AT T I DEM/ t R. SCIENZE, LETTEUE ED ARTI THJIO TERZO, SERIE m\l\ v O A T T I ISTITUTO VENETO i) i SCIENZE, LETTERE ED AllTI DAL NOVEHBHE 1857 ALL' OTTOKUG 1858 mm \ E !\ E Z I A PRESSO LA SEGRETERIA DELL' ISTITUTO SH PAL Alio DOCALK 1886-87 !NEL 1*RIT. STABIL. A:\TOKELLl ED. A V V ERTIME N T 0. In osecnzione dell'articolo 154 degli statuti interni si dichiara che ogni autore e particnlarmente risponsabile delle opiuioni e dei fatti esposti ne' proprii scritti ASSOACCAD. 1857-38 D1SPERSA PRIMA QUESTIONI DI ECONOMIA PRATICA CON RIGIAUPO ALL'INDUSTRIA AGR1C0LA DELLE PBOVIKCIE VENETE del socio corrispondente VALENTINO P A S I N I (Continuazioae della pag. j5i della precedence dispensa) oc=Ooo II. T erro ora a toccar brevemente dell' ordine da darsi a queste ricerche nelle quali i fatti ed i ragionamenti deb- bono insieme procedere. II sig. Collolta si propone di scrivere tre discorsi il primo gia pubblicato sui terreni, il secondo sui collivatori, il terzo sugli strumenti rustici, terreni, coltivalori e stru- menti eh' ei chiama tre massimi agenti della produzione. Quest a distribuzione ai miei occhi e viziosa. Gli stru- menti rustici sono certainente un agente, come si vuole chiamarli, della produzione c tali pur sono i collivatori. Ma da u n eanto non sono i soli strumenti rustici bensi in ge- nerale icapilali che devono prendersi in considerazione; e dall'altro non sono i soli coltivalori, per quanlo ampio si- gnificato si attribuisca a questa parola, bensi in generate — ti- ll lavoro che deve esser preso di mira. E vedreino beu presto quante sieno le lacune che la dislribuzione adotlata dal sig. Collotta lascierebbe nelf argomenlo. La divisione principale dovrebbe adunquc essere que- sta. Terreni, capitali, lavoro. Ma quesla divisione principale non basta alT uopo. E se parlando di terreni tratteremo, come fa il Colotla, in un solo e medcsimo discorso delle istituzioni che ne im- pedirono il movimento nei tempi anlieui, di quelle che tuttavia rimangono ud incepparlo, della legge comunale vigente, dei eonsorzii, delle assicurazioni, del catasto e delle ipoteche, della leva, delle case coloniche ecc, avremo fatto opera certamente disordinata, e molto probabilmenle incompleta. Rendiamoci conlo del fenomeno della produzione. L' nomo applica i suoi capitali eil suo lavoro ad un fondo. Ma non li applica sc non sia sicuro di possedere, di far suoi i prodotti dc'suoi risparmii e delle sue faliche, e di di poterli cedere quando e come voglia ad allri. Onde na- sce 1' importanza economica della propriety che io non ho bisogno adesso di mettere in evidenza, e che si puo riassumere nelle due parole sicurezza e libertd. In questa propriety, come la stessa parola lo indica, vi ha la parte fisica e la parte legale. Nella parte fisica vi e la propria feracita del suolo, e vi sono le attinenze con agenti naturali che possono o favorire o impedire la produzione. Nella parte legale vi e 1' altuale possesso o dislribuzione delle terre, vi possono essere difetti che faccian temcre uno spoglio al coltivatore atluale, o difetti che disgiungano dal possessore che applica al fondo capitali e lavoro la espetta- tiva legittima dei risultamenli da conseguirsi piu tardi, o infiuc difetti che difticultino il passaggio da un coltivatore — 7 — meno atto e raeno intraprendente adun coltivatore piii ca- pace e pin attivo, e cosi via. Sotto T aspetto fisico devesi dunque trattare princi- palmente. a) della feracila naturale ; b) del clima, c) delle acque da doversi rimuovere, d) delle acque da potersi mettere a proiitto , e) delle diverse specie di coltura e rispeltive estensioni, paragonando lo stato attuale con quelle- che esisteva al principio del secolo e nelle epoche intermedie. Sotto T aspetto legale devesi trattare principalmente a) dello stato attuale della distribuzione delle terre, paragonandolo poi collo stato in che era la distribuzione delle terre al principio del secolo e nelle epoche intermedie ; b) della possibility che il possessore attuale sia spo- gliato da tiloli prevalent) ; c) delle dettrazioni che il possessore attuale puo sof- frire da parte di chi senza parlecipare nelle spese pretenda partecipare al prodotto ; d) delle dettrazioni a che il possessore puo andare in- contro nelle imposle in quanto esse non sieno misurate sui servigi sociali che dovrebbero compensare, o non siano equamente dislribuite ; e) dei vincoli che il possessore attuale puo avere ai riguardi di possessori chiainati dopo di lui ; /) delle diflicolta che il possessore attuale puo incon- Irare alia sostituzione di un allro possessore, diflicolta o nelle forme deil'atto o nelle tasse da pagarsi ; g) dei soccorsi che il possessore puo attendersi nelle vie di comunicazione che gli agevoliuo il trasporto de' suoi prodotti al mercato generale ; — 8 — k) dei soccorsi die il possessore puo attendersi nella prevenzione dei guasli e dei furti campestri ; i) dei soecorsi che il possessore puo attendersi o nella riinozione degli agenti naturali nocivi, o nell' utile appli- eazione degli agenti naturali favorevoli ; li ) dei soccorsi che il possessore puo attendersi nei compcnsi per i disaslri del fuoco, grandine, o inonda- zione ; i) delle garanzie che il possessore puo avere in quegli istituti dai quali attende gli accennati soccorsi e quindi della sua ingerenza : \.° nell' amrninistrazione comunale per le strade, le imposte e la polizia rurale ; 2.° nell' amministrazione dei consorzii per la difesa, lo scolo e 1' irrigazione ; 5.° nell' amministrazione o direlta da parte dell'assicu- rato o indiretta col mezzo del governo negl' istituti di assi- curazione. Questo sarebbe, a mio avviso, lordito da darsi a questo primo tema die s' intitolasse dai terreni, dal territorio, o dalla propriela in se stessa considerata. Ecco perche io non posso ammettere ne che il Collotta, ncl suo primo ragionamenlo dei terreni, tralasci qualsiasi notizia sulle condizioni (isiche della nostra proprieta i'on- diaria, ne ch' egli omclta qualsiasi cifra sulla divisione dei possess!, ne ch' egli tralli, in questo primo ragionamento dedicato ai terreni, del sistema ipotecario, del quale devesi invece tratlare quando si parla dei capitali, ne ch' egli si occupi in questo stesso primo ragionamento della leva, delle case coloniche, delle nuove coltivazioni da introdursi ecc, soggetti che appartengono invece o all' argomento dei capitali o a qucllo del lavoro. — 9 — Veniamo ora al secondo argomento cioe all'argoraento dei capitali. Dei capitali il sig. Colotta non fa tema particolare, ri- manendo pago, per quanto apparisce, di quel poco cbe ne disse ne! suo priino ragionaniento. Ma i capitali esercitano un grande influsso, come su tutte le produzioni, eosi pure sulla produzione agricola. — Ed e per avventura arrivato il tempo nel quale o dobbiamo pensar seriamente ad aggiungere all' industria agricola buon polso di capitali, o dobbiamo rassegnarci a perdere il frutto della naturale feracita del nostro suolo. Finche il progresso delle societa umane era in sul prin- cipio, cbi aveva piu ricevuto dalla natura, e quegli era sicu- i*o di prevalere. Cbe se si aggiungeva Papplicazione dei gia fatti risparmii, e di un intelligente lavoro ad accrescere le forze produttive del suolo, allora quel popolo era sicuro di mantenersi un posto eminente per una Junga serie di anni. Per molle provincie dell' alta Italia si effeltuo nei tempi addietro qucsto felice aceordo di una natura propi- zia e di una industria sagace. Acbcdeve la Lombardia il primato Deli' industria agricola da si lungo tempo per lei conquistato, e tuttavia durevole, e duraturo ancora, se il voglia, per molti e molti secoli ? Ella lo deve non tanlo alia feracita del suolo, cb' era anzi in piu luogbi scarsissima, quanto alia provvidenza dei padri suoii quali ben compre- sero gl' immcnsi vantaggi cbe dai serbatoi d' acqua collo- cati dalla natura ai piedi delle Alpi la loro agricoltura poteva ricavare, e immaginarono i navigli, e feeero decre- tare dai loro legislalori 1' acquedotto coaltivo^ afliucbe fos- sero quei navigli possibili, o ne domandarono ai loro sa- pienti il tracciamento, e dedicarono quindi ingentissimi capitali alia loro csccuzione. Serie III, T. III. 2 — 10 — Quello che i Lombard! fecero di buon' ora per avvan- taggiarsi sugli altri paesi, quello bisognera pure che in qualche raodo sia fatto anche da noi, se non vogliamo esscre soperchiali. Poiche io vado spesso notando come il capita- le, questo grande faltore di ricchezza, acquisti ogni gior- no presso le altre nazioni una nuova e straordinaria im- portanza anche nella produzione fondiaria. I terreni sono essi acquitrinosi ? E somine ingenti si dedicheranno alia fog natura, c lo stesso governo inglese tanlo restio ad in- gerirsi nelle induslrie private non csitera u soinministrarle. I terreni sono essi spogli di principii nutrilivi ? E si andra cercando nei lontani mari l'cfficacissimo guano. La popo- lazione e essa inferiore alle domande dell' agricoltura ? Od e cssa troppo esigente per la vicinanza delle industrie manifatturiere ? Oppure i terreni domandano essi di ve- nir sommossi e lavorati con maggiore energia di quclla usata fin qui ? E saranno apprcstate macchine niaravi- gliose che Franeia ed Inghillerra fanno a gara per miglio- rare. E tutto queslo se c reso possibile dall' ingegno che in- ventaj si traduce poi in realta per opera del capitale che le scoperte dell' ingegno viene applicando. Che se presso noi il capitale non dovra assumere le stesse forme che assume negli altri paesi, dovra ccrlo assumere lo stesso uffizio- E guai a noi ed ai figli nostri se non lo assumesse. Or bene; qua! e lo stato dei capitali o risparmii che potrebbero dedicarsi all' aumento della produzione agrico- la^ E quali sarebbcro i mezzi per procurarscli ? II capitale prende parte alia produzione agricola sotlo piu forme, e sono le seguenti: I . sotto forma di. opere di miglioramento che restano in modo perenne immedesimate col suolo ; — 11 — 2. solto forma di macchine, utensili, e animali impie- gati nella coltura senza che si tramutino nel prodotto ; 3.sotto forma di sementi, concimi, ed altro che si tras- forma immcdiatamento nel prodotto ; i. sotto forma di salarii ai Iavoratori, che procurann il prodotto immediato. E chi appliea il eapitale ? Parrebbe ovvio che lo applicasse il proprietario. Ma non cosi avviene in un grande numero di casi, essendovi spesso a canto del proprietario l'imprenditore deb" indu- stria agricola, il quale ordinariamenle impiega nell' impresa i capitali delle tre ultime categorie teste accennate ; Ne basla. Poiehe non di rado e il proprietario e 1' im- prenditore dell' industria agricola si procurano il eapitale da altre persone, le quali o lo affidano sul fondo lo afii- dano su cio cbe serve all' istruzione del fondo. Ed ecco sorgere quattro specie distinte di persone in- teressate nel ricevere o nel dare i capitali destinati alia produzione agricola. Proprietario del fondo ; Imprenditore dell' industria ; Sovventore al proprietario; Sovventore all' imprenditore. Se non che i rapporti tra il proprietario e 1' imprendi- tore non sono sempre gli slessi. Se i capitali che possono destinarsi all' imprese agricole abbondano, allora si verifica piii facilmenle il contratto di affittanza a danaro, poiche allora il risparmio o il eapitale di che dispone l'imprenditore glipermetledi affrontare non solo le differenze nel prodotto, ma eziandio le differenze nei prezzi. Se i capitali che possono destinarsi alle imprese sono — 12 — mono abbondanti, si verifies il contratto di affittanza a generi, poicbe allora il risparmio o capitale, onde dispone 1' imprenditore, gli permette di affrontare le differenze di prodotto, comunque e'oon sia tale da permeltergli di affron- tare le differenze dei prezzi. Se i capitali sono ancora piu scarsi, si verifica il con- tratto di mezzeria, poicbe allora il risparmio o capitale di cui dispone 1' imprenditore non gli permette nemmeno di affrontare le differenze di prodotto, ma o le spese di coltura e insieme ancbe quelle di maccbine, utensili e aniraali, o solo le prime venendo le seconde somministrate dal pro- prietario. Se inOne i capitaii mancano affatto allora da II a mezze- ria bisogna discendere alia condolta economica, nella qua- le non esiste imprenditore interposlo fra proprietario e lavoratore, ma 1' impresa si fa tutta per conto del proprie- tario, e solo puo accadere cbe, attesa 1' indole di qualcbe specialc coltivazione, sia necessario inleressare nella mede- sima il lavoratore e sostituire al salario fisso una quota di certi prodotti particolari. Questa, a mio avviso, e la ragione economica dei diver- si contratti di affittanze in danaro, di affittanze a generi, e di mezzerie. Ma la ragione economica pu6 essere turbata in piu modi. II principale turbamento puo venir dalle leggi. Se que- ste non proleggono abbastanza, o credendo di proteggerla . avversano tuluna delle forme sotto le quali puo effetluarsi 1' impresa agricola, e evidente cbe il capitale si dedicbera alia forma piu protetta o mono avversata. Altro turbamento puo venire dalle difficolla cbe 1' in- dole delle popolazioni opponga all' applicazione della forma — IS — d J impresa che sarebhe la piu consentanea alio slalo eco- noinico del paese. E cosi, p. e., i contratti misti derivano cvidentemente dal pericolo che ha il proprietario di essere defraudato nella divisione di alcuni prodotti meno facili a sorvegliarsi. Onde avviene che rispetto a questi prodotti si surroghi una quanlita lissa alia proporzionale. Peraltro tali eccezioni nulla tolgono alia regola generale. Tutto cio premesso, tornera facile indicare come Yin- dagine stalislica e la discussione economica debbano nel riguardo dei capitali procedere. E qui converrebbe precisaraente verificare \.° Quali sieno i difetti nella disposizione dei terreni e nelfapplicazione ad essi degli agenti naturali, e quali mi- glioramenti polrebbero a queslo riguardo venir praticati. 2.° Quali sieno i difetti o nelle qualita delle coltivazioni o nelle seraenti, e quali i miglioramenli che potrcbbero venir introdotti. 5.° Quali sieno i difetti negli animali dcstinati al lavoro o al concime dei fondi, e quali i miglioramenli relativi. 4.° Quali sieno le raacchine e gli utcnsili impiegati, e quali polrebbero sostituirsi. 5." Come sieno regolati i singoli contratti d'affiltanza, e di mezzeria lanto dalla legge quanto dalla consuetudine e dalla convenzione e fin dove queste Ire norme positive consuonino colla ragione economica. 6.° In quale rapporto stieno i capitali effettivamente im- piegati sia dal proprietario che dalfimprenditore con quel- li che 1' uno o 1' altro dovrebbe impiegare perche il fondo riuscisse a produzione migliore. 7.° In quale rapporto stieno i capitali che dovrebbero impicgarsi con quelli di cui o il proprietario o limprendi- tore generalmctile dispongoiio. _14_ 8." Da quali fonti e 1'uno e l'altro sieno usi a ritrarre o polrebbero ritrarre quanto fa loro mcstieri. 9.° Del credito fondiario. 10.° Del credito agrario. Faro poche parole sul terzo argomento, cioe sul lavoro. E qui premetto che il lavoro non deve guardarsi soltanto sotto 1' aspetto materiale, si ancora sotto 1' aspelto intellet- tuale. La produzione dipende piu che non si credo dal con- corso dell' intelligenza, e ben poco e il lavoro materiale che possa essere utile in proporzione delle forze irnpiegale, se non sia acconipagnalo dal lavoro della niente. II lavoro inlelleltuale si fa dal proprietario, dall'impren- ditore dell' industria agricola, dal sorvegliante, dallo stesso colono. E il lavoro inlelletluale, che in diverso grado dee farsi da tutti questi cooperatori, esige un'adeguata istruzione. I. Qual e I' istruzione che atlualraente viene imp ar tit a a cadauna di queste diverse categorie dipersone? 2.° Quale sarebbe 1' istruzione necessaria per ognuna di esse ? 5.° Quali sarebbero i mezzi o di istituti superiori, o di scuole elementari e festive dominicali, odi cooperazione del clero, o di associazioni agrarie, o di poderi modelli, o di gabinetti geoponici, o di libri popolari, o d' invio di gio- vani a istituti foreslieri, o di premii, o di csposizioni che potessero soccorrere al bisogno ? Rispetto poi al lavoro materiale vengono altrericerche, le quali sono: -i. Se la popolazione delle campagne sia proporzionata ai bisogni dell' agricoltura. 2.° Come si possa bilanciare quella a questi. 3.° In quale proporzione si trovino i guadagni della popolazione ruralc coi suoi bisogni indispensabili. — 15 — A." Che resli a fare per essa a fine di stabilire I' equili- brio tra il suo potere economico e le sue necessity, e per procurarle soccorsi in caso d' impreviste disgrazic. 5° In quale slato si trovi la popolazione rurale di sa- lute e di robustezza. 6.° Che resti a fare per essa per rispelto a cibi sani, a case salubri, a vcslili adattati, a modi di coltivazione da allontanare o mutare, a soccorsi in caso di malattia ecc. 7.° Piu speciahnenle quali istiluzioni di previdenza esi- stano e quali potrebbero essere introdotle. Questo e il disegno cli'io crederei poter servire di guida sicura a chi volesse rilevare lc condizioni dell 1 industria agricola di questi paesi. Ma, per quanto studio io vi abbia posto, sono ben lontano dal preteuderc di aver conscguila la perfezione. III. Non vi rincresca pertanto die io passi a colorire una qualche parte del disegno fatto. E nell' odierna lettura io mi faro ad esporre qualche osservazione su alcune queslio- ii i di economia pratica, nelle quali gli scrittori che ho citato piii sopra, e con essi allri ancora, mi parvero piuttosto se- guire che raddrizzare gli errori generalmenle invalsi. Tali queslioni, seguendo 1' ordine da me traccialo, si riferiscono alle assicurazioni dei prodotli agricoli ; all' amministrazione comunale ; al credito fondiario. Parliamo delle assicurazioni e speciahnenle delle assi- curazioni contro i danni della grandine. II primo e principale intendimcnlo dell' altivita umaua _ 10 — naturahnente rivolgesi ad ordinare e correggere le forze delta nature a fin di giovarscne nel miglior modo nella produzione delle cose utili e di prevenirne i danni. Ma il potere dell' uomo ha confmi, e vi sono danni che non ii in sua facolta di stornare, alineno nell' attuale stato delle sue cognizioni. Per questi altro non riraane a fare fuorche procurarne la ripartizione sul maggior numero possibile e in guisa che riesca quasi inavvertito per tutti cio che sarebhe inlollerabile per i singoli. Per questi danni, che gli argomenti dell' umana attivita non valgono ad allonlanare, soccorrono adunque i calcoli delta previdenza a miligarne e renderne quasi insensibile il peso. Ne 1' iinportanza economica di queste prudenti cor- rezioni o riparli dei malt inevilahili puo essere negata. Evidentemente il proprietario e il coltivatore non pos- sono destinare at miglioramento stabile o temporario delta coltura se non i risparmii, e i risparmii sono quella parte del prodotto che eccede i bisogni ordinarii sia del proprie- tario sia del coltivatore. Evidentemente ancora gl'infortu- nii elementari non solo tolgono questi risparmii, ma obbli- gano a convertire i risparmii gia falti nella soddisfazione dei bisogni presenli. — L' assicurazione adunque e un' isti- tuzionc non solo utile ma necessaria, come in altri rami d'industria cosi e ancora piii nella induslria agricola. Ora un primo modo di eiletluare in genere 1' assicura- zione consiste nel richiamare tutti coloro che si trovano esposti al disastro, tutti coloro che il naufragio, o il fuoco, o la grandine, o la morte precoce, o la precoce perdita di una qualsiasi attiludine puo cotpire e nell' indurli a tale associazione per guisa che il danno effettivo dei pochi sia risarcito colle debite proporzioni da tutti quelli che ne an- dassero esenti. Altro modo consiste net trovare chi Winter- — 17 — ponga tra coloro che temono il danno senza incontrarlo e coloro che realmente lo soffrono c riceva dai prhni nn premio certo per dare ai secondi un eorapenso iotegrale. In altri termini vi sono da un canto Ie assicurazioni rautue, vi sono dall' altro le assicurazioni a premio fisso. Qual e il metodo piu conforme ai deltati scientifici ed all' esigen- ze pratiche ? Qui comincia una questione che presenta pel nostro paese un grande interesse di atlualita. Vediamo in- fatti rinascere in Lomhardia un J associazione mutua per assicurarei danni della grandine; vediamo risorgerne un'al- tra a Verona ; vediamo riproporsene altro ancora in allre provincie del regno. E cio tulto vediamo dopoche in epo- che non guari lontane e in Lomhardia, ein Verona, e nolle allre provincie tentativi ripetuti di shnili islituzioni falliro- no complelamentc, tentativi ai quali perche riuscissero noti manco no lo zelo dirigente di pcrsone amantissime del pae- se, ne il concorso numeroso di possidenti. E tutto cio ve- diamo dopoche in quelle stesse epoche prosperarono e nel- le epoche posteriori mantennero sempre la loro prosperity le compagnie a premio hsso, se scoria le da capilali adeguati e se condotte con rettitudine o zelo. E perlanlo il prohlema merita di essere studiato a fine di tenlaro che I' opinione puhhlica ne riceva e presto un convenionte indirizzo. E prima d' o^ni altra indagine giovera cercare in che la difi'erenza fra i due metodi sia falta consistere. Le spese di amministrazione sono inevitahili in tulli due. Egualmente inevitahili in lutti due sono le competenze ai perili che rilevano e stimano i danni. In lulii due vi do- vrehhe essere un pareggio tra i danni sofferti e i prcmii pagali. La differenza reale o crcduta comincia all' estrcmo limilo di questo lerzo ed ultimo tcrmine di spesa. Poiche o e veramente o alraeno da alcuno si erode che nelle assicu- Serie III, T. III. — 48 — razioni a premio ilsso il complesso dei prcmii pagafi superi quello dci dannisofferli a inutile beneficiodegl'imprenditori. In tesi astratta e certo chc I' assicurazione non adempio il suo scopo se non sia prostata verso il pagamento del pre- mio piu mite possibile, cd e certo clie il premio e piii mite a misura clie vengono cbiamati a eoncorso i perieoli di un maggior numero di specie, di un piu vasto spazio di terri- torio e di un periodo piu lungo di tempo. Ora il principio di associazione tanto meno si presta a mettere insieme questi pericolic quanlo piu essi sono diversi per indole, dislanti per luogo, e lontaui di tempo. In tesi astratta, se fosse possibile ridurre ad una slessa epoca le conseguenze di danno die accadono ad epoche diverse, se fosse possibile confrontare con precisione i dan- ni di una localila con quelli di un' allra, se fosse possibile ragguagliare con esattezza 1' una coll' altra le diverse spe- cie di danno, se questi confronti Ira epocbe, luogbi e spe- cie di danno fossero tali da potersi operarc facilmente sen- za grave spesa, allora potrebbe anclie dirsi clie 1' associa- zione si presta al pari di qualche altro metodo o piii di qualche altro metodo a ripartire in modo equo e poco sen- sibilc i danni elemenlari fra lulti quelli cbe v'erano esposti. Ma nel fallo pratico tutto questo e impossibile. Nej latto pratico 1' associazione ba cerii limiti, i quali assai dif- Qcilmente le e dato varcarc. Ed anclie enlro questi limiti T associazione perde il suo naturale carattere a misura cbe si allarga lo spazio, cite si prolunga il tempo, clie si molti- plicano le specie dei perieoli ai quali vuol provvedere. Mi spiego. Un medesimo capitale pud prestarsi ad assi- < urare perieoli di genere, di tempo, di luogo disparatissimi. lo non vedrei possihile cbe 1' associazione mettesse insieme — 10 — i pericoli raarittirai cd i terrestri, i pericoli che si succedo- no a distunza di molli anni, i pericoli die avvengono al niezzodi e quelli che al settentrione dell' Europa. Limitandosi poi ai pericoli di una stessa specie, p.e. ai pericoli delle produzioni agricole, e di uno slesso paese, p. e. del Regno Lombardo-Veneto, e d' un 'epoca non lunga, p. e. di un triennio, l' associazione e certo possibile, ma essa perde il suo nalurale carattere in doppia maniera. — Lo perde perche gli assicurati, crescendo le difficolta del giusto pareggio a misura che crescono gli elenienti di di- versila tra pericolo e pericolo, divengono gli uni rispetto agli altri assicuratori e assicuratori con rischio. Lo perde perche anche Ira assicuralied assicurati non e piii bastan- te il puro eleraento dell' associazione, ma comincia a ren- ders! nceessario 1' elemento del capitale o sotto forma di anticipazione o sotto forma di riserva, capitale che appunto per essere impiegato da un' associazione, che agisce in una sfera abbastanza limitata diviene piii costoso. Io presenlero il mio ragionamento sotto altro aspetto a fine di rendcre piu evidente questo finale risultamento. Nelle assicurazioni mulue o si vuol Iimitare la respon- sabilita degli assicurati ad un preinio fisso, e in tale ipotesi, che non e logica, essi corrono il rischio di non ottenere il compenso integrale. O si vuole avere il corapenso integrale e allora si da in un altro dilemma ; o si restriuge V associa- zione ad anno per anno, a provincia per provincia, a pro- dotto per prodolto, c in tale ipotesi si corre il rischio che il prcmio cresca a dismisura e divenga insopporlabile; o si estende fassociazione a piii anni, a piii provincie, a piii pro- dotti, c in tale ipotesi da una parte si mcttono a confronto danni che non sono omogenei, dall'altra e necessario un ca- pitale che sara conferito o sotto forma di riserva o sotto — 20 — forma dianlicipazlone. In tale ipotesi i socii sono assicuratori gli uni rispetto agli altri c sotlo condizioni eostose. Soprat- tulto il capitale loro proprio ch' essi dcdicano ad un solo servigio, cioe al servigio dell' assicurazione dei prodotti agricoli, costa piu che non eosterebbe il capitale altrui de- dicato a piu servigi ad un tempo, cioe al servigio dell' as- sicurazione dei prodolti agricoli, dei Irasporti di lerra, dei trasporti di mare, degl' incendii, della vita ecc. ecc. Essi credono forse che queslo maggior costo del capitale impie- gato riesca indifferente perche ritorni d' altra parte nelle loro borse. Ma essi sono in errore. Quella parte del profit- to o costo del capitale impiegato die sarebbe stato guada- gnato dalla corapagnia, quella parte i socii assicurati I'avreb- bcro guadagnata con qualunquc allro impiego^p. e. col farsi azionisti della eompagnia medesima. Quella parte di profit- to o costo cbe nou sarebbe stata guadagnata dalle compa- gnie, quella parte e dai socii assolutamente perduta. In altre parole il capitale dedicate alio assicurazioni a premio fisso potendo contemporaneaniente applicarsi ad assicurazioni di tempo, di luogo, di specie diversa pu6 accontentarsi e si accontenta di un prolilto minore da ca- dauno dei rami assicurati, anzi da cadauna delle assicura- zioni. — II capitale dedicato alle assicurazioni mutue do- vendo applicarsi ad assicurazioni d' indole analogs, e per cio stesso di tempi, di luoglii, e di specie poco I' una dal- T altra distinte esige un profitto comparativamente maggio- re. E queslo profitto maggiore nella parte che forma la difl'crenza Ira esso e I' altro va perduto e risolvesi in una consumazione improdutliva, mentre in quella parte nella quale corrisponde al profitto proprio del capitale impiegato nelle assicurazioni a premio iisso potrebbe egualmente ot- tenersi con un impiego diretlo in forma di capitale, — 21 — Tulto clunque risolvesi in un dilemma. interviene il capitate e il profitto ch' esso esige pel servigio c!;e rende non si risparmia ma solo si paga piu caro. non interviene il capitale e il servigio di adeguare i danni di tempo, di Inogo, di specie diversa non e prestato, appartenendo solo al capitale la facolta di prestarlo. Notisi ancora : il capitale die si dedica conlemporanea- menle a piii rami di assieurazione per premio fisso lia una altra importanle differenza in cont'ronto del capitale clie si dedica ad un solo ramo di assieurazione mutua. II primo si presta a quel perfezionamento del sistema it quale con- sistc nolle riassieui'azioni, e die imporla die il capitale im- piegato da una parte nell' assieurazione di tempi, luoghi e specie diverse s' impieghi dall' altra nelle riassicurazioui analoghe. E cosi il profitto da qtieslo capitale doraandato decresce nuovamente, nell' alto stesso die quello domanda- lo dal capitale die serve le mntue rimane il medesimo. Ancora un' ultima osservazione. II capitale die si dedi- ca alle assicurazioni a premio tisso e contenuto nei limiti del profitto corrispondente al servigio die presta dalla concorrenza. Se mai il profitto da lui preleso fosse ecee- dentc sorgerebbe un' altra eompagnia ad offerirsi a patli piu miti. La concorrenza costringe nei limiti naturali del servigio la pretesa del capitale dedicato alle assicurazio- ni a premio fisso, e cio nell' atlo medesimo ch' essa risulla assolutamente incapaee di produrre alcun analogo effelto nelle assicurazioni mulue. In queste il capitale impiegato rimane sempre lo stesso ed imporla sempre un sagriGzio assoluto, la parte perduta del quale cresce a proporzione die diminuisee il proOllo laseiato dalla concorrenza al ca- pitale impiegato nelle assicurazioni a premio fisso. Condiiudendo, o nelle assicurazioni mulue interviene il — 22 — capitate sia in via U B se p. c. si trovasse opportuno tli obbligare alia tra- scrizione qualsiasi titulu d' aequisto ed all' iscrizione qual- siasi litolo alio a derogare in un modo qualunque alia proprieta ( servitu, locazioni, pagamenti anticipati di mer- cedi, palti ricuperalorii ecc. ecc. ), Se si trovasse opporluno di prolungare a trenta anni la durata dello iscrizioni prima di assoggettarle all'obbligo della rinnovazione, Se si trovasse opporluno di ordinare che la rinnova- zione dovesse torsi a carico non gia del debitore primo iscrillo, ma del nuovo possessore apparente dalla trascri- zione, Se si trovasse opporluno di ordinare che anche i litoli precedenti alia nuova legge dovessero trascriversi o iscri- versi entro un conveniente periodo di tempo, Se si trovasse opportuno di stabilire che i mutui potes- sero iscriversi prima del versamenlo del danaro, salvo di notare piu tardi entro certo termine I' el'feltuazione del versamenlo, lo non saprei vedere come e perche quesle ed a lire simili riforme, che niente hanno a fare colla legislazione generale dell' impero e che sarebbero un qualche compenso alia islituzione dei libri fondiarii sempre maneatici, potes- sero venir riliulate, Parimenti io non saprei indovinare perche non si po- tesse ollenere una dichiarazione autenlica sulla ineflicacia del pegno fiscale nei rapporti coi terzi. Io non so veramenle se I' osorbilante effelto che ora si vorrebbe altribuire al pegno hseale sia fomlalo nelle leggi. Ne e questo il luogo di fare una discussione da giurisperi- lo. Bensl e questo il luogo di dire innanzi lutto che se il pegno fiscale dovesse valere I' effetlo che si accenna, esio — 31 — sarebbe il disonore dell'Amministrazione, vedendo ognuno che, ammessa la prevalcnza di nn pegno inflillo da una scmplice carta interna d'ul'fizio notiticata al solo debitore c die i terzi ne conoscono ne possono conoscere, il cre- dito ipotecario e minacciato nelle sue fondamenta, ed anzi tutla intera la proprieta e scrollata dalle sue basi ed e privala della sua ragion d' essere; dalle quali conseguenze sc soffrono danno i singoli eittadini, soffre senza dubbio lo stalo medesimo. Inoltre 6 queslo il luogo di dire cbe nep- pur queste Ieggi, dalle quali un si esorbitante diritto, o me- glio un si spaventevole sovvertimento del diritto di proprie- ta, si vorrebbe dedurre, sono leggi ebe nelle altre parti dell' impero abbiano vigore. Finalmente io non saprei vedere perche non si potes- sero oltenere queipocbi miglioramenli alle procedure cosi detle sommarie, assicurative ed esecutive vigenticbe pur si credessero necessarii. Ne io penso cbe oltre queste pocbe riforme altre ne abbisognino. E queste medesime riforme io non le vorrei accordate a guisa di privilegio, bensi nei termini di una legge genera- le e per raodo cbe anclie al credito ipotecario ordinario potessero egualmenle giovare. Veniamo alle riforme economiclie. Odo ripelere fre- quentemente, non potersi, finche dura alto 1' interesse, isti- luire il credito fondario, il quale di sua Datura suppone T interesse basso, e cbe so 1' interesse non sia basso non trova di poter collocare i suoi tiloli o lettere di pegno. Odo ancbe soggiungere che 1' interesse non abbassera finche T umana cupidigia o crea o trova tante guise di speculazio- ne cbe danno o promeltono guadagni elevati (I). (1) Collotta, pag. 64. — 32 — lo non so se qui s' intenda parlare del capitale iniziale, cioe del capitale che nel caso di banca fondiaria deve far fronte ai prirni mutui e alle perdite eventuali. Se di questo capitale si parla, rispoudo che esso non e ne di grande imporlanza ne difficile a trovarsi. Basta osservare che questo capitale ha dinauzi a se la probability di ripetere il muluo ipotecario piii volte e di guadagnare altrellante volte la differenza fra 1' interesse scosso e quello pagato, per comprendere ch' esso ha sufiiciente sprone a entrare nel- 1' irapresa. Cost p. e. un milione di lire si tramuta in altret- tanti mutui, e fatti i mutui al 5 per 100 d' interesse cheri- scuotc si cambia in danaro rilasciando allreltante lettere di pegno al -4 y a per 100 che paga. E questo danaro viene una seconda volta mutualo al 5 e cambiato una seconda volta in danaro con lettere di pegno al 4 '/a. E se 1' opera- zione si ripele dieci volte, il capitale iniziale avra nell'inte- resse proprio il 5 per 100 e nella differenza degli interessi dei dieci mutui da lui assicurati un altro 5 per 100, in lutto un dieci per 100 oltre tulti gli altri vantaggi dell' opera- zione. II cu[>itale iniziale pel caso di banca fondiaria non puo dunque mancare. Che se si voglia alludere al capitale dal quale le lettere di pegno devono essere rilevate, allora e presto osservato che non sono i capilali desiderosi dei grandi, ma azzardati lucri delle i'errovie, delle colonizzazioni, delle navigazioni lontane ecc. ecc, quelli che devono collocarsi nelle lettere di pegno. Su queste devono invece riversarsi tre specie ben diverse di capitali: e sono 1 .° in generale tulti i capitali che cercano un impiego ipotecario, i quali sono ben disposti a diminuire di una qualche frazione 1' interesse, purche tro- vino chi s' interponga fra essi e il muluatario, e assuma tutti i pericoli dell' ipoleca, e allarghi 1' jpoteca sopra un — 33 — vasto complesso di fondi, e assuma sopra di se i ritardi nci pagaraenti si del capitale comedegl'interessi, c assuma i pensieri di sorvegliare la conservazione delle iscrizioni, il pagamento delle iinposte, la manutenzione c l'assicurazione del fondo ipotecato ecc, ecc. Evidentemente un istituto di credito fondiario assorbirebbe in se, con grande vantag- gio della propriety che sarebbe cosi in grado di liberarsi, una gran parte dei crediti ipotecarii; 2." in particolare tutti i capitali che cercano un impiego ternporaneo e che non si metterebbero in un impiego ordinario ad ipoteca, ma si sono pronti a impiegarsi sopra una lettera di pegno aliena- bile ad ogni momento. Questi capitali che cercano un im- piego provvisorio sono piu numerosi di quanto si crede e ne sono prova i biglietti del tesoro di tutti gli Stati europei. Anche questi sono sempre disposti a tenersi paghi di un interesse piu mite dell' ordinario; 5.° piu specialmcnte tutti i capitali delle casse di risparmio, i quali di loro natura cercano un impiego sicuro e di pronta riscossionc ad un tempo, condizioni che 1' impiego ipotecario ordinario non pu6 presentare e che sono invece esibite dalle leltere di pegno. E infatti provato che le lettere di pegno nemmeno in tempo di crisi, e quando le casse di risparmio possono aver bisogno di ritirarne 1' importo, scapitano punto. Laonde le istituzioni di credito fondiario sono il compimen- to e, per cosi dire, la fodera delle casse di risparmio. II sig. Jacini dice che la cassa di risparmio lombarda mutuando alia possidenza 40 mil. al 4 4 / 2 funziona come un istituto di credito fondiario. Cio e vero per meta. E vero nel senso che la cassa di risparmio somministra capitali alia possi- denza;, ma non e vero nel senso che la possidenza o i titoli da qucsta rilasciati servano la cassa di risparmio o la cassa di risparmio serva la possidenza negli utili modi teste ac- Serie III, T. III. 5 — 34 — cennali. So una crisi obbligassc la cassa di risparmlo lom- barda a ritirare i capitali che impiego col sistema ora usato, essa o non avrobbe dirilto di farlo, o al diritto verrebbe mono l'effetto pratico, ol'effetto pratico non andrebbo dis- giunto dalle piu terribili conseguenze per le proprieta ipo- tecate. Col sistema del credito fondiario nulla di tutto queslo. La cassa di risparmio ha diritto di cedere altrui le sue letterc di pegno, trova facilmente a chi cederle, e le lettere di pegno cedute lasciano tranquillo il proprietario che continua a pagare come prima le sue annualita. Evidentemente aduhque i capitali che si collochino nelle lettere di pegno non possono mancare. E questi capitali sono di tal nalura da accontentarsi di un mite in- tercsse. Che se pure questi capitali mancassero nel nostro pae- se, ognun vedc che, slabdita una banca od un' associazione di credito fondiario, e reso mobile e nello stesso tempo assicurato sul fondo il titolo di credito che e la Ieltera di pegno, questa puo assai facilmente essere trasportata nei paesi ove il danaro abbonda ed e a interesse basso. E cosi p. e. i molti capitali di cui abbonda la Svizzera sarebbero probabilmente disposli ad accettarc un impiego assicurato al 4 % nelle nostre provincie. Passiamo infine alia riforma morale, cio6 alia riforma nelle volonta dei possidenti, i quali dispongansi a usarc dei capitali ottenuti col credito fondiario pel miglioramcnto dei beni. E qui io non esito ad affermare che questa non sara lanto volonta quanto necessity, c che se pur fosse vo- lonta, ancho la volonta cconomicamente parlando e fedele scguace dell' utilita. No e da dire che i miglioramenti che vengono proposti sono assai spesso destituiti di ogni ragio- nevole fondamenlo, e che la facilila di ollencre il danaro — 35 — spingc gl' incauti a imprese rovinose (I). Cerlo al potere cconomico dcvc csserescorta un'adeguata cognizione. Ccrto questa cognizione deve venire dalla istruzione e dail' espe- rienza. Certo sara utile divulgare le notizie fondate, e sara utile ripetere gli esperimenti prudenti. Ma che varrebbero le notizie e gli esperimenti se acquistata una relta cogni- zione mancasse quindi il potere ? Tutto il processo deila umana industria si compone dei tre dementi espressi dalle ire parole nosse, posse, velle. — La cognizione relta deve precedere, i mezzi adeguati devono accompagnare la cogni- zione, la volonta segue affatto naluralmento la cognizione e il potere se nou sia frastornata da influenze straordinarie. Un altro argomento per combattere la possibility delle istituzioni di credito fondiario come aiuto all' industria agricola, lo si ricava dalla considcrazione che grande e la cifra dei dcbiti ipotecarii, i quali ora aggravano la proprie- ty sicche !' istituzione del credito fondiario dovrebbe pri- ma pagare questi debiti. Jacini, dictro elemenli abbastanza posilivi, calcola le ipoteche di Lombardia a GOO mil. Qual- che altro scriltore valuta le ipoteche del Venclo a un miliar- do. Io non combatterd questa ultima cifra che forso e ipo- tetica. Anche qui si manifesto la necessita di accompagnare la discussione economica con precisi dali statislici. Io am- meltcro che il debito ipoteeario sia quale viene csposlo. Io prego pcraltro a osservare che il valore dei beni slabili di Lombardia c da Jacini stimato in due miliardi e 400 milioni all' incirca. Se cosi fosse sarebbevi in Lombardia un sufficienle campo ( un miliardo e ottocenlo milioni), aH'allivila del credito fondiario pei miglioramenti del suolo. Ma nel Veneto la cosa procederebbe alquanto diversamente. Se la Lombardia ha due miliardi e 400 milioni di valori sta- ll) Collolto, pag. (54. — 36 — bili, noi potrcmo appena contaresopra un miliardo e mez- zo, cifra chc potrebbe esscrc dedotta indireltamente dal confronto colla Lombardia, dircttamente dal confronto colla rendita censuaria., ma chc forse e anch' essa maggiore del vero. Moltiplicando venticinque volte la rendita ccn- suaria otterrebbesi un capitale di lire un miliardo e trecento milioni che, secondo le regolc. ordinarie, esprimerebbe la cauzione di cui e capace il nostro territorio. Vi sarebbe dunque ancbe nel Veneto, e dato pure il peso ipotecario di un miliardo, un qualche margine all' attivita del credito fondiario applicalo alle migliorie del suolo. Indipcndenle- mcnte da quesli calcoli e poi da eonsiderare, I .° Cbe certo ancbe nelle nostre provincie esistono molti fondi non colpiti da ipotecbe c pronti a ricevere una prima ipoteca in favore dei capitali cbe venissero loro som- ministrati. 2.° Cbe quando pure si dovesse prima di passare ai mutui nuovi per migliorie liberare la proprieta dai mutui anticbi, e ancora sarebbe il caso di farlo, ove non vogliasi condannare la proprieta ad un' eterna impotenza. 5.° Cbe d' altro canto i proprietarii aggravali da debiti ipotecarii dovranno senza dubbio dcterminarsi a cedere la loro proprieta se sia loro impossibile nelle atluali condizio- ni di rendita e d' imposte ricavarne profitto alcuno. Neppure 1' enorme peso ipotecario da cui si trovano aggravati i nostri fondi e dunque un' ostacolo all' istituzio- ne del credito fondiario. Dobbiamo anzi ritenere che sia questo, come in altri paesi cosi pure nel nostro, un motivo di piu per dover affrettare 1' altivazione del nuovo istiluto. Bisogna infatti cbe la proprieta si liberi da questo carico e liberarsi non puo se non nell' uno o nell' altro dei due modi seguenti: o col passare in altri proprietarii, o col mu- — 37 — tare il tlcbito chc ora deve pagarsi in una sol volta in allro dcbito chc si possa pagarc per discrete annualita. Non bisogna nemmeno assomigliare gl'istiluli di credi- to fondiario con allre imprese che trovarono poco favore ; ne dirci immaturi a riceverli; o perfino rifiutaiii come una nuova forma dell' arislocrazia del danaro, e de' suoi pri- vilege (I). E gia ben inteso che noi non ammettiamo alcuna so- cicta obbligaloria o coattiva •, che anzi vogliamo pcrfclta- mente libere cosi le spontanee associazioni fra propriela- rii come le speculazioni dei capitalisti; che si alle une come alle altre non domandiamo alcun privilegio o leggc parti- colare, contenti se le migliorie da pralicarsi al sislema ipo- tecario e alle procedure giudiziali fruttino eguale sicurezza e sollecitudine anche ai singoli creditori eon ipoleca; che si per le une come per le altre non domandiamo alcun mono- polio, persuasi che la propria ragion di essere e 1' associa- zione e la banca debban dedurla dalla bonta intrinseca dei loro ordinamenti, e che il privilegio esclusivo e la pesle di tutte le islituzioni di crcdito e finisce in una oziosa dislo- cazione di profitti e quindi in un pcrmanenle ostacolo alio sviluppo delta ricchezza generale. Cio premesso non comprendiamo le dcclamazioni che ilsig. Collotta crede poler rivolgere anche in confronlo de- gl'isliluti di crcdito fondiario. Quanto poi alia malurila nostra per istituti consimili, essa e pur troppo certissima. Aprilc una banca fondiaria che offra danaro senza interposta opera di persone, senza lasciar dubbii sulla esistenza del capitate, senza esigere un interesse troppo grave, e abililando alia rcstituzione in pic- cole rate, e voi vedrele assai prontamenlc tramutarsi nella (1) Cullotta, pag. 6S. -38 — nuova forma una gran parte dci crediti ipotecarii csistenti, g assai prontamentc istituirsi dci crediti affatto nuovi. D' altro canto un istituto di credito fondiario e tale per 1' indole sua da poter cominciare, in misure ristrclte e da potersi estendere a seconda cbe gli affari vengano chiesti. Se trattasi di associazione, essa eniette le nuove cedole a rnisura clie un nuovo proprietario assoggetta i suoi fondi al vincolo comune. Se trattasi di banca essa richiama il capitale iniziale a rnisura clie, colla parte richiamata prima, i mutui c coi mului le lettere di pegno si moltiplicarono tante volte quanto e slato conccsso che possano moltiplicarsi. Laonde neppure da questo lato io so trovare serie difficolta. II sig. Jacini ha credulo di poter presentare un' allra osservazione die non manca di gravita ; ed e che qualsiasi nuova maniera di credito esige, siccome necessaria premes- sa, che le condizioni generali del pacse ispirino molta con- fidenza, che questo non sia ora il caso fra noi, che si possa altendere senza gravi inconvenienti, e che intanlo giovi studiar la questione. Certamente la Lombardia non puo temere, se atlenda, gravi inconvenienti: certamente ancora la questione merita di essere studiata di continuo ; certamente inline sarebbe desidcrabile che le condizioni generali del pacse ispirassero una piena conlidenza. Ma, d' altro canto, le nostre provincie sono alia vigi- lia di veder oberata la propriela stabile; la questione non ha lanto difficolta sue propric quanto difficolta estrin- scche, a vincere le quali devesi dar di piglio piuttosto oggi che dimani; infine non pare che le condizioni generali del pacse sieno tali da rendere impraticabile una istituzione la quale puo avere nel suo slesso organamcnto speciali ra- aioni di solidita. — 39 — Un' ultima obbiezione viene dal di fuori; cd e la mala prova fatta in Francia dal cosi detto credito fondiario. Si noto die gli e mancata la concorrenza spontanea dci capi- tali, cbe si dovette ricorrere ai prestiti, e cbe neppure que- sti bastando, il Governo dovette fare antecipazioni conside- revoli. Si not6 cbe eon tutto questo l'istituto non prospera. E qui poicbe e tanta e in gran parte assai giusta la no- stra abitudine di apprezzare 1' esempio di Francia, io trovo necessario di toccar le principali piii vere cagioni per lequa- li il credito fondiario non fiorisce in Francia come dovreb- be. Queste cagioni sono a cercarsi allrove che nella propria indole dell' istituzione. In generale possiamo imitare i Francesi allorqnando si iratta di trapiantare nelle leggi le idee filosoficbe. Ma quan- do si tratta di trasformare in leggi i principii economici, noi non abbiamo ad attenderci da quella nazione esempii utili. A questo riguardo ci giova e ci giovera reslar sempre in casa nostra. In Francia igrandi giureconsulti,iD'Aguesseau,i Domat, i Potbier e quelle venerande magistrature cbe cbiamavansi parlamenti, credetlero sempre cbe fosse loro missione il conservare alle leggi i loro principii filosofici ed assoluti. E questo spirito di conservazione, questo spirito di resi- stenza a introdurre nelle leggi I' elemento economico si mantenne pur dopo la rivoluzione e fino ad un certo pun- to si mantiene tuttavia. Tutti siamo stati testimonii degli sforzi fatti per introdurre nella legislazione francese l 1 a- quedotto coattivo, ai cbe si riusci solo in parte e solo in questi ultimi anni, e vuol dire tanti secoli dopo la Lombar- dia e la Venezia. E non meno evidente e il fenomeno del quale io parlo nei rispetti del sistema ipotecario. In Yenczia il principio di obbligar le ipoleclic a renders! — 40 — pubbliche riraonta all'anticliissima legge sull' ufficio dell'Esa- minador. In Francia un primo tentativo di pubblicita dellc ipoteche fatlo molto piu tardi, cioe da Enrico III nel 1581 , i'u tanto avversato dai manteni tori del vecchio, ecosi poco o nulla soslenulo dai cultori dclla scienza di stato che non pote riuseire, e nel 1588 la relativa ordinanza fu per Io minor malercvocata. Luigi XIV, quando la scienza economi- ca parlava a quel polenlissimo re per bocca di Colbert, rinnovo il tentativo. Ma pur quesla volta i parlainenti fu- rono avversi, e tanto avversi cbe la pubblicita non pote attecchire in Francia per tutto il tempo corso fino alia ri- voluzione. Anche gli sforzi fatti nelle prime Assemblee della rivoluzione reslaronopressocheinutili. Solaraentenel 1798, la legge 1 1 brum., anno VII, sancinon tutto cio cb'era ormai sancito in altre parti di Europa, e specialmenle in quel codicc del gran Federico die avea servilo di modello ai lentalivi fatti dalla Convenzione Nazionale, ma cio sola- mcnte o poco piu di cio cb' era stato messo innanzi ai tern pi di Luigi XIV. Cbe piu ? Nelle stesse ultime Assemblee della Francia ogni tentativo di fare a quel paese una seria applicazione del principio di pubblicita e speciality ha cgualmente abortito, e fu necessaria la Dittatura del 2 di- cembre perche si formasse quasi improvvisa una legge, cbe, del resto, non si palesa gran fatto corrispondente alio scopo. Come provvcde questa legge alia pubblicita e alia spe- ciality delle ipoleche? Mediantc una purga o liberazione coattiva^ cb'era imposta a cbiunquc volesse farsi mutuatario dalla banca fondiaria. Ed anche quesla misura venne piu tardi rivocata. E presentemenle non resta che la nuova legge del 1855, dalla quale venne comandala la trascrizio- ne per lulti gli atti che trasfcriscono la propriela od altri — 41 — diritli reali suscettibili di essere costituiti in ipoteca o che clanno sulla proprieta qualehe partecipazione. Ma questa legge, a lacere del resto, non toglie aneora le ipoteche ta- cite legali. Ne valse il grido di tutli gli economisli nazionali, ne valse 1' esempio di molli paesi,p. e. di Napoli, di Piemonte, del Belgio che hanno adottato le leggi francesi e che pur non csitarono a modificarle in questa parte. Ora, come mai puo egli prosperare il credito fondiario dove la legge si rifiuta a questa vital condizione di obbliga- re tutte 1' ipoteche a rendersi pubbliche e speciali ? In Francia avvi poi un ahro gran male, 1' ingerenza del Governo. II Governo coraincio dall' ingerirsi col fissare alle Banche il circondario di attivita, col dare loro il privi- legio esclusivo, col somministrare capitali; prosegul ad in- gerirsi coll' ordinare il concentramento di piu Banche, e I'ordinamento di una sola grande Banca fondiaria per tutta la Francia; fini coil'assumerne la direzione applieando, an- che a questa istituzione le antiche sue inassime di chiama- re al centro tutti gli affari. Eppure egli e lungo tempo che i Governi dovrebbero tenerselo per detto. II credito ipotecario, al pari d'ogni cre- dito raccoraandato a ragioni d'ordine civile, e uno schizzi- noso che rifiuta le loro carezze. Fuor di metafora, questo credito non ha niente a guadagnare e molto a perdere se i Governi prendono in mano la direzione delle sue ope- razioni. E pcrtanlo in Francia il Governo non fece quanto era suo compito di fare, e fece quanto era suo obbligo di non fare. Ei non diede al credito ipotecario le naturali sue con- dizioni. E d' altra parte ei sc ne arrogo tutta intera la dire- zione. Serie III, T. III. (5 — 42 — Io non credo quindi che nemmeno dalf eserapio della Francia si possa derivare alcun efiicace argomenlo contro 1' applicability dell'istituzione al nostro paese. Io ho trattato fin qui la questione generate e ho cercato di rirauovcre Ic obbiezioni che alia probability e alia oppor- tunity di praticare nci nostri paesi il credito fondiario vcu- gono opposte. Ora dovrei esaminare: 1 .° quali sieno le preci- se modificazioni da chiedersi nelle leggi ; 2.° quale dei due sistemi, Tassociazione o la banca, meriti di essere maggior- mcnlc raccomandato; 5.° quali sieno per I'uno e per 1* al— tro sistema le forme orga niche da proporsi. E questi argomenti formeranno il soggetto, se cosi vi piaccia, di una seconda Ictlura. L A V li I per I'illustrazione topografica, idraulica, fisica,statistica ) agraria c medica delle provincie venete die si pvbblicano secondo C art. 127 degli statuli intcrni. Una giunta di 9 mcmbri intende a questi lavori. La materia e divisa nel modo seguente: I. Geografia e cliraatologia. — 2.Idrografia. — 5. Geo- logia e mineralogia. — 4. Botanica. — 5. Zoologia. — 6. Agraria. — 7. Medicina. — 8. Statislica civile, che fu divisa in 5 parli: popolazione, moraiita, industria. RAPPORTO intorno a'piii recenti ed imporlanti lavori spettanii alia descrizione topografica delle provincie venete. Oin dagli ultimi nnni del secolo teste decorso, durante il governo della Veneta Repubblica, furono inlraprese molte diligenti operazioni geodetiche onde rilcvare e rappresenta- re in una scala abbastanza estesa i territorii e Ie cilia prin- cipal! di alcune delle venete provincie per opera di Rizzi Zannoni, del Valle, del Marchetti e d'altri esperti geografl. Fra i risultali di questi lavori primcggiano la mappa del Polesine del Marchetti impressa nel I78G solto la direzio- ne del colonnello del genio sig. A. Milanovich, e la topo- grafia della provincia di Padova di Rizzi Zannoni, divisa in piu fogli, quattro de' quali furono gia pubblicati. Fu poscia — 44 — inlrapresa dal 1800 al 1805 la deserizione della gran carta degli Slati veneti, disegnata daalcuni geograQ tedeschisotto la direzione del generate de Zacb fratello dell' illustre astro- norao di queslo nome, la costruzione della quale si appog- gia a due grandi basi fra loro mollo concordi, misuratecon tutta precisione sul Tagliamento e nella provincia di Vero- na, e ad una triangolazione il cui dellaglio speciale trovasi inserito nella Moaatliche Conespondenz accreditato gior- nale astronomico, che allora pubblicavasi in Gotha dall'a- slronomo suddetto sig. barone de Zach. Da quella trian- golazione furono dedotte con ogni cura le differenze di longitudine e di latitudine con 1' osservatorio di Padova, la cui posizione era gia slata detenninala dal celebre Toaldo e dall'abile astronomo sig. Chimincllo, cbe successe al Toal- do nella direzione di quell' osservatorio. Nell' anno consecutivo 1806 si estesero agli Slati ve- neti i lavori della triangolazione che si stava eseguendo nella Lombardia per la formazione della gran carta milita- re del regno d' Italia sotto la direzione degl' illustri astro- nomi di Milano Oriani e Carlini. Furono allora dagli uffl- ciali del genio italiani e francesi determinate di nuovo tri- gonoinetricamente le posizioni gcografiche de'punti princi- pali dellc venete provineie, e ne' confronti colle analoglie posizioni gia stabilite dalle operazioni precedenti del genio militare austriaco si rinvennero coincidenzo mollo soddis- facenti , imperoccbe le differenze furono tenuissime, ed accennarono piullosto ad irregolarita locali provenienti da aitrazioni lalerali simili a quelle gia presentatesi in altrc grandi operazioni dello slesso genere. Infine dopo il 1814 venendo estese a queste provineie le operazioni trigonomelriehe, diretle allora in Vienna dai tenenli colonnelli Campana e Fallon, e poscia dal valenle — 45 — geografo tenente colonncllo sig. Giovanni Marieni, furono alacremenfe ripigliati i lavori geografici, e proseguiti collo stesso piano presso gli Stali pontificio, loscano enapoletano colla cooperazione d' ingegneri italiani ed austriaci. La de- scrizione di tutli questi lavori geodetici e topografici fu pubblicala negli anni 18 55 e 1846 sotlo la direzione dello stesso sig. Marieni in due volumi separati co' titoli : Instruction fur die bey dcr astronomisch-trigonometrischen Landesvcrmcssung, iind im Calcul-Burcau des K. K. mili- tair-geogr. Institutes angestelten Individuen , u. s. w.; Wien IS 55. — Trigonometrische Vermessungen im Kir- chen-Staate, mid in Toscana ausgcfilhrt von dem Ing. Johann Marieni ; Wien 184 6. L'ultimo risultato di queste accurate e moltiplici opera- zioni sono la gran carta del regno L. V. pubblicata dall'i. r. Istituto geografico militare in 44 fogli, ed altre carte degli Slati italiani, che nulla o ben poco lasciano a desiderare cir- ca alia descrizione topografica de' territorii in cssa rappre- sentali^ e sono sommamente lodevoli pe' pregi del discgno e per la nitidezzadellaedizione. Sarebbe poi superfluononclie difficile 1' accrescere o perfezionare i risultati do' grandiosi lavori intrapresi e compiuli dall' i. r. Giunta del Censinien- to nel regno lombardo-veneto, i quali porgono il disegno piu parlicolareggiato, e la descrizione piu complcta della superGcie di queste provincie. E sebbene non tutti i distretti del censimento lombardo-veneto sieno stati pubblicali li- togralicamente dal defunto benemeritogeometra sig. Marco Santini, sono pero accessibili i relativi dementi presso gli officii del Censo. Di piu la stessa Direzione superiore de! Censimento fece, or sono due anni, pubblicare in Iitogratia una nitida carta generale delle provincie venete ridotta a scala minore in 14 fogli, la quale pu6 servire di base ad — 46 — ogni ulteriore rieerca o verificazione sulla topografia delle singole parti tli queste provincie. Per cio che riguarda la descrizionc itineraria, cioe i sistemi stradale ed idrografico di queste provincie, gli ii.rr. ufficii delle pubbliche costruzioni posseggono, e sono in grado di esibire, la piu ricca collezione di rilievi e di de- scrizioni spettanli all' estesa rete delle vie di coraunicazione terrestri e fluviatili, che ricuoprono la superficie delle venete provincie, come pure intorno a'cangiamcnti operati nolle inalvcazioni e negli arginaraenti de'fiumi, e nelle loro foci. Dicasi lo stesso di quanta concerne i lidi, i bassi i'ondi, le profondita de' canali, ed i porti dell' esluario veneto, senza mestieri di aggiungere die sulla speciale descrizionc delle Iagune di Venezia e del mare Adrialico esistc uo ampio corredo c deposilo di carle e di documcnli negli ar- cliivii dell'i. r. Marina di guerra. A compiere questo succinic- ragguaglio non lasceremo di ricordare che nel 1825, ud inchiesta dell'insigne malc- malico ed astronomo Laplace, furono congiunti gli osscrva- torii d' Inghillerra e di 1'rancia con quelli d' Italia lungo il parallelo di 45° di latitudine, procedendo fino a'coniini del- 1' impero ottomano, mediante segnali a polvere accesi di notle su lnoghi piu eminenli, perassegnare le differenze in longitudine de' varii luoghi giaccnli in quest' ampia linea di operazioni, e ne risultarono riscontri d' una meraviglio- sa ed insperata precisionc colle precedenti operazioni Iri- gonometriche, c conseguenze di molta imporfanza intorno alia figura della terra, ed a parccchie indagini geografiche e geologiche: sopra di che e d'uopo consullare la relazione di quelle operazioni redatta da' preclari asirononii Dana e Carlini nell' opera che ha per titolo : Operations geo- desiques et astronomiqttes pour la mesure d' un arc m .0000 — 54 — Dimension i della spirale indotta Lunghezza della spirale .... 0,0700 1 Hametro interno della spirale . . 0,0(500 Hiamctro del iilo di rame . . . 0.8033 Lunghezza del filo di rarae . . 11 87 ",4400 11 diametro interno della spirale inducenle porta- va in suo seno fili di ferro dolce del diametro di 0,001 5, della lunghezza 0,10, e in numcro di 190. Sotlopose all' esperimento 12 persone, ne trovo alcuna diminuzione negli cirelti proporzionata all' eta o alia forza esplorata col dinamometro. I limit! ri- sconlrali nelle dodici esperienzeiurono della distanza di m ,04 e di m ,30 della spirale indotla dall' inducen- le. Quesli estrcmi darehbero il rapporto della squi- silezza nerveo-muscolare di 1: 50,25 calcolati secon- do ia legge della ragionc invcrsa dei quadrati delle distanzc. Una tensione eletlrica adunque 50,25 volte maggiorc produrrebhc per diflerenza individuale lo stesso efletto della tensione uguale ad uno ; cd e quan- to a dire che la squisitezza nerveo-muscolare clcttri- ca in una persona era 50,25 volte maggiorc che nel- T altra. Questo individuo alia distanza di 25 ccntime- tri della spirale indotta dall' inducente provo tale sensazione molesta da non potcr reggere alia scossa elettrica, ebbe dolori al ventre e scarichi come per 1' azione di una purga. A questa stessa distanza tutli gli altri individui non provarono efletto veruno. Da questo fatto il prof. Zantedeschi deduce la necessita di applicare agli umani corpi con molta circospczione T eletlricita. La rara suuisilezza individuale nerveo- — 55 — muscolarc da Iui riferita gli porse campo di osscrva- re il segucnte fenomeno risguardante ilfpassaggio di due o piu corrcnti nel medesimo filo. « L'apparato, » del quale mi valsi, ei dice, fu il mio induzionomelro » dinamico differenziale, che e lormalo di Ire spirali » piane. E ben nolo che allorquando la correntc clet- » trie a cammina nelle due spirali inducenli nel mc- » desimo senso, si a una corrcnle elettrica neIJa spl- it rale indotta che e compresa o collocata nello spazio » interposto alle due spirali inducenti. Efletlo indot- » to che e tanto maggiore quanto e maggiore Ja tcn- » sione della scarica elettrica, e minore Ja distaiiza » che separa la spirale indotta dalle inducenli. E » uguahncnte noto che, allorquando nelle due spirali » inducenli la corrente elettrica e diretla in senso » opposlo, e che sieno amheduc le spirali equidistanti » pcrfctlamente dalla spirale indotta, la persona che » chiude il circolo con qucsla spirale non si risente » di effetto veruno. La spiegazione di queslo i'atto fu » data col rilenerc che nclla spirale indotta, o non » circoli la pin minima clellricita, o che circolino due » correnti uguali e contrarie da non produire efletlo » percettihile sull' umano organismo, analogamente a » quanto accadc sull' ago magnctico soltoposlo a due » correnti uguali e contrarie di rimanere in perfelto » equilibrio. Lindividuo della squisitczza nerveo-mu- » scolarc specialc, ehhe ad accusare una sensazione » distinla al carpo c metacarpo di ambe lc mani. Lo » esperimento i'u ripetulo per assicurarsi della co- » stanza dell' effetto. » Semhra al m. e. cav. Zante- — 56 — deschi chedue correntisovrappostein direzione con- traria non. si distruggano come nell'acustica, che 1' onda riflessa non venga annichilata dalla direlta,, ma che tale sensazione richiegga un organismo estra- ordinario. Chiede poi se corrcnti eleltriche indotte, all' atto che incomincia la searica della hottiglia di i^eida, e all' atto che interamente cessa, potrebbero cagionare la sensazione avvertila nel sopra iadicato caso speciale, c osserva « che V intervallo fra le op- » poste corrcnti sarebbe di 3 decimillesimi di minuto » secondo, calcolata la media velocita dell' elettrico » di 100,000 metri per un minuto secondo. » Finisce col riferire che dalla slitta di Dubois Rey- mond si ottenne sinoil fa diesis della tonica524, che da 728 vibrazioni compostc, ossia 1456* vibrazioni in un minuto secondo. A quesla lettura il m. e. Zantedeschi aggiunge di aver dimostrato fino dal 1852, che quando e esausta la forza meccanica nerveo-muscolare cessa lo svilup- po deU'clettricita, il quale ritorna colla contrazione, quando, mediante il riposo, 1' anzidetta forza mecca- nica si rinvigorisce, e conchiude da cio, csistere un legame inlimo tra le forze organiche che il lisico, fl chimico e il lisiologo deggiono studiarc. Nota essere dimostrato da parecchi lisici che un filo aperto a due opposte correnti uguali non prc- senta dcviazione al pin squisito galvanometro, ne con- trazioni della rana recentemente preparata, ma nel- T individuo di cui egli dette notizia non essere man- cate le sensazioni in questa circostanza. Chiede final- — 57 — mcnte che sia registralo il giorno in cui presento al protocollo dell' Istituto il suo lavoro anche per 1' ap- plicazione del magnetismo temporario e delle vibra- zioni armoniche alia misura della piu piccola frazione del minute secondo. « La necessita di questa mia » istanza, egli dice, risultera chiara allorquando da » Hipp verra pubblicato 1' istrumento che segna per » fino la divisione delta centomillesima parte del mi- » nuto secondo. » II hi. e. prof. Bellavitis osserva, quanto al filo aperto a due opposte correnti, che se queste non sia- no perfettamente cguali potrebbe rimanerne una par- te baslcvole a far impressione su individui molto su- scettivi ; le sensazioni riuscire incerto indizio, entran- do sempre a produrle lo stato individuate e talvolta aver parte in esse anche 1' immaginazione. II m, e. cav. Zantedeschi risponde che quando i fatti si vogliono attribuire all' immaginazione finisce ogni umana certezza. II socio corr. dolt. Antonio fierti continua la let- iura del suo lavoro sidle relazioni del colera in Ve- nezia colle uicende meteor ologiche e col calendario religioso e civile. Questa parte e intitolala : Relazioni deW ozono cogli dementi meleorolorjici, e costitu- zione ipotetica delle cifre ozonometriche durante i cinque primi pcriodi colerosi. La conclusione di que- sto studio e una negazione di pi u alle preccdenti, moe che non solo nel 1855 la curva ozonometrica qui in Venezia non cammino oppostamente alia colerica, ma che tentala dietro calcolo di probabilita la costruzio- Serie 111. T. 111. 6 — 58 — n« delLe curve ozonOmetriche anche pei cinque primi periodi colerosi, non si riscontro avverata la leg- ge che due volte in cinque. II dotfc. Berti costrui le curve ipotelicainente in questo modo. Risultandogli che i segni elettrici, la pioggia c la neve, pdssono te- nersi per infallibili indizii di un aumento nell' ozono ; la nebbia, il sereno fosco e le maggiori elevazioni barometriche, indizii, se non certi, probabili dello sta- to contrario, segno le medic ozonometriche che nelle osservazioni d'un anno da lui raccolte solevano ac- compagnarsi a siinili elementi meteorologici. II in. e. cav. Zanledeschi dice, aver veduta una costante relazione fra la maggiore tensione elettrica positiva atmosferica e il coloramento delle carte ozo- nometriche, il quale ei non trova effetto del puro ozo- no, ma di altre sostanze azotate, come acido nitrico, iponitrico, nuotanti in seno dell' atmosfera. Si annuncio il Diploma imperiale delta ctezione di Con ado figliuolo di Federkjo II at trono di Ger- niania, ecc, volgarizzato nel trecento, tratto da un manoscritto della Marciana, ecc, per cura del socio corr. P. Bart. Sorio. mmm\ del ghmo m roteibre m 11 m. e. dotfc. Antonio Pazienti legge una Notu intorno al potere conduttore del rams per V elettrico. « I fisici, egli dice, nello studiare 1' azione reciproca » fra le calamite ed i metalli, giunsero a stabilirla in- » timamenle connessa al potere conduttore dei me- » talli stessi. » Ora egli crede aversi in cio un mezzo indiretto per riscontrare i valori stabiliti al loro po- tere conduttore. Istitui particolari esperimenti aila tcmperatura di 20" C. col micrometro magneto-elet- trico del prof. Zamboni. Consiste questo in un pen- dolo portante in luogo della lente una calamita a fer- ro di cavallo, posta perpendicolarmente al piano in cui oscilla il pendolo, e coincidenle col meridiano ma- gnetico; tra le gambe di quesla calamila introduce va successivamente una lamina di argento cd una di ra- me, e deviando il pendulo per un piccolo arco ed eguale in ogni csperimento, otleneva nel primo caso 128 oscillazioni in un minuto primo. e nel secondo — GO — \%\. Da eio egli deduce che le azioni esercilate dalle due lamine sono proporzionali ai quadrati di quei due minierij c tencndo 1' azione delle lamine proporzio- nale al poter condutlore dei due metalli, poslo egualc a 10 quello dell' argento, trovo espresso da 9,23 quel- lo del rame. Locche molto bene si accorda col nume- ro 9,14 che, secondo il Bequcrel, spetterebbe, al ra- me alia predetta temperatura, e col numero 9,2G che 1'autore deduce da altre esperienze del Breguet Dopo questa letlura il in. e. prof. Bellavitis osser- va che la forza principale agente sul pendolo era ia gravita, e che da essa non doveasi prescindere nel calcolare il rapporto delle forze che le lamine d' ar- gento o di rame potevano esercitare sul pendolo. Del resto egli aggiunge, sembrargli che 1' azione di quesle lamine dovesse, piuttosto che accelerare le oscillazio- ni del pendolo, affretlarne I'estinzione. II m. e. Pazienti risponde che, essendo identica 1' azione deila forza di gravita nelle lamine d' argento e di rame, sta la ragione dei quadrati dei numeri del- le Ioro oscillazioni. II prof.Bellavitis chiede quante oscillazioni facesse il pendulo senza le lamine, al che risponde il Pazien- ti 112 in un minuto primo, essendo 128 con la lami- na d r argento e 123 con quella di rame. II m. e. prof, Minich, appoggia l'osservazione del Bellavitis, e dice doversi vedere l'apparato e stabiliie il rapporto delle forze aggiunte alia gravita, tenendo conto anche di questa. II m. e. commendatore San tin i osserva che gli — 61 — esperimenti dovevano eseguirsi prima nel piano del meridiano magnetico, e poi in quello perpendicolare a] meridiano stesso. II m. e. cav. Zantedeschi chiede se le lamine e- rano chimicamente pure. II Pazienti risponde, chc le lamine erano quelle stesse colle quali egliha esaminato l'ordine dei metal- li rispelto alia loro forza eletlromotrice. 11 cav. Zantedeschi soggiunge che tuttavia i risul- tamenti del Pazienti hanno un valore relativo, e con cio In chiusa la discussione. II socio corrispondente dolt. Pietro Ziliotto legge la seguente : Relazione stil Manuale d' ifjiene e di medicina navale, del dott. cav. Massone di Genova. La genie colle lodi, i dotti colle scritture, i govorni eolla protezione, hanno proclarnato una verita, ed e : che il commercio, non che utile, sia necessario aH'ordinamento sociale. Per esso i popoli scambiano fra loro i prodotti del suolo, i lavori dell' industna e le opere dell' inlelligcn- za. II commercio procaccia ai poveri il sostenlamonto, le agiatezzc; ai ricchi , ai potenti le volutta; esso, a dtr breve, promovendo la prosperity iisica e morale delle na- zioni, si fa strumento efticace di civilta. Se mi fosse le- cito paragonare il commercio^ questa grande istituzione dclluomo, ad un'opcra grande di Dio, io lo confronterei al sole, il quale porta luce e calore ora a questa ed ora a quel- la parte della terra, e alia sua volta ogni parte della terra, per quelle virtu suscitala, si sveglia, si anima e si abbel- lisce. 11 commercio correggia o naviga; pure, o perche il — G2 — marc sia l'unico mezzo di comunicazione fra continenli, o perch6 strada pin breve fra different! provincie o perche via tragittebile a buon mercalo, il commercio o valiea per neeessila il mare, o preferfsce il mare alia terra. La scopcrla dinuovi pacsi, gli avanzamenti delle seien- ze fisiche e delle arti meecaniche, la raftinatezza dell' indu- stria, 1'aumento delta popolazione, in una parola la civil la progressiva, ollrecbe dilatato e cresciuto il commercio mariltimo ne banno ingranditi e rafforzati i veicoli ; onde, se la storia ci narra, die gli uomini dell'cla prima temerani hanno affrontato il mare entro misere bardie, ora vediamo solcarlo velocemenle edifizii ampii e superbi. Quindi I arte di coslraire le navi, e la scienza a guidarue i viaggi; quindi la iegislazione a disciplinarne il governo, e le fondazioni di sicurta per guarantire e legni e merci ed impresc. Ma se motto fin qui si e fatto per proleggere le cose della marina mercantile, si e fatto poco, n' e d'uopo dirlo, per gnardare la salute delle personc: di questa gente divi- sa, noncbe dalla patria, dalla famiglia, solitaria in mezzo all'oceano, viaggiatrice d' ogni stagione e per tutti i lidi; di questa gente operosa, per cui di rado tramonla il sole, cbe ha la mensa frugale come i romili, die fa talora la guerra come i soldati, senza aver mai la pace, se non sia pace la uoia, c die porta inline dall'orienle all'occidente, dall'equa- tore ai poll, affaticata sempre e sempre pericolanle, la vita e la fortuna delle nazioni. I rappresentanti delle potenze mediterrauee convenuli nel 1851 a Parigi per ordinare gli argomenti di pubblica sa- jiila maritlima, compresero cli' era pur necessario di prov- veder meglio una volta alia salute dei marinai: e quindi e- spressero il voto cbe ogni polenza facesse comporre e stampare un libro d'igiene navale per uso della marina mer- — 63 — cantile., le piu important! prescrizioni del quale fossero ob- bligatorie. Se non che, o taluna di quelle polenze abbia ereduto bastare all'uopo le proprie leggi, o a tal altra, tenace agli ordiui antichi, ripugnassero le riforme, o la sopravvenuta guerra d'oriente le abbia tutte distratte da tale oggetto, il fatto sta, che se un filantropo medico del Piemonte non avesse appagati i voti della conferenza sanitaria internazio- nale, il libro d' igiene navale sarebbe tutlora desiderato. II dott. Pictro Strada adunque eol nobile allettamenlo del premio invilava i medici a scrivere sull' igiene navale, e il dott. Gio. Natl. Massone di Genova che si cimentava al concorso, viuli cinque competilori, colse quel premio. II suo Man u ale d' igiene e di medicina navale ad uso della marina mercantile, intorno al quale I' Islilulo voile darmi 1'onorcvole incarieo di riferire, e un libro che da una Giunta di medici chiarissimi, e in oceasione solenoe fu giu- dicato: onde a me Dient'altro rimane, che sfiorarne appena i capitoli e significant gli intendimenti, perche 1'Istituto pos- sa conoscere la materia di quesla tela, ed apprezzarne il valore. II libro o manuale, secondo 1' online dei temi dellati dal cav. dolt. Angelo Bo, e diviso in olio parti. Nella prima e narrata l' istoria della igiene navale nei varii stali incivilili del mondo da quando Venezia^ Geno- va e Pisa erano potenti repubbliche e avventurose navi- gatrici. Le navi a vela e i piroscafi Irasporlano pcrsone e co- se. Le persoue sono i viaggiatori, genie dislinta dai mari- nai : le cose sono o vive, o morle, o non vivc. Le pcrsone c le altre cose vivc o morte possono ammalarsi; gli ani mali lo possono del pari, comunque corrompcrsi, alterarsi — 64 — o bruciare. L'igieue per mantenere sane le persone e gli animali, e per irapedire A guasto, la conlarainazione, 1' in- ceodio delle cose vite o morle, e iusegnata nella seconda parte del libro. La tcrza parte tratta delle veltovaglie: vi si parla della buona quality del cibi, delle bevande e dei condi- menli siano essi di natura animale, vegelale, o mineralc, e vi si addita il modo di conservarli sani o di eorreggeroe il guasto. AH' igiene dei marinai e consaerala Ja quarta parte , la quale discorre delle fisiclie altitudini alia vita marinere- sra, delle vestimenta che piii eonfanno al marinaio secon- do le stagioni ed i clinji, e delle maniere di vegliarne la politezza del corpo, regolarne il vilto e il lavoro, e mode- rarne le abiludini e le ineiinazioni. La quinla parte e una specie di popolare islruzione sidle malattie ehe colpiscono piu di frequente gli equipag- gi della marina mercantile. Vi souo quindi annoverate le infermita indulle dal soggiorno nelle navi, quelle dalle in- lemperie o dalla negligenza delle regole igieniche, e quelle infine dall' influenza dei differenti elimi o nei Iunghi viaggi, o durante la stazione nei varii porti, Di ciascheduna delle quali malattie sono descritti i segni proprii, indicati i ri- medii, e suggerita la dose e lu manicra di usarli. Nella sesto parte e lenuta parola dell' igiene, cui sot- loporre le navi del commercio prima che salpino, allor- < Fie viaggino e quando approdino. Quindi consigli per la scella dei legnami da costruire le navi, e per la migliore liianiera di fabbricarle; quindi prccetli pei casi d' insaki- lirilti, d' incendio, di corruzioni, di guasti, e di malattie o coaiuni od attaccaticce. La scltima parte del libro delta discipline igieniche per — 65 — ievitare 1c nialattie provocate dalle stagioni, dai climi, dalle intemperie, da cause endemiche, epidemiche e contagiose, le quali possono colpire i marinai navigando in lalitudini diverse, o approdando a paesi infaini. E svolta infine nell' ottava parte tulla I' igiene delle qiiarantene, sccondo le ultimo riforme inlrodottevi colla convenzione e col regolamento di sanita internazionali ap- provati a Parigi. Egli parrebbe, die un Iibro formato sul disegno del- 1' illustre cavaliere Bo, direltore geuerale della Sanita ma- rittima in Genova potesse bastare ai bisogni dei naviganli e dei viaggiatori sia per conservarli sani sia per guarirli so infermi; ma cosi nun parve al dott. Giachich di Fiu- me. Egli vorrebbe qualclic cosa tli pin, e propriamen- le, clio un medico nolle scuole di nautica dosse lezioui di medicina ai capitani cd agli armatori. Io nou vorrei invece, che un metodico insegnamento della medicina, in luogo di una popolare istruzione, tornasse almeno supcriluo; non vorrei die una scolaslica instiluzione Delia medicina pre- parasse per Io stazioni navali dei nuovi amatori di materia medica; nonvon-oi cbo, per talc largbezza, si lasciassero piu razionali e piuefficaci provvedimenti ; non vorrei, per csempio, si prescindesse ancora da quella savia le^ge fi-an- cese, per la quale 6 vielato ad una nave mercantile, cbo ab- bia piii di trenla porsone a bordo, di salpare sonza d' un medico; non vorrei, a dir breve, si dimenticasse il vec- cbio adagio, che il meglio 6 il peggiore nemico del buono. Del resto il dottor Massone, impiegato noil' ammini- strazione della sanita maritlima in Genova, ha potuto comporre un libro die medici oslranci a quegli ufflcii non avreb'bero eertamenle saputo; ma lo agcvolezzo procac- ciategli dalla sua condizionc non possono scemar punto il Serie If I. T III. !) — GG — pregio del tuo lavoro. L'igiene c la mediciua navale non puo differire soslanzialmente dalla domestica; ma per ordinarne i priacipii e per accoraodarne le regole ad ogni stagione dell' anno, a tutli i porti del globo, per malattia d' ogni falta, per qualunque carico, alle varie forlune della navi- gazione, occorreva dottrina moltae molta arte. I dogmi e le soltilita della scienza non c'entrano ne punto ne poco; ma laic economia era voluta dalla natura del Iibro, e dalla capa- city degli uomini per cui fu scritlo. Aleuni falli e alcuni pre CL'Ki sono ripetuti nel Manuaie; ma I' inculcarli alia gente the doveva studiarlo fu opportunissimo divisamento. I Iet- terati, siccome lo stesso suo autore l' ha preveduto, po- Iranno tacciarlo di qualche mcnda ; ma i niediei vi trova- no convenienza di stile e proprieta di linguaggio. E poi fu in- tendiraento del dott. Strada di procurare alia marina mer- cantile degli Slati Sardi non gia un Iibro hello da leggere, ma nn Iibro buono da consultare Ora io domando: perche la Conferenza sanitaria inter- nazionale di Parigi non ha desiderato che una sola polcn- za, anziehc eiaschcduna, facesse appi'estarc un manuaie d'i- giene navale per uso della marina mercantile, manuaie, che poi tradotto nei varii idiom 1 , alle altre tutte fosse di guida ? Perche non ha desiderato che si aflidasse tale opera all' lu- ghillerra, la quale ha il navilio piu poderoso del mondo?Se cio non e stalo desiderato 1' oggetto cei'lamcnte non ne ha la colpa-, imperocche sia universale la scienza che doveva informare il lihro, c cosmopolite la gente che dovea usarlo. Ma chi puo dire, die non faccia il caso cio che non fece il consiglio? Chi puo dire, che un lihro inspiralo dalla generosita d'un privato non divcnli codice, oltreche alia ma- rina mercantile d' Italia, a quella d'altre nazioni? Chi puo dire, die Venczia stessa legislalrice un tempo pel commer- — 07 — cio c nclla sanita marittima non abbia un giorno a servir- sene? Si puo dir solo, die il Manualc del dott. Massone ba litoli per esscrlc raccoraandato. © a Si annuncia la prcsenza in Yeuezia dell 1 il lustre prof. Mommseii indirizzato dalla r. Accademia di Her- lino all'i. r. Istituto Vcneto, e il dono del socio cor- rispondenteEugenio Balbi dill volumi de I'lnnuaire de r Observatoire de Bruxelles, e di 34 volumi ded Bulletin de la Societe de geographie, e la sua pro- messa d' arricchire con altre opere scientifiche la bi- blioteca dell' Istituto. II m. c. prof. JUicchia legge una relazione, che sara pubblicata in questi \lli_, sopra la macchina per innalzar acqua a piccolo allezze fatta conoscere dal sig. Metickc di Trieste. II m. e. prof. Zantedeschi osserva che la costru- ziene fondamentale dell'idroforo del Mctickc e dovuta al meccanico Francesco Cobrcs,, il quale fu premiato nel 1825 da questo Istituto colla medaglia d'orgento. 11 Scgrctario annuncia con dolore la niorte dcl- l'ilhistre Massiaiiliano Spioola di Genova, socio cor- rispondente di questo Istituto. Si distribuisce l'elenco di ccntoundici opere pe- riodiche poste in leltura nelle stanze di questo Istituto. — 68 T A B E L L A del ginrni in cm si lerranno le adunanze ordinarie nell'mmo 1857-58. a> .£ S > o 9 o a Gennaio j CD — 1 o Aprile i En 3 o To J | < 22 27 24 21 21 25 30 27 25 22 23 28 25 22 22 20 Ailu- soknne 28 20 23 ! 1 • Si annuncia l'acquisto di una collezione di uccclii delle provincie venete per !c raccolte naturali dell' I- stitiito. Elenco dei doni presentati all' i. r. Istituto dopo le adunanze di agosto del 1857. II Crepuscolo, di Milano. N. 5i al 40 inclusivi, del 1 857. La Specola d' Italia, di Verona. N. 50 al 46 inclusivi, del \ 857. La Gazzetta officiate di Verona. N. 197 al 277 inclusivi del 4 857. V Osservatore Triestino. N. 190 al 265 inclusivi, id. The Journal of the royal Dublin Society. N. VI, juli 1857. — C9 — Giornale tlellc scienze mediche dell' Accaxlemia medico- chirurgica di Torino. N. 10 al 20 inclusivi, id. II Pungolo, di Milano. N. 23 al 57 inclusivi, id. Revue agricole induslriclle etc., di Valenciennes. N. 1 o 2; 1857. N. 60 Opuseoli d'argomento geologico, geognostico eec. (in lingua tcdcsca) del signor Guglielmo Haidinger, di Vienna. Lo Speltalore^ di Firenze. N. 5 5 al 50 inclusivi; 4 857. Calalogo dei manoscritli delta biblioteca del M. Gino Cap- poni. Firenze 1857. Annali delta r. Accademia d'agrieollura di Torino. Vol. IX, 1857. Memorie della r. Accademia delle scienze di Napoli. F.isci- colo II del Vol. I, riferibile all' anno 1853. Bulleltino delle leggi per le provincie venete. Punt. I alia IX, Parte I e II del 1857, e l'indice alfabetieo del 1850. Lelture di famiglia, edite dal Lloyd auslriaco. Trieste 4 857, punt. 8, e 10 del Vol. VI. V Echo medical di Neucliatel en Suisse. N. 8, 0, e 10; 1857. Comptes rendu* Itcbdomadaires de CAcade'mie des sciences. Parigi 1857. N. 7 al 19 del torn. XLV. V Annotalore fnulano, d' Udine. N. 33 al 07, del i857. Expositions des operations faitcs en Lapponia pour la de- termination d' iin arc du meridien en 1801, 4802 e 1805 par Jons Svanberz. Sloeoliua 1805. Ragguagli degli Atli della r. Accademia delle scienze di Stocolma. Stocolraa 1850. Mti delta r. Accademia di Stocolma pegli anni 185 5-1855. Cronaca ; Giornale di scienze letlere ed arti pubblicato dal — 70 — prof. Huiazio Canlii. IN. 10 al 21 inclusive Mila- no 1857. Bullettino dell 3 istmo di Suez. N. 10 al 21 inclusivi. — Torino 1857. Reich-Gesetz-Blatt ec. ( Bollettino delle leggi dell'impero Austriaco). N. 51 al 43 inclusivi, dell' anno 1857. La filosofia (fella parola espansione repulsiva. Menioria del doll. Achille Desiderio. Venezia 1857. Denkschriflen der k. Ackademie der Vissenscliaften. Clas- se di inatcmatica e sloria nalurale. Tomo XIII. — Vienna 1857. Carrispondenza scienlifica di Roma, dal n. al 15 inclu- sivi. Roma 1857. Quadro sinottico delle Industrie dello Slato ponlifieio.- — Roma 1857. Appendice alle consider azioni sul protendimento delle spiag- gie, e still' insabbiamento dei porli dell'Adrialico, del caval. rielro Paleocopa. — Torino 1857. Bullettino delle scienze mediche ; luglio, agoslo, scttcmbre e ottobre. — Bologna 1857. V Educator 'e israelita; punt. N. 9, 10 e II. Vercelli 1857. Pro gramma dell' i. r. Ginnasio liceale di Como per C anno scolastico 1857. Rivisla conlemporanea. N. 44, 45, 40 e 47. — Torino 1857. Cadula delta Repubblica di Venezia, ed i suoi ultimi 50 anni, del Conle G. Dandolo. Dispensa V. Venezia 4 857. Manual e d' igiene e medicina navale, del Cav. G. B. Mas- sone. Genova 1850. // Tecnico. Periodico mensile. Agosto, setlembre, oltobre e novembre. —Torino 1857. — 71 — Programma dell' i. r. Ginnasio liceale di Cremona pel 1857. Nuovi principii mineralogici, del prof. Luigi M. Ilossi. — Vcnezia 1857. Cazzella di farmacia e di chimica. N. 53 al 56 inchi- sivi. — Vcnezia 1837. Relazioni degli Stall europei lette al Senato dagli amba- sciatori vencziani del secolo Mil, editc dai signori Ba- rozzi e Berchet. Fasc. IV. •Rclazionc del solennc ingresso e soggioruo in Trieste nel novembre 1 830 drlle L. MM. Francesco Giuseppe I ed Etisabctta, del signor dolt. Formiggini. La luce deli ocehio corporeo, e quella deli inlellctlo. Pa- ralello del P. Sebastiano Carrara. — Venezia 1857. Periodico generate tedesco di storia nalurale. Nuova serie. Tomi 1 e II. Dresda I855-5G. Giornale deli Istituto lombardo, e Biblioleca ilaliana. Fa- scicule 51. — Milano 1857. Sitzungsberichte dcr h. Ackademie der Wischenschaften. Classe di sloria nalurale. T. XXV, Disp. I e II. 1857. Classe di filosofia e sloria T. XXIII, Disp. 11, III e IV. id. Annuaire de I' Academic r. des sciences ec. de Belgique. Annees XXI!, XXIII, 1850 e 1857. — Bruxelles. Bulletins 1856-57. Annee 1855. T. XXII 2."" ; partie .£■£ Aunee 1856. T. XXIII, l. J e2.""' jjlj partie. )%* Mcmoires id. id. Tome XXX, 1854. Bruxelles. Mcmoires couronnees, et Mcmoires des savants Strangers publics par i Academic de Bruxelles. T.' XXVI-XXVIU. Bruxelles 1853-36. Ilaporl adressc a M- 1» minislrc de i inlcrieur sur /' c'tat ct lestravaux de t'OOscrvatoirc royal pendant I'annee 1 850, par M. otielelet. —Bruxelles 1850. — 11 — Alii dell Accademia dci Lined. Anno X, sez. VII — Ro- ma 1857. Giornale veneto di scienze mediche. — Aprile, maggio e giugno 1857. Archivio slorico italiano. Nuova serie. N. 10 Fireoze 1S57. La Civiltd cattolica. Anno 8, serie III, N. 181, 182, 183. Roma 1857. [ndaglni di anatomia microscopica per servire alio studio dclla cpidermide. Memoria premiata, del dolt. D. Oehl. Milano 1857. Dei combuslibili fossili in Italia ed in ispceie di quelli del fAppentiino parmense. Saggio geologico del signer bar. Franco Mislrali. — Parma 1857. Bulletin de la Socic'le imp. des naturalites de Moscotv. ]\. 2. ?>Iosca 1857. Alii delta pub b lie a esposizione dei prodotli nalurali delta provincia di Bergamo dell'anno 1857. — Bergamo 1857. Giornale agrario loscano. Nuova serie. N. 15, tcrza di- spensa. — Firenze 1857. Deli azione dello zolfo e del carbone suite critlogame delta vile. — Discorso del signor Pellcgrino Bertini. — Luc- ea 1857. Dello jodio, delle sue chimiche combinazioni e dei suoi pre- parati farmaceutici, del dolt. Francesco Ciolto. — Di- spensa I. — Venezia 1857. Notizie sloriche ccc. sul pio Istitulo dei Calecumeni in Ve- nezia. — Venezia 1857. Jahrbuch der k. h. geologisrhen RcichsanslaU, N. 2. An- no VIII. Vormulc generali pel tnannmetro ad aria compressor e per to stereometro. JNola del prof. Volpicelli. — Roma 1857. — 73 — Giornale d' agricollura pratica, N. IV. — Torino 1837. Del vaiuolo itmano e del vaccina. Commentario del dott. Fucen. — Milano 1857. Esposizione di tin adequate metodo pel calcolo delle absolute perturbazioni del piccoli pianeti del sig. P. A. Hanson. Lipsia 1857 (in tedesco). Indagini cleltriche suite qualitd termoelellrichc del bora- citiy del signor Hankel. — Lipsia {857 ( in tedesco). Rapporti suite Memorie detia Societd sassonc delle scicn&p. Lipsia 1857 (in tedesco). Nouvetle analyse de la lumierc du spectre solaire, dei si- gnori Brewster e Zantedeschi. — Parigi 1857. Bulletin de la Societe dc Geographic; dull' anno 1854 al 1850. Annuairc de I Observatoire de Bruxelles ; dall' anno 185 5 at 1841. Sulla Flora fossils di Sinigaglia. — Lettera del sig. dolt. Abramo Massalongo. Parma 1857. Dei trrreni di sedimenlo superiore delle Venezie, e dei fos- sili ecc. ecc. del cav. prof. F. Catullo, con 19 Tavo- le. — Padova 1856. Saggio di estetica, de! dolt. Girolamo Venanzio. — • Por- togruaro 1857. Cenni grafici sui colli toscani in relazione agli effclti dei venti sciroccali, del tenentc maresciallo barone Vac- cani. — Milano 1857. ■ /// 7 ///. |0 PROGRAM MI I. R ACCADEMIA DI SC1ENZE, LETTERE ED AUTI IN PADOVA. Non essendo stata data soddisfacenle sokizione del que- silo statuito nelle lornale 2 marzo e 20 aprilo 18b6, 1'i. r. Accademia deliber6 si dovesse riproporlo. Sara dunque conferita una medaglia d' oro del valore di zecchini sediei all'autore della Memoria, che sciogliera piu compiutamen- le in ogni sua parte il seguente quesito: Dei veleni tisati nelle varie Industrie ve n'ha di non nc- eessarii? da f/tiali soslanze innoccnli jwtrebbero veni- re surrogali? II p pernio sari giudicato nell' ultima tornata del!' anno accademico 1858. Nazionali e strauieri , ecceltuati i Membri Ordinarii dell' Accademia, sono ammessi al concorso. Lc Memorie dovranno essere presentate senza spesa alia Segretcria della medesima dentro il maggio 18138. Ognuna di esse portera una epigrafe ripetuta sopra un viglietto chiuso a suggello, coDtenentc il nome e cognome, e la indicazione del domicilio del concorrente. Giudicati gli scritti presentati al concorso, sara aper- to il solo viglietto di quello stimato degno di premio, il quale rimarra in possesso deH'Accademia, e publicato nei suoi volutni periodici. Gli altri co'viglietti suggellati, che — 75- li accompagnano, saranno restituili a chi ne fara doman- da, presenlando la ricevuta di consegna dcnlro 1' anno 1858. Dalle slanze della i. r. Accademia, Padova 19 luglio 4 857. // presidente Roberto Prof. De Visum ab. l. menin segretario per le scienze. irailLE RECIO ISTITETO FHVETO IH SCIENZE LETTEItE ED ARTI. Non essendo stata data soddisfacente soluzione dei quoeiii seguenti,, IT. Pi. Istituto erode conveniens le di riproporli per P anno 1859. I. « Quali cooseguenze si possono presagire pel com- mercio in generals, e pel commercio veneto in particolare, dall'apertura di un canale marittimo attraverso 1' istmo di Suez; d Quali provvidenze, in ispeeialila nei riguardi delle M'e di comunieazione, dovrebbero e dentro il nostro terri- torio e nei territorii finitimi venir promossc per oltenere le piu estcse e le piii pronte influenze del conlinente euro- peo nei nostro porto pei mari oriental] e viceversa ; — 7G — » Quali canoni di diiilto internazionale dovrebbero alia navigazione del nuovo eanale veoir applicati. » L' apertura dell' istmo di Suez con si grande calore promos- sa in questi ultimi tempi pno avere conseguenze di niolto rilievo pel nostro paese. — (Jueste conseguenze vennero in termini ab- bastanza vagbi aceennate da chi tratto 1' argomento ( Baude, Chemin-Dupontes, Talabot, ec). E necessario fame un' analisi accurata. — Siffatta analisi si lega e deve procedere a pari passo con quella deile conseguenze die 1' apertura del nuovo eanale pu6 esercitare sul commercio in generate. — Sotto questo ri- guardo s' islituirono paragoni delle distanze, si formarono pro- spetti delle quantita delle merci che passano dall'Occidente al- 1'Oriente e viceversa, si notarono i porti di caiieo e scarico nei mari deli' Asia ; ma non si tenne conto ne della qualita delle mer- ci spedite, ne dei paesi del continente europeo, che le producoim, o le consumano, ne delle vie di terra e di acqua che le dette merci in Europa percorrono, ne degli aumenti cht- dall'accorcia- mento della via mariltima possono derivare nella produzione e nei consumi rispettivi, ne di altre cagioni che possono indurre <> in via assoluta, o in via relative, una differente atti vita nelle con ispondenze dei singoli porti europei coi porti asiatici. — Eaonde a fin di conoscere qual parte possa toccare al commercio veneto nei nuovo indirizzo delle relazioni tra 1' Occidente e 1' 0- fiente, e necessario istit-uire un diligente e mtnuto esame di tutti gli element! che compongono adesso e possono comporre in se- guito il commercio marittimo tra 1' Europa e L Asia oltre Suez. Ed a rendere compito per noi lo studio di si importante argo- mento bisogna piu specialmente aggiungere la indagine sui mezzi piu opportuni per conseguire che quests element! del commercio tra 1' Europa e 1' Asia preferiscano nei loro movimento il nostro porto. — Da ultimo, dopo avere determinato la importanza del- 1' apertura dell' istmo rispetto al commercio europeo in generale e al commercio veneto in partictilare, e anche mestieri conoscere per quali prov>ediineuti internazionali si possa oltenere che que- — 77 — sta naturale Importanza non sia tolta e scemata da ingerenzr arbitrarie. Sotto questo riguardo I' argomento venae sfiorato nel solo interesse dei capital! chiamati a fare 1' impresa. E necessario ehe la si discnta eolle piu am pie vedute dell' interesse generate del commercio. II premio e di anstriache L. -1800: — e vena proclamato nella pubblica solenne adunanza del 30 maggio4859. II. Premessa una descrizione dei piu utili raeccanismi im- piegali ad innalzare I' acqua, paragonare sulla base delle piu fondate teorie, e delle meglio provale esperienze, quel- !i che tornano maggiormente aceonci ad innalzare gran copia di acqua a mediocri altezze, e quindi dedurne i prin- cipii elie nei diversi casi di applicazione agli asciugamen- ti ed alio irrigazioni possono delerminarne la scelta, avuto riguardo anche alia nalura del motore. Anche per questo quesito il premio e di austriache Lire 4 800 — e vcrra proclamato nclla predetta solenne adunanza 50 maggio 1859. III. Si conferira nn premio di austriache lire 4 800 al- I' autore di queilo seritto che esporra meglio il modo di rendere piu lucrose e produttriei le valli salse chiuse da pesca del veneto litorale. In questo seritto, premessa una breve storia dello sta- to della piscicultura in Italia comparativamente a cio cbe si opera in tal rispetlo presso le allre nazioni, ed in rela- zionc ai progredimenli fatti tin ora dalla scienza iu siffal- to argomento, dovra 1 aulore: — 78 — \ ." Dedurre dal metodo di vivere e dalla distribuzione geografica dei pesci raarini, quali potrebbero essere in- trodolti ed allevati con successo nelle valli salse chiuse dell' eslUario, senza danno delle specie die gia vi sono c con ccrta o assai probabile utilita nazionale. 2." Indicare, secondo i priocipii della scienza e i lumi della pratica, i modi e tempi piii acconci a trasportare i pesciatelli. 5.° Insegnare la maniera piii facile ed opporluna di ope- rare la fecondazione artifiziale dei pesci e le cure neces- sarie alia loro educazione dal momento die si sviluppano sino a die divengono adulti. 4." Esporre i metodi migliori di moltiplicare i pesci ed allri animali raarini utili alia cconomia nazionale, che ora vivono nelle acque del veneto litorale. 5.° Rilevare le imperfezioni della pisciculUira nel Vene- to segnalaodone le pratiche piii viziose, e additare, dielro i principii scientiQci e le cognizioni somminislratc dall' e- sperienza, il piii sicuro modo di correggerle e sradicarle. II concorrente dovra giovarsi di quanto fu recente- menle slampato altrove sull'argomento, addaltandone l'ap- plicazione alio condizioni locali del Veneto. Nazionali e strunieri, eccettuali i membri effettivi dell' I. R. Istitulo, sono amniessi al concorso. LelVJemorie potranno essere scritle in ilaliano, latino, francese, ledespo ed inglcse : e do- vranno essere presentate franche di porlo, prima del giorno -io marzo \ 859, alia Segrpteria dell'Istituto medesimo. Secondo 1' uso ac cademico, esse portpranno un' epigrafe, ripetnta sopra un viglietto si^illato, contenente il nonie, cognome e i'indicazio- ne del domicilio dell' autore. Cosi per I' uno come per I' altro dei tie proposti quesili verra aperto il sido viglietto della Meinoria premiala, la quale rimarra — 79 — in proprieta dell' i. r. Istituto. Le nitre M< mm ie eoi viglietti sir gillali saranno restituite, dietro domanda e present aaione dtlla ricevuta di consegna, entro il termine dell' anuo d8p9. Vtntsia 30 maggio 1857. llpresidenle L. Menin. // segrctaria G. NAMUS. ANNO ACCAD. i 85 7-58 DISPENSA SECONDA DIPLOMA IMPERIALE DliLLV KLEZ10NK DI CURRADO FIGLIUOLO DI FEDERIGO II AL TRONf) 1)1 GERMANIA KN SOSTITUZIONE DEL FRA.TELLO ENRICO. volgai izzafo nel trecento* tratto da un ins. della Marciana e illustrato col teste originate latino, con akn testi volgari a penna, e colla critica storica per cura DI BART. SORIO P. I). (). ooQco MS, Marciano, Classc X, Cod. CXLVH. wucsla e I'elezione clie' baroni di Lamagna fecero di Currado u'gliuolo di Federigo secondo (I). Al nome di Dio Nostro Signorc Jesu Cristo Salvatore del mondo nell'anno della sua Incarnazione MCCXXXVI (2) nel XVII anno dello 'mperio del nostro Signore Messer Federigo Sccondo per la Dio grazia Inipcradore de'Romani e sempre Accrcscitorc, Re di Jerusalem c di Cicilia nella \ Inditione (5). V aspettamento delle genti, cioe Jesu Cristo, della eui venuta spessc Gate (5) innanzi dissero le Seritture de'Pro- feti : levando la corona della Gente Judea. c legando il Serie III. T. Ill I ! — 82 — Puledro (5) alia Vigna, cioe legando lo llomano Imperio alia Chiesa dello novello piantone, dicde manifestamcnte a vedere die la difesa Fede (0) fosso del tutto messa ncllo Scudo dello 'inperio. Provasi questo certaraente per lavve- nimento delle cose seguite, il quale e veramente inlerprete, e chiara prova di tutte le cose. Che non solamente ne'lem- pi dello 'mperio sia ratto (7) di ruinosa tcmpcsta, ma quan- do sia pur alquanto israagalo (8) per marosi rincontri, si sono nate, el accresciute mortali gramigne d' eresia, e cid in grave distruggimenlo della Vigna di Sabaotto, quando la sega del terreno Imperio non le puote lagliare. E pcrcio molto degnamente, e apertamente puote esser ripreso di vizio di non scusata negligenza colui, che con si nobile guarnimento di Fede non aiuta cotanto provvcdimento, o die soffera che sia abbattula, o picgata quasi non ami la Fede (9), e che met.te a non calere I'armadura della Fede ; e non per quanto (10) non si dee recarc in colpa, od in ripresa d'ogni fedele (II), ma provatissima (sic) dee esser condannata la negligenzia di quegli, ai quali la ragione, c I'autorilade di questo provedimento pare esser commessa per divina sentenzia, o per usanza d'Anlicissori. Ed awe- gnache ne' cominciamenti di Roma dopo la ricordevole destruzione di Troia (12) la reale altezza e signoria di fare Imperio convcnissc (15) a'Padri di quello nuovo rauna menlo, luttavolla la grandezza di cosi alta ventura non ebbe poter di tcnere niuna ciltade, tutto fosse ella reame appo 1'allre. Ma poiche ell'ebbe cercati, e rivolti (14) lon- tani paesi, alia fine convenne rimancre appo li Principi della Magna non meno per probabile, che per viva ragione; si che da coloro movcsse il nascimento dello 'mperio, li quali procuraro l'aiulo (15), e la difesa di essa. Undo conciossiacosa che noi — 83 — Doffredi Arciv. di Magonza (Sigifridm Maguntinen- sis. T. Lat. orig.) (10). Federigo Arciv. di Magonza (17). Federigo Arcivescovo di Trieveri (18). Bernardo Arcivescovo di Sarisburgo (19). Giberto Vescovo di Tispona Cancelliere dello 'raperio et (20). ' Vescovo di Frigia et (21). Vescovo di Pittaiace (22). Otto Conte Palalino Desdiveno Duca di Baviera (25). Bertellai Re di Bucmia (24). Arrigo Antigrado d'Oringia (25). B. Duca di Charinobia (20). Principi dello Impero, i quali in cio tenemo luogo (27), e voci de' Senatori di Roma, siccbe sierao reputali Padri e lumiere deilo mperio, convenga (28) render conlo da- vantial tremcndo'Judicedi cosi aita castalderia; pensando tra noi sollecitamentc cbe cosi nobil vicenda (29) abbia piii raestieri di provveduto senno, cbe d'avventurosa sorte; e pensando ancora cbe dopo la raorte di colui cbe regnas- sc, quello mezzo tempo (50) dalla morte dell'uno Antices- sore, ela ricoverata (51) Signoria di colui cbe venisse ap- presso potrebbe danno adducere alio 'mperio, e alia Catto- lica Fede; avemo provveduto cbe piu salut'evole cosa e innanzi venire lo tempo, die aspettare lo dispendio del tempo. E avvegna per la forza e per lo senno, e per le fa- ticbe dell' Eccellentissimo Signor nostro Messer Federigo Imperador de' Romani e sempre Accrescitore, a cui [ddio dia lunga vita, assai sia bene presentemente provveduto (52) alio 'mperio, tuttavolta perocche il vanlaggio (55) della dignitade non dona a' Re beneficio di piu lunga vita, te- mendo voritevolmente il trapasso della vita presente (54), — 84 — infino die vive salute volmente avcmo provv'eduto d eleg- gere il suo successore, non per la sua morte lo 'mperio patisso raenomauza dl slato (55), e la possa perisse intanto en eosi dimorando noi insieme pensando intra noi in tulta diligenzia di persona cbe fosse a cio degna e sufficienle ; cbe certo la caula provvisione delle cose passate n'addussc sano consiglio per quelle che sono avvenire. E cost venne nelle nostre menti come i gloriosi Cesari della casa di questo [mperadore, i quali per lungo tempo inaddietro sono stati in sullo 'mperio, non solamente come Segnori hanno tenuto il soglio della giustizia, ma siccome Padri dello 'mperio hanno avuto affetto di patcrno amore muniroso (50) a tulti, c verso ciascuno, che non perdo- nando a pericoli di persona, ne dispeodii di lor cose, e ben sovente in dubbiosi casi di baltaglia hanno dislesc le fini del nostro Impero di qua da mare e di lae (57); e pcrcioc- che i nostri antenati non vollero (58) cbe i figliuoli fossero frotlati delle fatiche tie' Padri, volemo Noi seguitare loro inanicra, e questo presentc Imperadore, il quale per esal- lamento del nomc di Roma, e della dignita (50) Augusta conoseemmo esser verace ercda di tutli i suoi Anticcssori avcmo debberalo d'onorare Lui nel suo Figliuolo di somi- glianlc guiderdone, accio che (40) eleggendo infino ad ora (U) il suo Figliuolo ad esscre Imperadore apprcsso la sua morte, rallegrisi il Padre, e creda iustamente avere in addictro faligato in bene dello Imperio, e faticbisi piu vo- lentieri (-52) per innanzi, siccome Signore che non crede lasciare a gente strana il l'rulto delle sue fatiche, ma creda acquistare al ligliuolo, sccondo il comun desiderio do' pa- dri. E cosi ispirandone la grazia del Sovrano Re alja pre- ghiera del dello Mess. Federigo nostro Imperadore, e per la sua volonla, appo Vienna aecordammo le nostre volonta — 85 — in Corrado figliuolo dcllo Imperadore appresso la morte del suo Padre, e dando la fede al detto Imperadore avemo fcrmato (45) die il detto Currado dopo la morte del ditto suo Padre terrerao a Signore, e a Imperadore nostro, e a lui intendcremo, e ubidiremo in tutte cose chc appartenga- no alle ragioni dello 'mperio, c a lui fa rem o saramento se- eondo l'onore e il drilto dello 'Imperio, e daremo ancora consiglio, aiuto e favore ad avere solennemcnte la Imperia- le Corona; e avvegnache noi ncl tempo passatocleggcssimo in somigliantc modo Arrigo primogenito suo Figliuolo, tut- tavia perciocehe stando lui nell'onore (44) non conobbe, ma fece Sedia in Aquilone contra il Padre, dimostrando se non essere degno di tanta Signoria (45) per iusta sen- tenza del padre, e ancora per sua libera volontade, la quale gli venne per coscienza della propria sua disubbidienza ; fummo dal med. Arrigo assolti dal saramento della sua elezionc. E cosi persanta deliberagionc avemo messo Cur- rado in luogo d'Arrigo, siccomefu David in luogo di Saul. — 8G A N xN O T A Z I U N i (i) Testo Rieardiano nel Lam i Deliciae eruditorum. Leon. Urbev. Chronicon. Pars. II, pag. 255. La Lezione fatta per gli Principi della Magna con volonta di Roma de Currado figliuolo dello 'mperadore Fe- derigo suo Padre, e per sua volonta e consentimento ad essere Impeia- dore appresso Lui. (2) MCCXXVI errula lectio. (T. Lami). (3) manca nella X Inditione. (T. Lami). (4) L' aspettamento delle genti di Jesu Cristo, della cui venula spessa fiata. (T. Lami). (5) Levando la corona delle genti vide allegendo il Puledro (err. lect. del T. Lami). (6) Forse la difesa della Fede. T. Orig. et in ipsius chjpco tutelam nostrae fidei posilam. (7) Forse che lo 'niperio siu rolto. II Lami dello 'mperio sia tlato. Lat. imperio patiente naufragium. (8) Ma quanto sia pur ismagato (T. Lami). T. Orig. Probed hoc cla- rius frequenlius rerum evenlus, interpres cujuslibet et probatio certa proesagii, dum nedum Imperio patiente naufragium^ admirante solum- modo spumosis incursibus procellurum, interdum Haeresum germina etc. Smagato viene dal Provenzale esmaiar. Lat. limore deficere. Hal. Smarrirsi, Turbarsi, Sbigottirsi, Sconcerlarsi. Vedi il Nannucci, Voci etc. deriuate dulla lingua provenzale. (9) Quasi ne' vanni la Fede. Lat. quasi fklcm non diligat. (Errata lectio nel T. Lami). (10) Anche qua vale non perlanto, come altrove piu fiale. (11) // T. Lami cost legge : E non per quanto si dee recare in colpa od impresa d'ogni fedele (err. lect.). T. Lai. Dice lumen ad quorumcum- — ,S7 — que fidelium culpam aut not am juste reduci/ur. sect illorum polissime (sic) negligentia condemnatur ad quos etc. (12) // T. Land legge : di trovar (err. lect. ) Lat. post memorabile Troianorum exilium. (15) T. Lami divenisse a Padre. L:it. apud illius eongregationis Palres summa Regni poteslas, el Imperialis creationis suffragium resideret etc. (14) Lami legge volti. Lat. Sed post quam etiam remotissimos ter- minos quadam girovaga peregrinatione lustravit etc. (15) // T. Lami: Pautorita e la difesa di essa. Lat. utilitas, el dc- fensio. Era forse scritto la ulilild. (16) La vera lezione e certamenle la originate latina, perche abbia- ino in altro diploma di questo medesimo anno qnesta soltoscrizione: Sif- fridus Muguntinus. Vedi Germania Sacra P. Marci Anzisii, Tom. II, pag. 537. Augusta e Vindelioorum 1720. E nel Riccioli Cronologia Bc- formata, toni. Ill, Catalogo 51, Sigefridus III. Baro ab Eppenslein snccede a suo zio Sigefrido 11, anno 1225, e dura arcivescovo di Magonza fino alia niorte. cioe fino all'anno 1248. (17) Si vede aperto lo sbogliodi questo luogo. Non due arcivescovi di Magonza, ma uno ha da essere ; e questa e una giunta del copiatore da riButarsi affatto. (18) II testo Lami oniette questo arcivescovo di Trieveri. E temo che anche questo nonie Federigo sia sbagliuto nel nostro testo. Nel Ric- cioli trovo, loco citato, che verara ente dalP anno 1215 all'anno 1242 fu Arcivescovo di Trieveri ed Elettore im peri ale Theodoricus Comes de Vviedt. (19) Trovo nel testo Lami: Don Friderico Arcivescovo de Salsiborgo. Manca nel testo latino del Muratori questo elettore imperiale, che per altro registrasi in nn altro Diploma di Federigo II, fatto a Vienna in que' giorni, allegato dyl Ludewig in Beliquiis torn. IV, pag. 254, del quale feci parola nella mia precedente Dissertazione sopra questo Diploma delta elezione di Corrado. E dunque probabile che anch'egli non man- casse a questa Elezione, ed il testimonio di questi due testi Marciano o Lami non e disprezzabile. Ma ne Puno ne I'altro ha forse il vero noir.e di questo arcivescovo di Salisburgo, il quale nella Germania Sacra del P. Hanzisio torn . II, pag. 557, e descritto nelle sue geste arcivescovili dal 1200 al 1246, col suo nonie vero Eberhardus ; nel testo Marciano travi- sato in Bernardo, e peggio in Friderico nel testo Lami. Questo arcive- scovo e nominato col suo vero nome anche nel torn. I, pag. 576, delta suddetta Germania Sacra. — 88- (20) Nel testo Lanii si legge cos: : Giuslo Vescouo d'Aspona Cancel lieri dello 'mperio. !Von e questo il nnrae del vescovo di Ratispona, detto di Tispona nel testo Marciann, e d'Aspona nel Lami. II testo latino del Muratori ha Sigifridus Ralisponensis Imp. Aulae Cancellarius. Ed anche nella Germania Sacra torn. 2, pag. 576, di questo medesi- mo tempo si legge in un Diploma Imperiale Siffridus Imperialis Aulae Cancellarius. Come dunque ecaduto dal copiatore toscano sotto la penna Giberto, e Giusto? Bisogna notare che nel T. originate latino si legge la serie dei nomi cosi : Sigifridus Magunlincnsis, Theodoricus Treverensis, Be- rardus Coloniensis, Gerberlus Bambergensis, Sigifridus Batisponen- sis Imp. Aulae Cancellarius. E da notare che ne'testi del volgarizzamento i due nomi Berardus ColoniensiSj e Gerbertus Bambergensis furono omessi. E dunque assai verisimile che il traduttore omettesse nel testo Berardus Coloniensis, e che letto il seguente nome Gerberlus, omettesse Bambergensis Sigifri- dus, ed unisse il nome Gerberlus alia seguente voce Ralisponensis Im- perialis Aulae Cancellarius ; onde venne il testo volgare Marciano a Giberto (alterazione di Gerber/o) Vescovo di Tispona (alterazione di » Ratispona) Caneelliere dello 'mperio. » II testo Lami poi guasto peggio leggendo : a Giusto Vescovo d'Aspona Cancellieri dello 'mperio » Ho detto che nel Muratori si legge : Berardus Culoniensis. Nel Riccioli non trovo da confermare questa lezione, essendoci lacu- na delli elettori arcivescovi di Colonia dal 1232 o in quel torno, fino al 1261 ; e nel 1232 Henricus succedette ad un Teodorico Conte di Monte, che succedette nel 1225 ad un Brunone de Segelbach. II nostro Berardus potrebbe riempiere un po' la lacuna. Ma non debbo tacere che wWArlc di Verificare le date c' e gran varieta si dal Riccioli, e si dal Muratori, non trovandosi questo Berardus del preseute anno 1256, ne il Theodori- cus del Riccioli, a cui nel 1232 succede Henricus; ma dal 1225 al 1258 seguita ii solo Henri de la maison de Seigneurs de Molenark. (21) Anche nel Testo Lami si recita Vescouo di Frigia. Sulla traccia del testo originale latino Frisingcnsis Episcopus si scopre che la Fri- siugia e mutata in Frigia dalla portentosa ignoranza degli amanuensi. Anche in G. Villani 1, 19 si legge: « E conquistd (Clodoveo) tutta Ala- ruagna, Soavia, e Baviera e Frigia (leggi Frisingia) e Lotteringia.w Nella Germania Sacra suddetta per avventura sappiamu che era — 89 — Cumulus nel 425b il Vescovo ed elettore di Frisingia. Vedi torn. I pag. 377, e torn. 2. pag. 537. (22) Piltaiace e una goffaggine del copiatore, e ne! Testo Lami ci riesce piii madornale e Vescovo di Pilraia Dace. II testo originate Pata- viensis Episcopus voile dare in toscano Vescovo di Passavia. Pazienza se il traduttore avesse tenuto Patuvia; ma le altre goffaggini sono aborti del copiatore. Nella Germania sacra abbiamo Putuviensis episco- pus Budigerus ab anno 1235 ad 1250. (25) Leggi col testo Lami : Otto Conte Palatino di Reno, Duca di Baviera. La lezione Desdiveno e un error manifesto del copiatore. 11 testo la- tino cosi recita: Otto Palatinus Comes Rheni,Dux Bavariae. Nel testo latino potrebbesi dubitare che due persoue fossero queste, non essendo ogui Elettore distinto col capoverso come nel testo italiano; ma il docu- ment all'uopo ne abbiamo in una lettera all'anno996 n.° XLV del Ba- ronio, Annali. L'epistola e del 1279, ed ba questo titolo: Ludovicus Dei gratia Comes Palatinus Rheni, Dux Bavariae, universis proesentem paginam inspecluris salutem. Ecco una sola persona, non due. (24) II Lami legge Vertali Re di Boema, ma sono ambedue guasta- ture del vero nome, che abbiamo nell'originale latino Voenceslaus Rex Boemiae. E per verita" nella Cronologia Riformata del Riccioli dall'anno 1251 al 1245 nella Serie dei Re di Boemia abbiamo Vvenceslaus III Lusus fil. Primislai II. Allego il Riccioli, ma sono tutti i cronologisti dVcordo in qucsta verita storica. (25) Non legge meglio il testo Lami Rigo Antigrado d'Oringia. Basta annunziare ta vera lezione originale per ridere della goffa le- zione volgare Henricus Lantgruvius Turingiae che sarebbe in volgare Arrigo Langravio di Turingia. E per buona avventura nella Germania Sacra torn. 2, pag. 376 in un altro diploma di questo medesimo tempo si trova eottoscritto questo Henricus Luntgravius Thuringiae, se gia non fosse fanwso da se medesimo, il buon marito della sauta Elisabetta di Ungheria. (26) Altro enorme svarione dei copiatori. Anche il T. Lami erra a gran pezza leggendo: L. Duca di Chiarentano. Nel T. originale del Moratori abbiamo : B. Dux Carinlhiae. E nella Germania Sacra torn 1. pag. 576, e torn. 11. pag. 537 abbiamo Serie III, T. III. 12 — 90 — che la ioiziale B. vale Bernardus, sull'appoggio di altri diplomi impe- riali di questo medesimo anao che leggono intera la sua soltoscrizione. (27) 11 Lami ottenemo luogo ; leggi ottenemmo luogo, T. lat. locum accepimus. (28) Questo verbo e retto dallo inciso superiore, che e prima delle sottoscrizioni : Unde conciossiacosache noi. (29) II Lami che 'n cost nobil vicenda. (30) II Lami in qnello mezzo tempo (err. lect.). (31) II Lami e la triconoreta (err. lect.). (32) II Lami si ae assai proveduto preseniemente (err. lect.). (53) Lami V avvantaggio. (34) Lami lenendo mentevohnenle a mente il trapassamento delta vita presente (err. lect.). (35) II Lami acciocche per la sua morte non palisse menomanza di slato. (56) T. lat. a Tamquam Patres Imperii paternae dilectionis zelum ad omnes et singulos habuerunt.n Muniroso leggono i TT. d'accordo. E poi voce legittima ? La Crusca ha ?nunerare, da cui potrebbe venire comechessia. (57) II T. Lami anno distesa la f'une del nostro imperio di qua dal mare (err. lect.). (38) Lami non volessero. (39) 11 Lami legge di Roma, delta dignitade. (40) Lami in cio che. (41) Lami infino allora err. lect. testo orig. ex nunc. (42) T. lat. laboretque libentius. Lami e facciasi piii volentieri. (45) T. Lami, al dilelto Imperadore avemo permesso err. lectio- T. lat. Ac etiam data fide eidem Domino Imperatori sacramento firmavi- mus. (44) II Lami stando lui, ne I'onore (err. lect.). (4b) II Lami se non essere net luogo di lanla S/gnoria] (err. lect.). T. lat. se monstravit indignum. L A VORI per I illuslrazioue topografica, idraulica, fisica, statistical agraria e medica delle provincie venete che si pubblicano secondo C art. \ 27 degli staluti interni. (Continuazione della pag. 5i della precedente dispensa) CATALOGO DELLE PIME FANEROGAME INDIGENE DELLE rROVINCIE VENETE aggiuiitevi le esotiche pin generahnente colligate per utilitd o per ornamento, e disposte in famiglie od ordini naturali. p 03 s 3 Nome genenco della piaiita Nome specifico della pianta Luogo ove uasce spontanea Usi ORBINE I — GRAMINACEE. 1 NARDUS slricla, L. Chioggia, Mogliano e nei monti vicentini e veronesi. 2 PSILURUS nardoides, Trin. Nei luoghi sterili del Trevigiano,del Vicenti- noe del Veronese. 3 4 LEPTURUS incurvulus, Trin. filiformis, Trio. Nei luoghi arenosi e salsi, intorno a Venezia, Chioguia, Abano e nei Friuli. Negli stessi luoghi, intorno a Venezia e nei Friuli. 5 SPARTINA sirieta, Roth. Negli stessi luoghi del precedente. 6 AEGILOPS ovatct) L. Nei Friuli a Monfal- cone. — 02 — o — Nome Nome speeiSeo Luogo s geuerico Usi a 25 della pianta della pianta ove nasee spontanea 7 AEGILOPS neglecla, Req. Nfi' luoghi secchi del Veronese, del Mantova- no, del Veneto. 8 triaristata, fl. ital. Ne' luoghi arenosi presso Chioggia. 9 cylindrical Host. Al lido presso Vene- zia ( Steinberg ). Nel Priuli (Host.) 10 LOBIUM perenne, L. Comnne dovnnque » /3. arvense. colle seguenti variela. » j. multiflo- rum. » J. cristatum. » 7. ramosum. 41 temulenlum, L. Ne'semiuati,co!leva- » /3. rvbuslum. rieta. 12 HORDEUM murinum, L. Comune dovnnque Inngo le vie. 15 pratense, Huds. Intorno a Veue/.ia. 14 marilimnr/i, With. Nei luoghi erbosi in- torno a Venezia. 15 vulgarc, L. Coltivato. La farina dei 16 hechastixum, L. id. semi e n " lr «"- 17 distichon, L. id. no's» ed »■ 18 Zeowilon, L. Coltivato coi piece molliente, ma denti. piii di tulle Qella quarta snecie 19 SECALE cereule, L. id. specie. IJlile come forasgio e per !a paglia, meno n»l Minn 20 TKITICDM aestivum, L. id. pel srallu. 21 hybernum. L. id. 22 turgidum, L. id. °rano. 23 compositum, L. id. 24 Spelta, L. id. 25 iiionococrum, L. id. 26 villoxum, Beauv. Spontaneo nei colli Etiganei , intorno a Chioggia , a Verona e net litorale del Friuli. 27 junceum, L. Nei luoghi salsi are- 93 o Nome Nome specifico Luogo S generico Us i Z della piaata della piaata ove nasce spontanea 1 nosi, intorno a Venezia e Chioggia, e nel lito- rale del Friuli. 28 TRITICUM clongatum, Host Nei luoghi stessi in- torno a Venezia, Chiog- gia e Monfalcone. 29 repens, L. Comunissimo da per tutto. Laradice si usa dai msdici come diuretic* » /3 arislatum. Presso Abano. • deoslrueata. » 7 litorale. Intorno a Venezia e Chioggia. » y. fesiucaefur mis. fliiitans, Br. dura, Scop. alpina, L. » 0. vivipara. bulbosa, L. » fi. viui para, annua, L. Iriuialis, L. » @. supina. n y. vivipara. fcrtilis, Host Negli Euganei, uel Veronese, Friuli. Conmnissima dovun- que nei luoghi incolti ed erbosi. Nei lidi intorno Ve- nezia enel basso Friuli. Ne* luoghi selvatici ed omhrosi uel Manto- vano e nei Trivigiano, negli Euganei, intorno Chioggia e Venezia, La varieta negli Euganei. Ne' luoghi acquosi e nelle ris>>ie del Verone- se e Mantovano. Nei litorale veneto e del Friuli colle due va- rieta. Nei fossi comune do- vunque. Nei litorale veneto e del basso Friuli. Ne'pascoli degli alti monti veronesi, vicen- tini, del Friuli e del Bellunese. Nei luoghi aridi su pei muri e per le vie. Coinuuissima ovun- que. Comunissima ne'pra- ti e paseoli. Nei monte Grappa presso Bassauo (Stern- berg). Nei Friuli. Nei Mantovano e ue Friuli. 97 — p Nome Nonae speciGco Luogo £ ( generico Us i ove uasce spontanea - delta piantal della pianta 88 POA pralensis, L. » 0. anguslifo- lia. nemoralis, L. Comunissima ne prati e pascoli. 89 Cresce intorno a Ve- nezia ne'luoghi ombro- si , nonche ne' monti 90 vicentiiii e veronesi. compressor L, Cresce nei seminali e | I nei campi del IVIanto- j vauo, del Veronese e presso Cniogyia. 91 ERAGRO- megastachya, LK. Comune ne'luoghi colti ed iucolti. STIS : 92 poaeoides-, Beauv. Colla precedente. 95 pilosa, Beauv. Culla precedente. I 94 BRIZA maxima, L. Ne'colli Euganei e veronesi. 1 95 media, L. Ne' prati e pascoli secchi presso Chioggia, nei Viceutiuo, nei Ve- ronese e nei Friuli. 96 MELICA cilia ta, L. Ne' colli apriei dei colli Euganei, vicenti- ni, veronesi enelFriuli. 97 uniflora, Betz. Ne' luoghi seivatici de'colli e monti vicenti- ni e veronesi. 98 nutans, L. Negli stessi luoghi e nei Friuli. 99 TRIODIA dccumbcns, Beauv. Negli Euganei, nei Trivigiano ed in monte Baldo. 100 *RRHENA- rtvc«ocew»(,Beauv. Ne' prati di monle THERl M » /3. bulbositm- Baldo, presso Chioggia, lei Fadovano, nei Ko- c„ .;. rn t / iigiuo. 1 /// 98 — 1 O Nome Nome specifico Luogo ■" " J "1 a sjenerico U s i ; J della piaata della pianta ove nasce spontanea 101 1] il&RO- CHLOE lustralis, R. S. Ne' bosclii de' colli jresso Verona, sul lago ii Garda e nel Friuli. ' 102 HOLCTJS htnatus, L. Ne'prati dovunque 103; mollis, L. Ne'boschi delle col- ine inferiori a inonte Baldo. 104 S«JRGHUM halepcnse, Pers. Ne'campi e seminati, che infesta colle radici Siadoperano e radio come 1 , raddolcentialla serpeggianti. guisa cli quel- le di Smilax china e Smil sarsaparilla- 105 saccharatum, Pers. Si coltiva. Aabedue to agli animali. 106 vulgare, Pers. Si coltiva. 107 ANORoPO- GON Ischaemum, L. Comune ne' luoghi secchi e ne'monti. 108 POLUNIA Gryllus, Spr. Comune ne' luoghi secchi ed apriei. 109 MR A caespitosa, L. Nel Veneto, nel Vi- centino , Veronese e Mantovano. 1 H0 iflexuosa, L. Ne' luoghi montani del Veronese e negli Euganei. S in \canjophyllaea, L. Ne' luoghi secchi e sterili del litorale vene- to, negli Euganei, nel Veronese. 112 crista la, L. Nel Veneto e nel Mantovano. US SESLER1A coerulea, Ard. Ne' pascoli de'cdli * dei monti del Friuli e del Veronese. 114 ienuifolid, Schrad Ne' luoghi secchi de basso Friuli. I US clongata, Host Nello stesso luogo. — 99 Nome specifico Nome ;enerico jdeila piantal della pianta 116 SESLERIA 117 ARl'NDO 118 H9 LASIAGRO- 120 121 122 12; 124 125 CALAMA- GROSTIS PSAMMA ARISTELLA 12(3 STIPA sphaerocephala, Aid. Donux, L. Negli alti monti del! Priuli (M. Cren). Coltivatada pertutto, PI/ rag mites, L. Calamagrostis, U Epigejus, Roth. litorea, DC. sylualica, DC. aculiflura, DC. arenaria, R. S. bromoides, Bertol. pcnnata, L. Comune Dei luoghi aquosi e palustri. Ne' monti e luoghi areuosi del Friuli , del Paduvano, del Vicenti- no e del Veronese. Ne' luoghi umidi o palustri del Veneto, del Veronese , del Manto- vauo, nonche nei decli- vii dei monti veronesi. Nel basso Friuli ver- so Monfalcone, Duino. Ne' luoghi montani del Friuli, del Vicenti- no, del Veronese. Ne' pascoli montani presso S. Daniele nel Friuli (Suffren). Ne'lidi intornoa Ve- nezia, Chioggia e.nel basso Friuli. Nel M. Cren del Friu- li (Brignoli). Nei lidi presso Chioggia e nei luoghi secchi ed aprici dei col- 'i vicentini, veronesi e (lei Friuli. Le radic uico come diu .1,1 s ervono . soslegno all plant , e ad al Iri u i in van mesiieri. I. panm cchie de ions =rvuno d scope — 100 Nome geuerico della pianta Nome speeifico della pianta Luogo ive nasce spontanea Us i 127 128 129 130 15 1 132 153 154 155 157 158 159 140 I, A GURUS rtGROSTIS CHAETU- RUS POI/YPO- GON LEERSU effusum, L. multiflorwn, L. paradoxum, L. lendigerum, L. ovalus, L. Spica venti, L. interrupta, L. carina, L. alpina, L. rupestris, L. vulgaris, Sm. » /S. rubra. » 7. pumilrr. » cT. sylvatica. » i. siolonifera. fasciculalus, Lk. tnonspeliensis, Deaf. oryzoicles, W. Nei monti del Vero- rcmese e nel Mauto- vano. Nelle rupi del Vero- nese presso la Chiusa. Nnllo stesso luogu e nel M. Balrlo. Nei colli Euganei presso la Battaglia e nel basso Friuli Nei lidi vtneti, nel Mantovano. Ne'seminati e lungo i campi del Veronese e del Friuli. Nel Veronese e pres- so la Chiusa. Nrf' prati de' colli e de' monti, nonche nei luoghi palustri del Ve- ronese e del Friuli. Ne'luoghierbosi del- le cime di M. Baldo e de'monti feltrini. No' luoghi erbosi delle Velte di Feltre. Pianta comuneda per tutto colle sue varieta. Nei colli Euganei (Trevisan). Nel litorale veneto, a Chioggia, presso tutte le terme euganee e nel D3ssu Friuli. Nelle risaie di tutta T Italia settentrionale, — 101 - - «■«— 1 Nome Nome speciDco Luogo a generico Usi * deila pianta della pianta ove nasce spontanea ne' fossi del Padovano, ne' luoghi acuucsi del Maiilovano e del Friuli. 141 i GYM) DON daclylon, Pers. Ne' luoglu sterili , secchie nei lidi marini frequentissimo. 142 PHLEUM pratense, L. » /3. nodosum. Nei prati e pascoli di ogni proviDcia insieme culla varieta. 1 i 143 alpinum, L. Ne' pascoli alpini del Peltriuo, del Vlcentino. del Yerouese e del Fiiuli. 1 144 echinatum, Host Nei pascoli del M. Bolca nei Veronese. 145 asperum, Vill. Neicampi e colli sec- 11 chi del Padovano, Vi- 1 i ! centino , Veronese , J Mantovanoe del Friuli. ,1 146 Boehmeri, Wib. Neali stessi luoghi del Veneto, negli Euga- nei e del Veronese. I 147 Michelii, All. Ne' colli del Verone- se e del Fiiuli. i j 148 arenarium, L. Nei lidi veneli, nei basso Friuli e nei ffian- 1 ■ 1 lovano. i 149 Icnue, Schrad. Presso Aqiiiteja nei Friuli. ISO CRYPSIS aculeaM, Lam. Nei lidi veneti, alle terme di Abano , nei Mantovano e nei basso Friuli. 451 schvenoides, Lam. Nei medesimi luo- ghi. 152 ALOPEGU- Rl'S prafensis, L. Nei Veronese, sopra il La go di Gaida e ne! Fri«Ii. ! I 183 agrestis, L. Nei seminati e nei canipi volgare. 1 i 102 Nome generico deila pianta Nome specifico della'piauta Luogo ove nasce spontanea Usi 154 155 156 157 158 159 160 ■161 162 163 164 163 166 167 alopecu- geniculates, L. RUS utriculatus, Sehrad, canariensis, L. arundinacea, L. »/3. vuriegala. ANTHOXAN- odoralum, L. THUM ERIANTHUS ECHINO- CIFLOA PANICl'M Ravcnnae. Beauv. sanguinalis, Scop. » (Z. ciliaris. verticiUata. Beauv viridis, Beauv. gluuca, Beauv. ilaliea, Beauv. Cms galli, Beauv. mil iaceum, L. unci ula fi folium, Ard. Nei prati umidi, nei fossi frequente , nei Mantovano, nei Trivi- giano, ecc. Nei prati del Verone- se, del Mantovano e del Polesiue. Si coltiva per cibo degli uccelli delle Ca- narie. N_el. Veronese e nei Mantovano. Comunissimo da per tutto nei luoghi erbosi. Nei lidi veneti, nei Veronese, nei Mautova- Ud, nei basso Friuli. Ne'luoghi erbosi del Veneto, Padovano, Ve- ronese, Mantovano e nei Friuli. Nei campi incolti e negli orti. Nei campi coltivati. Nei campi coltivati ed incolti. Si coltiva per ali- mento degli uccelli. Coimine nei luoghi incolii ed erbosi. Si coltiva per ali- mento degli uccelli. Ne' luoghi boschivi degli Euganei e de'Be- rici e nei Friuli. 103 — g c3 Nome Nome specifico Luogo generico Us i a 25 della pianta della pianta ove nasce spontanea 168 j LAPPAGO racesmosa, W. Ne'luoghi sterili del Veneto, riegli Euganei, del Trivigiano, Vero- nese e Mantovano. 169 ZEA Mays, L. Coltivata dovnnque pel grano, ed utile pel foraggio. ORD1NE II. — CIPERACEE. 170 CAREX Davalliana, Sin. Nei pascoli del Vene- to, del Bassanese, del Veronese, del Manto- vano edel basso Friuli. 171 dioica, L. Nei prati umidi dei Friu li. 172 baldensis, L. Nel monte Baldo e ne'colli intorno al lago di Garda. 173 ovalis, Good. Nei pascoli de'nionti vicentini , veronesi e beilunesi. 174 brizoides, L. Ne'monti bassanesi e vicentini. 175 Sc/ireberi, W. Ne' pascoli aprici del Bassanese, Veronese e Mantnvano. 176 divisa, Huds. Ne'luoghi secchi in- torno a Venezia e Chioggia. 177 curia, Good. Nel Friuli presso S Daniele e Tolmezzo. 178 elongata, L. Nei luoghi paludosi del Mantovano e del Veronese. 179 stellulala, Good. Ne' looghi ombrosi montani del Vicentino, Bassanese , Veronese , ! 180 Veneto. divulsa, Good. Nei luoghi stessi e 1 i nel Mantovano. 404 — Nome generieo della pianta Nome specifico della pianta Luogo ove nasce spontanea 181 182 183 184 1 183 187 188 189 190 191 192 193 194 CAREX muricata, L. vulpina, L. paniculata, L. remota, L. nigra, W. atrata, L. landcslina, W. a/6«, Scop. omi/hopoda, W- pilulifera, L. collina, W. praecox, W. longifolia, Host rjynobasis y Vill. Frequente nei luoghi erbosi ed acqnnsi del Veneto, Vicentino, Ve- ronese e nel Friuli. Nei luoghi erhosi del Veneto, Fadovano, Vi- centino, Bassanese, Ve- ronese, ecc Ne' prati del Verone- se, Vicentino e Manto- vano. nei prati Veneziano, Vicentino , Veronese e Coniune ninidi del Padovann , Bassanese. nel Friuli. Nelle alpi vicentine, veronesi e del Friuli . Nei pascoli elevati del Baldo. Nei pascoli secchi montani del Vicentino, Bassanese, Veronese. Nei pascoli montani de'Iaoghi stessi e del Friuli. Nei pascoli montani del Bassanese edei Set- te Coimini vicentini. Nei prati del Vene- ziano. Ne 1 prati del Bassa- nese e nel Baldo. Comonissima nei luo- ghi erbosi del Bassane- se, Vicentino, Trivigia- no, Veronese , Manto- vano, ecc. Ne'prati e boschi del Bassanese, del Verone- se, e del JViantovano. Nei pascoli montani del Bassanese, del Vi- centino edel Veronese. — 105 o Nome Nome specifico Luogo I generico Usi 3 2 della pianta della pianta ove uasce spontanea 195 CAREX nilida, W. Nei pascoli secehi del Bassanese, del Vi- centino,, del Veronese, nel Veneziano e nel Prinli. 1 196 tomeiitosa, L. Nel lido di Venezia, nel Trivigiano e Vero- nese. i 197 mucronata, All. Nei pascoli alpini del Baldo, ne' colli e prati bassanesi. 198 flavct, L. Nel Veneziano, Bas- sa'iese, Vicentino, Ve- ronese, nei prati uniidi. 199 Oederi, Ehrh. Nei luoghi umidi in- toruo a Venezia, negli Euganei. nel Mantova- no. nel Friuli. | 200 exiensa, W. Nei luoghi stessi in- toruo a Venezia e pres- so Abano colla prece- deute. 1 201 palleseens, L. Nei luoghi erbosi ed umidL del Trivigiano, Vicentino , Bassauese , Veronese, JVlantovano e nel Friuli. 202 distcms, L- Nei luoghi stessi del- la precedente. 203 fulva, Good. Nei prati del Bassa- nese. 204 Michelii, W. Nei colli aprici del Veronese- 205 sylualica, Huds. fC. Dnjmcia, Ehrh.) Nei pascoli dei colli e monti bassanesi, vi- centini,'veronesi, non- che nei Mantovano. 206 tenuis, Host Nei pascoli dei mon- I ti alti bassanesi, vieen- tini e feltriui. 1 207 Scupnlii, Gaud. Ne' luoghi ombrosi de'monti bassanesi, vi- centiiii e veronesi. Serie III. T. 111. 14 — 106 Nome generico della pianta Nome specifieo della pianta Luogo ove nasce snonlanea Usi 208 209 it: CAREX 211 212 213 214 215 216 217 218 ferruginea, W. fir ma, W- capillaris, L. panicea, L. recurva, Iluds. (C. glauca, Scop.) vulgaris, Pries. (C. caespilosa. Good.) strict a, W. acuta, L. paludosa,yf- riparia, Curt. pendula. Huds. Nei luoghi erbosi al- pini del Bassanese, Ve- ronese, Bellnnese e del Friuli. Nei pascoli altissimi de' monti bassanesi , vicentini . veroDesi , bellunesi e nei Friuli. Ne'pascoli olpini dei monti Bassanesi , VI- rentini, Verouesi e uel Friuli. Ne' prati e boschi umidi del Bassanese . Veronese e Mantovano. Comunissima in tut- ti i luoghi nmidi della pianura e de' monti. ed anche ne' luoghi secchi del Veneziano , Trivi- giano, Bassanese, Ve- ronese, Mantovano, eec. Ne' luoghi erbosi in- torno a Verona, uel Ve- neziaiio, nei Friuli. Lungo i fossi e nei luoghi acquosi del Ve- neziano, Bassanese, Vi- centino e nei Friuli. Lungo i fossi del Ve- neziano , Trivigiano , Padovano , Vicentiuo . Veronese frequente. Nei luoghi palustri del Veneziano, Padova no, Bassanese, Vicenti- uo, Veronese , Manto- vano, ecc. Lungo i fossi e le a- cqne dei luoghi stessi. Neijuoghi stessi del Veneziano, Bassanese , Padovano e Mantovano. — 107 - © Nome Nome speciGco Luogo j g generico Usi 1 3 della pianta della pianta ove uasce spontanea 219 CAREX Pseudo -Cyperus, L. Nei luoghi palustri del Mantuvano, Vero- nese, Veneziano e nel Friuli. 220 vesioaria, L. Nei luoghi acquosi del Veneziano,'' del Ve- ronese e del Mantu- vano. 221 ampullacea, Good. Nei prati e fossi del Veneziano, Vicentino e Veronese. 222 hirtct) L. Ne' luoghi erbosi del Veneziano, Trevigiano, Bassanese, Veronese e Mantovano. 225 ELYNA spicata. Schrad. Nel monte Baldo. 224 ERIOPHO- RUM pubescens, Sm. Ne' colli e nionti del Veronese e ne' luoghi umidi del Mantovano. 225 angusii folium, Roth Nei prati subalpini del monte Baldo. 226 FIMBRISTY- diefiotoma, Ne' luoghi palustri LIS R. et Sch. del Veneziano, Padova- no, Trivigiano, Vero- nese, Mantuvano. 227 1SOLEPIS Micheliana, R. et Sch. Nel Veneziano, Pado- vano, Mantovano. 228 ELF.OCHA-' palus/ris, Comune in tutti i It IS R. et Sch. luoghi paludosi. 229 ovala, R. et Sch. Ne' luoghi umidi del Padovauo. 250 acicularis, R. et Sch. Ne'luoglii umidi del Veneziano, del Padova- no, Veronese e Manto- vano. 251 RHINCHO- SPORA a/6a. Vahl- Ne'luoghi erbosi umi- di del Veneziano (Za- nardiui). 108 — Nome generico delta plant a Nome specifico della pianta Luogo ove nafoe spontanea Usi 232 RHINCHO- SPORA SCIRPUS 233 234 23S 256 257 258 239 240 241 242 BLYSMUS 245 544 CLADIUM CYPERUS fusca, R. et. Sch. parvulusi R. etSch. lacuslris, L. Hulosc/wenus, L. » /3. australis. » y. romanus. triqueler, L. lltoruHs. Schrad. pungens, \a\\\. mucronatus, L. maritimus. L. » fl. macrosta- c/iys. syluaticus, L. Ne' luoghi nmidi ed erbosi del Veneziano (Zanardini). Ne'luoghi umidi del Friuli. Copioso negli stagni, laghi e Gumi. Ne'luoghi palustri del Veneziano, Trivigiano, Padnvano , Vicentino, Veronese. Mantovano e nel Polesine. Comunissimo nelle risaie e luoghi palustri. Nel litorale Veneto e nel Friuli. Nel litoraleVeneto ed ajChioggia. JNe' luoghi palustri salsi del Veneziano , nelle risaie, pratiacqun- si del Veronese e del Mantovano. Comunissimo 'nei luoghi palustri insieme colli varieta. Frequente ne' luoghi palustri dei Veneziano. Padovano , Rodigino , Veronese^,. Mantovano. compressus, Panz. Ne'luoghi palustri e selvatici del Veronese, nel |monte Baldo e nel Vicentino e^Bassanese. Meniscus, Schrad. glaber, L. Ne' •luoghi palustri del(|Veneziano, Padova- no,{Verouese e Mantov Nel Veronese lungo nella Valle di It once) — 109 Nome Nome speeifico Luogo 8 generico Us.i 3 £ delJa pianta della pianta ove nasce spontanea 245 CYPERUS glomerulus, L. Nei luoghi palustri e nelle risaie di tutlo il Veneto. 246 difformis, L. Nelle risaie del Ve- ronese e Mautovano. 247 flavescens, L. Copiosissimo in tutti 248 fuscus, L. i luoghi umidi, insieme col seguente. 249 longus, L. Comunissimo in tutti i luoghi acquosi e palu- stri. 250 Monti, L. Comune ed iufesto nelle risaie e luoghi palustri di tutto il Ve- neto. 251 SCHOENUS mucronatus, L. Copioso nelle arene de'lirii veneti. 252 nigricans, L. Ne' lidi veneti, a Chioggia, negli Euga- N.83 nei, nel Veronese. ORDINE III. - - JUNCEE. 253 LUZULA pilose, W. Nei prali montani e silvestri del I'adovano, Bassauese, Vicentino e nel Friuli, nonche nei luoghi arenosi dpi lido di Venezia. 254 Forsfcri, DC. Ne' luoghi erbosi dei niouti bassanesi e ve- ronesi, e negli arenosi di Broudolo nel Yene- ziano. 255 sijluatica, R. S. Ne' pascoli de'monti bassanesi e veronesi. 256 albida, W. Ne' luoghi montani del Friuli, negli Euga- noi, nel Bassauese, nel Veronese. 110 — o Nome Nome specifico Luogo 1 5 geuerico Usi 1 => flella piaiila della pianta ove nasce.spontanea 287 I.VZVLK niueci) DC. Ne'luoghi stessi e nei boschi dei monti vicen- 258 lini, bassanesi e veron. spadicea, DC. Ne' pascoli del Monte Baldo. ! 259 campesfris, DC. » 0. congesta. » y. sudetica. Ne' s iiioghi erbosi a- prici del Veneziano, nei colli del Padovano, Vi- centino , Bassanese , Trivigiano, Veronese e nei Priuli. 260 spicata, DC. Ne' pascoli montani del Veronese, Vicentino e Bassanese. 261 JUNCUS acutus. L. Ne'luoghi marittimi o salsi del Veneziano, del basso Friuli e nelle terme euganee. Queslo e il s, S uen.e ser- vuno a lesser- ne caneslri per 262 marilimus, L. Ne' luoghi slessi del Veneziano e del basso Friuli. pasloi'ecci. ! 263 conglomeratus, L. Ne'luoghi umidi del Veneziano, Trivigiano. Padovano , Vicentino , Bassanese, Veronese e Polesine. 264 effusus, L. Ne' luoghi stessi co- nuine. 1 265 glaucus, W. Ne' luoghi stessi del Veneziano, Padovano. Bassanese, Vicentino, Veronese e nei Friuli. 266 arctinus, W. Ne'pascoli alpini del monte Furada nei Bel- lunese£(Facchini). 267 trifidus, L. Ne'pascoli alpini del Veronese, Vicentino, Bassanese, Bellunese e nei Friuli. 268 triglumis, L. Nei palude di Marce- sina nei Vicentino , ( Montiui )e nei Friuli (5'irona). — ill o ha Nome Nome spocifico Luogo II si | g genenco della pianta della pianta ove nasce spontanea _'(;o JUN GUS bufonius, L. Ne'iuoghi umidi, pa- ludosi, ed srgillosi co- inune per tutto. 270 Tenageja, L. f. Ne'iuoghi stessi del Vieentino (Moretti). Si71 bulbosuS) L. Ne' luoghi stessi del J. bufonius coiimne. 272 arliculatus, L. >i /3. acuHflorus. » ?■. viviparus. Coniunissimo in tutti i Inoghi acquidosi e pa- lustri. 273 ob/usiflurus.Ehvh. Cumune cor preee- dente nel Veneziauo , Veronese, Polesine. 274 yliginosus, Roth. Ne' luoghi nmidi del Veneziauo (Zananlini). •N.22 ORD1NE IV. — COLCHICACEE. 275 TOFIELD1A eo/yctt/a/a.Walilb. Ne' monti veronesi , bassanesi , vieentini, hellunesi e nel Fiiuli. 276 VEIUTRUM Lobelianum, Ne'pascoli alpini del Piatlle nmbe- Bernh. Veronese , Vicontino , Bassanese e Rellunese. a velenose. 277 nigrum, L- Ne' luoghi bosrhivi del Bassanese uelFriuli. 278 COLCHI- aulumnale, L. La specie e comunis- Pianta il cui 1 CDM » /3. alpinum. sima in tutti i prati, la vaiieta ne' luoghi are- nosi od alpini. bulbo ed i setni i sonomoltoacri: c valenosi ; si i iN. 4 medicina. 1 H. De Visum m. c. mmn del giorso 27 mum mi I] m. e. cav. Zantedeschi, riferendosi ad una ma- teria trattata nella precedente adunanza, annuncia essersi verificato in Vienna che la carta ozonoscopica ncH'atto che si colora, svolge acido nitrico. II m. e. prof. JtelJavitis legge la seguente N T A Suite correnti eleltriche simultanee ed opposte lungo una slesso conduttore; sopra nna nuova manicra per trasmet- tere contemporaneamente due dispacci in direzioni op- poste mediante un solo [do telcgrafico; e sopra tin facile modo di applicare I' apparecchio telegrafico alia nota- zione delte osservazioni aslronomichc. Mi sia permesso aggiungere poche parole a spiegazione di quanto dissi nella tornata del mese scorso, ed esporre una maniera di trasmettere contemporaneamente due di- spacei per uno stesso iilo telegrafico. Avrei creduto che la queslione della simultanea esi- steDza di due correnti opposte lungo un medesimo condut- tore fosse ormai decisa ; ma avendo scntito che il cav. Serie III. T. Ill IB — 114 — prof. Zantcdeschi parlava di una di tali doppie correnti pcrcepila da un individuo dotato di squisila sensibility ; io osservai che la sensazione cui questi diccva di provare tro- vava facile spiegazione ammettendo una qualche differen- za nellc cause che dovevano produrre le due opposte cor- renti, sicche rimanesse di fatto una lieve corrente prodot- ta dalla prevalenza di una delle cause. Le sperienze che indipendentemente da ogni ipotesi possono decidere la questione della doppia corrente sono appunlo 1' azione nerveo-niuscolare, la sensazione, l'azio- ne calorifica, c 1' azione ehimica nel telegrafo del Rain; — come quelle che sono prodolte sia che la corrente ahbia una direzione sia che abbia la direzione opposta. Immaginiarno due poderose pile uguali, il polo positi- ve della prima sia congiunto mediante un OIo di qualche metro al polo negativo dell' altra, ed un egual filo ponga in comuivoazione il polo positivo di questa col negativo di quella. Si ravvicinino i punti di mezzo dei due fili, e si pon- ga tra loro una rana preparata; se attraverso di cssa scor- reranno in opposte direzioni le correnti prodotte dalle due pile, la rana guizzera; — io credo che restera immobile. Quei due punti di mezzo dei Gli sieno impugnati da uno degli individui meno sensibili alio correnti elettriche ; c se scorrano attraverso le sue braccia le due opposte cor- renti, egli non potra sopportare il lormenlo; — io credo che rimarra impassibile, ed accusera qualche sensazione soltanto se sia avverfito che deve provarla (I). I due punti di mezzo dei reofori sieno congiunti con (1) Ho nolato die I'itnmaginozione pu6 causare deboli sen?azioni anche seaza alcuno stimolo esterno; questa osservazione pu6 spiegai'e come un individuo abbia mostrato d'esser sensible a correnti. che non producevano alcun effetto sulla rana preparata. — 145 — un sotlilissimo filo di platino, e questo non die arroven- tarsi sara fuso, se venga attraversato dalle due opposte correnti ; — - io credo che appena s' intiepidira. Tra i soliti due punti di mezzo ^i ponga una carlicella imbevuta dijoduro di potassio, e se agiscano le due oppo- ste correnti non ruanchera in essa quella sensibilita, che la rende capace di raanifestare la corrente indebolita pel tragitto lungo il fdo telegrafico ; — io credo che la carti- cella non mulera di colore. Si rispondera forse che le due correnti opposte, quan- tunqae e l'una e 1' altra capace di turbare la debole affi- nity chimica, pure per la Ioro silmultanea azione restano inaltive. Si rispondera che le azioni calorifiche delle due correnti fanno insieme interferenza, benche le circostanze sieno affatto diverse od opposte a quelle che si richicggo- no per 1' interferenza di due raggi luminosi. Si rispondera forse che quando le braccia dell' uomo vengono sostituite al condutlore metallico, pel quale si pretende che passino due correnti opposte, queste correnti abbandonano quella via. Si rispondera forse che le due correnti, che attraver- sano la rana, bilanciano talmente i loro effetti da render- si inattive. Ma se ogniqualvolla si vogliono esplorare le due cor- renti opposte si trova o che esse distruggono scambievol- raente ogni loro azione, o che proprio quella volta esse ces- sano di passare, qual motivo rimane per istabilire la loro esistenza ? Non rimane per certo la considerazione delle cause, che dovrebbero produrre quella duplice corrente ; giacche fino dal momento, chefu qui accenuata Fesistenza di queste singolarissime correnti, io ho mostrato (forse pel primo) come ogni cosa si spiegasse senza bisogno alcuno di ammetterle. — i 10- In quanto alia trasmissionc di due dispacci in direzio- ni opposte mcdiante un solo filo lelegrafico, cssa sembra a prima giunta molto difficile, ma se no puo presentire la possibility con una analoga considerazioue. Immaginiamo die da qucsta sala alia camera vicina sia distesa una cor- dicella allaccata colic sue due estremita a due aste verti- cali alcun poco elasticbe; tiraudo a piu riprese la corda si potra trasmettere un ordine dalla sala alia camera, o vice- versa; poiche se da una parte si tira la corda, dalP altra si vede piegarsi I' asticella, a cui essa metle capo. Che se tanto la persona cbe sta nella sala quanto quella die e nel- la camera voglia nello stesso tempo trasmettere una noli- zia all' altra persona, potra avvenire die una sola tiri la corda, e 1' altra tosto se ne accorgcra ; oppure cbe ambe- due tirino ad uuo stesso tempo, ed in tal caso ognuna di esse vedendo cbe la corda non cede, capira die ancbe I'al- Ira persona voleva dare il segnale, e percio il doppio se- gnale sara trasmesso contcmporaneamente dall'unica cor- da. Alia slessa maniera allraverso un filo lelegrafico dalla stazione di Venezia si puo spingere la corrcnte a Padova, o da Padova si puo spingcrla a Venezia, e quando accade cbe in ambedue leslazioni voglia spingersi la corrcnte, es- sa non passera niente del tutto pel filo : ma la stessa as- senza di corrente unila alia coscienza di averla spinta fa- ra conoscere in ciascbeduna stazione cbe ancbe nell' altra si fece il segnale. Sarebbe peraltro difficilissimo nella rapi- dita dei segnali cbe la persona cbe manda una notizia po- tesse nello stesso tempo percepire nellamente lutti i se- gnali fatti dall' altra persona, e die si palesano alia prima o per la presenza della corrente quando ella e inoperosa, o per la mancanza di corrente quando clla manda un se- gnale. A ci6 chc non puo far I' uomo suppliscono le artifi- — 447 — ciosc macchine colla loro costante attcnzione cd csat- tezza. II Ginll ottenne Io scopo nei telegrafi elettro - chiraici, ma credo abbia scmpre adoperato due pile in ciascbeduna stazione ed un rcoforo si lungo e si sotlile da eguagliare io resistenza quella di tutto il fdo telegrafico. Mi pare die ci6 possa risparmiarsi, e die coi telegrafi alia Morse ado- perati in quesle province si possa oltenere la trasmissio- ne dei due dispacci in opposte direzioni, il cbe dee presen- tarc gran vantaggio nella regolarita della corrispondenza, oltre il risparmio di tempo. In ciascuna stazione il lilo telegrafico dopo aver gira- to intorno al ferro magnelizzabile del relais ( ricambio) o comunica col polo positivo di una pila, a polo negativo non isolato, — o comunica colla Terra ; secondo die il botto- ne del pulsatore e, o non 6, prcmuto dalla mano del lele- graQsta ; cioe secondo cbe questi vuole o non vuole tras- metlere un segnale. Quando pel (ilo passa una corrente eletlrica ( sia in un senso clie nell'opposto) la leva del re- lais atlratta dal ferro magnelizzato si abbassa, e si rialza toslo cbe cessa la corrente nel filo telegrafico ravvojto in- torno al ferro del relais: ora la leva del rclais comunica con un polo della pila dell' apparato scrivenle., la quale medianle altro magnetismo temporario spinge Io stilt) con- tro la fetluccia di carta, clie per moto di orologeria seor- re presso diesso; fallro polo di qucsta pila comunica con un'asta isolata del relais, la quale ha due punle, una su- periore d' avorio ed una inferiore di platino, Ira le quali si muove 1' estremita della leva del rclais, sicclie il circui- to della pila scrivente e cbiuso quando la leva e abbassa- ta (e posgia sulla punta di platino ) e resta aperto quan- do qnesta e alzata. 1/ unico cangiamenlo da farsi si e di — 1 18 — rendere isolanti ambedue le punte di questa asta, ed ap- plicare poi su di essa un telajo scorrenle in su ed in giu e portante due punte di platino: quando questo piccolo telajo e nella posizione piu alta, la sua punta inferiore e alio stesso livello della punta inferiore dell' asta, percid su di entrambi viene ad appoggiarsi la leva del relais quan- do e abbassata, e quindi il giuoco e precisamente I'ordi- nario : invece quando il telajo e nella posizione piu bassa la sua punta supcriore e alio stesso livello della punta (d'avorio) superiore dell' asta, e la punta inferiore e sen- sibilmentc al di sotto della punta isolante dell' asta; percio in questo caso il circuito della pila scrivente e ( al con- tra rio del solito ) aperto quando la leva del relais e abbas- sata, e chiuso quando essa e alzata, c quindi tocca la pun- ta superiore del telajo. La posizione del predetto telajo scorrente sull'asta del relais e subordinala a quella del bottone del pulsato- re, sicehe il priino s' innalza o si abbassa insieme con (JUCStO. In quel tempo in cui niun segnale vuol mandarsi ne da Venezia a Padova, ne da Padova a Venezia, i pulsatori so- no alzali e percio lo sono anclie i telai dei due relais, clie funzionano quindi nel niodo solito ; siccome le pile di tras- missionc sono ambedue inattive, cosi niuna correnle per- corre il filo lelegrafico, le leve dei relais stanno alzate e toceano le punte isolanti, quindi gli apparati scriventi so- no inoperosi. Supponiamo cbe il lelegrafista di Venezia prema sul pulsatore, la sua pila di trasmissione e posta in comuni- eazione col fdo, la correnle eleltrica va da Venezia a Pa- dova, la leva del relais di Padova si abbassa, tocca la pun- ta nietallica del proprio telajo clie e alzato, e percio si cbiu- — 119 — de il circuito della pila doll' apparato scrivente e lo stilo segna la carta. Nello stesso tempo die a Venezia fu ab hassato il pulsatore si abbasso anche il telajo del rclais, e mentre la leva e tirata in giii essa va a poggiarsi sulla pun- la isolaale dell' asta, perch e la punta metallica inferiore del telajo le e sfuggita al di sotto ; cost il circuito della pi- la scrivente rimase aperto e non ebbe luogo alcun segno. Se ora anche il telegrafista di Padova preme sul pulsa- tore, anche a quell' estremo del filo telegrafico si presenta il polopositivo di una pila, e traledueforze elettrichengualied opposte cessa ogni corrente ; la leva del rclais di Venezia s'innalza e va ad urtare contro la punta metallica che le sta prossima di sopra, e percio I' apparato scrivente fa un segno. Anche a Padova si abbass6 insieme col pulsatore il telajo del rclais, e la leva che si e alzata vi incontro la punta metallica superiore, quindi il circuito della pila scri- vente non rimase aperto per un tempo sufficienle ad inter- rompere il segno fatto dallo stilo sulla carta. Che se ora'il telegrafista di Venezia cessa di premere sul pulsatore, il filo telegrafico e posto in comunicazione colla Terra, e la corrente elettrica viene da Padova a Ve- nezia ; percio si abbassano le leve dei due rclais, quella di Padova ( dove il pulsatore e abbassato ) si appo'ggia sulla punta di avorio dell' asta, quindi si rompe il circuito della pila scrivente, e cessa ogni segno. Invece a Venezia la le- va del rclais si e abbassata, e siccome all' alzarsi del pul- satore si e alzato anche il telajo, cosi alia leva si presenlo al di sotto la punta metallica, ed il circuito della pila scri- vente continua ad esser chiuso, finche al telegrafista di Padova piaccia di levare la mano dal suo pulsatore. Allo- ra cessando la corrente cessa ogni segno a Venezia ; in quan- to al rclais di Padova bisognera che il movimento del suo — 420 — telajo sia talmentc regolato che la sua punta inferiore non giunga alia leva se non dopo che questa si c gia alzata, sieche non abbia luogo aleun segno. Giacche sono in questo argomento cspongo un conge- gno, che nella sua semplicita mi sembra opportuno per notare le osservazioni astronomiche col circolo raeritliano. L'apparato scrivente dei lelegrafi alia Morse agisca nel so- lilo modo, soltanlo il mo to della fclluccia di carta sia il piu regolare possibile, e lo stilo vi prema contro quando e interrotta la corrente della pila, ed al contrario se ne stac- chi quando 1' ancora e attratta dalla calamita tcmporaria. Da un polo della pila partano due Mi eguali, che si rav- volgano T uno dcxtrorsum e I' altro sinislrorsum intorno al ferro magnetizzabile dell' apparato scrivente, e poscia meltano capo all' altro polo. Ciaschedun iilo abbia una in- terruzione; una di queste consista in due punte di platino posle 1' una presso 1' altra al di sotto della lente del pen- dolo in una retta perpendicolare al piano di oscillazione del pendolo ; questo porti una sottile laminctta metallica, che, quando il pendolo e nella posizione verticale, corri- sponda esattamente al di sopra delle due punte di platino ad una distanza minima, sieche ad ogni oscillazione del pendolo il circuito di uno dei reofori sara chiuso ; allora la calamita dell' apparato scrivente attrarra 1' ancora e lo stilo lasciera un inlervallo nella linea descritta (I). — Nel- 1' interruzioue del secondo fdo o reoforo vi sieno egual- mente due punte mctalliche, che stieno vicine cd isolate al (1) Se si temesse die l'azione elettrica turbasse il moto del pendolo e che il mutamento nella lnnghezza rendesse necessario di alzur od abbas- sare le due punte di platino, si potrebbe facilniente aggiungere all' oro- logio una ruuta, che avesse fufficio di chiudere il circuito ad ogni niiuuto secondo. — 121 — di sotlo di un boltone, cui una molla Irene sollevato e che si Irasporta nel luogo piii comodo per 1' osservatore: quan- do questi vede un fenomeno celosle egli preme sul botlo- ue, che venendo cosi a toccare i due estremi del reoforo chiude il circuito, percio lo stilo si stacca dalla carta, e si ha un' interruzione nel segno, la quale potra essere piu o tneno lunga secondo la volonta dell' osservatore; e per esempio se una Stella gli si nasconda dielru una spranghel- ta del cannocchiale egli potra far I' interruzione tanto lun- ga quanto dura I'occultazione della stella. Potra avvenire che in uno stesso istante il pendolo e I' osservatore chiu- dano i rispeltivi circuiti ; allora gireranno intorno al ferro magnetizzabile due correnti uguali, ma di opposte direzio- ni, percio i loro effetti si neulralizzeranno, il ferro non si maguetizzera e lo stilo continuera a segnare la sua linea. Cosi I' osservatore puo starsene aiolto tempo in per- fetta oscurita e coll' occhio fisso al cannocchiale, di nul- 1' altro occupalo che di premere il bottone ad ogni feno- meno celeste di cui vuol conservare memoria. Dopo egli si trova avere una feltuccia di carta con una liiiea, le cui interruzioui periodiche segnauo ciascun minulo secondo, le altre interruzioni corrispondono alle singole osservazio- ni ; se in qualche luogo manchi I' interruzione periodica, cio signiflca che nel preciso islanle del minuto secondo si ebbe un' osservazione, e percio furono insieme chiusi atn- bedue i circuiti. Potra giovare un orologio sussidiario, che circa alia meta dell' ultimo secondo di ciascun minu- to dia un tocco di campana, al sentire il quale 1' osserva- tore (se non sia occupaio a uotare qualche fenomeno) fara col soldo boltone due o Ire interruzioui rapidameuie suc- oedentisi, le quah serviranuo ad indieare sulla carta die sla per cominciare un altro minulo. terit In. 1. HI. lo — 122 — Questo congcgno per eseguire la registrazione delle os- servazioni, nel modo cosi utilmente impiegato in America ed in Inghil terra, mi pare tanto sempliee, ehe potrebbe ten- tai'sene I' esecuzione anchenel nostro Osservalorio, onde rendere meno laboriosa 1' opera del dotto e zelanle nostro collega Prof. Trettenero, quando sta proseguendo le os- sorvazioni a compimento dell' accuratissimo catalogo di stelle intrapeso e gia in parte pubblieato dall' illustre astro- nomo, onore di questo Istiluto, il quale sperovorra arric- chirne le Memorie inserendovi tutta quella parte, ebe fu iinora osservala e calcolata. II cav. Santini osserva che questa maniera pro- posta dal Bellavitis non differisce molto da una gia proposta da altri, della quale egli diede notizia in una lettura all' Accademia di Padova. II prof. Bellavitis rispondc che questa sua maniera e piu sempliee di quella. 11 cav. Zanledeschi la istanza che si noli a proto- coilo questa dichiarazione: La risposta che lo Zante- deschi diede in due memorie alle difficolla mosse dal Belli e dal Matteucci contro ia dottrina della coesi- stenza di due correnli opposte in un medesimo filo ia pieno riscontro anche a quelle teste riprodotte dal Bellavitis. So^iiinse che un' altra sua memoria sul- 1' argomento e in corso di siampa. Alia domanda fatta dal Bellavitis se quelle me- morie siano gia pubhlicale o siano aucora inedile. lo Zanledeschi risponde che il prof. Bellavitis manca della neccssaria erudizione. — 423 — II m. e. c segretario dott. Namias legge per estratti una niemoria sidla tubercolosi deW utero e degli organi ad esso attinenti. Ei trovo: I.° gli organi genitali interni mulicbri, nelle tisi- che, tubercolosi in ragione di dodici volte su cento, e non come afferma il Louis, quasi sempre immuni da tubercoli. 2.° Ritiene rara la tubercolosi isolata di quesli organi, giacche nelle sue moltc necroscopie la vide sempre associata a quella dei polmoni. 3.° Afferma che senza alterazione istrumentale, o trasformazione della interiore membrana dell' utero, materia tubercolare si raceoglie nelia sua caviia ; 4.°cheil medesimo accade in quella delle tube fal- loppiane, le quali, riempiute da tubercoli, imitano ester- namentc l'andamento di un intestino tumido, attacca- to al mesenterio, e, fattili uscire con la pressione, ri- mangono vuote e mostrano ampliato il proprio lume. 5.'' ebe il fatto contraddice alia dottrina di alcuni notomisti, che le mucose membrane non secernano materia tubercolare. . G.° Nelle tube la materia eterogenea ei trovo sempre maucante nelle parti piu vicine all' utero, forse per la naturale loro struttura. 7.° Nelle ovaie, dove il Rokitansky nego a torto la tubercolosi, qucsta malattia egliosservo svolta per mo- do da rimanerc la sola tonaca esteriore di quelle, rac- chiudente considerevoli masse di materia tubercolare. Da tali studii di notomia patologica il dott. Namias deduce corollarii spettanti alia generazione — 124 — dei tubercoli, alia loro guarigionc spontanea, e alia maniera di combatlerli. II m. e. dott. Fario domanda se vi siano esempi di tubcrcolosi priinitiva neirutero. II doll. IXamias risponde che a lui non se ne of- ferse pur uno, ma che in tutti i casi osservali trovo la tubeccolosi dell'utero associata a quella di altriorgani. II m. e. conte Sagredo legge uno studio storico sull'edifizio di Venezia detto fondaco dei Turchi, uno dei pin important! d* Italia si per la storia del paese che per quella dell' arte. 11 discorso e diviso in tre parli. La prima che discorre i possessori successivi del fondaco, tra i quali e la casa d'Este, porge all'au- tore l' occasione di fare considerazioni generali su varii periodi della storia d' Italia e sull'acume politico dei Vcneziani, e di rettificare due errori del Selvatico, 1' uno sui possessori dell' edifizio medesimo e 1' allro sul carattere di Pietro Pesaro che fu uno di questi. La scconda parte narra le vicende della colonia lurchesca in Venezia, dice quali case abito prima di albcrgare nel palazzo che fu dei duchi di Ferrara e riferisce la legislazione veneta su quella colonia. La terza parte espone quanto si e potuto rilevare intorno all' antica costruttura del fondaco, di cui nulla rimane che la fronte periclitante, descrive quale era in origine Y architettura di questa, si estende alia costruttura interna ora distrutta, e viene da ultimo a dire quanto fece ilpresenteComune di Venezia inu- tilmcnte per salvare la fronte del palazzo Giustinian al ponte di S. Moise e la fronte del fondaco, la quale — 125 — si spera che si vorra una volta risarcire per decoro e onore non della sola Venezia, ma di tutto il paese. II presidente cav. Menin domanda se fu possibile di determinare 1' epoca della fondazione dell' edificio. II co. Sagredo risponde che i documenti non la recano^ma che di congettura sia tra l'undecimo ed il duodecimo secolo. II cav. Menin inclina a credere che sia piiiantica. AMXtM DEL CIOMO 28 DICEMBRE 1857 Oi legge una memoria del socio corr. p. Soiio intitolata : ■ PROSODIA ANTICA che nelle rime del prima secolo e del secondo di nostra lin- gua trovasi alquanto diver sa dalla pronunzia moderna. I poeti del primo secolo e del secondo di nostra lin- gua volgare non sono da poler leggere sidle stampe senza Irovare a quando a quando dei versi die al nostro orec- chio pessimamente rispondono, e sono, o a meglio dir ci riescono difettivi, o soverchianti di qualche sillaba, ovve- ro gli accent! vi fullano, ovvero le rime non si corrispon- dono ; in somma la prosodia vi manca assai delle volte. Non e da credere che que' poeti, i quuli pur meritarono le gran lodi dai loro contemporanei piu illustri, cziandio dal- I'Allighieri e dal Fetrarea, errasscro tan to sfornialainenle nei prirai elemeoti del verso italiano. No, non e pur verosiniile, non che vera questa bisogna;ed inlalti liuora le stampe furo- — -128 — no spesso accusate di falsa lezione, e cogli otlimi Mss. ne fu la lezione corretta, dove per colpa degli amanuensi era rea ; e dove ancora rimane disordinato il verso, e da so- spettare di falsa lezione; ed io medesimo posso dire per pruova die nelle stampe di fra Jacopone da Todi ho tro- vato assai delle volte soperchiare di una, e talor di due sil- labe il verso, od esserne scemo, il quale nei Mss. antiehi della nostra Murciana si recita bene inlero, e colla con- venevol misura, e coi debili accenti, e colle sue proprie rime esatte. Questo e servigio da fare alle stampe errate cogli otlimi Mss., ma assai delle volte questo servigio non basta, ed eziandio nell'aulografo i versi da noi recitati co- me pur sono scrilti non bene rispondono al nostro orec- chio; nei qual caso e da doversi sapere clie noi 1'anlica scritlura dobbiam recitare, e pronunziare non come si eo- stuma colla modcrna pronunzia, ma come coslnmavano i nostri anlichi, clie recilavano alcune voci o sceme, o pro- lungale diversamente dul mudo che le recitiamo ora noi, o con altri accenti, o con desinenza e finale variata dalla presenle foggia di pronunziare e di scrivere. E per pro- cedere meglio ordinatamente nei trattato di quesla proso- dia anlica volgare, pigliarao a vedere come 1' antica foggia di pronunziare variata dalla moderna debba poler sanare il verso italiano, quando e vizialo Delia prouuncia moder- na, cosi nei numero delle sillabe, come nei debili accenti, e altresi nella rima, cioe a dire nei Iriplice clemenlo del verso italiano. PRIMA PARTE Sul numero delle sillabe, primo elemtnto del verso ilaliuno. Nei verso italiano dobbiam misurare le sillabe, le qua- li nei loro numero non sieno ne piu ne mono di quel clie — -129 — bisogni al verso., ed e qucslo il primo eleinento del verso italiano. Ma ne' poeti antichi alle volte troviamo il verso scemare, o erescere dalla misura, cioe dal numero neces- sario delle sillahe, perche alcuoe voci in antico non si pro- nunziavauo come sono ora scritte, ma qualchc sillaba scritta fognavasi dalla antica pronunzia e non si recitava; o, per contrario, colla dieresi alcune voci nella antica pro- nunzia si prolungavano di qualche sillaba ; onde nel primo caso colla pronunzia moderna il verso cresce dal numero, e nel secondo scerua di qualche sillaba. Lascio di dire die alcune voci portavano o nel loro principio, o nel fine la giunta di qualche sillaba, e per contrario alcune qualche lor sillaba propria perdevano per un cotal vezzo dei no- stri antichi; ma questa e altra faccenda dalla pronunzia, e di queste giunte e di queste omissioni vedi le notizie pre- liminari nel Manuale di letteralura del prof. Vincenzo Nannucci. Or diraoriamo nel solo tenia della pronuncia antica di alcune voci. Tronca gli antichi pronunziavano la voce Anco, o Anclie e recilavauo An'. Barberino, Documenli d'Amore , cosi nell'autografo,74,8: Nol dea laudar palese Ne an' ( anco ) mostrar di veder ogni fallo. Avrebbero i copiatori moderni trascritto Nc anco mo- strar di veder ogni (alio ; ed il verso crescea d' una silla- ba per mala pronunzia. E ivi 8 1 , 22 : Et. blasmo gli indovini, et an' coloro ( anche coloro ) Ch' esperimenti loro Fanno etc. E ivi 88, J 2 : Quel ch' io per me, et an" per V altre dubio ( et anclie per 1' altre dubio ) Serie W. T. III. 17 — d30 — La voce prele gli anlichi pronunciavano pre\ come an- che abbiamo nellc Vite dci SS. Padri in quel passo: E Mas- siminOj raunati tutli i chierici, insieme con loro e col pre le diede il corpo, e il sangue di Crislo. Per la qual pro- nuncia cosi sono da rccitare in verso i segucnti passi. Pucci, Ccntiloquio 65, 70: Nel quale cntrato con tin pre' Baldotto II Burchiello : Uccise un pre' la notte di Natale. La voce aiuto pronunciavano tronca aju. II Poliziano : Qual aju' chieggo, qual misura fia? Pier delle Vigne : Ch' eo diet) : ahi lasso me, come faraggio, Se da voi, donna mia, aju' non aggio ? Cosi le voci corahnente, parenti, divenendo, dispcran- za, sanza sono per la misura del verso da pronunziarc Ironclie ne' versi seguenti. Pier delle Vigue : TJno possente sguardo Coralmen' m' lia feruto. Lo stesso altrove: Che m' ha innalzato coralmen' d' amanza. Meo Abbracciavacca : Qual uomo e di riccore bene altero, Trovasi amici, paren', serviziali A suo piacere. Mazzeo Ricco: Come faccio eo divenen' geloso. E simile avert per avendo. Bonassiunta Urbiciani: i ^.- Bella, poiche fallio Lo vostro gaio cuore, Aven' d' altro pensieri. — 131 — E Rinaldo d' Aquino : In disperan ( disperanza ) non mi getto, Ch' io medesmo m' imprometto D' aver bene. E Brunetto Latini : San faglia si convene ( sanza faglia) E simili nitre voci si debbono pronunziare tronche al- ia foggia antica per non voler guastare nel suo numero il verso. Ancb'io so one questi arcaismi sono oggimai da mu- seo, ne sarebbero piii da usare, ma come nel museo lapida- rio a ben leggere le iscrizioni anticbe bisogna sapere dici- ferare il valor delle lettere e dclle sigle, cosi questi arcai- smi fa d' uopo sapere a ben leggere i versi de' nostri anti- chi poeti, e questa necessaria doltrina cade in acconcio a voler bene intendere eziandio 1' Alligbieri. Per esempio erro troviamo dal latino error ne nostri antiehi poeti, cbe nella nostra pronunzia pronunciamo noi meglio errore, ed erro ancbe oggi pronunziasi nella lingua spagnuola. Cecco Angiulieri : Ecco it bel erro ch' e da me a lei. Canzone antica d' iucerto nell' Ubaldini : 3Von perder dunque fede per questo erro, Ch' alcuna piuga e che domanda il ferro. Ed ivi nel Barberino \ 95, U : Se non come 'I demente Ch' erro, o dritto non sente, Non ha lande di ben, ne di mal pena. Questo arcaismo troviamo ancbe in Dante, Infer mi 3 5, 102 : A trarrai d' erro un poco mi favella. Fronunziate ivi error cresce il verso fuor di misura. Anche similniente la voce latina maior recitavano in — 132 — volgare i oostri anticlii non solo maggiore, ma altresi maggio. Cronica Velluti: Cosi ricevette diminuzione la via ; ove era chiamata Via maggiore, fn chiamata Viemaggio. E Barberino 4-14, J 6: E danno ognun leggiero Chi sa portar' e saggio ; Per riparar contra 1' altro, ch' e maggio. Questo arcaismo assai piacque a Dante di usare. Inferni 51, 84: Trovammo 1' altro assai piu fiero e maggio. E ivi 6, 44 : Che s' altra e maggio nulla e si spiacente. E Paradisi 6, \ 20. Perche non li vedem minor, ne maggi. Ivi 4 4, 97: Come distinta da minori e maggi Lumi biancheggia tra i poli del mondo Galassia si che fa dubhiar ben saggi. E raradisi2&, 29: Cosi accende amore, e tanto maggio Quanto piu di bontate in se comprende. Ivi 28, 76: Tu vederai mirabil convenenza Di maggio a piu e di minore a meno In ciascun cielo a sua intelligenza. E 35, 55: Da quinci innanzi il mio veder fu maggio. Provatevi a non pronuuciare maggio alia guisa anti- ca, ma piuttosto alia guisa moderna maggiore, il verso cresceWi d'una sillaba. Chi mai crederebbe che gioia fosse da dovcr pronun- — 133 — ziare gio tronca o gioi" ? Eppur cosi e da fare alia foggta antica ne versi de' prirui nostri poeli. Enzo Re: Del mio soffrir non veio Che gio' mi se n' accresca. Federico II: Che mi fece partire, E dipartire la gran gio' ch' i' avea. Pier delle Vigne : Vostro amore mi tene in tal desire, E donami speranza e si gran gioi', Che non euro sia doglia, o sia martire, Membrando 1' ora ch' io vegno da voi. E Mazzeo Ricco: Che tutto mal talento torna in gioi', Quantunque 1' allegranza vien dipoi. Ed altresi in prosa Fra Guiltone, Lettera XXV: La sua noi' (noia) e gioiosa, el dannaggio suo prode. E lettera XXIV: In dolor e grave allegro, gioi' portare. E Notar Giacomo in Guittone, nola CLX: Con gioi par che m' accolga Lo vostro innamorar. E Messer Ranieri da Palermo ivi : Come amador ch' ha gio' a suo volere. E vedi altri esempii in Guittone alia nota CCC1I. Anche questi arcaismi son necessarii sapcre a ben leg- gere i versi di Dante, che similmente le voci leccllatoio, Gennaio, Tcgghiaio, Beccaio pronunzio tronchi alia foggia antica, e cosi si debbono, e non altrimenli, pronunciare colla nostra moderna pronunzia, la qual guasterebbe i suoi versi allungandoli fuor di niisura. Oio, Aio nella pronunzia de' nostri antichi faceano sola una sillaba, e non anzi due, come noi le faeciamo nella pronunzia moderna. — 134 — Inferni G, SO: Farinata e 'I Tegghiai' che son si degni, Purgatorii 20, 53 : Figliuol fu' i' d' un beccnj' di Parigi. Oosi e da recitare come mostrero appresso, e non co- mc nolle slampe si legge e recita Figliuol fui a" un beccaio di Parigi. Pvrgatorii 14, 62 : Nello stato primai' non si rinselva. Varadisi 15, MO: Non era vinto ancora Montemalo Dal vostro llccellatoj' che com' e vinto Nel montar su cosi sara nel calo. Ivi 27, I 55: Ma prima che gennaj' tutto si sverni. E Pelrarea : Ecco Cin da Pistoja, Gnitton d'Arezzo (da Pislof). Come possiarno trovare il verso nella sua convenienle misura delle uiulici sillabe, se non conscrviamo lcggendo (jiu'sla anlica pronunzia? IIo detto che e da dover recitare Figliuol fu' i d' un beccaf di Parigi, e non allrimenti eolle stampc: Figliuol fui d' un beccaio di Parigi. E sono a dimostrarlo. Nell'otti- ino ins. Veronese Camposlrini, anno 1359, si trova scritto: Figlio fu' i' d' un beccaj' di Parigi. E similmente nell' otlimo Marciano L°: Figliuol fu' io d' un bcccajo di Parigi. e da reei tarsi beccaf. E certa cosa e elio il poeta Alligbieri, coerente a se slesso, allresi in questo verso, come tutte le altre volte fe- re, voile pronunziare beccaf non beccaio; e pronunziando beccaf colla pronunzia Dantesca la lezione del verso nelle stampe fa seeraare il verso fuor di misura, e lo rende fal- — 135 — lato eziandio negli acoeoti Vigliuol fui d' tin bcccaf di I'a- rigi. Onde manifestamenle si vede cbe i copiatori moderni recarono il verso alia loro moderna pronuncia, nulla qua- le e 1 va bene; ma la sana critica insegna di leggeiio, e di pronunziarlo non come sta bene alia pronunzia variata moderna, si come voile star bene alia pronunzia originalc delP autore. In conseguenza di questa regola abbiamo i seguenti passi di Fra Jacopone mal lelti in tutte le stampe. Lib. 4, Sal. 2, st. 7, 9: Si tribulato vengo a vecchiezza, Perdo beltezza, et ogni potere ; Divento brutto perden' nettezza etc. Cosi leggi colla pronunzia antica die sopra vedemmo, c non colle stampe: Divento brutto perdendo nettezza. Verso cbe non e verso, ma seonciatura moslruosa. E Fra Jacopone lib. 0, Cantico 8, cosi nelle stampe recita : La niorte dura mi va consuinando Ne vivo ne muoio cosi tonnentando. Leggi coi miglior TT. e recita colla antica pronun- zia cosi : La niorte dura mi \a consunuindo, Ne muoj', ne vivo cosi tonnentando. E bisogna osservare allresi cbe colla viva pronunzia gli anliclii recavano,lcggemlo,alla couvenienle misura quei ver- si cbe nella loro scritlura ancbe autografa era no troppo lungbi ; c cosi dobbiam fare ancbe noi nelle anlicbe scrittu- re cbe abbiano di qucsli versi cosi troppo lungbi, come in Petrarca fu fatto sul proprio autografo dal gran Bembo, il quale osservo cbe non pur nelf autografo del Petrarca, ma gcncralmcnte ne' Mss. di quel. la eta, crano scrilte inte- re alcune parole, le quali in pronuueiando poi si accor- — 136 — ciavano; c noi, per taceredegli altri (dice I' Ubaltlini Delia sua Tavola del Barberino alia voce Versi), solo recberemo in mezzo alcuni versi siraili del Petrarca cavati dal suo originale. I di miei piu leggieri che nessun cervo. Recita cosi: I di miei piu leggier che nessun cervo. E altrove: Dove vestigio umano ( uman) 1' arena stampi. E in una sua varianle: Quando talora (talor) da giusta ira commosso. E Geri Gianfigliazzi nell' originale del Petrarca trovo: Celandogli i due soli (i due sol), che piu desira. E piu avanti: I' rivolsi i pensieri ( i pensier ) tutti ad un segno. E ancbe: Che mi lassd de' suoi colori (de' suoi color ) dipinto. E in Dante voile essere forse scritto animali, lucciuoli, dove ora si legge anima, lacciuo'per la misura del verso; e bisogna vederne gli esempii a iosa nel bravo e benemeri- to prof. Nannucci, Nozioni preliminari del suo Manuale di letteralura, Vol. 2, Cap. IX, e ne abbiamo ivi dei paree- chi poeti antichi. A me piace meglio allegarvene esempii del solo Barbe- rino, Documenti d' Amore, per questa ragione che Y edizio- ne dell' Ubaldini fu tratta dall' autografo fedehnente, e voi vedrete cosi nell' autografo stesso del Barberino i versi da lui scritli piu lunghi della misura debita, i quali eolla pronunzia bisogna accorciare, come ed il Barberino, e il Petrarca, e gli altri antichi poeti facevano ; e come mi sem- bra da dover fare almeno in postilla nelle altrc rime dei no- stri antichi poeti, i quali cosi stampali come sono ora, pet- es, le Rime di Fra Jacopoue, fanno piela e sdegno insieme. — 137 — Barberino, Documenti d' Amove, 19, H : Se con Medici sarai Tratta con lor del conservar santade. E di moralitade Co' li fllosofi, e lor seguitanti. II primo verso, che pur nell' autograft) e scritto: Se con Medici sarai, cosi di otto sillabe, ha da essere sctlena- rio senza alcun dubbio, come son tutti gli allri, ed e cer- taraente da pronunziare cosi : Se con Medici srai. La qual sincope qua non cspressa, la abbiamo espres- sa in altri luoghi assai dell' autografo, e sono i seguenti : 38, 44: Sarai di fuor, e sra fermo tuo stato 474, 22: Siccome pienamente intenderanno Color, che sranno degni. 219, 47: Non dir, io sro sprezzato. 325, 4 : Che non t' en penserai che srai caduto. 334, 20: Ogni scienza, di che sraivalente 354, 8 : Non srete ammaestrati. Ed a pag. -102, verso 14, cosi legge I'autografo : Tagli per vergogna, e tagli per nobiltate. Cosi e da pronunciare: Ta' per vergogna, e ta' per nobiltate. L' Ubaldini alia voce Tagli osserva per regola d' altri esempii della scriltura autografa, che nella pronunzia va detto Ta\ cosi richiedendo la misura del verso. Vedi ivi gli esempii citati per non voler essere lungo lino alia noia ; come anche Fedegli si pronunziava Fede\ II Barberi- no 4 09, 5: Ma riparo, o di patti, o di pace, Se v' e rimedio pensa : E co' i fedegli dispensa. Recita c cd 1 i fede dispensa. Vedi Nannucci Nozioni preliminari del Manuale, torn. 2, Cap. IX, e nota I' Ubaldi- Scrie III, T. III. 18 — 138 — ni alia voce Fedegli che la gli suol levarsi molte volte, c percio si dice e per egli, que' per quegli. Ed a pag. -187, verso 5,1'autografo del Barberino legge: E come puoi vedere Discerne pruni da fiori. Recitar voile egli cosi: Discerne prun da fiori. E generalmcnle bisogna al nostr' uopo osservare ehe molte voci gli antichi pronunziavano talora tronche, c sin- copate, delle quali ora non ci cade ne pure il sospetto, che cosi stranamente fossero pronuneiate, Irovandole nelle slampc sciolte, e dislese con danno del verso. Cosi pro- nunziavasi in antico Void per Veritd; Clartd per Claritd; Carta per Caritd ; Infertd per Infermild; Santa per Sani- id ; Nicistd per Nicissitd ; Fema per Fernina; Semmana per Settimana ; Villager Vigilia ; Gioia per Gioiosa; Ordo per Orrido ; Spcrmo per Sperimenlo; Slrd.Strai, ecc. per Staro, Slarai, ecc. Pensro, Pcnsrai per Penscrb, Pense- rai, ecc. E quanlo alle voci tronche: S0.) Omnia Mercurio similis, voceniqutj co/oreMique El crines flaws elc. (/En. lib. k, v. 550) — i44 — Et magnos membrorum artus, magna ossa, lacei'tosque Exuit etc. (iEn. lib, 5, v. 422.) Oltre i due seguenti esempii allcgali da Emmanuele Alvaro: El spumas miscent argenti, vivaque sulphurs Idaeasque pices etc. (Geor. 3, 4-49.) Jnseritur vero ex fetu nucis arbustus orrida Et steriles etc. (Georg. 2, 69.) La differenza ch 1 io noto dai nostri poeti volgari ai la- tini e quesla, clie ne' latini restava elisa 1' ultima sillaba del primo verso, e non la iniziale del scguente, come tro- vo avvenirc nclla sinalefe usata dai poeli volgari. Eserapio sia questo di Fra Jacopone lib. I, Sat. 6: femina guardate A le mortal ferute Nelle vostre vedute El basilisco mostrate. El iniziale dell' ultimo verso viene eliso colla e di ve- dute finale del verso avanti ; altrimenti 1' ultimo verso non e sellenario, ma di otto sillabe ; e nota bene che non ca- de qua la regola dei versi rimati in mezzo detta di sopra. Cosi Fra Jacopone lib. 5, Cant. 5, Str. iO, per la Not- ie del Santo Nalale : II terzo (notturno) seguente Agli innocente Par che si dia, Che col garzone Ad ogni stagione So' in compagnia. Nel verso ad ogni stagione, che dovrebbe essere, co- me gli altri, quinario, soperchia una sillaba, e per cio la iniziale Ad e mangiata per elisione dai finimento del verso antecedente che col garzone. — 445 — E pi li facilmente potevano i noslri antichi poeti volga- ri cadere in questa clisione da uq verso all' altro col loro coslume che avevano, come sappiamo per certo, di scrive- re i loro versi continuando nella riga raedesima a due a due, dclla qual loro usauza ci resta 1'irrefragabile testi- raonio nei lor documenti autografi o sincroni. Nell' origi- nale delle Rime del Petrarca conservato nella Biblioteca Vaticana, e pubblicato da Federico Ubaldini, cosi stanno scritti i Sonetti; e nella edizione ottima dei Documenti d Amort del Barberino, tratti con fedelta dalf autograft), dice il bravo Ubaldini nella sua Tavola delle note, che co- si vide essere scritti i Sonetti con questi versi gemini nei TT. a penna piu vecchi. Anzi Dante da Muiano in un suo Sonetto a Madonna Nina, slampato da' Giunti, e ristani- pato a Firenze nei 1810 colle Rime antiche, volendo signi- ficarle il suo nome, Ie dice che lo vada cercando per testa, cioe nei capiversi, che quivi Ie verra letto il suo nome. Ma come fu stampato i! Sonetto dai Giunti, e dall' editor Florentine del 1816 non a due versi accoppiati in disleso per una medesima linea, cioe in selte righe, ma col mo- demo uso in quattordici versi da quattordici righe, non si legge Dante in testa, cioe ne' capiversi, come appunto si legge benissimo ne' capiversi del Sonetto cosi scritto al- I' antica, cioe coi versi gemini a due a due per ogni riga. Ecco il Sonetto: ODi cio. "V audivi 0)dir primii?ramentc, Gentil mia Donna, di vostro Iaudore >-Avca d di ver lo core Se fosse ver ci6 ben compitamente : a i\on conn' audivi il trovo certamentc, Ma per un cento di menzogna fore. HTanto v' assegna saggio lo sentore Clie move e ven da voi sovrasaccente. RIE poi vi piace, ch' co vi parli, bella, Se 'i cor va dalla penna svariando. '"Saviate mo che ben son d' un volere: E se v'agenza, el vostro gran savere •?Per testa lo meo dir vada cercando, Se di voler lo meo nome v 1 abbella. I I.., I Uldlvi 111. T. 111. 19 — 146 — Sendo questo Sonctto stampalo, come oggi si cosluma, verso per verso, diviene cosi oscuro che non s' intende ; ma s' apre il suo senso leggendosi all'antica,e si trova Dan- les P., cioe poeta. Ma dai seguenti edilori non fu ascoltata questa ammonizione dell' Ubaldini; forse un' allra volla si ascoltera, Diel voglia. Per altro 1' editor Fiorentino del 1816 legge meglio il sesto verso Ma per un cenlo di men- zogna fore. La stampa giuntina leggeva: Ma per un cerlo di menzogna fore. Falsa lezione. La vera e I'altra, e vuol dire, e dice il poeta, che di Monna Nina poetessa Sicilia- na aveva egli udito gran cose, ma avea taiento il suo cuo- re di sapere se fosse cio vero ; ed or trova cio vero cen- to tanti piii (per un cento) che non aveva udito dire, e lo trova fuor di menzogna, e di falsita. Ma per un cenio di menzogna fore, Si ecinunica 1 atto eon che !a Luogotenenza notifiea che F i. r. Ministero deiia pubblica istruzio- ne rieonoscendo che I' fstituio e in diritto, secondo il suo assunto scieniifico, di cssere cuadiuvato dalla bibiioteca Marciana, ha disposto che la presidenza dell' Istituto debba presentare annuahnente al pre- posto del!a Marciana un elenco delle opcre deside- rate, li presidente invita i membri dell' Istituto a dare la nota di quel iibri che per loro avviso trove- vebbero opportuno fossero acquistati daila Marciana. Si legge un loglio del Gonsiglio municipale di Trieste che ringrazia r i. r. Isiituto venelo del giu- dizio pronunciato a richicsla del Gonsiglio niedcsimo per V Istituto de premii tmmicipali di Trieste sul manosci'ilto diretto all istruzione del basso popolo portante ii motto « poiche hi caritd del nalio loco mi spinse ecc. » ADlilUSZA DEL (HOMO 24 GffllJO 1858 Approvata la relazione dell'adunanza 27 dicem- bre 1857, i\ m. e. prof. Bellavitis comunica le se- guenti SPEMENZE faltc per verificare se vi possano essere in nn medesimo conduttore correnti eleitriche simnltanee ed opposte. Nella preccdente sessione io ho addilate alcune spe- rienze, che sarebbero opportune a palesare la presenza contemporanea in uno stesso conduttore di due correnti eletlriche opposte, se veramente queste esistessero. — Ora espongo i fatti osservati. Sperienze mediants lazione calorifica, cfiimica, liiminosa, (isiotogica. I poll positivo P e negativo jV di un elemento alia Bunsen si fecero comunicare con due scodellini A, B — -148 — riempiuti di mereurio, e coi medesimi scodeilini comuni- cavano pure i poli negativo N' e positivo V' di una cop- pia elettromotrice uguale alia prima. Mediante un galva- nometro magnetico si riconobbe che tra A e B nou si stabiliva alcuna corrente^ o se nestabilivano due di uguali ed opposte. — Dopo cio, lolta la comunicazione col gal- vanouietro, si pose tra i due scodeilini .1, B un sottile filo di plaiino, di Ire centimetri di lunghezza, al quale si era undo nel suo mezzo un pezzetlino di cera ; questo rimase delta sua forma senza dare il menomo segno di fusione. Allora s' interruppe la comunicazione tra lo scodellino .4 ed il polo negativo N' del secondo elettromotore, e nel medesirao istante si vide la cera a volatilizzarsi. Dunque (a corrente del primo elettromotore passando da A in B basto a fortemente riscaldare il fdo di plaii- no, che era riraasto freddo appunlo in quelle circostanze, nelle quali i! prof Zantedescbi sostiene che esso e attra- versato dalle correnti opposte dei due elettromotori. — lo per lo contrario mi confermai neH'opinione gia esposta fino dal gennaio 1855 che si stabilises una sola corrente PAN'P'BNP, e che tra gli scodeilini A, B non potrebbe esservi che una debole corrente prodotta da qualche dif- ferenza negli elettromotori. Nei due scodeilini A, B s' immersero i capi di due fili di plaiino, che si posero a contalto colle due facce di una carta preparala col joduro di potassio. Interrompen- do la comunicazione col secondo elettromotore si scorse tosto un forte coloramento della carla dalla parte A : chiuso poscia il secondo circuito ed aperto il primo, la carta si colord dalla parte B, senza mcnomamente scolo- rarsi in A. Stabilite nel modo gia detto le comunicazioni con ambedue gli elettromotori non si ebbe alcun segno ne — 44!) — sull'iina no sull'altra faccia della carta. — Pure, secondo il prof. Zantedeschi, due correnti opposte dovevano allora a ttr a versa re ia carta jodurata. Io, per lo contrario, nella mancanza di effetti, riconobbi una prova della mancanza d'ogni corrente. L' estremo dun filo s' immerse nel mercurio A, e Paltro estremo si avvicino alle superficie del mercurio in B, e non si vide alcuna scintilla ; la quale si manifestava quando s'inlerrompeva l"uno o l'altro dei due circuiti. Secondo la teoria del prof. Zantedeschi, nel primo caso dovevano manifestarsi due scintille, perche due cor- renti opposte si stabilivano. Io, per lo contrario, non mi meravigliai che non si vedessero scintille, perche sapevo che non si dovevano formare correnti. Agli dementi alia Bunsen si sostituirono due elementi Vollaici , rame , zinco ed acqua leggermenle acidulata , disposti nel solito modo, ed esplorata con un galvanome- tro la loro uguaglianza, si posero i nervi di una rana pre- parata in comunicazione coi due scodellini i, B ; non si ebbe che una leggierissima talvolta impercettibile contra- zione, la quale diveniva grandissima quando si loglieva l'uno o 1'allro degli eletlromotori. Dunque bisogna che il prof. Zantedeschi ammetta che due eccitamenti producono un effetto di gran lunga minore di quello prodotto da un solo. Io, per lo contrario, veggo che nel primo caso i nervi della rana non sono eccitali se non in causa di qualche leggera differenza tra i due ele- menti Vollaici. L'esilo delle precedenti sperienze rese inutile di ten- tare l'azione delle correnti sull' uomo, al che mi sarebbe stato d'uopo adoperare due pile ; giacche io non poteva disporre di quell'individuo privilcgialo, la cui sensibilita — 150 — sta all ordinaria come 56,25 sta ad uno. ( Alii dell" I. R. Islilulo pag. 54 di questo volume.) Argomciilazioni del prof. Zantedeschi. II prof. Zantedeschidisse (Atti,ec. pag. 122 di questa di- spensa) elie alleosservazioni contro I'esistenza delle eorrenli simullanee opposte egli aveva gia risposto nelle sue memorie: quanlunque I'opuscolo pubblicato in Padova nel mese scor- so eoi lipi del Sicca ed inlitolato: Nascita, sludj, posizione sociale e bibiiografia delle principali opere e memorie di Francesco Zantedeschi mi desse su tal proposito tulta la necessaria erudizione, pure io non potei che rileggere le memorie che gia conoseevo, giacche quella intilolata: Os- servazioni sui nuovi sforzi fatti da I Belli a difesa dei due esperimenti addotti dal Matteucci e dal Petrina contro la simiiltanea esistenza di due opposte eorrenli eleltriche sul inedesimo filo conduttnre, comune a due circuiti chiusi ed isolati delta terra, o non e ancora stampala negli Atti dell' imp. Accademia delle scienzc di Vienna, o non anco- ra e qui pervenula. Nella memoria del prof. Zantedeschi presentala al- I' imp. Accademia il 19 aprile 1855 (Sitzungsberichte ecc. Wien. XVI, B. I 5 1 S.) Yargumentum crucis dell'autore e questo: Un elettromotore alia drove di lOelementi ed uno alia Bunsen di 19 comunicavano coi loro poli eteronimi, oltre a cio i punti di mezzo dei due conduttori erano uniti da un f.Io di platino, tagliato il quale si resero incande- scenli le due meta di conduttori dalla parte deirelettromo- tore alia Bunsen, che prima avevano soltanto la tempera- tura del color oscuro. — Io veggo facilissima la spiegazio- ne dell'asserito fenomeuo. La corrente del primo elcttro- — 451 — mo lore era la piti forte, come lo provano le due mcta dei conduttori dalla parte dell'eleltromotore alia Grove che erano incaudescenti ; quindi una parte delta corrente at- traversava il filo di platino, e, tagliato questo, dovelte at- traversare I' elettromotore alia Bunsen, e ne rese quindi ineandescenti i conduttori. Nella memoria presentata all' imp. Accademia il 12 luglio 1855 (Sitzungsl/erichle XVII B. 259, 205, 271 S.) il prof. Zantedeschi mi attribuisce una teoria di rimbalzo alia maniera dei corpi elastici, che per certo io non ho mai avanzata (Atti dellM. R. Istituto Veneto 1855, T.I, pag. 176, 144, 177 e 185). II suo appareccbio consiste in due elementi alia Cun- sen eoi poli eteronimi uniti dai conduttori PAN', NBP' passaoti al di sopra di aghi calamitati, e eon un filo AS che coogiunge i punti di mezzo dei due conduttori, e passa pur esso al di sopra di un ago calamitato. Egli dice che, secondo la doltrina da me sostenuta, per quest' ultimo Olo AB non dovrehbe passare che la d-fferenza delle correnti date dai due eleltromolori ; eel egli trovo (per esempio) che mentre dalla parte PA, NB di uoo degli eleltromolori gli aghi deviavano di 12° e dalla parte AN', BP' dell'altro elettromotore deviavano di 20°, I'ago sotto alfilo congiun- gente AB deviava di 15°, anziche di soli 8.° differenza tra 12° e 20°. — Mi hisogno leggere e rileggere quelle pagine per farmi persuaso che uno che professa la fisica possa illudersi a segno da credere che le correnti eletlri- che sieno proporzionali alle deviazioni dell'ago calamitato da esse prodotto : tale essendo la opinione del prof. Zante- deschi e certo che egli non trovera mai una corrente die equivalga a sei volte quella che produceva la deviazione di 15". — i52 — L' autore appliea al suo apparecchio la nola leoria, secondo la quale la corrente prodotta da ua elettromotore, (supposto che essa attraversi le due meta PA, NB dei con- dullori ed il iilo congiungente AB) e in ragione diretta della forza motrice ed in ragione inversa della somma della re- sistenza deU'elctlromotore (compresa quella delle due meta di condutlori PA, NB) e di quella del fdo congiungentc AB. Invece nelfipotesi che una corrente unica attraversi ambedue gli clettromotori, essa sara in ragion diretta della somma delle loro forze molrici ©d in ragione inversa della somma delle loro resislenze, e se i due elettromolori sieno uguali la corrente sara anche espressa da una sola forza motrice divisa per una sola resistenza, non contandosi in questa resistenza quella del fllo congiungente AB, il quale non esisle od e inutile. Percio dalle formule del prof. Zantedeschi risulla col- levidenza di un semplicissimo calcolo che, sevalessela sua tcoria, quando le correnti attraversano il filo congiungen- te AB dovrebbero esser minori di quando e tolto questo filo ; ed invece egli dice che tagliando il filo congiungente le deviazioni degli aghi diminuivano ; propriamente lop- posto di cio che davano i suoi calcoli. lo ho sperimentato, appunlo adoperando due elemcnti alia Bunsen, che quando le due correnti erano uguali, e percio uessuna deviazione si osservava aldi solto del filo congiungente AB, il toglimento di questo filo non mutava menomamente le deviazioni degli altri aghi dell' apparec- chio. Il che e in opposizione e colle formule riportatc dal prof. Zantedeschi, e con quanto egli ha osservalo, ed e conforme a cio che ragionevolmente doveva aspetlarsi. Nella memoria presentata all' Imp. Accademia il i(» ottobre 1856 (Silzungsberichtc XXII B., 257 S.) si riporta — 453 — una sperienza del prof. Matteucci, il quale fece scorrerc una stessa corrente elettrica per le due spirali laterali di un induzionometro differentiate in uianiera che Finduzione sulla spirale intermedia venisse a neutralizzarsi, ed osser- vd che questa spirale non produceva alcuna azione sulla rana preparata ; dal che dedusse che in un circuito esposto a due aztoni induttrici eguali e contrarie non vi e induzio- ne. — II prof. Zantedeschi dice che gli fa sorpresa, per non dire stupore, che un clettricista possa supporre che due azioni inducenti opposte producano correnti indotte. — Veramente anche il Matteucci diceva che non vi e corrente indotta ; e quale poi sara la sorpresa, o lo stupore, del Matteucci quando leggera che il prof. Zantedeschi rifece precisarnente il suo stesso sperimenlo (Atti ecc. pag. 55) e che da due correnti inducenti uguali ottenne nella spi- rale intermedia due correnti indotte eguali ed opposte, le quali si resero sensihili nienle meno che al carpo ed al me- tacarpo di ambedue le mani di un uomo ? II prof. Zantedeschi chiede al Matteucci ed al Pelrina di dimostrare sperimentalmente che gli effetti di due cor- renti opposte e simultanee sieno conformi a quelli di due correnti successive. L'ohhiezione e hene scelta ; ad essa niuno potra mai rispondere, poiche niuno potra mai fal- si che due correnti percorrano contemporaneamente e in direzioni opposte un medesimo corpo. Conckisione. — Perlanto anche dopo aver rilette le memorie del chiarissimo nostro collega io rimango con- vinto che ogni principio teorico sia contrario, anziche fa- vorevole, all'ipolesi di due correnti simultanee ed opposte, — che nessun fatto sperimenlalc ne manifesto 1'esistenza, — e che per lo contrario tulte le sperienze finora ten tale ne ahhiano dimostrata la mancanza : riraanendo peraltro Serie HI. T. 111. 20 — 154 — verissimo che, se alcuno voglia sostenere che quantunque mancliino e le cause e gli cffetti, pure le correnti esistono; non si potra mai convineerlo del contrario, quando egli ammetta che le azioni di due correati opposte serapre si distruggano auche quando ragionevolmente dovrebbero invece sommarsi. Accordiarao pure, se ci6 fa piacere ad alcuno, che vi sieno quante correnti elettriche opposte si vogliano, purche si sappia che lutto procede precisamente come se tali correnti non esistessero. Dopo questa lettura vengono dettate dal m. e. Zantedeschi le seguenti parole : U prof. Zantedeschi si riserva rispondere allorquando saranno pubblicate le osservazioni del Beilavitis e avranno una dizione fissa ed inalterable^ seguendo egli in cio l'esempio del sig. B(3cquerel all' Istituto di Francia. Aggiunge che la risposta data nella precedcnte adunanza di aver pubblicate osservazioni che venivano a diminuire, se non a distruggere le opposizioni del Belli e del Mat- teucci,vale ancora contro questi esperimenli dal Bel- lavitis riprodotti. Le quaii non prendendo in conside- razione lutto cio ch' egli ha pubblicato promette di citare cose gia date in luce dimostranti che il Bella- vitis non ha la necessaria erudizione. Si legge la seguente comunicazione del m. e. prof. B. Bizio : Circa l attitudine, o no, di altri mol- luschi ace fall (/' incontrare come le ostrkhe, la fer- mentazioiie lattica. Quando io ferraava il fatto singolare, che i corpi delle — 155 — ostriche, toltevi esattamente Ie branchie, e messi neil' ac- concio di subire la putrefazione, in Iuogo di renders! al procedimento ordinario di tutte Ie materie animali morle, si misero in istalo di resistere agli agenti eslerni, e di ri- raancre intatti in opera di una eopia notevole di un acido ingeneratosi, era dagli ultcriori studii condotto a posare, che la sostanza di quel mollusco soggiace realniente alia fermentazione lattica. Comeche V acido lattico sia grandemente diffuso in tutti gli esseri organizzati, pur nondiraeno, se prescindia- mo dal latte rispelto alia caseina, nessun csempio ci era posto innanzi di una materia animale preservata dalla cor- ruzione pel prefato movimento intestino in essa sponta- neamente suseitato. Egli era pereio che, fidato in quel pri- rao successo, nel presenlare alia scienza il falto, e nel dar- Ie a conoscere il principio immediato, onde quella mela- morfosi si origina, diceva di rilenere per cosa certa dover- si la stessa sostanza organica rinvenire in altri generi pa- recchi di molluscbi acefali come ne' pctlini, ne' milili, nel- le pinne ecc. (I), e comeche non m' ingannassi del tutto, il presagio non si avverava che per pochissima parte. In fatti, come ogni prcsupposizione di ragionevole fon- damento additava, io rivolgeva Ie prime inie ricerche so- pra la cappa santa (Peclcn jacobacus), come quella che per la sua grande vicinita alle ostriche, fu scritta dall' immor- tale Linneo al gencre ostrea; sicche io non metteva dub- bio, che 1' oslreina non si conlenesse altresi in quel mol- lusco, e quindi non fosse per darmi lo stesso fenomeno di fermentazione lattica che le ostriche. Procacciatomi adun- (1) Vegg. Memorie deW i. r. Istituto veneto di scienzCj, letlcre, cd arti. Tom. VI^ Parte I, pag. 33. — 156 — que un numero bastevole di queste conchiglie, e trascel- tovi diligentemente quel corpo carnoso bianco, ch' e il mu- scolo adduttore, lo divideva prestamente, e empitone un vase eilindrico finoa due dila sotto il labbro, v'infondeva tanta aequa distillata, ehe bastasse a levarsi di poco sopra la materia animale, finalmenle difendeva la bocca del va- se con un velo assai rado. Messa la materia in questo ac- concio, la esponeva ad una lemperie cbe si teneva fra i 22° e 25° del R.} ma con mia grande sorpresa passo tutte le fasi della fermentazione putrida senza niente offerirmi di quello che mi venne trovato nelle ostriche ; cosa non abbastanza ammirata, quando si considera la stretla affl- nita di questo mollusco colle ostriche. Tutlavia e un nuovo fatto da averne stima, comeche negativo, e negli animali non sempre agevole a incontrar- si, il quale ci comprova, cbe i generi sono contrassegnati eziandio da lnlrinseci parlicolari degli operamenti della vita, onde un cotal genere ci e ancbe divisato, perche la- vora costantemente un cotale specifico principio immedia- to, avvenimento datoei a vedere estesamente negli esseri vegetabili, ma non cosi, come diceva, negli animali, onde il riciso taglio delle ostriche da' pettini per la mancanza in questi ultimi della ostreina e una evidente pruova del ri- goroso procedimento serbato dalla natura nella nitida par- tizione delle cose create. A ricordare il fatto singolare delle ostriche, che cimen- tate ad una temperie di t00° C. nel contraersi rendettero un liquido di una forte acidita, perche la molecola del- I' oslreina, ogni volta che si cimenta alia predetta tempe- rie coll' intervento dell' aequa, e sdoppiata in una materia gialla particolare e in acido lattico, suggeriva al pensiero di tenlare la stessa pruova colla sostanza muscolare dei — 157 — pettini, ma 1' esperienza non diede quel risultato ; sicche e forza concludere, die quegli animali non ne contengano punto. Posciache la nalura deirargomenlo mi traesse qui a ricordare \' ostreina, cb' e certo materia neutra singohiris- sima, tenendoci anche solo alia specialissima proprieta di sdoppiarsi, coll' inlervento dell' acqua ad una temperie di 100° C, in una materia gialla parlicolare e in aeido latli- co, mi piace diehiarare, che quale io 1' ho otlenuta la pri- ma volta, e data a conoseere a questo illustre Corpo Ac- cademico, dubito forte che sia proprio tale quale esiste nell' auimale ; talche avrei in animo, ove la presente mia condizione il consenta, di tentare un'altra via per eondur- mi ad ollenere quel principio, evitando che allra materia vi si possa immischiare. II primo risultato negativo conseguito dalla cappa san- ta non mi sfiduciava cosi, che non procedessi a instituire qualche ricerca ne' milili, e in quclla specie, eh' e delta volgarmentepidocchio dell'arsenale, cioe il mytilus edu- lis L. Trasceglieva in questo mollusco la materia gialla spettante al mantello,edaIlresi aderentealle valve della con- chiglia. La cimentava in lulto, come diauzi, e quivi, avve- gnache scarsamente, mi venne prodotto lanto acido latti- co, che non solo reagiva fortemente alle carte azzurre, ma fu in quantita sufficienle da preservare la materia ani- male dalla putrefazione. Laonde sappiamo ora, che V o- slreina non e soltanto particolare alle ostriche, ma che altresi per piccola cosa e lavorata eziandio da' militi, e forseche qualche altrogenere di molluschi acefali non dia risultali analoghi: tuttavia credo anche al presente di po- lere affermare, che in nessuno ci verra trovato quello che ci lbrnisce la piu nobile e prclibata delle conchiglie. — 3 58 — II socio corrispondente dott. Berti continua e finisce la lctlura dei suoi studiisulle relazioni del co- lera in Venezia colle vicende meteorologiche e col calendario religioso e civile. Comunica in questa adu- nanzala parte Hintitolata : Relazioni del colera colle vicende meteorologiche, e quelle col calendario reli- gioso e civile che costituiscono la quarta parte. L'ul- tima conclusione e: « che le vicende meteorologiche sono causa occasionale e non effettiva del colera ; servono indubbiamente ad aumentare e a stringerne la diflusione, ma non valgono ne a farlo nascere ne a farlo morire. In cio non sono da piu ne da meno di quelle occasioni, che tolgono una popolazionc alia consueta parsimonia del vivere, o 1' accumulano in breve spazio, o disperdendola 1' assottigliano. II co- lera ha il principio della sua vita in s$, die non trae da cause puramente fisiche ne locali, e forse nem- meno generali. Dico forse perche questa seconda parte della mia proposizione non poteva uscire dagli studii, che io inlrapresi, escira od escirebbe da una serie di lavori simili a! mio ripetuti in varii si ti del globo. Cio chiesi nel chiudere della prefazione, cio chiedo di nuovo sulla fine dell' opera. » Quantoalle tavole che accompagnano il lavoro del dott. Berti il m. e. Turazza osserva che la curva del 1840 e oltremodo culminante, e che in queU' anno si avevano tali estraordinarie circoslanzeche non conce- devano di ralirontarlo con alcun altro. 11 Berti rispo- se al prof. Turazza che, quando si e trattato di com- parare la curva del 1849 colle meteorologiche, per — 159 — renderne meno difficile il confronto si adotto un al- tro principio di costruzione, vale a dire, si presero le somme dei casi di due in due giorni, anzi che di cin- que in cinque giorni, con che si ottenne di allargare la base, ed abbassare 1' altezza di quella curva. II in. e. Zantedeschi chiede, se oltre le osserva- zioni sulle massime e le minime igrometriche furono raccolte quelle delle massime e minime di tensione dell'elettricita positiva e negativa. 11 socio dott. Berti risponde negativamente aggiungendo che sarebbe utile di averle. non meno che quelle del magnetismo terrestre. II m. e. dott. Fario domanda, se il dott. Berti ha notato quali delle ordinarie malattie diminuissero o crescessero durante il colera in Yenezia. 11 dott. Berti risponde non essersi di cio occupalo ne'presenti suoi sludii, e non potersi avere dai registri munici- pali che le indicazioni delle cause di morte, non delle malattie che non ebbero termine fatale. Elenco dei doni presentati all' Istituto dopo le adu- nanze del 22 e 23 novembre. La Civiltd Cattolica. N. 184, 185 e 186. // Pungolo. N. 58, 59, 40, 41 e 42. Lo Spettatore. N. 47, 48, 49, 50 e 51. La Specola a" Italia. N. 47, 48, 49, 50 e 51. Osservalore Triestino. N. 266-293. Gazzelta ufficiale di Verona. N. 278-502. — d60 — Reichs-gesetz-blatt, ecc. (Bullettino delle Ieggi dell' impe- ro). Disp. 44-49. Gazzetta di farmacia e di chimica. N. 47, 48,49, 50 e 51. Fisiologia degli errori polilici moder-\ ni. Rovigo, 1854, f del sig. cav. Considerazioni sui prestili di Stato. { Gaspari. Rovigo, 1854, ; V Annotalore friulano. N. 48, 49, 50, 51 e 52. Giornale dclle scienze mediche di Torino. N. 21 e 22. Comptes rendus de I'Academie des sciences, ecc. T.° 45. N. 20, 21, 22, 25 e 24. Cronaea di scienze, lettere ed arti, del signor Ignazio Can- lu. N. 22 e 25 del 1857. Relazioni degli slali europei, lette al Senato dagli amba- sciatori veneziani net secolo XVII. Disp. a III. (Francia), editori i signori Barozzi e Derchet. Nello stato di legale separazione di letto o dimensa, conli- nua nel conjuge offeso il dirilto di accusa per adulte- rio? (Estratto dall' Eco de 'Tribunali, Sez. \ ). Dal con- sigliere Neumann Rizzi. // Crepuscolo. N. 48, 49, 50 e 51. Verslagen en Mededeelingen. (Rapporti e comunicazioni della r. Accademia delle scienze di Amsterdam (sezio- ne di Fisica). Parte V, punt. 2 e 5. Verslagen, ecc. (Fisica). Parte VI, punt. 1-5, 1857. Verslagen, ecc. (Letteratura). Parte II, punt. 2-4, 1856-57. Oclaviae querela, Carme del siguor Giovanni di Leeuwen. Amsterdam 1857. Alcune parole dette agli alunni dell' Islituto Rabbinico in Padova dalprof. Lelio della Torre. — Padova 1857. Verhandlwigen der Pkysicalisch-mediciniscen , ecc. ( Me- — 161 — moric della soeiela fisico-raedica di Wiirburgo.) Tom. VIII, disp.' 1 e 2. — Wiirburg J 857. Bullettino dell'Islmo di Suez. N. 22. Continuazione degli Atti della r. Accademia dei Georgofili. INuova serie. Vol. IV, disp." I, — Firenze 1857. Notes sur quelques nouveaux fossilcs, decouverts aux envi- rons de la ville de Rokitzan dans le bassin silurien du centre de la Boheme. 1855, del signor G. Barraude. Mittheilungen, eec. ( Comunicazioni della i. r. societa geo- grafica di Vienna). Anno L, 4 857, punl. II. Vienna. Echo Medical. N. 4 I, 50 novembre 1857. Bulletin de la societe vaudoise des sciences natureltes. To- mo V. Bullettino N. 4. — Losanna, ottobre 1857. Sul caglio vitellino. Memorie di Davide Nava e del prof. Francesco Selrai. — Milano 1857. Revue agricole industrielle et litteraire de Valenciennes. N. 4, ottobre 4 857 Corrispnndenza scientifica in Roma. N. 4 4 e 15. Lett ure di famiglia. Vol. VI, N. 4 1, dalla sezione lettera- ria-artistica del Lloyd Austriaco. — Trieste 1857. The Transactions, ecc. (Transazioui dell' Accademia delle scienze di Saint Louis). Vol. I, N. I . — Stati-uniti d'Ame- i-ica 4 857. Bullettino delle scienze mediche, novembre 4 857. // Tecnico, di Torino. — Dicemhre 1837. Fasc. VI. Tables (/■ Comptes rendus de T Academic des sciences, I" semcstro 1857. Tom. \'t. Traltato di geomelria analitica del sig. Raffaele Rubini. Parte prima. — Lucca 1837. Si <-ie UL T. III. 21 — dt>2 — Rendiconto delle sessioni dell' Accademia delle scienze dct- V Istituto di Bologna. Anni 4855-56-57. Memorie dell' accademia delle scienze deW >I sliluto di Bola- gna, Tom. VII. I' educator e Israclita. N. 12 del 4 857. — 1G3 — PRO GRAMMA. IL BAGOFILO ITALIANO PEEIODICO MENSILE La grave condizionc in cui si agita uuo dei priacipali prodotti delta nazionale industria, il disastroso gravitare di tanto infortunio sulle finanze di uii paese, come il nostro, gia depauperato per pubblicbe e private calaraita; le forli apprensioni di maggiori danni giustificale dalla progressio- ne ascendente coo cui si estesero rapidamente le dominan- ti inalaltie del baco da seta, posero in serio pensiero dot- ti e coltivatori, autorita e privati. fi colpita graveraente quell' industria cbe, quasi anello di comune prosperity, congiunge le classi agricole alle ope- raje, e le une e le altre al commerciante, al proprietario ; e il peso della sventura reagisce su tutte egualmcnte fune- sto e in tali proporzioni che e facile rilevare, se si peusi cbe nelle piii produttivc provincie si valuta a ben sette ot- tavi la perdita del raccolto 1857. Eppure di fronte a tanla calamita, dinanzi alia minac- cia di piii gravi conseguenze, non possiamo ancor nove- rare se non studii e conati affalto iudividuali, cbe condot- ti da intendimenti troppo disparati, e soriGtti da troppo li- juitate esperienze non poterono dar luce bastnnte a dissi- pare la penosa incertezza, nc togliere lo sconforto del dis- inganno. Ma se gli sforzi individual! saranno accomunati all' intento di provvederc al generale infortunio; se le in- dividual! e slegate esperienze saranno raccolte, confron- — 164 — tute, dilucidate con colletliva ponderazione, scetra di pre- venzioni ed estesa a una serie completa di fotti ; allora un criterio comune potra offcrirsi a interpretare i falti e slu- diarno la vera nalura. — E se gli uomini della scienza si stringeranno in fralellevole accordo con quolli della pratica, e raccogliendo dottrine cd esperienze si proveranno a cbia- rire nel loro accordo i dubbii e le osservazioni :, allora si potra ragionevolmente attendere qualcbe risullato vera- mente utile, sicuro e proporzionato. L'incubo desoiante dei rilcvanti danni da luogo ancbo nel scmplice coltivatore non piu alia stupida cd inerte ras- segnazione, ma a serie cousidcrazioni ; la base delle tena- ci e inconscie tradizioni, inconcussa per una lunga serie di prosperi raccolli, cede dinanzi al funesto disingonno; c la mente rozza ed ignara rileva pur nondimeno 1' insuffi- cienza degli antichi raetodi, e si incbina spontanea ad ac- coglicre le norme di cbi puo offerirgli il soccorso del sa- pere. — Se in tali circostanze la scienza si stringe in ir.li- mo accordo colla pratica, non e piii il coso di dover lot- tare coi pregiudizii: mala prova <> comune colla nalura del comune disaslro. In base a tali principii alcuni dislinti naturalist! e ba- cologi ilaliani, uomini della scienza e uomini della pratica convennero di raccogliere, ordinare c comunicare i pro- priistudiie le proprie osservazioni a mezzo d' un nuovo periodico, il quale, traltando esclusivamente di bachicoltu- ra e sue altinenze, fu perci6 denominator il bacofilo ita- MANO. II programma e tracciato nella denominazione medesi- ma; percio la fisiologia del baco dascta ; — Candamento ordinario del suo allevamento in base a una serie estesa di falti; — le malattie che lo incolgono nella sua rapid a vita; — IG5 — — i varii sistemi di allevamento adoltati in Italia e fuori di cssa, siccome ramo importantedi cognizioni per la pra- tica coltivazione delle sementi, die ora in forti proporzio- ni vengono all' Italia da estere contrado — ■ tutto die pud esscr rilevante a sapersi inlorno alio slato sano e morbosn del filugcllo, e ai relativi trattamenti; — le espcrienze e gli studii fatti dai nazionali e dagli stranicri, cost in rapporto alia miglior coltivazione del bachi, come mil esito dei va- rii lentalivi fatti alio scopo di migliorarne la condizione ; — ecco quanto verra mano mano offrendo il nuovo pe- riodico alia scopo di avvanlaggiarc nn prodotto, dal quale dipende in gran parte la prosperila italiana. Inoltre in una serie di notizie raccolte studiosamente da tutta Italia offrira — /' and anient o delle varie sementi, e tenendo conto di tutto clie puo al coltivatore interessarc e riescire di pratica utilila, non dimentichera di parlare del gclso, della sua coltivazione, delle malallie cui e soggetlo; — e cosi dei buoni metodi da seguirsi nella coslrvziove drgli cdificii destinali all' allevamento dei bachi, siccome argoracnti che hanno immedialo rapporto coll' allevamen- to istesso. I promotori del bacofilo italuno, rapprcsentati dal sot- toscritto Redaltore, nutrono piena fiducia die il nuovo pe- riodico, il quale puo ben dirsi una creazione collettiva dei pin distinti bacologi cd agronomi italiani , trovi nel concorso, massime dei coltivatori italiani, un voto prezio- so d' incoraggiamento. Dotl. PIETRO LACVS Redattore-Propr. be associazioni si ricevono in Milano presso la Reda- zione Vicolo di san Giovanni in Conca N. 9. Nella prcccdentc dispensa pag. 63, lin. 30 c scg. ERRATA I; CORR1GE Le persoue e le altre cose vive o \jQ persone possono ammalarsi ; morte possouo ammalarsi; gli ani- gli animali del pari, e le altre cose mali lo possono del pari, comunque vive o morte possono, comunque, JT\0 AUU). I SJ7-5S DBPGR8A TERZA R E L I Q U I E DELLA FLORA FOSSILE EOCENA del mm p.vsiLLiu NELLA PROVINCE! VERONESE DEL DOTT. A. B. P. MAS SAL IS GO Promina, mi fece accorto con sua Ieltera 20 maggio anno corr. come questa fillite dalmata dovesse senza dubbio ossere riferita al mio genere Sphaenophora. Infatti, come e anche (sebbene Ieggermente ) figurato sulla tavola del M. Promina, vedrassi come il creduto piccitiolo sia fornito di due cicatrici trasversali dovute alia caduta delle foglie, e co- me pure non si scorga traccia veruna di rachide per egua- gliare quell' impronfa alio palme. Pel caule semplice e cica- trizzato, reputo anch' io col prof. De Visiani questa specie dalle altrc distinta, e l<« conservo quel nome che le venne giustamente imposto dal sullodato professore. Anche nel M. Cavolo venne trovata questa istessa specie, e perfetta- mente idcntica a quella del M. Promina, come puo convin- cersene chiunque vegga la fig. 4, Tav. IV, e la confronti col- ic figure del M. Promina. — Nella Tavola VII, fig. 5, vedesi questa specie redintegrata idealmente. — 182 — SriUEiNOpnoiu lacisioides, Mass. Tav. II, fig. 2. — Tav. Ill, fig. 3, 4. — Tav. VII, fig. 4, 5. Caule repente (stolonifero) radicibus (a, a) hornalo, fo~ His radicalibus coadunalo-iml>ricatis, fasciculatis . OSSERVAZIONI. Differisce dalle specie antecedent pel caule (rizoma) ser- peggiante (?) pelle foglie radicali e riunite in fascetti a ven- taglio. E la specie piu comune ed abbondante del M. Cavolo, e che offre colle podostemee le piu ragguardevoli analogic. — Negli originali, non si vede il serpeggiante rizoma (a fig. 4, Tav. VII), ma sem pi icemen le le radici (a, a, fig. 2, Tav. II ; fig. 5,4, Tav. Ill) : ne pare pero assai probabile l'esistenza. Finalmente prima di staccarmi dalle Spliaenophora dim francamente aver io il sospelto, che tutte queste 4 specie non sieno forse che forme piu o meno diverse, o porzioni di uno stesso vegelale, e forse la scoperta di qualche bel saggio con- formera questo mio sospetto. L A U R I N E E DAPHJiOGENE LA1NCE0I.ATA, Ullg. Tav. VI, fig. 1, 5. D. Foliis pctiolatis lanceolatis acuminalis, basi prnduela parum constrictis integerrimis lriplinerviis,tiervis supra basilaribus stibrectis simplicissimis. Ung. Gen. el spec pag. 424. — Fl. V. Solzk. Tab. 16, fig. IT, pag. 57. - Etling. Fl M. Prom. Tab. 7, fig. 7. — 183 — OSSERVAZIONI. Sebbene f impronta, figura 5, manchi del picciuolo, e la fig. I sia rotta a meta, pure non v' lia alcun dubbio sulla determinazione di questa specie che e tanto diffusa nei ter- reni terziarii tli tutta Europa. Daphnoceji'e paeapisuca, Ung. Tav. VI, fig. 4. I). Foliis subcoriaceis petiolatis e basi aequali partem au- gustata ovato-oblongis aewminatis remote-obtuse-denlaiis saepe integerrimis, triplinerviis, nervis secundariis basi- laribu.s (rete venoso tenuissimc exculpto). — Vug. Gen. ct sp., pag. 421. Ft. V. Solzl.a. Tab. XVI, fig. 8, i I ; Tab. XVII, fig. 1,7.— Massal. Prod. FL foss. senog. p. 25, Tab. Ill, fig. 6. — Flor. Noval., 'pag. 27. OSSEBVAZIONI. II carattere de' nervi basilari e del rete venoso, abbastan- za disferenzia questa dalla sopra descritta specie, e non la- seia dubbio aleuno sulla sua determinazione. II nnugine e talora dentato, nia non di rado e interissimo, Come si puo ricavare dalle figure istesse pubblicale dal prof. Unger. PROTEACEE DRYANDROIDES ANGUSTIFOLIA, Ullg. Tab. nost. V, fig. 3. — Tab. I, fig. 5. D. Foliis linearibus v. lanceolato-elongalis utrinque acu- minulis petiolatis dentatis coriaccis, dentibus aequalibus — 184 — nervis secundariis nullis. Ung. Fi. V. Solzk. Tab. XX, fig. I, 6, pag. 59. 0SSERVAZ10NI. I miei esemplari sebbene rotti nella parte superiore, con- vengono tuttavia colla specie Ungeriana : e siccome nulla lasciano vedere di nervi trasversali, cosi mi attengo a questa classificazione, senza entrare nella questione, se giustamente o meno sieno stati posti come sinonimi di quesla specie, la Myrica banksiaefolia, la Banksia Vngeri, ecc. come ha fatto di recente qualclie botanico. Dryandroides ligmtum, Etting. Tav. Ill, fig. B. D. Foliis subcoriaceis lineari-lanccolalis utrinque attenua- lis longe petiolatis irregulariter parceque denticulatis penninerviis. — Ett, Fl. von Hearing., pag. 57, Tav. 20, fig. 5, 7. Sijn. Quercus lignitum Ung. Icon.pl. foss. Tav. 47, figu rae 1 , 7. Gen. el spec, pag. 402. — ■ Chi. prolog. Tav. 5 1 , fig. 5, 7. — Massal. pian. foss. Vicent., pag. 4 26. — Quercus commutata, Ung. Icon., Tav. 17, fig. 8, 10. OSSERVAZIONI. Assai incomplete c questo frammento, ma non dubilo tuttavolta di eguagliarlo al Quercus lignitum di Unger, col quals infatti ha tutte le analogie e somiglianze, massime col- la fig. 0, Tav. 17 del suo Quercus commutata (Icon. PI. foss.), che evidentemente non puo cssere distkita did Quer — 185 — cms lignitum. La forma attenuata della base del niio fram- meiilo, i nervi, ed il margine irregolarmente e scarsamente dentato mi fanno essere sicuro di questa classificazione. E vcro che alcune forme del Quercus lonchilis, Myrica bank- siaefolia, Dryandroides hakeae folia, lianno non piccoleso- miglianze con questa lillilc, ma altentamente osservando, vedrassi, o pel margine, o pella base o pei nervi, esserne . . / /// : s///s/ ///r/r/Z/s/y. Tav II / // /// //////, f/,/,4 Tax IV . V/A /£'<•> ///////////. ■y/ ///■// / / /,; >< ■-' Tav. \ r-t / s///ur/ ////y . //y o. __'J /■//// //<■//' ■//■/>. > s///s///.j///s //// ////y V// 7 ■ /,//// //S///. , Tav.Y •y>//* -?,//,, . . / ys //<"/?// fr/s//,j/,/r,/ ////,, V[| \ - Tav.VMI. ■ f/s/./. y./. , - E?'« ""' = , i ■ ■ ■ ■ i ■ .,. MtzseaZaeZ & 3 WJff SOPRi tilt 1PP1RH0 IDROFORO Relazione DEL M. E PROF. GUSTAVO B tJ C C III A con una laiola Speltabile presidenzd dell' t. *\ Istituto di scienzc letterc ed arti. Venezia. \j apparato idroforo, di cui il sig. Meticke di Trieste ha presentalo un disegno ed una succinta descrizione, e suslanzialnienle una porapa premente a doppio effetto, che differisce dalle grandi ponipe ordinarie pella particolar forma e struttura del corpo di pompa, per cui si puo as- segnarc alle valvule una luce assai grande e di Iunga ma- no maggiore di quelle che le pompe comuni possono com- p or la re. Per formarsene una idea chiara, si immagini un cauale col fondo orizzontale e colle sponde verticali di muro, che metta in comunioazione il bacino da cui de- vesi cavar I' acqua col recipienle che deve riceverla. Si coocepisca il canale attraversato a mcla della sua lun- gliczza da due pareti verticali di muro perpendicolari al di lui asse, che ne interchiudano un tratlo lungo tan- to quanlo e largo. Queste due pareti tr as versa li con le __ 188 — parti intercette delle laterali sponde formano una cassa retlangolare, che costiluisee propriaraente il corpo dclla niiova pompa destinata a cavar 1'acqua dal bacino ed a spingerla ncl recipienle, La cassa cliiusa in alto da un coperchio, c!ie si pu6 levar via e riraettere a libito, e divisa per 1'altezza in due comparti eguali da un diafram- ma orizzonlale di ferro, attraversato verlicaluiente nel centro da un cilindro cavo di ferro aperto ai due eapi, che non tocca ne il coperchio ne il foudo dclla cassa. Per mezzo di questo cilindro il comparto superiore comuni- cherebbe liberamente col comparto inferiore, se nel cilin- dro stesso non scorresse con moto alternativo uno stan- tuffo pieno che lo chiude esatlamente, ai quale e impresso il moto da un' asta verlicale che esce daila cassa per un foro fatto nel di lei coperchio. Nella parele Irasversale della cassa, die la separa dal bacino da prosciugarsi, vi sono due ordini o file orizzon- tali di orificii guerniti di valvule ad animelle mobili a cer- niera; le valvule dell' ordine superiore servono a laseiar passare I'acqua del bacino nel comparto superiore della cassa, quelle dell' ordine sotloposto servono ad immellere 1' acqua del bacino stesso nel comparto inferiore. Nell'altra parcte trasversalc opposta che separa la cas- sa dal recipiente vi sono due eguali file di valvule che ser- vono ad emettere e cacciare nel recipiente l' acqua conte- nuta nei due comparti superiore ed inferiore della cassa. Ora e facile comprendere il modo di agire di questa singolare pompa a doppio effetto. Quando lo stantuffo che chiude il cilindro sale, comprime i'acqua contenuta nel comparto superiore, la prevalente pressione interna chiu- de le valvule immissorie, a pre le emissorie, e I'acqua con- tenuta nel comparto e spinta ne! recipienle. Inlanto nc! — 189 — comparto inferiore aumentandosi la capacita dell'ambiente a misura che Io stanlul'fo ascende, I'esterna prcssione dcl- 1' acqua del recipiente spinge le valvule emissorie conlro i loro orificii, li chiude, ed impedisce ch' essa rientri nella cassa ; nel mentre che le valvule immissurie aperte dalla csterna prcssione dell' acqua del bacino la lasciano enlra- re e riempicre la crescenle capacita del comparto. Quando in vece Io stantuffo discende avviene 1' effetto conlrario; il comparto superiore della cassa riempiesi di acqua tolta al bacino, e quella contenula nel comparto inferiore premuta dallo stauluffo discendente vien cac- ciata nel recipiente per le aperte valvule emissorie. Di gui- sa che, durante il moto di va e vieni delio stantuffo, I' a- cqua passa conlinuameute dalla cassa nel recipiente con afflusso incessabilmente alternato or dallalto or dal basso comparto. La pompa descritta nella breve nota trasmessa dal sig. Meticke ha la cassa lunga metri 4,09, larga melri 4,55, alta metri 5,80. L'interno lubo o cilindro cavo di ferro entro il quale scorre a sfregamento lo stantuffo ha il diametro di metri 2,24, la di lui allezza percorsa alternativamente dal- lo stantuffo e di melri 2,00. Nel comparto superiore della cassa vi sono 12 valvule immissorie le cui luci misurano insieme la superficie di metri quadrati 2,07 ; e 12 valvule emissorie di egual superficie. Allrettante valvule vi sono nel comparto inferiore. L' asta delio stantuffo e mossa da un bilannere a cui comunica il movimento di altalena una macchina a vapore a media pressiooe ad espansione e con- densuzione, con le caldaie geoeratrici a focolare interno secondo il sistema di Cornovaglia. L'embolo motor e d<-lla macchina ha il diametro di melri 1,01, e la corsa di metri 2,00. La lensione assoluta del vapore di 2 atmosfere e — 190 — ptio esscre spinta fino a 5. La macchina ha la forza di 100 cavalli. L' embolo motore fa 22 corse semplici per minu- to; altrettante ne fa lo stantuffo della pompa, etl in ogni corsa espelle metri cubici 8 di acqua ehe puo innalzare fino all' altezza di 4 metri. Si asserisce che I'effelto utile prodotto da questa mac j china e di 90,91 inetri cubici di acqua elevata all' altezza di I mclro per ogni chilogrammo di carbon fossile abbru- ciato, e che 1' azione conlinua della macchina consuraa in un' ora chilograrami 2,78 di carbone per cavallo. 10 penso che il grande effetto prodotto da questo mac- china non debba lutto attribuirsi alia particolar forma c disposizione dell'apparato idrol'oro: ma che debbasi prin- cipalmcnle atlribuire alia buona costituzione della mac- china a vapore motrice, ed all'ottimo sistema delle sue cal- daie costruite alia maniera di quelle di Cornovaglia. Infatti e nolorio che le macchine a vapore a semplice effetlo, a pression media, con espansione e condensazione, interamenle costruite secondo il sistema di Cornovaglia, coll 1 embolo motore di egual diametro della nostra, danno effetto utile per cbilogrammo di carbon fossile abbru- ciato che monta Ono a 104 metri cubici di acqua elevata ad un metro. Ed e pure nolorio che questo mirabile effet- to e dovulo quasi inleramente al buon sistema delle cal- daie generatriei che utilizzano una grande quantita del calore emanato dal combustibile, alia eccellenle disposi- zione e costruttura della macchina a vapore ed alia efflca- cia di una espansione assai prolungata, che puo spingersi fino a 9 decimi della corsa del pistone. 11 pregio principale del nuovo apparato idroforo pare a me che consista nella comodita ch'esso procura di poter ben disporre le valvule, e di poter dare senza difficolta ai — 491 — loro orilieii una assai grande superficie, la quale serve a moderare la velocita deli'acqua liell* entrata e nella uscila dal corpo di pompa, e quindi a diminuire notcvolmente la perdita di forza viva che avviene nel passaggio rapido da una ad un' altra velocita. Ma credo che i vantaggi, dovuti alia ingegnosa strultu- ra di queslo apparato idroforo, non sieno poi di tanto va- lore, da doversi ad essi principalmente attribuire il grande effetto utile prodotto, piuttosto che allribuirlo per la mas- siraa parte alia bonla delle caldaie ed alia perfezione della macchina mo trice. Con tutto cio non c da credere che questa nuova pom- pa non presenti reali e notevoli vantaggi in confronlo alio altre usate: il singolar suo pregio supcriormenle avverti- to, la sua semplice ed economica slruttura, la grande por- tata di cui e susceltiva, la facilita con cui pu6 coslruirsi, essendo composta in gran parte di materiali elementi dello stesso ediflzio idraulico deslinato a contenerla, la rendo- no anzi appropriatissima al prosciugamenlo di eslese pa- ludi; e puo esscre in molti incontri con gran proiitto ap- plicata anche alle nostre bonificazioni. lo opincrei pertanto rimessamente che si dovesse saper grado al sig. Meticke della graziosa comunicazione, e se gliene dovessero rendere i debiti ringraziamenti. — 192 — SPIEGAZJIONE DELLA TAVOLA Questa Tavola mostra la raacchina costniita secondo il sistema del sig. ingeg. Fynje, ed attivata per 1' asciugamento d' una valle in Dreumel, provincia di Gheldria, in Olanda. In tutte le figure ogni singula parte e indicata colla stes- sa lettera. Le fondamenta pella tromba e pel serbatojo interno souo formate con un letto B di smalto o getto idraulico alto met. 4,50 : gli altri fabbricati e muri sono fondati sopra palafitte. IVella camera rettangolare a e collocato il cilindro della tromba e. Questa camera ha una lunghezza fra le valvole di met. 4,09 sopra una larghezza di met. 4,35. Essa e cinta da grosse muraglie b. II di sotto della camera sta a met. 4,30, ed il di sopra a met. 0,50 sotto il pelo d' acqua del polder in estate. La tramezza in ferro c divide la camera in due partij ed il pezzo portante il cilindro di tromba, quello delle valvole, e 1' intelajatura sono tenute insieme con bane di fer- ro (I in forma di griglia. II cilindro della tromba e, che ha il diametro di met. 2,24, e 1' altezza di met. 2,60, e appoggiato sulla fondazione me- diante un piedistallo, nel quale sono praticate le necessarie aperture pel libero passaggio dell' acqua. II cilindro attraver- sa la tramezza di ferro c, alia quale e solidamente fissato, ed e totalmente aperto ai due capi, cosicche le due parti della camera sarebbero tra loro in comuuicazione se non ve- nissero separate dallo stantuffo della tromba f. Tanto nella faccia anteriore che nella posteriore della ca- mera si trova in cadaun compartimento un robusto telaio di I f l ' TavIX i\ ■•/ i... i .. — 193 — ferro portante -12 valvule g, le quali hanno insieme una su- perficie di met. quadr. 2,07. Queste si aprono tutte verso 1' acqua esterna, e giacciono sotto un' inclinazione di 22",30'. Cadauna valvola e costruita di legno con fodera di lamiera, ed ha il peso di chil. 0,010 per centiinetro quadrato. In tal inodo i quattro telai contengono 48 valvole, delle quali 24 per 1' entrata e 2i per la sortita dell' acqua. Lo stantuffo /' e di ferro massiccio, guarnito con treccia di canape. Per riunovare la guarnitura o per visitare lo stan- tuffo si leva il coperchio mobile f . Lo stantuffo e attaccato al bilanciere mediante 1' asta di ferro /;, lunga met. 8,80, e composta di due pezzi, la di cui unione cade al di sopra del solajOj e si effett.ua con robuste biette di ferro. Questa asta e mantenuta in direzione da due guide, 1' una sul coperchio mobile f , e l'altra sul detto solajo, e la sua giunzione al bilan- ciere a mezzo del paralellogrammo ne assicura la verticalita. I supporti in ferro k che sostengono il bilanciere sono stabiliti sopra le traverse arcuate di ferro /, assieurate nelle muraglie con tiranti e chiavarde. In senso di Iuughezza sono collocate due robuste travi ro portanti due grossi guanciali di sovero, che ricevono ed am- morzano i colpi della macchina. In quanto alia macchina a vapore non occorre darne un dettaglio. Dessa e una macchina a media pressione, con espan- sione e condensazione ; p e 1' asta dello stantuffo q. Quest' ul- timo ha il diametro di met. 4,01, ed il cilindro ha 1' altezza di met. 2,60, r e la camera di vapore, s valvola a sdruccio- lo, t manobrio, u tromba premente per alimentare le cal- daie v, y condensatore, z tromba d' aria. Le caldaje sono a sistema di Cornovaglia, la pressione del vapore e di 2 atmosfere e pu6 spingersi fino alle 3. La macchina e della forza di 400 cavalli, per ogni colpo dello stantuffo la tromba innalza met. cub. 8 d' acqua, il numero dei colpi della tromba e di 22 per minuto. L' acqua pu6 es- sere innalzata Gno a met. 4 sopra il pelo d' acqua del pol- der in estate. Scric 111, T i/l. 2S — 194 — Dal giornale tenuto dal direttore delio stabilimento du- rante un' intiera stagione risulta, che furono innalzati met. cub. 90,01 d' acqua alia media allezza di un metro per ogni chilogr. di carbon fossile consumato, e che la macclnna a vapore consuina chilog. 2,78 di carbon fossile per cavallo e per or a. ADCN\NZ.t DEL GfORNO 25 6ENRIJ0 IS5S ioi Ieggc il Rayiommento II delta Prosodiu an- tica italiana sul sccondo elemento poetico, V accento del verso, del socio c. P. B. Sorio. Vi ragionai 1' altra volta del primo clomonto del verso italiano, cioe del numero delle sillabe, il quale vi feci vedere che falla o in difetto, o in eccesso nella pronuncia moderna di alcune voci come si trovano scritte nelle stampc dei ri- matori antichi. Or tocca vedere del II elemento del verso, cioe dell' accento, di quello necessario anche in prosa, e che trovasi in ogni lingua, per la quale nella parola accade una sillaba, sulla quale si fa maggior posa che in sulle altre, e nella pronuncia si senle, ondc pronunclato si appella, e che solo d' una voce mcdesima, variamente posio, fa iaivolla mutare il siguificalo, come, per esempio Predict) e ben altra cosa che Predico, ed e pur una la voce, solo v' e traslo- cato 1' accento. Ma perocche nei mss. antichi non trovasi scritto 1' accento sillabico con nessun segno, e si lascio solo alia tradizione vivente e vocale, ed all' uso, per cio alcuni accenti di voci non sono dall'uso e dalla vocal tradizio- ne osservati ; per la qual cosa vedremo in questo r.ngiont;- — 1% — menlo che ne' rimatori antichi ci rieseono errati e zoppi dei loro versi, perclie noil serbiamo colla pronunzia rao- derna 1' accento in alcuna voce, quale si praticava dall' an- tica pronunzia, conciossiache piu non si usa, e fu per an- tico disuso posto affatto in non cale, anzi al tutto general- mcnte si ignora. Questa noncuranza antica dell' accento nel- le scritture anliehe, eziandio quando era pur necessario a far rilevare con qualche segno, non e sola dei niss. italiani, ma eziandio dei latini si dee lamentare, onde forse la vera pronunzia dell'idioma latino e smarrita; e certo altresi nelle greclie scritture antiehe una tal noncuranza di registrare con scgni gli accenti della viva pronunzia si vede chiara da quel- lo che dice Aristotcle, che cine nel discorso a voce il sofisma era men facile che nello scritto a cagion dell' accento; dun- que nella scrittura non era segnalo 1' accento che pur si pro- nunziava. E lo stesso Aristotcle ricorda la controversia sul vero significato dei versi 527 e 528 del XXII! libro delflliade, la qual controversia non potea nascere se la parlicella a qual pronome fosse nello scritto distinta dall'avverbio dinegazio- nc per 1' uso dell' accento segnato nella scrittura, come si trova oggidi nelle stampe. La qual noncuranza dei nostri antichi diede ai lettori sopravvegnenti nel risorgimento degli studii non Iieve impaccio, e quanto riguarda a noi nelle an- tiehe rime italiane veggiamo col presente Ragionamento co- me riescano assai delle volte fallati i versi per la trasposizione dei debiti accenti nella moderna pronuncia. Anche il II elcmento del verso italiano, I' accento, nei poeti antichi dai lettori moderni e guastato, perche divcrsa- mente lo pronunziavano i nostri antichi in alcunc voci dalla pronunzia ora usata da noi. Abbiamo oggidi alcunc voci sdrucciole che gravi si pro- nunziavano dagli antichi, c per conseguenza osscnavano eolla — 197 — loro pronunzia 1' accento, c il battevano sulla penultima, quando noi lo battiamo sulla terzultima, e conseguentemente il lor verso nella loro pronunzia era buono, ma nella nostra pronunzia riesce guasto e zoppo. Ci resta esempio della voce Umile, che recitiamo anche Umile in poesia, e Andtema re- citiamo Anatema, e Congrega Congrega ; c, per contrario, da Mendicare vidi il nostro Poeta Aleardi usare nolle sue Prime storie le voci Mendico, Mendica, uso poetico buono secondo mio avviso ; ed il nostro Aleardi niostra ingegno d' avanzo, e sara non a tratti, ma sempre eccellente poeta se imitera la nobile sprezzatura del nostro maraviglioso Calullo, anzi che la troppo tesa ingegnosita di Properzio, sulla cui imitazione Juvenale da talora nel falso. Ma di parecchi sdruccioli fatti gravi pareechi esempli troviamo no' poeti antichi, che sono andati in disuso, ma che tuttavia bisogna saperli a non volere il lor verso guasta- rc mal recitandolo colla nostra moderna pronunzia. Bianco da Siena, Lauda 17, Str. 10: Annego nell' amore E per amor so' niorto : Non ci truovo litore, Fondo, ne anco porto. Nota Litore per Litore. Oggidi solo si recita Litore lali- nismo di Litus, oris. Sarebbc questo Litore da registrar nella Crusca, la quale esser dee la storia della lingua anlica. Jacopo da Lentino ha Spirito in luogo di Spirito : E parmi uno spirito, Che al cor mi fa sentire, E giammai non son chito (quieto). La Crusca ha Chitare per Qitietare, rimane da registrar- \i Chito pci- nuicto c Spirito per Spirito. Cosi certamente nel Forccllini si costiuna di fare. — 498 — Bonaggiunta Urbiciani recita Ottimo per Ottimo; e Ter- mino per Termino, da registrar nella Crusca. Onde la gioia mia passa I'ottiina Quant' e piu d' alta cinia. Ch' aggio perduto per mal ritenere Quel ch'acquistai in piccolo termino. Fra Jacopone ha Sofislico per Sofislico, Ansia per An- sia, da registrar nella Crusca. Ma molti ha messo in ruina Sofistica teologia (1, i, 10). Or vedessi almen 1' ansia, Con che ogmm morte desia D' esto deinone incarnato (2, 0, 8). E Ser Brunetto Latini ha Lucifero per Lucifero nel Tc- soretto. E quando Lucifero Si vide cosi clero. E Dante Allighieri us6 occiipa per occupa da occupare, c Occupi per Occupi; no si diea per forza delta rima, che tirannia di rima mm vinse mai quel grande, e da imparare piuttosto 1' uso promiscuo di allora nella voce occupa e oc- ciipa. Purgatorii 20, S : clie fonde a goccia a goccia Per gli occlii il mal che tutto il mondo occupa. Ivi 14, r> 5 : Trova le volpi si piene di froda Che non temono ingegno che le occupi. Cosi Comcdia disse e Tragedia, detle ora Commedia e Tragedia. Infemi 10, 129: E per le note Di questa Commedia, Itttor, li giuio, ccc. — ID!) — Infer m 21,2: Altro parlando Che la inia Commcdia cantar non cura. hi 20, J 15: E cosi il canta L' alta mia tragedia in alcun loco. hi 5, J 45: Eudide geometra e Tolommeo. Paradisi 20, 24 : E si come al pertugio Delia sampogna vento che penetra. hi 32, 145: Si che guardando verso lui penetri, (J want' e possihil per lo suo splendore. Queste tre ultimo per Iicenze tlella rima non sono strane anche all' uso moderno. Come vedemmo nell antica pronuncia far gravi lo voci fdrucciole, cosi recitavano similmente gli antichi coll'accen- to siill' ultima sillaba parecchie voci che noi nun accontiamo coll' uso presente, onde i lor versi per questa varia pronun- zia riescono errati, so non seguiliamo anche noi nella recita il loro accento nella finale della voce. Basli I' autorevole esempio di Dante. fnferni 5, 58: Ell' e Semirainis, di cni si legge, ecc. E appresso : Poi e Cleopatras lussuriosa. E Purgatorii 1,9: E qui Calliope alquanto surga. Cosi leggi coi testi piu antichi in penna e stampati. Nel lesto della Crusca (Firenze, Manzani, 1505) cosi si prese a Icggerc : E qui Calliopea '1 quanto surga; — 200 — chi non vede clic non c' era nulla affatto il bisogno dolla eli- sione nella doppia a concorrente, e che la lettera a semplice partiene alia seguerite voce alquanto ? Ma peggio fecero, e seguitano a far tuttavia gli editori che stampano I' un dopo f altro come le pecore fanno senza sapor lo 'mperche : E qui Calliopea alquanto surga. Ecco fatto il becco all' oca. Calliopea non pur c baltez- zala, ma e altrcsi confermata. So non che le sorclle muse non la riconoscono del loro coro per questo nome bastardo e artefatto, che Calliope grecamente, e Calliope italiano al nostro uso si chiama la musa dai versi eroici, ma Calliopea non si nomina che per errore. Anche quel verso Purgatorii 22, 58: Per quel che Clio li con teco tasta, credo nelle stampe alterato sullVsempio della Crusca, la qua- le non seppe rettamente pronunziare Clid, come in antico si pronunziava. Vero e che la Crusca non porta nessuna va- riante de' suoi cento Codici, ma ne' testi a penna piu vecchi, nonche in alcune stampe prima della Crusca fatte abbiamo il verso cosi : Per quello che Clio teco li tasta ; e la alterazione testuale fu fatta comune dalla Crusca, e da chi ciecamente la seguito. Cosi come Clio, recito Dante ac- centata la voce grcca Lete. Purgatorii 55, 96: Siccome di Lete heesti ancoi. Non ebbero possibilita gli editori e la Crusca di alterar questo verso, c il lasciarono come sta nella voce autentica e germana di Dante Lete per Lete, rimancva che la mutas- t>oro in Leleo da accompagnare con Monna'Calliopca. Ma quell' altro simile verso, Paradisi I>, 06: Come Jepte alia sua prima mancia. — 20i — il quale eosi si legge in parecchi tesli anticlti cd in penna <■ slampati,fudalla Crusca alteratocosi(Manzani,Firenze 1595): Come fn Lepte (sic) alia sua prima mancia. Questo errore di stampa (Leple) si trova identico nella edizione del Landino Venezia. Qual conseguenza e da trar- ne ? E gli editori seguenti corressero il fallo di stampa Lepte e scrissero Jepte, ma la Iezione lasciarono come e nella Cru- sca. F> vero che la Crusca fa supporre non ci essere ne' Icsli a penna, o nelle stampe antiche varieta testualc, ma sulla pa- rola autorevolc della Crusca non bisognava cosi ciecamente stare; la quale del suo vi aggiunse la voce fit per ridurre il verso alia voluta misura nella moderna pronunzia Jcpte, che si dovea pronunciare J epic: Come Jcpte alia sua prima mancia. <:osi leggi, e non colla Crusca: Come fu Jepte alia sua prima mancia. \nchc f altro verso, Paradisi 21, 6, ne' tesli anlichi cd in penna c starapati si legge: Fu Semele quando di cener fessi. Cosi legge anclic il Testo dell' ottimo commentatore an- lico. Vedi sua nota. Ma la Crusca non seppe leggere Semele e lesse Semele; ed il verso die riuseia guasto di fantasia riformo posponendo la voce fu a Semele : Semele fu quando di cener fessi. lo ne' tesli jiiii antichi, c D. Perazzini ne' suoi leggem- nio : Fu Semele (jiimido di cener fessi. La Crusca non porta alcuna variante de'suoi cento Codici a questo passo; ma io non son poi obbligato a credere che per questo leggano lutti conforme alia nuova Iezione della Crusca. Anrhe i seguenti editori stamparono e stampano luUa\ ia : Semele fn quando di cener fessi. Ammiro la rivcrenza a quel testo della Crusca in tal pas- Serie III. T III. 26 — 202 — s«> che rivercnza non merita, porch 6 riformato ad arbitrio ed a libito senza bisogno di sorte. E piu sarebbero in Dante questi esempii delle voci ac- centate alia loggia antica se la lezione non ne fosse alterata dai copiatori dove hannopotuto con lieve trasmutaraento di voce recare il verso alia volnta misura eziandio colla moder- na pronunzia. E da vedere una nota nell' ottimo nostro dantista D. Bartolommeo Perazzini, che da ben cinquanta anni appunto la Crusca di simili guastamenti arbitrarii, ma non la ancora ascoltato. Aneha il Petrarca legge greeamente accentato Ippomenes. Trionfo d' Amore, cap. 2 : E seco Ippomenes che fra cotanta Turba d' amanti, ecc. AJtre volte al contrario gii anticbi poeti, ed altresi i pro- satori nclla lor vecchia pronunzia 1'acccntoehe or battesi neila finale, battevano nella penultima sillaba della voce, o piii indietro ; ne dee reear maraviglia se in cio seguitavano i nostri anticbi il gusto del tempo in cui vissero, come noi seguitiamo quello del nostro ; ma bisogna por mente die i nostri anticbi non poteano sludiare quel gusto che molti se- coli appresso doveva sopravvenire ed usarsi da noi, ma noi si die possiamo, per contrario, e dobbiamo studiare il lor gusto ed uso antico, a voler noi ben leggere colla loco pro- nunzia i lor versi, e non alterarli e guastarli per mala reci- ta e non vera pronunzia. Noi, per esempio, recitiamo Trinitd, Felicild, ma i nostri anticbi cosi recitavano Trinila, Fclicita. La voce Fratemitd recitavano piii volentieri Fraternita, e noi recitiam tuttavia Confralernita ; e Tribii non pronunziavano i noslri piu anti- cbi, ma Tribo. Onde Dante: Purgatorii 51 : Se dimostrando del piu alto tribo. — 203 — Ed a quest*) proposito il dolto Borghini. Orig. Firenze 277, dice cosi : Resta a parlare delta trioii ami del tril>o, come quesla voce pronunziavano i nostri antichi e maestri delta lingua. E come Trinita per Trinita pronunziavano i nostri antichi, cosi Fra Jacopone da Todi voile aver pronun- ziato Carita per Caritd in quel suo verso (I, J, 56): Damnii in fede un alto loco, Di carita ardente foco. La stampa citata lcgge: Di caritade ardente foco ed il verso ne e guasto a gran pezza. Simile trasposizione dell' accenlo dalla finale alia penulli- ma sillaba abbiamo anche in Dante, che Podesta recita per Podestd, ool latino Poteslas. fnferni 6: Quando verra lor nimica podesta. E similmente Fra Jacopone da Todi pronunzia Maiesta per Maiesta dal latino Majestas. Che tutta questa gesta Piacera all' alta maiesta* E simile Ones t a per Onesld col latino honestas recito Barberino Docum. d Amore: Ma chero a lui che onore Faccia, ch' egli aggia di sua vita onesta (onesta). E Ciullo d' Aleamo : Avere me non pnoi in tua podesta. E Dante disse Pieta per Pietd, latino Pietas : Non vedi tu la pieta del suo piauto ? E Rinaldo d' Aquino ha Finera per Fincrd futuro di Fin are. Sempre di lor de 'Y uomo avere spera (speranza) Chi cosi fa certo bene finera. E Bonodico Notaio da Lucca Del Sonelto : Vow so ra — 2U4 — gum, ma dun per pensero, cosi recita il VII verso : Latino come sento, respondero (res pond era). Ed il Barberino, Docum. d J Amove: Ma guardin' in iiuel libro eec. Lo qual io scrissi, e mando A lei, che me 1 cumando (comando). Quesle licenze, per non dirle usanze, dell' antica pronun- zia toscana si deono sapere a chi voglia dare in luce corret- te c illustrate le rime antiche, e non sono cose da trascurar, ne da ridere, benche sieno i;ia ite in disuso oggidi. Sen/a studiare e sapere quesle capresterie, pur cosi nominandole, de' poeti anlichi, si dara quella eolpa agli anlielii maestri, la quale e meglio, anzi e giuslizia di dare a noi, elie guastiamo ignorantemente i lor versi, perch e non li sappiamo'ben leg- gerc, ne recitarecoi loro debili accenti ; e sevorremo di fan- tasia, ed a caprieeio emendarne la misura recandoli alia no- stra pronunzia, faremo cio che fu fatlo anche troppo finora dai copiatori e dai triviali canlori laudesi, e dagli editori delle slampe, eioe guasteremo le nostre magistrali scritlure antiche. Per esempio in Fra Jacopone (i,2, 0) legge la stam- pa citata cosi : Se mamma arvenisse, che raccontasse Le pene elie trasse in niio nutrire. La notte abisogno (sic) che si rizasse, Et mi lattasse con freddo soffrire (con soffrir freddo). II terzo verso ad avere il metro degli altri vuol la lezione abisdgno per abisogno come ne" surriferiti esempi. E altresi da notare nel primo verso la congiunzione Se voler essere in modo ottativo, come in latino la corrispondente voce Si e registrata in questo modo ottativo dai Forcellini con classici esempi, § 6 : Hem opiandi pro Vlinam; Vjrg. 6, /Eneid. 18G; I'ei-s. 2, 10, etc Giuntu da fare alia Crusca. Allro escrnpio ne vedi in Fra Jacopone (">, !(>, 9). — 205 — S' io potessi invenire Alma che m' intcndesse E coriloglio mi avesse. Ma dee la nostra ela saper grado all' infaticabile profes- sore Vincenzo Nannucci teste rapito da morle eon danno ii •- reparabile alia letteratura toscana. Ei^li qnesti areaismi della lingua nostra raccolse, eon sana critica sceverando dalla falsa la vera lezione a poterne illnstrare e le vere origini della lin- gua, e la vera lezione, e la intelligenza dei nostri classic] au- tori. Ma dobbiamo altresi saper grado al sno mecenate ingle- se Lord Vernon, senza il cui generoso soccorso in danaro eosi dotle seritture e cosi benemerite sarebbero tnttavia voce avverbiale poithc si dee sciogliere nelle n una affeltata magniloquenza. Ma biso- gna udire come ne parla con grazia quel bizzarro ingegno del Giusti sopra lodato : « Qucsli gramalici presero a coman- » dare a bacchetta ; iniposero leggi e confini alia » lingua senza conoseerla hilla quanta; turati gli orecchi alia » voce del popolo, che gliela parlava schietta eviva, s'abban- » donarono a un gran seartabellare di scritture per trarne » (ante filze piu o meno lunghe di vocaboli, quanle sono le u lettere dell' alfabeto. Poi, chiuso il libro, gridarono come » Pilato : Quel che e scritto e scritto ; ma il popolo seguito » a parlare com' era solito. Di qui la funesta divisione di lin- » gua dotta e lingua usuale ; in famiglia si parlo a un modo, » a tavolino si scrisse in un allro. Contro cerii modi intesi )) da iutii, ma non usati dagli scrittori, s' incomincio a gri- » dare : Basso, triviale e disadorno ; e apparve la Ievigatezza, » ma 1' evidenza, la proprieta e 1' efficacia se n' andarono. » Dice benissimo il nostro Giusli, ed ottimamente fece egli di raccogliere dalla viva voce toscana del popolo i suoi pro- verbii, ed il P. Bresciani Borsa ben fece di razzolare dalla viva voce del popolo toscano le parole tecniche delle arti e mestieri, e le grazie vere della lingua non registrate per av- venlura dalla Crusea, n6 forse usate ancora da' suoi scrittori finor conosciuti e allegati. Ma anche quanto agli accenti pro- nunciati i severi gramalici hanno imposto le loro leggi prima di ben imparare e conoscere tulta quanta la loro faccenda in iutte le scritture almeno piii antiche e classiche, le quali fan- no pur testo di lingua anche nei documenti del loro processo che chiusero da Pilato : Cib che e scritto e scritto. A quest' uopo della pronunzia accentuata cosi, o cosi era : len da sludiare le rime antiche, ed il Fra Jacopone da To- di, e le Bime dell' Allighieri, ma in una edizione veramente genuina e corretta, non colla gramalicn, si coi piu vecchi e — 211 — fedeli codici mss. Conciossiacke qucsta faccenda altresi degli accenti cosi pronunciati al suo debito luogo, come erano da- gli autori antiehi die scrissero, e troppo bene in servigio eziandio delia prosa parecchie voile, non che della poesia ; ma questo fallo non puo sicuramente determinarsi con veriia se lion suH' appoggio dei versi, onde e bisogno fame uno spo- glio sulle lezioni vere ed autenliche degli autori, e di questi arnesi arricehire la Crusca, la quale dica col proprio acccnto segnato come fu recitata variamente la voce, e da quali au- lori, ed in qual loro luogo della scrittura, cbe sia testo di lingua. Ma cosi recitati i versi nelle stampe di Crusca colla quantita delle siliabe e coi loro accenti falsati, cioe non con- fonni alia viva pronunzia di cbi !i scrisse, resteranno i noslri studiosi ignoranii di quesli arnesi poetici della lingua, e si i maestri di lingua, e si i loro discepoli in questa faccenda non sapranno mezzo !e messe, come dicevano i nostri vecchi To- scani colle solile loro allusioni alle cose piCi popolari, le quali sempre furono le religiose e di chiesa. Questa omissione degli accenti sillabici nella poesia se- gnati colla viva pronuncia genuina degli scriitori, non pure ha non poco guastata la lingua nostra poetica antica c la greca, come vedemmo, ma anche la lingua ebraica tanto ne ebbe a soffrire cbe le poesie originali ebraiche della Bibbia furono per tanli secoli crcdule pura prosa, senza il metro del verso; o almeno disperarono di piu poterlo trovarc (I). Parecchi autori di primo grido molte cose lianno detto in (1) 1 punti medesimi ebraici, cioe le vocoli si creduno aggiunti 8i testu qualche secolo dopo la distruzioue del seconds tenipio di Geiu- salemme; saranno duuque autentici tolli ed in ogui sua parte ? Ve ■ si 1' opera di Bustorfio il figlio De puncforum vocalium <'t accentuum o.-i- ginej et antiquitate. Ecco donde le varianti del T. Ebraico preseute dai LXX, dalla Vol- gata, e dalle altrc antiche versi' i — 212 — talc question*.', argomentandosi di trovare no 1 sacri libri chi tin metro, chi un allro ; alcuni di loro volendoli ritmici, altri rimati, ed altri a guisa de' greci d'ogni maniera, eniun forse ci e stato per tanti secoli ehe pienaruente soddisfacesse. Cio avvenne perehe la tradizione vocale, e 1' uso della pronuncia e della reeita viva nelie scrilture non fu notato, e forse non fu notato perehe questa era cosa di troppo connine uso a tutti, ne v'era a quel tempo antico quasi nessuno che di que- sta regola scritturale abbisognasse, onde Giuseppe Ebreo, s. Girolamo e Filone solo per incidenza fanno menzione ehe esametri e giambi si trovano nella Bibbia. Ma il vero sistema del metro ebraico fu la controversia perpelua dei dotli senza aleun risultato soddisfacente. Questo si vede a' di nostri otle- nuto dall' ottimo orientalista, da morte rapito alio letiere, i! P. Secchi Seniore Gesuila, nella sua opera della Catledra Alessandrina di S. Marco in Venezia, la eui difesa da aleune censure fu sostenuta valorosamente i ro, che pel Vicentino si annunzia- no L. 500,009 di seta greggia prodotta da 1176 ealdaie. — 221 — mentre ncl Friuli a produrre un' egual quantita di se- ta greggia si annunciano caldaie 5000. Invcco il prodotto del vino e dalla Camera di commercio vicentina esposto per I' epoca anteriore alia crittogama in botli 85000 (o ettoli- tri 774,452) e ijuesta cifra torna abbastanza credibile. E per- tanto evidente che questi due principa'li prodotti, anehe ridot- li ai piu veri loro termini, rappresentano per Tuna e per fal- tra provincia una rendila di dodici a quattordici milioni di lire. Si pensi ora alia perdita to tale del vino negli ultimi an- ni, e alia perdita gia in parte ineomineiata dei bozzoli. Si ponga d'allro canto attenzione alia forza economica della pro- priety stabile delle due provincie, forza rivelata abbastanza dal loro eataslo eensuario. E sara presto inteso quale sia statu ne- gli anni ultimi e quale possa cssere nei vicini la condizione della propriety stabile. Se qualche cosa rcstava a desiderarein questo argomento, quesl'era elie le Camere di commercio no- tassero ancor piu la deeisiva influenza elie deve escreitare sul commercio e sull'industria del nosfro paese lo stato della pro- duzione agrieola, c eio premesso ragionassero poi della ur- gente necessity l.° di diminuire le imposte fondiarie che ag- gravano quest' ultima; 2.° di perequare non solo le provincie dellantico dominio veneto con quelle del manlovano e del milanese, ma aneora le provincie del nostro regno con quelle delle al're parti dell' Impero, nelle quali comunque un nuovo cmiso sia islituilo sulle stesse basi del nostro, pure la imposta ordinaria vi c lenuta nella assai piu mite misura del I6p. 0/0 ; 3." di porre un modo alle sovraimpostecomunali, le quali ncl Friuli s' indicano pareggiar le erariali e nel Vicentino di po- co sono inferiori. E questo il luogo di notare, che la Camera vicentina ha peccalo di esagerazione non solamenle nellindicare il prodot- to complessivo dei bozzoli, ma si aneora nclfesporrc o meglio 222 slimare quelli unilarii per eampo del frumento, del granotur- co e del riso. Anche qui raanifestasi la necessita di conoscere minutamente gli cleraenli, ed il metodo cho servirono a rica- vare le medie esposle in questo argomento clie d 1 alira parte non enlra nelle attribuzioni della Camera. Calcolare, p. e., il prodotto del frumenlo da 25 a 50 slaia nei lerreni migliori, da 8 a 10 neglmferiori, e da circa Hi nei medii e eosa pro- babilmente assai lontana da'la esattezza. II prodotto maggiore sara vero in pochissirai Condi, il minimo e il medio non lo saranno in nessuno. E lo stesso deesi ripetere riguardo alle slime dalla Camera vicenlina esposle sui prodotti del grano turco e del riso. Invece il Rapporto friulano ci presenta cifre determinate tanto sulla quantita dei prodotti cereali come sui loro prezzi. La scarsiia del prodotto e qui cerla prova dello slato non prospero in cui si trova 1' agricoltura In generale, tranne il prodotto della seta clie da un de- cennio segna un progresso in ambedue le provincie, e, tranne il prodotto del vino sui quale non e possibile istituir parago- ni, gli altri prodotti agricoli sono affatto stazionarii, come e stazionaria o quasi la popolazione, grave sintomo questo che merita da parte di iutli la pin seria attenzione. Passando alfinduslria, i principali suoi rami in Friuli so- no la trattura e toreiiura delta seta, annoverandosi cinque opi- ficii di toreiiura a vapore e cinquantacinque conalberi a ma- no, lilatura, tintura e toreiiura dei cotoni, concia delle pelli, raffineria dello zucchero, fabbrica di carta, seghe di legnami, uon potendosi del resto ne mettere fra le industrie il prodotto dei bozzoli, ne far gran caso delle fabbricbe di birra, necon- siderare come abbastanza rilevanle la coltelleria. Nei Vicenlino 1' induslria c piu svariata, ma nemmeno jiel Vicenlino essa assume una grnnde imporlnnza. I torci^oi — 223 — di sela, ch'erano cinquanta al principio del seGolo, sono ora dieci soltanto.Ai drappi di seLa sono ora dedicati soliquaran- tacinque telai semplici e quindici alia Jacquard in tutta lapro- vincia, quando un socolo fa nella sola citta capoluogo questa industria contava 5000 telai. Anche ii lanificio, assai prospero Del secolo passato, era caduto in basso alio spegnersi della re- pubblica veneta. Ora e tomato in fiore. II lanificio di Schio, Thiene e Valdagno impiega 7920 lusi. E i panni del signor Rossi di Schio sostengono con onore il confronto delle mani- fatture forestiere. Anche le fabbriche tli terraglie si mantennero semprenella provincia Vicenlina, ma senza seguire i miglioramenli altrove inlrodotti nelle arti ceramiche. Appena adesso una qualche fabbrica, quella dei signori Pesaro specialmente, attende a far- si migliore. L' industria dei cappelli di paglia introdotta da due secoli nei Sette Comuni v' impiega anche presentemente 5000 in- dividui. Allre industrie minori, cioe quelle delle manifatture di fer- ro, della carta, della terra cotta, delle seghe di legname sono pressoche stazionarie. Questo e quanto si puo nofar sull' industria. Del com- mercio si puo dire aneor mono. Egli e quale importano che sia le trislissime condizioni del possesso fondiario, e lo svilnp- po sempre misero delle industrie manifatturiere. E quasiche non bastasse la scarsita degU alimeuli che l'agricollura e I' in- dustria possono dargli, il commerciosi trova contrastato dalla somma difficolla di ottener capitali, dagl' impedimenti doga- ttali, dalle inquisizioni degli uffizii d' imposta ecc. ecc, cose lulte die le Camere di commercio non tralasciano di lamen- l;nv. E pertanto non avevano bisogno di essere dimostrati con 224 nuove c pi to accurate ricerche stalistiche c solo avevano biso- gno di essere cbiaramente espressi, e lo furono, i voti dclle Camere di commercio che versano I ,° sulla necessita di provvedere alia silvicultura ; 2." sulla necessita di mettere a profitto le acque, e spccial- mente per il Friuli sulla opportunita di effettuare il canale di derivazione dal Ledra ; 5.° sulla necessita di sciogliere i vincoli feudali nel Friuli e le decime nel Vicentino ; 4.° sulla urgenza di altivare un regolamento di polizia rurale ; 5.° sulla necessita di attivare istituti di credito; G.° sulla necessita di raitigare i dazii d' entrata delle pelli crude, di levare i dazii d'uscita della seta greggia, di diminui- re i dazii di consumo sulle carni, di togliere le dogane interne, di riformare la legge 1811 sul contribute) arli c commercio, di abolire la tassa sulle rendite; 7.° sulla necessita di correggere gli ultimi comparlimcnli ferriloriali ; S.° sulla opportunita di adottare il sistema metrico dcci- male. E cosi via. E qui alle cose dette con molta saviezza dalle Camere di commercio mi pcrmettero di aggiungere poche osservazioni. Notero prima di tutlo che i vincoli feudali non solo im- pediscono il libero trapasso delle propriety, ma portano inol- tre un serio ostacolo a quelle istiluzioni di credito fondiario che pur offrissero aiuto di capital! all' agricoltura. In seeondo Iuogo, quanto alle decime, se la provvidenza del Governo ottenne nel recent e Concordato con Roma che 1' abolizione delle decime negli Stall eredilarii tedeschi venisse sancita dal potere ceclcsiastico, parmi polersi fondalamente sperare che le Provineie Venete non saranno per risentire da — 225 — quel raedesimo Concordato il gravissimo danrio die lo deci- me sieno qui confermate nel loro principio senza die siano sottoposte al civile rimedio della loro redenzione. E vi sono poi le decime laiche, per le quali nessun ostacolo si presenta a dichiararne ia via legislative la soppressioae salva 1'inden- nila. In lerzo luogo mcrila una seria attenzione anche lo stalo igienico delle campagne, La pellagra, che al cadere del passato secolo era quasi ignota nel Veneto e solo eominciava a mo- strarsi nella bassa Lombardia, ha preso in quesli ullimi anni un grande sviluppo dovuio per avveniura a niolte cause iu- sieme cospiranti. Bisogna assolutamente che si provvegga a impedirne le slragi se non per senso di umanita, alnieno ael- 1' interesse dei possideali c dello Stalo medesimo. Un altro argomento dimenlicato dalle Camore di com- mercio e quello dei consorzii di difesa, di scolo, e d'irriga- zione. I quali, e specialmente gli ultimi, hanno urgenle biso- gao di esscre mcglio organ izzali. Del resto non deve farsi colpa alle Caniere di commercio se non preslarono una parlicolare attenzione a questi argo- menii, i quali la produzione agricola piu propriamente ris- guardano. Esse devono invece venir lodate per cio che han- no fatto ed esser proposte ad eserapio alle Camerc delle altre provincic. Solo quando tutti i rapporli vengano pubblicati si potranno introdurre aiiglioramenti ed uniformita nella loro compilazione c si potranno avere elemenli atti a suggerirc foadalc induzioni. il s. c. cav. Alberto Parolini lc-gge la seguente Nota. III. T III 29 — 220 — N O T A sulla sosjiensione temporanea nel corso dell 1 Qliero, avvenuta nel yennaio di quest' anno. Le sorgenti dell' Qliero, nella valiata del Brenla presso Bassano, offrirono nel niese scorso un fenomeno cosi sin- golare cd insolito, clie ho stimato opporluno di fame un breve rapporto all' i. r. Istiluto nel desiderio che ne venga conservata memoria, Dalle caverne o grotte di Oliero prende origine un con- siderevole volume di acqua limpidissima, che, come alcuni dei presenti avranno veduto, dopo un breve e rapido corso si scarica nel Brenta, del quale, dopo il Cismone, e uno dei principali confluenti. Qnesto piccolo fin me nel breve suo corso da movimen- lo a varie mote di carliere e mulini da macina, da cui dipende il piincipale sostentamento di quegli abitanli, ed esso richiama frequenti visite di ibrastieri per la singolarila delle sue grolle, dalle quali eseono in copia e senza inter- ruzione onde fragorose e spumanli. E qui slimo non sia per riuscire discaro, ch' io ricordi il seguente Iclrasllco det- lalo dal non mai abbastanza compianto Patriarca di Ve- nezia Eminentissimo Cardinale Monico, che dall'impeto della soigente e dalla brevita del suo corso seppe trarre un av- verlimenlo morale. Ul cilus undisonis erumpit Olerins (tutrix, El mux Medoaci proflnit in gremium ; Sic nus, hat, ctleri passim dilubinwr aevo, El Itimulus cunas est prope cni'jne suns. — 227 — Qucste sorgcnti, la di cui altuale temperatura si roanlie- no agli otto gradi di Reaumur sopra lo zero, nel giorno nove del passato gennaro alle ore undici delta matlina ccs- sarono ad ua tralto il loro corso, di tal maniera cherimase asciutto il lotto del fiume tappezzato da quelle verdi erbe crittogarae, che danno all' acqua una tinla verdognola so- migliante al colore dell' olio, dal che forse provcnne il nomc di Oliero a quel piccolo fiume. Una cosi improvvisa mancanza deli' acqua, e!ie a me- moria dei piu vecclii abitanti del villaggio non aveva mai avulo luogo prima di quel giorno, ingenero grande sorpresa niisla a limore, che qualclie sinistra catastrofe fosse per sopraggiugnere, e si aspcthivano di sentire da un momento aH'allro traballare il terreno sotto ai picdi o di vedere grossi mneigni rotolare giu da quegli erti dirupi, che quasi verli- calmenle sovraslano al fiume. Cessati gli effetti di quella prima impressione pensarono allora alle fatali conseguenze eui sarebbcro stati soggetti per la mancanza delle acque, se realmente fossero queste scomparse, o se si fossero aperta una diversa strada in allro luogo. Sarobbero coi la\ori stati tolti i mezzi neccssarii alia loro sussistenza. In tale penosa incortezza rimasero per tulto quel giorno r ia nolle seguente ; quando, a loro grande consolazione, nella matlina del giorno nppresso alle ore sei antimeridiane Ic sorgcnti riprescro il loro corso ordinario ed ogni traccia dell* insolito fenomeno scomparve. La medesima interruzinne subirono eontemporanea- raente le sorgcnti della Rea presso Campese, altro villaggio siluato verso liassano Ire mig'ia all'incirca lungi da Olierct, le quali sebbene di minore importanza si trovano peio oelle circostanze identiche n quelle di Oliero, cscono cioe da roc- ce del pari appartenenti al terreno jurassico erain ntemenle _ 228 cavernoso, e dato movimento ad alcunc ruote, dopo breve tragitlo si scaricano nel Brenta. La conformila delle eirco- stanze gcologiebc c la coincidenza di leggieri intorbidamenti cui vanno soggette le acque dell' Oliero e delia Rea, come pure quelle al ponte Sufnolo sopra Valslugna, distanti quc- ste forse due miglia dalle prime, mi avevano falto supporre da gran tempo, ebe tulle derivassero da un comune lago sotterranco ; I' attuale simultanea eoncordanza di un eosi strano fenomeno da a quella supposizione Y aspetlo della certezza. E noto ebe gli strati della dolomite sopra le grotte di Oliero sono tagliati da filoni di rocce ignce o trappiche di varia spessezza, pin o meno inclinali, taholla quasi verticali, i! contatto de'quali fece subire alia calcaria una cosi forte mo- dificazione da trasformarla in marmo statuario, alterazione quesla comune a molte altre localita e bene conosciuta dai geologi. Saggi di quel marmo furono pin di una volta fatti conoscere a quesla i. r. Accademia delle Belle Arti. Cio premesso, se si volesse tentare una qualcbe spiega- zione inlorno all' accennata improvvisa sospensione del corso dell' Oliero, 1' origin. 1 del quale senza dubbio proviene da un grandioso accumulamento di acque raccolte nelle estesissime e profonde caverne di quella montagna, da con- siderarsi come un vasto lago sotterranco, di cui quelle sor- genti rappresentano il natui'ale e perenne emissario, si po- trebbe supporla cagionata dal eonlinuo lavoro dissolvente delle acque d' infillrazione sulle ]iorzioni della calcaria mo- dificata, clie stanno ad immediato contatto della roccia pi- rica. Corroso per la! guisa il nalurale rivestimeoto o soste- gno del filone, trovandosi quest' ultimo isolato, avrebbe ce- duto alia pressione delle aoqin 1 di quel sotterranco serbatoio, e spostandosi, avrebbe lasciato alle medesime invadere altre — 229 — cavita non prima da esse occupate, ed in conseguenza di cid si sarebbe operato un abbassamento considerevole nci livello del lago, in guisa da sospendere momcntaneamente la emissione delle aeque per I'ordinaria loro uscita. Compiutosi in poche ore il riempimento delle nominate cavita e ristahi- litosi il primiero livello nelle acque del lago, ripresero que- ste il consueto loro corso nell' alveo dell' Oliero. Fra lc ipotesi cbe possono venire immaginate in propo- silo, io repulo essere qucsta una non improbabile, e senza pretendere di voler indovinare la causa recondita del men- tovato fenomeno, credetti non fosse inutile di leggere la presente nota, alio scopo di riehiamare sopra il medesirno f attenzione dei dolti membri di questo Islituto, trattandosi di un fatto avvenuto in una delle nostre provincie. Elenco dei doni presentati all' Istituto, dopo le adu- nanze del 27 e 28 decembre 1857. Giomale delle scienze mediche, deW Accadcmia medico-chi- rurgica di Torino. Volume XXX, N. 25. // Crepuscolo. N. 52 del 1857, e N. 4, 2, 5 del 1858. — Milano. Letlure di famiglia, edite dal Lloyd austriaco. — Trieste, punlata I2. a del Vol. V. Revue agricole industrielle, della Societa d' agricoltura di Valenciennes. N. 5, novembre 1 857. The transactions, ecc. (Transazioni dell' Accadcmia delle scienze di S. Louis). Vol. I, N. I . — 1 857. — (Stati Uni- ti d' America). Vroccdiny, ecc. (Atti dell' Accademia delle scienze nalurah — 230 — di FiladelGa). IV trimestre del 185G, e I trimostre del 1857. Catalogue of human crania, ecc. (Calalogo della collc/ione dei cranii uraani, dell'Accademia dclle scienze naturali di Filadelfia). Filadelfia 1857. Smithsonian contribution, ecc. (Conlribuzioni scientifiche Smitsoniane) Vol. IX. — Wasingtou 1857. Statistical report, ecc. (Rapnorlo statislico dclle maiallic e raorlalita nell'arraata degli Slali Uniti, dal gennaio 1859 al gennaio 1855). — Wasington I85G. Lo Spettatore. N. 52 del 1857, e N. 1, 2, 5 del 1858. — Firenze. V Osservatore. N. 294 al 297 del 1857, e N. 1 al IG del -1858. — Trieste. Gazzella di Verona. N. 503 al 505 del 1857, e N. 1 al 9 del 1858. — Verona. Gazzella di farmacia e di chimica. N. 52 del 1 857, e N. I del 1858. — Venezia. L' Annolatore friulano. N. 55 del 1857. — Udine Bulletin de la Societe imp, des naluralistes de Moscou. N. o, del 1857. Sulla possibilild di conlraric correnti elellriche simullanee. Memoria II del prof. G. Belli. — Pisa 1857. Alii dell " i. r. Islitulo lombardo. Vol. I, fasc. I. — Milano \ 858. Memorie dcll'i. r. Islitulo lombardo. Vol. I, fasc. I. — Mi- lano 185S. Bulletin de la Societe botaniquc de France. Vol. I al IV. — Parigi 185;- 1857. Giornale venelo di scienze mediche. Luglio e agosto -1857. — Venezia. 11 Pungolo. N. 1,2, 5 del 1858. — Milano. — 231 — Uivista contemporanea. Fasc. 48 e 49. — Torino 1857. Reichs-gesetz-blalt, ccc. (Bullettino delle Lcggi dell'Impero auslriaco). Disp. 51 del 1857. Bolleltino deli istmo di Suez. N. 25 e 24. — Torino. V Avvisatore mercantile. N. !, 2, 5. — Vcnezia, * 858. La Specola d' Italia N. I, 2, 5. — Verona 1858. Comptes rendu* hebdomadaires de /' Academie des sciences. N. 25 e 20 del Vol. XLV, e N. 1,2 del Vol. XLVI. - Parigi 1858. Calcoli ed osservazioni su la direzione e locomozione degli Irani, del sig. Costantino Fontana. — Milano 1857. Programma d li i. r. Ginnasio Uceale di S. Alessandro per I' av.no scolastico 1857. — Milano. La Civiltd cattolica. N. IS7, 188. — Roma 1858. Magnetische und meteorologische, ecc. (Osservazioni magne- tiche emeteorologiclie, dal gennaio al decerabre I85G). — Praga 1857. (linrnale delle scienze mediche dellar. Accademia medico-chi- rurgica di Torino. Vol. XXX, N. 24. — Torino 1857.. Nolizie scientifiche, letterarie ed artisiiche deli Ibis. Verona 1856-57. Sulla pazzia. Studii psicologici e patologici, del dolt. Giu- seppe Gerolami di Pesaro. — Livorno 1857. // Raccoglitore ; pubMieazione annua della Societa d'ineo- raggiaraento. Anno Vff. — Padova 1858. Echo medical. N. 12. — Neueliatel-Suisse. Uivista periodica d?li i. r. Accademia di Padova. Trimcstre 5 e 4 del 1856-57, e Fase. XII del Vol. V. // Tecnico. Fasc. VII. Gennaio 1858. — Torino. Archivio stnrico-italiano.y. 1 I — Firenze 1857. Cronaca di scienze, letter e ed arli, d'Ignazio Cantu. Di- spensa XXIV del 1857, e disp. I del 1858. — Milano. 919 — -«>— — Etnograpkische Karle, ecc. (Carta etnograflca della Monar- oliia austriaca, del sig. bar. di Czornig, in 4 fogli). Vienna 1855. Calalogus codicum manuscriptorum de rebus forojulensi- bus, ex Bibliolheca palatina D. Marci Vcncliarum, del- Tab. Valenlineiii. — Vienna 1 S57. Intomo alia conditione ed agli onorarii del medici. Rappor- to del dott. Gaetano Strambio. — Milano 1858. Leltres sur la constitution geologic/lie de quelques parties de la Savnie, del sig. Angelo Sismonda. — Torino 1857. Pel trasferimento nel palazzo di Spagna deW Islttuto Manin. Allocuzione del dott. G. M. Malvezzi. — Venezia 1858. !i title t lino delle scienze mediche, della Societa medico-cbi- rurgiea di Bologna. Decembre 1857. V Educator e israelita. Punt. I del 1858. — Vcrcelli. AWM.ACCAD. 1 817-58 DISI'ENSA QUARTA LAVORI per I' illustrazione topografica, idraulica, fisica, statistica, agraria c medica dclle provincie venete clie si pubblicano secondo I'art. 127 degli statuti interni. (Cuntlimazione della pag. til del presente volume.) — <=&£>■=> PROSPETTO DEI TERRENI 8ED1MTARII DEL VENETO A. TERREM PRIMARII PALEOZOICI. i. Terreno carbonifero. 0, uesto terrono fu recentemente scoperto nella Carnia del Friuii e si compone inferiorraente di schisti argil losi neri e violacei spesso micacei con resli vegetali. Secondo il prof. Pirona contengono altri avanzi organici riferibili ai generi Productus, Spirifer e Cyathophyllum, che si ripetono nelle soprapposte arenarie grigie e neraslre talvolta micacee, nelle qnali ho potulo distinguere minuti frammenti di polipai ap- partenenli ai generi Fenestella, Alveolites, Favosites. Sopra questo gruppo di schisti argillosi e di arenarie si scorgono delle calcarie magnesifere saccaroidi, e delle calca- rie compalle grigie e rossastre percorse da venature di spato ealcare o di barite ora bianca ora tinta in verde dal earbo- Serie HI, T. III. s0 — 234 — nato di rame, nelle quali presso monte Germula e raonle Scarniss si trovarono dei Crinoidi, delle Orlocee e dei Pro- ducing. 2. Terreno permiano ? E assai dubbia I' osistenza di questo lerreno nolle Alpi venete, sebbene il Maraschini ed altri dopo di lui abbiano croduto ravvisare nella calcaria grigia inferiore del bacino di Recoaro un equivalenle dello Zechstein. Recentemente an- che I' Ombuni soscrisse a questa opinione ed al piano di questa calcarea riferisce terreni analogbi di Lorabardia. Tuttavia non pochi distinli geologi tengono per fermo che tanto la calcaria in discorso quanto I' arenaria che vi sog- giace, delta Melassite dal Maraschini, spetlino alia base del Trias e forraino parte del hunters and stein. E per vero I'are- naria rossa, grigia e biancaslra a grossi clementi, i cui strati superiori allernano con quelli della prima calcaria grigia o Zechstein del Maraschini, non pud andare disgiunta da que- st' ultima. Dovranno quindi tutte e due collocarsi insieme nell' uno o nelP altro terreno, secondo che ulteriori esami ehiariranno a quale dei due realmente apparlengano. L'illu- strazione degli avanzi vegetali scoperti nell' arenaria da! chiarissimo prof. A. Massalongo, che vedra la luce tra poco, deeidera la quesfione. R. TeRUENI SECONDAIUI MESOZOICI. 1. Terreno triassico. 3. Arenaria variegata o Bnnlersandstew. In questo piano si comprende una potente formazione arenacea composta di strati ora rossi ora giallognoli ora — 235 — variegati, e cho contiene subordinate delle marne micacee, una calcaria rosso-bruna a struttura oolitica ed ainmassi stratiformi di gesso. Questa arenaria spesso micacea forma la base del Trias nel Vicentino, nel Bellunese e nel Frinli, ed e caratlerizzata dai fossili proprii del Buntersandslein, fra i quali nolererao la Posidonomia Clarae Emmerich irova'ta sul monle Enna,a Rovegliana,ed alTretto nel Vicenlino,e pres- so Agordo nel Bellunese ; la Halobia Lommelii, Wissh. sco- perla nell'arenaria del Bellunese e della Carnia, la Myacites Fassaensis, Wissm, rinvenuta in quella di Recoaro di Cen- cenigbe e deU'alto Friuli, la Nalicella costata, Mrasx, osser- vata a Rovegliana ed in Carnia e {'Ammonites (Ceralites) Cas- sianus, Qienstd., trovato dalFuchs nella calcarea che alter- na coll' arenaria variegala a Cencenighe nel Bellunese. 4. Calcare conchigliare o Muschelkalk. Questo terreno fu distinto eon maravigliosa precision,' dal Maraschini. Esso si compone di una serie di strati cal- cari grigio-nerastri intercalati da marne giallo-brune che ora vengono adeguati alia calcarea di Gultenstein. Nel baci- no di Recoaro e nelle valli vicine si scorge benissimo svi- luppato questo piano che si rivede per esteso tratto nell' alto bellunese e lungo il Tagliameuto nel Friuli. Esso si distingue facdmenle pei numerosi fossili caratterislici che contiene, dei quali citeremo soltanlo i soguenti, Eucrimtcs liliformis, Scblt. ; Dadocrinus gracilis, Buch ; Terebratula vulgaris Schlt.; Spirigeratrigonetta, Schlt.; Spiriferfragitis, Schl* • Spinfer Menlzelii, DuTn.-Pecten discitcs , Schlt.; Lima stria- ta, Schlt.: Gerviilia sociatis, Wis^.; Myophoria cardissoi- des, Alb.; Myophoria ovata. Golhf. ecei — 230 — 5. Arenarie e marne Keuperiane e ealcaria
  • contiene i\ Pentacrinites didactylus dell' Or- Scrie W,T. III. 31 — 242 — bigny. Succedono a questa gli avvicendanienli di marne, di calcaria grossolana, di calcaria compalta intercalafi da Brec- ciole basaltiche e da ligniti, che contengono quel prodigioso numero di fossili onde e contraddistinta la nostra grande formazione nummulitica dei colli subalpini, e del pendio me- ridionale delle Alpi Venete, sui cui altipiani se ne scorge non di rado a rilevanli altczze qualche vestigio. In questa formazione giacciono le calcaree marnose con ittioliti e piante fossili del Veronese, die porsero ampia ma- teria agli studii dell' Agassig, dell'Heckel e del Massalongo. In quanto poi ai fossili contenuti nei calcari grossolani, nelle marne e nelle Brecciole, riesce inutile fame il novero dappoi- cbe si trovano in gran parte descritti nelle opere di Bron- gniart, Catullo, Archiac, Menegbini c d' altri. Ci limitcremo quindi a citarne alcuni che per essere propri di questo terre- no in allri paesi avvalorano la classificazione data al nostro, e sono i seguenti : Sckizasler incurvatus, Agass.; Coitocty- pus conoideus, Agass.; Amblypygus politus, Desml.; Conocri- nus Thorenti, Ore.; Chcmnitzia coslcllata, Orr. ; Eiilima clongata, Orb.; Turritella edita, Sow.; T. Carinifera, Desh.; Natica perusta, Orb.; Neritina conoidea., Lam.; Solarium trislrialum,Y)EsH.; Cypraea Levesquei,J)Bsn.; Voluta amlngua, Lam.; Rostellaria pcscarbonis, Brong.; Fusus Noc, Lam.; Ce- rithium Dufrcsnii, Desh.; C. baccatnm, Brong.; C. CasteUi- ni., Brong.; Spondylus bifrons, Most.; Flabellum Dufrcnoyi, M. ed. Haim.; Trochocyathus simtosus, M. ed. Haim.; Num- mulites complanata, Sow.; JY. distans, Desh.; N. Lucasana, DErR.; N. Murchisoni, Brin.; N. granulosa, Arch.; N. Lcy- meriei, Arch. Haim. i5. Neogeno. Questo terreno si eompone, nel Venete, di marne grigie — 243 — e gialle con bellissimi eseraplari di itlioliti e di piante fossili dell' epoca miocena, di arenarie o Molasse con Spatangus Iloffmanni, Goldf.; Sp. Desmaresti,MxsT.; Scutella Faujasi, Grat. Clypeaster alius, Lam.; Clyp. h'leinii, Goldf.; Clyp. crassicostatus, Agass.; Echinolampas Laurillardi, Agass.; suUe quali giacciono estesi dcpositi di lignili ricoperte da sab- bic, pnddingbc incoerenti ed arenarie cbe contengono YOstrea longirostris, il Pecten Solarium, Lam.; il Pecten sarmenti- cius, Goldf.; il Cerithium tignitarum, Eicnw.,edoss&diCe- tacei. Si distingue questa serie di strati dall' anteccdente, non solo pei fossili, ma ben anco perche vi predominano le ar- gille, le arenarie e le puddinghe ghiaiose, e mancano le calea- rie grossolane a stralificazioni potenti del terreno nummuli- tico. Non essendo possibile tracciare una linea di demarca- zione fra il terreno Mioecno ed il Plioceno seguo 1' esempio del Meneghini e dell' Homes, e sotto la denominazione di ter- reno Neogeno unisco questa serie a quella delle argille c delle arenarie, che sono superiori all' orizzonte dell' Ostrea longi- rosli'is, e cbe porgono indizii del terreno plioceno, merce la presenza del Pecten opercularis, Lam.; del Pecten scabrcllus, Lam.; del Pecten Jacobaeus, Lam.; della Panopaea Faujasi, Men.; del Murex brandaris, Lin. Questo piano superiore del terreno neogeno terraina con dei conglomerati ciottolosi a cemento calcareo argilloso molto coerenti, che in alcuni punli formano deposili di rilevantc potenza. II molare di Mastodon angustidens, Crv., trovato molti anni fa nolle colline ghiaiose del Trivigiano, e che si conserva ncl Gabinetlo Da Rio pre- sumibilmente fu rinvenuto noil' arenaria superiore di questa serie. -16. Pleistoceno. A questo piano potrebbe appartenere la parte* superiore — 244 — dei conglomerali del terreno precedente, ma non abbiamo linora dati sufficient per ritenerlo. Riferisco a quest' epoca le argille con ossa di elefanti, di rinoceronli, di cervo, di Ursus spelaeiis e d' Ursus arctoideus del Vicentino e del Veronese. Comprendendo in questo terreno il Diluvium di alcuni autori mi sembra ben fatto collocar qui i tcrreni plu- siaci, ossia le sabbie gemmifere dai contornidi Leonedo e di Lavarda. II. Quaternari. 47. Alluvioni antiche. Abbraccia questo periodo i deposilFpotentissimi di sab- bie e gbiaie ehe giungono a considerabile allezza nelle noslre vulli, le argille eon ossa di ruminanti di M. Noveguo, le argille delle pianure a cui sono associati depositi di caranto, ed i banchi di ghiaie e di eiottoli die hanno formato quelle emi- nenze che si stendono a guisa di dune in piu luoghi della ve- neta pianura, speeialmenle a poea distanza dalle colline ter- ziarie subalpine. 18. Terreno attuale o moderno. Difficile e segnare il limile ehe separa quest' ultimo mem- bro dei noslri terreni sedimentarii dalf antecedente, ehe anzi sembra connettersi eon quest' ultimo eol mezzo di que' depo- siti di sabbie ed argille posti a qualche profondita che con- tengono searsi resti dell' industria umana ed ossa di animali, che piu non vivono sul sito, ma che apparlengono pero al- 1' epoca attuale. A quesli aggiungeremo le deposizioni dei laghi, dei fuimi e delle lagune, le lorbicre, le stalattili, le sta- lagmiti, i tufi depositati dalle acque minerali ed il caranto che si va tutto di fovmando lungo il lilorale adriatico. Achille De Zlf.NO in. e. GATALOGO DALLE PIANTE CRITTOGAME r.iccolte fiiiora nelle Provincie Venete disposte in serie ejamiglie od ordini naturali oojoo 2 Nome generico della pianta Nome specifier) della pianta F I C E E. SER1E I. - Diatomec ORDINE I. — FRAGILARIEE. 1 DENTJCl'LA thermalis, Kg. Nelle scque termali Abano. d 2 FRAGII.ARIA capucina, Desmaz. Nelle acque dolci sovra altre piante. o 4 5 6 DIATOMA vilreum, Kg. /lyolinum. Kg. vulgare, Kg. tenue, Kg. Nel mare Adriatico. id. Nelle acque dolci. id. ORDINE II. — MELOSEIREE. 7 PYX1DICDLA adriatico, Kg. Nel mare Adriatico. 8 PODOSIRA hormoideSj Kg. id. 9 HEL03ETRA salina/3. concalenata. Kg. id 240 © a> -1 ! i Nome Nome speciGco Luogo £ generico S 2 delta pianta della pianta ove fu raccolta 10 MELOSEIRA moniliformis, Ag. Nelle lagune e nei canali di Venezia. 14 varians, Ag. Nelle acque dolci. 12 orichaleeOj Kg. id. n. o ORDINE III. - SURIRELLEE. 13 SURIRELLA Campylodiscus, Kg. Nelle acque termali di Abano. 14 adriatica 3 Kg. Nei mare Adriatico. 15 SYNEDRA perpusilldj Kg. Nelle acque salmastre del-. P orto botanico in Venezia. 16 angustata, Kg. Fra ie oscillarie delle ter- me Euganee. 17 constricta, Kg. Nelle lagune venete. 18 lunuris, Ehr. Nei t'ossi di acqua dolce. 19 debilis, Kg. id. 20 Vaucheriac, Kg. id. 21 splendens, Kg. id. 22 affinis, Kg. Nei mare Adriatico. 23 superba, Kg. id. u.ll ORDINE IV. — COCCONEIDEE. 24 COCGONEIS moles la, Kg. Nei mare Adriatico. 25 pediculus. Kg. Nelle acque dolci. 26 limbata, Ehr. Nei mare Adriatico. 27 scutellum, Ehr. id. 28 adriatica, Kg. id. n.5 ORDINE V. — ACNANTEE. 29 ACIINANTHES minutissima, Kg. Sulle conserve di acqua dolce. 30 multiarticulata, Ag. Nelle paludi salse. 31 salina, Kg. Nelle saline. 32 longipeSj Ag. Nei mare Adriatico. 53 CYMBOS1RA Agardhiij Ag. id. nTfT — 247 Nome generico della pianta Nome specifico della pianta Luogo ove fu raccolta n.5 ORD1NE VI. — CIMBELLEE. 34 CYMBELLA maculata, Kg. Nelle acque dolci. 35 COCCONEMA cymby forme, Ehr. Nei fossi sovra altre n.2 piante. ORD1NE VII. — GONFONEMEE. GOMPHONEMA abbreviatum, Kg. olivaceum, Kg. curvalum fi. marinum, Kg. subramosum, Ag. constrictum, Ehr. Nelle acque dolci. id. Nel mare Adriatico. Nelle acque dolci. id. ORDINE VIII. — NAVICULEE. 41 42 43 NAVICl'LA appendiculata. Kg. cuspidata. Kg. Veneta, Kg. 44 45 46 47 major. Kg. scalprum, Gaill. acuminata, Ag. curvula, Ag. 48 AMPHIPLEU- RA pellucidiij Ag. V.i CER.ATONEIS A reus , Ag. 50 51 52 53 AMPHORA ovaliSj Kg. UncoJata, Ehr. Venela, Kg. aponina, Kg- 54 BERKELEYA adriulica, Kg. Nelle terme di Abano. Nelle acque stagnanti. Nei fossi di aequa salma stra dell' orto botanico iu Venezia. Nelle acque dolci. Nel mare Adriatico. Nelle acque dolci. id. id. id. id. Nelle lagime venete. Nel mare Adriatico. Nelle terme di Abano. Nel mare Adriatico. — 248 — p Nome Nome specifico Luogo £ generico a del la pianta della pianta ove fu raccolta 55 KHAPHIDO- interrupta. Kg. Sulle Cistosire nel mare ULOEA Adriatico. 56 uticans. Kg. Nel mare Adriatico. 57 HOMOEOOLA- DIA pumila, Kg. id. 58 moniliformis 3 Kg. id. 59 Martiana, Ag. Nei fossi marioi. 60 urbuscula, Kg. Nelle lagune. 61 lubrica, Kg. Nel mare Adriatico. 62 SCHIZONEMA minutum. Kg. id. 63 handle, Kg. id. 64 parvum, Menegli. Nella laguna veneta. 65 bombycinum, Menegh. id. 66 sordiaurrtj Kg. id. 67 Smitliii, Kg. Nel mare Adriatico. 68 adriaticuntj Kg. id. 69 Zanardiniij Menegh. Nei fossi marini a l'ele- strina. 70 MICROMEGA spinescenSj Kg. Nella laguna veneta. 71 polycludos, Kg. Nel mare Adriatico. 72 cornicululurrij Kg. id. n.52 OKD1NE IX. - LICMOFOREE. 73 pobospHEiMn'rieWto, Kg. Nel mare Adriatico. 74 hhipidopho- australisj Kg. It A id. 75 'nubecula, Kg. id. 76 paradoxu, Kg. id. 77 i elongata, Kg. id. 78 \superba. Kg. id. 79 Meneqhiniana, Kg. Nelle lagune venete. 80 (j rand is , Kg. id. 249 — . Nome Nome specifico Luogo 5 z generico della pianta della pianta ove fu raccolta 81 82 83 84 85 L.ICMOPHORA fulgens, Kg. radians. Kg. flabellala, Kg. Meneghiniana, Kg. divisa, Kg. Net mare Adriatico. id. id. id. id. n. 13 ORDINE X. - STRUTELLEE. 86 87 88 HYALOSIRA delicatula, Kg. rectangida, Kg. obtusangula 3 Kg. Nel mare Adriatico. id. id. 89 RHABDONEMA adriuticum, Kg. id. n.4 JRDINE XI. — TABELLARIEE. 90 91 n2 TABBLLARIA flocculosa, Kg. fenestrata, Kg. Nelle acque riolui. id. ORDINE XII. - BIDULF1EE. 92 ODONTELLA polymorpha, Kg. Nelle terme euganee. 93 BIDDULPHIA quinquelocularis, Kg. Nel mare Adriatico. D.2 SERIE 11. — Desmidiee. 94 95 96 97 98 99 100 CLOSTER1UM lunula, Nitz. Leibleinii, Kg. monilifcrum, Ehr. Dianae. Ehr. Cornu. Ehr. slriolatum, Ehr. turgidum, Ehr. Nei fossi di acqua dolce. id. id. id. id. id. id. Serie III. T. III. — 250- i ° 1 £ ! g Nome generico della pianta Nome specifico della pianta Luogo ove fu raceolta Ml 102 STAUROGE- RAS AeuSj Kg. (ubulufum, Kg. Nelle acqne dolci. ! 103 104 PEN turn Brebissoniij Ralls. granulatum, lireb. id. id. ! 105 DOCID1UM Ehrenbergii, Breb. id. 1 106 1(17 , 108 ! 109 ! 110 ! Ill 112 M1GRASTE- RIAS Rota, Menegh. crux-melitensis, Men. nc/ocorniSj, Menegh. id. id. id. EUASTRUM binale, Kg. verrucosunij, Ehr. pecten, Ehr. papilio, Kg- id. id. id. id. I 113 \ lt4 115 116 117 118 COSMAR1UM cucumis, Corda ansatum, Ehr. tetrophtalmum, Men. bioculatum, Menegh. boti ytis, Menegh. margafitiferunii Men. id. id. id. id. id. id. 119 XANTHIDIUM fasciculatum, Ehr. id. 120 ZYGOXAN- THUH Echinus. Ehr. id. 121 122 123 124 125 126 127 PHYCASTRUM orbiculare, Kg. muticum, Kg. cusptdatum } Kg. parudoxutrt. Kg. dilalutum, Kg. muricatum, Kg. uculeahun, Kg. id. id. id. id. id. id. id. 128 129 ! 150 i 131 I 152 SGENEDE- SMUS moniliformis. Kg. oblusus, Meyen. cuudatus, Meyen. acutus, Meyen. dimorphus. Kg. id. id. id. id. id. — 251 — o a> s a Nome generico della piauta Nome specifico della pianta Luogo ove fu raccolta 153 ISTHMOSIRA vertebrala, Kg. Nelle acque dolci. 134 155 DESMIDIUM Swarlzii, Ag. didymum, Corda id. id. 156 137 138 PEDIASTRUM subulifenwi, Kg. biradiatum, Meyen. JSapoleonis. Menegh. id. id. id. 159 140 141 SPHAERA- STRUM tesserale, Kg. pic/um, Meyen. radiation, Meuegn. id. id. id. 142 RHAPHIDIUM fascic.ulatum, Menegh. id. n.49 SERIE HI. — CloroGcee 1RDINE I. — OR1TTO :occee. 143 144 SPHAEROTI- Ll T S thermahs, Kg. lacleus, Kg. Nelle teime euganee. id n.2 ORD1NE 11. - LEPTO M1TEE. 14S 146 HYGROCROCIS nivea, Kg. fasciculata, Menegh. Nelle terme euganee. id. 147 LEPTOiWITlS Ceratophylli, Ag. Nelle acque dolci. D. 5 C RD1NE 111. — SVPROl EGNIEE. 148 SAPROI,EGNlA Candida, Kg. Nolle acque dolci — 252 — Nome generico della pianta Nome specifico della pianta Luogo ove fu raccolta ORD1NE IV. — PALMELLEE. PROTOCOCCUS I 49 ISO 151 152 155 154 155 156 157 158 159 160 161 162 165 164 165 166 167 168 169iANACYSTIS 170 171 172 MICRALOA BOTRYDINA PoLYCOCCUS 173 PALMELI.A 174 175 176 177 17.x 179 COCCOCHLO- RIS roseus, Menegh. persicinuSj Menegh. coeruleus, Ivg. nudus. Kg. crassusj Kg. membraninus, Kg. tliermalis. Kg. julianus, Kg. elliptic us, Kg. paluslriSj Kg. vulgaris, Kg. glomerulus. Ag. Meneghinii, Kg. monas, Ag. alrovirens, Kg. cinnamomeus, Kg. aureus j Kg. Clemenlii, Menegh. sabulosuSj Menegh. piuvialis, Kg. marginata, Menegh. prologenila, Bias. vulgaris, Breb. puncliformis, Kg. cruenfaj Ag. bullosa, Kg. microspore/, Kg. brotryoides, Lyngh muscicola, Kg. hyalina, Breb. slagnina, Spreng. Snpra i muri umidi. Nelle terme euganee. Sopra i legoi fracidi. Nelle terme euganee. Sulla terra umida. Nelle terme euganee. id. id. Fra le piante acquatiche dell' orto di Padova. Nei lunghi inondati. Sui tronchi degli alberi. Nei luoghi umidi. Nelle acque stagnanti. Sulle muraglie umide. id. Nelle vasche dell' orto di Padova. Nei luoghi umidi. Sulla terra uniida. Sulle sabbie del Brenta. Sulle rupi umide. Nelle terme euganee. Nelle acque dolci. Sulla terra uniida. Sui muri umidi. Nelle terme euganee. Nei luoghi umidi. Sui legni bagnati. Sui niuschi. Nelle acque dolci. — 253 9 ° Nome Nome speciGco Luogo 1 £ generico 8 ^ della pianta della pianta ove fu raccolta I iso GL.OEOCAPSA montana, Kg. Sulla terra umida. I 181 gelatmosa, Kg. Nelle terme euganee. ; 182 cryp/ococcoides, Kg. id. 185 livida, Kg. Sulla terra umida. I 184 magma, Kg. Sulle rupi uniide. 185 Paroliniana, Kg. id. 186 TETRASPORA ezplanata, Ag. Nelle acque dolci. 187 bullosa, Ag. id. 188 gelalinosa, Ag. id. 189 lubrica, Kg. id. i 190 PALMOGL.OEA protuberans, Kg. Sulla terra umida. 191 Meneghinii, Kg. id. n.43 i ORD1NE V. — 1DROCOCCEE. . 192 HYDRURUS Vauckerii, Ag. Nelle acque dolci. 193 irregularis, Kg. id. 194 GOMFHO- uponina, Kg. Nelle terme di Abano. SPHAERU ,n.3 1 )RDINE VI. — OSC1LL ARIEE. : 195 SPIRULINA subtilissima, Kg. Nelle terme euganee. 196 thermalis, Menegh. id. i 197 ..Vene<7/»nfana,Zanaid. Nei canali di Venezia. | 198 OSCILLARIA leptomiliformis, Kg. Nelle terme di Abano. 199 Ruineriana, Meuegli. id. 200 dulcis, Kg. Nelle acque dolci. 201 iridescens, Kg. Nelle terme euganee. 202 tenerrima, Kg. Nelle acque dolci. \ 203 Okeni, Ag. id. 204 elegans, Ag. Nelle acque termali. 1 205 brevis, Kg. Nelle acque dolci. I 206 subfusca, Vauch. id. 1 207 antliaria, Jiirg. Sulla terra umida 1 208 tenuis, Ag. Nelle paludi. J 209 limosa, Ag. id 254 — o — Nome Nome specifico Luogo S generico 1 *5 della pianta della pianta ove fu raccolta i 210 OSCILLARIA nigra, Vauch. Nei ruscelli. i 211 anguina. Bory. Negli stugni. i 212 c/mlybea, Mert. id. 213 luticola, Menegh. Nelle terme euganee. 1 214 oma/a, Kg. id. 213 subsalsa, Ag. Nelle lagune venete. 1 216 dubia (1. affinis, Kg. Nelle acque dolei. 217 percursa |3./narina,K.g. Nelle lagune venete. j 218 major, Vauch. Nelle terme euganee. 219 princeps, Vauch. id. 1 220 maxima, Kg. id. 221 verlebrifor//ris,Nenog. id. 222 Cortii, Pollin. id. 223 PHOKMIDIUM conspersum, Menegh. id. 224 lucidum, Kg. id. 22") punnosum, Kg. Nelle acque dolci. ' 226 subfuseum, Kg. id. 227 Meneghinianum, Kg. id. 228 SYMPHYO- THRIX thermalis, Kg. Nelle terme di Abann. 229 CHTHONO- BLASTIS Vaucherii, Kg. Sulla terra umida. 230 paludosus, Kg. Nelle paludi. 231 monticola, Kg. Sui colli enganei. var. muscioola, Meneg. id. n.57 ORD1NE VII. — LEPTOTRICIIEE. 232 LEPTOTHRIX lutea, Kg. Nelle terme euganee. 233 cyanea, Kg. id. 234 kermesina, Kg. id. 235 mamillosa, Menegh. id. 256 Dictyolhrix, Kg. id. 237 rufescens, Kg. Nelle acque dolci. 238 lulescens, Kg. Nelle acque termali. 239 olivacea, Kg. Nelle acque dolci. 240 eompacla, Kg. Nelle acque termali. 241 lamellosu, Kg id. 255 p Nome Pvome speciuco Luogo 2 generico 2 della pianta della pianta ove fa raecolta 242 LEPTOTHBIX foment osa, Kg. Nelle acque termali 245 muralis, Kg. Sulle inuraglie uniide. 244 calcicola, Kg. id. 245 SYMPLOCA Meneghiniana,HL$. Nelle lerme enganee. 246 elegans. Kg. id. n.15 ORDINE VIII. — LINGBIEE. 247 SIPHODERMA Lyngbyaceum, Kg. Nei prati umidi di Abano. 248 nurvatum, Kg. id. 249 compaction, Kg. Sui legni uniidi. 250 tenue, Kg. Sulla terra umida. 251 AMPHITHKIX Meneghiniana, Kg. Sui muri umidi dell' orto di Padova. 252 thermalis, Kg. Nelle terme di Abano. 253 incrustalu, Kg. id 254 rudis, Kg. Sui sassi umidi uei colli Euganei. 255 LEIBLEhMA Marlensiana, Kg. Nelle terme euganee. 256 stellulata, Zanarcl. Nel mare Adriatico. 257 aeruginea, Kg. id. 258 mucor, Zanard. Sui Nemalion lubricum a Chioggia. 259 variegata. Zanard. Sulla Chaetomorpha se- lac.ea nei fossi mariui. 260 semiplena, Kg. Net mare Adriatico. 261 LYNGBYA Mundruzzatianu, Men. Nelle terme euganee. ! 262 major, Menegh. id. i 263 cvnglulinuta. Kg. Nelle terme di Caldiero. | 264 amphibia, Menegh. Nelle terme euganee. 26S stagnina, Kg. Negli stagni presso Fu- sina. 266 thermalis, Kg. Nelle terme di Abano. 267 lignicola, Zanard. Sui legni nelle lagune. 268 aeruginosa, Ag. Nel mare Adriatico. 269 \pannosa, Kg. id. 270 \crispa, Ag. id. 271 |urfo'ca. Zanard Nei canali di Veuezia. — 25 PORPHYRA vulgaris, Ag. var. minor, Zanard. coriaeea, Z mard. Nelle lagune e nei canali di Venezia. Sul Gclidium nel porto del Lido. Sui nmri del cimitero D.8 presso Murano. ORDINE XIX. — SIFONEE. 450 BOTRYD1UM granulatum, Grev. Sulla terra umida. 451 452 455 434 455 436 437 438 459 440 VALCHERIA dic/iotoma, Lyngb. Dillwynii, Ag. pyrifera, Kg. sessilis, Lyngb. geminata, DC. caespitosa, Ag. terrestris, Ag. hamata, Lyngb. burs at a, Ag. racemosa, Lyn gb. Nelle acque dolci. Sulla terra umida. Nelle acque dolci. id. id. id. Sulla terra umida. Nelle acque dolci. id. Sulla terra umida negli orti. Nelle lagune. Nelle acque dolci. id. 441 442 443 P*7hs, Mart. clavata, Ag. vcr/icilla/a, Menegh- — 263 — o Nome Nome specifico I Luogo a generico della pianta della pianta ovo fu raccolta 444 BRYOPSIS Balbisiana, Lmx. Nel mare Adriatico. \av.0.simpliciuscula,j. id. Ag- | var. y. dwaricata, Zanard. id. 445 cupressoides, Lmx. id -. \AY.adriatica,j. Ag. Sui sassi al Lido. 446 plumosa, Huds. id. var. arbuscula, j- Ag. Nelle lagune e Dei canali a Venezia. 447 Eosae, Ag. id. 448 VALOMA aegagropiktj Ag. Nelle lagune. 449 ulricularis, Ag. Sulle spiaggie rigettata dal mare. 450 pusilla, Ag. Sul caule della Cyslosei- ra Hoppii. 431 DASYCLADUS clavacformis, Ag. Sulle spiaggie rigettata dal mare. 452 ANADYOMENE s/ella/a, Ag. Sul caule delle Cistosire rigettate. 453 FLABELLAIUA Desfonlainil, Lmx. Sui sassi nel mare aperto. 454 HALIMEDA Tw^r/, Lmx. Rigettata sulle spiaggie. 455 GODIUJH tomentosum, Ag. Sulle spiaggie al Lido fra le quisquiglie. 456 bursa, Ag. id u.27 SEME IV. — Fucoidee. ORDINE I. — ETTOCARPEE. 457 EGTOCARPL'S siliculosus, Lyngb. Nelle lagune e nei canali di Venezia. 458 li/oralis var. fusee- scetis, Zanard. In laguna presso Murano. var. compaetus, j. Ag. Sui sassi a Malamocco. | 459 caespitulus, j. Ag. Sulle Cistosire. 1 n. 3 1 264 — o 3 5 2 Nome generico delta pianta Nome specifico della pianta Luogo ove fu raccolta ORDINE II. — SFACELLARIEE. 160 461 SPHAGELARIA cirrkosa, Ag. scoparia, Ag. Sulle Cistosire. Sulla spiaggia rigettata j dal mare. 462 • n. 5 GLADOSTE- PHUS verlieillalus, Ag. Sulle spiaggie al Lido ri-1 gettata. ORDINE III. — CORDAR1EE. 465 ASTEROTRI- CHIA uluicola, Zanard. Sulla Ulvacee. 464 LEATHESIA umbellata, Menegh. Sulle Cistosire. 465 406 MESOGLOIA vermicularis, Ag. fistulosa, Zanard. Nei cauali a Chioggia. Sulla zostera uelle lagune. I 467 NEREIA filiformiSj Zanard. Sulle spiaggie rigettata. n.5 j ORD1NE IV. — DITTIOTEE. 468 PUNCTARIA lali folia, Grev. Nelle lagune. 469 470 ASPEROCOC- CUS sinuosus, Bory. bullosus, Grev. Sulle spiaggie a Chioggia rigettata dal mare, id. 471 STRIARIA attenuate, Grev. var. crinila,j- Ag. Nelle lagune. id. 472 475 STILOPHORA adriatica,j. Ag. papillosa, j. Ag. Nelle lagune lungo i li- torali. id. 1 474 475 476 DIGTYOTA f'aseiola, Lmx- linearis, Ag. dichotoma var. imple- xa, ./. Ag. Sul caule delle Cistosire. Sui sassi dei porti. id. — 265 — Nome generico della piaiUa Nome specifico della pianta Luogo ove fu raccolta 477 TAONIA a/omaria, j. Ag. Rigettata sulle spiaggie a Chioggia. 478 AGLAOZONIA parvula, Zanard. Sui gusci di alcuni cro- stacei. 479 PADINA Pavonia, Grev. Rigettata sulle spiaggie. 480 HAMSEKIS polypodioides, Ag. Di rado rigettata dal mare. n.lo ORD1NE V. — LAMINARIEE. 481 CHORDA lomenlaria, Lyngb. Comunissima nelle lagu-, ne. 482 LAMINARIA dcbilis, Ag. id. 0.2 ORD1NE VF. — SPOROCNOIDEE. 483|ARTHROCLA- DIA villosa, Duby. Rigettata sulle spiaggie. ORD1NE VII. — FUCEE. 484 FUCUS vcsiculosus. var. Sherardij Ag. Nelle lagune. id. 485 486 487 488 489 490 GYSTOSEIRA Montagnei,j- Ag. umenlacea. Bory. var. selaginoides^j. Ag. corniculata, Zanard. barbata,}. Ag. var. Hoppii,j. Ag. discors, Ag. abrotanifolia, Ag. Rigettata sulle spiaggie. id. id. id. id. Nelle lagune. Rigettata sulle spiaggie. id. Serie ///. 7. ///. — 266 — o Nome Nome specifico Luogo £ generico 2 delta pianta della pianta ove fu raccolta 491 SARGASSUM Hornschuehii, Ag. Sulla spiaggia al Lido e a S. Erasmo rigettata. 492 UnifoUum, Ag. id. var. fi. salici/bliurn.f. id. Ag. n.9 var. y. Dunati, Zanard. id. SER1E V — Floridee ORDINE I. — CERAM1EE. 1 495 CALLITHAM- Daviesii, Ag. Sulle fucee presso Mala 1 NIUM mocco. I 494 Rotltii, Ag. Sul Trockus yarians presso Murano. 495 cruciatum, Ag. Sui sassi presso i porti. var. dubium, Zanard. Sulle polisifonie. 496 plumuln, Ag. Sui sassi presso i porti. 497 versicolor, Ag. Nelle lagune. 498 thuyoides, A#. Sui sassi presso i porti. 499 Borreri, Harv. id. 500 GRIFFITHSIA tenuis, Ag. Sulla zostera, coraune a S. Erasmo. 501 CROUAMA allenuata,j. Ag. Sui sassi presso i porti. 502 DUDRESNAJA eoceinea, Bonnem. Sulle spugne presso il porto di Malamocco. 503 CERAMIUM gracillimum, Griff. Sulle floridee nei porti. 504 fastigiatuvx, Harv. Sui sassi dei porti. ^ 505 eleguns, Duel. Sulla zsostera nelle lagune. 500 diaphanum, Roll). Nelle lagune. 507 rubnoti, Ag. id. var. (3. rcpens, Zanard. Id. var. >. barbatum, Kg. Rigettata sulle spiaggie. 508 cilia/am, Duel. Sui sassi presso i porti. 509 GEINTROCE- clavulalum, Montagu. Sulle spiaggio rigettata RA5 dal mare. — 267 — Nome generico cl e 1 1 a pianta Nome specified delta pianta Luogo ove fu raccolta 510 0.18 ftlumentosa, Harv. var. 0. Griffilhsiana,j. Ag- var. y repens Ag. | Sulla zostera nelle lagune. Sui sassi presso i porli. Sulle spiaggie rigettata. 0RD1NE IF. — CR1TT0NEMEE. 511 jNEMASTOMA 512 GRATELOUPIA 513 HALYMENIA I I 514 CHRYSYME- I NIA 515 516 RHIZOPHYL- I LIS 517 CRYPTONE- MIA nTl dicholomu,j. Ag. filicina Ag. floresia Ag. pinnulata,j. Ag. uvaria,]. Ag. dent a (a, Montagn. Lomation, j. Ag. Sulle spiaggie rigettata dal mare. Nelle lagune presso Chioggia. Sui sassi del porto a Ma- lamocco. Nel mare aperto. Sulle spiaggie rigettata. Sulla PeyssoncUa squa- maria. Sulle spiaggie rigettata. 0RD1NE 111. — GIGARTINEE. 518 519 GIGARTINA ucicularis, Lmx. Teedii Loux. 520 KAIiLYMEMA renifonnis,j. Ag. 521 GYMNOGON- GRIS Griffit/mae, Mart. 1.4 Nelle lagune. Sulle spiaggie rigettata. Nelle lagune e nei eanali in Venezia. — 268 — © a 2 Nome generico della piauta Nome speciCco della pianta Luogo 1 ovo fu raccolta ORDINE IV. — DUMONTIEE J522 CATENELLA opuntia, Grev. Nei muri dei canali a Mu- rano. 523 524 CHYLOr.LAMA uncinata, j. Ag. clavellosa. Grev. Nel porto del Lido. Sui sassi nel mareaperto. ORDINE V. — RODIMENIEE. 525 526 527 RHODYMENIA pabnetla, Grev. ligulata, Zanard. tunaeformis, Zanard. Nelle laguue. Nel mare aperto. Sulle spiaggie rigettata. 528 RHODOPHYL- LIS bifida, Kg. Sui sassi dei porti. n.4 ORDINE VI. — ELM1NTOCLADIFE. 529 NEMALHM lubricum, Duby. Sui sassi presso i porti. 550 SCINAIA STI furcellata, Bivon. Sulle spiaggie rigettata. >RDINE VII. — WRANGELIEE. 531|wRANGELIA 1 pcnicillata, Ag. Nel mare aperto. )RDINE VIII. - IPNEACEE. 532 535 HYPNEA musciformiSj Lmx. Rissoana, j. Ag. Sui sassi dei pnrti. Nelle saline. n.2 — 269 — o Nome Nome specifico Luogo £ 2 generico della pianta della pianta ove fu raccolta ORDINE IX. — GELIDIEE. 534 GELIDIUM ccrneum var. penmt- lum, Ag. var. (3. eaespitotum,j. var. y. crinale, Grev. Sulle spiaggie rigeUata. Sui sassi nei porti. id. ORDINE X. — SQUAMARIEE. 555 CONTARIMA Peyssoneliaeformis, Zanard. Sulle spugne net mare aperto. 536 HILDEN- Nardil Zanard. Sulle pietre nut porti e 557 BRANDTIA Paroliniana, Zanard. canali di Venezia. Sulle pietre nelle grolte di Oliero. n. 3 ORDINE XI. — CORALL1NEE. 558 559 540 MELOBESIA membrunacea, Lmx. furinosa. Lnix. pustuluta, Lmx. Sulle fucoidee e sulla zo- stera. Sulle foglie dei Sargassi. Sulle floridee e sulle con- chiglie. 541 LITHOPHYL- incrustans, Philip. Sul caule delle Cistosire. 542 LUM decussation, Philip. Sulle spiaggie rigettata. 543 UTHOTHAM- MON crassum, Philip. Sulle spiagge come la precedente. 544 AMPHIROA cryf>tarthrodia 3 Zanar. Sul caule delle Cistosire. 545 546 547 JANIA rubens, Lmx. adhaerens, Lm\. corniculata, Lmx. Sulle spiaggie rigettata. Sulle fucee. Sul Cladosleplms. 270 — Nome generico dcila pianta Nome speciGco della pianta Luogo ove fu raccolta 548 549 CORAU.INA n. 12 550 551 552 553 554 555 virgata, Zanard. officinalis, Lin. var. spat/iulifera, Kg, Sul caule delle Cistosire. Sui sassi dei porti. id. ORDINE XII. — SFEROCOCCOIDEE. 557 n.8 GRACILARIA SPHAEROCOC- GL'S NITOPllYli- LUIV1 DELESSERIA confervoides, Grev. (1) dura,j. Ag. or ma fa, j. Ag. virescens, Zanard. compressa, Grev. coronopif alius, Ag. var, pennata , j '. Ag. occllatum, Grev. var. acuminatum, Zan. Hypoglossum var. cri- spa, Zanard. Nelle lagune e nei canali di Venezia. sulle spiaggie rigettata. Sni sassi presso i porti. id. Nelle laguae. Sulle spiaggie rigettata. id. Sui sassi dei porti. Nel mare aperto. Sul caule delle Cistosire. ORDINE XIII. — CONDRIEE. Nel mare aperto. Nel porto di S. Erasmo. Sulle pietre al Lido. id. Sulle pietre e sulle con- chiglie. Sui sassi dei porti. (i) E di uso frequence in medicina. (Vedi Arch. Pharm. iSi'i, p. 142). 558 LOMEISTAHIA linearis, Zanard. 559 parvula, Zanard. 560 kaliformis, Gaill. var. torulosa.j. Ag. 561 Venela, Zanard. 562 clavala,j. Ag. — Tt\ — p Nome Nome s[)ecifico Luogo £ generico a 2 della pianta della pianta ove fu raccolta 563 LAUHENCIA oblusa, Lmx. Nelle lagune. var. @.gelalinosa,j. Ag. id. v&r.y. pyramidala,j,k%. Sui sassi presso i porti. 564 paruculata , j. Ag. Sulle spiaggie rigettata. 565 papillosa, Grev. Sui sassi presso i porti. 566 dasyphylla, Lmx. id. 567 strioluta. Grev. Sulla zostera a S. Erasmo. 568 tenuissima, Lmx. Nelle lagune. var. uncinatitj Zanard. id. 569 pinnatifida, Lmx. id. 570 BONNEWAI SO- MA usparagoides, Ag. Nel mare aperto. i) 13 ORDINE XIV. — RODOMELEE. 571 POLYSIPHO- pygmea, Kg. A Venezia secondo Kiit- NIA ziug. ' 57l> parvula, Zanard. Sui sassi a Malamocco. i 575 «/r«j Zanard. id. 574 seciaiddj, Ag. Sui caule delle Cistosire. 575 rigens, Ag. id. 576 pulvinatu, Ag. Sulle pietre al Lido. , 577 intricate, j. Ag. Nei fossi del forte del Lido. Sui sassi a Malamocco. ' 578 saxicola . Zanard. 1 579 auranliaca, Kg. A Fusina secondo Kiit-, zing. 580 lit/iop/iila. Kg. id. i .'581 acantkophoraj Kg. id. ' 582 dilatata, Kg. id. 583 dcusta, At;. Sulle spiaggie rigettata. 584 Kelhierij Zanard. Sulle conchigliea S. Era- smo. 588 arachnoidea, Ag. Nelle lagune. 586 lulensis, Zanard. Sulle pietre al Lido. :;87 purpurea, j. Ag. Nelle lagune. i 588 variegata, Ag. Nelle lagune e nei canali di Venezia. 589 Yeneta, Zanard. Sulle pietre al Lido. Nel mare aperto. 1 590 leplura, Kg. 272 p 3 Nome Nome speciGco Lnogo £ generico a s della pianta della pianta ove fu raccolta 591 POLYSIPHO- NIA sanguined , Ag. Nelle lagune. 592 lax«, Kg. id. 593 breviarliculatcij Ag. Suite spiaggie rigeltata. 594 pkysarthra, Kg. 'id. 595 elongata, Ag. Nelle lagune. 596 Rachingeri, Ag. id. 597 lubrica, Ag. id. 598 spinulosaj Ag. id. 599 spinosajj. Ag. id. 600 Wulfeniij Ag. Sulle spiaggie rigeltata. 601 fasciculata, Kg. Nelle lagune. 602 dislicha, Zanard. Sui sassi dei Murazzi. 603 umbellifera, Kg. Nelle lagune. 604 incurvu, Zanard. Sui sassi a Pelestriua. 605 armata,j. Ag. Sui sassi at Lido. 606 aculeifera, Zanard. Sulle spiaggie al Lido ri- gettata. 607 opacrij Ag. A S. Erasmo. 608 ramulosa, Ag. id. 609 ALSID1DM comllinum, Ag- Sulle spiaggie rigettata. 610 HALODI- mirabile, Zanard. I)i rado sui caule delle CTYON Cistosire rigettate dal mare. 611 DASYA arbuscula, Ag. Sulle pietre presso i ports. 612 punicea, Menegh. Sulle pietre al Lido e a Chioggia. 615 elegant^ Ag. Nelle lagune. 614 RYTIPHLOEA linctoria, Ag. Sulla Vulunin in laguna. 615 HALOP1THYS pinastroides. Kg. Sulle spiaggie rigeltata. 616 DICTYOMENIA volubilis, Grev Sulle spiaggie come lai preeedeute. ju.46 D ott. (}. Zakardini ra. e. i ESPERIMENTO IPOFOSBTI [II SODA E Dl CALCE NELLA TISICHEZZJ POHONARE, fla{/iv7ii di quello. e principii da cui (lev' essere indirizzata la cura di quest a malattia. M E AI R I A DEL M. E. E SECRETARY DOTT. GIACINTO NAHIAS Medico primaiio dtll 1 ospedale di Venezia. ■ c *§&$) a — u, n medico francese, il sig. Churchill, credendo avere discoperta la cagione della tisichezza polmonare e il modo di guarirla, present6 il 21 di luglio 1857 (I) in Parigi all' accademia imperiale di medicina una sua scrittura su questo grave argomento. Impaziente che quell' accademia tardasse a pronunciare 1' invocato giudizio, ei pubhlico la propria dottrina e le proprie osservazioni in un volume (2), di cui nolle opere periodiche si da ora (5) notizia in Italia, senza 1' accurato esame e la severa critica, che dovrehbero accompagnare siffatte comunicazioni. E quasi che la dottri- na del sig. Churchill fosse posta in piena evidenza e corn- el) Archives gen. de rnedecine, septembre 1857. (2) De la cause immediate et du traitement specifique de la phthisie pulmonaire el des maladies hiberculeuses par I. F. Churchill, Paris 18;i8. (3) Gazzelta degli ospedali di Geneva. Anno 1. pag. 50. Serie III. T. III. 55 — 274 — provato il benefizio degli ipofosfiti di soda e di calce nella tisichezza polmonare, si affermO (I) indubitabile che le pre- parazioni ipofosforose occuperanno in avvenire uno dei primi posti nclla terapeutica. Questi farinachi nelfe mie mani rieseirono inefficaci, non dico a guarire, ma ne mono a niitigare o rallentare il funesto corso di quel morbo. Scelsi sei casi opportuni al cimen- to, pert-he quelli dal sig. Churchill curati erano, come egli dice, al secondo o terzo grado, con tubercoli in via di ram- molliraento o di escavazione. I miei ammalati indubitabil- mente li presenfavano, sc non che mancando la diarrea, i sudori eolliquativi, l'avanzata consunzione, a dir breve, i sintomi, nei quali convennero i medici di ravvisare il 5.° grado di tisichezza, esperimentai in circostanze mono sfavo- revoli che a Parigi. Eppure ne le guarigioni, ne i miglio- ramenti si ottennero dal sig. Churchill annunciati, e dopo lungo uso degl' ipofosfiti, che il collega nostro sig. Galvani apparecchi6 diligentemente, fu forza abbandonarli, perche gf infermi ne risentivano danno, o non ne traevano benefi- eio. Le singole storie ho allegatenel fine di questa memoria, quali le trasse il mio assistente all' ospedale dott. Cini dalle giornaliere annotazioni che si scrivono al letto degl' infermi, Risulta da quelle : 1 .° Che in tre casi gl' ipofosfiti sconcertarono lo stoma- co e gl' inteslini, e furono lasciati quando, ad ogni presa del farmaco, diminuendone anche la dose, succedevano lormini, diarrea, tenesmi, sforzi di vomilo. 2.° Che qualora gl' ipofosfiti non producevano questi turbamenti, ne fu cresciuta poco a poco la quantita, condu- cendola tino ad un grammo e mezzo in ventiquattro ore, (1) Btillutt. delle scieuze mediche <1i Bologna, luglio 1857, p»g. 68. — 275 — mentre il dot-tor Churchill la tenne generalmente ad un grammo. 5.° Che in tre casi, avvenula la morte, si comprovd colla dissezione del cadavere la nalura della malattia. 4.° Che 1' esperimento dei nuovi farmachi non riesei a rallentare 1' infausto corso di quelli, a frenare alcun ele- mento del morbo e n6 meno a calmare momenlaneamente le angustie degl' infernii. 5." Che tutti i segni fisici e razionah detlero certe/za di tubereoli negli altri tre, in uno dei quali si continuarono gl' ipofosfiti per quaranta giorni, e per sessanta circa in due, abhandonandone 1' uso allora soltanto ehe venne fatta evi- dcnte la loro inutilita. Manco adunque eostantemente nelle suaccennate osser- vazioni 1' immediata azione sulla diatesi tubercolare, che il sig. Churchill vanta negli ipofosfiti, affermando che questi, con maravigliosa attivita, ue fanno sparire tutti i sinto- mi. Avvalorano la uegazione ch' esse danno al medico francese gli erronei argomenti da lui addotti in appoggio della origine dei tubereoli, negli mnani corpi, dalla man- canza di fosforo. Dice, e non prova il sig. Curchill, nelle alterazioni del sangue essere quella origine, e aggiunge negli elementi inorganici, perche negli organici del sangue non tro- varono i patologi, massime I' Andral e il Gavarret, caratteri particolaii. Ma la chimiea penetro si addentro nei misleri del- la vita, da inferire dietro indagini sopra il sangue estratto dal corpo, ch' entro questo, tutti gli organici principii di quello fossero conformi a natura ? Di lanto non avanzo ancora la scienza, e motto meno e lecilo dalla supposta integrita degli organici principii del sangue dedurre il mutamento degli inor- ganici. Qui peraltro non si fermano le idee del medico fran- cese^ rawicinando fantasticamente i fenomeni della tisichezza — 276 — e di altri morbi, quale la clorosi, ei vuol niostrare di quei principii inorganici, anziche aumento, diminuzione. E proce- de imperterrito, o piglia animo a sperinientare il fosforo nel- 1' argomentazione che non deriva la tisichezza da perdita di ferro, zolfo, ecc, perche tali sostanze non giovano a com- batterla. In questa guisa osasi ragionare in fatto di medici- na, e poscia le inconsiderate conghietture si applicano a curare gl' infermi ! Delle ([iiali non farei cenno dinanzi a voi, o signori, se alcuni, troppo leggiermenle proclrvi ad aceetlare ogni idea che ci venga da oltr' Alpe, non avesserle diffuse in Italia. E cio che parmi aneor peggio, ai lisici omai franca- mente si consigliano gl' ipofostili associandone I' uso ad altri farmachi, come fosse buona moneta o I' esperienza del sig. Churchill, o la doltrina di lui che da diminuzione del fosforo nasca la tisichezza e possa guarire mediante preparazioni di un tale prineipio facili ad assimilaisi e fornite di quella minima ossidazione, in cui tiovasi, a suo avviso, il fosforo stesso nella naturale condizione dell' uomo. Distruggere la disposizione ai tubercoli non e opera di un solo rimedio, ma di molte influenze che cangiano il go- verno delta vita eportano profonde mutazioni nella macchi- na correggendo principalmente l' abito linfatico. Sanno tutli i medici che si riesce a questo intento senza uso di fosforo mediante l'aria libera, i corporei esercizii, i succosi alimenti, le piacevoli distrazioni di spirito, e altri comuni soccorsi. I tubercoli incipienti, o le rare tubercolari granulazioni sparse nei polmoni, vengono nella categoria delle disposizioni alia tisichezza. Perche coll' ascoltazione e la percussione non ponno sempre riconoscersi, quando non e impedito 1' ingres- so (loll' acre nelle vescichette polmonari, e sovente mancano la tosse ed altri segni razionali, inducendo sospetto di loro presenza piuttosto la generale complessione del eorpo. Ma - 277- nelle condizioni, nolle quali il sig. Churchill narra di aver usati profittevolmente gl' ipofosfiti, cioe nel secondo o terzo periodo della tisichezza, varie eniergenze richieggono nei sin- goli casi differenti specie di medicina. I tubercoli, quali stra- nieri corpi, specialmente nel loro rammollimento generano talvolta acuta infiammazione della sostanza polmonare. Av- venuta questa,checche sia dell'origine dei tubercoli, niisurale sottrazioni di sanguee tartaro stibialo sonotalora necessarii ad impedire, cheper una rapida epatizzazione finisca la vita molto innanzi di quanto porterebbe la tisichezza. La febbre assai di spesso accompagna lo svolgimento e la fusione tu- bercolare, e puo per disposizioni dei singoli corpi acqui- stare straordinaria intensila, accrescendo impediuiento al re- spiro e accelerando il disfacimento corporeo. La digitalina od analoghi farmachi pongono freno a questi concitati mo- vinienti, uon vincono i tubercoli ne la febbre cagionata da essi, ma la miligano, ed ostano al precipizio che sarebbe originato dalla soverchia sua forza. Potrebbesi dire per que- sto che il salasso, o il tartaro ejnetico, o la digitalina con azione specifica guariscano la tisichezza? Non sono piu che aiuti prestati dall' arte a ritardare quanto mai si possa le fatali conseguenze dei tubercoli. Avessero anche fondainento di verita i pensamenti del medico francese, fosse, che non e, diinostrata 1' utilita del fosforo nelle disposizioni alia tisi— chezza, questo farmaco, sviluppata la produzione cterologa, acerescerebbe quei guasti, pei quali periscono gl' infermi in- (lipeiidenleinente dalla generazione di nuovi tubercoli. Nel rammollimento tubercolare vengono talvolta gl'infer- mi iissalili da lebbri di sujtpurazione che prendono anda- mento periodico. I farmachi estratti dalla chinaehina uon valgono ad eslirparle, ma di spesso le mitigano per un' arca- na loro virtu quando siavi periodicita e intermillenza, ov- — 278 — vero molto cospicue remissioni. Inoltre esercitando sui nervei apparecchi una elettiva azione ponno modificare le strabocchevoli secrezioni purulente ch' esauriscono le vi tali forze, c per qitesti due rispelti trovano in alcuni speciali casi acconcia applicazione. E chi vorra credere per questo che la tisichezza si abbia a curare costantemente per mezzo di tali farmaehi? E gravissimo errore estendere a tutli i casi e a lutti i momenti delle malattie quei soccorsi che conven- gono soltanto in qualche determinata circostanza. Nelle lunghe infernuta un' offesa succede all' altra, il niorbo conseguente prende in se stesso ragione della pro- pria durata, arreca talora piu grave nocumento del prece- dente e richiede immediato soccorso. Ecco perche il salas- so deve usarsi in alcune emergenze, ed in altre la corteccia peruviana, od altri speciali aiuli, secondo le parvenze delle nuove malattie che alia prima si aggiungono. E questo un cardine di medica filosofia che ho toccato in altre povere mie scritture, e sul quale non parmi tempo perduto spende- re ora nuove parole al line che la troppo audace e numerosa congrega degli empirici non pigli animo da esso ad occuparsi solo del sintoma, e a curare ciecamente gl' infermi senza la debita applicazione di generali principii. Le malattie non sono identiche dal principio al fine, ne identiche quindi ponno essere le cure durante il loro anda- mento. Anche nelle piu semplici e brevi un'alterazione suc- cede all'altra, deggiono quindi variare i rimedii. 1 quali non si oppongono ai sintomi, ma i differenti sintomi rappre- sentano differenti stati materiali, e muovono a portare spe- ciali aiuli, secondo la differente nalura di quelli. Mi spiegherd piii chiaramente con un esempio. L' infiammazione della so- stanza polmonare, nel suo primo periodo, e fra gli altri se- gui caratterizzafa dal rantolo crepitante. II sangue allora — 279 — trovasi in niaggiore copia nei vasi potmonari e i salassi ar recano maraviglioso beneiizio. Nel secondo periodo di que- sta infiamrnazione e uscito dai vasi il plasma del sangue, alcuni principii di queslo fluido si unirono con quelli dei polmoni, la sostanza di essi e tutta solida, uniforme, simile in qualche guisa alia sostanza del fegato, non puo come alio stato naturale essere penetrata dull' aria ch' entra per la trachea, i suoi vasi piu non riboccano di sangue, il salasso non puo quindi recare il profitto che si ottiene nel primo periodo, quando 1' ingorgo potmonare e null' altro costitui- sce la malattia. Questo secondo periodo, caratterizzalo dai soflio broncbiale, dalla mancanza della respirazione vescico- lare e dall' oltuso suono cbe si ottiene medianle la percus- sione del torace, e suscettivo di risoluzione, alia quale vali- damente favoriscono le alte dosi di tartaro eraetico. Da que- sto periodo detto di epatizzazione I' infermo riguadagnando la salute torna a quello primo d' ingorgamento, ricomparisce il rantolo cbe mancava nel secondo periodo, e che suol dirsi in tale circostanza rantolo crepitante di ritorno, e il salasso che durante X epatizzazione riusciva nocevole, o almeno non utile, rcndesi nella riapparizione dell' ingorgamento nuo- vamente necessario. Da molti anni educai il mio oreccbio a raccogliere questi different! segni, e euro la pneumonia ba- dando alio materiali alterazioni de' suoi periodi, colle quali indagini riconobbi che l'eroica eflieaeia del tartaro stibiato e quasi sempre limitata al periodo dell' epatizzazione, mentre nel!' ingorgamento devesi a quel rimedio generalmente pre- ferirc il salasso. Con tali avvedimenti ebbi a condurre a buon termine pareeehie potmonari iniiammazioni, applican- do alle differenti parvenze differenti specie di aiuti, secondo la natura delle allerazioni che da quelle erano addimoslrate. Se tanto avviene in un morbo acuto, com' e la pneumo- — 280 — ma, quante non saranno le successioni in un morbo lentissi- nio per ordinario, com' e la tisichezza ? No ho accennate alcune, perche I' enumerarle quante possono essere mi eon durrebbe oltre i limiti di una memoria. Le tubercolari caverne apronsi qualche fiala nelle cavita delle pleure ed esigono speciali prowedimenti diretti a com- battere 1' infiammazione die accendesi in queste sierose membrane. Le diarree, gli spandimenti acquei che sopravvengono in questa malattia possono affrettarne il triste fine se non si combattano enei'gieamenle. Quegli sfrenali profluvii del ven- ire clie cedono a qualche preparazione oppiata, la quale non agisce in alcun modo contro i tubercoli, avrebbero senza 1' opera di essa in breve esaurite le forze vitali. La iosse e un sintoma, un movimento organieo, che espelle dai bronchi la materia raccolta, ma gli sforzi ponno essere sproporzionati alia cagione, la nervea suscettivita puo risentirsi smodatamenle alle piu lievi impressioni, e questa tosse, in luogo di scacciare materia, puo eonsumare le forze e produrre noeevoli congestioni. Giova allora valersi di se- dativi rimedii, non al fine di vincere il sintoma, ma di cor- reggere 1' esagerata suscettivita della libra che lo produce. Non sono le sole evacuazioni e la febbre che fanno sma- grire i tisici ; la consumazione del loro corpo ha fondamento nella tubercolare alterazione dei polmoni, ond' e gravemente viziata la sanguificazione. Da qualche anno viene usato con indubitabile benefizio 1' olio del fegaio di merluzzo a rimet- tere la nutrizione del corpo, e inapprezzabile vantaggio arreca ai tisici, forse per una sua virtu di fermare la molti- plicazione dei tubercoli o le slrabocchevoli suppurazioni, ma certamente reintegrando le assimilazioni e rendendo pin ve- geta la nutrizione. Perche nelle tisichezze coll' impoverimen- — 281 — to di qucsta gli orgaiii destinati ad importanti funzioni si Iogorano in guisa da non poterne soslenerc il prosegui- mento. Tali e alire evenienze, alle quali mette riparo in codesta malattia f arte sanatrice, sarebbero aggravate dalle prepara- zioni di fosforo. Dauno questc gagliardo impulso (I) alia eircolazione del sangue, laonde riuscirebbero piu rapida- mente funesli gli effelti dei tubercoli, comunque abbiano naseimento. Anehe ne' casi, che si eredono spacciati, debbonsi curare le sopravvenienli cmergenze con acconci rimedii, perche le forzc naturali, fiancheggiate dall' arte, conducono alcune vol- te inattese guarigioni. Non mi sfuggira mai clalla menle una inferma di tubercoli polmonari, aggravati successivamente da emiplegia ed anasarca. lo prevedeva prossima la sua mor- te, ma non lasciava di prestarle, come soglio, assistenza, an- ehe nello stato di decisa agonia. I diuretici associati alia can- fora vinsero I' idrope ; fu dissipala la condizione cerebrate, che manteneva la paralisi ; il torpore dei membri paralitica cedette alia locale applicazione della eletlrieita, e colF olio di legato di merluzzo e le decozioni tli sferococco e il latte scomparvero i sintomi polmonari, restando solo i segni fisi- ei di una caverna prossima a cicatrice nell' apice del pol- mone, destro , e 1' inferma , con generate sorpresa , usci dallo spedate. Delia possibite guarigione dei lisici ho fatlo cenno nolle precedenti adunanze (2) a questo Islituto, e il Morgagni stesso nol nega : it non tamen vcros phthisicos non numquam sanaios fuisse negem, e i notomisti a lui po- (t) Targioni-Tozzetti nel Giornale
  • asot- lo 1' uso dell' ipofosfito di cake, modificazione che fu di breve — 288 — durata, giacche Io sputo ritornu ben presto ad essere copioso ed elaborato, ad onta che si mantenesse 1' ammalata sotto il trattanienlo dello stesso sale, cosi che ai 18 gennaio presen- tandosi una esacerbazione nei polsi e nella tosse, ed essen- do comparso lo sputo di sangue, si sospese la somministra- zione del rimedio. Per moderare la condizione del polso e frenare 1' emoptoe si dovelte ricorrere alia sottrazione ripetuta di 5 oncie di san- gue ed alluso interno dclla digitate unita allestratto di cicnta. Dopo dieci giorni di questa ciua, la febbre che diminuiva di giorno in giorno non piu ricomparve. Si sottomettcva allora 1' ammalata ad un semplice decotto di sferococco col latte, ed il miglioramento continuava per mudo che, essendone resa initis- sima la tosse e molto piu semplice lo sputo, 1' ammalata che da molti giorni si alza dal letto, chiede d'abbnndonare quest'ospe- dale ritrovandosi abbastanza contenta del suo stato presente. VI. Giovanna Marchiui di Venezia, di anni 38, entrava nellc nostrc sale ai 4 agosto 1850 con tubercolosi polmonare. Trat- tata da prima col solito metodo di cnra, ai 15 novembre 1857 venne sottoposta all' uso degl' ipofosfiti. Lo stato suo generate in quel tempo era piuttosto soddisfacen- te, quasi apirelico il polso, molta la tosse, copioso e purulenlo lo sputo. Si cominciava coll' ipofosfito di soda alia dose di 45 centigrammi in pillole sei, da prendere col solito metodo, ma nel giorno -17 compariva vomito ostinato che si rinnovava ogni volta che 1' ammalata prendeva una pillola, la lingua si era fatta rossa ed asciutta, piu viva la febbre. Conlinuando questo stato anche nel giorno successivo si sospese il rimedio, ritor- nando all'oglio di merluzzo ed al latte. Ai C dicembre era dessa apiretica da sei giorni, lo sputo si manteneva purulento ma meno copioso, e diminuita era anche la tosse. Si ripiglio 1' uso dell' ipofosfito di soda e si comincio dalla dose di 15 cen- tigrammi sciolti in quasi mezz' oncia metrica d'acqua: ai 7 ri- — 289 — compariva la febbre : la dose del sale veniva portata a 45 centigr. ; al giorno 8 1a tosse era piu molesta, accresciata la febbre, si aumentava ancora la dose del sale, che ai 12 dello stesso niese era di 150 centigr. La febbre rimetteva marcata- inente nelle ore mattutine e si esacerbava nelle vespertine ; lo sputo e la tosse si mantenevano al medesimo grado. Ai !."> 1' ainmalata diceva che appena preso il rimedio veniva colta da dolori all' imo ventre con tenesmi ; rossa era la lingua, mol- ta la tosse, concitati i polsi ; nel giorno 19 a questi sintomi si aggiungevano vivi dolori a tutto 1' addome. Si sospendeva 1' ipofosfito di soda, e si passava a quello di calce alia dose di centigr. 45 sciolti in mono di un' oncia inetrica d'acqua, ai 20 1 ainmalata avea molti scarichi con tormini e tenesmi, ai 23 la dose era {portata ai 75 centigr., ai 25 la tosse era accresciuta, continuava lo stesso sputo, la lingua si manteneva sempre rossa. Ai 20 diarrea, tenesmi, sforzi di vomito, tosse insistente mo- (estissima, sputo copioso,poca febbre. Si sospendeva il rimedio. Si ritornava al benefico oglio di merluzzo premettendo una leggera sottrazione di tre oncie di sangue. Dopo questa s compariva la febbre, ma lo sputo mantenevasi sempre, e si mantiene tuttora copioso e purulento. Serie 111. T. III. 1DUNANZA DEL GIORNO 22 FEBB1UIO 4858 oi legge la Lezionc III del s. c. Padre Sorio sulla Prosodia antica intitolata : Rime falsale dalla pronuncia antica di alcune voci non osservata nella prolinuria modema delle stampe. E neeessario sludiare I' antica pronunzia di molte voci italiane accuratamente negli anlichi maestri di lingua sui MSS. sincroni, se non anclie autografi, per riconoscere clie nelle lor rime, come sono stampatc, si trova assonanza parecclne volte dove non assonanza, ma c' era esalta la rima. In tutte le lingue la lontananza dei tempi ha mangia- la, per cosi dire, la diligenza dei nostri vecchi scrittori, che vi sembrano rudi e trascurati piii che non erano veramen- te ; ma le copie fatte dei loro scritli successivamente ci capitarono cosi peggiorate che possiamo appena fidarci delta loro originale purezza. A questo peggioramento altresi la pronunzia degli antichi variata daimoderni lettori e ama- nuensi dovette adoperare non poco. Qual mai scrittura del dugento e del trecento non In ammodernafa ? Vedete l'AI- — 292 — berlano nel testo sincrono del prof. Ciampi e confrontatelo col testo stampato della Crusca. Questo sembra essere ben altra versione dalla prima del testo Ciampi. E di parecchie scritture anliche ho veduto un doppio testo diverso, I'uno antico e I'altro ammodornalo da parer I'uno scrittura affatto d'altra penna che I'altro, e le Pislolc di Seneca, e le Favolc di Esopo, e le cento Medilazioni, la Bibbia volgarc e vattene la. Nella presente Lezione voglio darvene un Saggio uelle sole assonanze, lc quali sieno da potersi, anzi da doversi al postutlo recare alia pura rima ed esatla colla voce so abbiasi questa da pronunziare e da scrivere come ne'piu antichi testi si legge, ne'quali non sia ammodernata efalsaia la voce colla pronunzia moderna e colla moderna scrittura. ISon e da negare una verita che i piu antichi maestri rimavano talora voce con voce vagamente, imparando I'uso della rima volgare dai pneli dell' infima lalinita, che dove!- tero ne' vcrsi latini contenlarsi delle sole assonanze. Di quesle false rime, o assonanze de' poeti antichi vol- gari vedi l'Ubaldini nei Documcnli rf' Amove del Barberino alle voci Ade, Allri, Ano, Arti, ecc, per tulta la Tavola delle voci, la quale e ricchezza di crilica. Vedi anche il Prof. Vin- cenzo Nannucci, Manuale di Letteraiura, torn. 2, cap. IX, § 2, nelle Notizie Preliminari. Non mi fa d' uopo estendermi in queste assonanze, solamento diro che anche in Dante Allighieri si pud trovarne alcuna, per es. in quel verso: Infer. 20, 59 : E venne serva la citta di Baco rimando col verso : Suso in Italia bella giace un laco. E stampato ne' TT. Baco alia guisa del baco vermecon un ci >;<sto mio tema e di far nolare che molle volte a I eontra- rio noi Iroverem nelle stampe assonanza dove non ci e, ne debbe esservi, e ci troveremo csalta la lima se noi saprem recitare e pronunziare la voce debitamente e in quel suono che il poeta inlendeva di volerla lui recitare. — 294 — E per voler far conoscere quanto imperii una tale av- vertenza pigliamo ad esaminare parecchie delle assonanze registrate coi proprii esempii dal prof. Vincenzo Nannucci nolle sue Notizie Preliminari del torn. 2.° M annate di Let- teratura, capo IX, § 2. Se c' e maestro ch J io stimi alta- mente egli 6 desso, ed egli ha dato le vere regole della pro- nunzia antica di moltc voci con portentosa dottrina e con critica la piu severa ; e tuttavia cadde anch'egli in errore giudicando assonanze nel suo catalogo quelle die colle sue regole stesse preliminari si doveano recare alia purita della rima colla vera antica pronuncia di clii scrisse la rim a, die nelle stampe si trova corrotta. Fra le assonanze registrate ivi e allegatovi questoesem- pio di Fra Jacopone da Todi : Per tua gran pietate, Per amor di tua matre Non mi rinunziare. Vedete rima di pietate con matre. In questo esempio della stampa citata erratissima rimase ingannalo anche il nostro Nannucci. Non e vero che qua 1'Autore abbia scritto matre facendo rima cosi con pietate. Fra Jacopone voile aver recitato e scritlo mate ; perocche e da sapere pur fmal- mente che i nostri antichi maestri hanno usato di recitare e di scrivere mate per matre, come usarono pate per patre, accosiandosi meglio alia dizione latina radieale pater e mater ; come da frater abbiamo ed usiamo (rate piu che non fratre. E da vatenter valcntremente fu dagli antichi tanlo usato comunemente (die ne derivarono vatentre per valente, valentria per valentia, valentrissimo per valentis- simo ; voci tutte registrate dalla Crusca co' suoi proprii esempi. Ed abbiamo da scienter scientremente e scientre. Vedi Crusca, dove alia voce scientre l'esempio Vit. Bart. 21, — 295 — cosi leggesi : Non allumina niuno, die 7 suo scientre lascia la lumiera : falsa Iezione; leggi colla stampa cilata del Sal- vioni a pag. 40, eke alsuo scientre, ed il teslo latino cosi lia sponle suas leneOras eligentes ; e no' Gradi di S. Giro- lamo la stampa accuratissima del Manni ha nella sua Tavola delle voei scientremente vale lo stesso che a suo scientre. Ma noi battiamo il nostro punto, e veggiarao cbe da valen- ter gli antichi fecero valentremente, e valenlre, da scienter, scientremente e scientre, e noi inodernamente reciliaruo scientemcnle, valentcmente, come per contrario gli antichi da pater e mater fecero pate e mate e noi facciamo patre o matte. Ma ripetiamo I' esempio di Fra Jacopone : Per tua gran pietate Per amor di tua mate (sic) i\on mi rinunziare. Cwi male e da leggere a tenor della rima, e non malre colla stampa citata. In servigio del Testo di Fra Jacopone venga egli medesimo a cunfermare la verila. Nel lib. I, Satira 2. a cosi si recita la prima sua stanza: O vita penosa, continua battaglia, Con quanta travaglia la vita e menata ! Mentre mi stetti en ventre a mia male (sic) Presi 1' arrate a devermi morire. Come ci stessi en quelle contrate Chiuse, serrate, not so riferire ec. Mate per matre ha eziandio la stampa della Crusca ; ed e senza dubbio la voce genuina, la quale fa rima eon arrate o contrate e serrate ; ed in questo si accordano e la edizione Citata, e la liorentina antiea e la romana, e la napolitana, e lutte insomnia le stamps ; bo poi lelto il brano colla lio- rentina 1490, e colle consorti romana c napolelana, e colla — 290 — stampa Missirini cilata, la quale goffamente ci slorpia duo versi, die e una piela il fatlo suo. Nel reslo di questa Salira affatto oraziana, allri passi ci sono di questa voce male e pate per matre e patre. Stanza 4. Mia mate stava assai malamenle Stanza 9. Poi venue el tempo mio pale e mosto, A legger m' ha posto, che imprenda sorittura, Nota elisione da un verso aH'allro, La voce e moslo vale e mosso come diciarao rimaslo per rimaso, e nascosto per nascoso. E non fa maraviglia che in mosso la seconda s sia permutata in t. Anche gli antichissimi Elruschi nella lor lingua gia spenla chhero in uso di soslituire la lettera t alia s; permutazione usata nell' Arameo, nel dialello Atlico, vedi Civilla Gallolica anno 8.°, vol. 8.°,pag. 729. Stanza 10. Stava a pensare mio pale moresse Ch' io pin non staesse a questa brigata. Stanza 42. Mio pale stava a dulorare, E non pagare le mie male imprese. Cosi leggono le edizioni fiorentina, romana, e napo- letana. E nel lib. A, alia Lauda 2, cosi ia Stanza 7 : IS'on gir, dico, piu fuggendo, O dolcissimo mio frate, Che mandommi il mio gran Pate, (sic) Deh ritorna in caritate : Che la Corte mia t' aspetta, Che con noi deggi esultare. La stampa citala Uiuta a suo lihito frate in fratre, c pate in patre ; ma la lima seguente di caritate fa scoria alia vei'ila confermata aulorevolmenle dalle stampe piu anii- che fiorentina, romana e napoletana, bresciana 1495 e venete VS\'i, 1556, e dal MS. Marciano, Classe IX, Codi- ce CLXXX1I. — 297 — Audio la voce antica cheendo nella stampa cifafa si niula a libito nella moderna chiedendo, ma assai mala- mente. Cheendo e do die il MS. Marciano legge querendo, ed i! costrutto esige assai bone die sia mandato dal padre cm-ajitfo il figliuolo smaiTito. Ad ogni mode. la voce antica cherere, donde viene cheendo, e ben da lasciarla come e, senza volerla a capriedo am mod em are oolla Iez. chiedendo. In Fra Jacopone altri passi abbiamo di pate e mate ; ma credo die basti On qui, e ben mi pare die nella Crusca sa- rebbe con questi esempi da ainmettere e pale e male, voci non aneor registrale in ncssun Dizionario. Come eon mala recita della voce mate e della voee pale mutate in malre c patre I'u ridotla assonanza la rima pura ed esatla, eosi sono ridotle assonanze aloune voci die slam- pate fmiscono in anno e sarebbero da iinire in undo, e per cootrario alcune altre die nolle stampe fmiscono in 'ando e sarebbero da finire in anno per un eotal vezzo die gli anti- dn avevano di permutare fra loro la Enne in Di, e viceversa la Di in Enne, Io mi spiego : gli antichi la dosinenza ando di alcune voci recitavano anno e la dosinenza anno in alcu- ne pronunciavano ando, c eosi pure ondo mutavano in onno ■ per eonseguenza dicevano monno per mondo, banno per bando ; o non osservando lc stampe quesla pronuncia antica fanno assonanza di mondo per es. eon sonno, c di bando eon anno laddove sarebbe pura ed esatla la rima di monno con sonno e di (/anno con anno. ft da sapere die Ira il I) e |'ff e' e ben da sceoli amista a parentela, ondo si scambiano insieme nella pronuncia ed amichevolmente si pitstano a fare I' una per I'altra Alhrsi nells ibassa latinitiHioi troviamo bannum, bannire, banni- tus (ved. Glossarium), e nel Ferrari (Origines linguae ila- '■"'-■ A non el.o nel Du-Cangc (Ghssarium med. el inf. — 298 — Latin.) troviamo egualrnente coi debiti esempi degli scritlori lalini bandum, Oandlre, bandittis, essendo insieme aflini, e percio scambiate le lettere D, N. Questa amista e parentela con queslo amichevole scambiamento del 1) e della N tro- viamo die 6 ben antico anehe nella latiiiita, perocche Do- nato sopra quel passo di Terenzio Quia non rete accipitri tenditur, neque miloio annota nel suo scolio cosi: (Tendilur) leijitur ct tennilur; habel N (itcra cam D communionem, Non e dunque da tare Ic maraviglie die anche ne' vecchi scriltori volgari si trovi questa amista e comimela tra la D e 1'iV; e, come il prof. Nannucci insegna con gran copia di esempi si reciti e legga annare per andare, Nasconnere per nascondere, (/ramie per yrande, vivanna per vivanda, comanno per comando, Banna per Bando. E Ciullo ; cosii MSS. — 304 — della Marciana ; ma la stampa citata ilalla Crusea voile tra- (liiire il testo a proprio talento cosi : Do le terre a lavorare Ai vassalli coltivare D' anno in anno i frutti dare Suole poi inia cortesia. Cosi la intende ogni fedel cristiana ; ma cost non ha scritto, ne voluto dire 1' Autore ; e questo e un manomettero il testo alterandolo e guastandolo affallo. Basti che si fa dire : Do le terre a lavorare a coltivare i vassalli. V una dclle due : o coltivare i vassalli e in senso metaforico, e sarebbe ridicola la loro coltura da vanga e da marra : o coltivare i vassalli e nel senso proprio, e sarebbero come le rape e i fagiuoli, die si coltivano lavorando la terra. Corte- sia poi si ha da inlendere diversamente dal senso qua dato alia voce. In somma il teslo e da spiegarc cosi : Diet le terre a lavoranno, cioe a lavorando, gerundio sostantivato chc vale a lavorare, a lavoro, ad opera ; e seguita Ai vassalli a coltivanno, allro gerundio sostantivato ; le diedi ai vassalli a coltivare, cioe a coltura ; e loro do d' anno in anno i frutti, e non a vita, e non a feudo perpeluo in famiglia. Ed e questo annual vassallaggio della maggior signoria. E nota bene, che qua la voee cortesia vale signoria principesca da corte ; Dante Convivio : « Si tolse qucslo voeabolo dalle » corti, c fu tanlo a dire cortesia quanlo uso di corte. ». Vedi Manuzzi. Do H frutti en anno en anno Tant' e la mia cortesia. Cosi leggi, ed interpret il testo, e non altrimenti colla Crusea che sbaglia. Un allro esempio di questo gerundio sostantivato trovai nel Cantico del lib. 2, alia Slrofa 8. Cosi leggono il passo le — 305 — stampe antiche fiorentina, romana, bresciana, napoletana e le venele 1515, I53G. Parla dell' avaro : Ha sospetta la famiglia Che no i vada el suo rubando : Moglie, figli, nuore e servi Tutti si va tribulaiulo. Or vedessi mal optando, Che i fa tutta la famiglia. I due versi ullimi sono da interpretare cosi : Or vedessi il male augurio, i mali desidcri, le male imprecazioni die gli fa tutta la famiglia. Mal upiando da oplarc latino ; ge- rundio soslanlivato ; il mal augurio, il mal desiderare che gli fanno addosso. E per tornarmi in via delle false assonance che ben recilale rieseono vere rime, il prof. Nannucci allre ne regi- slia. Egli nota assonanza di dico con meco, con questo esempio Vol. 2, cap. IX, 5$ r> : Peru piu non ne dico Ma si pensai con meco. E pcrche nou pensare che mico si recitasse dall'Autore, se il Nannucci medesimo al § VIII per la amista fra Y E e I / fra le molte voci di questo scambiamento allega coi de- biti esempi mino per meno, iguale per cgualcj paise per paesc, e fra gli altri anche mico per meco ? llinaldo d' Aquino : Lo meo cor non e con mico Di sospiri mi uotrico. Ma che, se di questi esempi sono piene le scritltire lio- rentine e loscane, si antiche e si ancora moderne? Una let- tera
  • elrare ; stormenlo per slromento ; capreslo per capestro ; grillanda per ghirlanda. Ma piu fa all' uopo nostro che notasi usala la voce prelosa per petro- sa, e precisainente/irefa per petra. Ecco gli esempi in Nan- nucci, ivi. Fra Guitlone .- Dice la via de' rei grave e pretosa. — 308 — E Vile SS. Padri : « Di che prela (sic) ovvoro di che me- tallo comandi, Messer-e, che si faccia il vostro scpolcro? » Su qucsli esempi anche il passu dell' Ubaldini cosi par da leggere : Ond' ella a nie tino scudo Mi pose per levanui d' una preta (sic) Con faccia tanto lieta, Che di me parve pin che innamorata. Chiudero questa terza Lezione con una regola generale, che hen lenuta a memoria giovera ad ogni pie sospinlo in scrvigio dclle assonanze da recare a riraa perfetta, colla viva pronunzia antica non osservata nelle starape dei rimalori anlichi. Bisogna saporc che nc' lesti piu anlichi cd originali dei trecenlisti comunemente si trovano terminare in E molle voci che torminerebbero in /, massimamente quelle che nel latino parlengono alia terza declinazione ; per es. grave cose, alle giovane, Vergine saute, cose vile. E Dante Par. 1 7 : E disse cose Incredibili a queiche fian presente (Lot. prae- senles) il qual luogo fu dai modcrni editori guastato per non saper questa regola ; e mutarono il testo che fieri pre- sente cosi: eke fia presente. Male assai. A conoscere quanto sia utile a cio questa regola, vedete per es. nel lib. 3, Sir. 10 del Cantie. 5, quel passo. Dopo aver detlo pel SS. Natale : 8. II primo notturno E dato alio sturno (cosi i migliori TT. la St. cit. slnrnin). De' martirizzati etc. etc. nella seguenle Strofa 10, cosi legge la SI. eil. 40. II terzo seguente ( Notturno ) Ah" innocenti (leggi coi Miulior TT. all' Innocente ) Par che si dia. — 309 — AW Innocent e scrisse I'Aulore per la rcgola delta della antica pronunzia. Ed in una Lauda sopra il gaudio dci Bcali, cho diede all' Allighieri 1' idea dclla macchina pel Paradiso, troppi luo- glu sono guasti nella rinia, che sono da emendare con quc- sta regola, e coi MSS. piu antichi. Quesla Lauda forse dar6 altra volta in luce corretla. Quesla Lauda non leggesi nel Tressati, si leggesi nelle starnpe venete, Brescia 1495, Venc- zia 1514, 1 550. Ed innanzi (rutto si deenotareche tormina ogni Strofa colla rima in ore. Cosi dunquc leggi le Strofc G, 7 : 6. Nella corte e un' allegranza D' un amor di smisuranza: Tutti vanno ad una danza Per amor del Salvatore. 7. Son vestiti di vergato, Bianco, rosso, e tramezzato, Di ghirlande il capo ornato, Ben mi pareano amatore ( Le starnpe amatori). E la Strofa I I : II. San Giovanni quel Batista, Presso lilt 1' Evangelista Sono in capo della trisca ( tresca assonanza ) Tutti e due son guidatore. ( le st. guidatori ). -12. Tutti due li San Giovanne ( latino Joannes ) Son vestiti a nuovi intagli, Han ghirlande belle e manne ( magne ) Perche son grandi amatore (lat. amalores. Le starnpe hanno amatori J. E Strofa 10: Presso lor stan li Dottore (lat. doctores. Le St. dollori) Che al mondo dan splendore : Sempre cantan con amore, Fanno i Santi rallejrrare. — 310 — Ecco ferminata questa Prosodia anlica, la quale occupu la vostra attenzione, dei severi arcaismi della nostra lingua, e non sarei stato oso ail allri uditori leggere queste si irte dottrine filologrche, e la turba dei semidotli ne avrebbe forse da fame beffe ; ma ben coooscete cbe quesle vere origini della lingua sono il maggiore bisogno cbe abbiamo alia vera interpretazione, ed illnstrazione documentata dei nostri testi antichi di lingua. Ed il severe maestro di questi studii Vin- cenzo Nannucei ba lasciato a chi ben conosce un grandis- simo desiderio di se, e di chi seguiti la sua tanto utile e luminosa camera. II conle Miniscalchi fa osservare come il P. Sorio nel suo intcressante lavoro parli d' accenlo largo e stretlo, e noli p. e. che g!i antichi rimavano marto- ro con coloro. Questo modo di dire pare al Miniscal- chi che non sia esatto, giacche non vi sono accenti Iar- ghi o slrctti, ma sibbene accenli larghi e rirconflessi o prolungati, s'egli e vera che l'accento indica il tem- po e non il suouo. In martoro e coloro 1' accento sullu media e lo stesso, ma la vocale e difl'erente, essen- do la prima un o largo, e la seconda un o stretlo. 11 conte Miniscalchi dichiara che si permise di fare queslo appunto, perche se lesailezza nello esprimer- si e preziosa sempre, torna poi nocessaria in questo argomento e in questi tempi, nei quali si scrissero opere gruvi ed ingegnose sullaccentuazione che tanto importastudiare^siccomequella che serve non poco ad iliustrare le origini, le forme ed i mulamenti di quel grande gruppo di lingue dette indo-europee 3 al quale — 311 — appartengono quasi tulle le noslre lingue di Eu- ropa. Si legge una Memoria del m. e, GiulioSandrisi(/fe condizioni meterologiche del Veronese, die vena pubblicata nclle seguenli dispense. IDLUffl BEL GI0R1\'0 2U1I!Z0 1858 II m. e. dolt. Giuseppe Bianchetti Iegge il se- guente lerzo Cenno intorno a cose di lingua. La naturale disposizione di molte parole alia baldanza noil ha mestieri di prova. Alcune sono gia baldanzdsissime sino da quaiulo vengono al mondo, E basti ricordare quel- le iluc, le quali, non avendo pur Ira di esse maggior diffe- renza che una sola /, lultavia, a fine di premiere I' una sul- V alira, si diedero ambedue, nel IV seeolo, brighe si arro- ganli e continue da indur il Boileau a dire, che I'universo allora si era tulto agitaio per un dittongo. Tanta solennita di casi non e invero frequente; ma frequentissimo e die al- cune parole si approfittino d' ogui occasione per dare libero corso alia baldanza, che piii o meno nella nalura di quasi tulte. Quaiulo Davry viveva a Londra, e mons. Brandes vi dava lezioni di chimica lossido, il manganese, Xipcrace- ialo, il solfuro e ccnlo altre paroline del pari amabili vole- vano di forza intervenire a tulle le conversazioni, e, a drilto o a lorlo, occupare quasi lullo il campo dclle raetafore. Ero Sent HI. T. III. 40 — 314 — a Parigi quando il dull vi dava lezioni all' Ateneo: e bene; Ie gobbe della (Ustruttivild, della produltivild e le tante altre me le senlivo d' attorno pressoche in ogni luogo; e se mi tro- vavo dove fossero signore, quella specialmenle delYamativild. Non e adiiuque maraviglia se oggi in un nurnero grande di parole la baldanza si e di molto accresqiuta, c forse in altrettante portata ad un grado veramenle intollerabile ; in oggi, dieo, che una di esse, gia grandemente baldanzosa sino dalla sua nascita, si gonlio ora di tale e tanio orgoglio da volere ehe la si reputi Ja padrona assolula di tutte le cose del mondo: va dicendo, che lutle dipendono da lei; che niuna puo avere buona e durabil vita senza di lei: vuol mettere la mano in lulte: prelcnde che prima ch' ella ne as- suraesse la direzione, Fumanila non fosse in ogni tempo e in ogni dove che una vera miseria: pretende che ognuno debba ridersi delta zoticaggirie dei nostri antenati, e fa gli sberleffi se ode a nominare Arahi, Egizii, Persi, Eiruschi, Greci, llomani, ed altri popoti sino all' altro di famosi. E pero, io non mi sono niente stupito, o signori,, se all'esem- pio di lanta arroganza e spavalderia della panda progrcsso, anche faltra che si chiama il i), e cbe serve ad espri- mere gli allinamenti dei puuti, ece., contero fra gli algo- ritmi geometrici il calcolo bariceutrico, nel quale I' espres- sione M >& a. A-\-l>. B-\-c. C indica clie il punto M e il centro di gravila delle masse a, b, c postc rispetlivamente noi punli A, B, C ; e I' esprcssione (a-\-b-\-c) M <£a a. A-{- (/. B-\-c. C indica che qucste masse producono lo slesso — 336 — effetto slalico dellu massa a-j- b -f- c posta in il/, ( pongo i segni ^y t£* invece dei = =z usati dal Moebius. Io immaginai da parecchi anni im calcolo baricentrale, che ha molta analogia, ma essenzialmente diffcrisce dal cal- colo bai'icentrico. — I! calcolo delle equipollenze compren- de il baricenlrico, e le equipollenze a. Ail-hb. BM-hc CM an o (a-+-b-t-c). OM^a. OA-\-b, OB-\-c. OC Iianno precisamente lo stesso significato delle precedenti espressioni baricenlriche. — Nel calcolo baricenlrico non possono enlrare prodotli o quozienti di rette ; invece que- sli prodotli e questi quozienti ricevono uno speciale siyni- flcalo nel tnetodo delle equipollenze, purche peraltro le retle sieno lulte parallels ad uno slesso piano. Fiualmenle il melodo dei qualcrnioni inventato dal geouietra irlandese da uii signilicalo anche ai prodotli ed ai quozienti di rette comunque poste nello spazio, ed insegna a sottoporle ad un algoritmo che diffcrisce dall' algebrico non solamente per I'oggetlo, ma anche per alcune delle sue regole e spe- cialmcnte per questa die il prodotto cangia mutando 1' or- dine con cui si succodono i suoi faltori. Principii commit alle equipollenze ai ai quaternioni. La prima delle selte lezioni dell' Hamilton, e parte della lerza hanno per unico oggelto di stabilire per delinizione il canone fondamentale Ira i lati di qualsivoglia triangolo (I) AB-hBC^iAC , cbe io espougo dicendo die ogni lato AC e la composta- equipollente dei due allri lati AB, UC. Questa maniera di eoinposizione delle rette pieoamente conformo alia compo- sizione dei movimenli ed a quella delle forze e indicata col segno-)—, a molivo della sua grande analogia colla somma ; ed a togliere ogni pericolo di equivoco io sustiluiseo il — 337 — segno ^ a quello propfio delle vere equazioni, ( olio quali le equipollenze hanno l'algoritmo pienamente comune. — Disogna ben avvertire che ogni rella s' intende presa dalla prima Ietlera verso la seconda ; sieche, per csempio, la CB e bensi uguale in grandezza , ma opposta in direzione alia BC. Due rclte sono equipollenli, ed una puo sostituirsi all' altra, ogniqualvolta sieno uguali parallele c dirette per lo stesso verso. Cioe se ABCD sia un parallelogrammo e ABrCadC. Che se abbiasi I' equipollenza m. ABtCzn. FG cio significhera cbe le relte AB , FG sono parallele, e che le loro luDghezze hanno lo stesso rapporto dei numero n , m , e se uno di quesli sia positivo e 1' allro negativo, le rette AB , FG saranno diretle in versi opposti; ed invece sa- ranno dirette per lo slesso verso se quei coefficienti nume- rici sieno ambedue positivi o ambedue negalivi. 1 precedenli eenni contengono tutlo quanto riguarda la somma e la sollrazione delle retle, noncbe la loro mol- liplicazione per nunieri inleri o frazionarii positivi o nega tivi, e cio nel significalo speciale che nel metodo delle equipolienze o dei quaternioni si allrihuisce ai due segni -4- — . Per venire a traltare della moltiplieazione delle relte I' Hamilton premette la considerazione di Ire relte uguali all' unila di lunghezza i, j, k; \a j orizzonlale e diretta verso 1' ovest, la ; orizzonlale dirella verso il sud, e la k verticale diretta verso lo zenil. Io indicai le slesse cose coll'unila reale positiva + I, e con due spe- cial! segni, all' uno dei quali diedi il nome di ramuno (vale a dire radice di meno uno. che dai moderni matemalici suole esprimersi colla leltera i), ed all' allro quello di ortosale ( perche si erige perpendicolarmenle al piano dei due primi ). — f-e medesime leltcrc i j li sono dall'Au- ///. 7'. ///. 'i~ — 338 — tore impiegale ad esprimere anche un quarto di rotazione eseguita in un piano perpendicolare alia retta ; egli da prima distingue Ic relic dalle caratterisliche delle rotazio- ni, facendo le prime in carallere rotondo e Ie seconde in eorsivo ; dopo trova inutile tale dislinzione. Qui io daro alle caratleristiche un esponenle, che sara I quando si vorra esprimere un quarto di rotazione. Cosi, se OA e una orizzontale, A'. 0.1 indica una retta orizzontale ugua- le e perpendicolare alia 0/1 , e che e la OA che abbia giralo di un quadrante nel verso sud-ovest-nord. Cosi pure k~.0A e la — OA , ossia la 0.1 rivolta nel verso opposto AO ; egli e per questo che si ha (2) k 2 = — I, Similmenle kr . OA indica la 0.1 che abbia girato di 144° nel predelto verso. Risultano da eio anche le (5) /.: i=j , k l /= — i , k 2 i= — i , l?j=i , ecc. Siccome nel metodo delle equipollenze la retta j del- F Hamilton e indieata coll' unita positiva, cosi la prima delle (5) da k'=~, sicche io dissi pel ramuno i quello che F Hamilton dice pel k ( essendo cosa di niun conlo F opposizione nel verso della rotazione, elie io supposi ovest-sud-est ). Medianle le polenze del ramuno i , ed i numeri inleri positivi si pu6 rappresenlare in grandezza e direzione qualunque retta orizzontale, ed applicando ai nu- meri ed al simbolo i F algorilmo delF algebra si slabili- scono per queste relte le relazioni o canoni del metodo delle equipollenze relativi alle lignre di un solo piano (che qui supponiamo orizzontale) ; sicche tutle le relazioni delle parti di tali tigure sono espresse da un algoritmo sempli- cissimo che riguarda nello stesso tempo le grandezze e le dirczioni. Nello slabilire i predetti canoni io non procedetti eon lal