"&M fSfy, ' \?M/r . jy ijyBi '& 13^ • ^^sfrw ■ \ '■■ Jr * l9ta *& IjH 1 1 >J jJ^lSb A T T I DELL' I. R. ISTITUTO VENETO SCIENZE, LETTERE ED ART1 A T T I DELL I. R. ISTITITO VENETO SCIENZE, LETTERE EL) ARTI DAL NOVEMBRE 1855 ALL' OTTORRE 4856 V E \ E Z I A PRESSO LA SEGRETERIA DELL ISTITITO N E I. PlI.AIZO DUCAI.r 1888-56 >TEL PRIV. STABIL. ANTONELLI ED AVVEKTIMENTI i In esecuzione dell' articolo 134 degli Stat uti interni si dichiara che o^ni autore e particolar- mente risponsabile delle opinioni e dei fatti esposti ne' proprii scritti. 2, Per affrettare la stampa delle Memoric £;ia lette e non ancora pubblicate, 1' I. \\. Istituto de- libero che lo siano in ordine di data, parte nel Vol. degli Atti e parte in quello delle Meniorie pel quale erano ^ia slate approvate. AXNOACCAD. I.8S5-56 D1SPENSA PRIM SULL' INFLUENZA DEI 8EGNI NELL A FORMAZIONE DELLE IDEE 1IE1I01I1A DEL DOTT. AMBROGIO FUS1N1EIU Lclht nell' adunanza 50 dicembre 1850. CAPO I L Come si eanosca /' anima c le sue modificazioni, U uomo conosce ad ogni istante di esscre conscit* a se medesimo di moltc sue modificazioni. L' atto di eo- scienza e una propriety esclusiva di eio chc si chiama anima, spirito, merit e. Non si puo in altra maniera cono- scerc T anima, ossia lo spirito, se nonche per mezzo della sua coscienza. Se all' uomo si tolga la eoscienza di se stes- so, resta una macehina tutto al piii organizzata, ehe vive come i vegetabili. I bruti, secondo la opinione di Cartesio, sarebbero privi di eoscienza, bruta agunt sicut oroloyia, il che per altro non e vcro trattandosi di esscri organizzati viventi e scmoventi. In ogni modo la coscienza e il earattere essenziale dell 1 anima. Di la questa conseguenzn, die nello spirito nienle piii esisle di quelle modilieazioni ed operazioni delle quali e eonscio a se stesso. L' alto di coscienza essendo il — 8 — suo carattere cssenziale, tuttocio chc in quell' atlo non 6 compreso, alio spirito non appartiene. In una parola, la modificazione dell' anima non e altro che la modificazione della propria coscienza. Qualche filosofo ha sostcnuto chc nelf anima csista una grande quantita di modificazioni, delle quali alcunc soltanto dcllc piii marcate vengano elevate al grado di coscienza, mentretutte lealtrc rimangonoperfettamente occulte. Ma Ic modificazioni dello spirito, delle quali non fosse consapevole, riguardo a lui non sarcbhero modificazioni. Siccome lo spirito senza coscienza non sarebbe spirito, cd ogni modi- ficazione di cui non fosse conscio, a lui non apparterrebbe: una modificazione dello spirito, senza che lo spirito nc fos- se conscio, sarebbe una contraddizione. Malamentc si giudica di eio die nell' anima e passato durante il sonno dopo essersi svegliati. E nella stessa ve- glia malamente si giudica di quelle languide affezioni che non lasciano traccia di memoria quando sono trascorse. Se vi fossero interruzioni nell' atlo di coscienza., con- verrebbe dire che lo spirito fosse soggctto a perire cd a rinascere ; il che e assurdo. Essendo lo spirito un soggetto attivo perinanenle e modilicabile, gli appartiene il vero carattere di sostanza, di cni la essenza eonsiste ad essere conscio di se stesso. Questo suo carattere cssenziale ci conduce alia impor- lantc conclnsione che lo spirilo conosce se medesimo nella maniera la piii immediata e la piii perfetta delle possibili. Essendo suo carattere cssenziale 1' alto di coscienza, tuttocio chc in quell' alto e compreso gli e perietlamentc cognito ; e tuttocio chc in quell' alio non e compreso gli c affatto straniero. E pert) notabile chc I' alto di coscienza c soggctto ad — 9 — aumeato e diminuzione, socondo il grado di attcnzione e cli riflessione che lo spirito esorcila sopra se medesimo col concorso anche della volonta. Da cio le differenze fra I'uo- mo selvaggio e 1' uomo colto ; da cio il progresso nella perfezione degli uomini civilizzati. Da cio la immeasa dif- ferenza fra la mente di Newton e quelia di un selvaggio dell' America. Vi sono insieme gli ajuti dei segni e delle lingue che estendono indefinitameute la forza dell' intellet- to, ossia la intelligenza, del che si parlera in appresso. II principio che sia assolutamente perfetta la eognizio- ne dell' interno dello spirito ci assieura che un' altenta considerazione di quanto avviene nella nostra coscienza ci discoprira le vere leggi che eseguisce lo spirito nelle sue operazioni. Provveduto 1" uomo dei cinque sensi che gli recano le impressioni degli oggetti esterni ; il suo spirito ne riceve cio che si chiama sensazioni. Per una specie d'istinto in- vincibile lo spirito riporta fuori di se quello che sente co- me esistente simile, anzi identico, alle sue sensazioni. Quello che i sensi ci rappresentano come esistente all' esterno dello spirito si chiama fenomeno (I). Quindi i corpi che sono esseri fuori di noi non si conoscono che come feno- meni. L' alto di riferire fuori di se quello che si sente co- me simile, anzi identico alle nostre sensazioni, fu conside- rate dai filosoii un atto meraviglioso del quale nessuno fin' ora ha reso ragione. Finche lo spirito contempla le sue interne modifteazio- ni come sue proprie e senza riferirle fuori di se, non com- mette errore alcund, perche la cognizione di se stesso e (1) Lemedesime idee sulle sensozioni e sni fenomeni furono espres- sse nella Filosofia della fisica. Vol. Ill dello Memorie dell' I. R. Istitulo Veneto, pag. 3 e 4. Scrie 111. T I -J- — 10 — immediata e perfetta. Ma quando riferisce come esistenle luori di so quello che sente, e come aft'atto simile anzi idoit- tico alle sue sensazioni, commetle errore, perche non e possibile sentire le cose esterne in se stesse come sono. Quindi gli errori ilei sensi. Per eonoscere intimamenle una cosa estcrna, converrebbe essere la stessa cosa, ed averne la coscienza. Ci mancano le vero idee delle cose estenie tanto quan- lo ad un uomo manea la idea dell' interno di un altro uo- mo. Quell' io, per cui ciascuno e couscio di se stesso, e im- percettibile ad un altro. E soltanto per analogia della co- scienza die ognuno lia di se slesso, die la suppone negli allri uomini senza esserne a parte. Tale supposizione, senza essere a parte dell' interno di un altro uomo, imporla die un uomo per un altro uomo nun e altro che un fenomeno. Cosi in genere parlando dei sensi, se vediamo un corpo in distanza e da vicino, le sensazioni sono differenti. Un globo, per esempio, a certa distanza ci sembra un piano eircolare. Se armiamo I' ocebio di mieroscopio, vediamo in un corpo eio ebe sfuggiva all' ocebio nudo. Quanto pill forte e il mieroscopio, ci vediamo sempre delle cose nuove, e sempre ne restano di non vedule. Inoltre, le idee che ci danno i corpi per mezzo delle sensazioni sono idee di su- perlicie. Per quanto si prosegua a dividerli e suddividerli, le idee restano sempre superliciali. Niente di cio cb' e ve- ramente interno ossia dei corpi in se stessi. Per avere idea vera ed esatta di un corpo converrebbe essere Io stesso corpo, ed avere inoltre la coscienza di se stesso. Ma con lutto questo le leggi dei fenomeni sono tanto analogbe alle leggi della coscienza, che riescono infallibili D'onde hanno origine le scienze che versano sui fenomeni c<>me esistenti fuori di noi, o che trattate colic resole Io- — 11 — giche sono inlallibili. Cosi la lisica e lutle le verity die banno per basi i due principj di contraddizione e di ragio- ne sufficienle che da quello dipeude, i quali sono applicabili tanto ai fmomeni, ossia alle rappresentazioni delle cose eslcrne, quanto alle interne nostre modificazioni. Sono due generi di verita analoghe fra di Ioro, restando seinpre vero che quello ch' e fuori di noi non e concepibile in se slesso. E da notarsi cbe 1' uomo e talraente composto, che oltre T atto di coscienza di se stesso, ha sensazioni delle varie parti del suo corpo, le quali sono esterne alia co- scienza, e quindi sono fenomeni. Ciascun membro avra anche un interno senso di se stesso, ma eonfuso, e nienle analogo a quel dettaglio di parti organiehe che ci vien nia- nifestato dall' anatomia col mezzo della vista. Sono questi tutli oggetti stranieri all* alto di coscienza, e sono da ri- guardarsi come fenomeni. Se dobbiamo riferire la coscien- za ad un organo del corpo, allora e nella testa. Ma tanto e differente 1' organo dall' atto di coscienza, quanto lo e il fenomeno dall 1 atto in se stesso. Cosi le pretese circonvo- iuzioni cerebrali sono tanto different! dai pensieri e dalla intelligenza, quanto lo sono i movimenti corporei in gene- re, ossia quei fenomeni dall' atto di coscienza di se stesso. Locke, nel suo Entendement humain, Libro II, Cap. I, § 3, ha detto che i nostri sensi percossi da certi oggetti esterni {anno entrare nella nostra anima motte percezioni dUlinte dalle cose, secondo le diverse maniere con cui que- sti oggetti agiscono sui nostri sensi. Nel Capitolo VIII del- lo stesso Libro, Locke distingue nei corpi qualitd prime, come cstensionc, solidita, figura, mobilitd, e qualita seeon- de, le quali nei corpi non sono effettivamente altra cosa che la potenza di produrre in noi diverse sensazioni col mezzo delle loro qualita prime: come le sensazioni dei co- — 12 — Ion, degli odori, del calore, ecc. E nel § 15 ne trae questa conseguenza che le idee (telle prime qualitd del corpi ras- somigliano a queste qualitd .... ma le idee prodotte in not dalle seconde qualitd non rassomigliano laro in nessuna man i era. Altri autori non sono d' accordo in quelle distinzioni. E di fatti, la sensazione di flgura dello stesso corpo e varia. Una torre a distanza sembra rotonda. In vicinanza si vede quad rata, o per meglio dire si vede con degli angoli. In ogni modo i sensi hanno la forza rappresentativa di cui sopra ; e la rappresentazione interna di cose esterne con- siste nel riferire fuori di noi cose simili alle nostre sensa- zioni. In quanlo poi alle qualita prime dei corpi, delle quali Locke ha parlato, bisogna in prinio luogo eccepirne le (igu- re, delle quali le sensazioni son varie^ come si e detto. In quanto alia solidita e questa una idea relativa non assolu- ta^ quando non si consideri la impenetrabilita che ho con- siderata in altro mio scrilto, come causa necessaria della comunicazione di moto da un corpo all' altro. Restano quindi da considerare nelle qualita prime dei corpi che Locke considera simili alle nostre sensazioni quel- le della estensione e del moto. Ma la estensione in astratto non esisle, e non e rappresentabile dalle nostre sensazioni, le quali ci rappresentano delle estensioni individuali dotate di qualita diverse, e dissimili certamente, come si e detto, dalle cose esislenti fuori di noi. Quello che si e detto della estensione si dica anche del moto, il quale e vario secondo i diversi corpi che si muovono e secondo le diverse loro celerita e direzioni. La estensione ed il moto sono idee aslratte non rap- presenlabili se non che per mezzo di simboli, dei quali si dira in appresso. — 13 — K pero molto seducente la supposizionc di avere idee dcllo spazio vuoto e del tempo. Qualche filosofo senza la- sciarsi sedurre da tale supposizione ba delinito lo spazio 1' ordine dei eoesistenti, ed il tempo T ordine dei successi- ve Senza cose eoesistenti non vi sarebbe spazio, e senza cose successive non vi sarebbe tempo. Lo spazio vuoto non e allro che una idea negativa, e lo stesso die il niente. Cosi e niente il tempo senza successioni. Sarebbe annichi- lato, inconcepibile ; cioe non vi sarebbe ne prima ne dopo, il cbe e contraddiltorio colla supposizione del tempo. Lo spazio senza corpi, ed il tempo senza successioni sono cose inconcepibili, assurdc ; sono simboli senza idee corrispondenti ; ossia accompagnati da idee negative, le quali non hanno nessuna realta. Se si considera lo spazio vuoto dei cieli cbe vada al- 1' infinito, e lo stesso che considerare un niente infinito. Alcuni matematici hanno riempito lo spazio di un ilui- do sottilissimo elastico che chiamavano etere; e del quale ho dimostrato in altri miei scritti 1' assurdita. Cosicche sono passati dal niente all' assurdo. CAPO II. Sulla origine e sulla natura delle idee singolari, e mil' uso dei segni o simboli anche nella loro formazione. La cognizione di noi medesimi non puo essere fondata, come abbiamo veduto, che sulla nostra coscienza. Per co- noscere le leggi dei nostri pensieri conviene confroutare fra di loro molti stali successivi. Lo stato momentaneo dcllo spirito presenta sempre una moltitudine di affezioni fra loro diverse. E inutile ogni — 14 — sforzo per ridurre affatto semplice lo stato dello spirito in raodo die comprenda una sola affezione. Qualunque sia la moILitudiue e la diversita delle modi- ficazioni clie costituiscono lo stato momenta neo dello spi- rito, sono bensl discernibili, ma non sono fra di loro se- parate o disgiunte. Gostituiscono un tutto reale, I' atto di coscienza unico e indiviso. L' io non e gia diviso in parti ; ma tutto V io e affetto da cadauna delle sue modilieazioni. Si supponga, per esempio, clie io eonlemporaneamente vegga il sole, senta un suono, tocchi una pietra, gusti un frutlo, odori un liore. Sono tutto io che vede, tutto io che tocca, tutto io ehe ascolta, tutto io che gusta, tutto io che odora. La coscienza e dunque sempre unica e semplice ; e siccome costituisce T essenza dell' anima, ne segue che 1' anima e un soggetto unico affetto non per parti, ma per intiero, da cadauna delle sue arttuali modiflcazioni. Le diverse attuali modilieazioni sono divise nei loro oggetli che rappresentano, non gia esislenli in soggetti di- versi. Sono come assieme eompenetrate. Se ognuna esi- stesse fuori delle altre, sarebbero altrettanti spiriti, altret- tante coscienze. Io non sarei piu uno, ma molti. L' atto della menle, in quanto rappresenta una cosa esterna, si chiama idea. La cosa riferita al di fuori che si suppone simile alia idea si chiama oggctto. Percio alia idea si attribuisce una realta ocjgettiva. E se la idea si riguarda semplicemente come una modificazione dell' anima, se le attribuisce una realta subbiettiva. Ma questa distinzione non esiste in natura. Le due realta oggettiva e subbiettiva non esprimono esseri differenti, ma soltanto due different! relazioni fra le nostre modilieazioni e la sostanza dello spirito. Tutti quelli che meditarono sull ! anima pensante sco- — 15 — [irirono iii essa due forze : I' una di conoscere, per cui si formano le idee delle cose, I' altra di appetire o di avver- sare per cui tende o alio stato di piacere, od a sfuggire quello di dolore. La facolta di appetire e di avversare ci avvicina ai bruti piu di quello che faccia la facolta cono- scitiva. Ognuno esperimenta in se stesso una forza di ripro- durre le immagini ricevule dalle sensazioni ; e questa for- za si chiama immaginazione. Se vengono riprodotle anche le immagini delle circostanze in cui ebbe luogo la sensa- zione, allora la immaginazione diventa memoria. Peru la immaginazione e la memoria sono sempre piu o meno im- perfette ; perche lo stato primo della sensazione non puo mai essere esattamente riprodotto. Alle volte importa alio spirito di supporre la riprodu- zione affatto identica, quando cioc gl' importa di conser- vare la memoria agli usi fuluri. Allora v' interviene un atto della mente di supporre quella identita esatla che manca, e cio tanlo se si tratta di sensazione quanto se si tratta d' immaginazione. In mezzo alia continua fluttuazione delle sensazioni e delle immagi- nazioni, tluttuazione per cui una immagine non dura iden- tica ollre un istante, lo spirito assume 1' ultimo stato di sensazione o d' immaginazione, e riferendolo al passato lo ritiene come identico. Vale a dire, atlribuisce alia imma- gine ultima il valorc di rappresentarc tutte le altre imma- gini trascorse che piii non esistono. Quest 1 atto di dare a un' immagine attuale il valorc di rappresentare tutte le al- tre immagini trascorse^ e un atto simholico, ossia un se- gno rappresentativo del passato che piu non esiste. Ecco 1' arlifizio con cui le idee singolari variabili e ilutluanti diveneono tissc. stabili e tlclerminate. — 16 — Nel die e da considerare che i' atto rappresentativo dellc passato sensazioni o immaginazioni, e piuttosto un compendio die un dettaglio. Tali compendj imperfetti, auzi sfigurati e fuggitivi in gran numero,ognuno gli esperimenta in se stesso massime quando usa un linguaggio per espri- merc Ie proprie idee. E anche da considerare in che con- sisla la similitudine di due idee. La similitudine non e una qualita identica in due individui ; perche una qualita indi- viduate, ch'e in ogni modo determinata, non puo essere la stessa in due. La similitudine non e altro die una equiva- lenza a qualche riguardOj sicche F una possa sostituirsi al- 1' altra senza die la sostituzione sia calcolabile. Veggo, per esempio, due finestre di una facciata, sostituendo quella a sinistra a quella a destra, trovo incalcolabile la varieta. In cio sta la similitudine. E facendo die una rappresenti 1' al- tra, in cio sta il simbolo. Sicche due cose sono simili in quanto possono scanibievohuente simboleggiarsi. Ma seni- pre due cose simili per certi riguardi, non sono piu simili per altri riguardi. Da cio la impossibility di un carattere affatto identico in piu individui. Credo di avere dimoslrato die anche Ie idee singolari, in quanto si voglia considerarle durabili e permanenti identicbe sono lutte simboliclie. Per simbolo s' intende un segno accompagnato dalla supposizione che rappresenti la possibility di una idea non esistente. Nessuno, per quanto mi e noto, di quellichehanno scrit- to sulle idee singolari ha avvertito die siano simboliclie. Tutti hanno supposto una durata affatto identica che non esiste. Senza parlare degli altri, mi limitero a Deyerando che ha tanto scritto prolissamente sul problema proposto dall' Istituto di Francia, sulla influenza dei segni nella for- mazione delle idee — 47 — CAPO III. Sutla origine e sulla natura dellc idee gene rati (l) Se neppure Ic idee singolari esistono intuitive fuorche iiell' ultimo stato momentaneo di sensazione o di immagi- nazione ; se prese in un tempo dato sono sempre variabili Outtuanti e nulla in se stesse hanno di Csso e di determi- nate ; se a renderle fisse, determinate si adoprano dei com- pendj e dei segni rappresentativi una loro permanenza, ed una loro identita anche in passalo, molto mono possiarao avere idee intuitive quando si tratta d' idee general! ed astralte. II segno o simbolo e un mezzo virluale di rappresen- tazione. Col simbolo viene Judicata la possibility ossia la potenza della mente di rappresentarsi gl' individui di un dato gencre. E una specie di vessillo sotto il quale si rac- colgono non in atto, ma in possibility lutlo le rappresen- taziom individual! die hanno una certa somiglianza fra di loro. Ma non si possono distaccare le somiglianze dalle cose simili. Quindi le idee general! o astralte realmente non es.stono, perche non esistono ne possono esistere og- gett. generali. Come non e possibile che esista un triangolo in genere senza determinazione ne di lati ne di angoli cosi non e possibile rappresenlarselo nella mente ; come non e possibile che esista un circolo che non abbia un d.amelro determinalo, cosi non c neppure possibile con- cepirlo colla mente. Quelli che hanno supposla la csistenza delle idee generali hanno versalo in grandissimo errore. (1) Le segued considerazloni suite idee generali e sui simboli " 011 ll-!r/// sp !r e T neUa Filos " fi " r,eUa fisica - Vo ' m cif - ? pag - 4 e !; — 18 — E da notarsi principalmente die quella potenza virluale dell' anima di rappresentarsi gl' individui di un dato gene- re, senza che sia accompagnata dall 1 effetto di un atto rap- presentativo, si pu6 assimigliare in qualchemodo alle for- ze virtuali della meccanica, a cio ehe si chiama conato, sen- za che segua in effetto il movimento per essere impedito da una forza in contrario. Vi sono poi due specie di simboli. Per esempio, in geo- metria adopriamo delle figure individuali come simboli dei generi. Un triangolo, un circolo come simboli di tulti i triangoli e di tutti i circoli possibili. Altra specie di simboli ed affatto arbitraria, e si adopera per segnare cose che non hanno somiglianza veruna coi segni adoperati. Cost in tutta T analisi malematica. Le idee contradditorie non si possono esprimere se non che colla seconda specie di simboli. Cosi, per esempio, il bilineo rettilineo. E tanto inconcepibile, come e impos- sibile che esista. Sono tanto iinpossibili due immagini con- tradditorie quanto e impossibile che una cosa sia enon sia nello stesso tempo. Circa la forza virtuale della seconda specie di simboli abbiamo grandi e numerosissimi esempj uell' analisi mate- matica. Si rappresentano con dei segni arbitrarj le quan- tity tutte, le somme, le sottre, le moltipliche, le divisioni, le estrazioni di radici, le elevazioni a potenze, ecc. Nelleequa- zioni oltre i segni arbitrarj delle quantita si esprime con segni arbitrarj la loro eguaglianza, il piii ed il meno. Nella analisi malematica nulla vi e di intuitive Anzi spesso una serie di quantita simbolicamente espresse, si raccoglie sot- to un segno che fa le veci di tulti gli altri. Cosieche vi so- no segni di segni di secondo ordine, di terzo ordine, di quarto, e cosi di seguito. Ma sempre il valore di un segno — 19 — si riduce ad una potenza virtuale di rappresentazione in- tuitiva, senza di che non avrebbe nessun valore. E senza quel valore potenziale si ridurrebbe il segno ad un puro meccanismo materiale senza significato. II valore potenzia- le cbe banno i segni nelle matematiche, ove si tratta di quantita, lo banno pure i segni nel comune linguaggio ove si tratta di tante cose diverse dalle quantita. Sono tutto al piu accompagnati da quei compendj fuggitivi d' idee in- tuitive, dei quali si e parlato di sopra nel Capo II ; com- pendj fuggitivi cbe sono sempre simboli di prima specie delle idee intuitive piu deltagliate, possibili e non attuali. Per dare un esempio del valore virtuale dei segni ar- bitrary nelle matematiche, cominciando dall' aritmetica, si esprimano mille unita colla cifra 1000. E impossibile avere un' idea intuitiva di tante unita. Ma quel segno ha il suo valore virtuale, in quanto alia possibility di rappresentarci intuitivamente tulte quelle unita se non contemporanea- mente almeno successivamente. Lo stesso dicasi di un mi- lione, di dieci milioni, ecc. Si pretende da alcuno cbe lo spirito non possa conce- pire intuitivamente se non cbe il numero di cinque, cb' e quello delle dita di una mano. Ma allora si parla d' idee intuitive contemporanee e non di successive. Negli scritti di Leibnitz ho trovato che qualche volta parla d' idee simboliche, come sono tanto evidenti senza le intuitive nelle matematiche ; ma egli non ha precisato che anche fuori delle matematiche, quando cioe si tratta di qualita e non di quantita, i segni tengono le veci di rappre- sentazioni intuitive. Condillac ha penetrato un poco piii avanti circa la in- fluenza dei segni nella formazione delle idee. Ma non ab- bastanza, sicche 1' Istituto di Francia ha proposto il suo - 20 — problemadarisolvere. Degerando, die fu premiato,ha com- posto un libro voluminoso e prolisso, dove in mezzo ad una folia di dettagli, di dislinzioni e d' idee indeterminate, ha mancato, a mio credere, in alcuni punti principali. I ° Egli non ha fatla distinzione marcala e preeisa, benche naturalissima, fra le idee intuitive e le idee sim- boliche. 2.° Egli ha supposto che senza simboli esistano le idee singolari; ed io ho dimostralo ehe senza simboli non si ot- lengono neppurc le idee singolari precise e determinate, e che si formano invece dei compcndj fuggitivi, come, per esempio, nella rapidita del discorso, i quali sono veri sim- boli delle idee singolari non attuali, ma potenziali. 5.° Egli non ha precisato che idee generali intuitive non esistono, come non esistono i loro oggetti, e che anzi sono impossibili. Invece in molti luoghi ha ammesse espres- samentc, come tanti altri hanno ammesso, che esistano idee intuitive di caratteri generali e comuni ; e basti il dire ehe le dichiaro frammenti dislaccati per decomposizione delle idee scnsibili. Bensi in una sua conclusione dichiaro necessarj i segni per ottenere delle idee astratte, ma il di- re per ottenerle e lo stesso che accordar loro esistenza, come in tanti luoghi del suo libro ha supposto che le idee astratte esistano intuitive, il ehe e un errore come ho di- mostrato. 4.° Egli non ha ravvisato ne precisato il valore vir- tuale o potcnziale dei segni com' e di sopra deflnito in que- sto Capo III. Che se si spogliano i segni dei loro valori potenziali, massime quelli della seconda specie che non hanno somi- glianza veruna colle cose segnale, restano pure voci o suo- ni o caratteri materiali senza significato — M — E da notarsi infine, die i simboli o vocali o seritti ser- vono anche di comunicazionc fra gli uomini delle loro idee, col mezzo dei loro valori virtuali. CAPO IV. Delia origine e delta natura dei giudizj e dei ragionamenti. DalP esposto nel Capo III si scorge che nello spirito nulla esiste di fisso e di determinate fuorche il valore al- tribuito ai segni, e che il valore dei segni consiste non in rappresentazioni attuali, ma in potenze virtuali di rappre- sentazione, del che continui esempj distintissimi abbiamo nelle matematiche. La potenza virtuale di rappresentazione, che sta in luo- go d' infinite rappresentazioni e variabili all' inflnito, e la potenza piu ammirabile dello spirito, non abbastanza no- tata in passato, e che viene esercitata col mezzo di segni. Con quella potenza virtuale esercitata per mezzo di segni si formano non solo le idee astratte o generali, ma ben anco i giudizj ed i ragionamenti, dei quali mi propongo di spiegare in questo Capo la vera indole. Fu supposto in passato che ciascuna delle nostre idee intuitive singolari sia un risultato composto di una molti- tudine di caratteri o di qualita fra loro separabili in modo che di ciascuna si possa avere una particolare idea intui- tiva affatto solitaria. Si e ritenuto inoltre che I' anima ab- bia una forza o facolta chiamata di astrazione, di separare dagli altri un carattere della idea intuitiva, e dopo tale se- parazione di riferirlo di nuovo a tutta la idea, come in essa compreso. Ecco la operazione che viene chiamata — 22 — giudizio intuitivo; dando il nome di soggetto alia totalita della idea intuitiva, e il nome di predicate al carattere che vi si scorge come disgiunto dal rimanente, ma pure com- preso nella totalita. Tutti gli altri giudizj prodotti da pin lunghe operazio- ni, come sono i ragionamenti e le dimostrazioni, non furo- no chiamati intuitivi, e si e eonsiderato che differiscano dagli intuitivi, perche I' idea del predicato non si manifesta nella idea del soggetto, ma vi esista come inclusa ed invo- luta. sicche abbia bisogno di certi artifizj per isvilupparsi e sortire. Si e detto, per esempio, che la idea del sole si puo decomporre nella idea del suo intenso splendore, del suo calore e della sua rolondila, e che per questa via si compongono i giudizj ; il sole e intensamente lucido, il sole manda calore, il sole e di figura rolonda. Al contrario, il giudizio che in ogni triangolo la somma degli angoli sia eguale ai due retti non e giudizio intuitivo, perche la egua- glianza dei tre angoli ai due retti non si manifesta nella idea dei tre angoli, ma ha bisogno d' inter medie operazioni per manifestarsi. Si rifletta intanto che i giudizj intuitivi non sono altro che una ripetizione della stessa idea del soggetto nel pre- dicato, sicche tutta la differenza sta soltanto nei due sim- boli del soggetto e del predicato, oppure una ripetizione nel predicato di una parte della idea del soggetto, sicche il simbolo del predicato e una parte del simbolo del soggetto. Una volta che sono stabiliti i giudizj lanto singolari quanto generali usciti immediatamente dalle nostre idee, ossia intuitivi, accade che il predicato di uno si trovi sog- getto dell' altro ; cosi pure che il predicato del secondo sia soggetto di un terzo giudizio, e cosi che il predicato del terzo giudizio sia soggeltn di un quarto giudizio e cosi di — 23 — seguito. In questo modo la mente forma uu eomposlo di tutti questi giudizj, ossia una serie d' idee ordinate in ma- niera che ognuna sia predicalo della piu vieina die prece- de, e soggetto della piu vieina che segue. In questa com- posizione di giudizj, ossia in questa serie cosi ordinata di idee, consiste il ragionamento. Compiuto il ragionamento, al primo soggetto si unisce 1' ultimo predicato, e si forma un nuovo giudizio che ne e risultato, e che si chiama con- clusione. Ogni predicato essendo o equivalente al suo soggetto, o compreso in questo come parte, ne segue che so tutti i giudizj di un ragionamento sono veri, e se 1' ordine con cui sono distribuiti e legittimo, anche la conclusione che ne risulta dev' essere vera. In conseguenza il giudizio che si forma ragionando ripete tutta la sua forza dai giudizj che sono premessi e dall' ordine della loro disposizioue. Tutto cio essendo stato ahhastanza sviluppato dai logici, e sin- golarmente da Cristiano Wolff, che fra tutti si e distinto, io mi ritengo dispensato dai trattare diffusamente questa materia. Quello che fraltanto risulta di nuovo e questo : che ogni ragionamento e una operazione simholica della mente, perchc non e allro che una serie continua di giudizj, ognu- no dei quali e un atto simbolico per mezzo dei segni come si c dimostrato. La catena dei noslri raziocinj essendo tutta simholica, ne avendo hisogno di essere seguita dalla nostra forza in- tuitiva, il che non sarehhe neppure possihile, percio siamo condotti a delle conclusioni tanto lontane dai nostri sensi, che spesso racchiudono delle cognizioni di oggetti affatto insensibili, come superiori alia nostra capacita intuitiva. Tutta I' analisi matemalica ce ne porge dei saggi continui — 24 — Lc cognizioni di un' indole cosi recondita ai sensi, die si possono anche chiamare trascendenti, non solo non si possono ridurre intuitive nella loro generality ma nem- meno possono verificarsi intuitivamente in nessun caso singolarc ; attesoche ognuna delle idee intuitive corrispon- denti ai segni ci sfuggc del tulto ed e assolutamentc supc- riore alia nostra capacita. Ancora esempj continui di que- sts verita abbiamo nel trattare 1' analisi matematica. Cosi anclie in geometria la iperbola continuata all' inflnito si av- vicina sempre piu all' assinlolo senza mai toccarlo. Nel mondo fisico troviamo osgetti superiori alia nostra facolla intuitiva, tanto cogli oggetti minimi, ai quali non arriva la forza dei microscopj, quanto ncgli oggetti grandi terrestri e celesti. Cbe la materia sia divisibile all' infinito, cbe la luee sia un aggregato di eorpuseoli in moto, e singolar- mentc in chimica, ebe i corpi, i quali appariscono ai sensi non solo, ma anclie alio analisi chimicbe i piu semplici ed i piii omogenei, siano eomposti di corpi fra loro eterogenei ; sono verita eosi recondite ai nostri sensi, ed alia nostra immaginazione cbe s' intendono a perfezione col mezzo di simboli senza poterle mai verifieare intuitivamente. E le medesime cognizioni simbolicbe non possono risultare cbe da lungbi e complicali rag ion amen ti. Cbe la terra, per esempio, sia un gran glubo in gior- naliera rotazione attorno il suo asse, e descrivente un' or- uita annua attorno al sole, e una verita superiore ai no- stri sensi ed alia nostra capacita intuitiva. Si deduce in astronomia dai fenomeni, ma non si puo concepire intui- tivamente. Non potremo avere giammai 1 immagine della terra, ne del suo moto ; ma sollanlo delle piccolo immagi- ni di analogia proporzionate all' attitudine dei sensi. I ca~ ratleri intelleltuali in grande sono lutli simbolici. — 25- L' uso dei segni nei raziocinj e di un effetto ben piii grande o sorprendente di quello che si e notato riella for- mazionc delle idee, c nei giudizj primitivi. I segni rendono fisse Ie nostre idee singolari, le generalizzano, estendono la nostra inlelligenza dall' atluale finito al possibile infinite-, servono alia memoria, dirigono 1' altenzione, decompon- gono lo idee, ne riuniscono lc parti senza piu eonfonderle. Ma nei raziocinj danno, per cosi dire, una nuova potenza alia mente d' intendere quello ch' e tanto esteso c recon- dite) che trascende assolutamente la nostra indole rappre- sentativa. E tutto per mezzo della potenza virtuale e non attuale di rappreseiitazionc per mezzo dei segni. C A P V. Deli arte caratteristica. I due casi di commettere errore sono o componendo una idea contraddittoria fra le sue parti, o ibrmando un falso giudizio. Nell' uno e nell' altro caso 1 J atto della men- te e simbolico, cioe a dire, una pura eombinazione dei segni. Al contrario, I' atto intuitivo non puo mai racchiu- dere nessun errore. Regola sicura per evitarlo e quella di non comporre alcuna idea, e di non formare alcun giudi- zio primitivo se un atto intuitivo della mente non vi cor- risponde. Quando son vere le prime idee, le prime proposi- zioni, la connessione dei ragionamenti nei modo spiega- to, secondo Ie regole logiche, non puo mai condurre al- I'errore. Ma la capacita intuitiva della mente e troppo limitala per poter con quella regola esaurire tutti gli oggetti che ha bisogno di conoscere. Sarebbe costretta ad occuparsi di Serie III. T. I. i — 20 — pochi, c dovrebbe ommettere una grandissima parte di quello che ha bisogno di conoscere. Cosi, per evitare 1' er- rore, sarebbe condannata ad una profonda ignoranza. Se e possibile un metodo di non errare, non pud esser fondato che sopra una tale coslruzione e eombinazione di segni, per cui lo lore- apparenze in mancanza delle idee in- tuitive non siano fallaci. Se la costruzione materiale dei segni rappresentasse per esatta analogia gli oggetti segnati, allora le idee simbo- liche potrebbero cssere adopcrate in luogo delle idee intui- tive nella ricerca della verita. Allora le idee siraboliche non servirebbero piu per un valore arbitrario ad esprimere le idee intuitive, ma bensi per un loro valore naturale ; e percio le loro apparenze non riuscirebbero piu fallaci. E siceome i segni per esprimere gli oggetti possono essere scclti ad arbitrio, e indubitabile ciie possano avere tale costruzione, la quale esprima per analogia cio che con essi si vuole indicare. Ecco dimostrata la possibility dell' arte caratlerisiica, cioe di quell' arte con cui, mediante un ma- neggio di caratteri, si possa rendere certe le nostre cogni- zioni e promoverle. Non no possediamo ancora che una specialc per le seienze matematiche ; cd e gran tempo che da questa per imitazione i filosofi banno pensato alia pos- sibility della caratterislica universale. Ma finora questa non e altro che una possibilila, la quale non si poteva ren- dere dimostrata che coi nostri principj. Fratlanto, parlando ancora di quella possibility, e da riflettersi che le classificazioni possono considerarsi come decomposizioni delle idee che ci fanno risalire ad alcuni primitivi elementi, coi quali le idee generali e singolari vengono poi composte. Se alio idee elementari si slabilisco- no dei segni primitivi arbitrarj, possono da questi essere — 27 — dedotti dei segni derivativi per Ic altrc idee che da quelle vengono composte. E possibile, in conseguenza, un sistema di segni ehe nelle loro forme inateriali rappresentino le eomposizioni ossia la natura delle idee eorrispondenti. I mezzi che conducono a piantare questo sistema sono indi- cati nelle regole seguenti : 1 .° Fra tutte le possibili classi- ficazioni si scelgano quelle ehe servono piu direttamentc alia nostra utilila. 2.° Dopo avere subordinate le idee in- tuitive a generi inferiori, questi si rendono subordinati a generi superiori ; e questi ad altri piu elevati, tinche l'uso non richiede un' analisi ulteriore. 5.° Ai generi piu ele- vati si stabiliscauo dei segni primitivi arbitrarj semplici e fra loro differenti. 4.° Questi segni si compongano assie- me nello stesso modo con cui dalle idee che esprimono sono composte le altre. Vale a dire, prima si stabiliscono i segni dei generi superiori ; con questi si compongono i segni dei generi inferiori, e cosi successivamente fino ai generi piu inferiori, ed alle idee singolari. Tuttocio opera- te, la costruzione materiale di ogni segno saru analoga al- 1' oggetto corrispondente, perche dedotta dalla sua natura. I segni cosi formati si possono chiamare rappresentativi delle idee intuitive, perche appunto esprimono natural- mente, e non piu per atto del tutto arbitrario, le idee che vi corrispondono. II sistema di questi segni e la prima parte dell' arte caratteristica, ossia della lingua fdosofica, se sono desunti dalle articolazioni della voce e dalla scrit- tura. La seconda parte e 1' arte di maneggiarli e di combi- narli assieme per la cognizione della verita. Tal parte devc essere dedotta dalle operazioni dell' anima che nel Capo precedente^abbiamo spiegale parlando dei giudizj e dei ra- gionamenti. Senza entrare ora in dettagli ulteriori sopra quest' arte, che non e mio scopo in presente di scoprire — 28 — iici suoi dcttagli, contcnto di avernc mostrata In possibili- In, io frattanto mi trovo in grado di conchiudere che in tiilte le operazioni dell' anima V vso dei segni rappresenta- tivi assicura la cognizione certa delta verita, eche col loro mezzo tulte le scienze si possono rendere esatte. Perehe ho abbastanza dimostrato che le false apparenze dei segni arbitrarj c privi di analogia colle idee intuitive sono Ic prime cause dei nostri errori. II vantaggio recato dall' analisi, ossia dall' arte carat- tcristica, nella sun applicazione alle scienze, e berisi in pri- mo luogo la certezza, ma inoltre vi e la loro eslensione al di In immensamenle delta capacita intuitiva dello spirito. In queste tali scienze la certezza vi era anche prima del- I' applicazione dell' analisi. Le scienze sono esatte in quan- to vi e certezza di cognizioni ; sono analiliche in quanto s-i tratlano con un' arte caratleristica. IIo dimostrato nel capo precedente che dalle idee si fnnno sorlire immediatamente dei gimlizj primitivi, la veri- ta dei quali si conosce inluitivamenle^ e che da questi col mezzo di un retto raziocinio se ne ricavano degli altri con eguale certezza. In conseguenza, sopra gli oggetti che sono rappresentati alle nostre idee intuitive si possono formare delle scienze esnlte, com' e, per esempio, la geometria ele- mentare, senza il mezzo dei segni rnppresentalivi e senza 1' arte caratteristica. Tali sono anche lutte le parti delta fisica che versano sulle qualita sensihili dei corpi. In tali scienze la certezza si puo ottenere, fino a un certo limite, col mezzo delta forza intuitiva delta mente e del retto ra- gionamento. Ma i segni rappresentativi e I' arte caratteri- stica estendono la certezza delle cognizioni al di la di quel limite ; cioe accrescono e reudono analitica la scienza che era gin nalurahnente esalta. Cosi si e fatto delta geome- — 29 — tria, e di tuttc le parti della fisica chc sono suscettibili del- I'analisi matcmatica. Nella chimica si 6 cominciato da molto tempo un lin- guaggio che rappresenta la composizione dei corpi col mezzo di formule. E quello un principio di arte caratte- ristica. Oltre le scienze matematiche, che sono esalle per la na- tura dei loro oggetti, per la forza dei ragionamenti, e che sono estese per 1' applicazione dell' analisi, vi sono dellc al- tre scienze che versano sopra oggetti non soggetti ai sensi, percio non intuitivi, per le quali non e ancora trovata I' arte caralteristica. In tali scienze non puo esservi dun- que certezza di cognizioni, perche abbiamo vedoto che la certezza deriva o dalla forza intuitiva della mente, o dalla natura rapprcsentativa dei segni. Nel numero di queste scienze vi e principalmente la fisica speculativa, nella quale si ricercano le qualita dei corpi che sono occulte ai sensi come cause delle qualita sensibili. ossia dei fenomeni. Nelle scienze morali e politiche, il grande oggetto e di determinare le azioni volontarie dello spirito, in modo chc tendano al bene dell' individuo e della societa con cui e le- gato. E, secondo che hanno o non hanno questa tendenza, si giudica della loro bonta o della loro malizia. Per cono- scere dunque le veriti morali e politiche, bisogna conside- rare gli effelli dello azioni volontarie, che ricadono sul- P individuo, e quelli che riguardano la inlera societa. Ma poiche tali oggetti superano la capaciu'i intuitiva, e non vi ha tinora alcun mezzo di trattarli col mezzo di un' arte ca- ratteristica, perci6 la morale e la politica non sono finora scienze esatte. Lo spirito ha un bisogno continuo di conoscere le re- gole morali e politiche per determinare le proprie azioni — 30 — volontarie. Queste cognizioni non possono cssero di loro natura die simboliche, cioe raffermate nei scgni. E perche manca la relativa arte caratteristica, i segni non rappre- sentano raaterialmente I' indole degli oggetti. Quindi in tali matcrie lo spirito e condannato con ircquenza all' errore. Ma 1' errore non e la sola fnnesta consegucnza die deriva in tali oggetti dalla loro indole e dalla imperfezionc dei se- gni. Vi sono inoltre le discordie e le questioni inlcrmi- nabili. Dal fin qui detto sopra I' uso dei segni nel trattare le scienze, si puo faeilmente rispondere ad altre questioni ebc furon proposfe nella materia dall' Istituto di Francia. Fu proposlo : Se nelle scienze, ove la veriid vicne riccvuta senza contrasto, si riconosca questo dalla pcrfezione dei segni. Queste sono le scienze csatte di cui abbiamo di sopra parlato. Sirispondc adunque che in tali scienze la certezza dipende da due cause. i.° Dalla natura degli oggetti cbc si prendono a trattare, la quale per essere rappresentata nolle noslrc idee intuitive, assicura la verita dei nostri primitivi giudizj, c di tutti gli altri che da quelli possono dedursi per mezzo di ragionamenti. 2." Dalla natura dei senni con cui si esprimono gli oggetti, i quali per essere rappresentativi possono essere trattati in sostituzione alle idee intuitive con tutta la sicurezza; e per essere faeilmente combinabili estendono la certezza dellc nostre cognizioni sopra oggetti che superano la nostra capacita intuitiva. La prima causa di certezza si puo avere in molle scien- ze, ma molto limitata. La seconda causa finora non si ha che col mezzo dell' analisi matemalica, cd e molto estesa. Colla medesima facilita si risponde ancbe all' altra que- stione proposla dall' Istituto di Francia : Se nelle scienze — 34 — che porgono un etcmo alimento allc questioni, sin questo un effetto necessario delta inesattezza dei segni. Le scien- ze ove le questioni si perpetuano son quelle dove gli og- getti che si vuole conoseere non sono raffermati nelle no- strc idee intuitive o per essere reconditi, o per essere troppo complicati ed estesi, o per essere troppo lontani di spazio e di tempo ; e frattanto manca il soccorso dell' arte carat- teristica per esprimere e trattare quesli oggetti col mezzo di segni rappresentativi. La divisione dunque delle opi- nioni in questc scienze dipende da due cause. I .° Dalla natura dei loro oggetti, i quali non potendo essere rappre- scntati intuilivamentc, si esprimono con delle immagini arbitrarie ed imperfette che alimentano le questioni e con- ducono all' errore. 2.° Dalla natura dei segni, i quali per essere affatto arbitrarj e non analoghi agli oggetti segnati, non possono servirc in luogo delle idee intuitive che man- cano alia cogniziono della verita, ne hanno un valore vir- tuale ben determinate e costante, ma bensi mutabilc nello stesso spirito e differente nei varj spirili, dal che nasce la incostanza c la divisione delle opinioni. E certo che qua- lunque cognizione di un oggetto non fondata ne sopra una rappresentazione intuiliva, ne sopra una rappresentazione analoga dei segni, non puo essere conforme alia verita che per azzardo ; e dev' essere tanto varia nelle varie menti che no nasca il contrasto e la discordia. Si ritenga sempre quello che si e detto superiormente, che quelle che chia- miamo idee intuitive sono in grandissima parte non al- tualij ma potenziali per una facolta che abbiamo notala nella mente, di prendcre per altuale quello ch'e soltanto in potenza rappresentativa e che anche questa facolta viene esercitala con dei segni, Finalmenle una ultima questione proposta e questa. S< — 32 — vi sia quale he mezzo di / • ■ /■/// ///s ■///<-■ ?//. y/}//,///r /A'J/ J'/'a/u> Shi _ J —r'^r-'r- < - '/!„„.,///;,„ -J- - ■■ DELLE LEGGI AGRARIE CoNTENlTE NEGLI ANTICHI STATOTI MUNICIPALI E DEM,' L'SO CHE SE NE PUO FARE NELLA COMPILAZIONE DEL COD1CE RURALE, MEMORIA DEL M. E. CAV. AGOSTIINO D.» FAPAIVNI, Leila neWadunansa 18 maggio 1851. S^3 Q, 'uando sorivcndo io la storia tlella giurisprudenza agraria (della quale ebbi I' onore di leggerne un prospetto, cd una parte a questo I. R. Istituto) portai il mio lavoro al secolo XII, mi venne 1' opportunity di ragionare degli anticbi staluti municipali, e ritenni col consenso di accre- ditali storici e giureconsulti, die la loro origine si dovesse stabilire intorno a quell' epoca. II secolo dodicesimo, che nella sua prima eta avea pro- dotto la ristaurazione del jus romano e 1' ordinamento delle leggi canoniche,, maturava nel suo linire strepitosi av- venimenti e grandi mutazioni nell' ordine sociale. L'impe- ratore Federico I, dctto Barbarossa, venuto in Italia per aggravare la mano sopra le suddite citta, forzolle ad agire contro di lui, a stringere quella famosa alleanza detta la lega lombarda, e a contrapporre alle armateimperiali calate — 52 — giii per opprimerle, ultreltante legioni coraposte de'pro- prj loro ligli. Lc quali cosi valorosamente si difesero, da rimanere vincitrici nella grande lotta. Frutto di si bclla yittoria per le collegato cilia lombarde fu la famosa pace da esse con tanta gloria e tanto vantaggio fermata coll'impe- ratore nella cilia di Costanza, correndo gli anni 1185. Stabilitasi per questo memorando Irattalo la liber la di molte citta d' Italia, lepiu ragguardevoli fra le medesimc ordinarono il loro governo a modo di repubbliea, e cia- scbeduna, conquistato il dirilto di autonomia, intese a rac- cogliere in un volume le leggi, che andava di tempo in tempo promulgandOj a seconda dellc peculiari circostanze e degli emergenti bisogui. Di qui ebbero origine i municipali statuti ilaliani ; e non vi fu in appresso citta, terra o borgata, per quantun- que piccola che si fosse, che gelosa della propria indipen- denza non volesse avere leggi sue proprie. Nelle sole pro- vincie del venelo antico dominio vi erano piu di quaranta statuti vigenti al tempo di quella repubbliea: Milano, e tutle le citta lombarde, quelle del Piemonte, di Genova, della Toscana, dello Stalo ponliiicio^ dei regni di Napoli, di Sicilia, di Sardegna c delle isole adjacenti cominciaro- no pur esse in quel torno a regolarsi con particolari leggi municipali, cosicebe a piu di cento polei annoverare gli statuti di citta e terre italiane, che io vidi ed esaminai pub- blicati gia posteriormente colle stampe (I), senza porre a calcolo quelli, che rimasero manoscritti negli arcbivj di molti municipj. (I) Nella precitala mia storia deUa giurisprudenza agraria ho dato la serie cronologica si delle citta, die turono le prime a compilare i pro- prj statuti, e si di quelle die furortu le prime a pubbliearli al prinio dif- fondersi dell' invenzione della stampa. — 53 — Non ando lungo tempo, clie alcune provincie e citta di Francia imitarono I'esempio dclle nostre, ed intraprese- ro di mettere in iscritto le loro consuetudini, o Droit cou- lumier, com 1 esse le chiamano nel loro linguaggio, e che i Romani appellavano Jus non scriplum. Queste compilazio- ni statutarie ordinate posteriormente dai re di Francia Carlo VII, Carlo VIII c da Francesco I, crebbero in nimlo, al dire di M.r Ilenrion (I), da snperare il nuinero di sessanta, parlando delle generali, vale a dire di quelle osservate in un J intiera provincia, ed a piii di trecenlo am- montavano le particolari, ch'' erano quelle osservate nel territorio di una sola citta o distretto. Lo stesso avvenne della successiva compilazione degli statuli municipali in Ingliilterra (2), in Germania (5) ed in Ispagna (4), come ebbi inolivo di riconoscere nelle parziali biblioteche legali di dette nazioni. Questi patrj ordinamenli, parlando pin particolarmente de' nostri italiani, venivano di mano in mano stanziati ora per sopperire al silenzio del jus comune, ora per inter pre- tarne ed applicarne il senso, ove V espressioni del mede- simo erano inestricale, o dubbiose, o troppo concise. Quin- di una grande parte delle ordinazioni contenute negli sta- tuti nostrali erano leggi georgicbe^ accomodate a quell'or- dine di tempi, e di costumanze. Consegue da ci6, che le stesse contengano assai acconci provvedimenti al buon andamento di presso che ogni ramo di economia rusticale, (1) Encyclopedic metkodique, Jurisprudence. Tom. II. artic. Cou- tumes. (2) Bibliotheca juridica Martini Lipeiiii. Lipsiae 17o7, in fol. (3) Langhornius Dan. Chronicun Legum Anglorum. Londini 1670, 8.' (4) Azevedo (de) Alphonsns. Commenfaria Juris Civilis in Hispa- nia. Antuerpiae 1613, fol — 54 — e molto opportuni a impedire e conciliare le questioai tra gli agricoltori. Mi e avvcnuto di osservare sovente, che quanto piu le citla, le provincie, i territorj erano dedicati alia coltura de' campi, e quest'arle forniava la principale loro industria, lanto piii gli statuti, che i singoli paesi andavano di tempo in tempo emanando, si estendevano sopra 1'agricoltura, a preferenza d'ogni allro argomento. Di ci6, per tacere di varj altri, ne sicno esempio gli statuti di Venezia e di Ge- nova, citla e repubblicke tutt'affatto ncgozialrici, in con- fronto di Milano, di Brescia, di Verona, di Padova, di Tre- vigi, citla principalmente agricultrici. INegli statuti delle prime, parlando di Venezia, che non ebbe possedimenti in terraferma se non dopo la mela del secolo \IV, e che era in superior grado mercatantesca, non si Irova alcuna or- dinazione in proposito di beni rustici, come non se ne Irova neppure nelle costituzioni municipali di Genova : mentre negli statuti delle citla, che aceennai da ultimo, vi si leggono in copia le piii belle ordinazioni di georgico di- ritto, che desiderare si possano. INon si puo dire pero che questi agro-economici prov- vedimenti fossero complessi di Ieggi, composte con un in- lento generale, ma sibbene nuove disposizioni provocate dai bisogni, che tratto tralto svolgevansi, e dai disordini che si andavano inlroduccndo: erano talvolta riforme, tal altra supplemenli ed appcndici al diritto comune, riducen- dosi sovente in iscritto cio che di meglio era fondato sulla pratica, sulle tiadizioni e sidle consuetudini de'luoghi. Semhra che al chiudersi del secolo XV abbia avuto line la formazione degli statuti municipali, mentre ne' se- coli susseguenti non vi si fecero che riformazioni cd ag- giunte: ed anche in queste aggiunzioni si opero senza ade- — 55 — renza di principj e senza scoria di sislcmi. Precipuo scopo delle comunita o provincie stalucnti era di mantenere fcr- ma l'osservanza di quegli ordini, e di quelle agrarie con- suetudini, che la lunga esperienza avea diraostrato prolicue e consentanee alio condizioni de' Ioro elimi e delle induslrie agricole, che vi si esercilavano. Se coirenianarsi de' nuovi codici generali civili, dopo la meta del secolo XVIII e sul principio del corrente, de- caddero grandementc le antiche legislazioni muoicipali, tut- tavia non si puo dire, che rirnanessero abolite cd estinte : poiche ad esse si ebbe anche posteriorinente ricorso, come vi si ricorre al di d' oggi, peculiarmente in oggetti di pra- tica economia rusticale, in tulli quei casi, in cui i nuovi codici generali non provvedono speeificatamenle. E qui me d'uopo indicarc in succinlo quali leggi ordi- nariamentc si contengano negli antiehi piu accreditati sta- tuti municipali, ehe riguardano e regolano di proposito le piii rilcvanli materie delta mstica economia. Quesle leggi. io sono d' avviso che si possano accennare solto i segucnti dodici tiloli : l.° Delle regole da osservarsi nello slahilire e man- tenere i confini che separano nolle campagne i posscssi di on proprietario dall' altro ; 2." delle vane servitii rustiche; 5.° delle locazioni e conduzioni tanto di fondi rustici, quanto di opere ed induslrie agrarie; 4." dei contra ttidi compra e vendita ili propriela cam- pestri, nonche di soccida di animali inservicnti all agri- coltura ; 5." delle discipline pel huon governo delle strade pub- bliche e private nelle campagne; (>." dei diritli ed usi di aequo di ogni natura inser- — 50 — vienti nc' fundi rustici ad abbeverameato di uomini e di bestiami, ad irrigazione di terre, a movimento di opificj, a navigazione ed a pesca ; 7." dci beni comunali; 8.° dei diritti e dovei'i del vago pascolo, e del pensio- natico ; 9.° del governo dci bosehi ; t0.° dei diritti dicaccia; II." della polizia rurale politico-araministrativo-sani- laria ; 12.° della polizia giudiziaria per danoi dati ai fondi, ai prodolli cd animali campestri, e per ogni trasgressione e delitto commesso a earico della proprieta e sicnrezza per- sona le nelle campagne. Ora mi si diinandera, se io creda utile, o no, it valersi di queste statularie ordinazioni nella compilazione del co- dice rustico ? Alia quale dimanda io sono di riverente pa- rcre di rispoudere afferinativamente, osservatc pero le modalita che verro esponendo in apjiresso. Le ragioni poi, per le quaii opino, che sia da valersi delle leggi agrarie contenute negli anlichi statuti municipali sono le segneuLi : l.° Uno dei principali caralleri assegnaii da san Tom- maso d'Aquino alio leggi uinane, aflinche rispondano vera- mente al loro ihtenlo, si e quello, che sicno adatte alia qualita varia deiclimi, dei luoghi, dei costumi, degli usi delle rispeltive popolazioni. Ora le dette anliche leggi sta- tutarie, esseudo il risullamento di lante osservazioni fatte per lungo periodo di tempo sul luogo, awalorale da molte esperienze, couvalidale dai volo dei molli interessati rac- colli in forma I i adunanze, e statuenti di proprio diritto e di propria indipendente aulorila, conlengono senza dubbio — 57 - la caratteristica richicsta dal teologo aquinale; e percio sara grandemenle utile il valersi di esse, nella corapilazione del codice rurale. 2.° Perche cssendo i proprietarj ed i coltivatori dei singoli territorj assuefatti ab immemorabili all'osservanza dei predetti Iocali ordinamenti, die tuttora sono in vigore, ove tacquero le moderne legislazioni, diffieilmente ed a mal in cuore si assoggetterebbero essi a disposizioni, che si al- lontanassero sensibilmente, senza un'evidente utilita, dalle regole e consuetudini a cui sempre si attennero. 5.° Perche Pautorita di sommi agronomi e di riputali giureconsulti si nostra li che forestieri avvalorano la mia opinione. Citero fra gli agronomi il piii benemerito ristau- ratore della ilaliana agronomia nel principio di qucsto se- colo, il eonte Filippo Re, il quale ne' suoi Annali d' agri- coltura lasciava scritto (i): « lo desiderai molte volte di avere ozio bastante e di possedere la serie de' varj statuti antichi d' Italia, che avrei voluto formare la sloria della nostra agraria legislazione ; e cosi avrei fatto vedere, die gl'Italiani mai sempre favorirono lagricoltura, ed emana- rono leggi che mostrano la loro intelligenza. » E qui m' e grato il riferire, che in eguale considerazione ed onore te- neansi i venerandi dettati della statutaria legislazione ru- rale italiana dal rinomato giurisperito vivente professore e consigliere prussiano Federico Carlo Savigny, il quale nella sua storia del Diritto romano del medio evo (2) non dubito di affermare, « che gli statuti delle citta italiane, che cominciarono nella meta del secolo XI, ed il cui mime- ro e l'impoi'tanza si accrebbero nei due secoli seguenti. (J) Tomo IV, pas. 12. Milano 1809, in 8. J (2);Vol. 11, pag. 508, troduziuiie di Firenze, 1844. 8" Serie III. T. I — 58 — offrono un tale interessc per la storia, ohe un prospetto comparato di qucsti statuli sarebbe una sorgente feconda d' istruzione. » All' autorita, quantunque gravissima di per se stcssa, di qucsti due chiari ingegni piacemi aggiungerc quella di un terzo non meno chiaro scrittore vivente, per convali- dare l'assunlo, che Io studio dclle antiche agrarie costitu- zioni municipali puo, anzi deve tornare prolicuo alia retta compilazione del nuovo codice rustico. E qucsti l'autorc della storia della legislazione italiana, il piemontcse contc Filippo Sclopis (I) che dice: * La parte economica degli statuli composta a seconda della condizione del comunc, comprendeva rcgolamenti di commercio, tariffe di dazj e bandi di polizia rurale. Questa e la parte che piii di tutte puo giovarc agli studj presenti di economia polilica c di statistica, pcrchc non e raro che dalle passate esperienze si cavino frutli di presente applicazione: e le sorgenti di una ricchezza antica non sono sempre affatto inaridite. » 4.° Ed egli e appunto, che oltrc le riportatc autorita io chiamo 1' esperienza ed il fatlo a raffermare 1' utilita di valersi delle antiche rurali ordinazioni nella compilazione del codice campestre. Nessuna nazione nel periodo di 55 anni, vale a dire dal 1789 al 1824, ha abolilo o riformato tante vecchie leg- gi, e ne ha composto tante di nnove, quanlo la Francia ; di modo che una cominissione incarieala dal re Luigi Filippo della revisione di dctte leggi ebbc ad affermare in agosto 1 844 (2), che le due prime assemblee c la convenzione cma- narono nel sovra indicato periodo ringente numero di oltrc (1) Vol. II, pa^ 107. Torino 1844. 8.' (2) Vol. suddetto. pu^. 110. — 59 — ventimiia leggi ; alia qual congerie di ordinamenti si po- trebbero applicare le espressioni, eon cui Tito Livio dino- tava 1'aumentata farraggine delle leggi romane: Immensum aliarum super alias coacervatamm legum cumulum (1). Questo impulse* violento, questa smania frenetica di tutto distruggere senza peosare a stabilire le basi d' un nuovo edifizio, questo istinto distruggitore, che nianifestossi da poi ovunque scoppiarooo gl' impeti delle rivoluzioni, do- mino ancbe nel primo progetto del codiee rurale fatto estendere dal celebre minislro Chaptal, ed assoggettato per decreto 19 maggio 1808 chill' impcralore Napoleone al voto consultivo di tante Commissioni, quanle erano le cor- ti d' Appello dell' impero francese (2). Questo progetto di codiee rustico, portando I' impronta dell' epoca in cui na- sceva, nou faceva verbo degli antichi slatuti municipali, pei quali questo silenzio era consono a quella assoluta aboli- lizione contenuta nell' artieolo III del decreto imperiale 16 gennaio!80G, premcssoallapubblicazione del Codiee Napo- leone, ove e detto « che le consuetudini generali o locali, » gli staluti o regolamenti cessano di aver forza di legge. » Le appellatorie Commissioni consultive nell' esame del progetto del codiee agrario, su cui erano chiamate a dar parere, trovarono assai manchevole quella proposta ; per- che basandosi essa su principii generali, non dava disposi- zioni bastanti a regola de' coltivatori de' beni rustici nelle different circoslanze di climi, di luogbi, di consuetudini, di usi, di rapporti sociali, che diver sifica no grandemente da provincia a provincia, da dipartimento a dipartimento. Quindi ogni Commissione propose di aggiungere o di rifor- (1) Lib. Ill, cap. 3i. (2) Observations des Commissions donsultalives siw le projet o non si coltivavano in grande ; come pu6 dirsi della cul- tura dc' gclsi e del governo de' bachi da seta, cbe sebbene non ignoti a Crescenzio, ne agli agronomi di quell' epoca, non formavano pert), come in presente, la maggior rendita di alcune provincie, e percid la dilatata loro cultura influi- sce non poco sopra i patti delle altuali contra ttazioni dei litti. E non lascia altresi d' intluire sopra i patti medesimi I'introdotto utile sis tenia delle coltivazioni alterne, dette rolazioni agrarie, cbe gli agronomi antichi non praticavano cosi estesamente, come si pralicano presentcmente da noi. Che se si dia un' occhiata al vecchio sistema di leggi sulfa costruzione e conservazione delle slrade campestri, quanto rilevanti mutazioni non vi produssero i moderni regola- menti ! Parlando poi delle pene, con cui le antiche leggi municipali punivano i danueggianti e i derubatori degli alberij dei prodolti della campagna, degli animali inservienti all' agricoltura, le quali in alcuni vecchi statuti risultano troppo aspre, feroci e sproporzionate ai delitti che mirano a castigare o impedire, sara da mitigarne grandemente I'a- trocita^ liglia de' secoli, in cui ebbero oriigine, riducendo — 63 — tlette punizioni in consonanza ed in giusta proporzione con quelle de' vigenti codici criminali. Ho detto di sopra, che I' intendimento si della potesta imperanle in Francia, che ordino il progetto del codice ru- rale e si de' giurisperiti, che lavorarono intorno al medesi- mo, era sempre quello di puhhlicare un codice, che nel ter- ritorio francese fosse il solo e 1'unico direltivo in materia di agraria legislazione, e che la proposta di esso non avendo riscossa l'approvazione delle Commissioni consultive, chia- mate a darne parere, perche mancante delle pecultari dispo- sizioni, che ogni singola provincia o dipartimento credeva necessarie a ben dirigere, seeondo le locali consueludini, I' andamento della rispetliva economia campestre, si era riconosciuto il hisogno di ricorrere agli antichi slatuti municipali in tutto ci6, in cui gli stessi non fossero in aperta opposizione co' nuovi ordinamenti politici e civili. Ma non essendosi da alcuno di essi suggerito ne il modo di riparare a questo mancamento, ne quello di richiamare in vigore la parte de' vecchi statuti municipali da rendersi accomodata e confacevole alle circostanze de' tempi cor- renti, io mi permetterei di suggerirne una, che mi sembra di assai facile ed agevole esecuzione. Stia pur ferma 1' adottata disposizione, che unico debha essere il Codice agrario di un intero regno, come sarebbe a dire pel Lombardo-Veneto. Siccome poi per la sua uni- cita e conscguente generality di principj non potrebbe que- sto Codice discendere alle particolarita degli usi, delle con- sueludini e delle leggi statutarie richiestedai varj raetodi e sistemi di coltivazione vigenti nelle singole provincie, cosi parrebbemi che sipotcsse soddisfare ai bisogni, alle esigenze ed ai voti delle singole parti costituenti la totalita del re- gno, qualora oltre questo unico Codice agrario ogni pro- — 64 — vincia avessc mi peeuliare staccato suo regolamento, rac- chiudente le leggi e eonsuetudini patrie attenenti all' agri- coltura e derivanti da particolari invariabili sue eondizioni, pei*ci6 nou comuni con altri tcrrilorj e paesi. Delia compilazione di questo provinciate, o per meglio dire col nuovo vocabolo, circolare regolamento, racchiu- dente le sole leggi e consueludini agrarie vigenti ne' singoli territorj, io opinerei, che fosse incarieala una Giunta com- posta di due consiglieri del tribunale di prima istanza della provincia,di due dislinti avvocati, di due accreditati ingegneri civili, di due posscssori di terre nella provincia qualificati per cognizioni tcoriclie e pratiche in agronoinia,presieduta dal magislralo politico-amminislrativo della provincia, dan- do facolta alia Giunta di scegliere e colle norme di sopra indicate riformare quelle leggi statularic e quelle consue- tudini locali, che risultassero evidcntemcnte opportune al rispettivo paese. Questo regolamento dovrebbesi in appres- so sottoporre all' esame ed alle discussioni di una Giunta centrale formata di due consiglieri di Appello, di due mem- bri effeltivi dell' I. R. Istituto di scienze, lettere ed arli, di due assennati giureconsulti, di due ingegneri civili addetli alle pubbliche costruzioni aventi il grado d' ingegneri in eapO; di due proprietarj di latifondi nel regno, ragguarde- voli per sapere ed aniore agli studii georgici, presieduta dal vicc-presideate dell' I. R. Luogotenenza, la quale ne assoggcttasse le prese deliberazioni alia sovrana approva- zione. E qui non lascio di osservare, che questa mia propo- sta sarebbe consona a quanto dispone il § I 1 del Godice civi- le generale austriaco, che dice: « Que' soli statu li di singole » provincic e di singoli distretti avranno t'orza di legge, che » dopo la promulgazione del prescnte codice saranno stali » dal legislatorc espressamente confermati. » — 65 — Per tal modo, senonm'inganno, coll'ajuto delle patrie !eggi statutarie si vcrrebbe a compilare un' opera, die riu- nendo ai principj della scienza le regole dell' applicazione, formerebbe per cosi esprimermi, un Corpus juris gcorgici, utile non menu ad istruire i proprietarj e gli agricoltori, quanto a dirigere i magistrati e gli ufticiali incaricati di giudicare le questioni e sopravvegliare 1' ordine pubblico nelle campagne. E in questo tempo, in cui si tralta di ri- fondere in molte parti, e naigliorare la legislazione, vorrei poter richiamare 1' attenzipne de' riformatori sui bisogni deli'agricoltura. Siccome il concorde parere di uomini sag- gi e la slessa esperienza ammaestrano, die sono durevoli quelle istituzioni cbe si fondano sidle anticlie originate dall' indole e dal lungo spontaneo consentimento de' popoli ; eosi per le sopra enunciate ragioni non esilo a eoneliiu- dere, die lornera assai utile alia nostra campestre econo- mia, solto per6 1 osservanza delle regole preavvisate, il va- lersi nella eonipilazioue del Codiee rustieo delle anliebe leg- gi georgicbe statutarie lasciateci in legato da'noslri mag- giori. Laonde, se eolle norme die mi sono ingegnato di espor- re, e eon quelle cbe ad agrononii e giureconsulti valenti piacesse di aggiungere, si effettuasse la compilazione del tanto desiderato Codiee rustieo, io porterei fidueia, die della nostra nuova legislazione agraria si potrebbe dire cid ♦ lie si racconta aver detto Solone, quando vennc inter- rogato: Se avesse fatto le niigliori leggi ; si, rispose, le nii- gliori pegli Ateuiesi. Serie 111. T I ADHMSZA DEL 610110 25 NOVEIBKE 4855 11 M. e. professore Zambelli lcgge una sua Me- moria in cui si propose di rispondere al quesito : Se nei popoli la miseria si leghi a cause ingenite e fatali; e percib superiori a forza d'uomini e di governi. I progressi dell' economia pralica presso le mag- giori nazioni d' Europa, i fatti principal che li atte- stano, da nessuno oggi contrastati, aprirono il campo al suo discorso. Lamcnto dappoi quella funesta antitesi, che e il pauperismo, contrapposto alia ridente ricchezza nei diversi stati d' Europa. Disse come lo sconforto di tale antitesi special- mente si palesi nelle grandi citta industrial^ dove il proletariate delle otticine e condannato a sopportare il grave pondo della poverty delle privazioni, e perfi- no della intellettuale e morale degradazione. Accenno agli scrittori filantropi, che in diversi — (58 — tempi, e prcsso diverse nazioni sparsero lagrime sui- 1' infausto argomento, e con animo generoso ne stu- diarono le cause, gli andamenti, i danni ed i rimedii, e promettendo di seguirli con altra Memoria, in quc- sta prima laulorc si limitava a piendere in esame la teorica di un inglese, sir Morton Eden, il quale nella sua Opera: « sUito dei poveri » porto un'opinionc (i/~ fermativa intorno al proposto quesito, e si studio di sostenere come la miseria sia una specie di tristo fe- decommesso tram andato dalle antiche alle gencrazioni presenti, siccome queste sono e saranno obbligate a trasmetterlo alle future. H professore Zambclli espose i Ire periodi peiqua- li passu la miseria, secondo Morton, unicamenfc cam- biando di forma, cioe il periodo : 1.° di proprieta sul- l'uomo; 2. di vassallasdo alia fileba: 3.° di liberta da questo vincolo die in mutato in quello di presta- zioni manuali. E noto, come in questa e per questa concatenazionc di avvenimenti, Morton stabilisca la ferrca legge, da cui e soggiogata 1 umanita, o almeno una parte di essa. Sorsc il professore ZambeSli a combattere questa dottrina : osservo, che quasi nessun economista oso di abbracciarla: la chiamo contraria al principio etico della umana perfettibiiita, al principio giuridico, che sempre e ad invocarsi, per non solievare societa e governi dalla malleveria ad essi attribuita : disse per quella dottrina ottenebrato tutto ravvenire della spe- cie umana : avversate le speranzc che ci vengono dal- la religionc. — 69 — Conchiuse col dipartirsi risolutamente da quclla tcorica, e promise di ritornare in altra memoria in piii largo modo snl proposto tenia per rintracciare le cause pin ef'ficaci del male e ad un tempo i migliori possibili rimedii per mitigarlo. Poi il M. e. conte Fcrdinando Gavalli legge un suo scritto intitolato : Studii sui monti di pietd. Dopo alcuni cenni intorno l'usura ed i provvcdi- menti con cui le Ieggi ecclesiastiche e civili tentarono frenarla,rautore discorre l'origine dei monti di pietii, mostra la parte che vi ebbe la religione dei Minori, le riforme adottate dai Capitoli di Firenze e Milano, i ri- chiami che ne derivarono, il decreto del Concilio late- ranense V, che li dcfini. Quindi passa a narrare come e quando la pia opera si stabili nei Paesi Bassi, nella Spagna, in Germania, Francia, Irlanda. .4 qucsto ab- bozzo storico succede 1' inda^ine economica della uti- lita della instituzione ; l'autore riferisce sommaria- mente gli argomenti che in i'avore o contro si adducono, e conchiude che abusi ve ne sono, ma per questi non poter convenire il distruggere l'istituto_, si far d'uopo emendarlo: cosi si apre ladito a prendere in esamc i piani economico-disciplinari dei monti di pieta degli otto capoluoghi delie provincie venete, nota di ca- dauno di essi le imperfezioni, e avvisa i modi per ri- mediarvi. Riunitosi 1' Istituto, dopo questo letture, a tratla- re d'aflari interni, si stabiliscono i giorni per le adu- nanze dell' anno 1855-5(3, che sono i seguenti: 70 TABELL4 dei giorni in ctti si faranno le Adunanze ordinarie nell'anno accademico 1855-56. at > o 9 .3 09 o 09 Q '3 09 o 2 09 o 09 o o tb 3 25 29 27 24 40 27 1 ! 22 20 47 20 30 28 25 17 28 29 30 23 21 18 ~ Adu- II presidente legge il dispaccio dell'I. R. Luogo- tenenza 3 settembre p. p. j\. 7144, con cui e parteci- pato alia presidcnza dell' I. R. Istituto che S. M. I. SI. A. si e graziosamcnte degnata di nominarc a segretario dell 1 Istituto mcdesimo il dott. Giacinlo l\a- mias, e di permettere che al cessante segretario dott. Girolamo Vcnanzio sia manifestata la sovrana soddi- sfazionc per li distinti servigi da lui prestati. L' Isti- tuto fa susseguire a questa lettura i proprj ringrazia- menti al cessato segretario medesimo. Indi il M. E. e vice-presidente prof. Menin, rela- tore della Commissionc, che in ordine al dispaccio 2(1 ottobre 4855, N. 2958, dell' I. R. Luogotcncnza — 74 — iii norainata per dare il suo avviso inlorno al musaico non e guari scoperto nella citta di Adria, legge il se- guente rapporto: Da circa un anno in un i'ondo suburbano d' Adria i'u disseppellito un musaico coramesso di pietruzze bianche e nere, disposte in regolare disegno di circoli cbe fra di loro s' intcrsecano formando quella spezic di decorazione die volgarmente si denomina a mandorla. L' opera si vede ter- minata da un lato soltanlo, per lo che dovette una volta eccedere Ie dimensioni attuali. Nondimeno presenta una superlicie di 2'<0 metri quadrati, contandosene diciolto in lungbezza e quattordici in altezza. II sig. Bocchi, il quale come ognun sa possiede in Adria celebrata collezione di iiguline etrusche dissotterrate qua e cola nei contorni di (juella citta, e cbe non e meno ama- tore di si fatte anticaglie, che coltivatore degli studii arcbeo- logici, venne richiesto dall' I. R. Commissario del distretto del suo avviso intorno alia nuova scoperta. La risposta del sig. Bocchi riconosce nel musaico un lavoro romano, cbe per altro non reputa anteriore al terzo secolo dell' era volgare, lasciando desiderare gl J indizii che lo determinarono a defraudare il monumento d' una eta piii reverenda. Ouantunque un notabile avvallamento nel mezzo abbia ridolto il musaico ad una forma concava, tuttavia il sig. Bocchi lo reputa senza esitanza un pavimento, essendosi convinto, merce Ie screpolature degli orli, che la concavita s' 6 lormata per lento cediincnto del suolo. Passando a deciderc sul pregio, il sig. Bocchi non ne fa gran conto, c perche il musaico adriese non c storiato, e perche iratnmenti di musaici in pietre nere e bianche — 72 — sonosene gia trovatiin ogni parte d' Italia. Tuttavolta Don gli nega un' importanza relativa rispetto alia cilia presso alia quale fa rinvenuto. In conseguenza cli tale importanza, il sig. Bocchi pro- pone la conservazione tie I monumenlo, ma si spaventa air idea delle difficolla die si opporrebbero al trasporto del medesimo e del poco vantaggio che si ritrarrebbe da una tettoja, molto piu per essere divisa la proprieta del fondo ove il musaico giace presentemente. Suggerisce in conseguenza, che qualche pezzo nelle maggiori dimensioni possibili, siane asportato in luogo di sicura conservazione, p. e. ncl locale del Municipio. 1/ I. R. Commissario dando conlezza della scoperla all' E. I. Ii. Luogotenenza, accompagno alia sua relazione la lettera del sig. Bocchi ed il disegno del musaico in pic- cola scala. L' I. II. Luogotenenza poi diresse e nota e let- tera e disegno al nostro Istilulo, ond' averne 1' avviso sul trasporto dal sig. Bocchi proposlo. La Commissione eletta a riferire su questo argomento i proprii pensamenti concorda col sig. Boeclii sulla poca importanza del musaico adriese, perche egli e vero abbon- dare in lutta Italia frammenli di pari lavoro, ma soggiunge die le dimensioni del musaico d' Adria essendo uniche nelle nostre provincie merilano particolare riguardo. Sulla forma concava non puo la Commissione pronun- ziare verun giudizio, conciossiache il solo esame sul luogo possa condurre a stabilire se a bella posta sia slato in lal guisa fabbricato il musaico, o veramente se per cedimenlo del sottoposto terreno siasi incurvato. Nel primo caso gli eruditi avrebbero di che occuparsene e converrebbe cou- servarlo intero ad ogni costo. La Commissione non si lascia intimidire dalle dillieolla — 73 — clic spaventarond il sig. Bocchi quando pensava al tras- porto del musaico da luogo a luogo, anzi crede che qua- Iora v' abbia nel palazzo municipale d' Adria stanza abba- stanza capacc, il musaico vi giungera e vi si adagera non avendo sofferto il rainimo danno. La Datura dell' opera musaica e tale, che pu6 dividersi seguendo I' andamento delle pietruzze in porzioni piu o mono estese c ricomporsi da poi, senza ehe eseguita la generale ripulitura resti trac- cia visibile dell' avvenuto sraeinbramento. Ne percio richie- desi erculea fatiea, od esorbitante dispendio. Bastera poco, purche non manebi pazienza e scrupolosa attenzione. Hanvi nel piano nobile del palazzo Torlonia in Roma parecehie stanze pavimentate con bellissimi musaici antichi rinvenuti fra le rovine delle terme Diocleziane, e presso al circo di Caracalla. Spaziose sono le stanze e quali con- vengono a principesca abitazione. Ne di fermo que'preziosi musaici salirono interi la marmorea scalea, ne'interi var- carono gl' ingressi, o s' introdussero per le finestre. Esst vi fui'ono recati a brani, e ricongiunti poscia con tanto di maestria, che non v' e linea, non figura che si rimarchi spostata d' un capello. Nella stessa guisa aveva deciso la Corte di Napoli di far trasportare agli Studii od in altra particolare ediflcazione della capitale il grande musaico scoperto entro la casa del pretore in Pompei. In questa guisa opina la Commissione deva riporsi in luogo di sicurezza il musaico d' Adria, non perche rivaleggi con quello di Pompei o cogli altri delle terme Diocleziane e del circo di Caracalla, ma perche unico lavoro anlico di tal fatta e di lanta estensione nclle provincie lombardo- venete. La Commissione insiste sul trasporto anche per un altro motivo. II sig. Bocchi avvcrli che, battendo in alcune Serk III. T. I. 10 — 7-4 — parti del rausaico, suonava al di sotlo quel rimbombo cupo che manda 1' aria mossa in luoghi vuoti. Importerebbe co- noscere se quei vuoti realinente esistono e diligentemente perlustrarli. Non si puo supporre che un tanto pavimento ivi si trovi a caso. Doveva far parte o di pubblico ediiizio o abitazione magnatizia, per la qual cosa, rirausso che sia, dara occasione d' utili ricerche e fors' anche d' importantissime scoperte. Quest' e quanto la Commissione ha creduto di esporre sul conto del musaico adriese a Iume dell'Islituto. Scarso lume, perche senza 1' ispezione del monumento, la Commis- sione stessa dovette andarsi tentone. L' I. R. Istitulo approva il presente rapporto, che viene quindi accompagnato all' I. R. I^uogote- nenza. ADIINANZA DEL HOMO 26 50IMBRI 1855 JLJopo 1' atto verbale della precedente adunanza privata 13 agosto, il prof. Bellavitis nota che in essa il dott. Nardo non aveva detta neppur una parola della risposta la quale apparisce dal letto processo verbale aver egli fatta a lui, mentre si era anzi riservato di rispondere appresso ; che ove l'avesse veramente fatta, egli, Bellavitis, avrebbe replicato : che esscndovi una inconciliabile distanza fra quei fisiologi, i quali snp- pongono dubbioso il dipingersi capovolto dell'immagine nella retina, ed i fisici che lo ritengono fuor di ogni dubbio, era impossible qualunque discussione. A cio il dott. Nardo rispose : che avendo veduto mandata dal Bellavitis per islamparsi nel processo verbale qualche cosa che gli pareva non aver detta nella ricordata adunanza. ha creduto pur egli di ag- giungere quel tanto che fu inserito nei processo ver- bale medesimo ; che del resto riteneva esser egli d ac- cordo. 11 Bellavitis soggiunse ripetendo che niuna delle cose stampate nella risposta del iXardo furono — 7(i — da lui dette nell " adunanza : ch' egli, Uellavitis, non mando in iscritto niente pin di quanto aveva esposto a voce; e che, ben lungi di trovarsi d'accordo, la di- scnssione gli sembrava impossibilc. Dopo cid la presidenza si e creduta in debito d'an- nunciare all'Islituto che per ragioni dipendenti da on particolare contrattocol tipograib Antonelli, di cui gli dara notizia, essa stimo conveniente per questa sola volta, ed in via di eccezionc, di far precedere la stampa alia lettura dei due processi vcrbali 42 e 13 agosto. II processo verbale e quindi appro vato. e sotto- scritto da! prcsidente e dal segretario. II s. c. dott. Gera (4) torno a intratlenere 1' I.R. Istituto sn la ben nota e funesta nialattia che domina nei bachi da seta, e ch' egli chiama atrofia contagio- sa offerendo ragguagli snlle osservazioni e sugli studj da esso intrapresi. Ei sospetta che Y atrofia dominante non si possa appellar nuova ; perche forse da molt'anni se ne sono veduti qui e qua i tristissimi effetti, specialmente dopo l'anno 1830. E crede che nulla di nuovo abbian detto gli scritlori da Dandolo e da Lomeni in poi ; e che noi italiani da molto tempo prccedemmo i t'rancesi nelle opinioni da essi oggidi esposte ed abbracciate. Primo scopo delle sue ricerche furono la qualita della foglia di gelso, la natura delle razze di filugelli, non che la influenza su di esse esercitata dai diversi nietodi di allevamento. E vide manifesto che, anche (1) Questo sunln t'u compilalo e presentato dnl medesimo antore. — 77 — la ove piu regna la malattia in discorso, la i'oglia era veramcnte squisita e scevra dagli ordinarj parassiti ; gracili e deboli lc razze di filugelli; copioso l'alimento ad esse somministrato., ma non sempre opportune le cure di allevamento. E passando alia descrizione ed agli eflfetti del mor- bo, il dott. Gera ne ricorda i segni caratteristici; e specialmente che il baco prossinio a filare presenta, entro lultima parte dell' intestino, un pigmento o sia una sostanza particolare alterata o prodotta, la quale, mano mano che il baco stesso si contrae e tesse il bozzolo, si porta fiiori dello intestino. e si raccoglie fra la nuova pelle e quella che va ad allontanarsi dal corpo. Guardata aHesterno, tale sostanza si presenta sotto forma di un fjlobetto azzurrognolo simile ad una coccola di caflfe naturale. Ma, aperta la cute, essa si mostra di tinta ciliegio profondo ed anche nerastro, consistente come il cerume ; e quando e secca si fa nera e lucente come pece o catrame. Mentre tale sostanza va raccogliendosi fra le due pelli. tal fiata viene disciolta dagli umori nutritizj che la circondano; e tal altra si addossa tutta o in parte o sulla esterna superficie della nuova pelle o su la inter- na di quella pelle che si allontana: ne manca il caso che si depositi su la interna parete del bozzolo. E vide egli che, ove non venga assorbita, e tutta si depositi o nella pelle che si allontana, o sul bozzolo, la crisa- lide e la farfalla, in cui il baco si cangia, escono belle e senza traccia di malattia. II dott. Gera si mostra sempre piu convinto che — 78 — r atrofia in discorso partecipi della natura del ne- grone, o meglio sia una varieta di esso, e che come questo sia afline alcalcino: e che giovi rite- nerla conic malattia eredilaria e contagiosa. E par- gli che debbasi considerare sotlo due aspetti diversi : cioe quando il contagio si apprende direttamente alio membrane villosa e ghiandolare, o quando esso circola insieme agli umori nulrilizj. i\el primo caso la sostanza mucosa si avvinghia alia membrana inte- s tin ale dei bachi o delle farfalle sane, specialmente al momento della nascita dei bachi, e quando. appena mutati di peile. si trovano con essa sostanza in con- tatto, forse anche quando essi camminano su le feccie emessc dagli individui ammalati. E passa dal baco alia crisalide e da quesla alia farfalla mentre avvengono le metamorfosi, e da farfalla a farfalla durante la co- pula, cosicche la maggior diffusione avviene da padre in figlio, merce le ova che nel deporsi riescono a con- tatto della sostanza nerastra, che trovasi presso l'ano. Quando il contagio limita la sua azione alle membrane intestinali. i bachi della terza e della quarta muta non mostrano soffrire gran fatto; essendo che circo- scritta e la lesione e la forza della potenza morbosa, la quale tende phi che sia a moltipiicarsi, per quindi meglio diflfondersi. Ma nei bachi appena nati o fino alia seconda muta, e quando il contagio venga assor- bito e portalo in circolazionc fra gli umori nutritizj (com' e nei bachi mentre cangiano di pelle) allora le funzioni vilali si alterano rapidamente. Una materia nera si deposita nei condolli aerei. e ne difficulta la — 79 — rospirazione. Le lorze digerenti si mostrano fiacche, perche la membrana ghiandolare presto appalesa una certa inattitudine a svolgere la quantita e la qualita di succo gastrico necessario ad apparecchiare 1 alimen- to; i vasi assorbenti funzionano tardi. e male si ela- bora il chilo; Tumor nulrilizio e nerastro; lie manca il caso die alcuni punti o macchie gangrenose speci- fiche si presentino qua e la sulla pelle. Da tulto que- sto il dott. Gera crede, che Yatrofia contagiosa rechi la morte appunto dietro cosi fatto assorbimento. E vede fenomeni distinti j^iusta il modo e n\i ortfani lesi dal contagio ; non altrimenti vediamo nella sifilide o pin precisamente nella tisi tubercolare. Da quivi il nosho socio corrispondcnte scese ai mezzi per opporsi alia diffusione del morbo e per nie- nomarne i tristissimi effetti. A quest' uopo. die' egli, non sara mai bastantemente inculcato quanto importi che gli educatori de' bachi scelgano razze non sola- mente libere da malattia. ma eziandio le pin robuste ed allevate ad ordinaria temperatura. ISe'luoghi in- feslati dalla malattia, il mezzo che mostrasi meno incerto, o di scegliere i bozzoli da destinarsi a se- mente mentre il baco li tesse, di aprirli ed escludere assolutamente quegl' individui che presentano di sotto le piegature dell' ano un globetto cinereo. o sia la rac- colta della materia nerastro-mucosa sopra ricordata. E meglio di ogni altra cosa e non valersi minima- mente delle partite, le quali abbiano in so qualche baco, qualche crisalide o qualche farfalla ammalata. e ficorrere a quelle allevate in paesi assolutamente sani. — 80 — Nell'attuale stadio dellc sue indagini,, il dolt. Gera non pud assegnarc tulto il valorc che la sopraccennata materia nerastro-mucosa puo avere o come parte es- senziale, o come prodotto delta malattia^ o come causa di uuove irritazioni nel haco da seta : ne osa affer- mare che levandola al baco, si possa quindi ottenere ova scevre da iufezione. Tuttavolta ei spera che , asporlaudola per tempo e accuratamente. cioe innanzi che venga assorbita, e tutta togliendola al baco, cio pos- sa giovare, almeuo quando il morbo presentasi appeua entro le bigattiere, ne abbia assunto la forzaepidemica. E percio, quando il baco abbia emesso quattro quinti circa dell'umor serico di cui e ripieno, allora ei consiglia ad aprire il bozzolo. Se il baco e ammalato, mostra evidentemente il elobetlo o sia la macchia li- vidastra fra le duplicative della pelle dell' ano e le ultime zampe. Allora con una forbicc adunca e ta- glicnte si fenda la pelle tra le ricordate duplicature, tenendo lo strumento ben lontano dalla nuova cute dorsale. Fatla cosi 1" apertura, la sostanza nerastro- mucosa. mediante leggera trazione esce non diilicil- mente. — JNotisi quivi che questa operazione non disturba menomamente le metamorfosi del baco; il quale si cangia egualmente in crisalide, poi in farfalla e depone sue ova, come se non avesse sofferto. La Commissione nominata dalle Auiorita regie in Cone- gliano confermo questa e le altre osservazioni del Gera: solo attende il nuovo raccolto per verificare 1' efficacia della operazione stessa sulla generazione avvenire. — m — A menomare la sciagura varranno poi le buone cure di allevamento, comunemente ahi troppo trascu- rate ! E innanzi tutto il disinfettare opportuncmentc locali c utensili., il mantcncrc ncll' ambiente una co- stantc ventilazione, una certa quantita di i'umo di legna verdi, moltissima luce e la piii scrupolosa net- tezza, pasli regolari non tanto 1'requenti ed eziandio la foglia unita. anzi che staccata dal ramo e tagliuz- zata come si usa. E abbandonare il metodo accelera- te, nei casi in cui sia mestieri procacciarsi ova per semente. Indi il s. c. dott. Pietro Ziliotto legge il seguente rapporto : L' Istituto mi commetteva di i'argii un rapporto sull'o- pera del dott. Francesco Freschi, la quale s' intitola: Storia documentata deW epidemia di cnlera-morfnis in Genova net 1854. 10 trassi da questo libro vokiminoso le cose che ho sli- mato le piu importanli, ed ora mi onoro di leggerne una relazione che sara breve, e di darne un parere del cui va- lore F Istituto giudichera. 11 dott. Freschi ragiona innanzi tutto e lungainente di quattro casi di colera per tali notificati dal corpo medico dello spedale di Pammatone in Genova, nessuno dei quali per altro, a suo credere, fu di vero colera. Egli narra quindi che trentotto giorni dal prime di questi casi, e tre dalf ultimo, e propriamente il 21 luglio, ne furono cola denunciati altri quattro sospetti ; che il co- lera colpi effettivamente il 22 successivo tredici individui ; cbe 1' epidemia ebbe la massima sua forza il primo agosto Serie III. T I 1 1 — 82 — assalendo ducentosessantacinque persone, c ehe I ultimo caso del morbo fu notiiicalo il 16 novembre. Riferiscc il dolt. Freschi, come sopra una popolazione stabile di 100096 abitanti, i colerosi siano stali 53 1 8, dei quali 2468 curat] negli spedali civili o inilitari ; eonie la malallia abbia pigliati piu uomini (21)98) ehe donne, e piu la gentc adulta (5896) ehe d' altre eta, e come il numero dei morti sia stato di 2936. Si ha da questa sloria, cbe la forma, il corso e il line del morbo non diedero materia, dal lato clinico, a speciali e nolevoli osservazioni ; ehe la terapia fu varia, tanto negli spedali, quanto nella pratica medica a domicilio, e ehe sopra 61 easi di colera grave, trattati col solfato di stricni- na senz' altri farmacij furono 58 le guarigioni. II dott. Freschi diseorre distesamcnle intorno alio prov- videnze adottale in Genova per iofrenare ed estinguere la epidemia,e numera le varie spese ehe a tale scopo sostenne quel niunicipio. Quindi l'annona e la nettozza stradale ri- gorosaniente sopravvegliale ; quindi comilati di soeeorso e di benelieenza, spedali sussidiarii, vitlo, vestito, medico e medicine ai poveri ; quindi vietate le fesle,, le sagre, le processioui, i cilladini esortati al buon governo del corpo e alia tranquillita dello spirito, incoraggiati i pusillanimi, intimoriti i tristi e i cerretani perseguilati ; quindi le fa- miglie miserabili dei colerosi trasferite in abitazioni salu- bri, le case dcgl' infermi saniticate, le biancherie mondatc in pubblici lavatoi, e i cadaveri inline custoditi e sepolti in luoghi e tempi determinati. I quali ordinamenti ed opere coslarono 600000 franchi, parte pagati dall' erario comu- nale, parte donati dalla carila ciltadina. E il dolt. Freschi, temendo a ragione non fosse il colera per assalire Genova un' altra volla, raccomanda i prov- — 83 — vcdimenli Bella passala epidemia gia posli in opera o ini- maginati, primi fra i quali il risanamento dei luoghi di patento insalubrila, le visite e cure mediche a domicilio coniro le frequenti diarree cosi detle premonitorie, e il trasferimento in luoghi salubri delle famiglie povere dei colerosi. Da questo sunlo risultano quattro fatti distinti, e sono: Primo : la mortalita grande di colerosi in Genova, se, in generale, 1' intensity del morbo e in ragione inversa della sua estensione. Secondo : 1' utilita prevalenle della cura slimolante, se il solfato di stricnina usato in soli casi gravi diede appena 58 morti su cento infermi, mentre con altre cure in casi gravi e leggieri la mortalita e giunta al 55 per cento. Terzo: la Iarghezza del municipio e dei eitladini di Ge- nova in quella pubblica calamita. Quarto infine : la diligenza, I 1 esattezza e 1' ingegno del dott. Freschi nel raccogliere, discernere e commentare tanta materia per la sua storia. Ma questa storia non avrebbe in se stessa che una se- condaria importanza se un elemento lilosofico di grande valore non la informasse. E questo elemento, non die non mancare nel libro scrilto dal Freschi, fa duopo dirlo, vi sovrabbonda. Esso e continuo dalla prima allullima sua parola, onde tutte, e pure ve ne son tante, le corieatena. Questo elemento, o principio, o doltrina e 1' epidemia nel significato puro e semplice di opposizione al contagio. Un tempo, il doll. Freschi affermava il colera essere con- tagioso: ora lo nega, e la nuova sua professione di fede egli la inviscera nella storia documentata di cui favello. Anchc il giudizio del Freschi in siffatta materia era altera auto- revole : cangialo, io non so bene se tale possa piu essere o — 84 — diyenire, e cio per due ragioni : la prima, perche due opi- nion'! opposle proferile dalla stessa persona suit' idenlico oggelto non possono essere egualmentc eredibili ed auto- revoli ; la seconda, perch e i fatti e gli argomenli portati in eampo dal Freschj per 1' epidemia non dislruggono, per quanto io penso, ne indeboliscono quelli addotli da al- tri niediei per il contagio. Ed e propriamente su queslo punto die e mio proposito di Iratlenermi. II dolt. Fresehi, allegando il fatto che, quale.be tempo prima e durante l'epidemia di colera, le popolazioni e prin- cipalnienle i poveri patiscono di basso ventre, ne Irae la conseguenza che il colera sia di nalura epidemico. Qui fa di meslieri distinguere due eose, e sono : il do- minio delle sofferenze addominali, e il piedominio di que- sts sofferenze nei poveri. Rispetlo alle dominant! sofferenze addominali, parlando dell 1 epidemia di Genova in luglio, agostoe setlembre 1854, io osserverd, che come V ordinaria inlluenza delta stagione estiva avrebbe potuto indurle, cost esse non valgoao, nel eonereto easo, a dimostrare la tesi del Fresehi. Ne var- rebbero, a mio credere, quand' anche il eolera vi fosse scoppiato in altra stagione, per esempio in inverno, durante il quale sogliono regnare le malattie del petto, e quasi tace- re quelle del basso ventre. Imperciocche non puo esclu- dei'si in generale : Primo, che alcuni individui temendo di non essere presi dal colera esagerino certi lurbamenti gastrici, i quali in al- tri tempi e sotto altre circostanze sarebbcro corsi inosser- vati, od almeno non medicati. Secontlo, die tali altri per la trista impressione fatta nel loi-o aninio dalla nozione volgare del morbo vicino, mi- nacciante o prosenle, riferiscano al cenlro epigaslrieo il — 85 — loco d' ogni qualunquc sofferenz;i anche affatlo straniera ;illo stomaco e agl 1 inteslini. Terzo, die sia veramente la diffusione del contagio, anzichr 1' influenza epidemica, la causa de' loro patimenli bencho leggieri. Che poi, a prefcronza, la gente povera sia molestata da lurbamcnti gastrici, o presa da eolera, non e un fallo che oppugni la natura conlagiosa cli questo morbo, sia perehe la gente povera, in generale, costituisce la pluralita A' una popolazione, sia perche predilella mai semprc dalle ma- lattie contagiose. Si obbicttera forse die i poveri, o per- chi' men difesi, o perche piu iucauli, banno una mag- gior disposizione che non gli agiati ed i ricchi a solto- stare alle inOueuze epidemicbe ; ma facihnenle con cio si conl'uta I obbiezione, che per soggiacere ad una malaltia di natura epidemica e necessaria una disposizione princi- palmente intrinseca o propria del corpo, mentrc per con- trarre una malaltia di natura contagiosa occorre una disposizione od un concorso di condizioni estrinseche al coiqio ed intrinseche. Sotto questo punto di vista, i poveri per le condizioni del loro organismo sono presso a poco tan- to disposti ad un morbo epidemico quanto lo sono le allre classi della popolazione ; ma le superano di gran lunga nella c;ipacita esterna a conlrarre una malaltia contagiosa; im- perciocfbc i mcstieri die li portano in lanli luogbi, le ne- cessila cbe li prcmono, le immondezze che li circondano, e le impriulenze inline, che sono loro counaturali, li espon- gono a pericolosi contalti. A sostenere la propria proposizione, il dolt. Freschi ag- giunge, che il colera al primo suo manitestarsi in Genova altacco conlemporaneamente jtarecchi individui. nuesto lallo pero, essendo un'eccezionc alia regola, non c valevole — 8(> — a dimostrare la Datura epidemica del colera. Dissi eccezio- ne alia regola, perche quasi in ogni luogo e in ©gni lempo questo morbo s'appiglio prima a uno o due individui, quin- di a piu, poscia a molti. E rimane poi sempre a conoscere se in Genova quesla eccezione abbia realmente avuto luogo, se cioe la malattia dalla quale furono colpiti alcuni indivi- dui nei trentasette giorni obc precedetlero il 22 luglio, e della quale si occuparono e raedici e magistrati, non sia stata colera. II Freschi nega, che eerto Villantroy, pro- veniente da Marsiglia, ove infieriva il colera, sia morto in Genova da questo morbo. « I fatti anatomici » sono que- ste le parole del dott. Freschi; le quali mi giova qui riferire « i fatti anatomici parvero non lasciar dubbio sulla eselu- » sione del colera asiatico ». Ed altrove « contutloche la i) morte del Villantroy paresse doversi attribuire ad anti- » cbe affezioni gastro-inleslinali ben piu che a colera asia- » tico, ecc. » La parola parere, non a caso ripetuta, addita certamente ad un' incertezza ; e poi se il Villantroy, come asserisce il Freschi medesimo, e morto piu per antiche affezioni gaslro-intestinalicbe per colera, cio vuol dire al- meno che anche il colera ha avuta in quella morte una qualche parte. E non e punto provato che certo Gatti Francesco morto in Genova il 19 luglio, dopoun decubito di circa quattro giorni, non sia caduto vittima del colera. II Freschi, va- lutati i necroscopici risultamenti, afferma che quest' uomo sia morto di peritonite indotta da invaginamenti. Ma se lo stesso dott. Freschi ammctte la possibility, che nel colera avvenga l'invaginamento per causa dei vomiti ripetuti, e se anzi egli cila due colerosi nei cui cadaveri si trovarono degl' invaginamenti, perche dall' invaginamento del Gatti dedurre die questo uomo non sia stato preso da colera? La — 87 — causa prossima della sua morte, 6 d' uopo pur convcnirnc, fu'la peritonite ; ma cio non toglie, che la causa remota di quest' inliamuiazioue sia stato il colera, e tanto menu in— quanloche non e per anco dimoslrato, che questa malaltia faccia morire sempre in un modo. Ma dato anche e non concesso, che i due nominati in- dividui non siano stati colpiti da colera, egli e certo, che gli altri sei di cui fa parola il Freschi, additano chiara- mente, che Genova, anche prima del 22 luglio, abbia avuto dei colerosi. Dice il dott. Freschi, che se il colera fosse effettivamente contagioso e per cio stesso impor labile, la sua introduzione in Genova avrebbe dovuto aver luogo prima del 22 luglio, perche quella citta era in libera comnnicazione molto tem- po innanzi con paesi infetti dalla malaltia. Ma, primaj co- me io gia dissi, non e provato che il colera siasi fatto ve- dere in Genova soltanto il 22 luglio ; e poi, fosse anche stato eosi, cio non deporrebbe contro la nalura contagiosa di questo morbo ; imperciocche se talora qualche paese non fu assalito dal colera, quantunque circondato e non difeso da altri che ne erano infetti, l'esserne stato preso un terzo piii tardi, non e accidente dal quale sia lecilo d' ar- gomentare, che la malattia, anziche di natura contagiosa, sia di epidemica. II colera infieri nei luoghi piii insalubri di Genova e ia- scio intalti quasi tutti i salubri ; ed anzi, se qualche luogo creduto salubre ne fu colpito, si e poi scoperto che effetti- vamente tale non era. II dott. Freschi allega anche questo fatto a prova, che il colera non sia contagioso. Ma poiche il rapporto di questo morbo coi luoghi insalubri non e co- stante, si come ne fanno fede le storie delle varie sue epi- demic, e poiche le condizioni Gsiche d' insalubrita si asso- — 88 — ciano, getieralmente parlando, a quelle sociali di poverta e d' iiuligenza, io credo, che questo argomenlo, dopo quanto io dissi intorno alia maggior attitudine del volgo a con- trarrc le malattie contagiose, non meriti una seria con- futazione. Ne dall' altro fatto, die nessuno degl' individui appar- tenenti alio famiglie povere dei colerosi fu colpito dalla malattia, dopochc tutti furono trasferiti in abitazioni salu- lubri, parmi si possa inferire la Datura epidemica del co- lcra. L' induzione, in questo caso, deriverebbe dalla sola presunzione, cbc se non si fosse effeltuato il trasferimenlo, taluno di quegP individui, pel continuato soggiorno sotto le identicbe eondizioni, avrel)be avulo il eolera. Ma ancbe te- nuta questa presunzione per un fatto, cio non basterebbe a legittimare I' induzione del Frescbi ; percioeche si po- Irebbe sempre opporgli, cbe il prolungaraento della pcrma- nenza a contatto diretto o indiretto di colerosi o
  • . Dal sig. dolt. Giovanni liizio. Sopra vn fenomeno presentato dalla slearina del burro di cocco net rappigliarsi dopo la fusione. Notu. — Di pag. 5 in 4° Venezia, 1855. 37. Dal s. c. prof. Abr. Massalongo. Zoophicos novum genus plantaruni fossilium. Monogra- phia. Verona, 1855, di pag. 52, in 8° con 5 lav. annesse. 38. Dal s. c. nob. Luigi Parravicini. I'rospetlo dell' 1. R. Scuola reale, e naiilica di Venezia per I' anno 1854-55. Venezia, 1855, di pag. 54, in 4.° 31). Dal sig. ing. Francesco Formenlon. Progcllo delta piazza Palladia sull' Isola in Vicenza, e progcllo di ricostruzione delta piazza maggiore. Vicenza, 1855, di pag. 50, in 8." 40. Dall Accademia Pontificia dei Nuovi Lincei. Alii dell' Accademia Pontificia dei Nuovi Lincei. — Ro- ma, 1855 ; Sezione I, del 19 dicembre 1852. 4d. Dal sig. prof. Vinccnzo Gallo, di Trieste. Pilotaggio. Analisi completa del mclodo con cui si de- lermina la lat Undine delta nave e I' an goto orario, per mezzo di due allezze del sole prese fuori del meridiano, e dell' inlervallo di tempo die divide le due osscrvazioni, Mcmorie. -- Trieste, 1855, di pag. 50, in 8." — 104 — 42. Dai in. e. cav. Emmanuele Cicogna. Dellc Iscrizioni veneziane per esso raccolte ed illu- strate. Vol. I al V. (Venezia i 824-1812, in 4." ) c fasci- eoli 2 del Vol. VI. 43. Dair I. 11. Ministero doll' interno in Francia ( presentati dal prof. Zantcdeschi ). Exposition universelle de 1851. Travaux tic la Com- mission frangaise sur ^Industrie des nations. — Paris, in 8." -1854 Tonic III, 2." Partie. » Tome IV. » Tome V. » Tome VI. » Tome VII. I. R. ISTffliTO LOMMRDO 1) 1 S C I E N Z E, L E T T E R E E I) A R T 1 PRO GRAMMA PRE.lllU DELLA FOPiDAZIORE CAGNOLA. ±j' I. R. Istituto propone il seguente quesito per il premio fondato dal fu dottore Antonio Cagnola, da aggiudicarsi nell'adu- nanza solenne dell'anno 4858 : Dimostrare storicamente se la malattia scrofolare era co- » mune presso gli antichi, o se realmenteil suo maggior dominio » abbia cominciato in tempi a noi piu vicini. » Descrivere i caratteri dell' abito o della diatesi scrofolosa, » e precisare le forme morbose che si possono strettamente rite- it nere come dipendenti dalla malattia scrofolare. b Determinare, giusta lo stato attuale della scienza, quali si- » stemi organici prediliga essa malattia, quale relazione patolo- » gica abbiano tra loro le sue diverse manifestazioni, e quali » siano le cause che ne promovono lo sviluppo e la rendono si » comune. » Esporre i mezzi igienici piu opportuni a prevenirla. ed i » metodi curativi che meglio valgano sia a correggere 1' abito » scrofoloso, sia a guarire le forme morbose piu pronunciate .» II premio da aggiudicarsi alia Memoria riconosciuta degna e migliore consistera in una medaglia d' oro del valore di Lire COO, c nella somma di Lire 1800 in denaro. 1 dotti uazionali e stranieri, eccettuati i Membri effetti\i del- 1' I. R. Istituto, possono aspirarvi, e servirsi indislintamente nei loro scritti delle lingue italiana, latina o francese. Serie J J J. T. I J \ — JOG — Le Memorie, senza indicazione dell autore, dovranno, entro tutto dicembre 1857, trasmettersi fraache di porta alb Segrete- iia dell' Istituto stesso in Milano nell' I. It. Palazzo di Brera, con- traddistinte con epigrafe posta loro in fronte e ripetuta poi sulla scheda suggellata, pine da unirsi, e contenente il nome, il co- gnoine ed il domicilii) dell'autore. — Si raccomanda I'osservanza delle notate discipline affinche le Memorie possano essere prese in considerazione. Esauriti i giudizj, si apiira la sola scheda unita alio scritto degno di premio e le altre schede si abbruceranno ; i manoscritti rimarranno nell'Archivio dell' Istituto medesimo a giustificazione dei proferiti giudizj. La IVIemoria premiata restera di propriety dell' autore : ma quest i sara obbligato a pubblicarla tnlro un anno, prendendo all' uopo i concerti colla Segreteriu dell' 1. It. Istituto per il for- mato ed i earatteri. e consegnando alia inedesima cinquanta useiiiplari della Memoria stampata, dopo di che soltanto potra conseguire il premio in denaro. Mil. inn, il ;S settembre 1855. // Presidente ROSSI. // Seyrblario Pro!'. Gio. Yklauim. ASSOACCAD. ISob-iifi DISPEMSA SECOKDA SILLE UNITl DELLE VARIE QUANTITA PISIGHE SULL' IMPORTANZA ED USO DELLE T'EORlE PER RACCOGLIERE E tiOOKDINAHE 1 FENOMENI FIS1GI D1SC0RS0 DEL M. E. PIIOF. GIUSTO BELLAVITIS hello nelle adunanzc del 20 luglio J851 e 21 marzo 1852. belle principali unita. 1. liella massima parte delle nostre coguizioni e delle nostre idee entra neeessariamenle la nozione di piii o di meno, la nozione cioe della quantita. E quelle cognizioni, quelle idee non sono bene definite e determinate se non sia determinata quesla quantita, il che richiede che siasi stabi- lity una unita, a cui riferire tutte le cose della sua mede- sima specie. 2. Egii 6 criterio non dubbio per riconoscere se in qualcbe ramo di scienza possa sperarsi precisionedi linguag- gio, esattezza di risultamenti, I' esaminare se siasi potato stabilire precise unita, e se ad esse possano riferirsi le cose, che formano il soggetto della scienza. 5. Scorrcte alcune opere dei tempi andati. e vi vedrete Serie III. T. I. IS — 108 — spicgali i fenomeni lisici, Iracciali i circoli lungo i quafi si vuole che si muovano i corpi celesti, descritti i vortici della materia, spiegato il come siasi formato I' universo ; di lutto resa ragionc, enumerate tulle le cause, indicati gii effetti. i\Ia quelle spiegazioni si riferivano desse ad uuila ben definite? No. Si parlava di furze, si parlava di modi- ficazioni, s' immaginavano iluidi continuamente movenlisi; nessuna unila si stabiliva, nessun numero si pronunciava. Quelle pretese spiegazioni di lutto, nulla spiegavano, per- che di nulla precisavano la quantity. Esse caddero lultc nel meritalo obblio. i. Si comineio a misurare la gravila, e qualche altra forza, e si ebbe la meccanica : si misuro V attrazione uni- versale, e si ebbe una vera astronomia. Lavoisier sollo- pose Ic analisi e le sintesi alio sperimento della bilaneia, e si ebbe la chimica. 5. Anclte in tempi a noi piu vicini abbiamo escmpj di teorie, colle quali inulilmenle si tenlo di spicgare i fenomeni lisici; perche non avendo slabilila alcuna misura alia causa, maneo ogni misura anche agli effetti : e le spiega- zioni fondale soltanto sopra un vago, e non ben determi- nate* ragionamento, valgono bene spesso lanto a rendere ragione del fenomeno reale, quanto valerebbero a dimo- strare il suo opposto. — Cosi il Nobili credette forse imitare il Newton ammeltendo un'altrazione Ira la materia ordina- ria ed un fluido soltilissimo destinato a spiegare i fenome- ni calorilici, luminosi, eleltrici e magnetici, ed ammettendo una repulsione tra le parti di questo fluido. Ma vi fu questa differenza, che il Newton stabili una precisa misura del- 1' attrazione universale; il Nobili lascio indeterminate le misure delle sue atlrazioni e repulsioni ; cosi il primo fece opera, die passera inconcussa alia piu tarda posterita ; il — 109 — secondo non appena ebbe compiuta la sua meccanica della materia, ei suoi tratlati sulla luce, sul calorico, sull' elet- tricismo e sul magnetismo, eh' cgli stesso li lascio in quel- I'obblio, in cui li seguira ogni allra opera, che seuza sta- bilii e precise unita, senza dare le misure delle cause e degli effetli, creda spiegare i fenomeni, menlre nemmeno giunge a descriverli. 0. Egli e quindi argomento importantissimo vedere come si possano misurare le cose lutte, che formano l'og- getto delle nostre considerazioni ; e per misurare, la prima ricerca si e quella di stabilire delle precise unita a cui riferirle. 7. Le unita allre sono fondamcnlali, altrc sono com- plesse e riducibili a quelle prime : lo scomporre queste ultime e spesso cosa utile, poiehe vale a schivare qualche grave errore il notare se le formule soddisfacciano alia legge d' omogeneita. E, per esempio, un' unita complessa quella, che con poco feliee denominazione dicesi chilogram- melro, e che contieneinse 1' unita di massa, I' unita di lun- ghezza ed una unita di forza. 8. La prima delle unita fondamentali e il metro. Perche il lipo ne fosse egualmenle comune a lulti i popoli, esso fu tolto dalla terra. Ma veramente il quarto del meridiano supera i dieci milioni di melri di parecchie migliaja; sicche il nostro metro b minore di quello che doveva essere di quasi un millimetre Inesattezza enorme ove si considerino i dispendii fatli per avere esalla quests unita fondamen- tale; ed inesattezza tanto piu dispiacevole, quanto ch' essa non fu conseguenza delle inevitabili imperfezioni di osser- vazionc, bensi dipendette da due ^rossolani errori di ra- ziocinio commessi da quelli, die presiedettero alia gran- diosa operazione di misurare una base per dedurne la — 110 — grandezza del meridiano terrestre. E fu anche buona ven- tura che i due errori in parte si conipensassero, perche se si fossero sommali insieme avrebbero portato l'inesattezza del metro a due millimctri. Del resto, il metro e ormai le- galmenle stabilito, e niuno vorra mutarlo per porlo d' ac- cordo colla grandezza delta terra, cosa di una importanza affatto seeondaria. 9. Quando sara poi adottata questa misura da tutti i popoli? Nulla ci fa sperare che tat cosa sia vicina. — Bi- sogna cont'essare cbe quelli, che stabilirono le norme pel sistema metrico, passarono troppo leggermente sopra al- cune considerazioni, bensi accessorie, ma che pur molto avrebbero contribuito a farlo adottare: il metro e una units troppo grande:, negli usi comuni non basla tener conto dei suoi decimi, bisogna discendere ai centesimi, ed allora il calcolo menlale diviene incomodo. Se il metro fosse stato la centomilionesima parte deH'inlero meridiano, sarebbe riuscito un'unita piu comoda, e meno differente dai piedi e dalle braccia gia sussistenti. 10. Che se il popolo e ritroso ad adottare una nuova unita di misura, e pur troppo vero che i dotti,ed in ispecie i niatematici, gli diedero il cattivo esempio. — Invano furono calcolate estesissime tavole, invano at matematici ed agli astronomi doveva riuscir palese piu che ad ogni altro il vantaggio del calcolo decimale : la divisione nonagesimale e sessagesimalc rimase vincitrice; e dopoquesto fallilo ten- tativo di toglierle I'antico dominio, cade ogni speranza che il calcolo decimale le sia mai piu sostituito. Sicche forse avverra che il popolo abbandoni i suoi soldi, le sue on- cie, ece., e che intanto il malematico conservi i suoi 90 gradi. 1 1. Niuna difficolta presentano le misure dell'estensione — 114 — di superlicie o di volume. — Passando alia misura della massa, bisogna da prima stabilise che cosa s 1 inlenda per massa di un corpo: se si dieesse ch' essa ne e la quantity di materia, nulla si direbbe di preciso e di suscettibile d'osservazione. La sola idea che si possa attribuire a que- sta frase si e che, qualunque eangiamento si faeeia subire ad una unione di corpi, la loro quantita di malcria non verra mai a cangiare. Ma quesla sola idea non sarebbe sufliciente a misurare la massa, a stabilire, per esempio, quando un pezzo d'oro ed uno di ferro abbiano egual massa. Bisogna trovare una proprieta misurabile, che sia proporzionale a questa immaginata massa. — - Ora la velo- eita che una forza in un dalo tempo puo imp rimer e ad un corpo e differenle secondo la grandezza e la nalura di questo corpo; potremo dunque stabilire che due corpi sono di egual massa se in egual tempo ricevono eguali velocita da una stessa forza; cost la proprieta che serve a misurare la massa si e quella che (con denominazione die fu origine di molte malintelligenze) fu detta inerzia. 12. Che poi veramenle niuna rautazione nei corpi valga a cangiarne 1' inerzia; quesla e una di quelle molte leggi, che si ammettono guidati dall' analogia, e da quella conse- guente predisposizione a credere che nella natura tutto sia semplice, cioe conforme alio nostre idee; del resto, poche dirette sperienze si potrel)bero citare per comprovare tal legge, la quale piuttosto risulta da un insieme di fatti complessi. 15. La massa dei corpi polrebbc misurarsi eol mezzo delta bilancia di torsione, che dal rallentamento delle sue oscillazioni potrebbe dedursi la misura della massa, che si movesse insieme coH'astadi ta! bilancia. — Del resto, il peso ci da un mezzo mollo pin comodo per misurare la — 412 — massa ; dacche I'egual caduta dei gravi, c (molto meglio) le oscillazioni isocrone di pendoli formati di sostanze diverse, ci hanno assicurato che in ciaschedun luogo lo sforzo della gravita sui corpi, ossia il peso, e proporzionale alHnerzia, ossia alia massa. E I'astronomia meglio ancora ci assicura della generality di questa legge. 14. L' unita di massa dicesi c kilo gramma, ed e quella di un litro d'acqua alia massima densita. La scelta del- l'acqua fu certamente opportunissima, ma arbitraria. — La natura ci avrebbe dessa presentato un'altra unita di massa indipendente dalla scelta di un corpo, piuttostoche di un altro? Mi pare di si; purche pero si scegliesse da prima T unita di tempo. — Infatti e da tutti ammesso essere una propriety della materia proporzionale alia sua massa quella di attrarsi secondo la legge Newtoniana, quindi poleva prendersi per unita di massa quella die agendo per una unita di tempo sopra un punto materiale posto sempre ad un metro di distanza gli comunichercbbe la velocita di un metro. — Scelto il giorno per unita del tempo, questa ra- zionale unita della massa sarebbe all' incirca di due cbilo- grammi.Del resto, questa determinazione e imperfettissima, percbe per oltenerla direttamente occorre la celebre spe- rienza del Cavendisb sull'attrazione di masse conosciute. 15. La naturale unita del tempo e il giorno solare me- dio, che colla sua centesima parte darebbe pegli usi co- muni una comodissima unita (cronoj, la quale si suddivi- derebbe poi in millesimi. Ma probabilmente rimarra sempre la meno comoda divisione in 24 ore ed in 86 500 minuli- secondi ; ad onta dclle riduzioni die per tal modo si ren- dono necessarie. 16. Dalla unita di lunghezza <• dall' unita di tempo na- scc I' unita di velocita, che e una di quelle unita, che di- — 113 — ciamo complesse, perche risultuno dalla combinazione delle unita fondamentali. Ne viene pure I' unita di quella forza, die dicesi acceleralricc, e clie, mirando all' effetlo piutto- stoche alia causa, meglio direbbesi turbazione del movi- mento. — Col linguaggio matematico la velocita e la deri- vata prima dello spazio rispelto al tempOj e la turbazione ne e la derivala seconda. Egli e sollanto sviluppando l'idea contenula in questa frase cbc si puo dare la vera defini- zione della velocita nel moto vario. 17. Segnando con [m] il metro e con [l"] il minuto secondo, 1' unita della velocita dee segnarsi con |m: I"! per indicare cli' essa dipende da quelle due unita fondamentali, ed e in ragione diretta della prima ed inversa della seconda. — Per le medesime ragioni, l'unita di turba- zione del movimento sara espressa da [mil'V] ; indi- candosi cosi che in \" si lia un accrescimento di velo- cita — [m: I "| . 18. Una forza acceleratrice e per noi sopra ogni altra interessanlissima, poicbe vi siamo continuamente sottopo- sti. Essa e la gravity, il cui effetlo corrisponde a circa 9,8 delle precedenti unita di turbazione del movimento. Porremopcr brevita 9,805 [m: rVj = [g] ; il qualvalore e relativo alia latitudine di mezzo retto. ^9. Parmi cbe come la terra presenta colla sua rota- zione la nalurale unita di tempo, cosi pure desse colla gra- vita la nalurale unita di forza, e quindi anche di lunghez- zo. — Invece si voile prendere quest' ultima da una dimen- sione della terra (molto laboriosamente c molto inesalla- mente misurala), c non e di alcun vantaggio clie il quarto del meridiano si accordi coll' unita di lungbezza ; menlre nella meccanica tornerebbe comodo clie la gravita ( alia latitudine media ed al livedo del mare ) fosse espressa da — m — una o da dieci unita. — Per lal inaniera la piCi naluralo units di lungliezza sarebbe di circa 75 centimetri ; espri- mendo il giorno con 100000 unita di tempo, e la gravila col numero 10. 20. L' unita di forza motrice risulta dalT unita di massa moltiplicala per I' unita di turbazione del movimento. L* unita di massa everamenle quclla di uno stereo o metro- cubo tY acqua purissima ; noi la scgneremo con |s| : ma il piu spesso prendesi per unita di massa quella di un Utro d' acqua |l] , cioe il cbilogramma. La razionale unita di forza e espressa da [Im : \ "\ "\ . II peso e la forza motrice prodotta dalla gravita, quindi la sua unita c 9,805 [ImH' / 4 // ]—tgl] . — Molti intcndono per chilogram- ma questa quantita di peso ; ma invece il cbilogramma e propriamente Y unita di massa: poich6 la massa e cosa assoluta, die non rauta, come il peso, al passare da uno in altro luogo. 21. La vera forza o la forza motrice: la parola forza fu adoperata in pareccbi significati, il cbe produsse lalvolla qualebe confusionc e malinlelligenza. — Le forze motrici, secondo cbe o sono tra loro equilibrate, o producono una turbazione nel movimento, possono dar origine ad essen- ziali differenze. — La stessa regola del nolo parallelogram- mo serve a comporre tanlo due movimenti, quanto due velocita, oppure due turbazioni di movimento; ed.eziandio si compongono nello stesso modo tanto le forze tra loro equilibrate e cbe producono soltanto pressioni, quanto le forze cbe producono turbazioni di movimento. 22. Per mostrare collesperienza la composizione dellc forze, si adoperano talvolta tre funicelle insieme unite in un nodo, le quali dopo essersi distese in piano orizzontale accavallano tre carrucole, e discendono verlicalmenlc por- — 115 — tando tre pesi, per esempio di 8,di 1 5 e di 17 graimni. So le due prime funi sieno ( nei loro tratti orizzoululi ) Ira loro perpendieolari, e la direzione delta terza sia la pro- lungazione della diagonale del parallelogrammo rellangolo, clie ba i lati lungo le prime funi proporzionali ai numeri 8 e 15, il nodo reslera fermo e le forze in equilibrio: perehe 8, 45 e 17 sono proporzionali a due lati ed alia diagonale di un rettangolo. Potrcbbe credersi clie, lagliando la terza fune, il nodo tirato dalle due sole forze 8 e 15 tra loro perpendieolari si muovera eolla direzione esattamenle opposta a quella della forza 17, ebe da prima lo teneva in equilibrio. — Pure la cosa non e cosi : se immaginiamo cbe nel nodo siavi una massa di 6 graimni, e faeciamo aslrazione dalle masse delle funi, ebe supponiamo lunghis- sime e non estensibili,quel nodo si muovera eon moto uni- formemente aceeleratopercorrendo la diagonale diun qua- drilatero, i cui lati anzicbe 8 e 15 saranno 8 e 10. 25. Queslo apparente paradosso si spiega osservando che, quando il nodo si muove, le lensioni delle due funi diminuiseono da quello ch' erano nello stato di quiete; periodic soltanto nel primissimo istante lo sforzo combi- nato delle due funi e direttamente opposto a quello della terza fune, cbe fu tagliata. 24. Tornando alio unita noteremo ebe quando, anzicbe una pressione assoluta, si considera la pressione sopra un elemento di superficie, 1' unita di tal pressione e data da una colonna d' acqua di massima densita delfaltezza di un metro, ed e espressa da [gs:m 2 ] , cioe mille ebilogram- mi per ogni metro-quadrato. Del resto, la vera unita di pressione sarebbe (§20. ) [sm:nrl"l"] , la quale e in- dipendente dal valore di ~+~ V ) fa' ,n l • G° s ' i,llc ' lc qucsla volta — 120 — r effello si sara ottenuto col consumo del solo lavoro Iglra]; ma avra occorso da prima prendere a prestito una park' di lavoro, il quale sara restituilo alia fine. - Questo prestito di lavoro puo aversi mediante una mac- china gia in movimento munita di volant e (§ 40). Col suo mezzo si puo senza consumo di alcun lavoro (fatta astra- zione dalle resistenze) trasportare una massa da un punto all'altro egualmente elevato : giacche il lavoro, die si puo riprendere eslinguendo la comunicata velocita e precisa- mente eguale a quello impiegato a produrla. — S' intende che qui si tratla soltanlo di una possibility raziomde, e che rimangono gravissime diflicolla nella cosliluzione della macchina. 58. Supponiamo che un inotore 12 [ghn : T| pro- dtica hensi in I" il lavoro di dodici chilogrammetri, 12 [glm], ma cio sotto la condizione che il punto, a cui csso e applicato si muova, colla sola velocita di due metri per secondo, 2 [in : I'j , csercilando quindi per tutto lo spazio di 2 |mj uno sforzo di G [gl], ed invece ci oc- corra una velocita di 4 [m : l"| . Col mezzo di carru- cole o ruote dentate ( che sono in soslanza combinazioni di leve ) potremo ottenere lo scopo, ma lo sforzo eserci- lato con questa velocita di quattro metri per secondo sara soltanto eguale al peso di Ire chilogrammi, 5 |gl| . 59. Le macchine elementari si possono ridurre alia leva, al piano inclinalo ed alia macchina funicolare; parmi che in cio si dimentichi una macchina affatto da quelle differente, e forse piu di tutte importanle, voglio dire il martello. — Per conficcare un chiodo, per ispezzare una dura piclra, qual vigorosa combinazione di leve non occor- rerebbe egli mai ! Un martello compie facilmcnle la biso- gna. Per sollevare un martello s'impiega un certo lavoro, — 121 — per esempio 0,51 |glm| (circa mezzo chilogrammetro ) ; jl martcllo ricadendo lienc in so aecumulato quel lavoro espresso dalla semiforza-viva 5 [1mm : \"\ r ] ; se il mar- tello sia molto duro, e tale sia pure ii corpo su cui colpisce, le forze elasticlie, ciie producono la comunicazione del mo- vimento, compiooo il lore- effetto in uno spazio brevissimo, per esempio in un decimo di millimelro, e percio la mas- sima energia di tali forze supera 50000 [lm : \"\"\ — 5100 |gl| (peso di 5100 chilogrammi ) ; e se a tanto non giunga la coesione di quelle porzioni di corpo, sulle quali si distribuisce il colpo del martcllo, il corpo si spezzera. 40. Forse merila pure d essere considerato come una macchina elementare il volante, od altro artilicio per rac- cogliere e serbare una semiforza-viva, ossia un lavoro, onde adoperarlo a tempo opportuno, specialmente per ren- dere regolare il movimento delle macehine. — Quanlo maggiore sara il momento-d'-inerzia q [Imm] di un vo- lante, e quanlo maggiore sara il quadrato a 3 della sua velocita angolare co [I : I ''J altrettanto (all'incirca) sara minore il rapporto A A a ( \ -f- ~ ) [Imm : \'\"\ Ci6 inscgna quanto lorni vantaggioso per la uniformita del movimento che il volante sia la parte pin veloce della mac- china. h\. Secondo la diversa natura del motore si devc dif- ferentemenle usarlo onde trarne il massimo lavoro possi- bile. Quando il motore sia, per esempio, un cbilolitro |m'| di aria condeusala sotto la pressione di 18 atmosfere, cioc (5 2S) di 180 |gs : m ) dalla sua espansione nell' atrao- sfera, potra ricavarsene un lavoro di 550 |gsm] , cioe quello di un cavallo-vapore in 78 minuti priini. All'incirca si avra lo stesso lavoro qualunquc sia la legge e la rapidita dell' espansione, perche piccola e la massa dell' aria ; sic- che essa esercita la stessa pressione sia che il corpo, su cui agisee, ceda lentamente o rapidamente, e quella forza non si consuma sc non in quanto produce un lavoro. 42. Ma la cosa e ben altrimenti se il motore sia una inolla ; questa nello svolgersi impiega parte di forza a muo- vere la propria massa, quello e tutto lavoro perdulo e tanlo maggiore quanto piu rapidamente la molla si svi- luppa. — Cio avviene tanto piu nei motor! animati, i quali se si fanno agire con molta celerita si rendono incapaci di produrre anclie un piccolo sforzo, sicche pocliissimo e il lavoro ulilizzato. E d' altra parte, per piccola cbe sia la velocita, con cui si muove un animale, lo sforzo die esso e capace di produrre non puo superare un certo limile, cioe lo sforzo non cresce in ragione inversa della velocita; sicche anche a piccola velocita corrisponde scarsa produ- zionc di lavoro ; quindi bisogua nei casi speciali cercare quella velocita e quella maniera di agire, cbe da il massimo lavoro. Inoltre e da rammenlarsi cbe quantunque una bestia affalicbi pocliissimo, pure non e a dirsi cbe pocliis- simo sia il dispendio, poicbe la sola vita porta un dispen- dio ; ed ogni riposo, cbe non sia ricbieslo dal buon man- lenimento della bestia, c una perdila ; il cbe ordinaria- mente non avviene coi inotori inanimati. 45. La gravita e una forza cbe si comporta ben diver- samente dalle precedenli ; essa non si consuma mai, cd agisee con egual energia qualunque sia la velocita del cor- po ad essa sottoposto. Ma per trar profitto dalla gravita — 123 — bisogna lasciar disccndcre qualche corpo, e sc lo si volcssc poi riportare alia posizione priraitiva, bisognercbbc impie- garc tanto lavoro quanto fu quello ottenuto da quella di- scesa : nasce da cio 1' impossibility di ottenere cid, che di- rebbcsi un moto perpctuo. — In qualcbe caso pud tornar utile, cid che fu ingegnosamentc proposto, di adoperar co- me motore la discesa di sassi dall' alto delle montagne al basso : e del rcsto palese die questo non pud cssere die un mezzo speciale e temporaneo. — E poi volgare 1' iiupiego della discesa delle acque, le quali conlinuamcnte lluiscono, perche mediante 1' evaporazione tornano di per se alle loro fonti. Talvolta si da peraltro un' imporlanza illusoria alia stima della semiforza-viva dell' acqua scorrente pei fiumi ; poiche sarebbe impossibile convertire tal scmiforza- viva in lavoro senza arrestare il corso, forse troppo lento, del fiume : ed a chi ha sue stanze sotto gli alti e pericolosi argini di un fiume, sarebbe amara ironia parlargli del la- voro, che potrebbero dare quelle acque ; poiche invece gli sarebbe bene spesso necessario impiegare del lavoro mec- canico a spingere innanzi le acque che lo minacciano. 44. Egli e peraltro indubitato che dai liumi e da altre cause naturali, si potrebbe utilizzare molto maggior lavoro di quello che soglia farsi. E importantissimo problcma tro- var maniera di trasportare (mediante aria compressa od in altro modo) il lavoro meccanico dal luogO; in cui se ne ottiene una gratuita generazione, a quello in cui torna op- portuno impiegarlo. •55. Se potessimo crcare una forza^ [m : \"\"\ , che come la gravita agisse sui corpi indipeiulentemente dal loro movimento, baslerebbe dare a questi corpi, [l| , una gran- dissimavelocila [m : \'\ , performare cosi un grandissimo motore, \\\m\\ ■. \'i"\"\ , che in un dato tempo, \\"\\ Seric 111. T. I 17 — 424 — darebbe un grande lavoro, [lmm: \"\"\ . — Una forza della predctla natura si e 1' attrazione o la repulsione tra le calamite ; ma I' effetto della prima cessa quando le due calamite sono giunle al contatto, I' effetto della seconda di- viene ben presto piccolissimo. L'elettromagnetismo ci da il modo di cangiare il magnetismo temporaneo di una delle calamite, ed alternando cosi le attrazioni e le repulsioni parrebbe cbe si potesse ottenere un motore, il cui lavoro crescesse indefmitamente aumentandone la velocity. Se non che gli infelici tentativi fatti finora mostrano che le cose non sono quali ordinariamcnte si suppongono. Probabil- mente 1' azionc magnetizzante della corrcnte elettrica non e rapida quanto la corrente stcssa, ed occorre un tempo apprezzabile a mutare la magnetizzazione temporanea ; le azioni reeiprocbe delle calamite mobile ed immobile pro- ducono delle correnti magnetoelettriche, che tendono a rallentare il movimento della calamita e quando si avvieina e quando si allontana dalla calamita immobile ; precisa- mente come avviene nei fenomeni del cosi detto magne- tismo di rotazione scoperti dall' Arago. 46. II cliilogrammetro [gml| puo servire a misurare ogni lavoro puramente meccanico: da cio puo avcrsi un dato per istabilire 1' unita monetaria, e per paragonare i valori delle monete usate in diversi luoghi e specialmente in diversi tempi. Sono comunissimi i ragguagli cbe danno con iscrupolosa esattezza i valori del talento romano o dell' antica dramma ; ma essi non presentano che una pue- rile cognizione sul peso delle monete, colic quali si rappre- sentavano tali valori; e nulla insegnano sui bisogni e sui capricci, cbe con quei valori potevano soddisfarsi. II prez- zo dell' unita meccaniea di lavoro offrirebbe un piii utile ragguaglio tra le varie monete; e cio specialmente se si — 125 — eonsiderasse il lavoro meccanieo fatto da uomini : cdsi quesla unita di prezzo avrebbe una relazione non inolto va- riabile col prezzo di un sufficicnte nutrimento giornaliero di un uomo. 47. Ritorniamo col nostro discorso alle unita iisiche. — Per le differenze di temperatura abbiamo quella unita, che si estcnde dal calore, in cui il ghiaccio si disgela a quello in cui V acqua si vaporizza con tale tensione da uguagliare la pressione atmosferica. — Nel che, come gia (§. 25) avrcm- mo a notare, displace che nel sistema metrico siasi presa per normale pressione atmosferica quella di 76 centimetri di mercurio, c non tO(gs:nv]; ed anzi per istabilire una pressione veramente fissa si dovrebbe (§. \8) pren- dere 98,05 [sm : m 2 4 "\ "], poiche la gravita non e co- stante nei varii paesi, e quindi la sola indicazione barome- trica non e sufficiente a determinare la tensione del vapore dell' acqua bollente. Dall' equatore al polo la gravita au- menta di I : 170 , e percio la temperatura dell'ebollizio- ne aumenta di un sesto di grado centigrade*. 48. Ordinariamente si considerano come unita di tem- peratura i gradi, che sono le ottantesime, o centottantesi- me, o centcsime parti dell' unita precedentemente stabilita, la quale con piii espressiva denominazione potrebbe dirsi un termo [ t ), che si dividerebbe poi in frazioni decimali. 49. La divisione dell' unita termica non e facile e pre- cisa come quella delle unita geometriche, poiche ci con- viene guardarc alia causa, anziche ai soli effetti. Infatti la dilatazione dei corpi, che accompagna I' accrescimento di temperatura, non e a gran pezza effetto cosi costante e re- golare, che possa servire a misurare la temperatura. — II Iramutarsi del calorico da coi'ito a corpo, il suo mante- nersi invaiiato, finche nuovo calore non enlri o non esca ; — 126 — oppure il riprodursi di quel colore, che sembrava essersi distrulto, sono indizii che la varia temperatura dipcnda da different quantila di un corpo sui generis. 50. Se non che qui si presenta una difficolta: e egli lecito ed opportuno immaginare a spiegazione di una serie di fenomeni un corpo sui generis, quantunque la sua esi- stenza non sia lanlo palesemenle indieata da tutti i noslri sensi quanto lo e 1' esistenza dei corpi solidi? — II Comte, autore di un trallato di filosofia positiva, sosLiene che ogni ipotesi deve esclusivamente riferirsi alio leggi dei fenomeni c non ai loro modi di produzione; e che non utile, bensi molto perniciosa sara ogni ipolesi, che non sia per se stes- sa suscettibile d' una verilicazione positiva piu o meno lontana. Egli conseguentemenle a eio rifiuta I' esistenza del calorico, dell' etere luminifero e di ogni altro fluido im- ponderabile. a I . Si dice che 1' esistenza del calorico non ci e pale- sata dai sensi. Poniamo a confronto il calorico coll' aria. La vista, V odorato, il gusto sono per certo inetti a per- suaderci della presenza di quest' ultima ; e lo stesso puo dirsi dell' udilo, poiche e soltanto per una cognizione ra- zionale che noi sappiamo esser Y aria sempre portatrice, e qualche volta genera trice dei suoni: rimangono soltanto le sensazioni tattili. Ma queste sono destate dal calorico in modo molto piii cospicuo che dall' aria : sicche le nostre sensazioni ci avvertono dell' esistenza del calorico meglio che dell' aria. 52. Si dice che il calorico e incoercibile: peraltro esso puo quasi chiudersi dentro di un corpo in maniera che ne esca con molta lentezza. Supponiamo che, come I'aria attra- versa talvolta qualcbe vescica, cosi alia lunga essa altraver- sasse ogni corpo, ne potesse (juindi trattenersi dentro di — 427 — alcun vaso : basterebbe cid ad indurci a ncgare I' esi- stenza dell' aria ? 5i. Si dice che il calorico e imponderabile. Forsc non e irrecusabilmente provalo che csso non abbia qualche peso: sottoporre alia prova della bilancia un corpo freddo o caldo non potrebbe dare che dubbiosissime consegnenze : molto meglio pesare insieme due corpi, poscia il loro mi- scuglio, dopo che ne sia uscila gran quantita di calorico latenle; forsc le sperienze non furono portate abbastanza innanzi. — Del resto, prima che il Torricelli avesse dimo- slrato il peso dell' aria, era forse opporluno ncgare 1' esi- stenza di questa ? 55. Per discutere con qualche maggior fondamento la verisimiglianza, o l'opportunita di ammettere l'esistenza del calorico e di altre ipotcsi, prendiamo ad csarainare i van- taggi ed i danni che le ipotesi recarono o potevano recare all'astronomia, nella qual scienza ormai completa ci e dato di scorgere quali passi avvieinavano od allontanavano dalla meta. Cos! seguiremo quell' ottimo precetto del citato auto- re (§ 50), il quale slabilito I'ordine sistematico delle scienze: inatematica, meccanica, astronomia,, fisica, chimica, bio- logia : ritiene che niuno possa veramente impossessarsi di una scienza senza conoscere sufiicientemente tutte quelle che la precedono, e che gli deggiono offrire cognizioni necessarie ed abitudini nel rigoroso ragionamento c nel metodo scientihco. (continuerd). RIGERGIIE SPERfBlTllI [KTORKO AL CALORICO DI DILUIZIOJSE MEMBRO EFF. PROF. B. BIZIO letlc nell' adunansa del 2i marzo 1852. (OJC) N< lella tornata del 17 febbraio dell' anno 4 8 i5 io aveva I'onore, illustri colleghi, di leggervi i risultaiuenti di alcnne mie sperienze : Sopra I' azione " delta calce entro I' aequo, conducente a ravvisare in che consista la soluzione (1), e qnivi per divisare di qual maniera io fossi per vedere la solu/ione, a guida della ragione dinamica, mi faccva alio gravi eonsidcrazioni dell' illuslre Gay-Lussac. Questo di- stinlo cbimico in un suo lavoro intitolato : Considerazioni sopra le forze chimiche e quindi sopra la coesione (2), condotlo dal lilo dc' suoi argomenti rinsci col discorso alia solubilila de'eorpi, c quindi alia soluzione. Trovo egli ebe la soluzione di un corpo avviene senza verun rispctto alio slato in cbe il corpo si trova, cioe, sesolido o liquido, (1) Vegg. I'Opuscolo pubblicato cui torchi Cecehini e Naratovich. Ve- lii'zi;) 1845. (2) Vegg. Annates de chimie el de physique, torn. LXX, anno 185&. — 130 — onde la cocsione non inlluiscc menomamentc sopra il cau- giamento, che i corpi quivi incontrario. Trovd, incontrario, che la solubilita e strettamente legata colla temperie ; tal- che la soluzione di un sale saturala ad una data temperie, quando si raffreddi per un certo numero di gradi, abban- dona una proporzionata quantila del sale sciolto ; onde concludeva avvenire delta soluzione de' corpi quel mede- simo che della elasticitd de' vapori, la quale varia colla temperie. Si faceva quindi a comparare la soluzione colla vaporizzazione, dichiarando « che non si potrebbe non » ammettere, cosi egli, die nella soluzione, come nella va- » porizzazione, il prodotto sia essenzialmente limitato a » ciascun grado di temperie pel numero delle molecole, » che possono csistere in una porzione data di solvente. » Esse si separano per la cagione medesima, onde le mo- » lecole elastiche precipitano, cioe, per un abbassamento di » temperie. » Crede che la compressione, come obbliga a precipitare le molecole elastiche de' vapori, cosi faccia del- le molecole saline sciolte. Ilicorda che, come le molecole de' vapori precipitano per la riduzione dello spazio, cosi del pari le molecole sciolte de' sali quando si menoma il volume del solvente, del che, per cosi dire, ci chiarisce la cotidiana sperienza, anche quando facessimo, dopo la sva- porazione di parte del solvente, di ricondurre la temperie della soluzione a quel prcciso termine a che fu operata la saturazione. Finalmente richiama l'attenzione alia confor- mita del fenomeno con che si opera la soluzione e la va- porizzazione, cioe al freddo che si produce in entrambe queste tramutazioni de' corpi di uno in altro stato. Quando il celebre Gay-Lussac fermava tutti quesli punii di analogia esattissima tra la soluzione e la vaporiz- zazione, T esperienza non ci aveva per anche i'ornito I' ul- — 131 — timo ancllo, chc valesse a legarc queste due operaziont fisiche stret'taraente tra se, ch' era il vedere a mano dell' e- sperienza, se, come un vapore ehe satura uno spazio dato, quando si conduce a spargersi in uno spazio piu grande, per la rarefazione che segue, produce freddo, cosi del pari i sali sciolti, messi a diffondersi in una copia maggiore di solvente, a similitudine de' vapori, rendessero anch' essi un abbassamento di temperie. II primo cenno che apriva la via alia verificazione di questo fatto rilevante, senza pero il menomo intendimento, che fosse per valere al piu fedele riscontro della soluzione colla vanorizzazione, io il rinveniva nel Rapport annuel dell' anno 1846, in che il Berzelius ci divisa brevemenle alcuni risultamenti spcri- mentali del Person intorno alia soluzione del cloruro so- dico ; ne' quali 1' autore si preflsse di determinare la quan- tity del calorico assorbito nello sciogliersi di questo sale. Quivi e detto: « II Person attiro I' attenzione sopra la se- » guente partieolarita del sal marino. Quando si scioglie i) un graramo di questo sale in 50 grammi di acqua, esso » assorbe 22 unita di calorico, mentre quattro grammi di » questo medesimo sale fatto sciogliere nella stessa quan- » tita di acqua, non assorbe che dieci unita di calorico. » Che se poi si scioglie un grammo di sal marino in una i) soluzione, la quale contenga % di sale, essa non ne assor- » be che tre unita. Ne segue da cio che, quando si aggiunga » dell' acqua ad una soluzione di sal marino., la temperie » si dee abbassare, e cio avviene elTeUivamente (I). » Dichiaratoci nel modo allegato il predetto singolare av- veniiiKnlo, laceudosi il medesimo autore quattro anni ap- prcsso, cioc nell' anno 1850, a cercare il calorico specified (1) Vegg. Rapport annuel. 51 niarzo 1846, pa£. IS. Serie III. T. 1. IS — 132 — (telle soluzioni, e it latente di soluzione, ieggiamo nci Com- pies rendus del detto anno, qucsle parole : « A priori sa- il remmo condotti a credere, che la quantita di ealorc che n si rende necessaria per isciogliere un sale, dovesse es- » sere minore di quella, che bisogna per fonderlo ; peroc- » che T azionc chimica fra il sale e 1' acqua suscita una » quantita di calorico, che ci toglie porzione dell' effetto » sensibile di quello assorhito a cagione del passaggio dallo » stato solido al liquido ; ma il fatto segue in opposlo alia » predizione. Quarantanove calorie hastano per fondere un » grammo di azotato, o nitrato potassico, e ne occorrono » sessantanove per iscioglierlo- Io suppongo che la solu- » zionc si faccia con cinque parti di acqua ; c se si aumenti » la proporzione dell'acqua, a\ vegnache in tal caso I'azione » chimica fornisca senza dubbio una quantita maggiore di » calorico, pur nondimeno la misura, che ne abbisogna, e » vie piu grande ; conciossiache occorrano allora ottanta » calorie per isciorre il sale in venti parti di acqua. INe » viene da cio evidentemente che la semplice diluizione in i) una quantita di acqua piu grande assorbe una quantita » considerabile di calorico. Si puo verilicare queslo fatto » dircttamentc ; e si trova che il medesimo sal marino » rendc latente piii calorico nell' alto che si allunga la » soluzione che non quando fu sciolto il sale. Ne segue da » cio ch' errerebbe chi slimasse che il freddo osservalo, » quando si scioglie un sale, fosse dovuto semplicemente » al cangiamento dello stato solido in liquido : in questo » passaggio non e assorbita che sola una parte di quel » calorico che scompare. Un' allra parte, sovente piu rag- » guardevole che la prima, imprime alio molecole gia dive- » nute liquide una lnodificazione, che non conosciamo, rna » senza della quale le preilette molecole non si spargereb- o«> — r bono net solvcnte. Di qua siamo condolti a riconoscere » mi calorico latente di diluizione, e quindi non cc no am- » miriamo die la quantita del calorico, die si rende neces- » saria per la soluzione torni piu grande chc per la setn- » plice fusione. » Prima di fermare le considerazioni nostre sopra il calorico di diluizione, ci scmbra dover osservare, alia somma del freddo, die si palesa quando si scioglie on sale, non essernc da aggiungere quantita alcuna maggiore per quel calorico che si presuppone suscitato dall' operamenlo chimico di soluzione, die verrebbe a toglierci una porzione dell' effetlo del freddo prodotto dal cangiamento di statu. Tutti i chimici fin qui, lasciando d' occbio le grandi diffi- colta che si contrappongono, ammettono die la soluzione venga per un alto chimico del solvente verso il corpo che si scioglie, ma nessuno ha immaginato che, quando il corpo che si scioglie sia in condizione idrata, vabbia produzione di calore ; onde attencndosi al fatto visibile, e al solo for- nitoci dall 1 espcrienza, si diedero piultosto a credere darsi operazioni chimiche, le quali, anziche accompagnarsi al fe- nomeno del calore, si accompagnino a quello del freddo. Stimiamo adunque doversi ritenere che il freddo prodotto nelT atto in che un sale idrato si scioglie, sia V indicazione dell' effetto intero e preciso del cangiamento di slato incon- trato dal corpo. Ma se attenendoci alio attiludini del calorico vedulo nelle sue qualita di un impondcralnle, abbiamo facile ra- gione del freddo quando un sale si scioglie, perche ha as- sorbimenlo di calorico quando un corpo di solido viene liquido, e di liquido si conduce a condizione elastica ; onde avviene poi che il sale gia messo in istato liquido, seguitando a tenersi nello slalo in che si trova, atleso il — 434 — solo accidente che la soluzione si allunghi, rendc di bel nuovo una manifestazionc di freddo ? II Person ci soggiugne, die questaporzione di calorieosi fa ad imprimcre alle sue molecole, gia divenute liquide, una modificazione sconosciuta, ma senza delta quale lepredette molecole non si sparger.ebbono nel solvente. E noi soggiun- giamo: per qual cosa quando si sono sparse la prima volta nel solvente, giusta il consentimento de' chimici e del Per- son medesimo, che stimo eziandio consenting produci- menlo di calore, fu reputata operazione chimica, non e poi operazione chimica anche lo spargimenlo secondo? E s' e poi operazione chimica, perche rende freddo, anziche ca- lore ? Noi crediamo che, per dilucidare questo nuovo ar- cano che ci e dato innanzi dall' esperienza, sia da richia- marci, come abbiamo detto a principio, lo stretto legame, divisatoci dal Gay-Lussac, Ira la vaporizzazione e la solu- zione, e scorgere quindi nel fatto, messoci innanzi dal Person, 1' ullimo esattissimo riscontro, ch' e quando un vapore saturante uno spazio dato, conducendolo a spar- gcrsi in uno spazio piu grande, produce freddo, come le soluzioni producono freddamento quando si diluiscono. Ora fermatomi col pensiero nella rilevanza di questo fatto al tutto acconcio ad avvalorare 1' idea dinamica della soluzione, in che il corpo che si scioglie, e veduto, a guisa di un vapore, condursi in condizione elastica dentro il solvente, che torna il mezzo in cui le molecole venule ela- stiche si tengono librate, trovai debito il cercare, se rispon- desse cosi al cimento di piu maniere di sali sciolti da po- tersi avcre quale successo in ogni contingenza sicuro e immancabile. Siccome il fine propostomi quello era di raf- frontare la soluzione a un vapore saturante uno spazio, cosi, nello instituire le mie ricerche, stimai bene di partire — 435- eoslantemente da una soluzione satura a una data tempe- rie, come quella che mi rappresentava per punto lo spazio saturato di vapore a quel termine termometrico. Lo di- verse soluzioni saline, ch' io ho cimentato, furono condotte a saturazione tra -+• 8° e -+- 12° del R. Indi avula dentro i limiti aecennali la soluzione satura, di che io cercava di conoscere il freddo, che fosse stato per prodursi ne! diluirla, prendeva quelle lante misure eguali in volume di aequa con che divisava di allungarla, esempligrazia due, tre, quattro e lino a cinque, c condotta 1' acqua diluente alia precisa identica temperie della soluzione da esperi- nientarsi, faceva a un tratto la mescolanza, hadando altentamentc alia misura del freddo, che il termometro mi indicava al tramescolarsi dell' acqua colla soluzione ; non senza portare pianamenle il bottone del termometro negli strati different! del liquido tramescolato, e tenerlo quivi finche si melteva al lutto in quiele. Non ommisi neppure di tener conto, avvegnache non rilevasse essenzialmente al mio proposito, del freddo prodotto nel primo tempo in che il sale era aggiunto all' acqua per apparecchiare la solu- zione satura ; hadando altresi alia misura di questo freddo di soluzione, per iscorgerc, se al piii o al meno di esso fosse legata una qualche relazione col freddo successivo solito prodursi quando si mescc 1' acqua. Tenutomi in ogni sperienza all'osservanza esatta di queste norme, il primo sale a che io posi mano, fu il sal marino, o cloruro sodico, come quello che, nelle mani del Person, valse a fornire questo novello lume alia scienza. La prima quanlita del sale infuso nell' acqua era in peso poco meno di quello domandato alia sua saturazione nei limiti di temperie in che operava ; e cio io faceva appunto per conoscere la misura del freddo rendutomi allatlo della — 13G — soluzione; al gual propositi) mi piace osservare,che il freddb prodotto da un dato sale nel punto in chc si scioglie, e le- gato cost alia rapidita della sua soluzione da potersi notare una differonza.se prima piu o meno rendutoin polvere sottile. Preso adunque un volume di acqua, che corrispondeva sempre a cento parti in peso, ci aggiungeva, operando una rapida agitazione, la predetta quantila di sal marino, o cloruro sodico, e ne aveva un abbassamento di temperie al tormomelro del R. di — 2 U . Fatto cio, come il sale era dileguato compiutamente, nc rimetteva succcssivamcnte altre piecole porziuni, finche coglieva il preciso termine della saturazione, indicatomi dell'ultima piccola presa, che, o non si seioglieva, o si scioglieva solo in parte. Allora separata con ogni sienra diligenza la soluzione satura dal poco sale residuo, prendeva tre lanti di acqua in rispetto al volume prima saturato, e conduceva I' acqua da infon- dersi e la soluzione alia precisa identica temperie; al die non mi lusogno in ogni sperienza meno dello spazio di ventiquatlr'ore. Conseguita I'eguaglianzadi temperie, versai T acqua nella soluzione, rimescolando il liquido col bottone medesimo del termomelro, e, come quieto, ebbi un freddo uguale a — 1°. Onde, ossendo aggelati, compresa V acqua della soluzione, quattro tanli di acqua chc dianzi, nesegui un freddo corrispondente a — 4°, cioe il doppio di quollo avuto nella soluzione del sale: senza fare nessuna stima del sale sciolto, ch' e da comprendersi eol liquido nella massa raffreddala di un grado. Rifeci F esperienza con aggiugnere alia soluzione quat- tro volumi di acqua, o ne venne un freddo di — 5°. Final- mente itcrata la medesima pruova con cinque volumi di acqua, no segui un freddo di — 0°, cioe triplo di quollo avuto nella soluzione — 137 — Veriflcato il fenomcno, per altra via conseguito dal Person, stimai di farmi coll' esperienza al eloruro ammo- nico, sale die si scioglie ncll' acqua con possente gagliar- dia. II freddo, venutorai nella soluzione, fu — 10° '/ a . Fermato il pensiero nel freddo nolevole prodolto da questo sale nello sciogliersi, mi parve bene di menouiare per la prima volta I' acqua da aggiungersi, onde ne presi solo un doppio volume ; e condotla, come dianzi, a egualita di tem- perie, feci la mescolanza ; e senza grande sorpresa, vidi seguirne nessuna indicazione di freddo. Allora rifeci la pruova con aggiungere tre volumi di acqua, e nc venue un abbassamento di '/$ di grado, cbc corrisponde ad un' ag- gelazione di lulta la massa di solo x / z grado. Ilerai 1' espe- rienza con T aggiunta di quatlro volumi, e n'ebbi una ma- nifeslazione di freddo uguale a V io , cbc torna a — -8° l / z dell' intcra massa. E per ultimo, rifatta un' altra volta la medesima sperienza con cinque volumi di acqua, il termo- metro si abbasso di — -*/ io , die corrisponde ad una som- ma di freddo seguito ne' sei volumi di acqua, uguale — 2° % , o 75 , die torna all' incirca il solo quinto del freddo avuto nclla soluzione del sale. Gli sperimenti insti- tuiti sopra questo sale, come sopra altri sali diversi, furono ripetuti pin volte ; onde i risultamenti, eli' io do, sono o i piii prossimi, o i realmente conformi avuli in pin esperienze. Vedulo il procedimenlo di questo sale gagliardamente solnbile, avvisai di melter mano al eloruro calcico cristal- lizzalo, sale, non cbe solo solubilissimo, ma in ccccsso deliquescente. Attesa appunto la deliquescenza grande di questo sale, parendomi difficile il cogliere il punlo della saturazione, reputai per questo sale di variare il modo spcrimenlale in quesla guisa : Seiolsi una slatuita quantita di eloruro cristallizzalo in un peso eguale di acqua. Nc — 138 — scgui un freddo, o un abbassamento di temperie di — 10°, il quale sarebbe stalo viepiu grande, so io avessi adoperata una maggiore quantila di acqua ; conciossiache col poco di acqua adoperata rendendosi la soluzione prontamenle densa, le ultime quantila del sale passano in istalo liquido assai lentamente, e quindi poco o niente contribuiscono a quel produeiraento del freddo, ch' e opera del primo met- lersi del sale nel solvente. Avuta questa soluzione densa, ue pigliai parti cento in peso, e parti trecento di acqua, e, condolte entrambe a egualita di temperie, feci la mesco- lanza, ma non ne segui la menoma produzione di freddo. Veduta questa nullita di effetto, deliberai di servare questa medesima soluzione allungata per istituire un' allra pruova con aggiungervi altre ducenlo parti di acqua. Guardate le consuete cautele, feci V aggiunta, c la temperie mi venne abbassala di '/ di grado ; il qual freddo, essendosi fatto in tulla la massa, che in questa sperienza monta a parti seicenlo, se n' ebbe un freddo eguale a — i" L / 3 . Scorto questo piccolo effetto, mi parve bene di rifare la pruova, prendendo, come dianzi, le cento parti di soluzione, e ag- giungervi a un tratto le cinquecento parti di acqua. Cosi operando ne segui un abbassamento di 2 / , ovvcro di '/ 5 di grado, die rapportato a tutta la massa ne viene il freddo t li |" y 5 , cioe poco piii di un quinto del freddo di so- luzione, ch' e in una coueordanza pressoche csatla co'ri- sultamenti avuti dianzi, sperimentando il cloruro ammonico. Indagata la predetta attitudine ne'mentovati sali aloidi, die sirisolvono in meri composti binarii, passai agli ossi- sali, cioe a 1 composti ternarii, e tra quesli per jtrimoscelsi il nilrato od azotato potassico, come il secondo de' sali in che il Person ferrao il singolare fenomeno del freddo di di- luizione. Messo mano a sperimentare anche questo sale — 439 — nel niodo gia divisato, c fattomi ad apparecchiare la solu- zione satura, ne segui un freddo di soluzionc di — 7°. Per questa prima volta foci pruova di allungarla con tre volumi di acqua, c ne venne un abbassamento di — x / x grado, che torna a — 2° in tutta la massa. Rifeci l'esperienza coll'ag- giunta di quattro volumi, e i! freddo venutomi fu di — 3 / di grado, che riferito alia totalita della massa; torna di — 5° y< . Per ultimo, fattomi ad aggiungerne cinque volu- mi, n' ebbi un abbassamento di — '/ 2 grado, che rende un freddo tolale di — 5°, sicche il massimo freddo avuto in opera di diluizione col nitrato potassico, fu coll'aggiugnere alia soluzione satura quattro volumi di acqua ; e questa somma di freddo non valse che la mela scarsa del freddo di soluzione. Verificato nel modo anzidetto nel nitrato potassico il freddo di diluizione, veduto dal Person per altra via, mi feci a provare il nitrato calcico. Siccome questo sale e de- liquescente all' incirca alia maniera del cloruro calcico, e quindi vedeva difficile il poler cogliere il preciso terminc di saturazione, divisai di prendere un volume d' acqua in peso parti cento, e quivi sciogliere una statuita quantita di questo sale. Ne sciolsi adunque parti quaranta in parti cento di acqua ; ed attesa la predetta deliquescenza, non avendo poluto avere il sale in condizione idrata, trasandai il freddo di soluzione, che non valeva a signilicarmi, che il solo eccesso sopra il calore prodotto nella idratazione del sale : il che niente nuoceva al fine della rioerca, che si fa- ceva solo a verificare la generality del freddo di diluizione, come fenomcno di correlazione alio spargersi de' vapori •in ispazio piu capace. Avuta adunque nella proporzione allegata la predetta soluzione, c' infusi dapprima tre vo- lumi di acqua, e ne segui un abbassamento di — '/ grado, Serie III. T I. 10 ■- 140 — clic risponde a — 2" di In I la la massa. Iterai la medcsima sperienza coll' aggiunta di quattro voliimi, c del pari 1' ab- bassamento si tenne a — / a grado, che rende in tutto un feed do di — 2" '/, . Da questo sale passai al nilralo baritico, dotato di poco gagliarda attitudine a sciogliersi. Fattomi adunquc ad apparecchiare la soluzione satura, nell' opera prima sol- vente ne segui il solo abbassamento di 8 / IO di grado. Ado- perate le consuete caulele, feci prima laggiunta di Lre vo- lumi d' acqua, onde ne segui un freddo di — - L / , ovvero di '/, , cue, per tutta la massa raffreddata di quel tanto risponde a — y 5 . E rifatta con quallro volurai, n' ebbi un freddo totale di — 1° l / x ; e eon cinque di — 2° '/^ . Fattomi ora a un altro genere di sali, eioe. a' solfali, diedi di piglio al solfato sodico, del quale nell'appareccliiar- mi la soluzione satura, segui un freddo di — 7°. Nel primo cimento aggiunti tre volumi, la temperie venne abbassata di — '/ , clie rende un freddo totale di — 2°. Nel secondo fatta I' aggiunta di quattro volumi, 1' aggelazione totale seguitane fu di — 5° y, e non mi venne trovata differenza sensibile col pin di cinque volumi aggiunti. Per fare esperienza di un altro sale di questo genere, posi ma no a sciogliere il solfato magnesico, dal quale ne segui un freddo di soluzione uguale a — 4° '/ 2 . Ed aggiunti dapprima tre volumi di acqua, ne torno una minorazione totale di temperie uguale a — I " ; indi con quattro — 2" '/ 2 ; e con cinque soli — o°, che non rende il freddo di solu- zione, come ne aiiche il precedente solfato. Stimato bene di fare qualclie piccolo saggio ancbe coi fosfali, mi diedi a sciogliere il fosfalo sodico, nel clie mi segno un freddo di — 2°. Indi aggiunti alia soluzione sa- lura tre volumi di acqua, ne torno un abbassamento totale — 4 41 —
  • ; ed aggiunti primieramente tre volumi di acqua, n' ebbi un abbassamcnlo totale di — 1°, e con quattro di _ 2° '/ a - 142 — Siceorne in questi brevi saggi io mirava di passare dai sali consistent! nella piu semplice composizione a quclli della composizione piu implicata, cosi volendo sperimen- tare anche un sale quadernario, sciolsi I' allume, o solfato alluminico-potassico. II freddo di soluzione venutomi fu lieve tanto da non aver potuto notare cheil solo abbassa- mento di '/ di grado, e con la prima aggiunta di tre volu- mi
  • olo, non ponsando alia sua vera proprieta.Indicare Ie differenze tra famoso e famigerato non puo essere agevole a tutli ; c nulladimeno vi sono. Ma, a non andar dietro alio minime gradazioni nel significalo di questi vocaboli, nelle quali sta infinc tutta la diversita loro, egli e certo che nel massimo numero delle volte poterono indifferentemente sostituirsi I'uno all'altro: e tuttavia, io non direi oggi, p. es., la fami- gerata Elena di Zeusi, come il Firenzuola, volendo accen- nare alia gran fama ond' era celebratissima quell' opera del grande piltore; mentre mi pare ehe l'uso de 1 migliori, ritenendo 1' addicltivo famoso per significare in generale una gran fama, si serva oggi piu volentieri del famigerato per una fama altresi larga, ma acquistata in modo non buono. II verbo essere ed il verbo venire servono ambidue a eoslruir quella forma che diciamo passiva ; ma ciascun d' essi imprime lal gradazione di significato nella forma da esso costrutta, che se si pu6 spesso adoperare indifferen- temente I' uno o 1' altro, vi sono molti casi ne' quali il concetto che si ha o si dovrebbe avere non puo essere pro- priamente espresso se non che usando uno piuttosto che T altro di questi due verbi ; mentre il verbo venire deter- mina piu distintamente i due tempi presente e futuro ; quando il verbo essere, come ben nota il Gherardini. im- porta piuttosto stato in luogo ; e Io stato e tal condizione che si associa coll' idea di cosa che abbia gia avuto effetto. Non voglio contendere alia nostra particella si (e che non concederei io ad essa, poiche il sommo poeta la innalzo quasi ad impresa che ci distingua da tutte Ie altro genti del mondo!); non voglio contendere alia nostra particella si di servire ella pure alia costruzionc del significato pas- — 482 — sivo, conic prBtendono i piii dei grammatici ; ma certo, operando queslo, e in essa un potere che non c identico a quello dei verbi csserc e venire usati per lal effetlo ; mentre in molti easi, sostituendola all' uno o all'alti'o, rendereb- besi per lo meno cquivoco il senso. Onde cbi scrivesse, per esempio : i Francesi si stimano i piu valenti in opera di scienze e di lettere, non lascierebbe conoscer bene se giu- slissimamenle egli avesse inleso dire, che i Francesi sti- mano tali se mcdesimi, o pure che vengono stimati tali dagli allri. Difficile studio queslo impadronirsi bene dell' esattissi- mo signilieare delle voci e delle locuzioni, togliendolo dal principio, c non perdendo d' occhio le varieta cui soggia- cque col progredire dei tempi. Difficile anche il tenere la raente si attenta che non cada talvolta in errore, special- mente quando si tratti di voci e locuzioni, le quali abbiano un senso tanto analogo, che sovcnte poco imporli, ripeto, di sostituire le une alle altre. I meglio serittori non valgono sempre ad evitar in cio ogni taccia. Consignor delia Casa, ]>. e., scrisse Del suo Galateo, che lanto e a dire a rilroso come a rovescio. Nei vocabolarj e tutfaltro che ben distin- to il proprio signilicato a ciascuno di questi modi. II Ghe- rardini spiegando anch' egli in un prinio § a rilroso per a rovescio, non fa che aggiungere un esempio che si riferisce a cose intellettuali ; e in un secondo, spiegandolo per dalla parte opposla alia dritta, dalla parte di dietro ( che in so- stanza e il rovescio stesso) allega questo esempio del Botta : « varcato il iiume, e posto piede sulle terre cesariane, si avvid rattamente ad assalire il forte a ritroso » cioc a ro- vescio. Ma rovescio e rilroso non so no due vocaboli che significhino I' identica cosa. Non potrebbesi dire, p. e., il rilroso di una medagiia, come se ne dice il rovescio; e — d83 — quando si dice il rovescio di una vcstc s' intende cio clie piu non s' intenderebbe dicendone il ritroso ; e certo niuno direbbe una fanciulla rovescia, perche si avesse da inlen- dere una fanciulla ritrosa. Se dunque uno dei due elementi ch' entrano a formare la prima di queste locuzioni avver- biali ba un senso che non e identico con uno di quelli ch' entrano a formar l 1 altra, non mi par possibile che le locuzioni stesse abbiano poi esse medesime un senso iden- tico, epossano sempre sostituirsi indifferentemente a vicen- da. Dico sempre, poiche dobbiamo ancora ripetere che in lauti casi sara in arbitrio dello scrittore, per la molta ana- logia che e nel loro signiflcato, di valersi senza colpa, delYa ritroso o delfa rovescio, come piii gli torna ; massime quan- do se ne serva in figura, e non voglia esprimere se non ge- nericamenle il contrario tra due cose. Ma se brama evitar la laccia d' impropriety, guarderassi di farlo in alcuni altri; cd in alcuni poi, sostituendo questa locuzione a quella, espri- mera tanto falsamente il concetto, che dira tutt'altro di cio che vorrebbe o dovrebbe dire. Gia il Parenti notava che non saria dato, senza scambiar in tutto 1' idea, di porre a ritroso invece che a rovescio, dove, p. e., il Boccaccio scris- se: messosi in dosso un pelliccion ncro a rovescio : e quanto falsa, per addurre un altro esempio, quanto falsa non usci- rebbe 1'idea, sostituendo a ritroso nei seguenti versi del Demi ! — Come in un campo a pie di qualche macchia — Fa una volpe alle volte il gattone — Quando vuole ac- chiappar qualche cornacchia; — La ribalda a rovescio giu si pone. = II Mallei scrisse un tratto = i nostri odierni dialetti non si sono allronde formati che dal diverso modo di pro- nunziare negli antichi tempi e di parlare popolarmente il latino. = La qua! sentenza chi quanto convenga la allar- — 484 — gasse, sostenendola co' necessarj ragionamenti, e convali- dandola con dpportuni ed abbondanti esempj, verrebbe a dimostrare, ancbc per quelli i quali repugnano tultavia a erederlo, clic la lingua italiana deriva immediatamente dalla iatina; e che colla romana intermedia, o sia colla proven- zale, essa non ha aleun obbligo di figliuolanza, ma solo un tilolo di fraternita. Io per6 non allegavo questa sentcnza del Maffei, se non pel motivo di darmi un solenne ed auto- revole fondamento a chiudere questo poeo che ho delto intorno alia propriety delle voei e loeuzioni, col quale in- tendo di por fine al presente discorso; a chiuderlo, dico, accennando all' utile grande che potra trovarsi in si fatta materia da chi non si contenti di gnardare soltanto alia figlia, ma volga spcsso sua attcnzione ancoalla madre. Ten- gano i giovani da un lato colla Crusca e 1' Alberti anco il Forcellini, e dall'altro, cio che meglio importa, co' piu au- torevoli scrittori dell' Italia moderna quelli dell' antica. Li consiglio a questo; c mi rido dell' abbale Gaume, e di quanti fecero con lui la grande scoperta in Franeia ( e che mai non si scopre, per far parlare di se in Franeia ! e quando mai le scoperte de' Francesi mancarono di ammi- ratori, di plaudenti, di seguaci in Italia! ) la grande scoper- ta, che \i sia un forte pericolo da correre per la giovenlu nello studio dei classici lalini. Se gli scopritori e gridatori di tal vecchia novita; se i loro ammiralori e seguaci si po- tesse'ro persuadere da buoni argomenti, non riuscirebbo nienle difficile a tener loro un discorso, cui desse corpo o forza il pensiero, c gia basteria che Ieggessero la magnifica lettera nella quale ragionava su questo proposito medesimo tre secoli addietro quel grande spiritualista e verissimo cristiano che fu Mareantonio Flaminio. Ma mi avviso che sarebbe tempo pcrduto. Meglio atterrarli d'un colpo, d'un — 185 — colpo solo, e con talc spada contro cui non osjno ne pure alzare il braccio per difendersene. Quell' Agostino, die fu non solo un grand' uomo, ma che veneriamo per un gran sanlo, accennando al guadagno che puo farsi dallo studio de' classic! greci e latini rispetto alio arti della parola: Non solum formidanda non sunt, egli seme, sed ab eis etiam, tanquam ab injustis possessoribus in usum nostrum vindi- canda. Taluno potrebbe forse arrestarsi un poco su quel- V injustis possessoribus, per farsi capace ad inlcndere, co- me mai ingiustamente possedessero quelle arti i classici greci e latini ; ma noi, trapassando queslo, non diremo al- Iro se non che si scolpisca in marmo ed in bronzo, e si ri- peta senza fine : Formidanda non sunt, sed in usum nostrum vindicanda ; non seuza aggiuugere, che se nell' uso loro le sapessero vendicare le cosi fatte arti tanti di que' gridatori che parlano poi si rozzamente dagli altari o dai pergami, tanti di quei gridatori che vergano poi si traseuratamente delle carte inlorno ai coslumi; oh, quanto ne acquisterehhe la rehgione cristiana ! oh quanto la morale evangelica ! 1BBN1MI DEL CICRSO l 2!) DIOEIBRE 1855 II membro cfTetlivo dolt. Nardo legge una sua memoria: Introduzione alio studio di alcuni fenomeni oitici osservati guardando atlraverso le frange perife- riche che appariscotw alia superficie dei corjii, sotlo determinate condizioni di luce. Di quel numero e varieta grande di fenomeni intoino a cui volse la sua atlenzionc nell' accennato proposito 1' au I ore, e ch' egli descrisse in questo suo lavoro coi niinutissimi accidenti dai quali li vide ac- compagnali, alcuni gli parvc di poteili attribuire a rcfrazione de' raggi di luce che attraversano le accen- nate frange perifcriche, altri a raggi di luce da esse ri- flessi, altriin fine ad ambedue queste cause opeiantiin- sieme. Noto, fra molti, in particolare un fenomeno di raddoppiamento di linea analogoalla doppia refrazione prodolta dallo spalo d'Islanda: si fermo inlorno a quegli accidentia d onde pud derivare che si spicglii perche i raggi liuninosi attraversando un foro non Serie HI, T. I. 25 — 488 — rolondo, vadano pur a render rotondo lo spazio sopra cui pcrcuotono : si fecc a confutar la dottrina del Pe- clct, sostencndo V obbiettivitd delle frange periferiche che si prcsentano all' occhio; e conchiuse che si riser- vava di rilornar sul medesimo argomcnto, per raiTron- tare i fenomeni da lui osservati con quelli di altri fisi- ci, e 1c sue proprie leoriche con quelle pure di essi medesimi. II menibro elTettivo Bellavitis ha creduto intorno a questa lettura di poter notare : che il fenomeno di doppia immaginc osservato in certe condizioni dal ISardo non e, a suo avviso, da confondersi con quello che i fisici chiamano doppia refrazione : aggiunse che i fenomeni osservati allorquando un corpicciuolo muo- vesi tra Y occhio ed un forellino tenuto vicinissimo a questo, si spiegano per cio che sulla retina, invecc di un' immagine del corpicciuolo, se ne ha 1' ombra; e che la forma rotonda od ovale che presenta la luce solare, attraversando un foro di forma qualunque, deriva evidentemente dalla forma stessa rotonda del sole. — II dott. Nardo rispose, ch'egli si era gia riser- vato, come fece udire nella sua memoria, e puo leg- gersi, di far conoscerc in una seconda parte di essa quale e quanta sia la relazionc che hanno tra di loro i due fenomeni di raddoppiamento ; e ad un tempo di raftrontare la spiegazione ch' egli ne diede con quella datane da altri ; il che pure si era riservato di fare in ogni altro caso in cui le spiegazioni ofl'erte da lui, o ch' egli potessc oiTerirc, di alcuni fenomeni, fossero per avventura piu o mono dalle allrui diverse. — 189 — II mcmbro efleltivo dott. Fario. lodando la sonuna diligenza del Nardo ncll'osservazione dei fenomeni da lui narrati, per quanto spetta alia parte fisica, crede peraltro di do vet* insistere anch' egli intorno alia sonuna importanza di non trascurare in questo pro- posilo ne pure Ie condizioni fisiologiche dell' organo stesso guardatorc ; mentre varie sono questc allorche esso guardi attraverso fori di minima ampiezza da quando il faccia altrimenti; come a non accennarne, p. e., diss' egli, che una sola, quella della continua umctlazione della superficie dell' occhio stesso per opera di un iluido pieno di sali di varia natura, pieno di atomi di materic grasse, mucose, lc quali devono di nccessita modificare la luce che lc attraversa. modifi- carla sensibilmente all' occhio a cui giungono i minimi fascelti di luce passanti pei minimi forellini cosi modi- ficati dalle suddettc sostanzc. II sig. Giuseppe Dalla Torre di Este fu quindi am- messo a leggcrc un suo scritto : Sulla spontanea vo- latilitd dei carpi fissi, scoperta da lui e da I sig. Gio. llatt. Fasoli. Narrata da prima Y occasione che li condussero ad istituirc moltiplici esperienze in questo proposito, la qual occasione fu la pretesa scoperta dei ehimici romani \ialc e Latini del gaz ammoniaco producen- tesi nell'alto respiratorio, e le relative osservazioni ed asserzioni che qucsti ehimici ne traevano; scoperta che da tutti gli argomenti da loro raccolti. cssi Torre — 11)0 — o Fasoli sono stati condolli a negare^ uarrata questa occasionej si fanno a descriverc molti dei lanti esperi- menti che atluarono sopra una grande scala di corpi lanlo semplici. quanto composti nell' accennato pro- posilo. Aon tacciono di mancare finora di prove dirette per attribuire il carattere di volatility agli acidi fissi ; quantunque eredono di poterlo con sienrezza indirettamente argomentare. ISon ommet- teranno d' affaticarvisi nuovamente intorno ; e frat- tanto dai nuovi fenomeni usciti dalle svariate spe- rienzc che istituirono, considerate nelle loro relazioni di causa e di eiTetto, stimano di poter conchiudere che la proprieta di spontaneamente volatilizzarsi appar- tiene anco ai corpi ritenuli fissi, e per loro opinionc e inerente a tutti i corpi] onde in ogni corpo due forze, centripeta e centrifuga; e quindi in ciascuno neces- sario che prenda luogo tra' caratleri di esso quello altresi del grado della sua volatility, e quindi ogni corpo circondato da un' atmosfera della sua propria sostanza. Di qui la ragione del perche ad attuare l'affi- nitanonsia mestieri delliinmediato contatto dei corpi: di qui la conferma della spiegazionc data dal Galileo dell' esscnza del calorico, e quella della sua dottrina intorno agli odori : di qui rappresentata l'aria atmo- sferica che noi respiriamo come un grande serhatoio in cui si raccolgono, nello stato della maggior possi- bile sottigliezza, le molecole vaporizzale da tutti i corpi. Credono pur anche gli aulori, che la loro sco- perta debitamente applicata, possa gettare mollaluce iiello studio delle scienze iisico-naturali; come quella — JIM — die ofli-e un mezzo acconcio di avvisarc alia causa di and fenomeni cosniico-tellurici, e di spiegare tanti lalli che si compiono nell' organismo vivente, il dar ragione de quali e riuscila finora opera vana alluomo. Udite queste Ietture, 1'Istituto si raecoidie in adu- nanza segreta. JDIMSZ1 DEL CIOBM 30 WCEJBBE 1855 11 m. e. cav. Emmanuele Cicogna legge (1) al- cune osservazioni sull'opuscolo intitolato: Le parde, di cui la stanza 69 del canto 39 del poema di Lodovico Ariosto escono dal sasso e non dal lascio, ne dalle lasse o dal lasso. — Lettcre critiche (Milano, Redaelli 1855, in 12.°). Espone agitarsi in quell' operetta la quistione : Se in quella stanza debbansi leggere i due primi versi cosi: Come due belle e generose parde Che fuor del lascio sien di pari uscile, o veramente Come due belle e generose parde Che fuor del sasso sien di pari uscite. E dice che quelli che stanno a favore della voce (I) Questo e il seguente sunto furono preseutati e compilati (lull' autore. — m — lascio o lasso appoggiansi a presso che tulle lc cdi- zioni del Furioso. le quali leggono lascio o lasso; ri- flettendo che anche i pardi, come i cam', erano am- maestrati alia caceia, quindi soggetti al lascio o lasso, cioe al guinzaglio, alia catena, alia corda, o simile. Quelli che sostcntano la voce sasso hanno per autorita la edizione del Furioso eseguita dal France- schi nel 158 \ che pone sasso ; dicouo che tanlo il Ruscelli. quanto il Dolce nelle loro annotazioni o imi- tazioni dell' Arioslo posero la voce sasso, ripetula dal- la edizione deU'Orlandini 1730; c conchiudono essere piu convenient alia pocliea similitudine la dizione sasso anziche lasso, giacche 1 uscir fuori della tana e piu adatto alle generose parde che non L'uscir fuori del guinzaglio, ch' e tullo proprio de' caui da caceia. Per la qual cosa domandano: Quale dellc due lc~ zioni e da credere che fosse dal pacta sostituita alia da lui abbandonata lezione de le lasse? II Cicogna rispoude : Che la voce sasso in cambio di lasso e un errore di slampa od un arbitrio dell'editore Franceschi nella edizione 1584. L' Arioslo non si o mai sognalo di so- stituire la voce sasso alia voce lasso o lascio ; quindi un errore di slampa od un arbitrio altrui non puo dur soggetto ad alcuna quistione, o alia scelta di due di- verse lezioni, giacche la lezione e una sola, cioe lasso, o piuttosto lascio, adottata dallo stesso Ariosto nella edizione 1532. E lo prova : I. Coll' esibire una labella di moltc cdizioni del - 11)5 — Furioso dal 15H) al 1583, lequali o haimo la Iezionc tic le lasse gia abbandonata dali' Ariosto, o hanno la lezione lascio, o lasso, o laccio, non mai sasso. 2. Perche sebbehe il Franceschi abbia per la prima volla adoltala la voce sasso anziche lascio, e die tale sostituzionc sia stata da pochissime altre ri- stampe del secolo XVII accettata, nondimeno la mag- gior parte di esse dal 4585 al 1853 ripete la primitiva voce lascio, o lasso, o laccio: segno evidentc che fu riconosciuto errore tipografico, o arbitrio di chi alia stampa presicdclte, la voce sasso. 3. Perche e del tutto falso che il Ruscelli ed il Dolce abbiano nelle loro illustrazioni o imitazioni ia- serita la voce sasso, come apparisce dall'atlento esa- mc dellc loro edizioni esistenti nella Biblioteca Mar- ciana, fat to dal Cicogna: essendo a riflettere d'avvan- taggio che la edizione del Franceschi 1584 essendo stafa eseguita circa diccisettc anni dopo la morte e del Ruscelli c del Dolce, la sostituzionc di sasso a lasso non puossi a loro attribuire, ma ben si ad una menda tipografica, facilissimo essendo lo scambio tra la L e la S. 4. Perche se le imitazioni del Dolce nella edizione deirOrlandini 1730 copiatc parola per parola dalla edizione del Valvassore 1566, dicono sasso e non lascio (ch" c nella delta stampa 1500)^ questo e uno sbaglio di copia o di tipografla. E in fatti. abbiamo nella Marciana 1' esemplare dell' Orlandini 4730, in cui, avvcdutosi l'cdilore dcH'eirore, muto la voce sasso in laccio, e cio fccc in corsa di stampa, non Serie III. T. I. 26 — 49() — essendovi il cartino rimesso, o corretta a mano la parola sasso. 5. Perche se il Ruscelli, da cui furono curate le edizioni del Valgrisi 1556 in 4.° cd in 8.° sopra un csemplare notato e postillato di nuovo dall'Ariosto, stampava lasso c non sasso, l- cento che non avendo l'Ariosto in quel sito posta mano, voile egli tener ferma la primitiva sua idea, di far uscirc 1c pardc dal lascio ossia dal guinzagliO; c non dal sasso ossia dalla caverna. G. Finalmcnte sc tutti i piu valenti illustratori o editori di quel pocma moderni, il Barotti^ 1' Avcsani, il Ileina, il Morali, il Bolza ritenncro per genuina la voce lascio o lasso, e duopo conchiudere aver essi considerata come error tipografico, o come arbitrio de' correttori la dizione sasso. E qui il Cicogna aggiungeva che malaincnte nel detto opuscolo si tacciava di ncgligenza il Morali per non aver notale le varianli de le lasse, del lasso, del lascio, del sasso: imperciocche nella tabella soggiunla alia sua edizione 1818 non si e proposto di rivedere se non se le varianli delle edizioni corse tra il 1532 eil 1556. Quindi sc avrebbe poluto bensi no tare le tre prime varianli, non potcva la quarta. cioe quella del sasso, la quale fu introdolta soltanto, come si e dctto^ nel 1584. — Per cio poi che riguarda all'altra voce^ della quale parla il Somazzi nella Bilancia 4 diccmbre 1855, cioe ascio, enon lascio, notava esuberantemen- le il Cicogna che a' tempi deH'Arioslo era, per cosi dirc ; ignota tal voce ascio invccc di agio, comodo, cc. s — 197 — la quale posta in luce per la prima volta nel 1725 c 1729 fu inserita nel vocabolario del Cesari soltanto nel J80(>. Inoltre, tanto nel Passavanti 1725, p. 34, quanto nei Gradi di s. Girolamo 1729. p. 41, la parola asri o asrio non e nel testo adottato dalla Crusca, ma messa a picdi come una variantc che gli edilori cre- detiero di cscludcre, probabilmonte perche i testi mi- gliori dicono agi o agio, c perche a questo naturale vocabolo dagli amanuensi non fiorenlini fu sostituito linusi'talo vocabolo asrio. In ogni caso poi, proscgue ii Cicogna, asrio in que' codici e preso nel senso pro- pi'io di agio, comodo, riposo ; ne si potrebbc mai ammetterlo nel senso traslato in cui si vorrebbc fosse stato adoperalo dall' Ariosto, cioe di luogo ove uno si adayia e riposa, se non iscaturissero incontraslabili escmpli di classici anlicbi che in questo traslato senso Tavessero usato. Conchiudeva pertanto il Cicogna che non essen- dovi soggetto di quistionc, appunto perche l'Ariosto voile sempre conservare il suo intendimento di fare uscire le parde dal lasrio e non dal sasso, resterebbe 1'esaine se egli avessc dovuto o no. per maggior effetto della poetica sua comparazione, usare la parola sasso o lasrio. Ma in tale quistionc non entra il Cicogna, parendogli assai prosunluosa cosa il voler indagare quali idee, quali frasi, quali parole avrebbero in mi- glior niodo potulo adopcrare non solo T Ariosto, ma c Dante, c Pelrarca, e Tasso, c cent' altri clas- sici aulori, de' quali e piu modcslo partito ammi- rare ed imilar le bellezze, oppure restringersi a — 198 — decifrariie i passi oscuri o suscettibili tit varia inter- pretazione. Lodava pero la combinazione fortunata, che un errore di stampa od un arbitrio, avesse data materia alia singolare erudizione, dimostrata da ainbe lo parti nelT csaminato opuscolo : Le parde. Indi lo stesso m. c. cav. Cicogna lesse eziandio alcune l\ijlessioni sulfa autenticitd della lettera di Antonio Canova da l\oma *del -J 2 febbraio 1803 a Carlo daspari pittore veneziano, da luipubblicata in V enema per le-stampe dlGiambattisla Merlouel 1854, roncernente la prima opera scolpita dal Canova, rap- prese.nl ante una Madonna, della quale inseri nell' o- puscolo r intaglio,, c distribuillo anche all'adunanza dell' I. II. Istiluto. Premessa la letlura del'a lettera canoviana, fece osservare cb' essa ha tre parti. La prima riguarda il catalogo dc'quadri e il palazzo di casa Cornar. La se- conda la Madonna, opera prima scolpita dal Canova. La terza il Grocefisso a tratti di penna. opera di An- drea Rhzo aniico del Canova. Qnanto alia prima e terza parte il Cicogna fa vedere essere comprovala da' document! inseriti e stampati neir opuscolo. Quanto alia seconda, osserva che Ie obbiezioni introdottc a dubitare della auteuticita delta lettera canoviana consistonoin sostanza nel non trovarsi nelle memoric deililluslrc scultore, cojiscrvatc gia da nson- signore Vescovo Giambattista Sartori Canova^ ed oggi — 199 — esistcnti nella btblioteca dclla regia citla di Bassano, alcuna traccia di quella lettera ne di quella scultuia, e il 11011 avere monsismor Yescovo alcuna reminiscen- za su tale argomenlo, sebbene dal 1800 fino alia raorte dello scultore avvcnuta nel 1822 abbia egli semprc scritte le lettere per lui, tranne alcuna di affari. E qui il Cicogna risponde : 1. Che Irattandosi di un lavoro dal Canova ese- guilo della sua prima maniera circa laiino Iredicesimo della eta sua,e ben facile clie non ne abbia conservata nci suoi scrilli alcuna mcmoria; tanto pin che il (Ca- nova sdegnava di ricordare le cose sue giovanili, ben diverse dalle celebri dal suo scalpello prodolle poste- riormcntc. 2. i\on csser vero che monsi»nor Canova scri- vesse scmpre le lettere pel fratello suo dal 1800 al 4822, mentrc piu e piu, tulte vergate di pugno dello scullore, si rinvengono ncllc collezioni. 3. Che se ne di Andrea Rizzo amico dello scul- tore, ne di Carlo Gaspuri pittore, cui e diretta la lellcra, si trovano nella raccoila delle lettere al Cano- va una o piu che parlino della Madonna dal Canova scolpita, il motivo pud certamenle esser quello che ii Canova abbia passate le risposte del Gaspari o del llizzo a sua emincnza il cardinale Consalvi^ cui spe- cialmente interessava sapere 1' csistcnza della Ma- donna scolpita dal giovane artista, e T esistenza del crocifisso disegnalo a penna dal Wizzo. 4. Che dallo slilc trascuralo, ma semplice e<$ — 200 — ingenuo chc usava il Canova nolle lettere di suo pu- gno scriltc ; dalla corrispondenza cpislolare che il Canova ebbs e col Gaspari e col Rizzo, la quale apparisce dalle lettere di ambedue serbate nella anzi- detta biblioteca bassanese, did complesso uguale di tutta la lettera, per cni non e ragioncvole supporre che la seconda parte di essa siavi stata intrusa ed inventata, non essendovi poi alcun motivo d' inganno no per parte del Gaspari no per parte di Andrea Rizzo, che gelosamente conservo fino ai 182 ( J, in cui niori, ne per parte di Antonio suo figliuolo, che conti- nuo fino al 4842 a conservare In scolpita Madonna. Da lutto queste osservazioni, e dalT altre nella fatta Iettura esposte, conchiudeva il Cicogna non potersi revocare in dubbio la aulenlicita dclla lettera di An- tonio Canova di cui si parla. 11 m. e. prof. Bartolomeo Bizio fa leggere una vola messa a dilucidare il delta dianzi intorno al- rorigine del diamante, la quale sara pubbiicata nclle dispense successive di questi Atti collo scritto che la precede. Poscia il liglio suo dott. Giovanni Bizio comunico le proprie osservazioni sopra V acidificazione del pc- troleo a conlatto dell' aria. Abbandonata a so una piccola quantita di petroleo a coniallo dell' aria per il corso di due anni, trovo che dopo questo tempo la predelta sostanza si addonsava grandomentc per numerose granulazioni cristaliino — i>UI — chc in cssa si origiuavano nclla slagione invcruale, e chu pipigliava la prima sua lluidita col mitigarsi della temperatura. L' antore attribuisce qtteslo fenomeno., pin chc ad altro, alia prcscnza dclia paraliina. la quale avesse potulo esistere in quel petroleo; ma cio ehe ebbe precipuamente a richiamare la sua atlenzione lu 1' acidita die in talc circostanza crasi in esso manife- stala. Per riscontrare evidentemente questo fatlo, egli collocava di quel pctroleo in un piccolo tubo di assag- gio, c chiusa 1 apertura di questo con carta azzurra di tornasole, escaldatolo, avea, per la volatility deUacido, un forte arrossamento della medesima. La carta di tornasole racquislava poi all' ordinaria temperatura il proprio colore azzurro. L' autore non potrebbe adesso affermare se quel- l'acido si fosse prodotto per 1' azione dell' ossigeno sopra gli olii volatili del pctroleo, oppure sopra la soslanza fissa del medesimo, come sarebbe piii vero- simile dielro le altuali opinioni sopra la somma inal- terabilita della nafta. Trovato pero, dielro apposili siiggi da Iui instiluili, che qualche traccia di acidita si risconlra anche nclle varie specie di petroleo messe in commercio, e uotata la grande volatility di quell'a- cido, egli dedusse che neccssariamente dovesse risul- tare acida anche la nafta, ottenuta com' e dalla distil— lazinue del petroleo; e cio fu pienamente confermato daHespcrieuza. Se adunque una tale acidita non erasi giammai sospetlafa nella nafta, ne vieue che tutle le aualisi di questa sostanza furouo instituite sopra un prodotto non avuto a qucllo slato di purezza ch' e — 202 — pichjesto in tali indagini, For cui, collo scopo di riscon- trare sino a quanto i sijoi risultati potessero o no clifferire da quelli degli allri chiniici, voile instituire I'analisielementare della nafta da lui stcsso rettifjcata, e chc posscdcva rcazione acida, cd ebbc die (Irammi 0,2<»0(> di nafta diedero » 0,8220 di acido carbonico » 0.3215 di acqua, e (juindi Trovato Calcofato Carbonio M>.02 85,72 Idrogeno 13,71 14,28 Perdita 0,27 100,00 Passalo allora I'autore ad un confronto collo altro principal! analisi di questa sostanza, non polo nolarvi nessnna differenza maggiore di quella chc lc stessc prelate analisi non proscnlino Ira loro. A rondorc compiuto qucsto sludio sarebbe adosso noccssario lo slabilire: 1." se quell'acido sia realmonto prodolto dalla sostanza fissa del pctrolco, oppurc dai carburi volatili del medesimo; 2.° quale sia la natura dell'acido originatosi. I risultati posilivi cbcgli avesse ad ottenere da qucsto nuove sue ricerche ibrmeranno Fargomcnto di una seconda memoria. 11 s. c. padro B.Sorio fa loggcre sul Traltato della — 203 — Sfera (U Ser Brunetto Latini nel suo Tesoro maggiore lib. % cap. 40 c seg., cdizione Carrer, la seguentc proposta di emendazioni da fare al testo stampato. II Tesoro di Ser Brunetto Latini e la prima Enciclope- dia dello scibile antico, e il corso dei studu, sul quale ven- ue ammaestralo il divino pocta Allighieri; ma, come altrove gia dimostrai, non fu dato ancora da leggere che pieno e gremito dei piu ridicoli strafalcioni commessi dai copiatori e del testo originate francese, e del toscano volgarizzamento. Questo Tesoro almeno nel suo trattato astronomico della Sfera meritava di essere con qualche atlenzione studiato dai nuovi pubblicatori ad emendarne il testo, che abbiamo nelle slampe tulte erratissimo. II maestro di Dante, che dai discepolo fu del suo Tesoro, come di cosa non peritura applaudito, sarebbc forse stato quel zanni ridicolo che nella lezione stampala comparisce ad ogni pie sospinto ? Era dunque da sospettare che Ie lezioni stampate dovessero po- ter leggere nell' originate francese, e nel toscano volgariz- zamento diversamenle, e doveasi cercarc almen dai conte- sto obbligato nelle operazioni astronomiche qual altra lezione di simil suono o figura potesse congetturarsi che fosse la ragionevole in luogo della falsata testuale ; e non era per avventura una cosa troppo difficile a fare con un po' di giudizio e di pratica nella scienza, conciossiache pa- recchie di queste lezioni sono si aperlamente spropositale, che il naturale criterio dovea suggerire la vera lezione da mctterc almeno in poslilla con un forse, flnche coi mss. o con altri argomenti di sana crilica si coufortasse cosi la lezione da doversi introdurre nel testo. Abbiatene un saggio. Si legge nella slampa la piu recentemente, e meglio cor- relta del noslro Luifti Carrer Tom. I, pag. 4 25 : Serie HI. T. I. 27 — 204 — Senza fallo lo cerchio e intorno sei fiate (sic) tanto come il compasso ha di larghezza, cioe a dire, die egli gira ire cotanti, e anche uno settimo (sic), com'egli ha di diametro, cioe mirando (sic) il cerchio per mezzo diritta Iinea di sn in giuso, o di giu. in suso. Innanzi tratlo sarebbe da poter sospctlare varianza le- stualc ne' due kioghi, die denno esser simili, da me nolati. Nell 1 un luogo il leslo fa il cerchio sei fiate tanto come il compasso ha di larghezza, cioe nel tirare col compasso il raedesimo cerchio ; ossia fassi qua il cerchio sei volte il raggio, il qual raggio e appunto la larghezza del compasso suddelta. Come dunque si dice appresso cosi ? cioe a dire che egli ( il cerchio ) gira Ire cotanti e anche uno settimo com' egli ha di diametro. In questo secondo valore abbiamo Ire diametri ( i quali fanno sei raggi ), piu un settimo. Non e dunque vero esser questo valore eguale al prime, essen- doci in questo anche iin settimo. A cessarc questa difficolta e da por mente che fu nel primo valore detto : Senza fallo lo cerchio e intorno ( nota bene; non dunque precisamente ) sei fiate tanto, come il compasso ha di larghezza. Fu detto bene intorno ( che qua vale all' incirca ) perche il cerchio e sei voile il raggio, os- sia trc volte il diametro, e anche uno settimo, del qual setti- mo abbiamo il preciso valore nel trattato de Sphaera di Giovanni Sacrobosco, il quale liori poco avanti di Ser Bru- netto, cioe nel 1251, ed il suo testo della sfcra era il teslo delle scuole a que" tempi. Ora abbiamo in questo teslo al lib. I , cap. IX questa proposizione a provarc la circonfe- renza terreslre: Circumferenliae vicesimasecunda parte dempta, residui tcrtia pars est diameter. Adunque il settimo qua ragionalo e uno settimo del diametro, come vuole il costrulto del leslo che dice; Egli (il cerchio) gira Ire co- — 205 — tanti e anche uno settimo, com' egli ha di diametro. \Ia a rigor malcmalico e yeramente da dire chc il diametro sta alia circonferenza nella proporzione di 7 a 22 o di la 5, 1416. Vedi Brunacci, lib. 9, della misurazionedelie quan- tity geometriehe. Volli mandare innanzi questa mia anno- tazione aeciocehe noa si credesse una giunta inlrusa ed apocrifa del testo volgare stampato c anche vno seltimo, ed era lanlo piu facile di cio sospettare quanto chc questo inciso non leggesi ncl ms. capitolarc originate, ne nel ms. bergamasco Marciano. Cosi legge il T. capitolarc francese : Car sans faille li cercles esl environ (nota environ^ /'/ fois lant come li compos a de large. C est a dir qu' il aire ill fois tant come il a d' espes. Cosi senza piu leggesi, seguitandosi a dire Et por cestc raison etc. Cosi ne piu ne manco legge eziandio il nostro lesto bergamasco della Marciana. Adunque il lesto Giamboni stampato nou ha allerazione di lettera, anzi cmenda qua il lesto mss. capitolarc fran- cese ed il bergamasco Marciano. Leggiamo adunque da capo il brano da noi preso in csame. Senza fallo lo cerchio e intorno sei fiate tanto come il com- passo ha di larghezza; cioe a dire, che egli gira tre co- tanti, e anche uno settimo, com' egli ha di diametro. Fin qua la scritlura va bene come e nellc stampe, e fu da noi dichiarata, ma andiamo innanzi, cioe mirando (sic) il cerchio per mezzo diritta linea di su in giuso, o di giu in s>uso. A chi legge anche il passo isolatamente, non che da lulta la tela del discorso, appar manifesto che qua non si — 20(i — tratta tli mirare il cerchio, ma di misurare il cerchio, per mezzo del suo diametro, cioe della linea diritta tiratavi a mezzo o di su in giuso, o di gin in suso. Chi dun que anche un poeo pon mente alia lezione stampata mirando il cerchio, da questa dee sospettare che siavi un error madornale, e che sia da leggere misurando il cerchio, e cost conveniva fare nelle parecchie ristampe pigliate a correggere, notando almeno in postilla cosi : (forse misurando). Ma cio non fu fatto ancor da nessuno, ne giov6 ehe la Crusca, da bene un secolo almeno, alia voce In suso emendasse questa le- zione mirando eolla vera lezione misurando,, e apponessevi questa postilla (cosi nei TT. a penna ; la stampa per crrore legge mirando). Poche linee appresso nclla medesima stampa Carrer con tulte Ie altre alia stessa pagina 123 cosi si legge: Vero e che quelli d' Italia non dicono leglie, anzi dicono mi- glia di terra : per cio che in uno miglio di terra sono mille passi, e ciascun passo contiene dodici ponse (sic) ovvero dita. Che vorrebbe essere questa voce ponse ? Ponce in fran- cese val Pomice, vale anche lo spolverezzo dei disegnalori; ma 1' una voce pomice e l'altra spolverezzo, come potreb- be tare al caso nostro, c come puo corrispondervi il resto testuale ovvero dita ? Certo chi ponea mente al passo dovea sospettare che qua non si parla a quelli d' Italia ragionali dall' autore in terza persona, dicendo: quelli d' Italia non dicono lcll« mini coll' una lezionc. o coll' altra in 305 aiorni ? — 211 — onde /' olio riusci diciotto, come 6 la scrittura presenle- mente d( tutte le stampe. Sia quesla una mia semplicc congctlura, ma cor to e la verita die ncl testo astronomico allora in voga nolle scuole, dico il trattato de Sphaera del Sacrobosco, loco citalo, si recita questo corso della luna in tal forma : Luna vero (fa suo corso) in 27 dicbus el 8 horis. Adunque non e presu- mibile die il maestro Brunetto eommetlesse lo strafalcione di fare 18 le sole olio ore del teslo astronomico allora in voga. Bensi credo essere verisimile che le 8 ore notate per nuniero tondo dal Sacrobosco, Ser Brunetto con maggiore esattezza di calcolo le recasse alle olio ore colla frazione che leggcsi nel suo testo, ma in mono, e col segno meno convenzionale, e cosi recitasse nel suo Tesoro La Luna che gli e di sotto va per gli dodici segni in venti- sette di e otto ore — la terza parte di un'ora ( cioh 20 minuti ). La qual frazione di 20 minuti levata dalle ore 8 fa re- starnc 7 ore c 40 minuti, la qual frazione non \ aria che di soli 5 minuti e 5 secondi dall' ultima cifra astronomica, che si registra di questa rivoluzione luna re periodica, o tropica nel Cagnoli, dove 6 di ventisette giorni, 7 ore, 45 minuti, 5 secondi. Cosi crcderei che fosse da notare la emendazione del testo stampato in postilla flnche non se ne trovi 1' appoggio autentico nei mss. o toscani o francesi. Questo medesimo errore si ripete nel cap. xlvii di que- sto libro ii a pag. 1 58, edizione Carrer, dove altresi crede- rei da ripetere la emendazione proposta; cosi si legge ivi: La Luna va per tutti li dodici segni, e fa il suo corso in tre- cento sessanta gradi che sono in loro cerchio in ventisette di e diciotto ore (sic) e terza parte d' un' ora. Serie III. T. I. IS — 212 — Leggi anche qua : in ventisette di e otto ore — la ter- za parte d' vn' ova. Or seguitando il testo sopra notato cosi si Iegge appresso : Ma il suo yolare (sic) fa ella (la lima) tanto ch' ella appare in ventotto di (sic) e sette ore (sic) e mezza, e quinta parte d' nil' ora. Tre altri solenni slrafalcioni son qua da notare, e da potcrsi per buona ventura correggere nella ragione astro- nomica coi mezzi dell' arte critica. Che vorrebbe dire questo volar e che fa la I una, come fosse u n pallone aereostatico ? Mano al testo francese ori- ginale « Mais la revolucion fait ele etc. » A questa voce originate revolucion la traduzione volare non corrisponde, e credo essere falsa la nostra Iezione slampata, e creder credo il vero se credo die nel testo toscano fosse voluto scrivere non gia volare con una elle sola, ma vbllare con doppia elle, e coll' accento sulla prima sillaba vol: la qual voce vbllare nel dialetto sanese (come in qualche altro della Toscana) valelostesso die VoUjerc. VcdiGigli Vocabolario catariniano alia voce Invdllare. E cosi leggendo : Ma il suo vdllare fa ella (la lima) ecc. corrisponde perfettamente aH'originale francese: Mais la revolucion fait ele etc. Seguita il testo stampato : Ma il suo vollare fa ella tanto ch' ella appare in ventotto di (sic) e sette ore (sic) e mezza, e quinta parte d' un' ora. Questa rivoluziane lunare e la Sinodica fatta dal Ca« gnoli consistere in 29 di, 12 ore, 44 niin. e 5 secondi. — 213 — Lo sbaglio testnale dei giorni ventotto per 29 correg- gesi in qucsto luogo col nostro medesimo tcsto stampato die nel capit. 48 Indus libri, non legge e ventotto di, ma ventinove. Cosi si leggc ivi allegandosi queslo passo consi- mile, che noi qua siam per correggere, onde l'un passo che allega col passo allegato dovrebbero concordare. Udite il passo. E voi avete bene udito dire (ecco la alkgagione del passo or da noi ragionuto) che dull' una accessione (falsa lectio leggi ascensione col T. francese) aU'altra ha ventinove di ( nota bene 29 e non soli 28 ) e sette ore e niezza, e la quinta parte d' un' ora. Qua Ieggesi ventinove di secondo ragione astronomica rettamente, e perche con questo si autentico documenlo del raedesiino tesio non sara da correggere recando alia lezione di questo 1' allro passo, che e qua citato, e che qua s' intende ripetere testualmente? Dalla cifra del Cagnoli alia nostra testuale cosi corretta rlmane un altro divario nel computare le ore. II Cagnoli fa le ore 12, minuti 4 che ripugni al buon senso una si rapida rota- zione del Sole tanto voluminoso ed accompagnato da tanti pianeti : poiche il buon senso e un implicito giudizio fon- dalo sulla conoscenza di falti analoghi, e siccome vi e un solo sistema celeste, cosi 1' analogia ed il buon senso nulla ci possono inscgnare sul medesimo ; ed e ridicola pretesa 1' immaginare che il mondo sia conforme a qualche nostra prediletta idea di semplicita o di ragionevolezza. — Nulla- dimeno non mancherebbero buone ragioni per mostrare 1' improbability di quel sistema che abbiamo trovato essere un' ottima teoria. Tra le altre, quali forze (tolti ormai i cieli solidi) potrebbero trattenere i pianeti nelle loro orbite ? — 229 — 75. E qui sorgerebbe forsc qualche lilosofo a condan- nare quel sistema come chimerico e fondato sopra princi- pii ne dimostrati ne possibili ; c direbbe che 1' astronomia col seguirc un erroneo sistema cessa d' essere una scieuza d' osservaziooe ; — che non possono sperarsi veri pro- gressi, finche essa non si liberi da una falsa teoria ; — che debbono stmliarsi i fenomeni, non vane ipotesi, frutto dclla immaginazione. — Guai se fossero prevaluti tali consigli, la seienza, di cui abbozziamo la storia, sarebbe tornata neir infanzia ; ciascun fenomeno sarebbe un fatto isolato, la osservazione non si sap'rebbe indirizzare ad un utile scopo ; e quasi mancherebbe il linguaggio per esprimere le leggi, e le eccezioni gia discoperte. - — ■ Ma i progressi sof- frirebbero grave danno anebe dal eontrario errore di rite- nere la pseudoipotesi come un fatto, di cui non fosse per- messo dubilare ; e di ncgare o dissimulare tutti i fenomeni che si oppongono all' adottato sistema. 7^. Chi sa tenersi nel giusto mezzo non si appaga di una pseudoipotesi o di una ipotesi; bensi la pone in con- linuo confronlo colle osservazioni, egli nota le piu piccole differenze fra i movimenti degli astri e l'ammesso sistema; e tiene un conto tutto speciale dell' aberrazione dellc stelle, appunto perchc questo fenomeno non trova nella teoria alcuna spiegazione. Tanti materiali bene raggruppati da una teoria si generale, cui appena sfuggono pochi casi par- ticolari, rendono facile 1' impresa di chi s' accinge a ricer- care una piu plausibile ipotesi. Egli sa che essa dee sod- disfare non ad una folia innumerevole di fenomeni, ma ad una teoria abbastanza semplice ; cioe che i movimenti reali dei corpi celesti debbono presentare la stessa apparenza come se i piancti si aggirassero ellitticamente inlorno al Sole, il quale si rivolgesse in modo simile intorno alia Serie III, T. 1. 31 — 230 — Terra, ed inoltre avesseil moto diurnocircolare comune a tutti gli aslri. — Duo felicissirae idee conducono a pensare clie la Terra ruoli intorno al proprio asse e si muova cllil- ticamente intorno al Sole: le conseguenze del sistema sono quelle slesse di prima, cd esso ha molto guadagnato dal lato della semplicita; ma v'e di piii, l'aberrazione delle stelle trova ncl moto della Terra una compiuta spiegazione : quesli motivi sono piu che suflicienli per abbandonare la vecchia ed attenersi alia nuova psoudoipotesi. 75. Noi la ehiamiamo aneora pseudoipotcsi, perehe supponiamo ehc al buon senso comune ripugni rammcllci'o come un fatlo il moto della Terra. Pero in progresso un maggiorc csamc fara conoscere che questo buon senso non c che una vana presunzione, la eaduta dei gravi diligenle- mente osservata ci offrira una prova diretta del moto ro- tatorio della Terra ; siccho i principii della teoria cssendo parte certi parte probabili, cssa prendera il nome d'ipotesi. 70. Un' ipotesi tanto plausibile o che s' aecorda cosl bene coi fenomeni sembra lasciar ben poco a desidcrare. Nulladimeno il vero tilosofo non cessa di accrescere lo osservazioni, e le trova alcun poco discrepanti dallipotcsi; d' allronde egli pur bramerebbe di scoprire una legge da cui scaturissero come corollarii e il moto ellittico dei pia- neti c le mirabili relazioni cspresse dalle leggi del Keplero; vorrebbc pur trovare qual causa impedisca che la Luna cada sulla Terra, e qual forza disturbi continuamente il moto uniforme e rcttilinco dei pianeti c dei salelliti. — Queste due ultimo dimande offrono la risposta 1' una alP altra : la forza di projoziono impedisce alia Luna di cadoro, o la gravita che no sturba il movimenlo rcttilinco e quella stessa che fa cadere i corpi tcrrcslri. II calcolo jlimostra che, per conseguenza, Taltrazione della Terra — 2;u — segue la ragionc inversa del quadrato della distanza ; i mo- vimenti dei piancti mostrano poi che la stessa Icggc vale per l'attrazione solare ; anche Giove e Saturno attraggono i loro satelliti ; cio e piu che sufliciente per far presumere che 1' attrazione sia un' azione reciproca di tutti i corpi. Ed ecco svelato uno dei secreti della natura ; tutte le piii lievi e complicate eccezioni alia precedente ipotesi hanno ormai intcra spiegazione. — Newton fu prescelto a porre P ultima pietra del grande ediflcio, per cui tanti fllosofi soffersero falichc, disinganni e persecuzioni ; f astronomia e compiuta, e la lisica si e arricchita di una indubitata tesi. 77. Da questo abbozzo della strada, per la quale lo spirito umano giunse o potea giungere alia scoperta delle leggi, che reggoao gli astri, parmi emergere alcuni canoni generali rclativi all'oggettodi questo discorso. — Un' ipo- tesi, quantunque sembri scmplicissima e generale quanto quella del moto diurno delle stelle, non dee ritcnersi come un fatlo certissimo, bisogna anzi diligentemente cercare se cssa per avventura ammetta qualche eccezione, e se sia esattissiraa o soltanto approssimata. — Una ipotesi basata su principii molto soddisfacenti, qual era il sistema di To- lomeo nella sua prima semplicila, ma che male corrisponde coi fenomeni, dee abbandonarsi in confronto di una pseu- doipotesi improbabilissima nei principii e complicata, ma che presenta con bastante approssimazione i fenomeni, qual era per esempio il sistema di Tyco-Brahe. — Quesla pseu- doipotesi per quanto fosse assurda sarebbe sempre un prezioso acquislo, perche pu6 supplire ad una intermina- bilc enumerazionc di fatti particolari. Il pensiero di credere una tale pseudoipotesi lesalta espressione della natura, non sarebbe nc meno dannoso ne meno strano di qucllo di sconoscere i vantaggi della pseudoipotesi, e volerla pro- — 232 — scrivere senza saperne sostituire una di migliore. — Quando si conosce una pseudoipotesi, prima cura dev'es- sere di confrontarla accuratamenle coi falli, c non dissi- mulare Ic differenze che si osservano, anzi notare accura- tamenle tutti i fenomeni che sfuggono alia teoria ; cosi si apparecchiano i mezzi per la scoperta di una migliore pseudoipotesi od ipotesi, la quale dovra accordarsi nei ri- sultamcnti generali colla vecchia pseudoipotesi e soddisfare eziandio alle sue eccezioni. 78. So sono utili le ipotesi c le pseudoipotesi, che ser- vono a coordinare i fenomeni, sono semprc dannosi quei principii che si vogliono dare alle scienze : dannosi perche forse falsi, e perche per la loro siessa origine .anteriore alle sperienze si ritengono superior! ad essa ; tali, furono l 7 immobility della terra, la forma circolare defle orbite, ed altre leggi di semplieita, che talvolta si ha la semplicita di voler imporre alia naiura. — Per riconoscere quanta fede sia da riporsi in qualche idea, bisogna accuratamenle csaminare dondc ci sia venuta. Del calorico e della costitnzione del corpi. 79. Dopo questa digressione torniamo ad csaminare se veramente sia dannosa ed inopportuna 1' ipotesi dell'esi- stenza del calorico. — Alcuni (isici credono che questa ipotesi sia necessaria per esporre chiaramente i fenomeni e per formarscne una giusta idea : il Comte lo nega asso- lutamente ; ma perche adunque si serve egli delle frasi quantite de chaleur, chaleur degagce, chaleur emise per- pcndiculairemcnt a la surface ? sono esse frasi senza signiflcalo, od includono Tipotcsi dell'esistenza di un corpo sui generis. — 233 — SO. Non so come il Comte possa stabilire olio f aso
  • t Q per ogni tem- peratura, non per questo si conoscerebbe , giaccbe la iutegrazione introduce una costante arbitraria. 99. Se vogliasi parlare della capacita speciGca relativa ad un dato volume, anziche ad una data massa, L' unita invece di [c : It] sari [1000 c : mH] ; e percio il valore di D t Q accennato nel §. precedente si dovri mol- tiplicare pel valore di [s : m 3 | , cioe per la densita del corpo. 100. Pei gas la quantiti di calorico Q contcnuta in un chilogramma dipende eziandio dalla pressionc p , cui esso e soltoposto. (Sia p un numero indicante quante atmosfere equivalgono a quella pressione). Secondo leggi, die piu accurate sperienze mostrarono soltanto approssi- mate, sarebbe Q =., + „(| H _ l )/- 1 ; essendo A una costante affatto ignota, cd a k due numeri costanti per ciaschedun gas. Cosi per 1' aria e a = 0,207 fe'i= -± . Ne viene clic la capacita speciGca a pressione i costante & \) (J — np k In quauto alia capacita 242 di un chilogramma di gas rinserrato in un costante volu- me cssa sara ]),(> -f- Yi r Q \) t p ; ora, quando il volume riinane costante, la pressione od elasticity p varia insieme colla temperatura, ed approssimatamente si mantiene pro- porzionale a ( = -j- l\ , percid d/> ; /> == d£ : ( = -f- / ) . Q iiindi la capacita di un chilogramma a volume costante si Irova D, Q -f- n„(J T),p — esso vo- lersi l'crmare all' esposizione dei fatti e imped ire alia scienza 252 di fare nuove scopei'te, — Da parecehi anni era stato os- servato die i raggi ealorifici altraversano il velro tanto meglio quanto pin clevala e la temperalura della sorgenle, da cui provengono ; e elie i raggi dopo avcro altraversala una lastra di velro acquistano maggior facilita acl attraver- same una seconda. Questa era la nuda esposizione dei fatti e ad essa si fermarono tulli i fisici prima del Melloni. Questi immagino che i raggi ealorifici sieno analoghi ai juminosi, e tale ipolesi lo guido alio sue mirabili scoperte, (conlinua). LA BIBBIA CONSIDIiRATA QUAL MEZZO D' ISTRUZIQNE LETTERARIA MEMORIA DEL CO. GIOVANNI CITTADELLA Lelta all' i. r. Islituto il 22 gennajo 1854. I Ln mezzo alia generate sollccitudine con che all' eta nostra e governanti e sapienti intendono a volgere in rae- glio e ad accordare i nodi piu conducenti al perfeziona- mento della pubblica istruzione, permettetemi o signori, clie io rinserrandomi tra i conflni della letteraria, vi ponga dinanzi agli occhi un bisogno cbe presso noi parvemi sem- pre di scorgere, ed a cui, se non erro, non fu ancora cbi si avvisasse di provvedere. Nelle scuole del bello scrivere an- tica ed utile costumanza ella e di roborare i precetti cogli esempj delle Ire sovrane letterature greca, latina, italiana ; esempj cbe sempre valsero a fecondare le menti degli stu- diosi, e cbe sempre varranno, quali che sieno per essere le variazioni diverse ricbieste nelle lettere dalla mutevole ra- gione dei tempi. Ma s' egli e fuori d' ogni dubbiezza, come fu sempre e sempre sara, che il vero, il buono ed il bello sia materia e scopo della lelteralura, io non veggo perche insieme alle tre mentovate non abbiasi ad accompagnare Serie 11 L T. 1. 31 — 254 — altra talc, cbe quelle, senza forse, soverchia nella sublimits de' suoi veri, nella eccellenza del buono, nella molteplice leggiadria delle forme. Quando e come l'italica letteratura abbia fatto suo pro' della Bibbia non e fra voi cbi nol sappia. A tacere dell'Ali- gbieri, del Tasso, del Manzoni e di altri, la poesia cavalle- resca del medio cvo si valse certamente delle idee cristiane, ma non venne mai condolta a perfetto termine, e le prove dei nominati scrittori menlre altestano la eflicacia dei sa- cri librij onorano bensi cbi seppe giovarsene, senza mo- strare per altro cbe quella norma siasi allargata giammai a beneiizio comuue delle lettere italiane, Ollracbe vuolsi con previsione distinguere la imitazione delle sacre pagine propriamente delta, in ordine cioe a componimenti di sub- bietto religioso, da quello studio largo e generale, con cbe avverlcndone i modi, il colorito, i Gontornij puossene senza pecca di servilita arriccbire ed ornare un argomento di qualsiasi ragione. Ed e appunto di questo studio, a quauto io mi sappia non ancora abbastanza negli effetti suoi pon- derato, cb' io tengo discorso ; e di questo ch' io vorrei ve- dere diffuso 1' esercizio nelle giovanili palestre. Non io pertanto farommi a notomizzare i pregi lette- rarii della Bibbia, e percbe gia notati da scrutatori valenti, e perche scopo di questa mia letlura sia solamente accen- nare il come si possa, giusta 1' avviso mio, trar 1' oro da quella ricca miniera nascosta ai piu, per batterne quindi una moneta di facile e frultuoso commercio. Bensi poche considerazioni basteranno qui sulle prime a cbiarire suc- cintamente il vantaggio cbe da tale studio dcriverebbe, non die a toglicre di mezzo quelle difticolta cbe si presentano a prima fronle nelf adempimenlo della mia proposta. In fatti, certo e il cristiauesimo avere dato al mondo — 255 — ineivilito romano ed alia moderna Eufopa con una rtuova credenza, leggi ed usanze nuove, nuovo modo di vivere e per cio stesso nuovo sistema d 1 arli e di scienze, concios- siache dal modo del pensare e del vivere delle nazioni rampollino Y arti e le scienze, ed a quello si attaglino. Egli e dunque da inferirsi per logica deduzione che quel libroj il quale ordinato a preparare il cristianesimo siccome pro- pria sua materia e suo scopo, ne racchiude la semente, ne' accompagna i germogli, Io prenunzia, lo commenta, lo illu- Strdj ne insegna i principj, ne rivela i sentimenti, secondo cui la rinata umanita doveva modilicare se stessa, debba questo libro conformarsi piu cbe altro qualunque alia si- gnificazione di codeste modificazioni ed apprestare, diro cosi, i lineamenti atti a ritrarre il rinovato uomo intellet- tuale e morale. Dond' ecco la Bibbia non d' altro trattarc se non dell' uomo e di Dio, del creato e della eternita, ma della eternita non disgiunta dalla vita e dalle attinenze temporali, come nella mozza lilosolia de' Greci; bensi im- medesimata colla vita stessa del popolo. La Bibbia dunque abbraccia i piu alti concepimenti della mente e le piu vive emozioni del cuore, non mira ad accidenti mutevoli, sfi- da tempo e spazio, pigliando per altro regola e forma dalla natura. Dalla natura, io diceva, perciocche sebbeue i libri sacri appartengano all' ordine soprannaturale, rispetto alia supe- riore inspirazione che li moveva, nondimeno nel modo loro cosi fedelmente a quel semplice tipo si atlennero, che fra i loro autori ne contiamo alcuni non aiutati da presi- dio di arte anteriore, eppure non secondi a coloro cheave- vano nutrimento di buoni studj. E questa abilita, che porge la Bibbia di utile accomo- damento all' arte del dire, si moltiplica svariatamente per — 256 — ogni maniera di stile a molivo delle diverse improntc offer- te da quel sovrano volume. Nel vecchio testamento lianno speciale divisa i libri della legge e speciale hannola que'del- le storie:, ad una guisa si atteggiano i sapienziali, ad altra i profetici : e cosi dicasi del nuovo patto, dove abbiamo la medesima corrispondenza di varieta nei vangeli, negli atti degli apostoli, nell' epistole loro, e nell 1 apocalisse. La di- versa materia necessariamente domandava diversila di espressione:, espressione umana di fermo, ma consona per altro alia grandezza delle proposte dottrine e delle rivelate verita, quindi opportuna a farsi modello multiforme nelle ragioni letterarie. Varieta maggiormente manifesta negli scritti poelici, dove abbondano tulte maniere di stile. Per- che la poesia degli Ebrei accoppiando il diletto alia utilita, parlando il mobile linguaggio della fantasia e del sentimento, con mirabile agilita s' innalza e si abbassa, e sa trovare ogni via che mette al cuore senza sedurlo, alia imagina- zione senza ingannarla, all' intelletto senza noiarlo. Se non cbe discendendo alle difiicolta che mostrano attraversarsi al lavoro da me indicato, la Bibbia e pelago troppo vasto percbe i giovani possano tutto discorrerlo. Addiviene in tal caso il medesimo cbe dei classici, i quali per la soverchia mole delle opere loro, non e dato di porli tutti e per inlero sotto agli occbi dei giovani; dond' ecco il bisogno di fare ricorso alia scelta del meglio. Ancbe nello studio delle carte inspirate giova battere la medesima stra- da ; ma in modo diverso dall' usato generalmente fin qui nelle profane collezioni, dove la negligenza della cerna, la stranezza'dei riscontri, la confusione degli stili rimescolati a catafascio inzeppano le giovani intelligenze di forme re- pugnanti ed incompossibili con gravissimo danno del loro buon gusto. — 257 — E qui, prima di accennarc ai particolari della maniera con die per noi si vorrebbe raccolto il fiore letterario della sacra Scrittura, premettiamo come necessario fondamento T avvertenza di procedere sempre col dovulo e necessario riserbo alia religiosity del subbietto cbe abbiamo fra mano, accompagnando cioe il nostro scernimento di quelle inter- pretazioni cbe sanci 1' autorita della Cbiesa. Al quale pro- posito si ricordi cbe le divine scrilture danno simiglianza di armonioso stromento, dove non ogni membro risponde cgualmente sonoro^ma in cui lutto bensi collegasi a modo che anclie i tralti mancbevoli dioscillazione conferiscono all' armonia. Egli e dunque sovra i sonori che noi dobbia- mo fermaro la nostra attenzione, sovra quelli cioe la cui rispondenza alle forme lelterarie chiaramente si appalesa. Sono in particolare le profezie che per la oscurita loro ri- chieggono maggiore circospezione, sotto questo rispetto, da chi si accigne alia scelta ch' io vo divisando; oscurita procedenle da quelle tra le allusioni loro,, che riferisconsi a fatti da compiersi o nella successione dei secoli, o alia fine dei tempi e persino nella medesima eternita. Nel quale sceveramento il mio spigolatore drizzera la mente cola dove sprizza chiaro il pensiero, lasciando il merito delle disputazioni e la delerminazione del significato allegorico ai maestri in religione. Ma non basta. I libri sacri sono f rut to di penne orien- tali « in quella parte ove '1 mondo e piu vivo » secondo che scriveva I' Alighieri. Quella sfolgorata lucentezza di cielo, quell' eslivo raggio di un sole quasi non mai annu- volalo, quella serena eloquenza di limpidissime notti, e la vivilica alaerita di uq aere puro e sottile, ora la pompa maravigliosa di una vegetazione gigante, ora la interminata sterilita dei deserti, il caliginoso silenzio di misteriosi re- — 258 — eessi, la macsta revercnda di que' flumi rogali, ia lunghezza delle arsure, il benefizio delle sospiratissime pioggie, 1' in- vernale fragore di rovinosi torrenti, lo scomraovimento dei facili terremoti, il succedentesi scoppio delle repentine saette, il negro turbinio di grandinose procelle, ed un po- poio di animanti di ogni generazione, agili, iramani, vario- pinti, moltepliei, e verzura di paschi, e freschezza divalli, e P alito di quclla natura tutta olezzi e fragranza, ecco il campo, ecco I' arpa, la tavolozza da cui gl' inspirati di Oriente trassero fiori, trassero Unto e armonie a inghirlan- dare, a dipingere, a malt'mare la primogenita dell 1 Eterno, la Verita piii riposta. Di qua pertanto que' subiti e irape- tuosi sbalzi della imaginazione, quclla vibralezza di locu- zioni, quella ricorrenza di sentenze enigmaticbe, di figure, le quali non sempre si affanno all' indole della piu pacata e temperante nostra letteratura ; di qua dunque la neces- sita di segnare ai giovani con precisione i confini, oltre i quali non si pup metier piede senza falseggiare e svisare la naturale sembianza delle lettere noslre. Togliamo si dalla Bibbia le iiuagini, ma vestiamole cosi che si adattino alle prcsenti forme e abitudini ; conciossia- cbe sempre avvenga che la poesia si componga di due parti diverse, cioe delle irnagini e delle loro manifestazioni. Codesta scelta ancbe in tale rispetto risponde a quella da noi usata coi classici, ove al bello si fraiimiiscbiano men- de; mende che gl'islruttori uopo e manifestino agli alunni, afflnche la troppo riverita autorita del modello non li tra- scini a degenerazione di gusto. E codesta scelta dei modi letterarii nella Bibbia verrebbe compensata da non minore profitto che quello nei classici, perciocche la poesia della Bibbia sdegna le trasposizioni, aborre dalla perifrasi, fugge il ribocco di epiteli, si dilunga dagli artificiati asgiramenti. — 259 — offre grandezza, nobilta di pensiero c di stile, llessibilita di maniere vive e patetiche, coiicisionc di dire, eleganza di frase ; adescamenli tutti della pensata parola, che gustali dai gi ovarii possono versar loro noil' animo il sentimento del bello, ed ammaestrarli nel difficile magistero del per- suadere le menti e del commuovere i cuori. Accioeclie poi la mia proposizione non abbia faccia di un desiderio posto innanzi avvenlatamente, senza dare almanco la indicazione dei modi con die ridurlo ad effet- to ; accioeclie la si tolga dalle indeterminate larghezze della generality, vengbiamo ai piu rilevanti particolari die pos- sono mutare la promessa del seme in malurazione di frut- to. Traltasi, e vero, di campo assai vasto ove air altezza della palma c del cedro si alterna la umilta dell' isopo, la freschezza delle rose d'Engaddi, il rezzo dei platani, la rae- lanconia degli ulivi, la fragranza del cinnamomo, la feracita delle viti e mille altre vegetazioni d' uso, di forma e di color differenti ; ma in mezzo a codesta vastita di spazio, in mezzo a codesta dovizia di gcrminanti risovveniamoci sempre che, dopo Dio, Tuomo e il tisso termine della Bib- bia, il cui liuguaggio, come sopra avvertimmo, contempe- randosi alia umana natura, se ne acconcia alle norme. Nella Bibbia pertanto spiccano i Ire caralleri principali dell' umano discorso , la mitezza cioe della- naturale espressioue, la nobile manifestazione del medilato concet- to, 1' aitezza delle concitate passioni ; i quali tutti e tre agevolano sommamentc la scelta da noi proposla, additan- do la partizione del sacro volume seconclo la rispoudenza dei varii suoi libri a questo od a quello dei tre caralteri ricordati. A dir vero io mi accosto a quelli che guardano come di convenzione, anziche di fatto, la distinzione dei Ire sliU — 260 — semplice, medio c sublime, potendosi non di rado aceop- piare la piu facile semplicita alia sublimits piu robusta. Pure mirando il mio divisamento al vantaggio dci giovani, nelle cui scuole codesla dislinzione generalmente si osser- va, e d'altra parte potendosi ad un libro qualunque dare il battesimo del suo stile secondo la precipua ragion del sub- bietto e della dizionc, dividerei in tre parti la biblica cre- stomazia da porsi in mano agli studiosi delle lcttere. Vorrei che nella prima si raccogliessero i tipi del semplice scrive- re ; allogherei nella seconda gli esempj del dire composto, per collocar nella terza le prove del sublime. Divisione codesta di non difficile eseguimenlo, ove abbiasi sott' oc- cbio la varia maniera e natura dei diversi libri che com- pongono 1' inspirato volume. L' amatore, a mo' d'esempio, della semplice narrazione ne trova lo specchio Del Pentateuco, dove Mose, siccome lucido faro sull' abisso dei tempi, manifestasi il biografo dell' uomo, P annalista della natura, il cronista delle geste di Dio, tenendosi lungi dalle fantasticbe ispirazioni di Omero e di Esiodo, dagli oratorii artifizii di Erodoto e di Tucidide,, dal fascino abbagliatore di preconcetto divisa- mento. Pontefice e patriarca egli scrive sotto agli occhi di un popolo quanto la comune tradizionc gli raffermava ; lemperato nella espressione, signiiicanto idee, non imagini, ordinato, perspicuo; stile senza modello, perche narralore di argomento senza escmpio, perche traduzion, direi quasi, della stessa materiale creaziono, dond'eccovi quella sintesi dell' antico mondo, la Genesi, nettamente concisa, e ricco di comparazioni il libro dei Numeri. Ammirabile e quel di Tobia per ingenuita di racconto, per ispontaneita di dialo- go, per pieghevole signiticazionc delle piu blande affezioni, e come a dire, dei piu gentili artificii del cuore, per brevita — 2(il — striugata di moniti, per opportuna scella di aceidonti drammatici. I legami di famiglia, le vicendevoli annegazioni di ogni suo membro a conservarne la unione e la pace, la necessity della misurata corrispondenza fra le obbedienze e i camandi, il coraggib della umilla, le Industrie soltili dclla ospitale benevolenza, la dilicatezza del guiderdone non ostentato, la provvidenza dei consigli, il ricambio della gratitudine, e cento altre casalinghe virtii spiccano con dolcezza di affetto dalle pagine di Ruth. Le meglio soavi, c, per cosi esprimermi, le pastorali imagini dell'amo- rc, la morbidezza di cure affettuose, di teneri sentimenti, la elctla dovizia delle piu mansuelc similitudini stanno nel Cantico dei Cantiei. Mentreil Vangelo, questo maraviglioso libro del popolo, questo prototipo di tutie le successive leggende , anclie nella sua forma rappresenta I' inlima diversity clie corre tra 1' antica alleanza fermata da Dio col solo Israele sul Sinai, e 1' altra slrella da Lui stesso sul Golgota con lutlo il genere umano. La dolcezza e I' amore dovevano pcrcio governare lo stile di quei dettati, ond' e che il Vangelo foggiandosi a quelle impronte offre eserapii di figure e allusioni, secondo la costitmanza degli Orientali : clie nei ragionamcnli loro solevano ritrarre le cose e le dottrine stesse con siniboli e con enigmi. Sislema conducente a perspicuita di discorso, alia rilevala manife- stazione del vero, alia popolare sua dil'fusione, e tanto maggiormente preferito dai banditori del Verbo, per con- trapporlo siccome rimprovero e scuola di sillogistici con- torcimenti dei filosofi contemporanei, alio studiate ricer- calezze dei retori, ai nebulosi alTastellamenli de' Farisei . sislema proficuo sempre, e Corse meglio a' di noslri, nei quali lanla enra si pone alia istruzione del popolo, e se- gnatamente del popolo giovane : sislema tli cui vi porge Serie III. T. I. 55 — 262 — rare ma commendevoli prove la stessa antiea Ictteralura profana, come nolle parole cli Mennenio Agrippa alia plebe romana e nei famosi racconti del favoleggiatore di Frigia. Chi voglia norme del medio stile tolga a leggere I' Ee- clesiasle, dove il Re sapientissimo contempla come dall alio la caducita delle cose terrene, la liacchezza dell'uomo com- battuto dagl' insaziabili suoi desiderii, scandaglia i pcnsieri della umanila, secerne i pensieri della scienza e della sag- gezza da quelli dell'crrore e della follia, seruta le passioni, ne misura la vacuita, annoda insieme i necessarii avvicen- damenti nella vita del saggio, si piace al fratellevole usare dell' uinano consorzio, entra spettatore in quella vasta arena ch J e il mondo, mira la lotta della prepotcnza colla debolczza, delle nequizie colla rettitudine, levasi rincorato ai futuri trionfi di questa, e quasi sospeso fra il cielo e la terra, sembra volcrli insieme congiungere, contemperando fra noi la giustizia delle opere, la verita dei pensieri, la bellezza dei modi coll' archetipa idea che giustizia, verita- de e bellezza in se stessa per eccellenza rauna. II simiglianlepuoi dire deU'Ecclesiaslico, opera di Gesii ligliuolo di Sirach, die I' uomo considera nelle sue depen- denze coll' etica, colla civilta, colla politica ; die mostra le condizioni diverse onde la umana famiglia si compone in ordine ed unila; die alia concisione del precedente seritlo sosliluisce piu regolare c suecessivo progredimento, piu stretto nesso di principii e di subbietti, che s' intrometle periino nelle abitudini [>iu secrete della vita domestica, nelle piu esteriori del costumar conversevole, e sempre con perspicuila di linguaggio, con vivezza d' iinagini, con giusta proporzione d' incisi. II libro dei Giudici in Debora ed in Jaele ti aramaestra a rilevare la morale ed intellettuale suscettivita della don- — 2(53 — na ; la frode c il ricatto trovano parole e colori nei fatti di Sansone. Svolgete i duo primi libri dei Re, e la madre di Samuele vi tocchera tasti che suonano pazienza, dolcezza, umilta, materna sollecitudine; in Saule avrete i concetti della regia possanza usata e abusata ; in Davidde quelli della fanciul- lezza innocente, della coraggiosa adolescenza, della tolle- ranza longanime, della umana fralezza e del pentimento sincere. A dettare le storie seguatamente morali, quelle cioe che non tanlo riguardano i grandi avvenimenti politiei, quanto la vila inlima e la civile condizione di un popolo, possono tarsi guida il terzo ed il quarto libro dell'opera mentovata, dei Re. Uguaglianza di slile, legame di narrazioni, spiega- zione di usi, di cereinonie, di feste, di religione, dipintura di principi, confronto di colpe e di virtu sono i pregi di questo dellato ehe accoppia alia piu dilettevole varieta la piii vantaggiosa islruzione. Altrettanto vuol dirsi delle pagine de' Maccabei e di Esther, ma piu larga scuola daranno i Proverbi di Salo- mone ed il libro della Sapienza. In quelli troverete a gran dovizia similitudini di eose naturali per cavarne signiflcan- za morale: maniera d' insegnamento facile, breve, sicura, acconcia ad ogni ordine di persone, ad ogni argomento di fdosolia, di politica, di cconomia : vi troverete toccate le corde dell' onore, dell' interesse, dell' amor , del timore, della naturale tenerezza, e principe sovra tulto il senti- mento di quella operosa dignita di se stessi,, che sferra 1' uomo dalle jtastoie della volultuosa pigrizia. E cosi pur la Sapienza. Qui non vacuita di slerili speculazioni, non frastagliate norme di morale chimerica, non Utopia di so- iinati diritti, ma la giusta proporzione fra la creatura c il — 204 — Creature, ma il fedele ritratto dell'uomo intelletluale e mo- rale, gli spiccati Iimiti della sua condizione, la dcnudala ragione dei Re, dei grandi, dei giudici della terra, senza le- sione della vera lor dignita : qui la sommessione e il potere, qui I' equiiibrio del civile consorzio;c tutto questo ntani- feslato con chiarezza e concisione frammischiata a quella vivacila di Iraslali die accresce la evidenza e ribadisce le idee. Che se ti eoglie mestizia, se desideri affondarti in rae- lanconiea tenerezza di afletti, volgiti al fisliuolo di Helcia, allaiditto Geremia. Anche questi, al paro di Isaia, annunzia sciagure, specialmente nei Treni, ma sostituiscc al grido della collera la voce della commiserazione : le sue predi- zioni meglio clie minaecia, sono lamenli, gli stessi rimpro- veri, piu clie dalla bocca di giudice, sembrano useire dalle labbra di genitore, e vedi miste ai rimproveri lesortazioni, al rinverdimenlo della virtu; vedi I' idea del perdono disa- cerbare \" affanno delle tribolazioni, e tanto ingentdire ed annobilirsi questa idea geuerosa, da diventare sulle sue labbra un bisogno, da vestir modo ed abito di pregbiera. La i conforti delle speranze, il sorriso della promessa di contro alia costernazione ed ai gemiti ; la spartita in mille vene diverse un' abbondevole fonte di quel sentimento, che apre e serra le porte della vita, e che certo con soverchia nerezza di tinte uno scrittore non ha guari chiamava eter- na unica mensa deli' noma, il dolor e. Finalmente 1' oratore ed il lirico, che vogliono alto pog- giare, si accostinoa Giuditta, nel cui libro echeggiano le ar- nionie di che possono inspirarsi i cantici delle battaglie c grinni della vittoria ; che intanto, d' a lira parte, le miserie della umanila, le illusioni della ipocrisia, la insensalezza della lirannide, le smanie del dolorc, le durezze e i disin- — C 2G5 — gaoni dell' avarizia, i conforti del bcnclicio, 1' arcano della vera sapienza, sono tutti pensieri, imagini, senlimenti si- gnilicali con sublimita di concelto dalle calde parole dello sventurato Idumeo. Gompendio di lutla la Scrittura e il Salterio : qui le prove pii'i luminose delle pagine sloriche, qui la pittura delle meraviglic uscite dalla man dell' Eterno, qui la piu alta sublimita dei canti profetici, i piu semplici ed i piu succosi dettami della morale, e le dolcezze allora general- mente ignote del culto interiore, anticipazione de' secoli. Ed a siffatti principali argomenti vedi intrecciarsi, quasi rimessitieei della gran pianta, que'sensi diversi ehe sorgono dair anirao umano; la franca alterezza della virtu, I'umile riserbo della poverla, il rimorso del delitto, la sospension dello spirito, le agonic de'martori, i conforti della rasse- gnazione, i rincoramenti della liducia, le dolcezze della pro- sperity. Vi trova suo linguaggio il conquistatore, ve lo tro- va il benefico, il solitario ed il supplice, il timido e il co- raggioso: e questo linguaggio si variopinge, si tramuta, si piega tra la dispostezza dell' ordine c V apparente divaga- menlo delle digressioni, tra voli e riposi, tra passaggi e ritorni, dove la sublimita^ non bisogncvole d' indulgenza a venire compresa, mostra perdere il freno ma lo conserva, dove si spaventa il pensiero ma non si accascia, dove l'ani- mo trema ma non si atterra, dove I' uomo dai penctrali intimi di se medesimo si allarga con affettuosa effusione al fratcrno consorzio di lutta la umana famiglia. Nulla dircmo dei dodici profeti che si addomandano minor i, per la brevita degli scrilti loro, cbe possono farsi scopo alio ricerche dello scritlorc per la varieta dello stile. I profeti sedetlero fra i sapienli di Israello; filosofi erano le piu volte, teoloiii, addottrinatori del popolo. Nessuno imita — 266 — gli altri con raonotona servilita; nessunn narra nlla distesa e per intero il grande avveoimento dolla Redenzione, ma tutti concorrono insieme a formare il quadro solcnne. I piii antichi ne segnano le prime bozze, ed i succedenti per- fezionano di mano in mano que' (ratti che gli anteeessori avevano lasciati manchevoli, cd accalorano maggiormente le tinte^ come piu si accostano all' accadimento sublime. Percid, quale li prcsenta il fare tronco di Tacito, quale la vivacita della lirica, tal allro la semplicila della georgica, e cosi vie via a seconda della diversa loro indole e condi- zione e del tempo in cui vissero. Abbandoneremo frattanto queste stelle minori per goderne piu diffusa la luce nei raggi loro riverbcrali dagli astri maggiori cui fanno corona. L' eloquenlissimo dei profeti e Isaia dolto nelle scienze naturali, nella morale e nella leologica, di pulltissima lin- gua, magnilico nello slile, veemenle ne'suoi trasportamenti, ricco di figure, ornato, fiorito, vario adegua sempre il suo dire alia dignita del subbietto. I politici rivolgimenti di un popolo, invasioni e sconlltle, le calamita di una intera na- zione, il flagello del servaggio, i conforti della sua reden- zione civile, rampogne e minaccie, raiserie e pompe, lutti e bagordi, il creato e 1' eternita, ecco gli spazii pe' quali splendidamenle grandeggia il principe dei profeti, lasciando vasta orma di esempio alia parola dell' oratore, alia trom- ba e alia lira dell' estasiato poeta. Le profezie di Ezecliiele si aggirano sugli stessi argo- menti trattati da Isaia e da Gcremia, con questa differenza per allro die meglio vi si mostrano le idee della scienza ed anche dell' arcbiletlura accompagnate da riccbezza di traslati e suggellate dal marcbio della vigoria piu robusta. Quando sulTale dei turbini, quando sul dorso dei cberubini vola, tuona, spaventa, atterrisce. e _ 207 — Nei rispetti letterarii, il vaogelo di s. Giovanni si spieca dagli altri per I' altezza delle idee dirette a scoprire e con- vincere gli errori degli stoici o dei platonici, per la subli- me esposizione de' pia gravi e reconditi principii del eri- stianesimo, per la maesta delle espressioni che tratto tratto si appaiano alia eeeellenza dei concelti. La sua parola e luce dell' intelletto, e Gamma del cuore ; il suo pensiero non ha confronto che nel volo dell' aquila ; il suo vaogelo e co- me la primizia di quanlo accolgouo i libri del nuovo Pa Ho. Alio stile di lui possooo bellamente adattarsi le caldo tinte con che s. Girolamo voile rappresentarci I' intimo spirito di lulli qualtro gJ-i storici della Redenzione; la dove ehia- mandoli quadriga di Dio, soggiugne poscia: per totum cor- pus oculati sunt, scintillae emicant, discurrunt fulgura, pe- des habcnl, rectos et in sublime tendentes, terga pcnnala et uliquc volilantia, tencnt se mutuo , sibique perplcxi sunt el quasi rola in rota volvuntur et percjunt quocumque eos flatus Spiritus Sancli perduxerit etc. (Ad Paul.). Ora volgendo rapidamente lo sguardo all' epistole di s. Paolo, possono molto giovare alio studioso della elo- quenza, tanto vi prevale la profondita delle idee, la forza del ragionamenlo, il fervore dei sentimenti, la eopia dei pensieri, la rapidita del discorso. No credasi alio scrittore profano venirne stremato il vantaggio dell' esempio dalla qualita dei subbietti clie predilesse 1' Apostolo di Tarso. Peroccbe menlr' egli da un canto o roborava i dogmi della fede, o combatteva sinerone e future eresie, dalf altro in- dirizzava la meditata ed accesa favella all' uomo conside- rato nolle correlazioni del civile consorzio, in ogni condi- zione s' infra mmetteva, lumeggiava le piii forti e le pid gentili virtu, od ora parlava a pastori ed a popoli, ora a principi cd a soguetli, qua scuoleva i ricchi e i poveri ad- — 268 — dirizzava, la temperava i padroni, e correggeva i domestic! ; e padri, c figliuoli, e eelibi e conjugati, e vergini o vedove, c lilosoli c grossolani, tutti avevano dal suo labbro consigli o rimproveri, esortazioni e conforti: che fu egli veramente tromba del Vangelo, ruggito del Leone di Giuda, fragore di tuono, flume di eloquio, anzi mare immenso e profondo che, a detta del Grisostomo., copre gli abissi della inlinila Sapienza. Cio die trovasi di piu lenero, di piu vivo c di piu mae- stoso, dice Calmet, nella legge e nei profeti, riceve lustro novello nell' Apocalisse. Questo enigma stupendo che rac- chiude quanto deve succedere alia Chiesa sino alia seeonda venula del Verbo, divenne sloria, in gran parte. Spogliane le ligure del velo che lo ravvolve, c vi scorgerai da un canto la Divinita redentrice, dall' altra la Chiesa perseguitala, dove la merelricia impudenza di Romapagana, dove il ri- boceo delle sciagure che la Iravagliano ; qua il linimondo, allusioni cola della vita avvenire. E tutti codesti argomenti espressi dall' inspirato cantore con sublime naturalezza, con magnificenza cospicua. Oielo e terra si faimo teatro a quelle visioni, il Re dei regnanli e i principi delle nazioni vi primeggiano attori: ivi ordine e scelta di falti, rispon- denza di caralleri, brio di racconti, elevatezza di vaticinii, verita religiose ed ornamenli poetici, e quanto in somma fa di meslieri ad erigere 1' anima, a volgere il sentimcnto. E qui, se non temessi abusare la vostra indulgenza, po- trei dei nominali tre stili semplicc, temperato e sublime recarvi in mano gli esempj trascegliendone cadaimo da questo o da quello dei sacri libri che vi ho toccato iinora, e voltandoli nel nostro linguaggio, secondoche per me in- tenderebbesi fosse da compilarsi la proposta crestomazia. Ma nol concedono i termini di questa auehe troppo pro- — 269 — Iralta lettura, alia quale se voi, collegia chiarissimi, farete biion viso, mi si ringagliardira il desiderio die altri piii versato di me nelle sacre pagine e meglio valente a render- ne gli alti sensi nella patria favella, tramuti questo mio di- visamenlo in un fatto. Fatto lanto maggiormente giovevole alia gioventu, che sotto il velame delle differenti forme letterarie da me registrate germogliano, crescono e vigori- scono pensieri della piu robusta sapienza, senlimenti della piu eletta virtii, cibo necessario alia crescente nostra ge- nerazione; perelit! in nobile gara contendano alacremente il nerbo dell' intellctto e le fibre del cuore. Serie 111. T I. 36 ADIUflNZA Mli GlOIliO 27 GlilHUO i85G II m. e. prof. Roberto He Visiani legge le se- gucnti notizie Delia vita e degli studii del dottore Domenico Martinati. Che uomini di qualche ingegno, forniti delle attiludini necessarie ad attendere con successo alio scienze o alle arti e posti in condizioni favorevoli di fortuna, di tempi e di luoghi, aggiungano a grado notevole d'istruzione, sicche dell' una o dell' altra di esse riescano cultori e conoscitori solenni, od anche del Ioro incremenlo promovitori utili e rinomati, non puo essere meraviglia, e lastoria dell'umano sapere ce n' offre esempii numerosi e continui. Ne minor copia ne presenla essa di quelli, che alle scienze o alle arti si dedicano o pel nobile intendimento di segnalarsi dalla comune degli uomini e levar bella fama, o pel men nobile, ma spesso piu necessario fine di procacciarsi coll'esercizio delle medesime onorevole mezzo di sopperire ai bisogni molteplici della vita. >Ia rarissimi e siogolari sono in quella vece gli esempii di coloro, che le scienze amano e studiano per se medesime, e cio vuol dire pel solo affetto purissimo di tutto cio che e vero e buono e bello nella natura o nel- 1' arte, pel solo desiderio di approfondarne e conoscerne o le leggi o le applicazioni^ pel solo amore della intera uma- — 272 — nitd, clie li sospinge ad occuparsi con ardore di tutto che pu6 crescerle vantaggio, coraodo o perfezione. Ora di uno di cotesti eletti spiriti, che non isconfortato al difetto di que'soccorsi e quegli agi, che solo abbondano alio condizioni privilegiate, siasi posto a studiar con ardore e per tutta la vita sua le parti piu praticamente utili del sapere, e non per braraa di gloria ne per sete di lucro, si puramente ed unicamente per V araore delta dottrina e per quello ancor piu sanlo degli uomini, di uno di cotesti mi sembra utile e giusto di narrar brevemente la modesta vita e i [laciiici studii. Ne in quello che io ne diro avra parte alcuna 1' affetto e lu lunga consuetudine che mi stringeva all' egregio naluralista e medico il dottore Domenico Mar- linati, di cui favello, che 1' affetto ispirato dalla riverenza all' ingegno ed al cuore, al sapere ed alia virtu non pu6 cundurre ad inorpellare la verita o a falsa re i giudizii del- F intelletlo. Domenico Martinati nacque in Pontecasale della pro- vincia di Padova a'di 2 giugno nel 1774, di Pietro Marti- nati edi Cristina Belloni. Educato, secondo I'umile fortuna della famiglia, nei rudimenti delle lettere in patria, seguito suoi studii nel collegio del sacerdote Brontura in Padova, ove sorti meno a condiseepoli che ad amici 1' illustre geo- logo Vicenlino Giuseppe Marzari-Pencati, Domenico Ce- roni di Verona, ed altri ancora che onorarono poscia, co- meche in grado diverso, e l'istitutore egregio e se stessi; e di la passo piu tardi nel collegio Graziani della stessa citta. Inclinato lino d' allora agli studii di osservazione, prefer! fra questi la medicina e fu ascritto alia Universita degli artisti. — Ebbe il destro di farsi ospite delle sorelle Medici, nella cui casa la colta e gentile Maria, detta fra gli Arcadi, secondo le vaghezze del tempo, Egle Euganea, rac- — 273 — coglieva presso di se nellc serali conversazioni il fiore elctto dei dotti di Padova. Laureate, colle forme le piu onorifiche die allora si costumassero, in filosofia e medieina nel 1797, pratico per tre anni quest' ultima in Vicenza presso quel protomedico Giuseppe Maria Lupieri, ed in quella citta si lego d' amicizia con Gio. Baltista Quadri, che fu poi chia- ro professore a Napoli di oculistica ed oculista del Re. Si fu con esso, che imprese il Martinati la sua prima corsa od esplorazione scientifica ne' monti vicentini e veronesi, onde iniziarsi nella conoscenza dei prodotti delta natura, alia quale il chiamavano gia le sue inclinazioni ed il ta- lento dell'osservare che in Iui prendeva a manifestarsi. Da questo viaggio, che duro alcuni mesi, data il principio de' suoi studii natural! e delle raccolte che ne provennero, studii e raccolte che poi formarono la prediletta occupa- zione e le piu pure gioje della intera sua vita. Ma a render questa piu lieta ahhisognavano al cuore affettuoso ed all'in- dole medilahonda e casalinga del Martinati altre gioje piu tranquille e piu sante, quelle della famiglia ; periodic scon- tratosi in donna degna di accompagnarglisi, nel 1804 diede fede e niano di sposo a Catterina Piazza, nata in Venezia, ma dalla prima eta tramutatasi a Pontecasale col padre; la quale alle grazie della persona, all' amabilita dignitosa dei modi ed al sentire piu dilicato, accoppiava sodezza e penelrazione d' ingegno, virile senno, coltura letteraria molleplice., rara facilita di stile,, esimia perizia nel disegna- re e colorire piante ed insetti, die meritarono gli elogii e I' ammirazione di quelP ah. Chiereghin die pur n'era si so- lenne maestro; e queste si helle doti velava con si ingenua modeslia da crescerne in mille doppii 1' eccellenza ed il fregio. Parti con essa i piaceri e i pochi affanni di un lun- go e ognor sereno consorzio e n" ehbe Ire figlie, a due delle - 274 — quali dolsogli di sopravviverc, ed un solo figlio che, credo delle virtu e dell' ingegno suo, tutte ne avvero le speranze. Stette colla famiglia in Pontecasale lino alia nicla del 1850, al qual tempo si trasferiva in Gorgo, povero e spicciolato paesello posto lungo il canale di Bovolenta. Ivi perdette nel 1851 la egregia donna, ehc pel lungo spazio di quaran- tasetle anni aveagli fatta dolce c consolata la vita, c que- sla perdita da lui sentita profondamente, turbo per sempre i giorni che gli avanzarono, lo rese piu schivo delle ami- chevoli consuetudini, piu tardo alio hellezze della nalura, men curantc di lullo quello che il dilcttava da prima, onde ehe quatlro anni appresso, e gia piu che ottantenne scio- gliendo il benedetto spirito nel di 10 aprile del 1855, vo- lava a raggiungere V arnica sua, ed a rislringere per sem- pre in cielo quel nodo, che non erasi che allentato mo- menlaneamente quaggiu. Religioso senza ostentazione, la fermezza della creden- za vigoreggio in esso colla maturita del senno e degli anni. Benetico e liberate quanto gliel consentivano le limitate for- tune, fu pronto al commiserare, piu pronto al soccorrere, o no 'I potendo, a consolar 1' infortunio. Nella trattazione degli alTari merito ed ebbe fama d' illibata onesta, di scru- polosa delicatezza, anteponendo sempre nei casi dubbii il proprio danno alia sola possibility dell'altrui. Amo d'amor unico e intemerato, ne meno altamentc stimo, la moglie, che ricambiavalo in eguale misura. Fu figlio csemplarmente amorevole, rispettoso e sommesso anche quando era piu che sessagcnario ; padre e congiunto sollecito cd amoroso, amico fermo e Ieale, cittadino volonteroso e nelle pubbli- che cose, ogni volta che il richiedessero, largo d' opera e di consiglio. Nelle gioje modesto, nelle sventure sereno, ri- servato coi conoscenti, cordialc coi pochi amici, era — 275 — no' modi semplice, parco e lento nel favellare, noil' aspetlo tra il freddo e il severo, talche in sulle prime niuno die nol conoscesse piu addentro avrebbe potato apporsi qual cuor nobile c facile ad agitarsi palpitasse sotto quella brulla cor- teccia ; uomo infine cbe ritraendo piu della ruvida e sehiet- ta natura degli avi nostri, che delle artiiiziate e leziose co- stumanze piovuteci d' oltre monte, pareva appartener piu che a questo ad altro tempo e ad allra generazione. Ci6 delle qualita morali e delle virtu domestiche del Martinati : ora delle intelleltuali e di ci6 che operatosi da lui per la scienza nel suo romito ritiro, era giusto che tollo a un obblio immeritato, fosse tratto qui nella pubhlica luce. Pratico conoscitorc dei classici di quella lingua, che sola un di affratcllava in facile corrispondenza i dotti di tutto il mondo, versato nelle scienze filosofiehe, mediche ed agro- nomiche, della geometria conoscente, della musica appas- sionato coltivatore, a questi studii diede le prime cure come ornamenti e cari conforti dell' uman vivere, o come necessarie guide ed ajuli a quelli che predilesse dappoi, i quali dei prodotti varii della natura si fanno ad indagare e scoprire 1' origine, la struttura, la distribuzione, le rela- zioni, i fenomeni e le utili proprieta. Ora di questi ultimi non e parte ch' egli avidamente non ricercasse, di tutte oc- cupandosi e raccogliendo di tutte con istancabile diligenza quanto offrivasi al cupido c intelligent suo sguardo. Il che, considerata la sterminala vastita presente di tali scienze^ potrebbe far cadeie nel Martinati il sospetto, non forse avesse egli potuto sliorarne appena la superlicie, come suole avvenire a que' tanti, che con fuggitivo labbro di lamhir tutto sollcciti, del sapor vcro e della virtu intima delle cose non possono far giudizio o concetto che lor si avvenga. A francarlo di cotal taccia basti por mente alia — 27(i — strettezza di tali studii a' suoi lempi, per cui nelle opere linnoane, cbe a que'di riempievano il mondo della lor fama, stimavasi accolta, ordinata e descritta pressoche tutta la creazione terrestre: ne piu la di quelle miravaao gli studio- si d' allora, come gia quelli de' tempi auteriori al risorgi- mento delle lettere nelle opere di Aristolele, di Dioscoride e di Plinio. Quale stupore pertanto, cheil Marlinati ammi- ratore venerabondo dell' ingegno osservatore e metodico dell' immoi'tale Svedese, studiasse i naturali prodotti, al pari d' ogni alLro, in quel libro ch' era allora il codice uui- eo della scienza, il sistema della natura, cbe dei medesimi agevolava la conoscenza,, limilandone grandemente il nu- mero, ed oltraccio compendiandone in pocbe parole i ca- ratteri. Cbe se a cio aggiungasi cb' egli ristringeva le sue ricerche ai soli esseri proprii del suo paese, e cio vuol dire del regno venelo, non sara meraviglia com' ei potesse di questi colla necessaria esattezza e profondita, compiere e perl'ezionare lo studio. Ne di tutte le parti che la storia naturale compongono ei si occupava colla medesima in- tensita, per cui quantunque nelle sue corse ai monti delle vicine provincie non rifmisse di fare incetta di tutto che a quella scienza rapportasi, e n'esplorasse la struttura geo- logica, e i minerali ne raccogliesse, e facesse conserva dei resti organici fossili ivi deposti dagli anticbi sconvolgimenti, e di tutto il veduto prendesse nota e compilasse catalogo, pure pose sempre speciale amore alia zoologia ed alia bo- lanica. Delia prima coItiv6 la erpetologia, e ne fanno prova le accurate e nuove sue indagini su quel serpente velenoso indigeno, cbe cbiamano volgarmente Marasso ed e il Pelias Herns del Bonaparte, notandone le differenze specifiche dall' altro cbe e fra noi nolo solto il nome di Marassetto, come apparisce da leltera scrittagli li 15 aprile 1821 dal- — 277 — I amico suo il chiaro naturalista dott. Vincenzo Sette, che pubblicando una sua Notizia sopra una specie di vipera creduta nuova, encomio i merit! del Martinati sullo stesso argomento. Attese pure con diligenza alio studio ed alia raccolta degl'insetti, e scrisse una memoria Sulla struttura dell' occhio delle farfalle, di eui la soverchia diffidenza di se medesimo non gli permise di lasciare che poche traecie ne' manoscritti superstili. Comunied ancora nel marzo del 4 815, col mezzo dell' altro amico suo il dott. Enr. Fr. Trois all' Ateneo veneto, di cui fu socio, alcune osserva- zioni sulla Pavonia major, e mise insieme e preparo accon- ciamente una collezione d' inselti nostrani. Itauno inoltre una mediocre serie di conchiglie dell' Adriatico, e di te- stacei terrestri e fluviatili del veneto, applicandovi con ri- gorosa esaltezza la linneana nomenclatura. E forse non an~ drehbe errato chi si avvisasse che da questa raccolta, ciie dall' infanzia era sempre esposta a' giovinetti suoi sguardi, ricevesse il tiglio suo senz 1 addarsene 1' inclinazione e l'ec- citamento a quello studio di tali esseri, a cui deggiamo il ricco e diligente Catalogo del mollusclii delle provincie ve- nete, ch' egli mandava in luce insieme coll' egregio cav. de Belta poco prima di perdere il suo buon padre ( Verona, tip. Antonelli, fcbbrajo 1855, 8.° con lav.). Ne trascuro pure i crostacei, gli echinodermi, i polipi, le spugne e gli altri prodotti animali del nostro mare, i quali insieme coi precedenti si serbano nel suo museo ad atlestarne il vario sapere e la molta sua diligenza. Ma gli animali a lui piu diletti si furono quelli, che di- sparendosi da tull' altri de' vertebrati per originalita di struttura come per 1' aerea lor vita, sembrano nulla aver di lerrestre, e la predilezione del naturalista si attraggono, quali colla leggiadria delle forme o I' altezza maestosa del Serie I/I. 7 /. 37 — 278 — portamento, quali colla soffice morbidezza e il colorilo va- rio del vel clie gl'impiuma: e quesli colla forza o la dol- cezza del canto, che rompe volubile in gruppi, in gorge, in trilli, in gorgheggi dall'esile, ma infatieato lor petto, e quelli colle amorevoli e aceoslereecie abitndini con che all'uom si accompagnano, e tutti colla mondezza e lindura dell'attillato lor vcstimento, colla vivacila e snellezza de' movimenti ra- pidi ed aggraziati, con quella mirabil possa per cui scat- tando a cosi dire dal suolo, s' avventano e libransi e cor- rono a lor lalento nell' aria, quasi sdegnosi di abitar quella terra, clie appena improntano co' gracili e in un robusti lor piedi. Agli augelli pertanto pose studio purlicolare il Martinati, ma in questi nonche cercarne i caratteri esterni che li distinguono e notare la difl'erenza sistematica delle specie, euro lo studio de' lor costumi, studio e piu impor- lante e piii dilettevole, del quale erano in que' giorni mol- to rari i cultori. Ed avvisando a ragione come di tal parte della zoologia si vendichino il primo luogo gli avvedimenli molti e soltili, con cui questi animali intendono alia gene- razione, a questi egli volse 1' occhio di preferenza, e con atlento ed aculo sguardo diedesi a spiare e cogliere quesli esseri irrequieti, ne' mobili loro amori, nelle canore lor nozze, nelle pazienli c vigili covature, nellosgusciar de'pul- cini, nella scella dell' imbeccala, nel mutar delle penue, e piii che tutto nella ingegnosa e provvida fabbricazione dei nidi. Si fu allora che balenatogli al pensiero il i'eliee divi- samento di far raccolta di tali nidi che le ova accolgono degli uccelli nostrani, lo mise in atlo tin dal 180 5, conti- nuandolo poscia con assidua ed indefessa perseveranza. Ora, una cosi falta raccolta, illuslrata dal catalogo de'nomi volgari e scientifici degli uccelli medesimi, ed arricchita di ulili annotazioni sulla strutlura del nido, sulle materie che — 279 — lo compongono, sul numero e eolorito delle ova nolle di- verse specie, e sopra varie particolarita dell' animate die lo architetta, serbasi tuttora nel museo Martinati, ed e cer- tamente la prima che sia slata da noi tentata, e porse il pri- me esempio ad altre di simil genere, che poscia furono falte altrove. Ne, eonsiderando all'epoca in cui fu impresa, sarebbe forse vano il sospetto, ch' essa possa aver dato al- I'illustre naturalista pisano il prof. Paolo Savi, che corri- sptvndeva per ragioni di ornitologia col Martinati, un pri- mo impulse ad una collezione analoga, ma ben piu vasta c porl'etta, che per di lui merito fregia ora di un cospicuo ornamento la Pisana Universita. Gomprende questa cento e quattro nidi diversi, pocbi tie' quali appartengono ad uc- eelli stranicri al Veneto, ma pert) naturali ad altre parti — do spandeasi furtiva dall' oscura e volontaria sua solitu- dine, gli valsc la corrispondenza e la stima di mcdici o naturalisti egregii, quali si furono il Chiereghin, il Bonato,il Marzari-Pencati, il prof. Renier, il prof. Gio. Batt. QuadnV, il Trois, lo Zecchinelli, 1' ab. Romano, il conte da-Rio, il Meneghini, il Parolioi, il Vcnturi, il dott. Sette, il prof. Paolo Savi, il prof. Massalongo, clic conosciutolo appena negli ultimi anni e anunirato di quanlo avea fatto c rac- colto il beneinerito vecchio, glintitolava un nuovo lichenc euganeo, chiamandolo Lecidea Marlinatiana. (he sc a que- sto si bcl novero d' eletti nomi io non mi pcrito dal sog- giungerne un altro ben disugualo, gli e solo perehe,, se da queili trae pure alcun luslro la memoria del Marlinati, il mio invece onorasi e si fa ehiaro di un' amicizia che in quell' anima Candida non ebbe termine che colla vita. No posso, ne potro mai ricordare senza fremilo d' affetto e di gratitudine le parole amorevoli e generose, con che fuo- rao egregio blandiva i miei poveri progredimenti, e severo con se medesimo fin quasi alia ingiustizia, spianava le ru- ghe del volto grave e 1' ispido sopracciglio componeva a serenita allorche gli accadessc di udir motto di lode pel suo Visiani. Frutto pregevole, sebbene sproporzionato, della sua molta dotlrina, sono gli scritti da lui lasciati sopra argo- menti di erpetologia, di ornitologia, di mineralogia, di micologia e di botanica generale; annotazioni pratiche di agricoltura ; storie mediche parecchie, ed una disserta- zione sul sangue. Pure^da quantoio son ito finor divisando, sara agevole il riconoscere qual varieta di cognizioni e quanta versati- lita d' ingegno accogliesse la mente di un uomo, che, posto in condizioni opportune, e francatosi almeno in parte da — 287 — quel I a insupembile timidita die il cosli'insc ad acecnlrarsi tutto in sc stesso per soverchio diffidar di sue furze, avrebbe potuto levar fama pari ai pid illustri naturalist! del Veneto. Fra' quali s'cgli voile rcslar poco notoese, malgrado I'oscu- ritft in cui visse, l'u pure utile alio scienze die coltivo, e singblarmente beneraerito della illustrazione del sup paese, volea giustiziq chc alcuno ne rivelasse i Iunghi e pazienti sludii bra chc la modes tia per sempre inula del trapassato nun puo far tacere la voce imparziale della vindicc poste- rita. Duolrai perb davvero die a me riserbandosi I' inter- pretarla, per cib solo che mcglio d' allri ebbi 1' agio di co- nuscerhe la vita solinga, io non la possa far risuonare come vorrebbesi ncll' animo di tutti quell i che si sentono presi all' amore di quelle nubili discipline, in cui tutto visse il Inion Martinati. Clio se cib fosse, avrebhero eglino in quest 1 uomo d' antica tempra, e chc tutto devo a se slesso, un raro e solcnnc c consolante esempio, come anche in non ricca forluna, nel difelto di lontane corrispondenze, nella inopia di nuovi libri, nclla oseurita d' un villaggio, senz' alcuno di quegli stinioli o di quei succursi che altro- ve inutilmente profondonsi, possa alcuno cbltivar con suc- cesso la seienza aincnissima della natura, quando all' ala- crila della mente s' accompagni una pronta e infaticabile volonla. II m. e. dolt. G. Donicnico Nardo da qualche schiarimeulo intorno alia Memoria da lui lctta ncllc adunanze del naese untcccdentc sopra alcuni fenomeni otlici. I fattij ch'egtt destinava a comporro una seconda jiarlc del suo lavoro, espono qui anticipatamentc per — 288 — dure appoggio all'analogia che gli i'u contrastata Ira il raddoppiamento d 1 una linea guardata atlraverso due forcllini, c quello che si osserva nello spalo d' Islanda, e vuole anzi ora estenderc la sua tesi, c dice il feno- meno essere identico c diretto dalle medesime leggi, benche prodotto da un mezzo tanto differentc. Ag- giunge, per incidenza, che potrehhe muover dubhio se sia veramentc esatto chiamare doppia rcfrazione il raddoppiamento prodotto dallo spalo d' Islanda. Ouanto poi all'immagine rovesciata che osservasi guardando una testa dago fra l'occhio ed un forellino praticato in un pezzo di carta, non decide per ora se sia da rigettarsi la spiegazione, ch' egli dice esser di Prevost, che il fenomeno derivi dall' ombra dell' ago projettata sulla retina, come sostenne il Bellavilis. II quale aggiunse inoltre contro il Nardo, alia rotondita del disco solare esser dovuto il noto fenomeno, che la luce entrando per un foro angolare forma sempre ad una data distanza un disco rotondo od ovale, e cio diventare manifesto c ben provato in caso d' ecclisse. i\el prcsente suo scritto faceva riflettere il dott. INar- doch' egli non impugnava questa dottrina dei fisici, ma che avea voluto indicare altra causa producente un identico eftetlo, capace di agire anche indipen- dentemente dalla prima. In fatti, egli conchiudeva, il disco rotondo viene formalo a date distanze, non sol- lanto da fonti luminose rotonde, ma anche da altre di forma diflercnte. Risponde il m. e. Bellavitis, riguardo al I. u pun- to: che se pure vi sia identita tra'lenomeni osservali — 289 — diil dolt. Nardo, c quelli conosciuti solto il nome di doppia refrazione, cgli ritiene chc siavi assolula difie- renza nelle cause; e che so il dott. Nardo trova inc- satta la denominazione di doppia refrazione;, potra adoperanie un' altra pci fenomeni da lui osservati c creduti identici a quelli presentati dallo spato d'lslan- da, lasciando ai fisici quella gia da lungo tempo e ge- ncralmente adottata. Pegli ultimi due punti opina il Bellavitis essere vano ricercare altre cause, quando se ne conoscono di sicure che danno evidente ragione dei fenomeni osservati. Soggiunge il m. e. dott. Nardo dell' identita dei fenomeni aver finora parlato non delle cagioni, le quali esser deggiono subbietto di ulleriori suoi sludj. II in. e. prof. Turazza chiede al dott. Nardo se la leggc dei seni si vcrifichi nei fenomeni da lui osser- vati; al che il dott. Nardo rispondc afTermativamcntc. Chiusa cosi questa discussione finisce 1' adunanza privata. Nella riunionc segreta dello stesso giorno si fajmo le proposizioni per sostiluire 1' attuale vicesegretario dott. -Bianchetti, nominato bibliotecario a Treviso,. indi si leggc uno scritto del s. c. prof. A. Massalongo^ che prescnla all' Istilulo 285 specie di licheni delle pro- vineie vcnete c promette le rimanenti che mancano a rendere completa la scrie di quest e critlogame, oltre una collczione delle principali roccie geologiche della provincia Veronese. — 290 — L' Jstituto accoglie il dono con molto gradimento. e incarica il segretario di fame speciali ringraziamenti al prof. Massalongo. Esso lo incarica parimenti di ringraziare il dottor Francesco Pajola pel dono di un Porphifrio Hyacin- thinus. Quest' uccello , apparecchiato lodevolmente dal Pajola, venne ucciso nella nostra provincia presso le porlc grandi del Sile. kWWtt DEL 6MK0 28 CESK1J0 1856 1 1 m. e. cav. Emmanuele Cicogna legge la scguente rclazione. Obbedendo alia deliberazione di questo I. R. Istituto L2 agoslo 1855, mi fo a rifcrirc intorno a due opere in- viate in dono dal doltore Pietro Kandler di Trieste all'Isti- lulo medesimo. La prima ha per titolo: Indicazioni per riconoscere le cose storiche del Morale. Manoscrillo ad uso del Conser- vatore pel lUorale copiato nella lipografia del Lloyd. Trie- ste 1855, in 4.° figurato. La scconda e in lingua tedesca, intitolata: Rapporto sullc opere del dollor Kandler di Trieste inviate all' Acca- demia delle Seienze, 1 850., con trc lavole litografate. Quanto alia prima: II norae del dottore Pietro Kandler suona illustre fra noi, e fra tutli coloro che amano principalmente gli sliulii storici ed archeologici, e che mettono in cima dei Ioro pen- sieri I' amor della patria e tutto ci6 che pud in qualsiasi modo tornar vantaggioso per essa. Ne sono chiarissima pruova le opere varie da lui per lungo corso di anni pub- 292 blicate. Imperocehe, parlando delle cose ccelcsiasliehe al- I' Istria spellanli, abbiamo di lui le: Vicende delta Chiesa Triestina e quelle della Chiesa Emoniense = la Relatione delta Basilica di S. Maria e S. Giuslo di Trieste = il Duo- mo di Trieste con piantc ed appendice delle sue iscrizioni =. ed eziandio : Acta sincera sanctorum Marlijrum Ecclesiae Tergestinae. — - Quanto alia storia profana, pubblico una Guida at forestiero nella cilia di Trieste, cliofu ristampata colla giunta doi Fasti triestini. Similmente sono di lui i Ccnni at forestiero die visita Parenzo, e i Ccnni at fore- stiero die visita Pula. Dobbiamo a lui la Dissertazione della denominazione e delle monete de' vescovi di Trieste del medio tempo, c I' opera de' Documenti die moslrano le con- dizioni polilidie di Trieste dal secolo decimo in poi. Ma infaticabile si e dimoslrato nolle due gran&i raceolte, Tuna : L' Archeografo trieslino, I' altra L' Istria, giornale, opere ambedue die preziosissimi documenti contengono in ogni ramo della Illirica storia, e nelle quali piu e piu artieoli sono del Randier. A questi due lavori aggiungersi ponno gli Staluli municipali per sua cura editi ed illustrate di Trieste, Tola, Parenzo, Cittanova, Iiuje ed il frammento degli Staluti di Pirano. Cortesissimo poi il dottore Kandler comunica le sue cognizioni agli studiosi, e fra i nostri ap- prolittonne spezialmente il ebiarissimo prele Giuseppe Cap- pelletti, il quale inlorno alle Chiese d'ltalia nella parte illi- rica ebbe molte notizie dal Kandler, ed ancbe ultiinamente ripubblicava nel volume IV, a pag. 71 e seguenti, la Leg- ge'nda di san Servolo martirc della citta di Trieste, traen- dola dalla collezione edita dal diligentissimo archeografo Kandler (giuste parole del Cappelletti) in onore del vescovo Bartolommeo Legat. Con tale corredo di storica erudizione il Kandler, av- — 293 — vocalo di grido nel foro triestino, membro effeliivo del- 1' imperiale Accademia delle scicnze in Vienna, c di altri scientific! Istiluti, e gia nominalo Conservatore de pubblici monumenti deW IUirio, aveva approntalo per uso proprio un Repertorio manoseritto delle eose piii interessanti del lilorale in qualsivoglia argomenlo sacro e profano, antico c moderno, c questo diede alio stampc non solo per propria, ma e per utilita de 1 successori couservatori, e di ogni uno die voglia approliltarne. E in forma di quarto grande. Trecedono VI pagine nu- merate a caratteri romani, alio quali altre susseguono in numeri arabici dall' una alia 295. In principio e in fine de- eorano 1' opera varie piante eon molta precisione litogra- fate, rappresenlanti il duomo di Trieste antico e moderno, il batlisierio di Pirano, il battisterio di Pola, s. Slefano., c s. Francesco di Pola, s. Michele in monte di Pola, la tomba di s. Salomone re di Ungberia, s. Giovanni e Felicita dei Templari presso Pola, Porto romano di Gedas presso Trieste, la basilica euirasiana di Parenzo, la torre di Boraso presso Rovigno ; 116 manca la figura di un capro, segno antico del- l'lstria divinizzala, tralto da bronzo rinvenuto in Pirano. Tutta 1' opera e una epigrafe ilaliana diretta al dottorc Luigi de Franceschi di Segheto dall' autore, il quale ebbe da Iui conforlo e favore nel compilarla ; il perche devesi assai commendare e il Handler e tutti coloro die rendono al pubblico testimonianza de' gentili che prestano ajuto a' letterali, o clie vi si fanno in qualsiasi modo proteggitori. Gli Annali del litorale, che cominciano dall'anno avanti 1' era volgare 4300 colla spedizionc degli Argonauti nel Ponlo Eusiuo, finiscono coll' epoca 1849, nella quale si enuncia la Guida storica di Aquileja di Vincenzo Zando- nati. Qucsti Annali non cssendo una nuda indicazione delle Seric III. T. I. 59 — 294 — cose, ma, secondo bisogno, alquanto largamente cstesi, rie- scono assai giovevoli per rintracciare nelle istorie la piii diffusa narrazione degli avvenimenti a'quali in sunto si ri- feriscono. Saggiamente fu poscia dal Kandler questo cro- nieo diviso in due, colonne, l 1 una col titolo di Cristiano, V altra di profano, assegnata e all' uno e all' altro la com- petent materia. Per la parte cristiana ossia ecclesiasliea vi leggiamo accennate le geste di s. Marco Evangelista in Aquileja, la perseeuzione de' cristiani cola, i martiri dclla Chiesa trie- slina, le azioni piu memorabili de' patriarchi aquilejesi, do' vescovi triestini, la costruzione delle chiesee monasteri, le loro consacrazioni, i corpi santi clie vi si onorano, le decorazioni interne e talora gli artisti clie vi operarono, le fondazioni di abbazie, commendc, confraternile, pii istituti, i sinodi, i privilegi, le quistioni per dirittidi decime od altro, lasopprcssioneo concentrazionedichiese, conventi, diocesi, vescovati. Vi si rammentano fra gli illustri Girolamo Muzio, Matteo Francovich, Pietro Paolo Vergeno, Ireneo dalla Croce, Jacopo Filippo Tommasini, Paolo Naldini, Giuseppe Mainati, Pietro Stancovich, Domenico Rossetti, Otlavio Fontana, ecc. ecc, i quali tulti o per dignila ccclesiasticbe o per opere scrilte si resero benemeriti dclla illirica sacra storia. Per ci6 che spctta alia parte prof ana, cominciasi col descrivere la posizione politica dell' Istria ne' primi anni dell' era volgare, indi le statue e i monumenti eretti in Pola, in Parenzo, in Trieste, in Aquileja ad onore di Nerone Ce- sare figlio di Germanico, di Claudio clie poi divenne im- peralore, di Bcleno, di Nettuno, di trepersonaggi della gentc Sergia, di L. Vario Papirio, di L. Aurelio Vero, deH'impc- ratore Massimiano, dell' impera lore Lieinio, di Ulpia Seve- — 21)5 — rina, ccc. Nolansi ie magistraturc, lo legs' giustinianee pub- blicale e rose valido per I' [stria, gli statuti, i privilegi, Ie scorrerie de' Longobardi per 1' Istria superiore, e degli Slavi noil' Istria interna ; e piii vieine a noi, le scorrerie de'Turchi. Inoltre le guerre, gli assedii, lepaci, i trallati, le pestilenze, i terremoti, le carestie, gl'incendii, l'escrescenze di aequo, i freddi, i gliiacci, le cavallette e niolti allri in- forluuii. Si eonoscono i principali edificii pubblici ci-elli, c le accademic ; e ancbe questa parte e abbellita colla serie de' piu ehiari uomini dell' Istria, alcuni de' quali fnron gia nella parte anteriore ricordati, ed altri sono, a cagion d' esempiOj Pietro Coppo, Ra facie Zovenzonio, Andrea Divo, Giandomenico Tarsia, Nicold Tacco, Andrea Rapicio, San- torio Santorio, Girolamo Yida, Abramo Ortelio, Nicold Man- zttoli, Gianrinaldo Carli, Bartolommeo Ycrgollin, ecc. ecc. E sovcrchio gia il dire che se utile torna per la cogni- zione delle cose illiricbe questo cronico, egli e non nianco per le veoete, conoscendo ognuno le relazioni poliliehc ch' ebbe Venezia con Trieste e il dominio che la repubblioa in gran parte dell' istriano litorale tenne lino alia sua ca- duta. Confessa pero I' autore, sin da principio, che tale raccolta e ancor lontana dalla quantita cui avrcbbe a giungere, e che, spezialmente cio che riguarda Pola, iia bi- sogno di aumento, sendo che in quella citta mancano ar- chivii. alia quale mancanza potrebbcro supplire quell i di Ravenna c di Venezia. Io diro sembrarmi sufticiente quanto tinora ha potuto unire insieme I' autore, il quale mostrasi assai esatto nello stabilise le epoche, scopo principale di un cronista ; e dh'G speltare agli studiosi il ragguaglio con altri storici, e la ri- cerca negli archivii si per maggior quantita di notizie, si per una eventuale piu precisa esattezza negli anni. — 2!)C> — Proseguendo il Handler, ci dh un sillabo dei sommi pontefici, de r vescovi e patriarchi di Aquileja, e di Grado, o di Venezia. II primo de' papi e s. Pietro I' anno 42, e I' ultimo il regnante pontefice Pio IX coll' epoca 1840. II primo de'vescovi, arcivescovi e patriarchi aquilejesi e Marco Evangclisla V anno stesso 42, e 1' ultimo o del 1754 Daniele Delfmo cardinale. 11 primo di quelli di Grado notasi al oil Macedonio Macedone, e I' ultimo Domenico Michiel del -1445, al quale ncl 1451 succedette Lorenzo Giustiniano come patriarca di Venezia, la cui serie il Kandler ha cbiusa nel 1820 eon Giovanni Ladislao Pyrcker. A' patriarchi aquilejesi tengon dietro gli arcivescovi di Gorizia e molti altri elenchi, che per non abusare delta sofferenza allrui, diro in breve esscrc de' vescovi dell' [stria, di Trieste, di Capodistria, di Cillanova ossia Emonia, di Parcnzo, di Pola, di Pedena; degli arcidiaconi e decani di Trieste, degli arcipreli di Pirano, dc'prepositi di Pisino, degli abbati, degli inquisitor! per la sanla i'ede. = Si passa poi alia serie degli imperatori romani, e dei correllori o presidi della provincia di Venezia e dell' Islria; a quel la degli imperatori d' Oriente, de' maestri de' militi, de' re dc'Goti, dei re dei Longobardi, dei re d' Italia, de'dogi di Venezia. Susscguita la serie de' sovrani di Trieste e dell' Islria,, della serenissi- ma Casa d' Austria, dei duehi di Cividale o del Friuli, de 1 conti di Cividale, d' Istria, di Gorizia. Lungo e 1" elenco dei podesta di Trieste, di Capodistria, di Pirano, dei capilani di Raspo, Pisino, Albona ; dei podesta di llovigno, dei conti o podesta di Pola, de'eapitani di Montecavo e di Moncolano. Tutte qucstc serie,, nolle quali moltissimi nomi di veneti patrizii reggitori s'inconlrano, confessa parimenti lautore abbisognare di ulteriori indagini. Imperciocche quella do' ve- scovi cinoniensi ha uopodirelliflcazionipelsecoloXV,tanto — 2!)7 — scambio e nato Ira i Vcscovi delle due Cittanove, l'istriana e la vencta, die lo stesso Tommasini vescovo della islriana presc gravissimi equivoci. La serie dei vescovi di Pola po- trebbe venire aumentala so uscissero in luce nuovi diplomi fatti sperare dal chiarissimo noslro bibliotecario abate Giuseppe dottor Valentinelli ( I ). Se i documenti clie abbiamo del Frinli fossero pi 11 copiosi, la serie de' govcrnalori del- I' Istria sotto i palriarcbi polrehbe venire ampliata; eosi pure quella de' eonti d' Istria, sebbene dall'aulore sia stata posta insierae coila possibile maggior cura. Ma converreb- be, dice egli, csaminarc le carte del Tirolo, dclla Garintia, del Carnio clie sole possono dare sussidio. Quanto alia serie dei podesta, cbi avesse agio di esaininare ncl generalc archivio di Venezia i libri delle elezioni de' rettori di varie cilta dell' Istria darebbe un grande aumenlo, e una piii prjeeisa indicazione delle epoebe in cui entrarono nel reg- gimento. Ma qui, a giustiiicazione di quanto modestamente osservava I' autore, ripelo clie codesto suo libro non e clie un mezzo per retliticare con piii profonde indagini le cose dette e per rinvenirnc di maggiori; e che rimarra semprc la gloria al dottor Handler dello avere accoppiato in un volume colla possibile diligenza le traccie di tutto cbe in molti volumi trovasi sparso. Preziose inollre sono le Xotizie gcografwhe del litorale cbe alle suddette susseguono dalla pag. 165 alia 192. Conosciam quindi le altczzc nelf Istria c ncl Goriziano, le allezze delle isole del Quarnero, le altezze decrcscenti dell' acquc sopra il livcllo del marc, quelle di citta, borgale, (1) I documenti dei quali parh il Kandler furono posteriormento dal chiarissimo signor abate Giuseppe dottor Valentinelli, bibliotecario della Marciana, resi noli nel Notizenblatt che va pubblicandusi dall' Imp. Acca- demia delle scienze in Vienna. — 298 — o villc abilate, noncbe la popolazione, la superficic e la slima censuaria dell' Islria c dei suoi distretti. E in queste moderne indicazioni geograficbe non sono omesse quelle del tempo antico e medio, comineiando dall' epoca ante- riore ai Romani, poseia venendo alia romana imperialc; indi a quella degli imperatori bizantini, colla nota delle baronie de' veseovi., e de' possessi loro, c dei possessi delle badie e signorie, chiudendosi questa [»arlc colla geografia ecclesiaslica antica e moderna di Trieste. Ci voile poi il bcncmerilo collettore dare un elenco delle medaglie istriane, non cerlamenle completo, com'egli medesimo osservava. Nondimeno fra le rare devono an- noverarsi quelle di Allobello Avcroldo bresciano vescovo di Tola, e cbc fu eziandio nunzio apostolico in Venczia; e fra le storicbc intercssanli quelle in memoria del Lazareto santa Teresa del 1700, quella della presa di Trieste fatla dai Francesi nel 1797; quelle della conquista dell'Istria falta dagii stessi nel I80G e 1809; quelle eziandio del porlofraneo accordato 1828, dell' aperture della nuova slrada di Gcrmania 1830, della ferrovia 1851, e del navale Hoydiano 1855. Pcgli sludiosi dell' araldiea non inanca la nota degli stenvmi blasonici delle cilia e castella deli' Istria ; e per li cultivatori delle scienze, c' e la metrologia islriana, le mi- sure di superfine, le misure cubicbe, c le misure di peso. Opporlunamente quanto agli stcmmi, diceva 1' autore, nes- sun argomento avergli dalo maggior imbarazzo di questo. Imperciocche, cambiatedopo il 1803 le circostanze, cessate le citta ed i comuni di essere corpi politici da sc, gli ar- meggi furono o inusilati o lasciati fra le anticaglie ; senza dire cbc gli slemmi furono acceltati, dimcssi, cambiati a piacimento, e alcuni die spcllavano a private famiglie — 2iM> — vennero adottati come del eomune; it perche si per la for- ma, die per li colori, non puossi prestar luro gran fede, a meno che da indubbii antichi document! non sieno suffra- gati. E per quello pertiene alia melrologia istriana soggiun- geva 1' autore, anclie questa desiderare maleriali migliori, i quali mostrerebbero mirabile coneordanza colle misure romane lungamenle conservate, ma non gli fn possibile di riconoscere le anliehc misure. E qui eruditamente riilette, che i comuni istriani avevano le loro misure cosi di su- perficie, come di cubatura scolpite in pietra, e duravano ancora nei primi decenniidel secolo presenle. Ma noil' Istria veneta prevalsero per oggetto di commercio con Veneziu le misure venete, le quali i successivi governi manlcnnero . lino all' allivazione del sistema metrico, iridi dell'austriaco. Ad imitazione dellc bibliografie inserite nell' opera: Milano e il suo tcrritorio, e ncll'altra: Yenezia e le sue la- gunc, uscite alia occasione della sesta e della nona Riunione degli Scienziali italiani, voile anche il dottore Handler che entrasse in questo suo utilissimo lavoro la Bibliografia Istriana, ossia la nota AiAlcuni scritti che diseorrono dette cose dcW Islria ; e la divise in cose di cliiesa e in cose geo- grafiche e cose profane. Ottimo per verila il divisamenlo; conciossiache sieno lali bibliografie una necessaria scorta a chi vuole comporre la storia di un paese o di una pro- vincia; e a desiderarsi sarebbe che ogni citta e provincia, almeno fra le principal!, una ne avesse. Ma cosi pur troppo non e, anzi (cio ch'e peggio) molle citta non hanno chi si curi di raccogliere i patrii libri pubblicati od inedili, che di grande e neccssario ajuto sarebbero a compilare le par- lieolari storie de'municipii. E questo male conobbe anche il dolto raccoglilore, il quale lamenta, che in Trieste non essendovi Biblioteca , egli nianco di mezzi per portare — 3ai — questa sua Bihliogralia non solo a conipimento, ma nep- pure acl avvicinarla. Aggiungonsi anche ad offenderla alcune mende di nomi, di date c di ripetizioni di libri, gia. altrove in essa notati. Ma di cio nessun carico, a mio pa- rere, 6 a farsi al solerte autore, ma si all'incuria degli amanuensi, cui egli avra dato a trascrivere le schede c i eataloghi, o forse anche degl'impressori. Se non che la moltiplicita de' libri die presenla questo lavoro, combinata eogli antecedent elenchi, ci fornisce esuberanlemenle di material! ad illustrare i fasti illirici, e a conoscere come in ogni tempo chiarissimi uomini ebbe, cd ha attualmente que- sta parte della penisola. Ma a chiudere Pinteressante collczionc, e a chiuderla assai utilinente, veggonsi insieme trascrilte in nuniero 080 L 1 inscrizioni romaue dell'Istria. Quindi le inscrizioni ncl- 1' agro colonico di Trieste, quelle nell'agro colonico di Pola, quelle nella provincia, quelle dell'a*gro colonico di Cillano- va, ossia Emouia, quelle nell'agro municipale di Egida, ossia Capodistria, nell'agro di Umago, di Pinguente, di Pi- rano, d" Jsola, di Pedena. Le iscrizioni di Gaslello di Rozzo, di Muggia, dell'agro de' Calali, de' Menocaleni, dell'agro giapidico di Trieste, dell' agro di Castra, dell' agro Carni- co di Trieste; quelle di Albona, Fianone, Fiume. INon sono omesse le iscrizioni sui piombi c sui laterizii. Queste epigrafl, distribute secondo la geografia antica, non sono pero lutte quelle die I' autore, secondo ch'egli stesso dice, si sarebbero potute avere e dalla collezione die il fu canonico Pietro Stancovich avea latta, e dalla scopcr- ta di carte all' autore rimaste ignote, e dal corpo delle iscri- zioni aquilejesi, non die da quegli arcliivii delle provincie, da'quali 1' autore aspetta indieazioni. In effetto non veggo che il Kandler ripeta due iscrizioni, gia dal Grutero slam- — 301 — pate alia pag. cccclxxv, n.°G, e cccclxxxiv, a." 5; luna, che ricorda Lucio Tito Fruentino seviro edaugustale; I'altra Caio Vennonio pur seviro, o Pelronia Marcella; dolle quali due pietre ignoravasi la provenienza, che fu conosciuta sol- tanto da una Iettera di Paolo Ilamusio ad Aldo Manucci, da me per la prima volta pubblicata nel vol. II, a pag. 555 delle Inscrizioni veneziane, ove a lungo parlo de' Manucci. Or questa provenienza e da Aquileja, dicendo il Ramusio: Ho avuto in (juesti giorni tre sassi antichi di Aquileja con iscrizioni, due delle quali intendo io, e la terza non bene, ed e I' infrascritta. — 11 chiarissimo Furlanetto riportd la prima a pag. 28 delle Lapidi Patavine ; ma non avendove- duta la Iettera ramusiana sucidetta, che ne accerta della provenienza, egli saggiamente la conghietturo dalle due di- gnita di seviro e di augustale, che trovansi pur in allre lapidi di quella citti. E riporto parimenti la seconda a pag. 400., ma per lo stesso motivo di non aver esaminato il mio vo- lume, gli rimase ignota la provenienza, e dalla gente vennonia nominatavi, conghietturo che possa essere venuta da Zara. II Kandler poi, sendo di quelli che vogliou a tutti dare cio che loro perliene, e non imita chi si abbellisce delle altrui fatiche senza pur ricordarne il benefattore, cosi ci fa assapere che le iscrizioni di Alboua e Fianona appartenenti alia Liburnia, sono dovute alia diligenza del sig. Tommaso Luciani, dal quale ebbe eziandio la serie completa dei po- destd di que' due luoghi, giu sopra mentovata. Sottoposto ad ogni Iscrizione e un brevissimo cenno o della prove- nienza, o di chi ne parla, o del sito ove oggidi si trova, poiche non tutte certamente poleva 1' autore vederle cogli occhi suoi^ o di suo pugno trascriverle sui marmi. Prove- nienti dalla Vcnczia sono quelle a'numeri I, 2, 5, -i, 8, 17, 575, 496. Serie IU, T. I. 40 — 302 — Ma siami permcsso di dire alcuna cosa intorno alia la^ pide che veggo trascritta al n." 2; lapide veramente prege- volissima, la quale fu seoperla in Concordia sino dall' an- no 1832 da Luigi Jacopo Cicogna mio fratello, amantis- simo della arclieologia. Essa da nove anni addietro giaceva abbandonata sul suolo, e acefala fra altri grandi massi di pielra. Falta svolgere da mio fratello dolente non sapendo a quale pcrsonaggio fosse stata innalzata, voile diligente- menle far rintracciare nel profondo del vicino canale, se ci fossero le parti raaneanli, e con grandesua gioja le trovo. Unilele con cemento, pole chiaraiuente rilevare ossere ad onore di ARRIO . QUIRWO . ANTOMNO, il quale, come dalrimanenteintattodeHinscrizione^tra gli anni 161 e I GO, vennc a Concordia spedito daglimperatori il/. Aurelio An-= tonino, e Lucio Vero, per sollevare quei popoli dalla gran- de carestia di viveri che gli opprimeva. E cotanto in tale occasione fu henemerito, e, come leggesi, VRGENTIS ANNONAE DIFFICVLTATES IVVIT ET CONSVLVIT SECVRITATI FVNDATIS REIPVBLI CAE OPIBVS, che i Concordicsi decretarongli questo monumento, cui altra volta dev'essere stata sovrapposta la statua di lui. 11 pro- prietario di questo, e degli altri marmi, avvocato Benedelti di Fortogruaro, al quale mio fratello diede la prima noti- zia, geuerosamente donollo alio scopritore. Ma siccomo tra ilritrovamento dclfacefala epigrafe, e quello de'frammenti che la compivano, passato era qualcheintcrvallo, e intanto se n'era fatla piu d'una copia, cosi questa riusci imperfet- ta ed anche inesatta. Impercioccho, oltre alia mancanza del prenome, nome e cognome del soggetto, cui era stato de- dicato il marmo^ e'eran alcune laterali abrasioni, per le quali alcune lettere non piu si vedevano, e i vacui avreb- bero dalo materia a varie congelture : e inoltre non era — 303 — slata trascrilta scrupolosaraenle la epigrafe in modo da co- noscere quante lettere potessero maacare. Una di tali ine- satte e aeefalc copic fu a me dal fratello spedita, ed io la comunicai tantosto al chiarissimo die fu dottore Giovanni Laltus aniico mio, il quale inviolla al celebre archcologo di Roma Borghesi per le sue illustrazioni. Questi in fatti a pag. I8S e 22 degli Annali di Corrispondenza archeologica di Roma dell' anno 1835 stese una erudilissima disserta- zione, facendo ingegnose eonghietture a rieinpimento del principio e dclle lettere mancanti. Talune divennero inap- plicabili dopo che si rinvennero i frammenti, e ehe fu piii esattamenle copiata la iscrizione, ma intanto ildotto uomo aveva ottimamente supposto, che non ad altri che ad onore di ARRIO ANTON1NO essa doveva esser stata deltata, come il fatto ehbe posteriormcnte comprovalo. Coutempo- raneamente una copia acefala e non esatta, fu da mo in- viata all'altro illustre archeologo Auguslo Guglielmo Zumpi, il quale parimenti con ampia erudizione commentandola, fece molte eonghietture a supplimento del difetto. Se non che avendogli io poscia accompagnata una completa e fadele copia che dal fratello mio elihi ricevuta dopo i rinveauti frammenti, Io Zumpt abhandono alcune dellc sue eonghiet- ture, e altre ne ritenne, fralle quali quella del nome ARRIO A>"TONINO. E cio fece nel vol. II dell'opera Commentatio- num Epigraphicarum adanliquitates Romanas pertinentium . Rerolini, 1854, 4." — Ceduta poi da mio fratello questa pietra a monsignore canonico Giovanni Muschietli di Por- togruaro, grande ricercatore di concordiesi antichita, que- sti ne pubblicava una sua illustrazione, impressa in quella citla nel 4855, dandone anche una litografla, non pero fe- delissima alia pietra, leggendosi in fatti MAXI.MORVM e CONSVLVIT, anziche MAXIMOR abbreviato, eCOSVLVIT — 304 — senza la N. Delia illustrazione del Muschietti fa data rela- zione dal canonieo Gianfrancesco Bancliieri nell'Alchimista friulano, 25 aprile 1834, anno quinto, n.° \ 7. La impor- tanza di questo monumento consisle principalmente in al- cune fra le dignita sostenute da Arrio Antonino^ cioe : la prima di Seviro delle tonne equestri SEVIR EQVESTRIVM TVRMARVM, la qual formula ilBorghesi chiama rara,enon ne conosce altro esempio, sc non se nel SEVIRO TVRMA- RVM EQVESTRIVM di un frammenlo recato dal Momm- senio nclle Inscrizioni napoletane al n.° 4257; f altra di primo giudice della Transpadana e di primo pretore tute- lare IVRIDICO PER I TALIAM REGIONIS TRANSPADA- NAE PRlMO=PRETO RI CVI PRIMO IVRISDICTIO PV- PILLARIS MANDATA EST: infine quella di membro del Collcgio degli Arvali FRATRI ARVALI, per lo che si ac- creseono di un nome finora ignoto gli atti di que' confra- lelli. Concordano in sostanza con maggiore o minore sfarzo di erudizione questi tre espositori della rarissima lapitle; se non che monsignore Muschietti unisce la voce PRIMO alio susseguenti FRATRI ARVALI, dieendolo Anziano della confraternita degli Arvali, grado di ctii non suolsi senlire parola presso gli antiquary; mentre e il Borghesi e lo Zumpt uniscono la voce PRIMO alf allra IVRIDICO c non all' ARVALI, leggendo questa parte del- 1' epigrafe cosi: IVRIDICO TER ITALIAM REGIONIS TRANSPADANAE PRIMO = FRATRI ARVALI ec. ec. nella quale diversita di opinione io mi appiglierei alia in- terpretazione de' due ultimi. Ma vengo alle altre lapidi islriane in Venezia esistenti o che esistevano notate dal Kandler. Al numero LS e quella consacrala al sole SOLI SACB, la quale scoperta nel LS20 sotto la mcnsa dell' altare nella cappella del battistero di — 305 — s. Marco, fn gia illustrata dal Labus, e die ora esiste non nella Biblioteca Marciana, ma si ncl patriarcale scminario, leggendovisi la voce NOMIMVS, non gia NOMINVS, clio per errore di stampa e in qnesta collozione triestina. AI numero 55 leggesi la iscrizione ricordante la riediflcazione della raura di Trieste fatta da Ottaviano Angusto IMP. CAESAR- della quale iscrizione un apografo scolpito del sccolo XV esisle nel ninseo Marciano, come ho gia detto a p. 197-198 del T. II e 654 del T. IV delle Inscrizioni veneziane. AI numero 57 ce n' e una di Apuleja Zozime D. M. S. APVLEIA ZOSIME, la quale dicesi essere stata Irasportala a Venezia nel -1509; e in vero lapidi varie da Trieste furono in quell' epoca portate a Venezia, come afferma anche Ireneo dalla Croce a p. 107 della sua Storia di Trieste. II Grulero a p. CCCLX num. 1, recando la stcssa epigrafe, dice Irovarsi in Venezia nel palazzo di monsignor vescovo di Torccllo ( era Antonio Grimani che siedetle dal 1587 al 4 618 in che fu promosso a patriarca di Aqui- leja) ; e il dalla Croce aggiunge a p. 219 che tale iscrizione vi si conservava anche del 1 052 come scn've Benedetto Giorgio, ma credo sbagliata quest' epoca, perche il Giorgio nato del 1555 moriva del 4 60-1. Comunque sia egli e certo che da gran anni man cava e manca tuttora quella pictra nel museo Grimani, ne si sa ove esista oggidi. La lapide al num. 193 a Q. C. Petronio, O. C. PETRONIO, scoperta nel 1778 e passata in Venezia in casa Nani, era smarrila fino dal 1815, poiclie non e compresa nella collezione delle lapidi e de' monumenti allora da quella illustre famiglia conservati, impressa in sole cinquanta copie in folio tigurato, e compilata dal fu Francesco Driuzzo prete veneziano. Essa era molto interessante per la notizia del collegio de'purpurarii ossia de' tintori in porpora. La 20 i e quella — ;jug — di Enlielie M. AVREL. EVTICIIE scoperta in Venezia del 1850, la quale fino dal 1 503 (tre) era stata destinata a coprire le ceneri di Francesco Soranzo c di Chiara Cap- pello conjugi interrate nella cliiesa di s. Paolo. lo I' ho co- municata al Labus, ed egli me ne diresse una letters illu- strativa, impressa dal Picotti nel settembre dell' anno slesso 1850 colla flgura del sarcofago, il quale oggidi esiste nel museo Marciano. Quella al numero 218 e veramente ad Antonia Falerna, non PATERNA, come per errore di stampa si leggc in questa collezione. Era gia nel museo Naniano, ed oggi nel Seminario patriarcale. Al num. 281 e'e la epigrafe di Cajo Tnrpilio, C. TVRPIL1VS, la quale per dono di Gaelano de Zanetti leggiamo fra le allre nel prcaccennato Seminario. Quivi pure e la lapide num. 407 spettantea L. Vinusio, L. VINVSIVS, leggendosi nella pre- sence stampa VINIS1AE anziche VINVSIAE die e nel- I' originate. Essa fu illustrata dal Labus nella Gazzelta pri- vilegiata di Venezia 8 marzo 1855 numero 56, e nel nuovo Ricoglitore del maggio anno stesso. Collocasi al num. 41 I una lapide a Volcinia, VOLCINlAE,comeesistentcin s. Gio- vanni di Sterna, la quale e invece nel nostro Seminario descritta a p. 96 del libro la Cliiesa e U Seminario di s. Maria delta Salute. Ven. i842, 8." Nella stampa trieslina leggesi VOLCINIAE e VOLCINIVS, ma veramente I' origi- nale ha VOLGINIAE e VOLGINIVS, e cosi VOLGIMAE leggesi anche nella lapida 412 ehe segue nella Collezione suddetta. Esiste pure nel Seminario nostro l'altra epigrafe num. 475 a C. Petronio, C. PETRONIO, e vi corrisponde la leggenda. La epigrafe 484 di P. Trosio, P. TROSIVS, che il padre Ireneo dalla Croce (p. 551) fino dai 1 086 vide alio porta piccola verso ponente della cliiesa di s. Giovanni in Salvore, e die nella presentc raccolla dicesi passata in — 307 — Venezia, non vi csislc per quanto ho rintracciato. Quella ill num. 50G a Boico, C. BOICO, concorda coll' originate che e al Seminario con altre due lapidi donate da'sacerdoti Giulio ed Alessandro Molin, il cui gcnilore aveale dall'Islria trasportate al suo palazzo nella con trad a di s. Pantaleoue. Che se e lecilo aggiungere qualche cosa pertinente al- 1' Istria, ignola al Handler percb.fi scoperta dopo che egli aveva unita insieme lapresente inleressantissiraa sua opera, diro, che negli ultimi giorni del gennajo e a' primi del feb- hrajo 1855, il veneto tagliapietra Giambattista Geraldon demolendo un antico fabbricato posto a' ss. Ermagora e Fortunato ov'ha la officina sua, per forma re un giardinetto, scoperse nelle fondamenta due lapidi. La prima forma il basainento, o dado di una statua che deve esservi stata sovrapposta, scorgendovisi una incavatura ove dovca pog- giare ; e vi si legge C. LVCBETIVS C. F. PAPIRIA RVFVS B. V. S. L. M. le quali sigle non ponno certamente spiegarsi, se non se BELENO VOTVM SOLVIT LIBENS MERITO. La seconda rappresenta un altro basamento, ma senza incavo superio- re> sul quale dovea probabilmente ergersi un' altra statua, cd ha le parole scolpite: BELINO AVG. V. S. Q. HERENNIVS PAVLLI . LIB POLVBIVS AVGVSTALIS. Coinunicate dallo scalpellino lali lapidi al chiarissimo no- stro collega Giovanni Casoni, e a me, ne passammo subito — 308 — copia all' illustrc Handler, il quale, dietro alle indicazioni somministrategli propenderebbe a ritenere essere la pietra, su cui si leggono lo dette epigrafi, aquilejese. e doversi quindi collocare fra le aquilejesi le due meuiorie. Ed op- portimaraente scriveva, clie le isole dell' estuario veneto no igeote, ne deserte, ne lasciate soltanto agli usi rurali e pescherecci nel tempo roraano, non ebbero pero citta da dare numerosi i monumenti scritti : per la qual cosa il piu delle pietre in Venezia vennero dal di fuori reeatevi per 1' onore in cui si tennero i monumenti della veneran- da antichita ; e meglio, quando venuto il Friuli in do- minio del veneto principe, i patriarchi furono Veneziani ed amanti e dotti dell' antichita e di ogni nobile studio. Che queste due lapidi provengano da Aquileja, e anche ar- gomento quella divinita alia quale fu sciolto il voto, cioe BELENO il sole, in grande onore presso i Celti che tennero il paese fra il Tagliamento e 1' Isonzo, e che i Romani ri- conobbero per Apollo, volendo identiiicare la loro mitolo- gia a quella de' Celti. Ne Istria, ne Venezia, ne altre regioni d' Italia ebbero in onore cotesta deita: 1' ebbero i Celti in tutte loro t'ribu : la colonia romana di Aquileja prese stanza fra i Celti, o, come i Latini dissero, fra i Carni Ci- smontani, non espulsi i Carni, e ne dura la prova nel dialetto usato da quelle popolazioni diverso dal veneto e dall' istriano clie e al veneto, so non identico, poco meno. In Aquileja il culto di BELENO fu insigue, fregialo di al- tissimo onore. II tempio precipuo si era nel sito ove fu poi il tempio di s. Martino della Belinia ; tempio che, arso nel 105, fu da Trajano restituito. Non e nuovo, coalinua il dollo illustratore, 1' esempio nelle lapidi di vedere nella leggenda collocato il nome della divinita alia line del detta- to, ne di vedere segnato il nome di BELENO collasemplice — 309 — sigla B. II voto dev'essere stato seiolto nel sito ove si alzava il lempio e T immagine, ed e probabile che la lapide sia stata ricuperata non dal tempio ma dall' area che circon- dava il tempio e sulla quale si alzavano a centinaja i monu- menti di eulto, di speranze, di timore, di gratitudine nei dedieanli. Dei LVCREZII moltissime memorie si hanno in Aquileja, d'ingenui, come di liberti, cosicche non vi lia difii- colta di ritenere la famiglia aquilejese tanto meglio quanto che non figura nei municipii o nelle provincie contermini. Nuova nelle lapidi aquilejesi e la tribu PAPIRIA, ma que- sta non e tale da rompere la nave in cammino, come s' esprime il Kandler, che le tribu non furono esclusive di tutti gli abitanti di una citta ; meno di quella che acco- gliendo per li traffic! e per le vicissitudini di citta sempre crescente, abitanti venutividaogni parte, si compongono di popolo di ogni provincia e luogo. Le lapidi di Aquileja mostrano innumcrevoli i liberti saliti in dignita e cariche, mostrano genti venule da regioni lontane, ollre Mediter- raneo : cosicche 1' antica colonia di soldati era poi sopra- fatta da genti novelie, che alle armi ed alia custodia dllalia, divenula superflua pei dislocati coufini deirimpero, vennero surrogate allre cure, quelle dei trafGci colla navigazione e con queir altro che suffraga la mercatura. Aquileja segna nelle lapidi tribu varie da dubitare se la Velina fosse poi quella alia quale i primitivi coloni erano ascrilti. Che se pero, meglio esaminata la qualita del masso su cui sono scolpite le epigrafi, si adottasse il parere del collega nostro sig. Casoni, cioe che fosse pietra altinate e non aquilejese, non rechcrobbe maraviglia al Kandler che il culto di BE- LENO venisse accolto dai Veneti nella citta di Altino si prossima per distanza c dignita ad Aquileja, ambedue citta di marc, ambedue della stessa provincia politica, della Serie HI, T. I. 41 — 3 10 — quale Aquileja era meiropoli, E rifle.tteva pur giustamenlo die sc le lapidi dell 1 anlica Vcnezia fossero raccolte in uno, edistribuitcsccondo gli agri antichi alio quali appartengono, facile sarebbe la risokizione del quosito, ancheper allra via che non quella della specie di pielra, a quale eitta appar- tcngano le lapidi di BELENO che non vanuo, senza dub- biezze, ascrittc ad Aquileja. E piu particolarmente, quanto alia seconda Iapida, proseguiva il dotto archeologo ad os- servare che un C. IIERENNIO CANDIDO in Aquileja liic- desima scioglieva voto a Qiove Diano ; c die questo nuovo marmo accresce la serie degli AVGVSTALl, e le prove die si prendessero il piu delle cariche o degli ordini (in Aqui- leja) fra i libertini, a causa del commercio, che, come di sopra accennava, accrebbe sinisuralamente la popolazione mediantepersoneuscitedi scrvilu. Quesla loggenda accresce eziandiola scrie dei BELENI, i quali sono unicamente di Aquileja, in qucste regioni dintorno l'Adriatico. II modo di scriverc il nomeBELENO non e costante, e nel piu delle iscrizioni si vede BELENO, ma e persuaso il Kandler che il volgo pronuneiasse BELINO, perche il sito dove sorgeva il massimo tempio, nel medio cvo cd oggidi si disse e si scrisse la Beligna. Passo oggimai a dire alcuna eosa dell' opera seconda che mi si dicde ad esaminare, dietro T iuterpretazione che n' ebbi dal chiarissimo signor professore Samuele Roma- uin, cui io ignaro della lingua alemanna ebbi ricorso. Quest' e un rapporio sulle opere del doltore Tietro Kandler inviale all' Accademia delle scienze in Vienna. Lodansi i meriti acquistalisi neH'archeologia Trieslina e deli' Istria dal dotlor Kandler e dal dottor Rossetti. Ri- cordasi spezialmenle del primo la diligenza nel ricercare _3H_ o I '5 — ol«> k linrjue tutte del fjlobo applicato specialmente alia geografia } che sard continuata nclla seguente adu- nanza. JNella riunione segreta dello siesso giorno il m. on. s. e. co. Cittadella-Yigodarzere, e i m. e. prof. Poli e co. Cavalli reiatore fanno lcggere il voto della Com- missioue da essi formata per la scelta del quesilo scientifico secondo Y art. 103 degii statuti interni. Quindici furono i temi proposti dai membri e dai soei, e la Commissione facendo un cenno di tutti, tre ne ha preferiti da sottoporsi alle votazionideiristituto. d.° Quello al num. 366 di protocollo. Dalle con- dizioni attuali deW agricoltura e dell' induslria nel veneto desumere i mezzi di leaislazione e di eeono- mia opportuni a farle prosperare. — La trattazione di questo argomento dovra essere divisa nelle se- guenti cinque parti. — IVelia prima si esporranno Ie condizioni in cui ora trovasi la proprieta fondiaria. — INella seconda si chiariranno le condizioni in cui slan- no oggidi ie classi agricole.' — INeila terza s' indiche- ranno lc condizioni odierne dei capitali impiegati nel- d'industria. — Nolia quarta si descriveranno le con- dizioni nelle quali presentemente versano Ie classi industrianli. — I\>l!a quinla si proporranno i mezzi eflicaci a promuovere gl' interessi della proprieta fon- diaria ; dei capitali impiegati ncll' industria c queili delle classi agricole ed industrianti. 2." Quello al num. 377 di protocollo : Quali ron- serjuenze si jiossotio presaaire pel commercio in (je- nerale e pel commercio veneto in pariicolure dalia — 31 't — apertura di tin canale marittimq allruverso I istmo di Suez; — quail provvidenze in ispecialitd neiri- guardi delle vie di comunicazione dovrehbero e dcn- tro il nostro territorio