio: perehe
8, 45 e 17 sono proporzionali a due lati ed alia diagonale
di un rettangolo. Potrcbbe credersi clie, lagliando la terza
fune, il nodo tirato dalle due sole forze 8 e 15 tra loro
perpendieolari si muovera eolla direzione esattamenle
opposta a quella della forza 17, ebe da prima lo teneva in
equilibrio. — Pure la cosa non e cosi : se immaginiamo
cbe nel nodo siavi una massa di 6 graimni, e faeciamo
aslrazione dalle masse delle funi, ebe supponiamo lunghis-
sime e non estensibili,quel nodo si muovera eon moto uni-
formemente aceeleratopercorrendo la diagonale diun qua-
drilatero, i cui lati anzicbe 8 e 15 saranno 8 e 10.
25. Queslo apparente paradosso si spiega osservando
che, quando il nodo si muove, le lensioni delle due funi
diminuiseono da quello ch' erano nello stato di quiete;
periodic soltanto nel primissimo istante lo sforzo combi-
nato delle due funi e direttamente opposto a quello della
terza fune, cbe fu tagliata.
24. Tornando alio unita noteremo ebe quando, anzicbe
una pressione assoluta, si considera la pressione sopra un
elemento di superficie, 1' unita di tal pressione e data da
una colonna d' acqua di massima densita delfaltezza di un
metro, ed e espressa da [gs:m 2 ] , cioe mille ebilogram-
mi per ogni metro-quadrato. Del resto, la vera unita di
pressione sarebbe (§20. ) [sm:nrl"l"] , la quale e in-
dipendente dal valore di ~+~ V ) fa' ,n l • G° s ' i,llc ' lc qucsla volta
— 120 —
r effello si sara ottenuto col consumo del solo lavoro
Iglra]; ma avra occorso da prima prendere a prestito
una park' di lavoro, il quale sara restituilo alia fine. -
Questo prestito di lavoro puo aversi mediante una mac-
china gia in movimento munita di volant e (§ 40). Col suo
mezzo si puo senza consumo di alcun lavoro (fatta astra-
zione dalle resistenze) trasportare una massa da un punto
all'altro egualmente elevato : giacche il lavoro, die si puo
riprendere eslinguendo la comunicata velocita e precisa-
mente eguale a quello impiegato a produrla. — S' intende
che qui si tratla soltanlo di una possibility raziomde, e che
rimangono gravissime diflicolla nella cosliluzione della
macchina.
58. Supponiamo che un inotore 12 [ghn : T| pro-
dtica hensi in I" il lavoro di dodici chilogrammetri,
12 [glm], ma cio sotto la condizione che il punto, a cui
csso e applicato si muova, colla sola velocita di due metri
per secondo, 2 [in : I'j , csercilando quindi per tutto lo
spazio di 2 |mj uno sforzo di G [gl], ed invece ci oc-
corra una velocita di 4 [m : l"| . Col mezzo di carru-
cole o ruote dentate ( che sono in soslanza combinazioni
di leve ) potremo ottenere lo scopo, ma lo sforzo eserci-
lato con questa velocita di quattro metri per secondo sara
soltanto eguale al peso di Ire chilogrammi, 5 |gl| .
59. Le macchine elementari si possono ridurre alia
leva, al piano inclinalo ed alia macchina funicolare; parmi
che in cio si dimentichi una macchina affatto da quelle
differente, e forse piu di tutte importanle, voglio dire il
martello. — Per conficcare un chiodo, per ispezzare una
dura piclra, qual vigorosa combinazione di leve non occor-
rerebbe egli mai ! Un martello compie facilmcnle la biso-
gna. Per sollevare un martello s'impiega un certo lavoro,
— 121 —
per esempio 0,51 |glm| (circa mezzo chilogrammetro ) ;
jl martcllo ricadendo lienc in so aecumulato quel lavoro
espresso dalla semiforza-viva 5 [1mm : \"\ r ] ; se il mar-
tello sia molto duro, e tale sia pure ii corpo su cui colpisce,
le forze elasticlie, ciie producono la comunicazione del mo-
vimento, compiooo il lore- effetto in uno spazio brevissimo,
per esempio in un decimo di millimelro, e percio la mas-
sima energia di tali forze supera 50000 [lm : \"\"\ —
5100 |gl| (peso di 5100 chilogrammi ) ; e se a tanto non
giunga la coesione di quelle porzioni di corpo, sulle quali
si distribuisce il colpo del martcllo, il corpo si spezzera.
40. Forse merila pure d essere considerato come una
macchina elementare il volante, od altro artilicio per rac-
cogliere e serbare una semiforza-viva, ossia un lavoro,
onde adoperarlo a tempo opportuno, specialmente per ren-
dere regolare il movimento delle macehine. — Quanlo
maggiore sara il momento-d'-inerzia q [Imm] di un vo-
lante, e quanlo maggiore sara il quadrato a 3 della sua
velocita angolare co [I : I ''J altrettanto (all'incirca) sara
minore il rapporto A A a ( \ -f- ~ ) [Imm : \'\"\
Ci6 inscgna quanto lorni vantaggioso per la uniformita del
movimento che il volante sia la parte pin veloce della mac-
china.
h\. Secondo la diversa natura del motore si devc dif-
ferentemenle usarlo onde trarne il massimo lavoro possi-
bile. Quando il motore sia, per esempio, un cbilolitro |m'|
di aria condeusala sotto la pressione di 18 atmosfere, cioc
(5 2S) di 180 |gs : m ) dalla sua espansione nell' atrao-
sfera, potra ricavarsene un lavoro di 550 |gsm] , cioe
quello di un cavallo-vapore in 78 minuti priini. All'incirca
si avra lo stesso lavoro qualunquc sia la legge e la rapidita
dell' espansione, perche piccola e la massa dell' aria ; sic-
che essa esercita la stessa pressione sia che il corpo, su cui
agisee, ceda lentamente o rapidamente, e quella forza non
si consuma sc non in quanto produce un lavoro.
42. Ma la cosa e ben altrimenti se il motore sia una
inolla ; questa nello svolgersi impiega parte di forza a muo-
vere la propria massa, quello e tutto lavoro perdulo e
tanlo maggiore quanto piu rapidamente la molla si svi-
luppa. — Cio avviene tanto piu nei motor! animati, i quali
se si fanno agire con molta celerita si rendono incapaci di
produrre anclie un piccolo sforzo, sicche pocliissimo e il
lavoro ulilizzato. E d' altra parte, per piccola cbe sia la
velocita, con cui si muove un animale, lo sforzo die esso
e capace di produrre non puo superare un certo limile,
cioe lo sforzo non cresce in ragione inversa della velocita;
sicche anche a piccola velocita corrisponde scarsa produ-
zionc di lavoro ; quindi bisogua nei casi speciali cercare
quella velocita e quella maniera di agire, cbe da il massimo
lavoro. Inoltre e da rammenlarsi cbe quantunque una
bestia affalicbi pocliissimo, pure non e a dirsi cbe pocliis-
simo sia il dispendio, poicbe la sola vita porta un dispen-
dio ; ed ogni riposo, cbe non sia ricbieslo dal buon man-
lenimento della bestia, c una perdila ; il cbe ordinaria-
mente non avviene coi inotori inanimati.
45. La gravita e una forza cbe si comporta ben diver-
samente dalle precedenli ; essa non si consuma mai, cd
agisee con egual energia qualunque sia la velocita del cor-
po ad essa sottoposto. Ma per trar profitto dalla gravita
— 123 —
bisogna lasciar disccndcre qualche corpo, e sc lo si volcssc
poi riportare alia posizione priraitiva, bisognercbbc impie-
garc tanto lavoro quanto fu quello ottenuto da quella di-
scesa : nasce da cio 1' impossibility di ottenere cid, che di-
rebbcsi un moto perpctuo. — In qualcbe caso pud tornar
utile, cid che fu ingegnosamentc proposto, di adoperar co-
me motore la discesa di sassi dall' alto delle montagne al
basso : e del rcsto palese die questo non pud cssere die un
mezzo speciale e temporaneo. — E poi volgare 1' iiupiego
della discesa delle acque, le quali conlinuamcnte lluiscono,
perche mediante 1' evaporazione tornano di per se alle
loro fonti. Talvolta si da peraltro un' imporlanza illusoria
alia stima della semiforza-viva dell' acqua scorrente pei
fiumi ; poiche sarebbe impossibile convertire tal scmiforza-
viva in lavoro senza arrestare il corso, forse troppo lento,
del fiume : ed a chi ha sue stanze sotto gli alti e pericolosi
argini di un fiume, sarebbe amara ironia parlargli del la-
voro, che potrebbero dare quelle acque ; poiche invece gli
sarebbe bene spesso necessario impiegare del lavoro mec-
canico a spingere innanzi le acque che lo minacciano.
44. Egli e peraltro indubitato che dai liumi e da altre
cause naturali, si potrebbe utilizzare molto maggior lavoro
di quello che soglia farsi. E importantissimo problcma tro-
var maniera di trasportare (mediante aria compressa od in
altro modo) il lavoro meccanico dal luogO; in cui se ne
ottiene una gratuita generazione, a quello in cui torna op-
portuno impiegarlo.
•55. Se potessimo crcare una forza^ [m : \"\"\ , che
come la gravita agisse sui corpi indipeiulentemente dal loro
movimento, baslerebbe dare a questi corpi, [l| , una gran-
dissimavelocila [m : \'\ , performare cosi un grandissimo
motore, \\\m\\ ■. \'i"\"\ , che in un dato tempo, \\"\\
Seric 111. T. I 17
— 424 —
darebbe un grande lavoro, [lmm: \"\"\ . — Una forza
della predctla natura si e 1' attrazione o la repulsione tra
le calamite ; ma I' effetto della prima cessa quando le due
calamite sono giunle al contatto, I' effetto della seconda di-
viene ben presto piccolissimo. L'elettromagnetismo ci da il
modo di cangiare il magnetismo temporaneo di una delle
calamite, ed alternando cosi le attrazioni e le repulsioni
parrebbe cbe si potesse ottenere un motore, il cui lavoro
crescesse indefmitamente aumentandone la velocity. Se non
che gli infelici tentativi fatti finora mostrano che le cose
non sono quali ordinariamcnte si suppongono. Probabil-
mente 1' azionc magnetizzante della corrcnte elettrica non
e rapida quanto la corrente stcssa, ed occorre un tempo
apprezzabile a mutare la magnetizzazione temporanea ; le
azioni reeiprocbe delle calamite mobile ed immobile pro-
ducono delle correnti magnetoelettriche, che tendono a
rallentare il movimento della calamita e quando si avvieina
e quando si allontana dalla calamita immobile ; precisa-
mente come avviene nei fenomeni del cosi detto magne-
tismo di rotazione scoperti dall' Arago.
46. II cliilogrammetro [gml| puo servire a misurare
ogni lavoro puramente meccanico: da cio puo avcrsi un
dato per istabilire 1' unita monetaria, e per paragonare i
valori delle monete usate in diversi luoghi e specialmente
in diversi tempi. Sono comunissimi i ragguagli cbe danno
con iscrupolosa esattezza i valori del talento romano o
dell' antica dramma ; ma essi non presentano che una pue-
rile cognizione sul peso delle monete, colic quali si rappre-
sentavano tali valori; e nulla insegnano sui bisogni e sui
capricci, cbe con quei valori potevano soddisfarsi. II prez-
zo dell' unita meccaniea di lavoro offrirebbe un piii utile
ragguaglio tra le varie monete; e cio specialmente se si
— 125 —
eonsiderasse il lavoro meccanieo fatto da uomini : cdsi
quesla unita di prezzo avrebbe una relazione non inolto va-
riabile col prezzo di un sufficicnte nutrimento giornaliero
di un uomo.
47. Ritorniamo col nostro discorso alle unita iisiche. —
Per le differenze di temperatura abbiamo quella unita, che
si estcnde dal calore, in cui il ghiaccio si disgela a quello
in cui V acqua si vaporizza con tale tensione da uguagliare
la pressione atmosferica. — Nel che, come gia (§. 25) avrcm-
mo a notare, displace che nel sistema metrico siasi presa
per normale pressione atmosferica quella di 76 centimetri
di mercurio, c non tO(gs:nv]; ed anzi per istabilire
una pressione veramente fissa si dovrebbe (§. \8) pren-
dere 98,05 [sm : m 2 4 "\ "], poiche la gravita non e co-
stante nei varii paesi, e quindi la sola indicazione barome-
trica non e sufficiente a determinare la tensione del vapore
dell' acqua bollente. Dall' equatore al polo la gravita au-
menta di I : 170 , e percio la temperatura dell'ebollizio-
ne aumenta di un sesto di grado centigrade*.
48. Ordinariamente si considerano come unita di tem-
peratura i gradi, che sono le ottantesime, o centottantesi-
me, o centcsime parti dell' unita precedentemente stabilita,
la quale con piii espressiva denominazione potrebbe dirsi
un termo [ t ), che si dividerebbe poi in frazioni decimali.
49. La divisione dell' unita termica non e facile e pre-
cisa come quella delle unita geometriche, poiche ci con-
viene guardarc alia causa, anziche ai soli effetti. Infatti la
dilatazione dei corpi, che accompagna I' accrescimento di
temperatura, non e a gran pezza effetto cosi costante e re-
golare, che possa servire a misurare la temperatura. — II
Iramutarsi del calorico da coi'ito a corpo, il suo mante-
nersi invaiiato, finche nuovo calore non enlri o non esca ;
— 126 —
oppure il riprodursi di quel colore, che sembrava essersi
distrulto, sono indizii che la varia temperatura dipcnda
da different quantila di un corpo sui generis.
50. Se non che qui si presenta una difficolta: e egli
lecito ed opportuno immaginare a spiegazione di una serie
di fenomeni un corpo sui generis, quantunque la sua esi-
stenza non sia lanlo palesemenle indieata da tutti i noslri
sensi quanto lo e 1' esistenza dei corpi solidi? — II Comte,
autore di un trallato di filosofia positiva, sosLiene che ogni
ipotesi deve esclusivamente riferirsi alio leggi dei fenomeni
c non ai loro modi di produzione; e che non utile, bensi
molto perniciosa sara ogni ipolesi, che non sia per se stes-
sa suscettibile d' una verilicazione positiva piu o meno
lontana. Egli conseguentemenle a eio rifiuta I' esistenza del
calorico, dell' etere luminifero e di ogni altro fluido im-
ponderabile.
a I . Si dice che 1' esistenza del calorico non ci e pale-
sata dai sensi. Poniamo a confronto il calorico coll' aria.
La vista, V odorato, il gusto sono per certo inetti a per-
suaderci della presenza di quest' ultima ; e lo stesso puo
dirsi dell' udilo, poiche e soltanto per una cognizione ra-
zionale che noi sappiamo esser Y aria sempre portatrice, e
qualche volta genera trice dei suoni: rimangono soltanto
le sensazioni tattili. Ma queste sono destate dal calorico in
modo molto piii cospicuo che dall' aria : sicche le nostre
sensazioni ci avvertono dell' esistenza del calorico meglio
che dell' aria.
52. Si dice che il calorico e incoercibile: peraltro esso
puo quasi chiudersi dentro di un corpo in maniera che ne
esca con molta lentezza. Supponiamo che, come I'aria attra-
versa talvolta qualcbe vescica, cosi alia lunga essa altraver-
sasse ogni corpo, ne potesse (juindi trattenersi dentro di
— 427 —
alcun vaso : basterebbe cid ad indurci a ncgare I' esi-
stenza dell' aria ?
5i. Si dice che il calorico e imponderabile. Forsc non
e irrecusabilmente provalo che csso non abbia qualche
peso: sottoporre alia prova della bilancia un corpo freddo
o caldo non potrebbe dare che dubbiosissime consegnenze :
molto meglio pesare insieme due corpi, poscia il loro mi-
scuglio, dopo che ne sia uscila gran quantita di calorico
latenle; forsc le sperienze non furono portate abbastanza
innanzi. — Del resto, prima che il Torricelli avesse dimo-
slrato il peso dell' aria, era forse opporluno ncgare 1' esi-
stenza di questa ?
55. Per discutere con qualche maggior fondamento la
verisimiglianza, o l'opportunita di ammettere l'esistenza del
calorico e di altre ipotcsi, prendiamo ad csarainare i van-
taggi ed i danni che le ipotesi recarono o potevano recare
all'astronomia, nella qual scienza ormai completa ci e dato
di scorgere quali passi avvieinavano od allontanavano dalla
meta. Cos! seguiremo quell' ottimo precetto del citato auto-
re (§ 50), il quale slabilito I'ordine sistematico delle scienze:
inatematica, meccanica, astronomia,, fisica, chimica, bio-
logia : ritiene che niuno possa veramente impossessarsi di
una scienza senza conoscere sufiicientemente tutte quelle
che la precedono, e che gli deggiono offrire cognizioni
necessarie ed abitudini nel rigoroso ragionamento c nel
metodo scientihco. (continuerd).
RIGERGIIE SPERfBlTllI
[KTORKO
AL CALORICO DI DILUIZIOJSE
MEMBRO EFF. PROF. B. BIZIO
letlc nell' adunansa del 2i marzo 1852.
(OJC)
N<
lella tornata del 17 febbraio dell' anno 4 8 i5 io aveva
I'onore, illustri colleghi, di leggervi i risultaiuenti di alcnne
mie sperienze : Sopra I' azione " delta calce entro I' aequo,
conducente a ravvisare in che consista la soluzione (1), e
qnivi per divisare di qual maniera io fossi per vedere la
solu/ione, a guida della ragione dinamica, mi faccva alio
gravi eonsidcrazioni dell' illuslre Gay-Lussac. Questo di-
stinlo cbimico in un suo lavoro intitolato : Considerazioni
sopra le forze chimiche e quindi sopra la coesione (2),
condotlo dal lilo dc' suoi argomenti rinsci col discorso
alia solubilila de'eorpi, c quindi alia soluzione. Trovo egli
ebe la soluzione di un corpo avviene senza verun rispctto
alio slato in cbe il corpo si trova, cioe, sesolido o liquido,
(1) Vegg. I'Opuscolo pubblicato cui torchi Cecehini e Naratovich. Ve-
lii'zi;) 1845.
(2) Vegg. Annates de chimie el de physique, torn. LXX, anno 185&.
— 130 —
onde la cocsione non inlluiscc menomamentc sopra il cau-
giamento, che i corpi quivi incontrario. Trovd, incontrario,
che la solubilita e strettamente legata colla temperie ; tal-
che la soluzione di un sale saturala ad una data temperie,
quando si raffreddi per un certo numero di gradi, abban-
dona una proporzionata quantila del sale sciolto ; onde
concludeva avvenire delta soluzione de' corpi quel mede-
simo che della elasticitd de' vapori, la quale varia colla
temperie. Si faceva quindi a comparare la soluzione colla
vaporizzazione, dichiarando « che non si potrebbe non
» ammettere, cosi egli, die nella soluzione, come nella va-
» porizzazione, il prodotto sia essenzialmente limitato a
» ciascun grado di temperie pel numero delle molecole,
» che possono csistere in una porzione data di solvente.
» Esse si separano per la cagione medesima, onde le mo-
» lecole elastiche precipitano, cioe, per un abbassamento di
» temperie. » Crede che la compressione, come obbliga a
precipitare le molecole elastiche de' vapori, cosi faccia del-
le molecole saline sciolte. Ilicorda che, come le molecole
de' vapori precipitano per la riduzione dello spazio, cosi
del pari le molecole sciolte de' sali quando si menoma il
volume del solvente, del che, per cosi dire, ci chiarisce la
cotidiana sperienza, anche quando facessimo, dopo la sva-
porazione di parte del solvente, di ricondurre la temperie
della soluzione a quel prcciso termine a che fu operata la
saturazione. Finalmente richiama l'attenzione alia confor-
mita del fenomeno con che si opera la soluzione e la va-
porizzazione, cioe al freddo che si produce in entrambe
queste tramutazioni de' corpi di uno in altro stato.
Quando il celebre Gay-Lussac fermava tutti quesli
punii di analogia esattissima tra la soluzione e la vaporiz-
zazione, T esperienza non ci aveva per anche i'ornito I' ul-
— 131 —
timo ancllo, chc valesse a legarc queste due operaziont
fisiche stret'taraente tra se, ch' era il vedere a mano dell' e-
sperienza, se, come un vapore ehe satura uno spazio dato,
quando si conduce a spargersi in uno spazio piu grande,
per la rarefazione che segue, produce freddo, cosi del pari
i sali sciolti, messi a diffondersi in una copia maggiore di
solvente, a similitudine de' vapori, rendessero anch' essi
un abbassamento di temperie. II primo cenno che apriva
la via alia verificazione di questo fatto rilevante, senza
pero il menomo intendimento, che fosse per valere al piu
fedele riscontro della soluzione colla vanorizzazione, io il
rinveniva nel Rapport annuel dell' anno 1846, in che il
Berzelius ci divisa brevemenle alcuni risultamenti spcri-
mentali del Person intorno alia soluzione del cloruro so-
dico ; ne' quali 1' autore si preflsse di determinare la quan-
tity del calorico assorbito nello sciogliersi di questo sale.
Quivi e detto: « II Person attiro I' attenzione sopra la se-
» guente partieolarita del sal marino. Quando si scioglie
i) un graramo di questo sale in 50 grammi di acqua, esso
» assorbe 22 unita di calorico, mentre quattro grammi di
» questo medesimo sale fatto sciogliere nella stessa quan-
» tita di acqua, non assorbe che dieci unita di calorico.
» Che se poi si scioglie un grammo di sal marino in una
i) soluzione, la quale contenga % di sale, essa non ne assor-
» be che tre unita. Ne segue da cio che, quando si aggiunga
» dell' acqua ad una soluzione di sal marino., la temperie
» si dee abbassare, e cio avviene elTeUivamente (I). »
Dichiaratoci nel modo allegato il predetto singolare av-
veniiiKnlo, laceudosi il medesimo autore quattro anni ap-
prcsso, cioc nell' anno 1850, a cercare il calorico specified
(1) Vegg. Rapport annuel. 51 niarzo 1846, pa£. IS.
Serie III. T. 1. IS
— 132 —
(telle soluzioni, e it latente di soluzione, ieggiamo nci Com-
pies rendus del detto anno, qucsle parole : « A priori sa-
il remmo condotti a credere, che la quantita di ealorc che
n si rende necessaria per isciogliere un sale, dovesse es-
» sere minore di quella, che bisogna per fonderlo ; peroc-
» che T azionc chimica fra il sale e 1' acqua suscita una
» quantita di calorico, che ci toglie porzione dell' effetto
» sensibile di quello assorhito a cagione del passaggio dallo
» stato solido al liquido ; ma il fatto segue in opposlo alia
» predizione. Quarantanove calorie hastano per fondere un
» grammo di azotato, o nitrato potassico, e ne occorrono
» sessantanove per iscioglierlo- Io suppongo che la solu-
» zionc si faccia con cinque parti di acqua ; c se si aumenti
» la proporzione dell'acqua, a\ vegnache in tal caso I'azione
» chimica fornisca senza dubbio una quantita maggiore di
» calorico, pur nondimeno la misura, che ne abbisogna, e
» vie piu grande ; conciossiache occorrano allora ottanta
» calorie per isciorre il sale in venti parti di acqua. INe
» viene da cio evidentemente che la semplice diluizione in
i) una quantita di acqua piu grande assorbe una quantita
» considerabile di calorico. Si puo verilicare queslo fatto
» dircttamentc ; e si trova che il medesimo sal marino
» rendc latente piii calorico nell' alto che si allunga la
» soluzione che non quando fu sciolto il sale. Ne segue da
» cio ch' errerebbe chi slimasse che il freddo osservalo,
» quando si scioglie un sale, fosse dovuto semplicemente
» al cangiamento dello stato solido in liquido : in questo
» passaggio non e assorbita che sola una parte di quel
» calorico che scompare. Un' allra parte, sovente piu rag-
» guardevole che la prima, imprime alio molecole gia dive-
» nute liquide una lnodificazione, che non conosciamo, rna
» senza della quale le preilette molecole non si spargereb-
o«> —
r bono net solvcnte. Di qua siamo condolti a riconoscere
» mi calorico latente di diluizione, e quindi non cc no am-
» miriamo die la quantita del calorico, die si rende neces-
» saria per la soluzione torni piu grande chc per la setn-
» plice fusione. »
Prima di fermare le considerazioni nostre sopra il
calorico di diluizione, ci scmbra dover osservare, alia
somma del freddo, die si palesa quando si scioglie on sale,
non essernc da aggiungere quantita alcuna maggiore per
quel calorico che si presuppone suscitato dall' operamenlo
chimico di soluzione, die verrebbe a toglierci una porzione
dell' effetlo del freddo prodotto dal cangiamento di statu.
Tutti i chimici fin qui, lasciando d' occbio le grandi diffi-
colta che si contrappongono, ammettono die la soluzione
venga per un alto chimico del solvente verso il corpo che
si scioglie, ma nessuno ha immaginato che, quando il corpo
che si scioglie sia in condizione idrata, vabbia produzione
di calore ; onde attencndosi al fatto visibile, e al solo for-
nitoci dall 1 espcrienza, si diedero piultosto a credere darsi
operazioni chimiche, le quali, anziche accompagnarsi al fe-
nomeno del calore, si accompagnino a quello del freddo.
Stimiamo adunque doversi ritenere che il freddo prodotto
nelT atto in che un sale idrato si scioglie, sia V indicazione
dell' effetto intero e preciso del cangiamento di slato incon-
trato dal corpo.
Ma se attenendoci alio attiludini del calorico vedulo
nelle sue qualita di un impondcralnle, abbiamo facile ra-
gione del freddo quando un sale si scioglie, perche ha as-
sorbimenlo di calorico quando un corpo di solido viene
liquido, e di liquido si conduce a condizione elastica ;
onde avviene poi che il sale gia messo in istato liquido,
seguitando a tenersi nello slalo in che si trova, atleso il
— 434 —
solo accidente che la soluzione si allunghi, rendc di bel
nuovo una manifestazionc di freddo ?
II Person ci soggiugne, die questaporzione di calorieosi
fa ad imprimcre alle sue molecole, gia divenute liquide, una
modificazione sconosciuta, ma senza delta quale lepredette
molecole non si sparger.ebbono nel solvente. E noi soggiun-
giamo: per qual cosa quando si sono sparse la prima volta
nel solvente, giusta il consentimento de' chimici e del Per-
son medesimo, che stimo eziandio consenting produci-
menlo di calore, fu reputata operazione chimica, non e poi
operazione chimica anche lo spargimenlo secondo? E s' e
poi operazione chimica, perche rende freddo, anziche ca-
lore ? Noi crediamo che, per dilucidare questo nuovo ar-
cano che ci e dato innanzi dall' esperienza, sia da richia-
marci, come abbiamo detto a principio, lo stretto legame,
divisatoci dal Gay-Lussac, Ira la vaporizzazione e la solu-
zione, e scorgere quindi nel fatto, messoci innanzi dal
Person, 1' ullimo esattissimo riscontro, ch' e quando un
vapore saturante uno spazio dato, conducendolo a spar-
gcrsi in uno spazio piu grande, produce freddo, come le
soluzioni producono freddamento quando si diluiscono.
Ora fermatomi col pensiero nella rilevanza di questo
fatto al tutto acconcio ad avvalorare 1' idea dinamica della
soluzione, in che il corpo che si scioglie, e veduto, a guisa
di un vapore, condursi in condizione elastica dentro il
solvente, che torna il mezzo in cui le molecole venule ela-
stiche si tengono librate, trovai debito il cercare, se rispon-
desse cosi al cimento di piu maniere di sali sciolti da po-
tersi avcre quale successo in ogni contingenza sicuro e
immancabile. Siccome il fine propostomi quello era di raf-
frontare la soluzione a un vapore saturante uno spazio,
cosi, nello instituire le mie ricerche, stimai bene di partire
— 435-
eoslantemente da una soluzione satura a una data tempe-
rie, come quella che mi rappresentava per punto lo spazio
saturato di vapore a quel termine termometrico. Lo di-
verse soluzioni saline, ch' io ho cimentato, furono condotte
a saturazione tra -+• 8° e -+- 12° del R. Indi avula dentro
i limiti aecennali la soluzione satura, di che io cercava di
conoscere il freddo, che fosse stato per prodursi ne!
diluirla, prendeva quelle lante misure eguali in volume
di aequa con che divisava di allungarla, esempligrazia due,
tre, quattro e lino a cinque, c condotta 1' acqua diluente
alia precisa identica temperie della soluzione da esperi-
nientarsi, faceva a un tratto la mescolanza, hadando
altentamentc alia misura del freddo, che il termometro mi
indicava al tramescolarsi dell' acqua colla soluzione ; non
senza portare pianamenle il bottone del termometro negli
strati different! del liquido tramescolato, e tenerlo quivi
finche si melteva al lutto in quiele. Non ommisi neppure
di tener conto, avvegnache non rilevasse essenzialmente al
mio proposito, del freddo prodotto nel primo tempo in che
il sale era aggiunto all' acqua per apparecchiare la solu-
zione satura ; hadando altresi alia misura di questo freddo
di soluzione, per iscorgerc, se al piii o al meno di esso fosse
legata una qualche relazione col freddo successivo solito
prodursi quando si mescc 1' acqua.
Tenutomi in ogni sperienza all'osservanza esatta di
queste norme, il primo sale a che io posi mano, fu il sal
marino, o cloruro sodico, come quello che, nelle mani del
Person, valse a fornire questo novello lume alia scienza.
La prima quanlita del sale infuso nell' acqua era in peso
poco meno di quello domandato alia sua saturazione nei
limiti di temperie in che operava ; e cio io faceva appunto
per conoscere la misura del freddo rendutomi allatlo della
— 13G —
soluzione; al gual propositi) mi piace osservare,che il freddb
prodotto da un dato sale nel punto in chc si scioglie, e le-
gato cost alia rapidita della sua soluzione da potersi notare
una differonza.se prima piu o meno rendutoin polvere sottile.
Preso adunque un volume di acqua, che corrispondeva
sempre a cento parti in peso, ci aggiungeva, operando una
rapida agitazione, la predetta quantila di sal marino, o
cloruro sodico, e ne aveva un abbassamento di temperie
al tormomelro del R. di — 2 U . Fatto cio, come il sale era
dileguato compiutamente, nc rimetteva succcssivamcnte
altre piecole porziuni, finche coglieva il preciso termine
della saturazione, indicatomi dell'ultima piccola presa, che,
o non si seioglieva, o si scioglieva solo in parte. Allora
separata con ogni sienra diligenza la soluzione satura dal
poco sale residuo, prendeva tre lanti di acqua in rispetto
al volume prima saturato, e conduceva I' acqua da infon-
dersi e la soluzione alia precisa identica temperie; al die
non mi lusogno in ogni sperienza meno dello spazio di
ventiquatlr'ore. Conseguita I'eguaglianzadi temperie, versai
T acqua nella soluzione, rimescolando il liquido col bottone
medesimo del termomelro, e, come quieto, ebbi un freddo
uguale a — 1°. Onde, ossendo aggelati, compresa V acqua
della soluzione, quattro tanli di acqua chc dianzi, nesegui
un freddo corrispondente a — 4°, cioe il doppio di quollo
avuto nella soluzione del sale: senza fare nessuna stima
del sale sciolto, ch' e da comprendersi eol liquido nella
massa raffreddala di un grado.
Rifeci F esperienza con aggiugnere alia soluzione quat-
tro volumi di acqua, o ne venne un freddo di — 5°. Final-
mente itcrata la medesima pruova con cinque volumi di
acqua, no segui un freddo di — 0°, cioe triplo di quollo
avuto nella soluzione
— 137 —
Veriflcato il fenomcno, per altra via conseguito dal
Person, stimai di farmi coll' esperienza al eloruro ammo-
nico, sale die si scioglie ncll' acqua con possente gagliar-
dia. II freddo, venutorai nella soluzione, fu — 10° '/ a .
Fermato il pensiero nel freddo nolevole prodolto da questo
sale nello sciogliersi, mi parve bene di menouiare per la
prima volta I' acqua da aggiungersi, onde ne presi solo un
doppio volume ; e condotla, come dianzi, a egualita di tem-
perie, feci la mescolanza ; e senza grande sorpresa, vidi
seguirne nessuna indicazione di freddo. Allora rifeci la
pruova con aggiungere tre volumi di acqua, e nc venue un
abbassamento di '/$ di grado, cbc corrisponde ad un' ag-
gelazione di lulta la massa di solo x / z grado. Ilerai 1' espe-
rienza con T aggiunta di quatlro volumi, e n'ebbi una ma-
nifeslazione di freddo uguale a V io , cbc torna a — -8° l / z
dell' intcra massa. E per ultimo, rifatta un' altra volta la
medesima sperienza con cinque volumi di acqua, il termo-
metro si abbasso di — -*/ io , die corrisponde ad una som-
ma di freddo seguito ne' sei volumi di acqua, uguale
— 2° % , o 75 , die torna all' incirca il solo quinto del
freddo avuto nclla soluzione del sale. Gli sperimenti insti-
tuiti sopra questo sale, come sopra altri sali diversi, furono
ripetuti pin volte ; onde i risultamenti, eli' io do, sono o i
piii prossimi, o i realmente conformi avuli in pin esperienze.
Vedulo il procedimenlo di questo sale gagliardamente
solnbile, avvisai di melter mano al eloruro calcico cristal-
lizzalo, sale, non cbe solo solubilissimo, ma in ccccsso
deliquescente. Attesa appunto la deliquescenza grande di
questo sale, parendomi difficile il cogliere il punlo della
saturazione, reputai per questo sale di variare il modo
spcrimenlale in quesla guisa : Seiolsi una slatuita quantita
di eloruro cristallizzalo in un peso eguale di acqua. Nc
— 138 —
scgui un freddo, o un abbassamento di temperie di — 10°,
il quale sarebbe stalo viepiu grande, so io avessi adoperata
una maggiore quantila di acqua ; conciossiache col poco
di acqua adoperata rendendosi la soluzione prontamenle
densa, le ultime quantila del sale passano in istalo liquido
assai lentamente, e quindi poco o niente contribuiscono a
quel produeiraento del freddo, ch' e opera del primo met-
lersi del sale nel solvente. Avuta questa soluzione densa,
ue pigliai parti cento in peso, e parti trecento di acqua, e,
condolte entrambe a egualita di temperie, feci la mesco-
lanza, ma non ne segui la menoma produzione di freddo.
Veduta questa nullita di effetto, deliberai di servare questa
medesima soluzione allungata per istituire un' allra pruova
con aggiungervi altre ducenlo parti di acqua. Guardate le
consuete cautele, feci V aggiunta, c la temperie mi venne
abbassala di '/ di grado ; il qual freddo, essendosi fatto
in tulla la massa, che in questa sperienza monta a parti
seicenlo, se n' ebbe un freddo eguale a — i" L / 3 . Scorto
questo piccolo effetto, mi parve bene di rifare la pruova,
prendendo, come dianzi, le cento parti di soluzione, e ag-
giungervi a un tratto le cinquecento parti di acqua. Cosi
operando ne segui un abbassamento di 2 / , ovvcro di '/ 5
di grado, die rapportato a tutta la massa ne viene il freddo
t li |" y 5 , cioe poco piii di un quinto del freddo di so-
luzione, ch' e in una coueordanza pressoche csatla co'ri-
sultamenti avuti dianzi, sperimentando il cloruro ammonico.
Indagata la predetta attitudine ne'mentovati sali aloidi,
die sirisolvono in meri composti binarii, passai agli ossi-
sali, cioe a 1 composti ternarii, e tra quesli per jtrimoscelsi
il nilrato od azotato potassico, come il secondo de' sali in
che il Person ferrao il singolare fenomeno del freddo di di-
luizione. Messo mano a sperimentare anche questo sale
— 439 —
nel niodo gia divisato, c fattomi ad apparecchiare la solu-
zione satura, ne segui un freddo di soluzionc di — 7°. Per
questa prima volta foci pruova di allungarla con tre volumi
di acqua, c ne venne un abbassamento di — x / x grado, che
torna a — 2° in tutta la massa. Rifeci l'esperienza coll'ag-
giunta di quattro volumi, e i! freddo venutomi fu di — 3 /
di grado, che riferito alia totalita della massa; torna di
— 5° y< . Per ultimo, fattomi ad aggiungerne cinque volu-
mi, n' ebbi un abbassamento di — '/ 2 grado, che rende un
freddo tolale di — 5°, sicche il massimo freddo avuto in
opera di diluizione col nitrato potassico, fu coll'aggiugnere
alia soluzione satura quattro volumi di acqua ; e questa
somma di freddo non valse che la mela scarsa del freddo
di soluzione.
Verificato nel modo anzidetto nel nitrato potassico il
freddo di diluizione, veduto dal Person per altra via, mi
feci a provare il nitrato calcico. Siccome questo sale e de-
liquescente all' incirca alia maniera del cloruro calcico, e
quindi vedeva difficile il poler cogliere il preciso terminc
di saturazione, divisai di prendere un volume d' acqua in
peso parti cento, e quivi sciogliere una statuita quantita
di questo sale. Ne sciolsi adunque parti quaranta in parti
cento di acqua ; ed attesa la predetta deliquescenza, non
avendo poluto avere il sale in condizione idrata, trasandai
il freddo di soluzione, che non valeva a signilicarmi, che il
solo eccesso sopra il calore prodotto nella idratazione del
sale : il che niente nuoceva al fine della rioerca, che si fa-
ceva solo a verificare la generality del freddo di diluizione,
come fenomcno di correlazione alio spargersi de' vapori
•in ispazio piu capace. Avuta adunque nella proporzione
allegata la predetta soluzione, c' infusi dapprima tre vo-
lumi di acqua, e ne segui un abbassamento di — '/ grado,
Serie III. T I. 10
■- 140 —
clic risponde a — 2" di In I la la massa. Iterai la medcsima
sperienza coll' aggiunta di quattro voliimi, c del pari 1' ab-
bassamento si tenne a — / a grado, che rende in tutto un
feed do di — 2" '/, .
Da questo sale passai al nilralo baritico, dotato di
poco gagliarda attitudine a sciogliersi. Fattomi adunquc ad
apparecchiare la soluzione satura, nell' opera prima sol-
vente ne segui il solo abbassamento di 8 / IO di grado. Ado-
perate le consuete caulele, feci prima laggiunta di Lre vo-
lumi d' acqua, onde ne segui un freddo di — - L / , ovvero
di '/, , cue, per tutta la massa raffreddata di quel tanto
risponde a — y 5 . E rifatta con quallro volurai, n' ebbi un
freddo totale di — 1° l / x ; e eon cinque di — 2° '/^ .
Fattomi ora a un altro genere di sali, eioe. a' solfali,
diedi di piglio al solfato sodico, del quale nell'appareccliiar-
mi la soluzione satura, segui un freddo di — 7°. Nel primo
cimento aggiunti tre volumi, la temperie venne abbassata
di — '/ , clie rende un freddo totale di — 2°. Nel secondo
fatta I' aggiunta di quattro volumi, 1' aggelazione totale
seguitane fu di — 5° y, e non mi venne trovata differenza
sensibile col pin di cinque volumi aggiunti.
Per fare esperienza di un altro sale di questo genere,
posi ma no a sciogliere il solfato magnesico, dal quale ne
segui un freddo di soluzione uguale a — 4° '/ 2 . Ed aggiunti
dapprima tre volumi di acqua, ne torno una minorazione
totale di temperie uguale a — I " ; indi con quattro — 2" '/ 2 ;
e con cinque soli — o°, che non rende il freddo di solu-
zione, come ne aiiche il precedente solfato.
Stimato bene di fare qualclie piccolo saggio ancbe coi
fosfali, mi diedi a sciogliere il fosfalo sodico, nel clie mi
segno un freddo di — 2°. Indi aggiunti alia soluzione sa-
lura tre volumi di acqua, ne torno un abbassamento totale
— 4 41 —
; ed aggiunti primieramente tre volumi di acqua,
n' ebbi un abbassamcnlo totale di — 1°, e con quattro
di _ 2° '/ a
- 142 —
Siceorne in questi brevi saggi io mirava di passare dai
sali consistent! nella piu semplice composizione a quclli
della composizione piu implicata, cosi volendo sperimen-
tare anche un sale quadernario, sciolsi I' allume, o solfato
alluminico-potassico. II freddo di soluzione venutomi fu
lieve tanto da non aver potuto notare cheil solo abbassa-
mento di '/ di grado, e con la prima aggiunta di tre volu-
mi olo,
non ponsando alia sua vera proprieta.Indicare Ie differenze
tra famoso e famigerato non puo essere agevole a tutli ; c
nulladimeno vi sono. Ma, a non andar dietro alio minime
gradazioni nel significalo di questi vocaboli, nelle quali sta
infinc tutta la diversita loro, egli e certo che nel massimo
numero delle volte poterono indifferentemente sostituirsi
I'uno all'altro: e tuttavia, io non direi oggi, p. es., la fami-
gerata Elena di Zeusi, come il Firenzuola, volendo accen-
nare alia gran fama ond' era celebratissima quell' opera
del grande piltore; mentre mi pare ehe l'uso de 1 migliori,
ritenendo 1' addicltivo famoso per significare in generale
una gran fama, si serva oggi piu volentieri del famigerato
per una fama altresi larga, ma acquistata in modo non
buono. II verbo essere ed il verbo venire servono ambidue
a eoslruir quella forma che diciamo passiva ; ma ciascun
d' essi imprime lal gradazione di significato nella forma da
esso costrutta, che se si pu6 spesso adoperare indifferen-
temente I' uno o 1' altro, vi sono molti casi ne' quali il
concetto che si ha o si dovrebbe avere non puo essere pro-
priamente espresso se non che usando uno piuttosto che
T altro di questi due verbi ; mentre il verbo venire deter-
mina piu distintamente i due tempi presente e futuro ;
quando il verbo essere, come ben nota il Gherardini. im-
porta piuttosto stato in luogo ; e Io stato e tal condizione
che si associa coll' idea di cosa che abbia gia avuto effetto.
Non voglio contendere alia nostra particella si (e che non
concederei io ad essa, poiche il sommo poeta la innalzo
quasi ad impresa che ci distingua da tutte Ie altro genti
del mondo!); non voglio contendere alia nostra particella
si di servire ella pure alia costruzionc del significato pas-
— 482 —
sivo, conic prBtendono i piii dei grammatici ; ma certo,
operando queslo, e in essa un potere che non c identico a
quello dei verbi csserc e venire usati per lal effetlo ; mentre
in molti easi, sostituendola all' uno o all'alti'o, rendereb-
besi per lo meno cquivoco il senso. Onde cbi scrivesse, per
esempio : i Francesi si stimano i piu valenti in opera di
scienze e di lettere, non lascierebbe conoscer bene se giu-
slissimamenle egli avesse inleso dire, che i Francesi sti-
mano tali se mcdesimi, o pure che vengono stimati tali
dagli allri.
Difficile studio queslo impadronirsi bene dell' esattissi-
mo signilieare delle voci e delle locuzioni, togliendolo dal
principio, c non perdendo d' occhio le varieta cui soggia-
cque col progredire dei tempi. Difficile anche il tenere la
raente si attenta che non cada talvolta in errore, special-
mente quando si tratti di voci e locuzioni, le quali abbiano
un senso tanto analogo, che sovcnte poco imporli, ripeto,
di sostituire le une alle altre. I meglio serittori non valgono
sempre ad evitar in cio ogni taccia. Consignor delia Casa,
]>. e., scrisse Del suo Galateo, che lanto e a dire a rilroso
come a rovescio. Nei vocabolarj e tutfaltro che ben distin-
to il proprio signilicato a ciascuno di questi modi. II Ghe-
rardini spiegando anch' egli in un prinio § a rilroso per a
rovescio, non fa che aggiungere un esempio che si riferisce
a cose intellettuali ; e in un secondo, spiegandolo per dalla
parte opposla alia dritta, dalla parte di dietro ( che in so-
stanza e il rovescio stesso) allega questo esempio del Botta :
« varcato il iiume, e posto piede sulle terre cesariane, si
avvid rattamente ad assalire il forte a ritroso » cioc a ro-
vescio. Ma rovescio e rilroso non so no due vocaboli che
significhino I' identica cosa. Non potrebbesi dire, p. e., il
rilroso di una medagiia, come se ne dice il rovescio; e
— d83 —
quando si dice il rovescio di una vcstc s' intende cio clie
piu non s' intenderebbe dicendone il ritroso ; e certo niuno
direbbe una fanciulla rovescia, perche si avesse da inlen-
dere una fanciulla ritrosa. Se dunque uno dei due elementi
ch' entrano a formare la prima di queste locuzioni avver-
biali ba un senso che non e identico con uno di quelli
ch' entrano a formar l 1 altra, non mi par possibile che le
locuzioni stesse abbiano poi esse medesime un senso iden-
tico, epossano sempre sostituirsi indifferentemente a vicen-
da. Dico sempre, poiche dobbiamo ancora ripetere che in
lauti casi sara in arbitrio dello scrittore, per la molta ana-
logia che e nel loro signiflcato, di valersi senza colpa, delYa
ritroso o delfa rovescio, come piii gli torna ; massime quan-
do se ne serva in figura, e non voglia esprimere se non ge-
nericamenle il contrario tra due cose. Ma se brama evitar
la laccia d' impropriety, guarderassi di farlo in alcuni altri;
cd in alcuni poi, sostituendo questa locuzione a quella, espri-
mera tanto falsamente il concetto, che dira tutt'altro di cio
che vorrebbe o dovrebbe dire. Gia il Parenti notava che
non saria dato, senza scambiar in tutto 1' idea, di porre a
ritroso invece che a rovescio, dove, p. e., il Boccaccio scris-
se: messosi in dosso un pelliccion ncro a rovescio : e quanto
falsa, per addurre un altro esempio, quanto falsa non usci-
rebbe 1'idea, sostituendo a ritroso nei seguenti versi del
Demi ! — Come in un campo a pie di qualche macchia
— Fa una volpe alle volte il gattone — Quando vuole ac-
chiappar qualche cornacchia; — La ribalda a rovescio giu
si pone. =
II Mallei scrisse un tratto = i nostri odierni dialetti
non si sono allronde formati che dal diverso modo di pro-
nunziare negli antichi tempi e di parlare popolarmente il
latino. = La qua! sentenza chi quanto convenga la allar-
— 484 —
gasse, sostenendola co' necessarj ragionamenti, e convali-
dandola con dpportuni ed abbondanti esempj, verrebbe a
dimostrare, ancbc per quelli i quali repugnano tultavia a
erederlo, clic la lingua italiana deriva immediatamente dalla
iatina; e che colla romana intermedia, o sia colla proven-
zale, essa non ha aleun obbligo di figliuolanza, ma solo un
tilolo di fraternita. Io per6 non allegavo questa sentcnza
del Maffei, se non pel motivo di darmi un solenne ed auto-
revole fondamento a chiudere questo poeo che ho delto
intorno alia propriety delle voei e loeuzioni, col quale in-
tendo di por fine al presente discorso; a chiuderlo, dico,
accennando all' utile grande che potra trovarsi in si fatta
materia da chi non si contenti di gnardare soltanto alia
figlia, ma volga spcsso sua attcnzione ancoalla madre. Ten-
gano i giovani da un lato colla Crusca e 1' Alberti anco il
Forcellini, e dall'altro, cio che meglio importa, co' piu au-
torevoli scrittori dell' Italia moderna quelli dell' antica. Li
consiglio a questo; c mi rido dell' abbale Gaume, e di
quanti fecero con lui la grande scoperta in Franeia ( e che
mai non si scopre, per far parlare di se in Franeia ! e
quando mai le scoperte de' Francesi mancarono di ammi-
ratori, di plaudenti, di seguaci in Italia! ) la grande scoper-
ta, che \i sia un forte pericolo da correre per la giovenlu
nello studio dei classici lalini. Se gli scopritori e gridatori
di tal vecchia novita; se i loro ammiralori e seguaci si po-
tesse'ro persuadere da buoni argomenti, non riuscirebbo
nienle difficile a tener loro un discorso, cui desse corpo o
forza il pensiero, c gia basteria che Ieggessero la magnifica
lettera nella quale ragionava su questo proposito medesimo
tre secoli addietro quel grande spiritualista e verissimo
cristiano che fu Mareantonio Flaminio. Ma mi avviso che
sarebbe tempo pcrduto. Meglio atterrarli d'un colpo, d'un
— 185 —
colpo solo, e con talc spada contro cui non osjno ne pure
alzare il braccio per difendersene. Quell' Agostino, die fu
non solo un grand' uomo, ma che veneriamo per un gran
sanlo, accennando al guadagno che puo farsi dallo studio
de' classic! greci e latini rispetto alio arti della parola: Non
solum formidanda non sunt, egli seme, sed ab eis etiam,
tanquam ab injustis possessoribus in usum nostrum vindi-
canda. Taluno potrebbe forse arrestarsi un poco su quel-
V injustis possessoribus, per farsi capace ad inlcndere, co-
me mai ingiustamente possedessero quelle arti i classici
greci e latini ; ma noi, trapassando queslo, non diremo al-
Iro se non che si scolpisca in marmo ed in bronzo, e si ri-
peta senza fine : Formidanda non sunt, sed in usum nostrum
vindicanda ; non seuza aggiuugere, che se nell' uso loro le
sapessero vendicare le cosi fatte arti tanti di que' gridatori
che parlano poi si rozzamente dagli altari o dai pergami,
tanti di quei gridatori che vergano poi si traseuratamente
delle carte inlorno ai coslumi; oh, quanto ne acquisterehhe
la rehgione cristiana ! oh quanto la morale evangelica !
1BBN1MI DEL CICRSO l 2!) DIOEIBRE 1855
II membro cfTetlivo dolt. Nardo legge una sua
memoria: Introduzione alio studio di alcuni fenomeni
oitici osservati guardando atlraverso le frange perife-
riche che appariscotw alia superficie dei corjii, sotlo
determinate condizioni di luce.
Di quel numero e varieta grande di fenomeni
intoino a cui volse la sua atlenzionc nell' accennato
proposito 1' au I ore, e ch' egli descrisse in questo suo
lavoro coi niinutissimi accidenti dai quali li vide ac-
compagnali, alcuni gli parvc di poteili attribuire a
rcfrazione de' raggi di luce che attraversano le accen-
nate frange perifcriche, altri a raggi di luce da esse ri-
flessi, altriin fine ad ambedue queste cause opeiantiin-
sieme. Noto, fra molti, in particolare un fenomeno di
raddoppiamento di linea analogoalla doppia refrazione
prodolta dallo spalo d'Islanda: si fermo inlorno a
quegli accidentia d onde pud derivare che si spicglii
perche i raggi liuninosi attraversando un foro non
Serie HI, T. I. 25
— 488 —
rolondo, vadano pur a render rotondo lo spazio sopra
cui pcrcuotono : si fecc a confutar la dottrina del Pe-
clct, sostencndo V obbiettivitd delle frange periferiche
che si prcsentano all' occhio; e conchiuse che si riser-
vava di rilornar sul medesimo argomcnto, per raiTron-
tare i fenomeni da lui osservati con quelli di altri fisi-
ci, e 1c sue proprie leoriche con quelle pure di essi
medesimi.
II menibro elTettivo Bellavitis ha creduto intorno
a questa lettura di poter notare : che il fenomeno di
doppia immaginc osservato in certe condizioni dal
ISardo non e, a suo avviso, da confondersi con quello
che i fisici chiamano doppia refrazione : aggiunse che
i fenomeni osservati allorquando un corpicciuolo muo-
vesi tra Y occhio ed un forellino tenuto vicinissimo a
questo, si spiegano per cio che sulla retina, invecc di
un' immagine del corpicciuolo, se ne ha 1' ombra; e
che la forma rotonda od ovale che presenta la luce
solare, attraversando un foro di forma qualunque,
deriva evidentemente dalla forma stessa rotonda del
sole. — II dott. Nardo rispose, ch'egli si era gia riser-
vato, come fece udire nella sua memoria, e puo leg-
gersi, di far conoscerc in una seconda parte di essa
quale e quanta sia la relazionc che hanno tra di loro
i due fenomeni di raddoppiamento ; e ad un tempo di
raftrontare la spiegazione ch' egli ne diede con quella
datane da altri ; il che pure si era riservato di fare in
ogni altro caso in cui le spiegazioni ofl'erte da lui, o
ch' egli potessc oiTerirc, di alcuni fenomeni, fossero
per avventura piu o mono dalle allrui diverse.
— 189 —
II mcmbro efleltivo dott. Fario. lodando la sonuna
diligenza del Nardo ncll'osservazione dei fenomeni da
lui narrati, per quanto spetta alia parte fisica, crede
peraltro di do vet* insistere anch' egli intorno alia
sonuna importanza di non trascurare in questo pro-
posilo ne pure Ie condizioni fisiologiche dell' organo
stesso guardatorc ; mentre varie sono questc allorche
esso guardi attraverso fori di minima ampiezza da
quando il faccia altrimenti; come a non accennarne,
p. e., diss' egli, che una sola, quella della continua
umctlazione della superficie dell' occhio stesso per
opera di un iluido pieno di sali di varia natura, pieno
di atomi di materic grasse, mucose, lc quali devono di
nccessita modificare la luce che lc attraversa. modifi-
carla sensibilmente all' occhio a cui giungono i minimi
fascelti di luce passanti pei minimi forellini cosi modi-
ficati dalle suddettc sostanzc.
II sig. Giuseppe Dalla Torre di Este fu quindi am-
messo a leggcrc un suo scritto : Sulla spontanea vo-
latilitd dei carpi fissi, scoperta da lui e da I sig. Gio.
llatt. Fasoli.
Narrata da prima Y occasione che li condussero
ad istituirc moltiplici esperienze in questo proposito,
la qual occasione fu la pretesa scoperta dei ehimici
romani \ialc e Latini del gaz ammoniaco producen-
tesi nell'alto respiratorio, e le relative osservazioni
ed asserzioni che qucsti ehimici ne traevano; scoperta
che da tutti gli argomenti da loro raccolti. cssi Torre
— 11)0 —
o Fasoli sono stati condolli a negare^ uarrata questa
occasionej si fanno a descriverc molti dei lanti esperi-
menti che atluarono sopra una grande scala di corpi
lanlo semplici. quanto composti nell' accennato pro-
posilo. Aon tacciono di mancare finora di prove
dirette per attribuire il carattere di volatility agli
acidi fissi ; quantunque eredono di poterlo con
sienrezza indirettamente argomentare. ISon ommet-
teranno d' affaticarvisi nuovamente intorno ; e frat-
tanto dai nuovi fenomeni usciti dalle svariate spe-
rienzc che istituirono, considerate nelle loro relazioni
di causa e di eiTetto, stimano di poter conchiudere che
la proprieta di spontaneamente volatilizzarsi appar-
tiene anco ai corpi ritenuli fissi, e per loro opinionc e
inerente a tutti i corpi] onde in ogni corpo due forze,
centripeta e centrifuga; e quindi in ciascuno neces-
sario che prenda luogo tra' caratleri di esso quello
altresi del grado della sua volatility, e quindi ogni
corpo circondato da un' atmosfera della sua propria
sostanza. Di qui la ragione del perche ad attuare l'affi-
nitanonsia mestieri delliinmediato contatto dei corpi:
di qui la conferma della spiegazionc data dal Galileo
dell' esscnza del calorico, e quella della sua dottrina
intorno agli odori : di qui rappresentata l'aria atmo-
sferica che noi respiriamo come un grande serhatoio
in cui si raccolgono, nello stato della maggior possi-
bile sottigliezza, le molecole vaporizzale da tutti i
corpi. Credono pur anche gli aulori, che la loro sco-
perta debitamente applicata, possa gettare mollaluce
iiello studio delle scienze iisico-naturali; come quella
— JIM —
die ofli-e un mezzo acconcio di avvisarc alia causa di
and fenomeni cosniico-tellurici, e di spiegare tanti
lalli che si compiono nell' organismo vivente, il dar
ragione de quali e riuscila finora opera vana alluomo.
Udite queste Ietture, 1'Istituto si raecoidie in adu-
nanza segreta.
JDIMSZ1 DEL CIOBM 30 WCEJBBE 1855
11 m. e. cav. Emmanuele Cicogna legge (1) al-
cune osservazioni sull'opuscolo intitolato: Le parde,
di cui la stanza 69 del canto 39 del poema di
Lodovico Ariosto escono dal sasso e non dal lascio,
ne dalle lasse o dal lasso. — Lettcre critiche (Milano,
Redaelli 1855, in 12.°).
Espone agitarsi in quell' operetta la quistione : Se
in quella stanza debbansi leggere i due primi versi
cosi:
Come due belle e generose parde
Che fuor del lascio sien di pari uscile,
o veramente
Come due belle e generose parde
Che fuor del sasso sien di pari uscite.
E dice che quelli che stanno a favore della voce
(I) Questo e il seguente sunto furono preseutati e compilati
(lull' autore.
— m —
lascio o lasso appoggiansi a presso che tulle lc cdi-
zioni del Furioso. le quali leggono lascio o lasso; ri-
flettendo che anche i pardi, come i cam', erano am-
maestrati alia caceia, quindi soggetti al lascio o lasso,
cioe al guinzaglio, alia catena, alia corda, o simile.
Quelli che sostcntano la voce sasso hanno per
autorita la edizione del Furioso eseguita dal France-
schi nel 158 \ che pone sasso ; dicouo che tanlo il
Ruscelli. quanto il Dolce nelle loro annotazioni o imi-
tazioni dell' Arioslo posero la voce sasso, ripetula dal-
la edizione deU'Orlandini 1730; c conchiudono essere
piu convenient alia pocliea similitudine la dizione
sasso anziche lasso, giacche 1 uscir fuori della tana e
piu adatto alle generose parde che non L'uscir fuori
del guinzaglio, ch' e tullo proprio de' caui da caceia.
Per la qual cosa domandano: Quale dellc due lc~
zioni e da credere che fosse dal pacta sostituita alia
da lui abbandonata lezione de le lasse? II Cicogna
rispoude :
Che la voce sasso in cambio di lasso e un errore
di slampa od un arbitrio dell'editore Franceschi nella
edizione 1584. L' Arioslo non si o mai sognalo di so-
stituire la voce sasso alia voce lasso o lascio ; quindi
un errore di slampa od un arbitrio altrui non puo dur
soggetto ad alcuna quistione, o alia scelta di due di-
verse lezioni, giacche la lezione e una sola, cioe lasso,
o piuttosto lascio, adottata dallo stesso Ariosto nella
edizione 1532.
E lo prova :
I. Coll' esibire una labella di moltc cdizioni del
- 11)5 —
Furioso dal 15H) al 1583, lequali o haimo la Iezionc
tic le lasse gia abbandonata dali' Ariosto, o hanno la
lezione lascio, o lasso, o laccio, non mai sasso.
2. Perche sebbehe il Franceschi abbia per la
prima volla adoltala la voce sasso anziche lascio, e
die tale sostituzionc sia stata da pochissime altre ri-
stampe del secolo XVII accettata, nondimeno la mag-
gior parte di esse dal 4585 al 1853 ripete la primitiva
voce lascio, o lasso, o laccio: segno evidentc che fu
riconosciuto errore tipografico, o arbitrio di chi alia
stampa presicdclte, la voce sasso.
3. Perche e del tutto falso che il Ruscelli ed il
Dolce abbiano nelle loro illustrazioni o imitazioni ia-
serita la voce sasso, come apparisce dall'atlento esa-
mc dellc loro edizioni esistenti nella Biblioteca Mar-
ciana, fat to dal Cicogna: essendo a riflettere d'avvan-
taggio che la edizione del Franceschi 1584 essendo
stafa eseguita circa diccisettc anni dopo la morte
e del Ruscelli c del Dolce, la sostituzionc di sasso a
lasso non puossi a loro attribuire, ma ben si ad una
menda tipografica, facilissimo essendo lo scambio tra
la L e la S.
4. Perche se le imitazioni del Dolce nella edizione
deirOrlandini 1730 copiatc parola per parola dalla
edizione del Valvassore 1566, dicono sasso e non
lascio (ch" c nella delta stampa 1500)^ questo e uno
sbaglio di copia o di tipografla. E in fatti. abbiamo
nella Marciana 1' esemplare dell' Orlandini 4730, in
cui, avvcdutosi l'cdilore dcH'eirore, muto la voce
sasso in laccio, e cio fccc in corsa di stampa, non
Serie III. T. I. 26
— 49() —
essendovi il cartino rimesso, o corretta a mano la
parola sasso.
5. Perche se il Ruscelli, da cui furono curate le
edizioni del Valgrisi 1556 in 4.° cd in 8.° sopra un
csemplare notato e postillato di nuovo dall'Ariosto,
stampava lasso c non sasso, l- cento che non avendo
l'Ariosto in quel sito posta mano, voile egli tener
ferma la primitiva sua idea, di far uscirc 1c pardc dal
lascio ossia dal guinzagliO; c non dal sasso ossia dalla
caverna.
G. Finalmcnte sc tutti i piu valenti illustratori o
editori di quel pocma moderni, il Barotti^ 1' Avcsani,
il Ileina, il Morali, il Bolza ritenncro per genuina la
voce lascio o lasso, e duopo conchiudere aver essi
considerata come error tipografico, o come arbitrio
de' correttori la dizione sasso.
E qui il Cicogna aggiungeva che malaincnte nel
detto opuscolo si tacciava di ncgligenza il Morali per
non aver notale le varianli de le lasse, del lasso, del
lascio, del sasso: imperciocche nella tabella soggiunla
alia sua edizione 1818 non si e proposto di rivedere
se non se le varianli delle edizioni corse tra il 1532 eil
1556. Quindi sc avrebbe poluto bensi no tare le tre
prime varianli, non potcva la quarta. cioe quella del
sasso, la quale fu introdolta soltanto, come si e dctto^
nel 1584. — Per cio poi che riguarda all'altra voce^
della quale parla il Somazzi nella Bilancia 4 diccmbre
1855, cioe ascio, enon lascio, notava esuberantemen-
le il Cicogna che a' tempi deH'Arioslo era, per cosi
dirc ; ignota tal voce ascio invccc di agio, comodo, cc. s
— 197 —
la quale posta in luce per la prima volta nel 1725
c 1729 fu inserita nel vocabolario del Cesari soltanto
nel J80(>. Inoltre, tanto nel Passavanti 1725, p. 34,
quanto nei Gradi di s. Girolamo 1729. p. 41, la parola
asri o asrio non e nel testo adottato dalla Crusca, ma
messa a picdi come una variantc che gli edilori cre-
detiero di cscludcre, probabilmonte perche i testi mi-
gliori dicono agi o agio, c perche a questo naturale
vocabolo dagli amanuensi non fiorenlini fu sostituito
linusi'talo vocabolo asrio. In ogni caso poi, proscgue
ii Cicogna, asrio in que' codici e preso nel senso pro-
pi'io di agio, comodo, riposo ; ne si potrebbc mai
ammetterlo nel senso traslato in cui si vorrebbc fosse
stato adoperalo dall' Ariosto, cioe di luogo ove uno si
adayia e riposa, se non iscaturissero incontraslabili
escmpli di classici anlicbi che in questo traslato senso
Tavessero usato.
Conchiudeva pertanto il Cicogna che non essen-
dovi soggetto di quistionc, appunto perche l'Ariosto
voile sempre conservare il suo intendimento di fare
uscire le parde dal lasrio e non dal sasso, resterebbe
1'esaine se egli avessc dovuto o no. per maggior effetto
della poetica sua comparazione, usare la parola sasso
o lasrio. Ma in tale quistionc non entra il Cicogna,
parendogli assai prosunluosa cosa il voler indagare
quali idee, quali frasi, quali parole avrebbero in mi-
glior niodo potulo adopcrare non solo T Ariosto,
ma c Dante, c Pelrarca, e Tasso, c cent' altri clas-
sici aulori, de' quali e piu modcslo partito ammi-
rare ed imilar le bellezze, oppure restringersi a
— 198 —
decifrariie i passi oscuri o suscettibili tit varia inter-
pretazione.
Lodava pero la combinazione fortunata, che un
errore di stampa od un arbitrio, avesse data materia
alia singolare erudizione, dimostrata da ainbe lo parti
nelT csaminato opuscolo : Le parde.
Indi lo stesso m. c. cav. Cicogna lesse eziandio
alcune l\ijlessioni sulfa autenticitd della lettera di
Antonio Canova da l\oma *del -J 2 febbraio 1803 a
Carlo daspari pittore veneziano, da luipubblicata in
V enema per le-stampe dlGiambattisla Merlouel 1854,
roncernente la prima opera scolpita dal Canova, rap-
prese.nl ante una Madonna, della quale inseri nell' o-
puscolo r intaglio,, c distribuillo anche all'adunanza
dell' I. II. Istiluto.
Premessa la letlura del'a lettera canoviana, fece
osservare cb' essa ha tre parti. La prima riguarda il
catalogo dc'quadri e il palazzo di casa Cornar. La se-
conda la Madonna, opera prima scolpita dal Canova.
La terza il Grocefisso a tratti di penna. opera di An-
drea Rhzo aniico del Canova.
Qnanto alia prima e terza parte il Cicogna fa
vedere essere comprovala da' document! inseriti e
stampati neir opuscolo.
Quanto alia seconda, osserva che Ie obbiezioni
introdottc a dubitare della auteuticita delta lettera
canoviana consistonoin sostanza nel non trovarsi nelle
memoric deililluslrc scultore, cojiscrvatc gia da nson-
signore Vescovo Giambattista Sartori Canova^ ed oggi
— 199 —
esistcnti nella btblioteca dclla regia citla di Bassano,
alcuna traccia di quella lettera ne di quella scultuia,
e il 11011 avere monsismor Yescovo alcuna reminiscen-
za su tale argomenlo, sebbene dal 1800 fino alia
raorte dello scultore avvcnuta nel 1822 abbia egli
semprc scritte le lettere per lui, tranne alcuna di
affari.
E qui il Cicogna risponde :
1. Che Irattandosi di un lavoro dal Canova ese-
guilo della sua prima maniera circa laiino Iredicesimo
della eta sua,e ben facile clie non ne abbia conservata
nci suoi scrilli alcuna mcmoria; tanto pin che il (Ca-
nova sdegnava di ricordare le cose sue giovanili, ben
diverse dalle celebri dal suo scalpello prodolle poste-
riormcntc.
2. i\on csser vero che monsi»nor Canova scri-
vesse scmpre le lettere pel fratello suo dal 1800 al
4822, mentrc piu e piu, tulte vergate di pugno dello
scullore, si rinvengono ncllc collezioni.
3. Che se ne di Andrea Rizzo amico dello scul-
tore, ne di Carlo Gaspuri pittore, cui e diretta la
lellcra, si trovano nella raccoila delle lettere al Cano-
va una o piu che parlino della Madonna dal Canova
scolpita, il motivo pud certamenle esser quello che ii
Canova abbia passate le risposte del Gaspari o del
llizzo a sua emincnza il cardinale Consalvi^ cui spe-
cialmente interessava sapere 1' csistcnza della Ma-
donna scolpita dal giovane artista, e T esistenza del
crocifisso disegnalo a penna dal Wizzo.
4. Che dallo slilc trascuralo, ma semplice e<$
— 200 —
ingenuo chc usava il Canova nolle lettere di suo pu-
gno scriltc ; dalla corrispondenza cpislolare che il
Canova ebbs e col Gaspari e col Rizzo, la quale
apparisce dalle lettere di ambedue serbate nella anzi-
detta biblioteca bassanese, did complesso uguale di
tutta la lettera, per cni non e ragioncvole supporre
che la seconda parte di essa siavi stata intrusa ed
inventata, non essendovi poi alcun motivo d' inganno
no per parte del Gaspari no per parte di Andrea
Rizzo, che gelosamente conservo fino ai 182 ( J, in cui
niori, ne per parte di Antonio suo figliuolo, che conti-
nuo fino al 4842 a conservare In scolpita Madonna.
Da lutto queste osservazioni, e dalT altre nella fatta
Iettura esposte, conchiudeva il Cicogna non potersi
revocare in dubbio la aulenlicita dclla lettera di An-
tonio Canova di cui si parla.
11 m. e. prof. Bartolomeo Bizio fa leggere una
vola messa a dilucidare il delta dianzi intorno al-
rorigine del diamante, la quale sara pubbiicata nclle
dispense successive di questi Atti collo scritto che la
precede.
Poscia il liglio suo dott. Giovanni Bizio comunico
le proprie osservazioni sopra V acidificazione del pc-
troleo a conlatto dell' aria.
Abbandonata a so una piccola quantita di petroleo
a coniallo dell' aria per il corso di due anni, trovo che
dopo questo tempo la predelta sostanza si addonsava
grandomentc per numerose granulazioni cristaliino
— i>UI —
chc in cssa si origiuavano nclla slagione invcruale, e
chu pipigliava la prima sua lluidita col mitigarsi della
temperatura. L' antore attribuisce qtteslo fenomeno.,
pin chc ad altro, alia prcscnza dclia paraliina. la quale
avesse potulo esistere in quel petroleo; ma cio ehe
ebbe precipuamente a richiamare la sua atlenzione lu
1' acidita die in talc circostanza crasi in esso manife-
stala. Per riscontrare evidentemente questo fatlo, egli
collocava di quel pctroleo in un piccolo tubo di assag-
gio, c chiusa 1 apertura di questo con carta azzurra di
tornasole, escaldatolo, avea, per la volatility deUacido,
un forte arrossamento della medesima. La carta di
tornasole racquislava poi all' ordinaria temperatura il
proprio colore azzurro.
L' autore non potrebbe adesso affermare se quel-
l'acido si fosse prodotto per 1' azione dell' ossigeno
sopra gli olii volatili del pctroleo, oppure sopra la
soslanza fissa del medesimo, come sarebbe piii vero-
simile dielro le altuali opinioni sopra la somma inal-
terabilita della nafta. Trovato pero, dielro apposili
siiggi da Iui instiluili, che qualche traccia di acidita si
risconlra anche nclle varie specie di petroleo messe
in commercio, e uotata la grande volatility di quell'a-
cido, egli dedusse che neccssariamente dovesse risul-
tare acida anche la nafta, ottenuta com' e dalla distil—
lazinue del petroleo; e cio fu pienamente confermato
daHespcrieuza. Se adunque una tale acidita non erasi
giammai sospetlafa nella nafta, ne vieue che tutle le
aualisi di questa sostanza furouo instituite sopra un
prodotto non avuto a qucllo slato di purezza ch' e
— 202 —
pichjesto in tali indagini, For cui, collo scopo di riscon-
trare sino a quanto i sijoi risultati potessero o no
clifferire da quelli degli allri chiniici, voile instituire
I'analisielementare della nafta da lui stcsso rettifjcata,
e chc posscdcva rcazione acida, cd ebbc die
(Irammi 0,2<»0(> di nafta diedero
» 0,8220 di acido carbonico
» 0.3215 di acqua,
e (juindi
Trovato Calcofato
Carbonio M>.02 85,72
Idrogeno 13,71 14,28
Perdita 0,27
100,00
Passalo allora I'autore ad un confronto collo altro
principal! analisi di questa sostanza, non polo nolarvi
nessnna differenza maggiore di quella chc lc stessc
prelate analisi non proscnlino Ira loro.
A rondorc compiuto qucsto sludio sarebbe adosso
noccssario lo slabilire: 1." se quell'acido sia realmonto
prodolto dalla sostanza fissa del pctrolco, oppurc dai
carburi volatili del medesimo; 2.° quale sia la natura
dell'acido originatosi. I risultati posilivi cbcgli avesse
ad ottenere da qucsto nuove sue ricerche ibrmeranno
Fargomcnto di una seconda memoria.
11 s. c. padro B.Sorio fa loggcre sul Traltato della
— 203 —
Sfera (U Ser Brunetto Latini nel suo Tesoro maggiore
lib. % cap. 40 c seg., cdizione Carrer, la seguentc
proposta di emendazioni da fare al testo stampato.
II Tesoro di Ser Brunetto Latini e la prima Enciclope-
dia dello scibile antico, e il corso dei studu, sul quale ven-
ue ammaestralo il divino pocta Allighieri; ma, come altrove
gia dimostrai, non fu dato ancora da leggere che pieno e
gremito dei piu ridicoli strafalcioni commessi dai copiatori
e del testo originate francese, e del toscano volgarizzamento.
Questo Tesoro almeno nel suo trattato astronomico della
Sfera meritava di essere con qualche atlenzione studiato
dai nuovi pubblicatori ad emendarne il testo, che abbiamo
nelle slampe tulte erratissimo. II maestro di Dante, che dai
discepolo fu del suo Tesoro, come di cosa non peritura
applaudito, sarebbc forse stato quel zanni ridicolo che nella
lezione stampala comparisce ad ogni pie sospinto ? Era
dunque da sospettare che Ie lezioni stampate dovessero po-
ter leggere nell' originate francese, e nel toscano volgariz-
zamento diversamenle, e doveasi cercarc almen dai conte-
sto obbligato nelle operazioni astronomiche qual altra
lezione di simil suono o figura potesse congetturarsi che
fosse la ragionevole in luogo della falsata testuale ; e non
era per avventura una cosa troppo difficile a fare con un
po' di giudizio e di pratica nella scienza, conciossiache pa-
recchie di queste lezioni sono si aperlamente spropositale,
che il naturale criterio dovea suggerire la vera lezione da
mctterc almeno in poslilla con un forse, flnche coi mss. o
con altri argomenti di sana crilica si coufortasse cosi la
lezione da doversi introdurre nel testo. Abbiatene un saggio.
Si legge nella slampa la piu recentemente, e meglio cor-
relta del noslro Luifti Carrer Tom. I, pag. 4 25 :
Serie HI. T. I. 27
— 204 —
Senza fallo lo cerchio e intorno sei fiate (sic) tanto come il
compasso ha di larghezza, cioe a dire, die egli gira ire
cotanti, e anche uno settimo (sic), com'egli ha di diametro,
cioe mirando (sic) il cerchio per mezzo diritta Iinea di sn
in giuso, o di giu. in suso.
Innanzi tratlo sarebbe da poter sospctlare varianza le-
stualc ne' due kioghi, die denno esser simili, da me nolati.
Nell 1 un luogo il leslo fa il cerchio sei fiate tanto come il
compasso ha di larghezza, cioe nel tirare col compasso il
raedesimo cerchio ; ossia fassi qua il cerchio sei volte il
raggio, il qual raggio e appunto la larghezza del compasso
suddelta. Come dunque si dice appresso cosi ? cioe a dire
che egli ( il cerchio ) gira Ire cotanti e anche uno settimo
com' egli ha di diametro. In questo secondo valore abbiamo
Ire diametri ( i quali fanno sei raggi ), piu un settimo. Non
e dunque vero esser questo valore eguale al prime, essen-
doci in questo anche iin settimo.
A cessarc questa difficolta e da por mente che fu nel
primo valore detto : Senza fallo lo cerchio e intorno ( nota
bene; non dunque precisamente ) sei fiate tanto, come il
compasso ha di larghezza. Fu detto bene intorno ( che qua
vale all' incirca ) perche il cerchio e sei voile il raggio, os-
sia trc volte il diametro, e anche uno settimo, del qual setti-
mo abbiamo il preciso valore nel trattato de Sphaera di
Giovanni Sacrobosco, il quale liori poco avanti di Ser Bru-
netto, cioe nel 1251, ed il suo testo della sfcra era il teslo
delle scuole a que" tempi. Ora abbiamo in questo teslo al
lib. I , cap. IX questa proposizione a provarc la circonfe-
renza terreslre: Circumferenliae vicesimasecunda parte
dempta, residui tcrtia pars est diameter. Adunque il settimo
qua ragionalo e uno settimo del diametro, come vuole il
costrulto del leslo che dice; Egli (il cerchio) gira Ire co-
— 205 —
tanti e anche uno settimo, com' egli ha di diametro. \Ia a
rigor malcmalico e yeramente da dire chc il diametro sta
alia circonferenza nella proporzione di 7 a 22 o di la
5, 1416. Vedi Brunacci, lib. 9, della misurazionedelie quan-
tity geometriehe. Volli mandare innanzi questa mia anno-
tazione aeciocehe noa si credesse una giunta inlrusa ed
apocrifa del testo volgare stampato c anche vno seltimo,
ed era lanlo piu facile di cio sospettare quanto chc questo
inciso non leggesi ncl ms. capitolarc originate, ne nel ms.
bergamasco Marciano. Cosi legge il T. capitolarc francese :
Car sans faille li cercles esl environ (nota environ^ /'/ fois
lant come li compos a de large. C est a dir qu' il aire ill
fois tant come il a d' espes.
Cosi senza piu leggesi, seguitandosi a dire Et por cestc
raison etc. Cosi ne piu ne manco legge eziandio il nostro
lesto bergamasco della Marciana.
Adunque il lesto Giamboni stampato nou ha allerazione
di lettera, anzi cmenda qua il lesto mss. capitolarc fran-
cese ed il bergamasco Marciano. Leggiamo adunque da
capo il brano da noi preso in csame.
Senza fallo lo cerchio e intorno sei fiate tanto come il com-
passo ha di larghezza; cioe a dire, che egli gira tre co-
tanti, e anche uno settimo, com' egli ha di diametro.
Fin qua la scritlura va bene come e nellc stampe, e fu
da noi dichiarata, ma andiamo innanzi,
cioe mirando (sic) il cerchio per mezzo diritta linea di su
in giuso, o di giu in s>uso.
A chi legge anche il passo isolatamente, non che da
lulta la tela del discorso, appar manifesto che qua non si
— 20(i —
tratta tli mirare il cerchio, ma di misurare il cerchio, per
mezzo del suo diametro, cioe della linea diritta tiratavi a
mezzo o di su in giuso, o di gin in suso. Chi dun que anche
un poeo pon mente alia lezione stampata mirando il cerchio,
da questa dee sospettare che siavi un error madornale, e
che sia da leggere misurando il cerchio, e cost conveniva
fare nelle parecchie ristampe pigliate a correggere, notando
almeno in postilla cosi : (forse misurando). Ma cio non fu
fatto ancor da nessuno, ne giov6 ehe la Crusca, da bene
un secolo almeno, alia voce In suso emendasse questa le-
zione mirando eolla vera lezione misurando,, e apponessevi
questa postilla (cosi nei TT. a penna ; la stampa per crrore
legge mirando).
Poche linee appresso nclla medesima stampa Carrer
con tulte Ie altre alia stessa pagina 123 cosi si legge:
Vero e che quelli d' Italia non dicono leglie, anzi dicono mi-
glia di terra : per cio che in uno miglio di terra sono mille
passi, e ciascun passo contiene dodici ponse (sic) ovvero
dita.
Che vorrebbe essere questa voce ponse ? Ponce in fran-
cese val Pomice, vale anche lo spolverezzo dei disegnalori;
ma 1' una voce pomice e l'altra spolverezzo, come potreb-
be tare al caso nostro, c come puo corrispondervi il resto
testuale ovvero dita ? Certo chi ponea mente al passo dovea
sospettare che qua non si parla a quelli d' Italia ragionali
dall' autore in terza persona, dicendo: quelli d' Italia non
dicono lcll« mini coll' una lezionc.
o coll' altra in 305 aiorni ?
— 211 —
onde /' olio riusci diciotto, come 6 la scrittura presenle-
mente d( tutte le stampe.
Sia quesla una mia semplicc congctlura, ma cor to e la
verita die ncl testo astronomico allora in voga nolle scuole,
dico il trattato de Sphaera del Sacrobosco, loco citalo, si
recita questo corso della luna in tal forma : Luna vero (fa
suo corso) in 27 dicbus el 8 horis. Adunque non e presu-
mibile die il maestro Brunetto eommetlesse lo strafalcione
di fare 18 le sole olio ore del teslo astronomico allora in
voga. Bensi credo essere verisimile che le 8 ore notate per
nuniero tondo dal Sacrobosco, Ser Brunetto con maggiore
esattezza di calcolo le recasse alle olio ore colla frazione
che leggcsi nel suo testo, ma in mono, e col segno meno
convenzionale, e cosi recitasse nel suo Tesoro
La Luna che gli e di sotto va per gli dodici segni in venti-
sette di e otto ore — la terza parte di un'ora ( cioh 20
minuti ).
La qual frazione di 20 minuti levata dalle ore 8 fa re-
starnc 7 ore c 40 minuti, la qual frazione non \ aria che di
soli 5 minuti e 5 secondi dall' ultima cifra astronomica,
che si registra di questa rivoluzione luna re periodica, o
tropica nel Cagnoli, dove 6 di ventisette giorni, 7 ore, 45
minuti, 5 secondi. Cosi crcderei che fosse da notare la
emendazione del testo stampato in postilla flnche non se ne
trovi 1' appoggio autentico nei mss. o toscani o francesi.
Questo medesimo errore si ripete nel cap. xlvii di que-
sto libro ii a pag. 1 58, edizione Carrer, dove altresi crede-
rei da ripetere la emendazione proposta; cosi si legge ivi:
La Luna va per tutti li dodici segni, e fa il suo corso in tre-
cento sessanta gradi che sono in loro cerchio in ventisette
di e diciotto ore (sic) e terza parte d' un' ora.
Serie III. T. I. IS
— 212 —
Leggi anche qua : in ventisette di e otto ore — la ter-
za parte d' vn' ova.
Or seguitando il testo sopra notato cosi si Iegge
appresso :
Ma il suo yolare (sic) fa ella (la lima) tanto ch' ella appare in
ventotto di (sic) e sette ore (sic) e mezza, e quinta parte
d' nil' ora.
Tre altri solenni slrafalcioni son qua da notare, e da
potcrsi per buona ventura correggere nella ragione astro-
nomica coi mezzi dell' arte critica.
Che vorrebbe dire questo volar e che fa la I una, come
fosse u n pallone aereostatico ? Mano al testo francese ori-
ginale « Mais la revolucion fait ele etc. » A questa voce
originate revolucion la traduzione volare non corrisponde,
e credo essere falsa la nostra Iezione slampata, e creder
credo il vero se credo die nel testo toscano fosse voluto
scrivere non gia volare con una elle sola, ma vbllare con
doppia elle, e coll' accento sulla prima sillaba vol: la qual
voce vbllare nel dialetto sanese (come in qualche altro della
Toscana) valelostesso die VoUjerc. VcdiGigli Vocabolario
catariniano alia voce Invdllare. E cosi leggendo :
Ma il suo vdllare fa ella (la lima) ecc.
corrisponde perfettamente aH'originale francese:
Mais la revolucion fait ele etc.
Seguita il testo stampato :
Ma il suo vollare fa ella tanto ch' ella appare in ventotto di
(sic) e sette ore (sic) e mezza, e quinta parte d' un' ora.
Questa rivoluziane lunare e la Sinodica fatta dal Ca«
gnoli consistere in 29 di, 12 ore, 44 niin. e 5 secondi.
— 213 —
Lo sbaglio testnale dei giorni ventotto per 29 correg-
gesi in qucsto luogo col nostro medesimo tcsto stampato
die nel capit. 48 Indus libri, non legge e ventotto di, ma
ventinove. Cosi si leggc ivi allegandosi queslo passo consi-
mile, che noi qua siam per correggere, onde l'un passo che
allega col passo allegato dovrebbero concordare. Udite il
passo.
E voi avete bene udito dire (ecco la alkgagione del passo or
da noi ragionuto) che dull' una accessione (falsa lectio
leggi ascensione col T. francese) aU'altra ha ventinove di
( nota bene 29 e non soli 28 ) e sette ore e niezza, e la
quinta parte d' un' ora.
Qua Ieggesi ventinove di secondo ragione astronomica
rettamente, e perche con questo si autentico documenlo
del raedesiino tesio non sara da correggere recando alia
lezione di questo 1' allro passo, che e qua citato, e che qua
s' intende ripetere testualmente? Dalla cifra del Cagnoli alia
nostra testuale cosi corretta rlmane un altro divario nel
computare le ore.
II Cagnoli fa le ore 12, minuti 4 che ripugni al buon senso una si rapida rota-
zione del Sole tanto voluminoso ed accompagnato da tanti
pianeti : poiche il buon senso e un implicito giudizio fon-
dalo sulla conoscenza di falti analoghi, e siccome vi e un
solo sistema celeste, cosi 1' analogia ed il buon senso nulla
ci possono inscgnare sul medesimo ; ed e ridicola pretesa
1' immaginare che il mondo sia conforme a qualche nostra
prediletta idea di semplicita o di ragionevolezza. — Nulla-
dimeno non mancherebbero buone ragioni per mostrare
1' improbability di quel sistema che abbiamo trovato essere
un' ottima teoria. Tra le altre, quali forze (tolti ormai i
cieli solidi) potrebbero trattenere i pianeti nelle loro
orbite ?
— 229 —
75. E qui sorgerebbe forsc qualche lilosofo a condan-
nare quel sistema come chimerico e fondato sopra princi-
pii ne dimostrati ne possibili ; c direbbe che 1' astronomia
col seguirc un erroneo sistema cessa d' essere una scieuza
d' osservaziooe ; — che non possono sperarsi veri pro-
gressi, finche essa non si liberi da una falsa teoria ; — che
debbono stmliarsi i fenomeni, non vane ipotesi, frutto dclla
immaginazione. — Guai se fossero prevaluti tali consigli,
la seienza, di cui abbozziamo la storia, sarebbe tornata
neir infanzia ; ciascun fenomeno sarebbe un fatto isolato,
la osservazione non si sap'rebbe indirizzare ad un utile
scopo ; e quasi mancherebbe il linguaggio per esprimere le
leggi, e le eccezioni gia discoperte. - — ■ Ma i progressi sof-
frirebbero grave danno anebe dal eontrario errore di rite-
nere la pseudoipotesi come un fatto, di cui non fosse per-
messo dubilare ; e di ncgare o dissimulare tutti i fenomeni
che si oppongono all' adottato sistema.
7^. Chi sa tenersi nel giusto mezzo non si appaga di
una pseudoipotesi o di una ipotesi; bensi la pone in con-
linuo confronlo colle osservazioni, egli nota le piu piccole
differenze fra i movimenti degli astri e l'ammesso sistema;
e tiene un conto tutto speciale dell' aberrazione dellc stelle,
appunto perchc questo fenomeno non trova nella teoria
alcuna spiegazione. Tanti materiali bene raggruppati da
una teoria si generale, cui appena sfuggono pochi casi par-
ticolari, rendono facile 1' impresa di chi s' accinge a ricer-
care una piu plausibile ipotesi. Egli sa che essa dee sod-
disfare non ad una folia innumerevole di fenomeni, ma ad
una teoria abbastanza semplice ; cioe che i movimenti reali
dei corpi celesti debbono presentare la stessa apparenza
come se i piancti si aggirassero ellitticamente inlorno al
Sole, il quale si rivolgesse in modo simile intorno alia
Serie III, T. 1. 31
— 230 —
Terra, ed inoltre avesseil moto diurnocircolare comune a
tutti gli aslri. — Duo felicissirae idee conducono a pensare
clie la Terra ruoli intorno al proprio asse e si muova cllil-
ticamente intorno al Sole: le conseguenze del sistema sono
quelle slesse di prima, cd esso ha molto guadagnato dal
lato della semplicita; ma v'e di piii, l'aberrazione delle stelle
trova ncl moto della Terra una compiuta spiegazione :
quesli motivi sono piu che suflicienli per abbandonare la
vecchia ed attenersi alia nuova psoudoipotesi.
75. Noi la ehiamiamo aneora pseudoipotcsi, perehe
supponiamo ehc al buon senso comune ripugni rammcllci'o
come un fatlo il moto della Terra. Pero in progresso un
maggiorc csamc fara conoscere che questo buon senso non
c che una vana presunzione, la eaduta dei gravi diligenle-
mente osservata ci offrira una prova diretta del moto ro-
tatorio della Terra ; siccho i principii della teoria cssendo
parte certi parte probabili, cssa prendera il nome d'ipotesi.
70. Un' ipotesi tanto plausibile o che s' aecorda cosl
bene coi fenomeni sembra lasciar ben poco a desidcrare.
Nulladimeno il vero tilosofo non cessa di accrescere lo
osservazioni, e le trova alcun poco discrepanti dallipotcsi;
d' allronde egli pur bramerebbe di scoprire una legge da
cui scaturissero come corollarii e il moto ellittico dei pia-
neti c le mirabili relazioni cspresse dalle leggi del Keplero;
vorrebbc pur trovare qual causa impedisca che la Luna
cada sulla Terra, e qual forza disturbi continuamente il
moto uniforme e rcttilinco dei pianeti c dei salelliti. —
Queste due ultimo dimande offrono la risposta 1' una
alP altra : la forza di projoziono impedisce alia Luna di
cadoro, o la gravita che no sturba il movimenlo rcttilinco
e quella stessa che fa cadere i corpi tcrrcslri. II calcolo
jlimostra che, per conseguenza, Taltrazione della Terra
— 2;u —
segue la ragionc inversa del quadrato della distanza ; i mo-
vimenti dei piancti mostrano poi che la stessa Icggc vale
per l'attrazione solare ; anche Giove e Saturno attraggono
i loro satelliti ; cio e piu che sufliciente per far presumere
che 1' attrazione sia un' azione reciproca di tutti i corpi.
Ed ecco svelato uno dei secreti della natura ; tutte le piii
lievi e complicate eccezioni alia precedente ipotesi hanno
ormai intcra spiegazione. — Newton fu prescelto a porre
P ultima pietra del grande ediflcio, per cui tanti fllosofi
soffersero falichc, disinganni e persecuzioni ; f astronomia
e compiuta, e la lisica si e arricchita di una indubitata tesi.
77. Da questo abbozzo della strada, per la quale lo
spirito umano giunse o potea giungere alia scoperta delle
leggi, che reggoao gli astri, parmi emergere alcuni canoni
generali rclativi all'oggettodi questo discorso. — Un' ipo-
tesi, quantunque sembri scmplicissima e generale quanto
quella del moto diurno delle stelle, non dee ritcnersi come
un fatlo certissimo, bisogna anzi diligentemente cercare se
cssa per avventura ammetta qualche eccezione, e se sia
esattissiraa o soltanto approssimata. — Una ipotesi basata
su principii molto soddisfacenti, qual era il sistema di To-
lomeo nella sua prima semplicila, ma che male corrisponde
coi fenomeni, dee abbandonarsi in confronto di una pseu-
doipotesi improbabilissima nei principii e complicata, ma
che presenta con bastante approssimazione i fenomeni, qual
era per esempio il sistema di Tyco-Brahe. — Quesla pseu-
doipotesi per quanto fosse assurda sarebbe sempre un
prezioso acquislo, perche pu6 supplire ad una intermina-
bilc enumerazionc di fatti particolari. Il pensiero di credere
una tale pseudoipotesi lesalta espressione della natura, non
sarebbe nc meno dannoso ne meno strano di qucllo di
sconoscere i vantaggi della pseudoipotesi, e volerla pro-
— 232 —
scrivere senza saperne sostituire una di migliore. —
Quando si conosce una pseudoipotesi, prima cura dev'es-
sere di confrontarla accuratamenle coi falli, c non dissi-
mulare Ic differenze che si osservano, anzi notare accura-
tamenle tutti i fenomeni che sfuggono alia teoria ; cosi si
apparecchiano i mezzi per la scoperta di una migliore
pseudoipotesi od ipotesi, la quale dovra accordarsi nei ri-
sultamcnti generali colla vecchia pseudoipotesi e soddisfare
eziandio alle sue eccezioni.
78. So sono utili le ipotesi c le pseudoipotesi, che ser-
vono a coordinare i fenomeni, sono semprc dannosi quei
principii che si vogliono dare alle scienze : dannosi perche
forse falsi, e perche per la loro siessa origine .anteriore
alle sperienze si ritengono superior! ad essa ; tali, furono
l 7 immobility della terra, la forma circolare defle orbite,
ed altre leggi di semplieita, che talvolta si ha la semplicita
di voler imporre alia naiura. — Per riconoscere quanta
fede sia da riporsi in qualche idea, bisogna accuratamenle
csaminare dondc ci sia venuta.
Del calorico e della costitnzione del corpi.
79. Dopo questa digressione torniamo ad csaminare
se veramente sia dannosa ed inopportuna 1' ipotesi dell'esi-
stenza del calorico. — Alcuni (isici credono che questa
ipotesi sia necessaria per esporre chiaramente i fenomeni
e per formarscne una giusta idea : il Comte lo nega asso-
lutamente ; ma perche adunque si serve egli delle frasi
quantite de chaleur, chaleur degagce, chaleur emise per-
pcndiculairemcnt a la surface ? sono esse frasi senza
signiflcalo, od includono Tipotcsi dell'esistenza di un corpo
sui generis.
— 233 —
SO. Non so come il Comte possa stabilire olio f aso t Q per ogni tem-
peratura, non per questo si conoscerebbe , giaccbe la
iutegrazione introduce una costante arbitraria.
99. Se vogliasi parlare della capacita speciGca relativa
ad un dato volume, anziche ad una data massa, L' unita
invece di [c : It] sari [1000 c : mH] ; e percio il
valore di D t Q accennato nel §. precedente si dovri mol-
tiplicare pel valore di [s : m 3 | , cioe per la densita del
corpo.
100. Pei gas la quantiti di calorico Q contcnuta in
un chilogramma dipende eziandio dalla pressionc p , cui
esso e soltoposto. (Sia p un numero indicante quante
atmosfere equivalgono a quella pressione). Secondo leggi,
die piu accurate sperienze mostrarono soltanto approssi-
mate, sarebbe
Q =., + „(| H _ l )/- 1 ;
essendo A una costante affatto ignota, cd a k due numeri
costanti per ciaschedun gas. Cosi per 1' aria e a = 0,207
fe'i= -± . Ne viene clic la capacita speciGca a pressione
i
costante & \) (J — np k In quauto alia capacita
242
di un chilogramma di gas rinserrato in un costante volu-
me cssa sara ]),(> -f- Yi r Q \) t p ; ora, quando il volume
riinane costante, la pressione od elasticity p varia insieme
colla temperatura, ed approssimatamente si mantiene pro-
porzionale a ( = -j- l\ , percid d/> ; /> == d£ : ( = -f- / ) .
Q iiindi la capacita di un chilogramma a volume costante si
Irova
D, Q -f- n„(J T),p — esso vo-
lersi l'crmare all' esposizione dei fatti e imped ire alia scienza
252
di fare nuove scopei'te, — Da parecehi anni era stato os-
servato die i raggi ealorifici altraversano il velro tanto
meglio quanto pin clevala e la temperalura della sorgenle,
da cui provengono ; e elie i raggi dopo avcro altraversala
una lastra di velro acquistano maggior facilita acl attraver-
same una seconda. Questa era la nuda esposizione dei
fatti e ad essa si fermarono tulli i fisici prima del Melloni.
Questi immagino che i raggi ealorifici sieno analoghi ai
juminosi, e tale ipolesi lo guido alio sue mirabili scoperte,
(conlinua).
LA BIBBIA
CONSIDIiRATA
QUAL MEZZO D' ISTRUZIQNE LETTERARIA
MEMORIA
DEL CO. GIOVANNI CITTADELLA
Lelta
all' i. r. Islituto il 22 gennajo 1854.
I
Ln mezzo alia generate sollccitudine con che all' eta
nostra e governanti e sapienti intendono a volgere in rae-
glio e ad accordare i nodi piu conducenti al perfeziona-
mento della pubblica istruzione, permettetemi o signori,
clie io rinserrandomi tra i conflni della letteraria, vi ponga
dinanzi agli occhi un bisogno cbe presso noi parvemi sem-
pre di scorgere, ed a cui, se non erro, non fu ancora cbi si
avvisasse di provvedere. Nelle scuole del bello scrivere an-
tica ed utile costumanza ella e di roborare i precetti cogli
esempj delle Ire sovrane letterature greca, latina, italiana ;
esempj cbe sempre valsero a fecondare le menti degli stu-
diosi, e cbe sempre varranno, quali che sieno per essere le
variazioni diverse ricbieste nelle lettere dalla mutevole ra-
gione dei tempi. Ma s' egli e fuori d' ogni dubbiezza, come
fu sempre e sempre sara, che il vero, il buono ed il bello
sia materia e scopo della lelteralura, io non veggo perche
insieme alle tre mentovate non abbiasi ad accompagnare
Serie 11 L T. 1. 31
— 254 —
altra talc, cbe quelle, senza forse, soverchia nella sublimits
de' suoi veri, nella eccellenza del buono, nella molteplice
leggiadria delle forme.
Quando e come l'italica letteratura abbia fatto suo pro'
della Bibbia non e fra voi cbi nol sappia. A tacere dell'Ali-
gbieri, del Tasso, del Manzoni e di altri, la poesia cavalle-
resca del medio cvo si valse certamente delle idee cristiane,
ma non venne mai condolta a perfetto termine, e le prove
dei nominati scrittori menlre altestano la eflicacia dei sa-
cri librij onorano bensi cbi seppe giovarsene, senza mo-
strare per altro cbe quella norma siasi allargata giammai
a beneiizio comuue delle lettere italiane, Ollracbe vuolsi
con previsione distinguere la imitazione delle sacre pagine
propriamente delta, in ordine cioe a componimenti di sub-
bietto religioso, da quello studio largo e generale, con cbe
avverlcndone i modi, il colorito, i Gontornij puossene senza
pecca di servilita arriccbire ed ornare un argomento di
qualsiasi ragione. Ed e appunto di questo studio, a quauto
io mi sappia non ancora abbastanza negli effetti suoi pon-
derato, cb' io tengo discorso ; e di questo ch' io vorrei ve-
dere diffuso 1' esercizio nelle giovanili palestre.
Non io pertanto farommi a notomizzare i pregi lette-
rarii della Bibbia, e percbe gia notati da scrutatori valenti,
e perche scopo di questa mia letlura sia solamente accen-
nare il come si possa, giusta 1' avviso mio, trar 1' oro da
quella ricca miniera nascosta ai piu, per batterne quindi
una moneta di facile e frultuoso commercio. Bensi poche
considerazioni basteranno qui sulle prime a cbiarire suc-
cintamente il vantaggio cbe da tale studio dcriverebbe, non
die a toglicre di mezzo quelle difticolta cbe si presentano
a prima fronle nelf adempimenlo della mia proposta.
In fatti, certo e il cristiauesimo avere dato al mondo
— 255 —
ineivilito romano ed alia moderna Eufopa con una rtuova
credenza, leggi ed usanze nuove, nuovo modo di vivere e
per cio stesso nuovo sistema d 1 arli e di scienze, concios-
siache dal modo del pensare e del vivere delle nazioni
rampollino Y arti e le scienze, ed a quello si attaglino. Egli
e dunque da inferirsi per logica deduzione che quel libroj
il quale ordinato a preparare il cristianesimo siccome pro-
pria sua materia e suo scopo, ne racchiude la semente, ne'
accompagna i germogli, Io prenunzia, lo commenta, lo illu-
Strdj ne insegna i principj, ne rivela i sentimenti, secondo
cui la rinata umanita doveva modilicare se stessa, debba
questo libro conformarsi piu cbe altro qualunque alia si-
gnificazione di codeste modificazioni ed apprestare, diro
cosi, i lineamenti atti a ritrarre il rinovato uomo intellet-
tuale e morale. Dond' ecco la Bibbia non d' altro trattarc
se non dell' uomo e di Dio, del creato e della eternita, ma
della eternita non disgiunta dalla vita e dalle attinenze
temporali, come nella mozza lilosolia de' Greci; bensi im-
medesimata colla vita stessa del popolo. La Bibbia dunque
abbraccia i piu alti concepimenti della mente e le piu vive
emozioni del cuore, non mira ad accidenti mutevoli, sfi-
da tempo e spazio, pigliando per altro regola e forma
dalla natura.
Dalla natura, io diceva, perciocche sebbeue i libri sacri
appartengano all' ordine soprannaturale, rispetto alia supe-
riore inspirazione che li moveva, nondimeno nel modo
loro cosi fedelmente a quel semplice tipo si atlennero, che
fra i loro autori ne contiamo alcuni non aiutati da presi-
dio di arte anteriore, eppure non secondi a coloro cheave-
vano nutrimento di buoni studj.
E questa abilita, che porge la Bibbia di utile accomo-
damento all' arte del dire, si moltiplica svariatamente per
— 256 —
ogni maniera di stile a molivo delle diverse improntc offer-
te da quel sovrano volume. Nel vecchio testamento lianno
speciale divisa i libri della legge e speciale hannola que'del-
le storie:, ad una guisa si atteggiano i sapienziali, ad altra
i profetici : e cosi dicasi del nuovo patto, dove abbiamo la
medesima corrispondenza di varieta nei vangeli, negli atti
degli apostoli, nell' epistole loro, e nell 1 apocalisse. La di-
versa materia necessariamente domandava diversila di
espressione:, espressione umana di fermo, ma consona per
altro alia grandezza delle proposte dottrine e delle rivelate
verita, quindi opportuna a farsi modello multiforme nelle
ragioni letterarie. Varieta maggiormente manifesta negli
scritti poelici, dove abbondano tulte maniere di stile. Per-
che la poesia degli Ebrei accoppiando il diletto alia utilita,
parlando il mobile linguaggio della fantasia e del sentimento,
con mirabile agilita s' innalza e si abbassa, e sa trovare
ogni via che mette al cuore senza sedurlo, alia imagina-
zione senza ingannarla, all' intelletto senza noiarlo.
Se non cbe discendendo alle difiicolta che mostrano
attraversarsi al lavoro da me indicato, la Bibbia e pelago
troppo vasto percbe i giovani possano tutto discorrerlo.
Addiviene in tal caso il medesimo cbe dei classici, i quali
per la soverchia mole delle opere loro, non e dato di porli
tutti e per inlero sotto agli occbi dei giovani; dond' ecco
il bisogno di fare ricorso alia scelta del meglio. Ancbe nello
studio delle carte inspirate giova battere la medesima stra-
da ; ma in modo diverso dall' usato generalmente fin qui
nelle profane collezioni, dove la negligenza della cerna, la
stranezza'dei riscontri, la confusione degli stili rimescolati
a catafascio inzeppano le giovani intelligenze di forme re-
pugnanti ed incompossibili con gravissimo danno del loro
buon gusto.
— 257 —
E qui, prima di accennarc ai particolari della maniera
con die per noi si vorrebbe raccolto il fiore letterario della
sacra Scrittura, premettiamo come necessario fondamento
T avvertenza di procedere sempre col dovulo e necessario
riserbo alia religiosity del subbietto cbe abbiamo fra mano,
accompagnando cioe il nostro scernimento di quelle inter-
pretazioni cbe sanci 1' autorita della Cbiesa. Al quale pro-
posito si ricordi cbe le divine scrilture danno simiglianza
di armonioso stromento, dove non ogni membro risponde
cgualmente sonoro^ma in cui lutto bensi collegasi a modo
che anclie i tralti mancbevoli dioscillazione conferiscono
all' armonia. Egli e dunque sovra i sonori che noi dobbia-
mo fermaro la nostra attenzione, sovra quelli cioe la cui
rispondenza alle forme lelterarie chiaramente si appalesa.
Sono in particolare le profezie che per la oscurita loro ri-
chieggono maggiore circospezione, sotto questo rispetto,
da chi si accigne alia scelta ch' io vo divisando; oscurita
procedenle da quelle tra le allusioni loro,, che riferisconsi
a fatti da compiersi o nella successione dei secoli, o alia
fine dei tempi e persino nella medesima eternita. Nel quale
sceveramento il mio spigolatore drizzera la mente cola
dove sprizza chiaro il pensiero, lasciando il merito delle
disputazioni e la delerminazione del significato allegorico
ai maestri in religione.
Ma non basta. I libri sacri sono f rut to di penne orien-
tali « in quella parte ove '1 mondo e piu vivo » secondo
che scriveva I' Alighieri. Quella sfolgorata lucentezza di
cielo, quell' eslivo raggio di un sole quasi non mai annu-
volalo, quella serena eloquenza di limpidissime notti, e la
vivilica alaerita di uq aere puro e sottile, ora la pompa
maravigliosa di una vegetazione gigante, ora la interminata
sterilita dei deserti, il caliginoso silenzio di misteriosi re-
— 258 —
eessi, la macsta revercnda di que' flumi rogali, ia lunghezza
delle arsure, il benefizio delle sospiratissime pioggie, 1' in-
vernale fragore di rovinosi torrenti, lo scomraovimento
dei facili terremoti, il succedentesi scoppio delle repentine
saette, il negro turbinio di grandinose procelle, ed un po-
poio di animanti di ogni generazione, agili, iramani, vario-
pinti, moltepliei, e verzura di paschi, e freschezza divalli,
e P alito di quclla natura tutta olezzi e fragranza, ecco il
campo, ecco I' arpa, la tavolozza da cui gl' inspirati di
Oriente trassero fiori, trassero Unto e armonie a inghirlan-
dare, a dipingere, a malt'mare la primogenita dell 1 Eterno,
la Verita piii riposta. Di qua pertanto que' subiti e irape-
tuosi sbalzi della imaginazione, quclla vibralezza di locu-
zioni, quella ricorrenza di sentenze enigmaticbe, di figure,
le quali non sempre si affanno all' indole della piu pacata
e temperante nostra letteratura ; di qua dunque la neces-
sita di segnare ai giovani con precisione i confini, oltre i
quali non si pup metier piede senza falseggiare e svisare
la naturale sembianza delle lettere noslre.
Togliamo si dalla Bibbia le iiuagini, ma vestiamole cosi
che si adattino alle prcsenti forme e abitudini ; conciossia-
cbe sempre avvenga che la poesia si componga di due
parti diverse, cioe delle irnagini e delle loro manifestazioni.
Codesta scelta ancbe in tale rispetto risponde a quella da
noi usata coi classici, ove al bello si fraiimiiscbiano men-
de; mende che gl'islruttori uopo e manifestino agli alunni,
afflnche la troppo riverita autorita del modello non li tra-
scini a degenerazione di gusto. E codesta scelta dei modi
letterarii nella Bibbia verrebbe compensata da non minore
profitto che quello nei classici, perciocche la poesia della
Bibbia sdegna le trasposizioni, aborre dalla perifrasi, fugge
il ribocco di epiteli, si dilunga dagli artificiati asgiramenti.
— 259 —
offre grandezza, nobilta di pensiero c di stile, llessibilita
di maniere vive e patetiche, coiicisionc di dire, eleganza di
frase ; adescamenli tutti della pensata parola, che gustali
dai gi ovarii possono versar loro noil' animo il sentimento
del bello, ed ammaestrarli nel difficile magistero del per-
suadere le menti e del commuovere i cuori.
Accioeclie poi la mia proposizione non abbia faccia
di un desiderio posto innanzi avvenlatamente, senza dare
almanco la indicazione dei modi con die ridurlo ad effet-
to ; accioeclie la si tolga dalle indeterminate larghezze della
generality, vengbiamo ai piu rilevanti particolari die pos-
sono mutare la promessa del seme in malurazione di frut-
to. Traltasi, e vero, di campo assai vasto ove air altezza
della palma c del cedro si alterna la umilta dell' isopo, la
freschezza delle rose d'Engaddi, il rezzo dei platani, la rae-
lanconia degli ulivi, la fragranza del cinnamomo, la feracita
delle viti e mille altre vegetazioni d' uso, di forma e di
color differenti ; ma in mezzo a codesta vastita di spazio,
in mezzo a codesta dovizia di gcrminanti risovveniamoci
sempre che, dopo Dio, Tuomo e il tisso termine della Bib-
bia, il cui liuguaggio, come sopra avvertimmo, contempe-
randosi alia umana natura, se ne acconcia alle norme.
Nella Bibbia pertanto spiccano i Ire caralleri principali
dell' umano discorso , la mitezza cioe della- naturale
espressioue, la nobile manifestazione del medilato concet-
to, 1' aitezza delle concitate passioni ; i quali tutti e tre
agevolano sommamentc la scelta da noi proposla, additan-
do la partizione del sacro volume seconclo la rispoudenza
dei varii suoi libri a questo od a quello dei tre caralteri
ricordati.
A dir vero io mi accosto a quelli che guardano come
di convenzione, anziche di fatto, la distinzione dei Ire sliU
— 260 —
semplice, medio c sublime, potendosi non di rado aceop-
piare la piu facile semplicita alia sublimits piu robusta.
Pure mirando il mio divisamento al vantaggio dci giovani,
nelle cui scuole codesla dislinzione generalmente si osser-
va, e d'altra parte potendosi ad un libro qualunque dare il
battesimo del suo stile secondo la precipua ragion del sub-
bietto e della dizionc, dividerei in tre parti la biblica cre-
stomazia da porsi in mano agli studiosi delle lcttere. Vorrei
che nella prima si raccogliessero i tipi del semplice scrive-
re ; allogherei nella seconda gli esempj del dire composto,
per collocar nella terza le prove del sublime. Divisione
codesta di non difficile eseguimenlo, ove abbiasi sott' oc-
cbio la varia maniera e natura dei diversi libri che com-
pongono 1' inspirato volume.
L' amatore, a mo' d'esempio, della semplice narrazione
ne trova lo specchio Del Pentateuco, dove Mose, siccome
lucido faro sull' abisso dei tempi, manifestasi il biografo
dell' uomo, P annalista della natura, il cronista delle geste
di Dio, tenendosi lungi dalle fantasticbe ispirazioni di
Omero e di Esiodo, dagli oratorii artifizii di Erodoto e di
Tucidide,, dal fascino abbagliatore di preconcetto divisa-
mento. Pontefice e patriarca egli scrive sotto agli occhi
di un popolo quanto la comune tradizionc gli raffermava ;
lemperato nella espressione, signiiicanto idee, non imagini,
ordinato, perspicuo; stile senza modello, perche narralore
di argomento senza escmpio, perche traduzion, direi quasi,
della stessa materiale creaziono, dond'eccovi quella sintesi
dell' antico mondo, la Genesi, nettamente concisa, e ricco
di comparazioni il libro dei Numeri. Ammirabile e quel di
Tobia per ingenuita di racconto, per ispontaneita di dialo-
go, per pieghevole signiticazionc delle piu blande affezioni,
e come a dire, dei piu gentili artificii del cuore, per brevita
— 2(il —
striugata di moniti, per opportuna scella di aceidonti
drammatici. I legami di famiglia, le vicendevoli annegazioni
di ogni suo membro a conservarne la unione e la pace, la
necessity della misurata corrispondenza fra le obbedienze
e i camandi, il coraggib della umilla, le Industrie soltili
dclla ospitale benevolenza, la dilicatezza del guiderdone
non ostentato, la provvidenza dei consigli, il ricambio
della gratitudine, e cento altre casalinghe virtii spiccano
con dolcezza di affetto dalle pagine di Ruth. Le meglio
soavi, c, per cosi esprimermi, le pastorali imagini dell'amo-
rc, la morbidezza di cure affettuose, di teneri sentimenti,
la elctla dovizia delle piu mansuelc similitudini stanno nel
Cantico dei Cantiei. Mentreil Vangelo, questo maraviglioso
libro del popolo, questo prototipo di tutie le successive
leggende , anclie nella sua forma rappresenta I' inlima
diversity clie corre tra 1' antica alleanza fermata da Dio
col solo Israele sul Sinai, e 1' altra slrella da Lui stesso
sul Golgota con lutlo il genere umano. La dolcezza e
I' amore dovevano pcrcio governare lo stile di quei dettati,
ond' e che il Vangelo foggiandosi a quelle impronte offre
eserapii di figure e allusioni, secondo la costitmanza degli
Orientali : clie nei ragionamcnli loro solevano ritrarre le
cose e le dottrine stesse con siniboli e con enigmi. Sislema
conducente a perspicuita di discorso, alia rilevala manife-
stazione del vero, alia popolare sua dil'fusione, e tanto
maggiormente preferito dai banditori del Verbo, per con-
trapporlo siccome rimprovero e scuola di sillogistici con-
torcimenti dei filosofi contemporanei, alio studiate ricer-
calezze dei retori, ai nebulosi alTastellamenli de' Farisei .
sislema proficuo sempre, e Corse meglio a' di noslri, nei
quali lanla enra si pone alia istruzione del popolo, e se-
gnatamente del popolo giovane : sislema tli cui vi porge
Serie III. T. I. 55
— 262 —
rare ma commendevoli prove la stessa antiea Ictteralura
profana, come nolle parole cli Mennenio Agrippa alia plebe
romana e nei famosi racconti del favoleggiatore di Frigia.
Chi voglia norme del medio stile tolga a leggere I' Ee-
clesiasle, dove il Re sapientissimo contempla come dall alio
la caducita delle cose terrene, la liacchezza dell'uomo com-
battuto dagl' insaziabili suoi desiderii, scandaglia i pcnsieri
della umanila, secerne i pensieri della scienza e della sag-
gezza da quelli dell'crrore e della follia, seruta le passioni,
ne misura la vacuita, annoda insieme i necessarii avvicen-
damenti nella vita del saggio, si piace al fratellevole usare
dell' uinano consorzio, entra spettatore in quella vasta
arena ch J e il mondo, mira la lotta della prepotcnza colla
debolczza, delle nequizie colla rettitudine, levasi rincorato
ai futuri trionfi di questa, e quasi sospeso fra il cielo e la
terra, sembra volcrli insieme congiungere, contemperando
fra noi la giustizia delle opere, la verita dei pensieri, la
bellezza dei modi coll' archetipa idea che giustizia, verita-
de e bellezza in se stessa per eccellenza rauna.
II simiglianlepuoi dire deU'Ecclesiaslico, opera di Gesii
ligliuolo di Sirach, die I' uomo considera nelle sue depen-
denze coll' etica, colla civilta, colla politica ; die mostra le
condizioni diverse onde la umana famiglia si compone in
ordine ed unila; die alia concisione del precedente seritlo
sosliluisce piu regolare c suecessivo progredimento, piu
stretto nesso di principii e di subbietti, che s' intrometle
periino nelle abitudini [>iu secrete della vita domestica,
nelle piu esteriori del costumar conversevole, e sempre
con perspicuila di linguaggio, con vivezza d' iinagini, con
giusta proporzione d' incisi.
II libro dei Giudici in Debora ed in Jaele ti aramaestra
a rilevare la morale ed intellettuale suscettivita della don-
— 2(53 —
na ; la frode c il ricatto trovano parole e colori nei fatti
di Sansone.
Svolgete i duo primi libri dei Re, e la madre di Samuele
vi tocchera tasti che suonano pazienza, dolcezza, umilta,
materna sollecitudine; in Saule avrete i concetti della regia
possanza usata e abusata ; in Davidde quelli della fanciul-
lezza innocente, della coraggiosa adolescenza, della tolle-
ranza longanime, della umana fralezza e del pentimento
sincere.
A dettare le storie seguatamente morali, quelle cioe che
non tanlo riguardano i grandi avvenimenti politiei, quanto
la vila inlima e la civile condizione di un popolo, possono
tarsi guida il terzo ed il quarto libro dell'opera mentovata,
dei Re. Uguaglianza di slile, legame di narrazioni, spiega-
zione di usi, di cereinonie, di feste, di religione, dipintura
di principi, confronto di colpe e di virtu sono i pregi di
questo dellato ehe accoppia alia piu dilettevole varieta la
piii vantaggiosa islruzione.
Altrettanto vuol dirsi delle pagine de' Maccabei e di
Esther, ma piu larga scuola daranno i Proverbi di Salo-
mone ed il libro della Sapienza. In quelli troverete a gran
dovizia similitudini di eose naturali per cavarne signiflcan-
za morale: maniera d' insegnamento facile, breve, sicura,
acconcia ad ogni ordine di persone, ad ogni argomento di
fdosolia, di politica, di cconomia : vi troverete toccate le
corde dell' onore, dell' interesse, dell' amor , del timore,
della naturale tenerezza, e principe sovra tulto il senti-
mento di quella operosa dignita di se stessi,, che sferra
1' uomo dalle jtastoie della volultuosa pigrizia. E cosi pur
la Sapienza. Qui non vacuita di slerili speculazioni, non
frastagliate norme di morale chimerica, non Utopia di so-
iinati diritti, ma la giusta proporzione fra la creatura c il
— 204 —
Creature, ma il fedele ritratto dell'uomo intelletluale e mo-
rale, gli spiccati Iimiti della sua condizione, la dcnudala
ragione dei Re, dei grandi, dei giudici della terra, senza le-
sione della vera lor dignita : qui la sommessione e il potere,
qui I' equiiibrio del civile consorzio;c tutto questo ntani-
feslato con chiarezza e concisione frammischiata a quella
vivacila di Iraslali die accresce la evidenza e ribadisce
le idee.
Che se ti eoglie mestizia, se desideri affondarti in rae-
lanconiea tenerezza di afletti, volgiti al fisliuolo di Helcia,
allaiditto Geremia. Anche questi, al paro di Isaia, annunzia
sciagure, specialmente nei Treni, ma sostituiscc al grido
della collera la voce della commiserazione : le sue predi-
zioni meglio clie minaecia, sono lamenli, gli stessi rimpro-
veri, piu clie dalla bocca di giudice, sembrano useire dalle
labbra di genitore, e vedi miste ai rimproveri lesortazioni,
al rinverdimenlo della virtu; vedi I' idea del perdono disa-
cerbare \" affanno delle tribolazioni, e tanto ingentdire ed
annobilirsi questa idea geuerosa, da diventare sulle sue
labbra un bisogno, da vestir modo ed abito di pregbiera.
La i conforti delle speranze, il sorriso della promessa di
contro alia costernazione ed ai gemiti ; la spartita in mille
vene diverse un' abbondevole fonte di quel sentimento, che
apre e serra le porte della vita, e che certo con soverchia
nerezza di tinte uno scrittore non ha guari chiamava eter-
na unica mensa deli' noma, il dolor e.
Finalmente 1' oratore ed il lirico, che vogliono alto pog-
giare, si accostinoa Giuditta, nel cui libro echeggiano le ar-
nionie di che possono inspirarsi i cantici delle battaglie c
grinni della vittoria ; che intanto, d' a lira parte, le miserie
della umanila, le illusioni della ipocrisia, la insensalezza
della lirannide, le smanie del dolorc, le durezze e i disin-
— C 2G5 —
gaoni dell' avarizia, i conforti del bcnclicio, 1' arcano della
vera sapienza, sono tutti pensieri, imagini, senlimenti si-
gnilicali con sublimita di concelto dalle calde parole dello
sventurato Idumeo.
Gompendio di lutla la Scrittura e il Salterio : qui le
prove pii'i luminose delle pagine sloriche, qui la pittura
delle meraviglic uscite dalla man dell' Eterno, qui la piu
alta sublimita dei canti profetici, i piu semplici ed i piu
succosi dettami della morale, e le dolcezze allora general-
mente ignote del culto interiore, anticipazione de' secoli.
Ed a siffatti principali argomenti vedi intrecciarsi, quasi
rimessitieei della gran pianta, que'sensi diversi ehe sorgono
dair anirao umano; la franca alterezza della virtu, I'umile
riserbo della poverla, il rimorso del delitto, la sospension
dello spirito, le agonic de'martori, i conforti della rasse-
gnazione, i rincoramenti della liducia, le dolcezze della pro-
sperity. Vi trova suo linguaggio il conquistatore, ve lo tro-
va il benefico, il solitario ed il supplice, il timido e il co-
raggioso: e questo linguaggio si variopinge, si tramuta, si
piega tra la dispostezza dell' ordine c V apparente divaga-
menlo delle digressioni, tra voli e riposi, tra passaggi e
ritorni, dove la sublimita^ non bisogncvole d' indulgenza a
venire compresa, mostra perdere il freno ma lo conserva,
dove si spaventa il pensiero ma non si accascia, dove l'ani-
mo trema ma non si atterra, dove I' uomo dai penctrali
intimi di se medesimo si allarga con affettuosa effusione al
fratcrno consorzio di lutta la umana famiglia.
Nulla dircmo dei dodici profeti che si addomandano
minor i, per la brevita degli scrilti loro, cbe possono farsi
scopo alio ricerche dello scritlorc per la varieta dello stile.
I profeti sedetlero fra i sapienli di Israello; filosofi erano le
piu volte, teoloiii, addottrinatori del popolo. Nessuno imita
— 266 —
gli altri con raonotona servilita; nessunn narra nlla distesa
e per intero il grande avveoimento dolla Redenzione, ma
tutti concorrono insieme a formare il quadro solcnne. I
piii antichi ne segnano le prime bozze, ed i succedenti per-
fezionano di mano in mano que' (ratti che gli anteeessori
avevano lasciati manchevoli, cd accalorano maggiormente
le tinte^ come piu si accostano all' accadimento sublime.
Percid, quale li prcsenta il fare tronco di Tacito, quale la
vivacita della lirica, tal allro la semplicila della georgica,
e cosi vie via a seconda della diversa loro indole e condi-
zione e del tempo in cui vissero. Abbandoneremo frattanto
queste stelle minori per goderne piu diffusa la luce nei
raggi loro riverbcrali dagli astri maggiori cui fanno corona.
L' eloquenlissimo dei profeti e Isaia dolto nelle scienze
naturali, nella morale e nella leologica, di pulltissima lin-
gua, magnilico nello slile, veemenle ne'suoi trasportamenti,
ricco di figure, ornato, fiorito, vario adegua sempre il suo
dire alia dignita del subbietto. I politici rivolgimenti di un
popolo, invasioni e sconlltle, le calamita di una intera na-
zione, il flagello del servaggio, i conforti della sua reden-
zione civile, rampogne e minaccie, raiserie e pompe, lutti
e bagordi, il creato e 1' eternita, ecco gli spazii pe' quali
splendidamenle grandeggia il principe dei profeti, lasciando
vasta orma di esempio alia parola dell' oratore, alia trom-
ba e alia lira dell' estasiato poeta.
Le profezie di Ezecliiele si aggirano sugli stessi argo-
menti trattati da Isaia e da Gcremia, con questa differenza
per allro die meglio vi si mostrano le idee della scienza
ed anche dell' arcbiletlura accompagnate da riccbezza di
traslati e suggellate dal marcbio della vigoria piu robusta.
Quando sulTale dei turbini, quando sul dorso dei cberubini
vola, tuona, spaventa, atterrisce.
e
_ 207 —
Nei rispetti letterarii, il vaogelo di s. Giovanni si spieca
dagli altri per I' altezza delle idee dirette a scoprire e con-
vincere gli errori degli stoici o dei platonici, per la subli-
me esposizione de' pia gravi e reconditi principii del eri-
stianesimo, per la maesta delle espressioni che tratto tratto
si appaiano alia eeeellenza dei concelti. La sua parola e
luce dell' intelletto, e Gamma del cuore ; il suo pensiero non
ha confronto che nel volo dell' aquila ; il suo vaogelo e co-
me la primizia di quanlo accolgouo i libri del nuovo Pa Ho.
Alio stile di lui possooo bellamente adattarsi le caldo tinte
con che s. Girolamo voile rappresentarci I' intimo spirito
di lulli qualtro gJ-i storici della Redenzione; la dove ehia-
mandoli quadriga di Dio, soggiugne poscia: per totum cor-
pus oculati sunt, scintillae emicant, discurrunt fulgura, pe-
des habcnl, rectos et in sublime tendentes, terga pcnnala
et uliquc volilantia, tencnt se mutuo , sibique perplcxi sunt
el quasi rola in rota volvuntur et percjunt quocumque eos
flatus Spiritus Sancli perduxerit etc. (Ad Paul.).
Ora volgendo rapidamente lo sguardo all' epistole di
s. Paolo, possono molto giovare alio studioso della elo-
quenza, tanto vi prevale la profondita delle idee, la forza
del ragionamenlo, il fervore dei sentimenti, la eopia dei
pensieri, la rapidita del discorso. No credasi alio scrittore
profano venirne stremato il vantaggio dell' esempio dalla
qualita dei subbietti clie predilesse 1' Apostolo di Tarso.
Peroccbe menlr' egli da un canto o roborava i dogmi della
fede, o combatteva sinerone e future eresie, dalf altro in-
dirizzava la meditata ed accesa favella all' uomo conside-
rato nolle correlazioni del civile consorzio, in ogni condi-
zione s' infra mmetteva, lumeggiava le piii forti e le pid
gentili virtu, od ora parlava a pastori ed a popoli, ora a
principi cd a soguetli, qua scuoleva i ricchi e i poveri ad-
— 268 —
dirizzava, la temperava i padroni, e correggeva i domestic! ;
e padri, c figliuoli, e eelibi e conjugati, e vergini o vedove,
c lilosoli c grossolani, tutti avevano dal suo labbro consigli
o rimproveri, esortazioni e conforti: che fu egli veramente
tromba del Vangelo, ruggito del Leone di Giuda, fragore
di tuono, flume di eloquio, anzi mare immenso e profondo
che, a detta del Grisostomo., copre gli abissi della inlinila
Sapienza.
Cio die trovasi di piu lenero, di piu vivo c di piu mae-
stoso, dice Calmet, nella legge e nei profeti, riceve lustro
novello nell' Apocalisse. Questo enigma stupendo che rac-
chiude quanto deve succedere alia Chiesa sino alia seeonda
venula del Verbo, divenne sloria, in gran parte. Spogliane le
ligure del velo che lo ravvolve, c vi scorgerai da un canto
la Divinita redentrice, dall' altra la Chiesa perseguitala,
dove la merelricia impudenza di Romapagana, dove il ri-
boceo delle sciagure che la Iravagliano ; qua il linimondo,
allusioni cola della vita avvenire. E tutti codesti argomenti
espressi dall' inspirato cantore con sublime naturalezza,
con magnificenza cospicua. Oielo e terra si faimo teatro a
quelle visioni, il Re dei regnanli e i principi delle nazioni
vi primeggiano attori: ivi ordine e scelta di falti, rispon-
denza di caralleri, brio di racconti, elevatezza di vaticinii,
verita religiose ed ornamenli poetici, e quanto in somma
fa di meslieri ad erigere 1' anima, a volgere il sentimcnto.
E qui, se non temessi abusare la vostra indulgenza, po-
trei dei nominali tre stili semplicc, temperato e sublime
recarvi in mano gli esempj trascegliendone cadaimo da
questo o da quello dei sacri libri che vi ho toccato iinora,
e voltandoli nel nostro linguaggio, secondoche per me in-
tenderebbesi fosse da compilarsi la proposta crestomazia.
Ma nol concedono i termini di questa auehe troppo pro-
— 269 —
Iralta lettura, alia quale se voi, collegia chiarissimi, farete
biion viso, mi si ringagliardira il desiderio die altri piii
versato di me nelle sacre pagine e meglio valente a render-
ne gli alti sensi nella patria favella, tramuti questo mio di-
visamenlo in un fatto. Fatto lanto maggiormente giovevole
alia gioventu, che sotto il velame delle differenti forme
letterarie da me registrate germogliano, crescono e vigori-
scono pensieri della piu robusta sapienza, senlimenti della
piu eletta virtii, cibo necessario alia crescente nostra ge-
nerazione; perelit! in nobile gara contendano alacremente
il nerbo dell' intellctto e le fibre del cuore.
Serie 111. T I. 36
ADIUflNZA Mli GlOIliO 27 GlilHUO i85G
II m. e. prof. Roberto He Visiani legge le se-
gucnti notizie Delia vita e degli studii del dottore
Domenico Martinati.
Che uomini di qualche ingegno, forniti delle attiludini
necessarie ad attendere con successo alio scienze o alle
arti e posti in condizioni favorevoli di fortuna, di tempi e
di luoghi, aggiungano a grado notevole d'istruzione, sicche
dell' una o dell' altra di esse riescano cultori e conoscitori
solenni, od anche del Ioro incremenlo promovitori utili e
rinomati, non puo essere meraviglia, e lastoria dell'umano
sapere ce n' offre esempii numerosi e continui. Ne minor
copia ne presenla essa di quelli, che alle scienze o alle arti
si dedicano o pel nobile intendimento di segnalarsi dalla
comune degli uomini e levar bella fama, o pel men nobile,
ma spesso piu necessario fine di procacciarsi coll'esercizio
delle medesime onorevole mezzo di sopperire ai bisogni
molteplici della vita. >Ia rarissimi e siogolari sono in quella
vece gli esempii di coloro, che le scienze amano e studiano
per se medesime, e cio vuol dire pel solo affetto purissimo
di tutto cio che e vero e buono e bello nella natura o nel-
1' arte, pel solo desiderio di approfondarne e conoscerne o
le leggi o le applicazioni^ pel solo amore della intera uma-
— 272 —
nitd, clie li sospinge ad occuparsi con ardore di tutto che
pu6 crescerle vantaggio, coraodo o perfezione.
Ora di uno di cotesti eletti spiriti, che non isconfortato
al difetto di que'soccorsi e quegli agi, che solo abbondano
alio condizioni privilegiate, siasi posto a studiar con ardore
e per tutta la vita sua le parti piu praticamente utili del
sapere, e non per braraa di gloria ne per sete di lucro, si
puramente ed unicamente per V araore delta dottrina e per
quello ancor piu sanlo degli uomini, di uno di cotesti mi
sembra utile e giusto di narrar brevemente la modesta vita
e i [laciiici studii. Ne in quello che io ne diro avra parte
alcuna 1' affetto e lu lunga consuetudine che mi stringeva
all' egregio naluralista e medico il dottore Domenico Mar-
linati, di cui favello, che 1' affetto ispirato dalla riverenza
all' ingegno ed al cuore, al sapere ed alia virtu non pu6
cundurre ad inorpellare la verita o a falsa re i giudizii del-
F intelletlo.
Domenico Martinati nacque in Pontecasale della pro-
vincia di Padova a'di 2 giugno nel 1774, di Pietro Marti-
nati edi Cristina Belloni. Educato, secondo I'umile fortuna
della famiglia, nei rudimenti delle lettere in patria, seguito
suoi studii nel collegio del sacerdote Brontura in Padova,
ove sorti meno a condiseepoli che ad amici 1' illustre geo-
logo Vicenlino Giuseppe Marzari-Pencati, Domenico Ce-
roni di Verona, ed altri ancora che onorarono poscia, co-
meche in grado diverso, e l'istitutore egregio e se stessi;
e di la passo piu tardi nel collegio Graziani della stessa
citta. Inclinato lino d' allora agli studii di osservazione,
prefer! fra questi la medicina e fu ascritto alia Universita
degli artisti. — Ebbe il destro di farsi ospite delle sorelle
Medici, nella cui casa la colta e gentile Maria, detta fra gli
Arcadi, secondo le vaghezze del tempo, Egle Euganea, rac-
— 273 —
coglieva presso di se nellc serali conversazioni il fiore elctto
dei dotti di Padova. Laureate, colle forme le piu onorifiche
die allora si costumassero, in filosofia e medieina nel 1797,
pratico per tre anni quest' ultima in Vicenza presso quel
protomedico Giuseppe Maria Lupieri, ed in quella citta si
lego d' amicizia con Gio. Baltista Quadri, che fu poi chia-
ro professore a Napoli di oculistica ed oculista del Re. Si
fu con esso, che imprese il Martinati la sua prima corsa
od esplorazione scientifica ne' monti vicentini e veronesi,
onde iniziarsi nella conoscenza dei prodotti delta natura,
alia quale il chiamavano gia le sue inclinazioni ed il ta-
lento dell'osservare che in Iui prendeva a manifestarsi. Da
questo viaggio, che duro alcuni mesi, data il principio de'
suoi studii natural! e delle raccolte che ne provennero,
studii e raccolte che poi formarono la prediletta occupa-
zione e le piu pure gioje della intera sua vita. Ma a render
questa piu lieta ahhisognavano al cuore affettuoso ed all'in-
dole medilahonda e casalinga del Martinati altre gioje piu
tranquille e piu sante, quelle della famiglia ; periodic scon-
tratosi in donna degna di accompagnarglisi, nel 1804 diede
fede e niano di sposo a Catterina Piazza, nata in Venezia,
ma dalla prima eta tramutatasi a Pontecasale col padre;
la quale alle grazie della persona, all' amabilita dignitosa
dei modi ed al sentire piu dilicato, accoppiava sodezza e
penelrazione d' ingegno, virile senno, coltura letteraria
molleplice., rara facilita di stile,, esimia perizia nel disegna-
re e colorire piante ed insetti, die meritarono gli elogii e
I' ammirazione di quelP ah. Chiereghin die pur n'era si so-
lenne maestro; e queste si helle doti velava con si ingenua
modeslia da crescerne in mille doppii 1' eccellenza ed il
fregio. Parti con essa i piaceri e i pochi affanni di un lun-
go e ognor sereno consorzio e n" ehbe Ire figlie, a due delle
- 274 —
quali dolsogli di sopravviverc, ed un solo figlio che, credo
delle virtu e dell' ingegno suo, tutte ne avvero le speranze.
Stette colla famiglia in Pontecasale lino alia nicla del 1850,
al qual tempo si trasferiva in Gorgo, povero e spicciolato
paesello posto lungo il canale di Bovolenta. Ivi perdette
nel 1851 la egregia donna, ehc pel lungo spazio di quaran-
tasetle anni aveagli fatta dolce c consolata la vita, c que-
sla perdita da lui sentita profondamente, turbo per sempre
i giorni che gli avanzarono, lo rese piu schivo delle ami-
chevoli consuetudini, piu tardo alio hellezze della nalura,
men curantc di lullo quello che il dilcttava da prima, onde
ehe quatlro anni appresso, e gia piu che ottantenne scio-
gliendo il benedetto spirito nel di 10 aprile del 1855, vo-
lava a raggiungere V arnica sua, ed a rislringere per sem-
pre in cielo quel nodo, che non erasi che allentato mo-
menlaneamente quaggiu.
Religioso senza ostentazione, la fermezza della creden-
za vigoreggio in esso colla maturita del senno e degli anni.
Benetico e liberate quanto gliel consentivano le limitate for-
tune, fu pronto al commiserare, piu pronto al soccorrere,
o no 'I potendo, a consolar 1' infortunio. Nella trattazione
degli alTari merito ed ebbe fama d' illibata onesta, di scru-
polosa delicatezza, anteponendo sempre nei casi dubbii il
proprio danno alia sola possibility dell'altrui. Amo d'amor
unico e intemerato, ne meno altamentc stimo, la moglie,
che ricambiavalo in eguale misura. Fu figlio csemplarmente
amorevole, rispettoso e sommesso anche quando era piu
che sessagcnario ; padre e congiunto sollecito cd amoroso,
amico fermo e Ieale, cittadino volonteroso e nelle pubbli-
che cose, ogni volta che il richiedessero, largo d' opera e
di consiglio. Nelle gioje modesto, nelle sventure sereno, ri-
servato coi conoscenti, cordialc coi pochi amici, era
— 275 —
no' modi semplice, parco e lento nel favellare, noil' aspetlo
tra il freddo e il severo, talche in sulle prime niuno die nol
conoscesse piu addentro avrebbe potato apporsi qual cuor
nobile c facile ad agitarsi palpitasse sotto quella brulla cor-
teccia ; uomo infine cbe ritraendo piu della ruvida e sehiet-
ta natura degli avi nostri, che delle artiiiziate e leziose co-
stumanze piovuteci d' oltre monte, pareva appartener piu
che a questo ad altro tempo e ad allra generazione.
Ci6 delle qualita morali e delle virtu domestiche del
Martinati : ora delle intelleltuali e di ci6 che operatosi da
lui per la scienza nel suo romito ritiro, era giusto che tollo
a un obblio immeritato, fosse tratto qui nella pubhlica luce.
Pratico conoscitorc dei classici di quella lingua, che sola
un di affratcllava in facile corrispondenza i dotti di tutto il
mondo, versato nelle scienze filosofiehe, mediche ed agro-
nomiche, della geometria conoscente, della musica appas-
sionato coltivatore, a questi studii diede le prime cure
come ornamenti e cari conforti dell' uman vivere, o come
necessarie guide ed ajuli a quelli che predilesse dappoi, i
quali dei prodotti varii della natura si fanno ad indagare e
scoprire 1' origine, la struttura, la distribuzione, le rela-
zioni, i fenomeni e le utili proprieta. Ora di questi ultimi
non e parte ch' egli avidamente non ricercasse, di tutte oc-
cupandosi e raccogliendo di tutte con istancabile diligenza
quanto offrivasi al cupido c intelligent suo sguardo. Il che,
considerata la sterminala vastita presente di tali scienze^
potrebbe far cadeie nel Martinati il sospetto, non forse
avesse egli potuto sliorarne appena la superlicie, come
suole avvenire a que' tanti, che con fuggitivo labbro di
lamhir tutto sollcciti, del sapor vcro e della virtu intima
delle cose non possono far giudizio o concetto che lor si
avvenga. A francarlo di cotal taccia basti por mente alia
— 27(i —
strettezza di tali studii a' suoi lempi, per cui nelle opere
linnoane, cbe a que'di riempievano il mondo della lor fama,
stimavasi accolta, ordinata e descritta pressoche tutta la
creazione terrestre: ne piu la di quelle miravaao gli studio-
si d' allora, come gia quelli de' tempi auteriori al risorgi-
mento delle lettere nelle opere di Aristolele, di Dioscoride
e di Plinio. Quale stupore pertanto, cheil Marlinati ammi-
ratore venerabondo dell' ingegno osservatore e metodico
dell' immoi'tale Svedese, studiasse i naturali prodotti, al
pari d' ogni alLro, in quel libro ch' era allora il codice uui-
eo della scienza, il sistema della natura, cbe dei medesimi
agevolava la conoscenza,, limilandone grandemente il nu-
mero, ed oltraccio compendiandone in pocbe parole i ca-
ratteri. Cbe se a cio aggiungasi cb' egli ristringeva le sue
ricerche ai soli esseri proprii del suo paese, e cio vuol dire
del regno venelo, non sara meraviglia com' ei potesse di
questi colla necessaria esattezza e profondita, compiere e
perl'ezionare lo studio. Ne di tutte le parti che la storia
naturale compongono ei si occupava colla medesima in-
tensita, per cui quantunque nelle sue corse ai monti delle
vicine provincie non rifmisse di fare incetta di tutto che a
quella scienza rapportasi, e n'esplorasse la struttura geo-
logica, e i minerali ne raccogliesse, e facesse conserva dei
resti organici fossili ivi deposti dagli anticbi sconvolgimenti,
e di tutto il veduto prendesse nota e compilasse catalogo,
pure pose sempre speciale amore alia zoologia ed alia bo-
lanica. Delia prima coItiv6 la erpetologia, e ne fanno prova
le accurate e nuove sue indagini su quel serpente velenoso
indigeno, cbe cbiamano volgarmente Marasso ed e il Pelias
Herns del Bonaparte, notandone le differenze specifiche
dall' altro cbe e fra noi nolo solto il nome di Marassetto,
come apparisce da leltera scrittagli li 15 aprile 1821 dal-
— 277 —
I amico suo il chiaro naturalista dott. Vincenzo Sette, che
pubblicando una sua Notizia sopra una specie di vipera
creduta nuova, encomio i merit! del Martinati sullo stesso
argomento. Attese pure con diligenza alio studio ed alia
raccolta degl'insetti, e scrisse una memoria Sulla struttura
dell' occhio delle farfalle, di eui la soverchia diffidenza di
se medesimo non gli permise di lasciare che poche traecie
ne' manoscritti superstili. Comunied ancora nel marzo del
4 815, col mezzo dell' altro amico suo il dott. Enr. Fr.
Trois all' Ateneo veneto, di cui fu socio, alcune osserva-
zioni sulla Pavonia major, e mise insieme e preparo accon-
ciamente una collezione d' inselti nostrani. Itauno inoltre
una mediocre serie di conchiglie dell' Adriatico, e di te-
stacei terrestri e fluviatili del veneto, applicandovi con ri-
gorosa esaltezza la linneana nomenclatura. E forse non an~
drehbe errato chi si avvisasse che da questa raccolta, ciie
dall' infanzia era sempre esposta a' giovinetti suoi sguardi,
ricevesse il tiglio suo senz 1 addarsene 1' inclinazione e l'ec-
citamento a quello studio di tali esseri, a cui deggiamo il
ricco e diligente Catalogo del mollusclii delle provincie ve-
nete, ch' egli mandava in luce insieme coll' egregio cav. de
Belta poco prima di perdere il suo buon padre ( Verona,
tip. Antonelli, fcbbrajo 1855, 8.° con lav.).
Ne trascuro pure i crostacei, gli echinodermi, i polipi,
le spugne e gli altri prodotti animali del nostro mare, i
quali insieme coi precedenti si serbano nel suo museo ad
atlestarne il vario sapere e la molta sua diligenza.
Ma gli animali a lui piu diletti si furono quelli, che di-
sparendosi da tull' altri de' vertebrati per originalita di
struttura come per 1' aerea lor vita, sembrano nulla aver
di lerrestre, e la predilezione del naturalista si attraggono,
quali colla leggiadria delle forme o I' altezza maestosa del
Serie I/I. 7 /. 37
— 278 —
portamento, quali colla soffice morbidezza e il colorilo va-
rio del vel clie gl'impiuma: e quesli colla forza o la dol-
cezza del canto, che rompe volubile in gruppi, in gorge, in
trilli, in gorgheggi dall'esile, ma infatieato lor petto, e quelli
colle amorevoli e aceoslereecie abitndini con che all'uom si
accompagnano, e tutti colla mondezza e lindura dell'attillato
lor vcstimento, colla vivacila e snellezza de' movimenti ra-
pidi ed aggraziati, con quella mirabil possa per cui scat-
tando a cosi dire dal suolo, s' avventano e libransi e cor-
rono a lor lalento nell' aria, quasi sdegnosi di abitar quella
terra, clie appena improntano co' gracili e in un robusti
lor piedi. Agli augelli pertanto pose studio purlicolare il
Martinati, ma in questi nonche cercarne i caratteri esterni
che li distinguono e notare la difl'erenza sistematica delle
specie, euro lo studio de' lor costumi, studio e piu impor-
lante e piii dilettevole, del quale erano in que' giorni mol-
to rari i cultori. Ed avvisando a ragione come di tal parte
della zoologia si vendichino il primo luogo gli avvedimenli
molti e soltili, con cui questi animali intendono alia gene-
razione, a questi egli volse 1' occhio di preferenza, e con
atlento ed aculo sguardo diedesi a spiare e cogliere quesli
esseri irrequieti, ne' mobili loro amori, nelle canore lor
nozze, nelle pazienli c vigili covature, nellosgusciar de'pul-
cini, nella scella dell' imbeccala, nel mutar delle penue, e
piii che tutto nella ingegnosa e provvida fabbricazione dei
nidi. Si fu allora che balenatogli al pensiero il i'eliee divi-
samento di far raccolta di tali nidi che le ova accolgono
degli uccelli nostrani, lo mise in atlo tin dal 180 5, conti-
nuandolo poscia con assidua ed indefessa perseveranza.
Ora, una cosi falta raccolta, illuslrata dal catalogo de'nomi
volgari e scientifici degli uccelli medesimi, ed arricchita di
ulili annotazioni sulla strutlura del nido, sulle materie che
— 279 —
lo compongono, sul numero e eolorito delle ova nolle di-
verse specie, e sopra varie particolarita dell' animate die
lo architetta, serbasi tuttora nel museo Martinati, ed e cer-
tamente la prima che sia slata da noi tentata, e porse il pri-
me esempio ad altre di simil genere, che poscia furono
falte altrove. Ne, eonsiderando all'epoca in cui fu impresa,
sarebbe forse vano il sospetto, ch' essa possa aver dato al-
I'illustre naturalista pisano il prof. Paolo Savi, che corri-
sptvndeva per ragioni di ornitologia col Martinati, un pri-
mo impulse ad una collezione analoga, ma ben piu vasta c
porl'etta, che per di lui merito fregia ora di un cospicuo
ornamento la Pisana Universita. Gomprende questa cento
e quattro nidi diversi, pocbi tie' quali appartengono ad uc-
eelli stranicri al Veneto, ma pert) naturali ad altre parti
—
do spandeasi furtiva dall' oscura e volontaria sua solitu-
dine, gli valsc la corrispondenza e la stima di mcdici o
naturalisti egregii, quali si furono il Chiereghin, il Bonato,il
Marzari-Pencati, il prof. Renier, il prof. Gio. Batt. QuadnV,
il Trois, lo Zecchinelli, 1' ab. Romano, il conte da-Rio, il
Meneghini, il Parolioi, il Vcnturi, il dott. Sette, il prof.
Paolo Savi, il prof. Massalongo, clic conosciutolo appena
negli ultimi anni e anunirato di quanlo avea fatto c rac-
colto il beneinerito vecchio, glintitolava un nuovo lichenc
euganeo, chiamandolo Lecidea Marlinatiana. (he sc a que-
sto si bcl novero d' eletti nomi io non mi pcrito dal sog-
giungerne un altro ben disugualo, gli e solo perehe,, se da
queili trae pure alcun luslro la memoria del Marlinati, il
mio invece onorasi e si fa ehiaro di un' amicizia che in
quell' anima Candida non ebbe termine che colla vita. No
posso, ne potro mai ricordare senza fremilo d' affetto e
di gratitudine le parole amorevoli e generose, con che fuo-
rao egregio blandiva i miei poveri progredimenti, e severo
con se medesimo fin quasi alia ingiustizia, spianava le ru-
ghe del volto grave e 1' ispido sopracciglio componeva a
serenita allorche gli accadessc di udir motto di lode pel
suo Visiani.
Frutto pregevole, sebbene sproporzionato, della sua
molta dotlrina, sono gli scritti da lui lasciati sopra argo-
menti di erpetologia, di ornitologia, di mineralogia, di
micologia e di botanica generale; annotazioni pratiche di
agricoltura ; storie mediche parecchie, ed una disserta-
zione sul sangue.
Pure^da quantoio son ito finor divisando, sara agevole
il riconoscere qual varieta di cognizioni e quanta versati-
lita d' ingegno accogliesse la mente di un uomo, che, posto
in condizioni opportune, e francatosi almeno in parte da
— 287 —
quel I a insupembile timidita die il cosli'insc ad acecnlrarsi
tutto in sc stesso per soverchio diffidar di sue furze, avrebbe
potuto levar fama pari ai pid illustri naturalist! del Veneto.
Fra' quali s'cgli voile rcslar poco notoese, malgrado I'oscu-
ritft in cui visse, l'u pure utile alio scienze die coltivo, e
singblarmente beneraerito della illustrazione del sup paese,
volea giustiziq chc alcuno ne rivelasse i Iunghi e pazienti
sludii bra chc la modes tia per sempre inula del trapassato
nun puo far tacere la voce imparziale della vindicc poste-
rita. Duolrai perb davvero die a me riserbandosi I' inter-
pretarla, per cib solo che mcglio d' allri ebbi 1' agio di co-
nuscerhe la vita solinga, io non la possa far risuonare
come vorrebbesi ncll' animo di tutti quell i che si sentono
presi all' amore di quelle nubili discipline, in cui tutto visse
il Inion Martinati. Clio se cib fosse, avrebhero eglino in
quest 1 uomo d' antica tempra, e chc tutto devo a se slesso,
un raro e solcnnc c consolante esempio, come anche in
non ricca forluna, nel difelto di lontane corrispondenze,
nella inopia di nuovi libri, nclla oseurita d' un villaggio,
senz' alcuno di quegli stinioli o di quei succursi che altro-
ve inutilmente profondonsi, possa alcuno cbltivar con suc-
cesso la seienza aincnissima della natura, quando all' ala-
crila della mente s' accompagni una pronta e infaticabile
volonla.
II m. e. dolt. G. Donicnico Nardo da qualche
schiarimeulo intorno alia Memoria da lui lctta ncllc
adunanze del naese untcccdentc sopra alcuni fenomeni
otlici.
I fattij ch'egtt destinava a comporro una seconda
jiarlc del suo lavoro, espono qui anticipatamentc per
— 288 —
dure appoggio all'analogia che gli i'u contrastata Ira il
raddoppiamento d 1 una linea guardata atlraverso due
forcllini, c quello che si osserva nello spalo d' Islanda,
e vuole anzi ora estenderc la sua tesi, c dice il feno-
meno essere identico c diretto dalle medesime leggi,
benche prodotto da un mezzo tanto differentc. Ag-
giunge, per incidenza, che potrehhe muover dubhio
se sia veramentc esatto chiamare doppia rcfrazione
il raddoppiamento prodotto dallo spalo d' Islanda.
Ouanto poi all'immagine rovesciata che osservasi
guardando una testa dago fra l'occhio ed un forellino
praticato in un pezzo di carta, non decide per ora se
sia da rigettarsi la spiegazione, ch' egli dice esser di
Prevost, che il fenomeno derivi dall' ombra dell' ago
projettata sulla retina, come sostenne il Bellavilis. II
quale aggiunse inoltre contro il Nardo, alia rotondita
del disco solare esser dovuto il noto fenomeno, che la
luce entrando per un foro angolare forma sempre ad
una data distanza un disco rotondo od ovale, e cio
diventare manifesto c ben provato in caso d' ecclisse.
i\el prcsente suo scritto faceva riflettere il dott. INar-
doch' egli non impugnava questa dottrina dei fisici,
ma che avea voluto indicare altra causa producente
un identico eftetlo, capace di agire anche indipen-
dentemente dalla prima. In fatti, egli conchiudeva, il
disco rotondo viene formalo a date distanze, non sol-
lanto da fonti luminose rotonde, ma anche da altre di
forma diflercnte.
Risponde il m. e. Bellavitis, riguardo al I. u pun-
to: che se pure vi sia identita tra'lenomeni osservali
— 289 —
diil dolt. Nardo, c quelli conosciuti solto il nome di
doppia refrazione, cgli ritiene chc siavi assolula difie-
renza nelle cause; e che so il dott. Nardo trova inc-
satta la denominazione di doppia refrazione;, potra
adoperanie un' altra pci fenomeni da lui osservati c
creduti identici a quelli presentati dallo spato d'lslan-
da, lasciando ai fisici quella gia da lungo tempo e ge-
ncralmente adottata.
Pegli ultimi due punti opina il Bellavitis essere
vano ricercare altre cause, quando se ne conoscono
di sicure che danno evidente ragione dei fenomeni
osservati.
Soggiunge il m. e. dott. Nardo dell' identita dei
fenomeni aver finora parlato non delle cagioni, le
quali esser deggiono subbietto di ulleriori suoi sludj.
II in. e. prof. Turazza chiede al dott. Nardo se la
leggc dei seni si vcrifichi nei fenomeni da lui osser-
vati; al che il dott. Nardo rispondc afTermativamcntc.
Chiusa cosi questa discussione finisce 1' adunanza
privata.
Nella riunionc segreta dello stesso giorno si fajmo
le proposizioni per sostiluire 1' attuale vicesegretario
dott. -Bianchetti, nominato bibliotecario a Treviso,. indi
si leggc uno scritto del s. c. prof. A. Massalongo^ che
prescnla all' Istilulo 285 specie di licheni delle pro-
vineie vcnete c promette le rimanenti che mancano
a rendere completa la scrie di quest e critlogame,
oltre una collczione delle principali roccie geologiche
della provincia Veronese.
— 290 —
L' Jstituto accoglie il dono con molto gradimento.
e incarica il segretario di fame speciali ringraziamenti
al prof. Massalongo.
Esso lo incarica parimenti di ringraziare il dottor
Francesco Pajola pel dono di un Porphifrio Hyacin-
thinus. Quest' uccello , apparecchiato lodevolmente
dal Pajola, venne ucciso nella nostra provincia presso
le porlc grandi del Sile.
kWWtt DEL 6MK0 28 CESK1J0 1856
1
1 m. e. cav. Emmanuele Cicogna legge la scguente
rclazione.
Obbedendo alia deliberazione di questo I. R. Istituto
L2 agoslo 1855, mi fo a rifcrirc intorno a due opere in-
viate in dono dal doltore Pietro Kandler di Trieste all'Isti-
lulo medesimo.
La prima ha per titolo: Indicazioni per riconoscere le
cose storiche del Morale. Manoscrillo ad uso del Conser-
vatore pel lUorale copiato nella lipografia del Lloyd. Trie-
ste 1855, in 4.° figurato.
La scconda e in lingua tedesca, intitolata: Rapporto
sullc opere del dollor Kandler di Trieste inviate all' Acca-
demia delle Seienze, 1 850., con trc lavole litografate.
Quanto alia prima:
II norae del dottore Pietro Kandler suona illustre fra
noi, e fra tutli coloro che amano principalmente gli sliulii
storici ed archeologici, e che mettono in cima dei Ioro pen-
sieri I' amor della patria e tutto ci6 che pud in qualsiasi
modo tornar vantaggioso per essa. Ne sono chiarissima
pruova le opere varie da lui per lungo corso di anni pub-
292
blicate. Imperocehe, parlando delle cose ccelcsiasliehe al-
I' Istria spellanli, abbiamo di lui le: Vicende delta Chiesa
Triestina e quelle della Chiesa Emoniense = la Relatione
delta Basilica di S. Maria e S. Giuslo di Trieste = il Duo-
mo di Trieste con piantc ed appendice delle sue iscrizioni =.
ed eziandio : Acta sincera sanctorum Marlijrum Ecclesiae
Tergestinae. — - Quanto alia storia profana, pubblico una
Guida at forestiero nella cilia di Trieste, cliofu ristampata
colla giunta doi Fasti triestini. Similmente sono di lui i
Ccnni at forestiero die visita Parenzo, e i Ccnni at fore-
stiero die visita Pula. Dobbiamo a lui la Dissertazione della
denominazione e delle monete de' vescovi di Trieste del
medio tempo, c I' opera de' Documenti die moslrano le con-
dizioni polilidie di Trieste dal secolo decimo in poi. Ma
infaticabile si e dimoslrato nolle due gran&i raceolte, Tuna :
L' Archeografo trieslino, I' altra L' Istria, giornale, opere
ambedue die preziosissimi documenti contengono in ogni
ramo della Illirica storia, e nelle quali piu e piu artieoli
sono del Randier. A questi due lavori aggiungersi ponno
gli Staluli municipali per sua cura editi ed illustrate di
Trieste, Tola, Parenzo, Cittanova, Iiuje ed il frammento
degli Staluti di Pirano. Cortesissimo poi il dottore Kandler
comunica le sue cognizioni agli studiosi, e fra i nostri ap-
prolittonne spezialmente il ebiarissimo prele Giuseppe Cap-
pelletti, il quale inlorno alle Chiese d'ltalia nella parte illi-
rica ebbe molte notizie dal Kandler, ed ancbe ultiinamente
ripubblicava nel volume IV, a pag. 71 e seguenti, la Leg-
ge'nda di san Servolo martirc della citta di Trieste, traen-
dola dalla collezione edita dal diligentissimo archeografo
Kandler (giuste parole del Cappelletti) in onore del vescovo
Bartolommeo Legat.
Con tale corredo di storica erudizione il Kandler, av-
— 293 —
vocalo di grido nel foro triestino, membro effeliivo del-
1' imperiale Accademia delle scicnze in Vienna, c di altri
scientific! Istiluti, e gia nominalo Conservatore de pubblici
monumenti deW IUirio, aveva approntalo per uso proprio
un Repertorio manoseritto delle eose piii interessanti del
lilorale in qualsivoglia argomenlo sacro e profano, antico
c moderno, c questo diede alio stampc non solo per propria,
ma e per utilita de 1 successori couservatori, e di ogni uno
die voglia approliltarne.
E in forma di quarto grande. Trecedono VI pagine nu-
merate a caratteri romani, alio quali altre susseguono in
numeri arabici dall' una alia 295. In principio e in fine de-
eorano 1' opera varie piante eon molta precisione litogra-
fate, rappresenlanti il duomo di Trieste antico e moderno,
il batlisierio di Pirano, il battisterio di Pola, s. Slefano., c
s. Francesco di Pola, s. Michele in monte di Pola, la tomba
di s. Salomone re di Ungberia, s. Giovanni e Felicita dei
Templari presso Pola, Porto romano di Gedas presso Trieste,
la basilica euirasiana di Parenzo, la torre di Boraso presso
Rovigno ; 116 manca la figura di un capro, segno antico del-
l'lstria divinizzala, tralto da bronzo rinvenuto in Pirano.
Tutta 1' opera e una epigrafe ilaliana diretta al dottorc
Luigi de Franceschi di Segheto dall' autore, il quale ebbe
da Iui conforlo e favore nel compilarla ; il perche devesi
assai commendare e il Handler e tutti coloro die rendono
al pubblico testimonianza de' gentili che prestano ajuto
a' letterali, o clie vi si fanno in qualsiasi modo proteggitori.
Gli Annali del litorale, che cominciano dall'anno avanti
1' era volgare 4300 colla spedizionc degli Argonauti nel
Ponlo Eusiuo, finiscono coll' epoca 1849, nella quale si
enuncia la Guida storica di Aquileja di Vincenzo Zando-
nati. Qucsti Annali non cssendo una nuda indicazione delle
Seric III. T. I. 59
— 294 —
cose, ma, secondo bisogno, alquanto largamente cstesi, rie-
scono assai giovevoli per rintracciare nelle istorie la piii
diffusa narrazione degli avvenimenti a'quali in sunto si ri-
feriscono. Saggiamente fu poscia dal Kandler questo cro-
nieo diviso in due, colonne, l 1 una col titolo di Cristiano,
V altra di profano, assegnata e all' uno e all' altro la com-
petent materia.
Per la parte cristiana ossia ecclesiasliea vi leggiamo
accennate le geste di s. Marco Evangelista in Aquileja, la
perseeuzione de' cristiani cola, i martiri dclla Chiesa trie-
slina, le azioni piu memorabili de' patriarchi aquilejesi,
do' vescovi triestini, la costruzione delle chiesee monasteri,
le loro consacrazioni, i corpi santi clie vi si onorano, le
decorazioni interne e talora gli artisti clie vi operarono, le
fondazioni di abbazie, commendc, confraternile, pii istituti,
i sinodi, i privilegi, le quistioni per dirittidi decime od altro,
lasopprcssioneo concentrazionedichiese, conventi, diocesi,
vescovati. Vi si rammentano fra gli illustri Girolamo Muzio,
Matteo Francovich, Pietro Paolo Vergeno, Ireneo dalla
Croce, Jacopo Filippo Tommasini, Paolo Naldini, Giuseppe
Mainati, Pietro Stancovich, Domenico Rossetti, Otlavio
Fontana, ecc. ecc, i quali tulti o per dignila ccclesiasticbe
o per opere scrilte si resero benemeriti dclla illirica sacra
storia.
Per ci6 che spctta alia parte prof ana, cominciasi col
descrivere la posizione politica dell' Istria ne' primi anni
dell' era volgare, indi le statue e i monumenti eretti in Pola,
in Parenzo, in Trieste, in Aquileja ad onore di Nerone Ce-
sare figlio di Germanico, di Claudio clie poi divenne im-
peralore, di Bcleno, di Nettuno, di trepersonaggi della gentc
Sergia, di L. Vario Papirio, di L. Aurelio Vero, deH'impc-
ratore Massimiano, dell' impera lore Lieinio, di Ulpia Seve-
— 21)5 —
rina, ccc. Nolansi ie magistraturc, lo legs' giustinianee pub-
blicale e rose valido per I' [stria, gli statuti, i privilegi,
Ie scorrerie de' Longobardi per 1' Istria superiore, e degli
Slavi noil' Istria interna ; e piii vieine a noi, le scorrerie
de'Turchi. Inoltre le guerre, gli assedii, lepaci, i trallati, le
pestilenze, i terremoti, le carestie, gl'incendii, l'escrescenze
di aequo, i freddi, i gliiacci, le cavallette e niolti allri in-
forluuii. Si eonoscono i principali edificii pubblici ci-elli, c
le accademic ; e ancbe questa parte e abbellita colla serie
de' piu ehiari uomini dell' Istria, alcuni de' quali fnron gia
nella parte anteriore ricordati, ed altri sono, a cagion
d' esempiOj Pietro Coppo, Ra facie Zovenzonio, Andrea Divo,
Giandomenico Tarsia, Nicold Tacco, Andrea Rapicio, San-
torio Santorio, Girolamo Yida, Abramo Ortelio, Nicold Man-
zttoli, Gianrinaldo Carli, Bartolommeo Ycrgollin, ecc. ecc.
E sovcrchio gia il dire che se utile torna per la cogni-
zione delle cose illiricbe questo cronico, egli e non nianco
per le veoete, conoscendo ognuno le relazioni poliliehc
ch' ebbe Venezia con Trieste e il dominio che la repubblioa
in gran parte dell' istriano litorale tenne lino alia sua ca-
duta. Confessa pero I' autore, sin da principio, che tale
raccolta e ancor lontana dalla quantita cui avrcbbe a
giungere, e che, spezialmente cio che riguarda Pola, iia bi-
sogno di aumento, sendo che in quella citta mancano ar-
chivii. alia quale mancanza potrebbcro supplire quell i di
Ravenna c di Venezia.
Io diro sembrarmi sufticiente quanto tinora ha potuto
unire insieme I' autore, il quale mostrasi assai esatto nello
stabilise le epoche, scopo principale di un cronista ; e dh'G
speltare agli studiosi il ragguaglio con altri storici, e la ri-
cerca negli archivii si per maggior quantita di notizie, si
per una eventuale piu precisa esattezza negli anni.
— 2!)C> —
Proseguendo il Handler, ci dh un sillabo dei sommi
pontefici, de r vescovi e patriarchi di Aquileja, e di Grado,
o di Venezia. II primo de' papi e s. Pietro I' anno 42, e
I' ultimo il regnante pontefice Pio IX coll' epoca 1840. II
primo de'vescovi, arcivescovi e patriarchi aquilejesi e
Marco Evangclisla V anno stesso 42, e 1' ultimo o del 1754
Daniele Delfmo cardinale. 11 primo di quelli di Grado notasi
al oil Macedonio Macedone, e I' ultimo Domenico Michiel
del -1445, al quale ncl 1451 succedette Lorenzo Giustiniano
come patriarca di Venezia, la cui serie il Kandler ha cbiusa
nel 1820 eon Giovanni Ladislao Pyrcker. A' patriarchi
aquilejesi tengon dietro gli arcivescovi di Gorizia e molti
altri elenchi, che per non abusare delta sofferenza allrui,
diro in breve esscrc de' vescovi dell' [stria, di Trieste, di
Capodistria, di Cillanova ossia Emonia, di Parcnzo, di
Pola, di Pedena; degli arcidiaconi e decani di Trieste, degli
arcipreli di Pirano, dc'prepositi di Pisino, degli abbati,
degli inquisitor! per la sanla i'ede. = Si passa poi alia serie
degli imperatori romani, e dei correllori o presidi della
provincia di Venezia e dell' Islria; a quel la degli imperatori
d' Oriente, de' maestri de' militi, de' re dc'Goti, dei re dei
Longobardi, dei re d' Italia, de'dogi di Venezia. Susscguita
la serie de' sovrani di Trieste e dell' Islria,, della serenissi-
ma Casa d' Austria, dei duehi di Cividale o del Friuli,
de 1 conti di Cividale, d' Istria, di Gorizia. Lungo e 1" elenco
dei podesta di Trieste, di Capodistria, di Pirano, dei capilani
di Raspo, Pisino, Albona ; dei podesta di llovigno, dei conti
o podesta di Pola, de'eapitani di Montecavo e di Moncolano.
Tutte qucstc serie,, nolle quali moltissimi nomi di veneti
patrizii reggitori s'inconlrano, confessa parimenti lautore
abbisognare di ulteriori indagini. Imperciocche quella do' ve-
scovi cinoniensi ha uopodirelliflcazionipelsecoloXV,tanto
— 2!)7 —
scambio e nato Ira i Vcscovi delle due Cittanove, l'istriana
e la vencta, die lo stesso Tommasini vescovo della islriana
presc gravissimi equivoci. La serie dei vescovi di Pola po-
trebbe venire aumentala so uscissero in luce nuovi diplomi
fatti sperare dal chiarissimo noslro bibliotecario abate
Giuseppe dottor Valentinelli ( I ). Se i documenti clie abbiamo
del Frinli fossero pi 11 copiosi, la serie de' govcrnalori del-
I' Istria sotto i palriarcbi polrehbe venire ampliata; eosi
pure quella de' eonti d' Istria, sebbene dall'aulore sia stata
posta insierae coila possibile maggior cura. Ma converreb-
be, dice egli, csaminarc le carte del Tirolo, dclla Garintia,
del Carnio clie sole possono dare sussidio. Quanto alia
serie dei podesta, cbi avesse agio di esaininare ncl generalc
archivio di Venezia i libri delle elezioni de' rettori di varie
cilta dell' Istria darebbe un grande aumenlo, e una piii
prjeeisa indicazione delle epoebe in cui entrarono nel reg-
gimento. Ma qui, a giustiiicazione di quanto modestamente
osservava I' autore, ripelo clie codesto suo libro non e
clie un mezzo per retliticare con piii profonde indagini le
cose dette e per rinvenirnc di maggiori; e che rimarra
semprc la gloria al dottor Handler dello avere accoppiato
in un volume colla possibile diligenza le traccie di tutto
cbe in molti volumi trovasi sparso.
Preziose inollre sono le Xotizie gcografwhe del litorale
cbe alle suddette susseguono dalla pag. 165 alia 192.
Conosciam quindi le altczzc nelf Istria c ncl Goriziano, le
allezze delle isole del Quarnero, le altezze decrcscenti
dell' acquc sopra il livcllo del marc, quelle di citta, borgale,
(1) I documenti dei quali parh il Kandler furono posteriormento dal
chiarissimo signor abate Giuseppe dottor Valentinelli, bibliotecario della
Marciana, resi noli nel Notizenblatt che va pubblicandusi dall' Imp. Acca-
demia delle scienze in Vienna.
— 298 —
o villc abilate, noncbe la popolazione, la superficic e la
slima censuaria dell' Islria c dei suoi distretti. E in queste
moderne indicazioni geograficbe non sono omesse quelle
del tempo antico e medio, comineiando dall' epoca ante-
riore ai Romani, poseia venendo alia romana imperialc;
indi a quella degli imperatori bizantini, colla nota delle
baronie de' veseovi., e de' possessi loro, c dei possessi delle
badie e signorie, chiudendosi questa [»arlc colla geografia
ecclesiaslica antica e moderna di Trieste.
Ci voile poi il bcncmerilo collettore dare un elenco
delle medaglie istriane, non cerlamenle completo, com'egli
medesimo osservava. Nondimeno fra le rare devono an-
noverarsi quelle di Allobello Avcroldo bresciano vescovo di
Tola, e cbc fu eziandio nunzio apostolico in Venczia; e fra
le storicbc intercssanli quelle in memoria del Lazareto
santa Teresa del 1700, quella della presa di Trieste fatla
dai Francesi nel 1797; quelle della conquista dell'Istria
falta dagii stessi nel I80G e 1809; quelle eziandio del
porlofraneo accordato 1828, dell' aperture della nuova
slrada di Gcrmania 1830, della ferrovia 1851, e del navale
Hoydiano 1855.
Pcgli sludiosi dell' araldiea non inanca la nota degli
stenvmi blasonici delle cilia e castella deli' Istria ; e per li
cultivatori delle scienze, c' e la metrologia islriana, le mi-
sure di superfine, le misure cubicbe, c le misure di peso.
Opporlunamente quanto agli stcmmi, diceva 1' autore, nes-
sun argomento avergli dalo maggior imbarazzo di questo.
Imperciocche, cambiatedopo il 1803 le circostanze, cessate
le citta ed i comuni di essere corpi politici da sc, gli ar-
meggi furono o inusilati o lasciati fra le anticaglie ; senza
dire cbc gli slemmi furono acceltati, dimcssi, cambiati a
piacimento, e alcuni die spcllavano a private famiglie
— 2iM> —
vennero adottati come del eomune; it perche si per la for-
ma, die per li colori, non puossi prestar luro gran fede, a
meno che da indubbii antichi document! non sieno suffra-
gati. E per quello pertiene alia melrologia istriana soggiun-
geva 1' autore, anclie questa desiderare maleriali migliori,
i quali mostrerebbero mirabile coneordanza colle misure
romane lungamenle conservate, ma non gli fn possibile di
riconoscere le anliehc misure. E qui eruditamente riilette,
che i comuni istriani avevano le loro misure cosi di su-
perficie, come di cubatura scolpite in pietra, e duravano
ancora nei primi decenniidel secolo presenle. Ma noil' Istria
veneta prevalsero per oggetto di commercio con Veneziu
le misure venete, le quali i successivi governi manlcnnero .
lino all' allivazione del sistema metrico, iridi dell'austriaco.
Ad imitazione dellc bibliografie inserite nell' opera:
Milano e il suo tcrritorio, e ncll'altra: Yenezia e le sue la-
gunc, uscite alia occasione della sesta e della nona Riunione
degli Scienziali italiani, voile anche il dottore Handler che
entrasse in questo suo utilissimo lavoro la Bibliografia
Istriana, ossia la nota AiAlcuni scritti che diseorrono dette
cose dcW Islria ; e la divise in cose di cliiesa e in cose geo-
grafiche e cose profane. Ottimo per verila il divisamenlo;
conciossiache sieno lali bibliografie una necessaria scorta
a chi vuole comporre la storia di un paese o di una pro-
vincia; e a desiderarsi sarebbe che ogni citta e provincia,
almeno fra le principal!, una ne avesse. Ma cosi pur troppo
non e, anzi (cio ch'e peggio) molle citta non hanno chi si
curi di raccogliere i patrii libri pubblicati od inedili, che di
grande e neccssario ajuto sarebbero a compilare le par-
lieolari storie de'municipii. E questo male conobbe anche
il dolto raccoglilore, il quale lamenta, che in Trieste non
essendovi Biblioteca , egli nianco di mezzi per portare
— 3ai —
questa sua Bihliogralia non solo a conipimento, ma nep-
pure acl avvicinarla. Aggiungonsi anche ad offenderla
alcune mende di nomi, di date c di ripetizioni di libri, gia.
altrove in essa notati. Ma di cio nessun carico, a mio pa-
rere, 6 a farsi al solerte autore, ma si all'incuria degli
amanuensi, cui egli avra dato a trascrivere le schede c i
eataloghi, o forse anche degl'impressori. Se non che la
moltiplicita de' libri die presenla questo lavoro, combinata
eogli antecedent elenchi, ci fornisce esuberanlemenle di
material! ad illustrare i fasti illirici, e a conoscere come in
ogni tempo chiarissimi uomini ebbe, cd ha attualmente que-
sta parte della penisola.
Ma a chiudere Pinteressante collczionc, e a chiuderla
assai utilinente, veggonsi insieme trascrilte in nuniero 080
L 1 inscrizioni romaue dell'Istria. Quindi le inscrizioni ncl-
1' agro colonico di Trieste, quelle nell'agro colonico di Pola,
quelle nella provincia, quelle dell'a*gro colonico di Cillano-
va, ossia Emouia, quelle nell'agro municipale di Egida,
ossia Capodistria, nell'agro di Umago, di Pinguente, di Pi-
rano, d" Jsola, di Pedena. Le iscrizioni di Gaslello di Rozzo,
di Muggia, dell'agro de' Calali, de' Menocaleni, dell'agro
giapidico di Trieste, dell' agro di Castra, dell' agro Carni-
co di Trieste; quelle di Albona, Fianone, Fiume. INon sono
omesse le iscrizioni sui piombi c sui laterizii.
Queste epigrafl, distribute secondo la geografia antica,
non sono pero lutte quelle die I' autore, secondo ch'egli
stesso dice, si sarebbero potute avere e dalla collezione die
il fu canonico Pietro Stancovich avea latta, e dalla scopcr-
ta di carte all' autore rimaste ignote, e dal corpo delle iscri-
zioni aquilejesi, non die da quegli arcliivii delle provincie,
da'quali 1' autore aspetta indieazioni. In effetto non veggo
che il Kandler ripeta due iscrizioni, gia dal Grutero slam-
— 301 —
pate alia pag. cccclxxv, n.°G, e cccclxxxiv, a." 5; luna, che
ricorda Lucio Tito Fruentino seviro edaugustale; I'altra
Caio Vennonio pur seviro, o Pelronia Marcella; dolle quali
due pietre ignoravasi la provenienza, che fu conosciuta sol-
tanto da una Iettera di Paolo Ilamusio ad Aldo Manucci,
da me per la prima volta pubblicata nel vol. II, a pag. 555
delle Inscrizioni veneziane, ove a lungo parlo de' Manucci.
Or questa provenienza e da Aquileja, dicendo il Ramusio:
Ho avuto in (juesti giorni tre sassi antichi di Aquileja con
iscrizioni, due delle quali intendo io, e la terza non bene,
ed e I' infrascritta. — 11 chiarissimo Furlanetto riportd la
prima a pag. 28 delle Lapidi Patavine ; ma non avendove-
duta la Iettera ramusiana sucidetta, che ne accerta della
provenienza, egli saggiamente la conghietturo dalle due di-
gnita di seviro e di augustale, che trovansi pur in allre lapidi
di quella citti. E riporto parimenti la seconda a pag. 400.,
ma per lo stesso motivo di non aver esaminato il mio vo-
lume, gli rimase ignota la provenienza, e dalla gente vennonia
nominatavi, conghietturo che possa essere venuta da Zara.
II Kandler poi, sendo di quelli che vogliou a tutti dare
cio che loro perliene, e non imita chi si abbellisce delle
altrui fatiche senza pur ricordarne il benefattore, cosi ci fa
assapere che le iscrizioni di Alboua e Fianona appartenenti
alia Liburnia, sono dovute alia diligenza del sig. Tommaso
Luciani, dal quale ebbe eziandio la serie completa dei po-
destd di que' due luoghi, giu sopra mentovata. Sottoposto
ad ogni Iscrizione e un brevissimo cenno o della prove-
nienza, o di chi ne parla, o del sito ove oggidi si trova,
poiche non tutte certamente poleva 1' autore vederle cogli
occhi suoi^ o di suo pugno trascriverle sui marmi. Prove-
nienti dalla Vcnczia sono quelle a'numeri I, 2, 5, -i, 8, 17,
575, 496.
Serie IU, T. I. 40
— 302 —
Ma siami permcsso di dire alcuna cosa intorno alia la^
pide che veggo trascritta al n." 2; lapide veramente prege-
volissima, la quale fu seoperla in Concordia sino dall' an-
no 1832 da Luigi Jacopo Cicogna mio fratello, amantis-
simo della arclieologia. Essa da nove anni addietro giaceva
abbandonata sul suolo, e acefala fra altri grandi massi di
pielra. Falta svolgere da mio fratello dolente non sapendo
a quale pcrsonaggio fosse stata innalzata, voile diligente-
menle far rintracciare nel profondo del vicino canale, se ci
fossero le parti raaneanli, e con grandesua gioja le trovo.
Unilele con cemento, pole chiaraiuente rilevare ossere ad
onore di ARRIO . QUIRWO . ANTOMNO, il quale, come
dalrimanenteintattodeHinscrizione^tra gli anni 161 e I GO,
vennc a Concordia spedito daglimperatori il/. Aurelio An-=
tonino, e Lucio Vero, per sollevare quei popoli dalla gran-
de carestia di viveri che gli opprimeva. E cotanto in tale
occasione fu henemerito, e, come leggesi, VRGENTIS
ANNONAE DIFFICVLTATES IVVIT ET CONSVLVIT
SECVRITATI FVNDATIS REIPVBLI CAE OPIBVS, che i
Concordicsi decretarongli questo monumento, cui altra
volta dev'essere stata sovrapposta la statua di lui. 11 pro-
prietario di questo, e degli altri marmi, avvocato Benedelti
di Fortogruaro, al quale mio fratello diede la prima noti-
zia, geuerosamente donollo alio scopritore. Ma siccomo tra
ilritrovamento dclfacefala epigrafe, e quello de'frammenti
che la compivano, passato era qualcheintcrvallo, e intanto
se n'era fatla piu d'una copia, cosi questa riusci imperfet-
ta ed anche inesatta. Impercioccho, oltre alia mancanza del
prenome, nome e cognome del soggetto, cui era stato de-
dicato il marmo^ e'eran alcune laterali abrasioni, per le
quali alcune lettere non piu si vedevano, e i vacui avreb-
bero dalo materia a varie congelture : e inoltre non era
— 303 —
slata trascrilta scrupolosaraenle la epigrafe in modo da co-
noscere quante lettere potessero maacare. Una di tali ine-
satte e aeefalc copic fu a me dal fratello spedita, ed io la
comunicai tantosto al chiarissimo die fu dottore Giovanni
Laltus aniico mio, il quale inviolla al celebre archcologo di
Roma Borghesi per le sue illustrazioni. Questi in fatti a
pag. I8S e 22 degli Annali di Corrispondenza archeologica
di Roma dell' anno 1835 stese una erudilissima disserta-
zione, facendo ingegnose eonghietture a rieinpimento del
principio e dclle lettere mancanti. Talune divennero inap-
plicabili dopo che si rinvennero i frammenti, e ehe fu piii
esattamenle copiata la iscrizione, ma intanto ildotto uomo
aveva ottimamente supposto, che non ad altri che ad onore
di ARRIO ANTON1NO essa doveva esser stata deltata,
come il fatto ehbe posteriormcnte comprovalo. Coutempo-
raneamente una copia acefala e non esatta, fu da mo in-
viata all'altro illustre archeologo Auguslo Guglielmo Zumpi,
il quale parimenti con ampia erudizione commentandola,
fece molte eonghietture a supplimento del difetto. Se non
che avendogli io poscia accompagnata una completa e fadele
copia che dal fratello mio elihi ricevuta dopo i rinveauti
frammenti, Io Zumpt abhandono alcune dellc sue eonghiet-
ture, e altre ne ritenne, fralle quali quella del nome ARRIO
A>"TONINO. E cio fece nel vol. II dell'opera Commentatio-
num Epigraphicarum adanliquitates Romanas pertinentium .
Rerolini, 1854, 4." — Ceduta poi da mio fratello questa
pietra a monsignore canonico Giovanni Muschietli di Por-
togruaro, grande ricercatore di concordiesi antichita, que-
sti ne pubblicava una sua illustrazione, impressa in quella
citla nel 4855, dandone anche una litografla, non pero fe-
delissima alia pietra, leggendosi in fatti MAXI.MORVM e
CONSVLVIT, anziche MAXIMOR abbreviato, eCOSVLVIT
— 304 —
senza la N. Delia illustrazione del Muschietti fa data rela-
zione dal canonieo Gianfrancesco Bancliieri nell'Alchimista
friulano, 25 aprile 1834, anno quinto, n.° \ 7. La impor-
tanza di questo monumento consisle principalmente in al-
cune fra le dignita sostenute da Arrio Antonino^ cioe : la
prima di Seviro delle tonne equestri SEVIR EQVESTRIVM
TVRMARVM, la qual formula ilBorghesi chiama rara,enon
ne conosce altro esempio, sc non se nel SEVIRO TVRMA-
RVM EQVESTRIVM di un frammenlo recato dal Momm-
senio nclle Inscrizioni napoletane al n.° 4257; f altra di
primo giudice della Transpadana e di primo pretore tute-
lare IVRIDICO PER I TALIAM REGIONIS TRANSPADA-
NAE PRlMO=PRETO RI CVI PRIMO IVRISDICTIO PV-
PILLARIS MANDATA EST: infine quella di membro del
Collcgio degli Arvali FRATRI ARVALI, per lo che si ac-
creseono di un nome finora ignoto gli atti di que' confra-
lelli. Concordano in sostanza con maggiore o minore
sfarzo di erudizione questi tre espositori della rarissima
lapitle; se non che monsignore Muschietti unisce la voce
PRIMO alio susseguenti FRATRI ARVALI, dieendolo
Anziano della confraternita degli Arvali, grado di ctii non
suolsi senlire parola presso gli antiquary; mentre e il
Borghesi e lo Zumpt uniscono la voce PRIMO alf allra
IVRIDICO c non all' ARVALI, leggendo questa parte del-
1' epigrafe cosi: IVRIDICO TER ITALIAM REGIONIS
TRANSPADANAE PRIMO = FRATRI ARVALI ec. ec.
nella quale diversita di opinione io mi appiglierei alia in-
terpretazione de' due ultimi.
Ma vengo alle altre lapidi islriane in Venezia esistenti
o che esistevano notate dal Kandler. Al numero LS e quella
consacrala al sole SOLI SACB, la quale scoperta nel LS20
sotto la mcnsa dell' altare nella cappella del battistero di
— 305 —
s. Marco, fn gia illustrata dal Labus, e die ora esiste non
nella Biblioteca Marciana, ma si ncl patriarcale scminario,
leggendovisi la voce NOMIMVS, non gia NOMINVS, clio
per errore di stampa e in qnesta collozione triestina. AI
numero 55 leggesi la iscrizione ricordante la riediflcazione
della raura di Trieste fatta da Ottaviano Angusto IMP.
CAESAR- della quale iscrizione un apografo scolpito del
sccolo XV esisle nel ninseo Marciano, come ho gia detto
a p. 197-198 del T. II e 654 del T. IV delle Inscrizioni
veneziane. AI numero 57 ce n' e una di Apuleja Zozime
D. M. S. APVLEIA ZOSIME, la quale dicesi essere stata
Irasportala a Venezia nel -1509; e in vero lapidi varie
da Trieste furono in quell' epoca portate a Venezia, come
afferma anche Ireneo dalla Croce a p. 107 della sua Storia
di Trieste. II Grulero a p. CCCLX num. 1, recando la stcssa
epigrafe, dice Irovarsi in Venezia nel palazzo di monsignor
vescovo di Torccllo ( era Antonio Grimani che siedetle
dal 1587 al 4 618 in che fu promosso a patriarca di Aqui-
leja) ; e il dalla Croce aggiunge a p. 219 che tale iscrizione
vi si conservava anche del 1 052 come scn've Benedetto
Giorgio, ma credo sbagliata quest' epoca, perche il Giorgio
nato del 1555 moriva del 4 60-1. Comunque sia egli e certo
che da gran anni man cava e manca tuttora quella pictra
nel museo Grimani, ne si sa ove esista oggidi. La lapide
al num. 193 a Q. C. Petronio, O. C. PETRONIO, scoperta
nel 1778 e passata in Venezia in casa Nani, era smarrila
fino dal 1815, poiclie non e compresa nella collezione delle
lapidi e de' monumenti allora da quella illustre famiglia
conservati, impressa in sole cinquanta copie in folio tigurato,
e compilata dal fu Francesco Driuzzo prete veneziano.
Essa era molto interessante per la notizia del collegio
de'purpurarii ossia de' tintori in porpora. La 20 i e quella
— ;jug —
di Enlielie M. AVREL. EVTICIIE scoperta in Venezia del
1850, la quale fino dal 1 503 (tre) era stata destinata a
coprire le ceneri di Francesco Soranzo c di Chiara Cap-
pello conjugi interrate nella cliiesa di s. Paolo. lo I' ho co-
municata al Labus, ed egli me ne diresse una letters illu-
strativa, impressa dal Picotti nel settembre dell' anno
slesso 1850 colla flgura del sarcofago, il quale oggidi esiste
nel museo Marciano. Quella al numero 218 e veramente
ad Antonia Falerna, non PATERNA, come per errore di
stampa si leggc in questa collezione. Era gia nel museo
Naniano, ed oggi nel Seminario patriarcale. Al num. 281
e'e la epigrafe di Cajo Tnrpilio, C. TVRPIL1VS, la quale
per dono di Gaelano de Zanetti leggiamo fra le allre nel
prcaccennato Seminario. Quivi pure e la lapide num. 407
spettantea L. Vinusio, L. VINVSIVS, leggendosi nella pre-
sence stampa VINIS1AE anziche VINVSIAE die e nel-
I' originate. Essa fu illustrata dal Labus nella Gazzelta pri-
vilegiata di Venezia 8 marzo 1855 numero 56, e nel nuovo
Ricoglitore del maggio anno stesso. Collocasi al num. 41 I
una lapide a Volcinia, VOLCINlAE,comeesistentcin s. Gio-
vanni di Sterna, la quale e invece nel nostro Seminario
descritta a p. 96 del libro la Cliiesa e U Seminario di
s. Maria delta Salute. Ven. i842, 8." Nella stampa trieslina
leggesi VOLCINIAE e VOLCINIVS, ma veramente I' origi-
nale ha VOLGINIAE e VOLGINIVS, e cosi VOLGIMAE
leggesi anche nella lapida 412 ehe segue nella Collezione
suddetta. Esiste pure nel Seminario nostro l'altra epigrafe
num. 475 a C. Petronio, C. PETRONIO, e vi corrisponde
la leggenda. La epigrafe 484 di P. Trosio, P. TROSIVS,
che il padre Ireneo dalla Croce (p. 551) fino dai 1 086 vide
alio porta piccola verso ponente della cliiesa di s. Giovanni
in Salvore, e die nella presentc raccolla dicesi passata in
— 307 —
Venezia, non vi csislc per quanto ho rintracciato. Quella
ill num. 50G a Boico, C. BOICO, concorda coll' originate
che e al Seminario con altre due lapidi donate da'sacerdoti
Giulio ed Alessandro Molin, il cui gcnilore aveale dall'Islria
trasportate al suo palazzo nella con trad a di s. Pantaleoue.
Che se e lecilo aggiungere qualche cosa pertinente al-
1' Istria, ignola al Handler percb.fi scoperta dopo che egli
aveva unita insieme lapresente inleressantissiraa sua opera,
diro, che negli ultimi giorni del gennajo e a' primi del feb-
hrajo 1855, il veneto tagliapietra Giambattista Geraldon
demolendo un antico fabbricato posto a' ss. Ermagora e
Fortunato ov'ha la officina sua, per forma re un giardinetto,
scoperse nelle fondamenta due lapidi. La prima forma il
basainento, o dado di una statua che deve esservi stata
sovrapposta, scorgendovisi una incavatura ove dovca pog-
giare ; e vi si legge
C. LVCBETIVS
C. F. PAPIRIA
RVFVS
B. V. S. L. M.
le quali sigle non ponno certamente spiegarsi, se non se
BELENO VOTVM SOLVIT LIBENS MERITO. La seconda
rappresenta un altro basamento, ma senza incavo superio-
re> sul quale dovea probabilmente ergersi un' altra statua,
cd ha le parole scolpite:
BELINO AVG. V. S.
Q. HERENNIVS
PAVLLI . LIB
POLVBIVS
AVGVSTALIS.
Coinunicate dallo scalpellino lali lapidi al chiarissimo no-
stro collega Giovanni Casoni, e a me, ne passammo subito
— 308 —
copia all' illustrc Handler, il quale, dietro alle indicazioni
somministrategli propenderebbe a ritenere essere la pietra,
su cui si leggono lo dette epigrafi, aquilejese. e doversi
quindi collocare fra le aquilejesi le due meuiorie. Ed op-
portimaraente scriveva, clie le isole dell' estuario veneto no
igeote, ne deserte, ne lasciate soltanto agli usi rurali e
pescherecci nel tempo roraano, non ebbero pero citta da
dare numerosi i monumenti scritti : per la qual cosa il piu
delle pietre in Venezia vennero dal di fuori reeatevi per
1' onore in cui si tennero i monumenti della veneran-
da antichita ; e meglio, quando venuto il Friuli in do-
minio del veneto principe, i patriarchi furono Veneziani
ed amanti e dotti dell' antichita e di ogni nobile studio.
Che queste due lapidi provengano da Aquileja, e anche ar-
gomento quella divinita alia quale fu sciolto il voto, cioe
BELENO il sole, in grande onore presso i Celti che tennero
il paese fra il Tagliamento e 1' Isonzo, e che i Romani ri-
conobbero per Apollo, volendo identiiicare la loro mitolo-
gia a quella de' Celti. Ne Istria, ne Venezia, ne altre regioni
d' Italia ebbero in onore cotesta deita: 1' ebbero i Celti
in tutte loro t'ribu : la colonia romana di Aquileja prese
stanza fra i Celti, o, come i Latini dissero, fra i Carni Ci-
smontani, non espulsi i Carni, e ne dura la prova nel
dialetto usato da quelle popolazioni diverso dal veneto e
dall' istriano clie e al veneto, so non identico, poco meno.
In Aquileja il culto di BELENO fu insigue, fregialo di al-
tissimo onore. II tempio precipuo si era nel sito ove fu
poi il tempio di s. Martino della Belinia ; tempio che, arso
nel 105, fu da Trajano restituito. Non e nuovo, coalinua
il dollo illustratore, 1' esempio nelle lapidi di vedere nella
leggenda collocato il nome della divinita alia line del detta-
to, ne di vedere segnato il nome di BELENO collasemplice
— 309 —
sigla B. II voto dev'essere stato seiolto nel sito ove si alzava
il lempio e T immagine, ed e probabile che la lapide sia
stata ricuperata non dal tempio ma dall' area che circon-
dava il tempio e sulla quale si alzavano a centinaja i monu-
menti di eulto, di speranze, di timore, di gratitudine nei
dedieanli. Dei LVCREZII moltissime memorie si hanno in
Aquileja, d'ingenui, come di liberti, cosicche non vi lia difii-
colta di ritenere la famiglia aquilejese tanto meglio quanto
che non figura nei municipii o nelle provincie contermini.
Nuova nelle lapidi aquilejesi e la tribu PAPIRIA, ma que-
sta non e tale da rompere la nave in cammino, come
s' esprime il Kandler, che le tribu non furono esclusive di
tutti gli abitanti di una citta ; meno di quella che acco-
gliendo per li traffic! e per le vicissitudini di citta sempre
crescente, abitanti venutividaogni parte, si compongono di
popolo di ogni provincia e luogo. Le lapidi di Aquileja
mostrano innumcrevoli i liberti saliti in dignita e cariche,
mostrano genti venule da regioni lontane, ollre Mediter-
raneo : cosicche 1' antica colonia di soldati era poi sopra-
fatta da genti novelie, che alle armi ed alia custodia dllalia,
divenula superflua pei dislocati coufini deirimpero, vennero
surrogate allre cure, quelle dei trafGci colla navigazione e
con queir altro che suffraga la mercatura. Aquileja segna
nelle lapidi tribu varie da dubitare se la Velina fosse poi
quella alia quale i primitivi coloni erano ascrilti. Che se
pero, meglio esaminata la qualita del masso su cui sono
scolpite le epigrafi, si adottasse il parere del collega nostro
sig. Casoni, cioe che fosse pietra altinate e non aquilejese,
non rechcrobbe maraviglia al Kandler che il culto di BE-
LENO venisse accolto dai Veneti nella citta di Altino si
prossima per distanza c dignita ad Aquileja, ambedue citta
di marc, ambedue della stessa provincia politica, della
Serie HI, T. I. 41
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quale Aquileja era meiropoli, E rifle.tteva pur giustamenlo
die sc le lapidi dell 1 anlica Vcnezia fossero raccolte in uno,
edistribuitcsccondo gli agri antichi alio quali appartengono,
facile sarebbe la risokizione del quosito, ancheper allra via
che non quella della specie di pielra, a quale eitta appar-
tcngano le lapidi di BELENO che non vanuo, senza dub-
biezze, ascrittc ad Aquileja. E piu particolarmente, quanto
alia seconda Iapida, proseguiva il dotto archeologo ad os-
servare che un C. IIERENNIO CANDIDO in Aquileja liic-
desima scioglieva voto a Qiove Diano ; c die questo nuovo
marmo accresce la serie degli AVGVSTALl, e le prove die
si prendessero il piu delle cariche o degli ordini (in Aqui-
leja) fra i libertini, a causa del commercio, che, come di
sopra accennava, accrebbe sinisuralamente la popolazione
mediantepersoneuscitedi scrvilu. Quesla loggenda accresce
eziandiola scrie dei BELENI, i quali sono unicamente di
Aquileja, in qucste regioni dintorno l'Adriatico. II modo di
scriverc il nomeBELENO non e costante, e nel piu delle
iscrizioni si vede BELENO, ma e persuaso il Kandler che
il volgo pronuneiasse BELINO, perche il sito dove sorgeva
il massimo tempio, nel medio cvo cd oggidi si disse e si
scrisse la Beligna.
Passo oggimai a dire alcuna eosa dell' opera seconda
che mi si dicde ad esaminare, dietro T iuterpretazione che
n' ebbi dal chiarissimo signor professore Samuele Roma-
uin, cui io ignaro della lingua alemanna ebbi ricorso.
Quest' e un rapporio sulle opere del doltore Tietro
Kandler inviale all' Accademia delle scienze in Vienna.
Lodansi i meriti acquistalisi neH'archeologia Trieslina
e deli' Istria dal dotlor Kandler e dal dottor Rossetti. Ri-
cordasi spezialmenle del primo la diligenza nel ricercare
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k linrjue tutte del fjlobo applicato specialmente alia
geografia } che sard continuata nclla seguente adu-
nanza.
JNella riunione segreta dello siesso giorno il m.
on. s. e. co. Cittadella-Yigodarzere, e i m. e. prof. Poli
e co. Cavalli reiatore fanno lcggere il voto della Com-
missioue da essi formata per la scelta del quesilo
scientifico secondo Y art. 103 degii statuti interni.
Quindici furono i temi proposti dai membri e dai
soei, e la Commissione facendo un cenno di tutti, tre
ne ha preferiti da sottoporsi alle votazionideiristituto.
d.° Quello al num. 366 di protocollo. Dalle con-
dizioni attuali deW agricoltura e dell' induslria nel
veneto desumere i mezzi di leaislazione e di eeono-
mia opportuni a farle prosperare. — La trattazione
di questo argomento dovra essere divisa nelle se-
guenti cinque parti. — IVelia prima si esporranno Ie
condizioni in cui ora trovasi la proprieta fondiaria. —
INella seconda si chiariranno le condizioni in cui slan-
no oggidi ie classi agricole.' — INeila terza s' indiche-
ranno lc condizioni odierne dei capitali impiegati nel-
d'industria. — Nolia quarta si descriveranno le con-
dizioni nelle quali presentemente versano Ie classi
industrianli. — I\>l!a quinla si proporranno i mezzi
eflicaci a promuovere gl' interessi della proprieta fon-
diaria ; dei capitali impiegati ncll' industria c queili
delle classi agricole ed industrianti.
2." Quello al num. 377 di protocollo : Quali ron-
serjuenze si jiossotio presaaire pel commercio in (je-
nerale e pel commercio veneto in pariicolure dalia
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apertura di tin canale marittimq allruverso I istmo
di Suez; — quail provvidenze in ispecialitd neiri-
guardi delle vie di comunicazione dovrehbero e dcn-
tro il nostro territorio